Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
“DORMO 4-5 ORE PER NOTTE. STANCHEZZA? IL NOSTRO NON E’ UN LAVORO USURANTE”
Quando Enrico Mentana parla, spesso non guarda in viso. Non è scortesia. O timidezza. Ma come spiega lui stesso, “sono multitasking”, vuol dire che risponde alle domande, poi con un quarto di occhio controlla il match dei Mondiali di calcio (e commenta), con un altro quarto monitora il computer e il susseguirsi di notizie, quindi legge gli articoli per il telegiornale della sera, scrive i titoli, arrivano i messaggi sul cellulare, poi allo scadere dell’ora tonda c’è il collegamento con Rds per il suo Cento secondi con.
“La fortuna è che non conosco lo stress, non sento la fatica e da sempre. Quanto dormo? Boh, poco”.
È una macchina da guerra.
“Solo macchina”.
Nel libro di Liliana Segre La memoria rende liberi ha definito il “Giorno della memoria“ una “routine ipocrita”.
Il rischio è quello. Quando ero piccolo a fine ottobre c’era la giornata del risparmio, in qualche modo spinta dalla stessa Cassa di Risparmio, e sistematicamente a scuola ci propinavano il tema sull’argomento; ho sempre pensato: per un giorno fingiamo attenzione, responsabilità , partecipazione, consapevolezza, quindi il perfetto lasciapassare per fottersene il resto dell’anno.
È già così?
In realtà i cicli storici si interrompono con la generazione che li ha vissuti.
(Alla destra della scrivania ha una sorta di baracchino, all’improvviso si accende, c’è la sigla della radio. “Si prepara il testo per l’intervento?”. “No, vado a braccio”)
Cosa manca oggi?
L’impianto forte della democrazia, cioè i partiti di massa, l’impegno come punto di confronto all’interno della famiglia politica e dopo con le altre famiglie. I partiti rappresentavano grandi ideologie, speranze, illusioni, tutto questo portava passione, erano scuole di formazione culturale; i grandi intellettuali erano organici, e penso a saggisti, pittori, scrittori, latinisti. Oggi è impensabile. Mi ricordo i comizi nelle piazze, i momenti forti della vita politica…
Lei ci andava a prescindere dall’appartenenza.
Ho avuto la sorte di una vita molto veloce, in buona sostanza a 25 anni ho iniziato come giornalista in televisione.
Magari al liceo
Ero un giovane anarchico di un gruppo libertario, tra noi c’era persino Michele Serra, frequentavamo lo stesso liceo nel quale, anni dopo, si è iscritto Matteo Salvini (si ferma, la Nigeria ha sfiorato il gol). Ah, c’era anche un altro Salvini, il giudice, anche lui anarchico, protagonista di una storia in stile Dà¼rrenmatt: è stato lui a far confessare il suo ex compagno di lotte giovanili, Mario Ferragni, riguardo all’omicidio dell’agente Custra (Milano, 1977).
Lei alle interrogazioni liceali.
Sono entrato in quarto ginnasio nel 1968, ed eravamo prede di una curiosità devastante: volevamo conoscere tutto e contestare altrettanto; volevamo capire per poi sfidarci in collettivi e assemblee, magari per far colpo sulle ragazze.
Stimolo immancabile.
Funzionava la capacità di parlare in pubblico, di sostenere delle idee. (Segna la Nigeria, scatta la parentesi calcistica. È soddisfatto per l’arrivo di Nainggolan all’Inter: “Lui è proprio forte”)
Torniamo al liceo…
Quella voglia di parlare in pubblico e mostrare le proprie idee è il vero motore per tanti di noi poi diventati giornalisti.
Giornalista più per sapere o per trasmettere?
Cercare di capire per poi raccontare, è una condizione continua e senza ansie.
Niente ansie?
Non ne soffro, vado tranquillo.
Insomma, quanto dorme?
Quattro o cinque ore, massimo sei.
Il riposo estivo-pomeridiano è una bestemmia.
Non esiste. Probabilmente se lavorassi in una miniera dormirei maggiormente, mentre la nostra professione non è stancante; mica siamo impegnati nei campi per ore e ore, o in fabbrica, o in bottega.
Altro che maratone televisive alla Mentana.
Ogni volta dicono: ‘Incredibile, è stato dieci ore in onda’, quando c’è gente che è rimasta dieci ore a guardare. Secondo me è più facile trasmettere che assistere.
Chi trasmette deve avere tutto sotto controllo, chi assiste può anche distrarsi.
È il mio lavoro.
Sa qual è la curiosità più diffusa in Rete riguardo alle maratone?
Sì, come riesco a non andare in bagno. Però ribadisco: in qualsiasi lavoro se c’è il massimo di attenzione, di adrenalina, di compartecipazione, non senti certi stimoli, o stanchezza, o dolori vari.
Va oltre.
Ci sono attori balbuzienti che davanti a un riflettore vanno diritti.
Chi è il direttore?
Chi dà l’esempio su tutto, chi cerca di stare sempre sintonizzato sulla necessità del prodotto. Chi fa i titoli del telegiornale e va in onda; chi cura il piano ferie e le vertenze sindacali; chi concilia le liti tra giornalisti e dà ogni giorno le linee guida.
Percentuale di fallibilità ?
L’errore lo vedi sul lungo periodo, ma quello che conta è saper dire sì o no e cosa fare. È necessario offrire sempre una risposta, l’incertezza è il vero errore.
Si è mai sentito inadeguato?
Mai. Quando si agisce, non ci si sente inadeguati.
Neanche quando è andato a dirigere un telegiornale a 36 anni
Se uno si sente non adatto a quell’età , vuol dire che non hai un buon rapporto con te stesso. E comunque avevo anche delle doti e non era un’impresa titanica, ma solo bellissima, nella quale ho potuto costruire da zero qualcosa di esaltante.
Le sue doti?
Sono veloce di testa.
Paura di perderla?
Ho 63 anni suonati, e ho presente che tutto questo è stato causato anche da una serie di colpi di fortuna.
Tradotto?
Il punto chiave è quello di prima: quelli della mia età che volevano diventare giornalisti, ci sono riusciti; oggi ci sono giovani bravissimi, ma impossibilitati. Non ci sono spazi. I nuovi non entrano, siamo sempre nello stesso recinto, il nostro mestiere si è chiuso e non interagisce con l’esterno, i grandi giochi li gestiscono solo quelli già posizionati. E il giornalismo è la metafora dell’Italia: persone sedute che non si alzano più.
Nessun ricambio.
So benissimo di suscitare simpatia tra i giovani per le mie maratone, ma questo peggiora la situazione: se il tuo punto di riferimento è un sessantenne, vuol dire che non hai l’esigenza di soppiantarlo, di cacciarlo e rinnovare.
Lei conosce il potere da 40 anni. Com’è cambiato?
Non contano nè i soldi nè il potere, ma l’affermazione, il realizzarsi.
Sì, ma il potere in Italia.
È sempre stato strano per via della partitocrazia, quindi un equilibrio tra imprenditoria, istituzioni e partiti, dove quest’ultimi decidevano, tanto è vero che a un certo punto il mondo dell’economia e della finanza ha creato un suo partito intorno a Enrico Cuccia.
E oggi?
Il potere è sempre stato una forza residuale, anche quando è arrivato Berlusconi.
Prima della “discesa in campo”, Berlusconi ne capiva e si interessava di politica?
Da sempre aveva ben chiaro un punto: doveva semplificare. E quando ha vinto le elezioni, lo choc per la classe dirigente di allora è stato di perdere i posti di controllo. Anche per questo l’hanno disarcionato.
Insomma, qual è il vero potere forte?
Chiunque arriva al governo non sa come muoversi, non sa come mettere in pratica le promesse elettorali.
Comandano i mandarini.
Esatto. In un grattacielo di 30 piani la figura più importante non è chi abita nell’attico, ma il tecnico dell’ascensore.
“Loro” di Sorrentino le è piaciuto?
Non mi appassiono a quello che tutti devono vedere o leggere, perchè argomento di discussione. Non sono salottiero. E la sera vado a casa. (Silenzio. “Rete! Aspettiamo il replay, sembra l’azione di Mazzola a Budapest: partono dalla difesa in contropiede”).
Allora niente “Loro”
Non ho neanche affrontato la Versione di Barney quando è scoppiato il caso.
Cosa legge?
Al novanta per cento saggi.
Biografie
Sì, ma non amo quelle romanzate. E leggere è l’antidoto al motore di ricerca, una malattia della quale si ha poca cognizione.
Acquisiamo cognizione
Non ho la patente, non uso calcolatori, non ho l’agenda, i numeri li so a memoria; detesto tutto ciò che del progresso e della tecnologia si sostituisce alla mente umana. Ciò che priva e diventa una mutilazione.
Quindi
Il motore di ricerca è la stagnazione del cervello giovanile. Bisogna leggere.
Sui social è molto attivo.
Il giornalista del 2018 non può restare su una torre d’avorio e fregarsene di quello che accade nei bassifondi; deve misurarsi con la nuova agorà del web, dove — purtroppo o per fortuna — il confronto è molto diretto e dove avviene il contrario del celebre aforisma…
Quale?
Uno non deve mai discutere in pubblico con uno scemo: chi ti segue potrebbe non cogliere la differenza, e poi lui ti batte con l’esperienza.
Giusto “sporcarsi”…
Se sul web lasci spazio ai cretini, quelli prendono campo e già ne hanno tanto.
Scrive molto, non frasette.
Perchè contesto la logica breve di Twitter, anche se sarei avvantaggiato dalla frasetta-battuta-cazzata.
Ha mantenuto intatti i suoi ideali da ragazzo?
Sono un figlio del Novecento, sono uno che crede nella differenza tra sinistra e destra, anche se la laicità di pensiero e la visione delle cose mi ha fatto comprendere che uno non deve fare il tifo per l’uno o l’altro. Però sono diverse, uno non può essere per l’accoglienza e per il rigore. Mi spiego: Renzi ha distrutto il Pd? No, gli ha allungato la vita.
Ne è certo?
Quel Pd di Bersani sarebbe arrivato allo stesso punto di oggi, ma prima. Il problema è che gli ideali di sinistra si sono scontrati con le nuove realtà ; dal punto di vista delle pulsioni la piramide si è rovesciata: il nemico dei giovani non è più il capitale, ma la persona di colore o il rom.
Le hanno mai proposto di diventare massone?
Ci sono due campi che non mi hanno sfiorato: la droga e la massoneria.
Niente droga
A volte sembro scemo, ma non ho mai visto uno tirare di cocaina, e non mi capacito di come le persone sottovalutino un dato: farsi anche solo uno spinello vuol dire interagire con le organizzazioni criminali.
A 45 anni giocava con la Playstation, oggi?
Allora era un modo per stare con mio figlio 13enne, e poi avevo una lontana tendenza alla ludopatia, quindi ho lasciato perdere. Preferisco il sudoku. (Si riattiva il baracchino, altro collegamento con Rds).
Di quale mistero italiano le piacerebbe conoscere la verità
Ce ne sono tanti, a partire da Piazza Fontana…
Rapimento Moro
In questo caso sono più avantologo che dietrologo: quella è stata una questione delle Br, dove poi ognuno ha messo il suo cip. La questione è più sugli Anni di piombo.
Vissuti in prima persona
Ho visto compagni di liceo entrare nella lotta armata (sono le 19.05, inizia a leggere i pezzi della sera). Allora c’era un’idea della violenza.
I suoi genitori erano preoccupati
Non ho mai avuto questa percezione, poi a 18 anni sono entrato nei socialisti.
La sua notte prima degli esami
Sono un cazzone, come ho detto non sento lo stress nè l’ansia, e il giorno dell’orale mi sono comportato da cretino.
In che modo
Ho rischiato la bocciatura.
Cosa aveva combinato
Il membro esterno, un prete, mi chiede Dei sepolcri e perchè “li dedica a Pindemonte e non a Mentana?”.
E lei?
Rispondo: ‘Me l’aveva offerto, ma per questione di sponsorizzazione non ho potuto accettare’.
Non ha resistito alla battuta
Impossibile.
Per chi tifa ai Mondiali
Croazia. Modric è l’ultimo grande centrocampista, uno alla Pirlo.
Cosa si aspetta dal domani?
Avere la capacità di invecchiare tranquillamente: sarà difficile uscire da tutto questo, magari mi piacerebbe creare un giornale online solo di giovani.
E poi
Riuscire ad andare ai giardini e fare l’umarell, il pensionato che sta alla grata mentre gli operai lavorano.
Senza stare zitto.
Se uno smette di parlare, muore.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
IL CENTRO STUDI TABULA HA FATTO I CONTI: AL MASSIMO SI RICAVANO 200 MILIONI CHE NON SERVIREBBERO A UNA MAZZA … E I PENSIONATI D’ORO, GRAZIE ALLA FLAT TAX SAREBBERO ANCORA PIUI’ RICCHI
Ieri Luigi Di Maio ha annunciato che è finita la pacchia anche (ahahah) per le pensioni d’oro: sul Blog
delle Stelle il ministro del Lavoro e dello Sviluppo annuncia ai pensionati d’oro il taglio delle pensioni che “da anni gli paga tutta la collettività a causa delle distorsioni del vecchio metodo retributivo, che gli permette di avere molti più soldi rispetto a quelli che hanno versato”.
Di Maio però è convinto che dall’operazione si ricaverà l’enorme cifra di un miliardo di euro: «Vogliamo finalmente abolire le pensioni d’oro che per legge avranno un tetto di 4.000 / 5.000 euro per tutti quelli che non hanno versato una quota di contributi che dia diritto a un importo così alto. E cambiano le cose in meglio anche per chi prende la pensione minima, perchè grazie al miliardo che risparmieremo potremo aumentare le pensioni minime».
Tecnicamente, è possibile risparmiare un miliardo di euro ma come vedremo il taglio annunciato dai grillini porterà alle casse dello Stato una cifra molto inferiore, di un decimo o un quinto, rispetto a quella promessa.
Spiega infatti La Stampa oggi sulla scorta dei dati di Tabula, il centro studi di Stefano Patriarca, per arrivare a un miliardo di euro di incassi si dovrebbe colpire con un taglio tutti i pensionati che oggi ricevono uno o più assegni previdenziali per un importo complessivo superiore ai 4mila euro netti al mese.
Dunque, anche una vedova che percepisce la sua pensione di anzianità e quella di reversibilità del defunto marito, per fare un esempio.
E certamente questo miliardo recuperato — sempre che poi la Corte Costituzionale non abbia da ridire su di un intervento che chiaramente agisce su cosiddetti diritti acquisiti, cioè assegni che già si percepiscono da tempo — non basterà da solo a finanziare l’aumento a 780 euro mensili delle pensioni minime e sociali, come annunciato sempre da Di Maio.
Complessivamente le pensioni incassate costano il 25% in più rispetto ai contributi versati, ma il vantaggio diminuisce a mano a mano che si guarda agli assegni più elevati.
Secondo le simulazioni di Tabula, dunque, non sarebbe sufficiente colpire le circa 30mila persone che ricevono redditi da pensione superiori ai 5mila euro netti al mese, a suo tempo la soglia indicata da M5S come quella oltre la quale si può parlare di «pensioni d’oro».
Ovviamente si «salverebbero» i pensionati che arrivano a questa soglia cumulando due pensioni di importo inferiore alla soglia.
Comunque, ricalcolare l’assegno dei 30mila pensionati da 5.000 euro al mese per la quota non coperta da contributi farebbe risparmiare al massimo 210 milioni di euro, senza contare le minori imposte pagate.
Per arrivare a quota 1 miliardo bisognerebbe invece intervenire ai danni di una platea molto più ampia di persone, oltre le centomila unità : ovvero, tutti coloro che ricevono dai 4.000 euro al mese netti di redditi da pensione complessivi, e non da una singola pensione.
Comprese le vedove che cumulano la loro pensione e quella del coniuge scomparso, oppure chi arriva a 4.000 euro al mese aggiungendo all’assegno previdenziale anche una pensione di invalidità da lavoro per un infortunio subito in passato.
Questo però non è ciò che è stato annunciato. E c’è anche da considerare un altro fattore: la flat tax.
Se il provvedimento venisse varato come annunciato, i risparmi che otterranno i pensionati d’oro attraverso la tassa piatta (fatta in realtà da due aliquote molto basse) saranno di gran lunga più cospicui dei tagli che subiranno le loro pensioni.
Prendiamo ad esempio un pensionato che prende 10 mila euro lordi al mese, 5.837 netti.
Con il taglio del 5%, il suo assegno si riduce a 9.500 euro lordi, che con l’attuale tassazione equivalgono a 5.553 euro netti: dunque 284 euro in meno.
Ma con la flat tax quell’assegno netto risale di 1.958 euro. Guadagno finale: 1.674 euro in più al mese nelle sue tasche, con un aumento della pensione del 29%. Facciamo un esempio limite: il fortunato che ha una pensione di 40 mila euro al mese, da una parte avrà un taglio di 2 mila euro, dall’altra un risparmio fiscale di oltre 8 mila: 6 mila euro in più al mese.
Già così il combinato disposto di taglio e flat tax sarebbe più conveniente, portando all’aumento del totale corrisposto ai pensionati nababbi che vuole colpire Di Maio. E soprattutto: il taglio, spiega oggi Marco Ruffolo su Repubblica, non porterebbe benefici a tutti:
Se lo Stato non dà più 500 euro lordi al mese a 30mila italiani, alla fine risparmia circa 200 milioni.
Che diventano poco più di cento perchè il fisco perde le tasse sulla parte di pensione non più corrisposta. Al miliardo di Di Maio mancherebbe uno zero.
L’unica possibilità di arrivare a quella cifra, conclude Patriarca, è abbassare la soglia delle pensioni d’oro da 5 a 4 mila euro netti.
Ma poi anche con un miliardo, ci si dovrebbe limitare ad alzare di 150 euro al mese (da 630 a 780 euro) la pensione di sole 500 mila persone.
D’altro canto Luigi Di Maio non è nuovo a promesse miliardarie che poi si rivelano un nulla di fatto.
Nel 2015 chiamava i romani a votare MoVimento 5 Stelle favoleggiando sui risparmi che “il nostro presidente della commissione sulla revisione della spesa” (ovvero: l’attuale assessore allo Sport Daniele Frongia) avrebbe trovato nel bilanci del Comune di Roma. Due anni dopo “il miliardo di euro di spese inutili da tagliare e investire finalmente in trasporti, scuole, strade, servizi sociali e tanto altro” è sotto gli occhi di tutti: basta guardare cassonetti e autobus di Roma.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
318 DIPENDENTI DEL SITO DI FIGLINE VALDARNO LICENZIATI GLI AVEVANO CHIESTO UN INCONTRO, LUI LI SNOBBA E SI FERMA A MONTEVARCHI SOLO PER PRANZARE
La Beckaert ha annunciato un paio di giorni fa la chiusura del sito italiano di Figline e Incisa Valdarno, dove si producono rinforzi in acciaio per pneumatici, cessando così l’attività nella fabbrica, acquistata nel 2014 da Pirelli.
Dopo la comunicazione della chiusura, che dovrebbe avvenire entro 75 giorni, i lavoratori hanno occupato lo stabilimento. Intanto sono già partite le lettere di licenziamento per i 318 dipendenti.
Ma i lavoratori della Beckaert volevano anche incontrare il ministro dello Sviluppo Luigi Di Maio per parlare della vicenda.
Il ministro però è arrivato in zona a Montevarchi ma soltanto per pranzare in un ristorante — che ieri ha pubblicato su Instagram le foto con i proprietari — e, spiega Valdarnopost, si trattava di una sosta imprevista, tanto che nemmeno le forze dell’ordine della zona erano state avvisate.
Il gruppo belga ha annunciato l’intenzione di “avviare un dialogo teso ad attenuare l’impatto sociale per i 318 dipendenti interessati”.
Intanto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha fatto sapere che il ministero dello Sviluppo economico martedì prossimo convocherà i sindacati e i rappresentanti dell’azienda.
La Fiom spiega che “l’età media dei lavoratori è sui 50 anni, troppo giovani per andare in pensione e troppo anziani per trovare nuove occupazioni. Per il territorio si rischia un impatto devastante, con l’indotto sono più di 400 le persone coinvolte”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
SUL WEB IMPAZZA LA FOTO DELLE SEI CAMIONETTE DELLA POLIZIA A DIFESA DEL MINISTRO DELL’INTERNO
«Ma Salvini non voleva risparmiare sulle scorte? O vale solo per Saviano?». 
La domanda, dal tono polemico, è di Monica Cirinnà , senatrice per il Partito Democratico, che su Twitter ha pubblicato una foto che gira da un paio di giorni sul web e che si riferisce a una visita elettorale di Salvini a Campi Bisenzio, in provincia di Firenze.
Lo schieramento di forze è oltre ogni immaginazione: si contano almeno sei camionette della polizia schierate a difesa del ministro dell’Interno, cui vanno a sommarsi gli uomini della scorta personale che lo seguono e almeno altre 3 autovetture.
Per un governo che dichiarava “la nostra scorta sono gli italiani” non è certo un bel biglietto da visita.
Se Salvini è così amato come dice perchè non riduce la sua scorta ai criteri seguiti da ministri analoghi di altri Paesi?
Cinquanta agenti sono uno spreco, cominci a tagliare “a casa sua”
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIAIA DI MAIL CHE SI APPELLANO ALLA TRADIZIONE DELLA NOSTRA GUARDIA COSTIERA CON GLI HASHTAG #APRITEIPORTI E #SAVEISNOTCRIME
Da qualche ora circola questo appello (o per meglio dire un mail bombing) indirizzato alla Guardia Costiera italiana e circolato su Twitter e Facebook con gli hashtag #apriteiporti e #saveisnotacrime:
L’indirizzo è: <guardiacostiera@mit.gov.it>
Al Comando Generale delle Capitanerie di Porto ed alla loro coscienza
OGGETTO: RICHIESTA DI IMMEDIATO RIPRISTINO DELLE OPERAZIONI DI SOCCORSO IN MARE NEI RIGUARDI DELLE NAVI ONG
Apprendiamo che la Guardia Costiera italiana ha, nella giornata di venerdì 22 giugno, diffuso una nota, rivolta ai comandanti delle imbarcazioni che si trovano nella zona antistante la Libia, in cui si precisa di “rivolgersi al Centro di Tripoli ed alla Guardia costiera libica per richiedere soccorso”. La Guardia Costiera italiana ha sempre svolto in questi anni importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone, operando anche al limite delle acque libiche
Ci chiediamo perchè oggi delegando alla Libia, Paese con Governo instabile, non in grado di garantire i diritti fondamentali dell’uomo e ancora priva di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il vostro Corpo, pur eseguendo un comando, intenda vanificare l’importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 ed alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos) del 1982. Tutto ciò dinanzi, peraltro, ad una Guardia Costiera Libica su cui pesano pesanti accuse di “condotte violente durante le intercettazioni in mare e collusione con i trafficanti”, come evidenziato da un recente Rapporto di Amnesty International.
Su questa stessa Guardia costiera sono in corso indagini da parte del Tribunale penale internazionale Inoltre, il Tribunale di Ragusa nel caso Open Arms, ha precisato che le responsabilità di ricerca e soccorso non possono essere delegate a Paesi che non sono in grado di offrire porti sicuri, come appunto la Libia.
Le operazioni di soccorso si devono concludere in un porto sicuro nel più breve tempo possibile, sempre in rispetto della Convenzione SAR.
Ricordiamo, infine, che in base ai dati forniti dall’UNHCR sono già più di mille i migranti morti nel mediterraneo, di cui ben 220 persone tra il 19 ed il 20 giugno.
Morti che continueranno purtroppo ad aumentare se la nostra Guardia Costiera porrà fine alle sue missioni, contravvenendo non solo alla Convenzione Sar ma anche al senso più alto del proprio mandato: salvare vite umane.
Facciamo appello al rispetto delle Convenzioni di diritto del mare, ma anche al profondo senso di umanità che ha sempre contraddistinto la Guardia Costiera Italiana: non si esima ora dalla salvaguardia delle persone, nel rispetto delle Convenzioni internazionali di diritto del mare e a garanzia dei diritti fondamentali dell’uomo.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI PROACTIVA OPEN ARMS: “CI HANNO DETTO CHE DOBBIAMO LASCIARE FARE ALLA GUARDIA COSTIERA LIBICA” VIOLATA LA CONVENZIONE DI AMBURGO E LA RECENTE SENTENZA DEL TRIBUNALE DI RAGUSA .. NON ESISTE UNA ZONA SAR LIBICA, FUORI DALLE 30 MIGLIA SONO ACQUE INTERNAZIONALI
Ci sono mille migranti alla deriva nel Mediterraneo a bordo di sei barconi forse in acque libiche. 
Il coordinamento dei soccorsi è stato assunto dalla Guardia costiera di Tripoli, dopo la prima segnalazione di emergenza fornita da quella italiana.
Il Centro di coordinamento della Guardia costiera di Roma, infatti, una volta ricevuta l’allerta, ha avvisato tutte le navi in transito in quella zona, con un messaggio circolare e contemporaneamente ha avvisato i libici della situazione.
Ma attorno alla segnalazione di emergenza lanciata dall’Italia si è creato un caso, perchè la Ong spagnola Proactiva Open Arms, la cui nave si trova a 65 miglia dai barconi, accusa su Twitter: “Alle 12.40 abbiamo risposto alle 7 chiamate della Guardia costiera di Roma rivolte a tutte le navi per il salvataggio in acque internazionali di 1.000 persone alla deriva. Risposta: ‘Non abbiamo bisogno del vostro aiuto’“.
Poco fa, sempre sui social, l’organizzazione non governatica iberica ha scritto ancora: “Circa 1.000 persone alla deriva. La Guardia costiera di Roma lancia un avviso a tutte le imbarcazioni della zona e quando chiediamo istruzioni, ci rispondono: ‘Non siete necessari’. Se non vogliono barche che vadano in soccorso, cosa vogliono?”.
Fonti della Guardia costiera, pur senza replicare alle affermazioni della Ong, sottolineano che a tutte le navi in transito è stata data la stessa indicazione e cioè di rivolgersi alla Guardia costiera libica poichè le imbarcazioni in difficoltà si trovano in acque di ricerca e soccorso della Libia.
“Il Centro di coordinamento di Roma passa tutti i casi in acque internazionali alla “Guardia costiera libica” — sottolinea la ong — Assisteremo al più grande respingimento della storia del Mediterraneo, eseguito con la forza e contro la volontà delle persone. Troveranno presto altre vie di fuga via terra”.
Il nuovo scontro tra la Guardia costiera italiana — che sabato aveva annunciato alle navi in una circolare “da oggi rivolgetevi ai libici” — avviene nel giorno in cui viene lanciato un appello al Comando generale delle Capitanerie di Porto e “alle loro coscienze” per chiedere l’immediato ripristino delle operazioni di soccorso in mare nei riguardi delle Ong. La lettera è stata inviata via e-mail da moltissime persone che hanno aderito all’invito lanciato attraverso i social.
“La Guardia Costiera italiana — sottolinea il documento — ha sempre svolto importanti operazioni di soccorso in mare portando in salvo migliaia di persone, operando anche al limite delle acque libiche. Ci chiediamo perchè oggi delegando alla Libia, Paese con Governo instabile, non in grado di garantire i diritti fondamentali dell’uomo e ancora priva di una Centrale operativa nazionale di coordinamento degli interventi di soccorso in mare, il vostro Corpo, pur eseguendo un comando, intenda vanificare l’importante operato fin qui svolto e contravvenire alla Convenzione Sar siglata ad Amburgo nel 1979 ed alla Convenzione Onu sul diritto del mare del 1982″.
L’appello ricorda che sulla Guardia Costiera Libica pesano pesanti accuse di “condotte violente durante le intercettazioni in mare e collusione con i trafficanti“, come evidenziato da un recente Rapporto di Amnesty International e “sono in corso indagini da parte del Tribunale penale internazionale“.
Inoltre, il Tribunale di Ragusa nel caso Open Arms, ha precisato che le responsabilità di ricerca e soccorso non possono essere delegate a Paesi che non sono in grado di offrire porti sicuri, come appunto la Libia. Le operazioni di soccorso — sottolinea ancora il documento — “si devono concludere in un porto sicuro nel più breve tempo possibile, sempre in rispetto della Convenzione Sar”.
LA LIBIA NON HA UNA ZONA SAR
La Libia infatti ha rinunciato ad avere una SAR nel dicembre scorso dopo che a luglio aveva mandato all’International Maretime Organisation (Imo), l’organizzazione legata ad una convenzione Onu che promuove tecniche e principi di navigazione a livello internazionale, una notifica con cui comunicava l’estensione della sua Sar.
Come si evince da un documento che prende in esame la situazione dei soccorsi in mare nel Mediterraneo Centrale nel caso di stati che non hanno dichiarato la propria area SAR (come appunto la Libia) i poteri di coordinamento delle operazioni di salvataggio in mare (ovvero quelli svolti dagli MRCC) sono limitati alle acque costiere e a quelle immediatamente adiacenti.
Nei casi di soccorso in acque internazionali invece le navi che sono in transito possono invocare il principio della libertà dell’alto mare (UNCLOS,Articoli 58(1), 87(1)(a) e90) che stabilisce la libertà di navigazione.
La guardia costiera libica non ha quindi alcun potere di dare istruzioni o coordinare i soccorsi nè può impedire alle imbarcazioni di iniziare operazioni di soccorso.
Ad oggi gli interventi della guardia costiera libica sono stati infatti coordinati dall’IRMCC della Guardia Costiera italiana (che opera alle dipendenze del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).
Come abbiamo spiegato un evento SAR deve obbligatoriamente concludersi in un porto designato sul territorio dello Stato che sta coordinando i soccorsi.
Per la Libia ci sarebbe un ulteriore problema visto che è indubitabile che i porti libici non corrispondono alla definizione di place of safety.
Come è possibile verificare sul sito Sarcontacts non esistono nemmeno i contatti per chiamare la SAR libica mentre ci sono quelli per contattare la SAR italiana.
Questo perchè non esiste una MRCC libica; ed essendo le SAR unilateralmente dichiarate, dovrebbero essere i libici ad annunciarla e non l’Italia.
Per istituire un’area SAR servono particolari infrastrutture di sorveglianza e di comunicazione che la Libia oggi non ha (l’Italia e l’UE stanno finanziandone la costruzione). I libici prevedono di dichiarare la propria area SAR nel 2020.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
IL COMANDANTE DELLA LIFELINE LO INVITA: “VIENI A BORDO COSI’ CAPISCI COSA VUOL DIRE SALVARE PERSONE CHE STANNO PER ANNEGARE”
In attesa di una soluzione che non arriva, la Lifeline continua a sfidare il ministro dell’Interno Matteo Salvini sul web.
“Caro Matteo Salvini – si legge su Twitter – non abbiamo carne a bordo ma esseri umani. Ti invitiamo cordialmente a convincerti che sono persone che abbiamo salvato dall’annegare. Vieni qui, sei il benvenuto”, la risposta a Salvini
La Lifeline intanto resta a navigare a sud di Malta mentre dal governo de La Valletta, impegnato in un’aspra trattativa fiume con Italia e Spagna, parte una nuova stretta contro le Ong.
Intanto il ministro degli Esteri di Malta, Michael Farrugia, attacca il ministro delle Infrastrutture italiano, Danilo Toninelli che aveva parlato di “disumanità ” dei maltesi per il rifiuto di far attraccare la nave della ong con oltre 230 migranti a bordo. Farrugia replica su Twitter parlando di “disumanità “.
Nessuna novità neanche per il cargo danese Alexander Maersk, bloccato da venerdi sera davanti al porto di Pozzallo dove era stato indirizzato dalla sala operativa della Guardia costiera di Roma dopo il salvataggio di 113 persone soccorse con l’aiuto della Lifeline.
Dall”Alexander Maersk ieri pomeriggio sono state sbarcate, per un’emergenza sanitaria, due donne e due bambine.
Ma nel Mediterraneo i gommoni continuano a partire. Nelle ultime ore, caratterizzate dall’impasse delle Ong e dal messaggio con il quale la Guardia costiera italiana ha invitato le navi che incrociano in zona Sar libica a chiamare Tripoli, almeno due imbarcazioni con 90 persone a bordo hanno dato l’allarme.
Il primo è stato rilanciato da Don Mussie Zerai, il sacerdote eritreo che da anni viene chiamato dai suoi connazionali che intraprendono ilviaggio verso l’Europa.
(da agenzie)
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Giugno 24th, 2018 Riccardo Fucile
“L’ITALIA HA SALVATO 600.000 PERSONE”: CERTO, MA QUANDO C’ERANO ALTRI GOVERNI, NON CERTO LUI
Chi ha ragione nel botta e risposta tra Danilo Toninelli e Malta? 
Mentre la nave Lifeline è ancora in mare con gli oltre 230 naufraghi ostaggi della propaganda politica, partono le polemiche tra La Valletta e Roma: il ministro degli Interni maltese Michael Farrugia su Twitter va all’attacco dell’Italia: “Fino a quando la Lifeline è stata nella zona SAR di Libia e vicino all’Italia (Lampedusa), solo silenzio da parte di Toninelli accorto. Poi se n’è accorto all’improvviso quando la nave ha attraversato la SAR di Malta”.
A Farrugia ha risposto poco tempo dopo il ministro delle Infrastrutture italiano Danilo Toninelli, sempre su Twitter: «Ricordo al ministro dell’Interno maltese che l’Italia non coordinava l’operazione #Lifeline. In più negli ultimi 4 anni la nostra Guardia Costiera ha salvato nel Mediterraneo ben 600mila vite umane. Molte di più di Malta e di tutti gli altri paesi Ue. Ora mi dica chi è disumano!?».
In primo luogo bisogna leggere con attenzione quanto dice Toninelli: il ministro dice che l’Italia non è disumana perchè ha salvato 600mila vite umane.
Si potrebbe far notare al ministro che i salvataggi sono arrivati grazie alle scelte dei governi precedenti, che non a caso sono diverse da quello attualmente in carica.
Ora però questa politica, “umana”, è cambiata: sembra evidente che Toninelli si stia dando del “disumano” da solo.
In secondo luogo va segnalato che Malta è il secondo paese europeo con più rifugiati ogni mille abitanti secondo l’UNHCR dopo la Svezia (18,3 contro 23,9) nella classifica che vede invece l’Italia avere un rapporto di 2,3.
Ma questa non è la cosa più importante. Già venerdì Malta aveva fatto sapere che il coordinamento del soccorso alla nave è stato preso in carico da Roma: “Malta non ha coordinato le operazioni di soccorso, nè siamo l’autorità competente a farlo”. È poi stato lo stesso ministro a dire che la presenza della Lifeline era stata segnalata alle autorità dell’Isola sia da Frontex che dalla Guardia Costiera italiana.
Ma soprattutto, nel messaggio Malta è tornata a ribadire che la responsabilità della nave è dello Stato di cui batte bandiera, ovvero l’Olanda.
Il che è la stessa identica tesi dichiarata dal governo italiano nei giorni precedenti.
La Valletta e Roma stanno facendo uno scarico di responsabilità allo specchio sulla pelle di duecento persone che si trovano su una nave che può portare un quarto del carico che sta trasportando.
Il resto è propaganda. Piccola, squallida propaganda.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 23rd, 2018 Riccardo Fucile
POST DA GALERA DI UN DEPUTATO M5S : “AFFONDARE LE NAVI DELLE ONG”
Sanchez, intervistato da El Pais, dà manforte a Macron e alza ancora i toni: “Ci sono governi, come quello italiano, che fanno un discorso anti-europeo e dove l’egoismo nazionale è più diffuso”.
Poi dichiara: “Ciò ha anche a che fare con la precedente mancanza di solidarietà da parte dell’Ue con un Paese che ospita mezzo milione di esseri umani che provengono dalle coste della Libia”, che sottolinea che “il modo migliore per combattere l’eurofobia è una maggiore integrazione”.
La Spagna non sarà insensibile alle tragedie umane ma è evidente che “non può dare da sola una risposta”.
Elio Lannutti, senatore 5 Stelle. si è lasciato andare a una frase shock. Naturalmente sui social: affondare le navi delle Ong finanziate da Soros.
Il riferimento è alla vicenda della nave Lifeline protagonista involontaria di un’odissea nel Mediterraneo con oltre 230 migranti a bordo.
Ed è poi citato il nome di George Soros, il finanziere associato alle più svariate teorie complottiste contemporanee – come quella della sostituzione etnica – nemico dei sovranisti di ogni latitudine, entrato nelle cronache politiche recenti italiane anche per uno scontro con Salvini (ha accusato il leader leghista di legami con Putin)
Tornando al tweet, davanti alla pioggia di critiche e di reazioni sconcertate il senatore ha corretto il tiro precisando l’ordine delle operazioni: salvare gli essere umani, poi affondare le navi.
Ovviamente nessuno ha ancora bussato alla sua porta, che siano infermieri del servizio di salute mentale o agenti di polizia per accompagnarlo alla casa circondariale più vicina.
(da agenzie)
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