Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile
IL CANDIDATO GOVERNATORE E’ PARENTE DI UN AFFILIATO ALLA CAMORRA
Libero oggi racconta la storia di Andrea Greco, candidato governatore del MoVimento 5 Stelle in Molise con altissime probabilità di vittoria, e della sua parentela con un uomo considerato affiliato alla camorra, che venne persino cercato in casa del padre:
Lui si chiama Andrea Greco, è un 33enne ex attore di teatro folgorato poi dallo studio del diritto e laureato in Giurisprudenza. Arriva da Agnone, provincia di Isernia, ed è stato scelto dagli attivisti del Movimento con 212 preferenze, risultando quindi il più votato sugli aspiranti candidati alla carica di presidente: Patrizia Manzo, consigliera regionale uscente, si è fermata a quota 154, Valerio Fontana, Fabio De Chirico e, soprattutto,il giurista Vincenzo Musacchio, che aveva annunciato un programma incentrato sulla legalità e l’istituzione di una commissione antimafia.
Greco il 22 aprile se la dovrà vedere con l’esponente del centrodestra, Donato Toma, con lo sfidante del centrosinistra Carlo Veneziale e con Agostino Di Giacomo di Casa Pound.
Oggi è previsto il primo confronto tra gli aspiranti governatori e Greco non potrà tacere sulle vicende di sangue che hanno caratterizzato anni fa la sua famiglia. Una storia sfuggita allo stesso Luigi Di Maio e ai vertici M5S, sempre così attenti a non sedersi al tavolo con gli avversari che si sono macchiati di qualche reato.
Certo, le colpe dei parenti non dovrebbero ricadere sui candidati anche se Giancarlo Cancelleri all’epoca delle elezioni in Sicilia non la pensava così (e all’epoca si parlava di indagini e non di condanne).
Ma, continua Brunella Bolloli, il racconto coinvolge anche il padre del candidato, nella posizione di vittima:
È vero che le colpe dei padri non devono ricadere sui figli, e tantomeno quelle delle zie, ma il fatto che Giuseppina Greco, sorella del padre del candidato grillino, si sia sposata con Sergio Bianchi, detto ‘O Pazzo nel senso che non ci pensava su due volte a sparare e a uccidere,è un dettaglio non trascurabile
Giuseppina non aveva avuto un semplice flirt con il pericoloso camorrista, ma ne divenne addirittura la moglie proprio quando Bianchi era al confino ad Agnone.
Il pluriomicida viveva con la consorte a casa del fratello Tommaso, padre di Andrea, a cui la polizia bussò a casa in cerca di criminali. Lui rimase ferito e fu anche risarcito dallo Stato.
(da “NetxQuotidiano“)
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Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile
FINORA STANZIATI 21 MILIARDI DI EURO, NE SERVIRANNO ALTRI 4… FUORI DAL CENTRO STORICO RISCOSTRUITE IL 90% DELLE CASE, ALL’INTERNO FINE LAVORI NON PRIMA DI 5 ANNI, SIAMO ANCORA AL 15%
Anche quest’anno, a ridosso dell’anniversario del sisma del 2009, l’attenzione dei media tornerà
probabilmente a concentrarsi sul terremoto de L’Aquila e sulla successiva ricostruzione della città .
A fronte di ciò, visto che la ricostruzione è un processo complesso, può essere utile fornire qualche breve nota su alcuni dei suoi elementi cruciali — una sorta di piccolo vademecum, per nulla esaustivo, composto per parole chiave.
Finanziamenti
La ricostruzione de L’Aquila e degli altri comuni colpiti dal sisma del 2009 — che comprende non solo la ricostruzione fisica, che ha giocato la parte del leone, ma anche gli incentivi all’economia locale, gli sgravi fiscali, le azioni per rafforzare la vocazione di città della conoscenza (come la creazione del Gran Sasso Science Institute, una nuova università pubblica) — ha mobilitato un’ingente quantità di fondi pubblici.
Secondo un rapporto del Parlamento, sono stati finora stanziati 21 miliardi di euro (una cifra paragonabile a quella di una legge finanziaria).
Per concludere il processo di ricostruzione, dovranno essere trovati nei prossimi anni altri 4 miliardi, portando il costo complessivo del processo a 25 miliari. Ergo, bisogna riconoscere che lo sforzo pubblico in termini economici è stato notevole; naturalmente, se i soldi siano stati spesi bene è un’altra questione.
A proposito di finanziamenti pubblici, è interessante notare come una parte consistente dei fondi pubblici della ricostruzione fisica è stata incamerata da professionisti e aziende abruzzesi — molte delle quali provenienti da L’Aquila stessa.
Ciò ha probabilmente contribuito in maniera importante a sostenere l’economia dell’area, già in affanno prima del terremoto. A tal proposito, la conclusione della ricostruzione fisica determinerà probabilmente uno shock profondo nell’economia locale — rispetto alla quale, però, non si intravedono ancora convincenti progetti di rilancio.
Tempistiche
Il processo di ricostruzione è cominciato all’indomani dal terremoto. La “ricostruzione privata” (ossia, la ricostruzione delle abitazioni di proprietà privata, finanziata dallo Stato) è cominciata pochi mesi dopo il sisma; ha tuttavia raggiunto l’apice tra il 2012 e il 2015. Oggi, la maggior parte della ricostruzione privata è stata terminata.
A fine del 2016, più dell’80% delle abitazioni della città non-storica (ossia la città del secondo novecento, dove abitava la maggior parte della popolazione) era stato ricostruito. Tale dato è probabile che oggi si aggiri attorno al 90%. Lo stesso non si può dire, invece, per il centro storico (vedi voce “Centro storico”). Secondo stime attendibili, la ricostruzione privata dovrebbe essere completata nel 2022.
La “ricostruzione pubblica” (ossia quella di edifici e strutture pubbliche) ha proceduto invece un po’ più lentamente.
Ha cominciato a prendere abbrivio nel 2011 e verrà plausibilmente completata nel 2025. Per avere un’idea di come stia procedendo, si consideri che, a oggi, nel solo comune de L’Aquila, sono stati conclusi 284 interventi su edifici e infrastrutture pubbliche, mentre 207 sono in fase avanzata di realizzazione (di cui 122 in fase di collaudo) e 107 quelli a uno stadio iniziale (per esempio, in fase di progettazione).
New Towns
“New town” è il termine giornalistico con il quale sono stati identificati i 19 insediamenti del progetto C.A.S.E. (comprendenti un totale di 4.500 alloggi), costruiti in pochi mesi per ospitare una quota rilevante della popolazione sfollata. Le “New town” sono state oggetto di numerose critiche, legate per esempio al loro elevato costo di realizzazione o alla frammentazione sociale che avrebbero generato.
Indipendentemente da queste questioni che riguardano il passato, il punto vero è ora guardare al futuro e cercare di capire che cosa farsene.
Sono infatti state costruite per essere temporanee; dunque, a otto anni dalla loro costruzione, cominciano a mostrare i primi problemi — e sempre più ne mostreranno con il passare del tempo.
La loro eventuale conversione in strutture permanenti, al di là della propria desiderabilità (alquanto dubbia: per esempio, non è detto che ci sia una domanda di alloggi di questo tipo), non sarebbe per questo nè immediata nè certamente economica.
Per quanto temporanei, però, gli edifici delle “new town” sono, in termini di fattura, molto simili a edifici multipiano classici, “pesanti” e duraturi; inoltre sono ubicati su massicce piastre antisismiche in calcestruzzo. Ciò fa sì che anche la loro demolizione sia assolutamente problematica e decisamente costosa.
Centro storico
Il centro storico de L’Aquila ha attirato l’attenzione pubblica più di ogni altra porzione del territorio colpito dal sisma. Tuttavia il centro storico non rappresenta tutta L’Aquila (e nemmeno tutto il cratere del terremoto) — e, di conseguenza, non rappresenta neppure una sineddoche della ricostruzione.
Il centro storico de L’Aquila è una componente socialmente e simbolicamente centrale della città . Tuttavia è abbastanza “secondario” dal punto di vista meramente abitativo: prima del terremoto vi abitavano circa 10.000 persone (su 70.000 residenti), a cui vanno aggiunti circa 6.000 studenti fuori-sede.
La ricostruzione del centro storico è ancora piuttosto indietro: alla fine del 2016 solo una parte minoritaria delle abitazioni danneggiate era stato ricostruito (circa il 15-20% secondo alcune stime). Ciò ha diverse ragioni. Tra queste vi è sicuramente la complessità delle operazioni di ricostruzione di edifici di grande pregio architettonico e il fatto che il centro storico era secondario nelle geografia insediativa degli aquilani.
Il problema, da questo punto di vista, è stato non mettere subito a fuoco il fatto che, indipendentemente dalla sua funzione abitativa, il centro storico era però centrale per la ripresa civile e sociale della città e che, per questo fatto, andava da subito promossa la sua rivitalizzazione (per esempio, incentivando le attività commerciali a ritornare in centro, cosa che si è cominciata a fare solo ultimamente).
Crisi immobiliare
La ricostruzione, una volta terminata, lascerà L’Aquila con un patrimonio immobiliare sovrabbondante. La città preesistente, già costituita da diverse seconde case e appartamenti per il mercato degli affitti agli studenti fuori sede è stata (o è in procinto di essere) ricostruita interamente.
Tuttavia la popolazione, dopo il sisma, è calata: mancano dati ufficiali, ma le stime più pessimistiche parlano di un calo di circa il 10%; inoltre il numero degli studenti fuori sede che risiede in città (e nel centro storico in particolare) non ha ancora raggiunto i valori pre-terremoto (e non chiaro se e quanto li raggiungerà ).
Al patrimonio abitativo pre-esistente si aggiungono i 4.500 appartamenti del progetto C.A.S.E. Inoltre, nel 2009 il Comune ha emesso una delibera che autorizzava ogni cittadino proprietario di un terreno — a prescindere dalla destinazione urbanistica di quest’ultimo — a costruirvi un’abitazione temporanea, da demolire dopo trentasei mesi.
Le case censite dal Comune, costruite a seguito di questa delibera, sono 1.100 — ma si tratta di un dato probabilmente (largamente) approssimato per difetto. Praticamente nessuna di queste abitazioni è stata demolita (ciò, tra l’altro, determina il fatto che oggi queste abitazioni sia tecnicamente abusive).
Tutto ciò lascia presagire una drammatica crisi immobiliare legata alla sovra-abbondanza dell’offerta, con un calo drastico dei prezzi che già si comincia a intravvedere.
Dispersione
Si è spesso sostenuto, con riferimento soprattutto alle “new towns”, che il processo di ricostruzione avrebbe frammentato e disperso la città de L’Aquila. Tale tesi è però, da un punto di vista prettamente urbanistico (non parlo invece di come la popolazione è stata distribuita negli alloggi temporanei), poco convincente. Già prima del terremoto, L’Aquila era una città dalla spazialità estremamente dispersa, fatta di molte frazioni interne ai confini comunali.
Il territorio comunale è infatti estesissimo: 473 chilometri quadrati, quasi il triplo della superficie di Milano, ma con un ventesimo della popolazione di quest’ultima. La ricostruzione — compresa la localizzazione delle “new town” — ha confermato questa dispersione e frammentazione territoriale, ma non l’ha certamente creata.
Ciò che invece si può imputare alla ricostruzione è che, in ossequio del mantra del “dove era, come era”, non ha colto l’occasione per ricucire, almeno parzialmente, tale frammentazione, dando qualità a parti di città che ne erano — e ancora ne sono — decisamente prive.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 4th, 2018 Riccardo Fucile
IL PROGETTO E’ BLOCCATO PERCHE’ MANCA LA FIRMA DEL COMUINE, PROPRIETARIA DELL’IMMOBILE: VIRGINIA SVEGLIA !!!
Il 2 aprile è stata celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo. La giornata mondiale, istituita dall’ONU nel 2007, ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’autismo, aiutare la ricerca nella speranza di migliorare la qualità della vita delle persone affette da autismo e contrastare le discriminazione. In ossequio al motto dell’evento “Light it up blue” Molti edifici pubblici e monumenti sono stati illuminati di blu, per non lasciare sole le famiglie delle persone autistiche. Anche Palazzo Montecitorio si è illuminato di blu, ma a Roma quella luce blu non basta. Servirebbe la luce verde del comune sul Casale delle Arti.
Le famiglie delle persone autistiche infatti denunciano come da mesi ormai il progetto del Casale delle Arti sia bloccato a causa della mancanza della firma della sindaca di Roma Virginia Raggi.
Il Casale delle Arti è il progetto di costruzione di una “città ideale”, o meglio di un luogo dove le persone affette da autismo possano trovare uno spazio adeguato alle loro necessità dove poter realizzare le proprie aspirazioni e capacità .
Il Casale è un edificio abbandonato di proprietà del Comune di Roma che alcune associazioni di genitori, guidate dal giornalista Gianluca Nicoletti (padre di Tommy, un ragazzo autistico) hanno individuato come luogo ideale per dare vita a percorsi di inclusione sociale e culturale per i ragazzi autistici dopo i 18 anni di età .
Una volta diventati maggiorenni infatti gli autistici “guariscono” e perdono il diritto all’assistenza costringendo le famiglie ad affrontare le pratiche burocratiche per richiederla nuovamente.
Il progetto, che ha vinto il bando pubblico della Commissione per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, propone la creazione di una “micro impresa familiare”, per realizzare un futuro dignitoso per dei ragazzi autistici. All’iniziativa partecipano l’Università di Roma 2 Tor Vergata (che sarà il “braccio scientifico” del progetto) e la LUISS. Il Ministero dell’Istruzione e la Regione Lazio hanno dato il loro appoggio (Delibera di Giunta n.914 del 22 dicembre 2017).
Il Comune di Roma — scrive Nicoletti in una lettera aperta alla Sindaca e alle istituzioni — aveva posto come unico problema un vincolo che aveva con la Regione proprio riguardo una sua richiesta di Roma Natura.
La struttura (che si chiama Casale Gomenizza) si trova infatti all’interno della Riserva Naturale Regionale Monte Mario (Ente Gestore RomaNatura) a Roma.
Nicola Zingaretti ha più volte ribadito la sua volontà di far realizzare il progetto Casale delle Arti promosso dal MIUR. Anche Virginia Raggi ha dichiarato la sua adesione
Perchè Virginia Raggi non firma?
E così la bozza del protocollo, in mancanza della firma del Comune di Roma, resta una bozza. La mamma di Tommy (e giornalista) Natalia Poggi ha dichiarato che «Il comune di Roma dà risposte generiche cincischia, abbiamo la partnership della regione Lazio e del ministero dell’Istruzione, università e Ricerca, ma senza l’impegno del Comune rischiamo che il progetto salti. Io sono mamma di un ragazzo Tommy che ha 20 anni, autistico, e tanti ragazzi come lui rischiano di non saper cosa fare dopo l’uscita dalla scuola, anzi stanno a casa a guardare la tv, nel migliore delle ipotesi». Nicoletti invece parla di “atroce certezza” che il Casale delle Arti non si farà mai.
Il silenzio del Comune rischia di far restare il progetto del Casale delle Arti solo un sogno. Eppure per il Comune l’iniziativa è a costo zero. Erica Battaglia, delegata all’Assemblea romana del Pd, e giornalista del Redattore Sociale ha chiesto alla sindaca di rispondere all’appello di Nicoletti e di firmare il protocollo d’intesa per il Casale delle Arti
Il cantante Francesco Di Gesù (in arte Frankie HiNrg) e Asia Argento sono solo alcune delle persone che in questi giorni partecipano alla campagna #VirginiaFirma per chiedere alla sindaca di Roma di sottoscrivere l’accordo e poter far decollare il sogno dei ragazzi affetti da autismo.
Il 16 febbraio una nota dell’l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre e l’Assessora al Patrimonio e alle Politiche Abitative Rosalba Castiglione ribadiva il sostegno al progetto “Roma Capitale c’è” scrivevano le due assessore che riferivano di “un’intensa interlocuzione con il Miur per definire gli atti necessari”. L
a tanto attesa e sospirata firma deve però ancora arrivare, e quello è uno degli atti necessari per far partire il Casale delle Arti.
Possibile che al Comune di Roma non se ne sia accorto nessuno?
(da “NextQuotidiano”)
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