Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
NESSUNO HA AGGREDITO GLI AGENTI, SEMMAI SONO STATI GLI AGENTI A MANGANELLARE UOMINI E DONNE SENZA VOLTO TRAVISATO E ARMATI SOLO DI STRISCIONI, QUANDO SI POTEVANO USARE GLI IDRANTI
«Domani mi batterò in Cdm per il decreto sicurezza, perchè io bado ai fatti e alle norme che prevedono aggravanti per chi aggredisce i poliziotti, come hanno fatto stasera alcuni delinquenti a Firenze».
Di che delinquenti parla il ministro dell’Interno Matteo Salvini? Di quelli che è successo ieri a Firenze dove il titolare del Viminale era in Piazza Strozzi per uno dei suoi soliti comizi.
A poco più di un centinaio di metri di distanza, in Piazza della Repubblica si sono invece radunati quelli che Salvini chiama “delinquenti”.
Circa duemila persone scese in piazza per contestare pacificamente il ministro dell’Interno. La domanda è: davvero qualcuno ha aggredito i poliziotti? La risposta, alla luce dei filmati pubblicati in diretta su Local Team è chiara.
Non ci sono state aggressioni agli agenti della Celere schierati in assetto anti-sommossa per impedire a chi era in piazza della Repubblica di superare l’arco che da lungo via degli Strozzi portava alla piazza dove c’era il palchetto allestito per il comizio di Salvini.
I video parlano chiaro, i manifestanti “armati” di lenzuola con scritto Dracarys e «dopo il Matteo di Rignano, cacciamo il Matteo Padano» si sono piazzati davanti alla Polizia a meno di un paio di metri di distanza. A
d un certo punto i manifestanti si sono fatti sotto al cordone di sicurezza e senza che dal corteo fosse partita alcuna azione violenta gli agenti hanno fatto una prima carica “di alleggerimento”. Il giochino è andato avanti un paio di volte fino a che la Polizia ha iniziato a caricare manganellando con più decisione.
Senza dubbio la gestione dell’ordine pubblico era complessa, senza dubbio i manifestanti hanno provocato gli agenti con grida, insulti e cori.
Ma non c’è stata alcuna aggressione o lancio di oggetti verso lo schieramento delle forze dell’Ordine prima della prima carica.
Anche dopo le cariche successive, effettuate con sempre maggiore decisione, i manifestanti e la Polizia sono tornati rapidamente sulle proprie posizioni.
La Polizia ha “fatto il suo lavoro” impedendo che i manifestanti potessero in qualche modo avvicinarsi al comizio di Salvini, ma non c’erano “delinquenti” che hanno aggredito gli agenti.
Salvini lo avrebbe potuto vedere con i suoi occhi. Ma questa volta i contestatori erano davvero troppi e quindi non erano utili alla propaganda salviniana per fare le solite battute sui “quattro sfigati e maleducati” a cui mandare bacioni, abbraccioni e pane e Nutella. Questa volta per chi contestava Salvini ci sono state le manganellate.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
EMBLEMA DELLA LOTTA CONTRO LA MAFIA, IL PROIETTILE RECAPITATO “ZECCA SEI NEL MIRINO”, IL DEPUTATO DELLA LEGA CHE PRIMA SCRIVE “VI VENIAMO A PRENDERE A CASA” E POI SI CAGA SOTTO E CHIEDE SCUSA… INFAMI, NOI NON DIMENTICHIAMO
«La Lega è sotto attacco» scriveva a social unificati Matteo Salvini nei giorni scorsi. E tutti a
chiedersi chi stesse attaccando la Lega, un partito di governo, che esprime diversi ministri tra cui quello dell’Interno e che è in testa a tutti i sondaggi.
La costruzione di un nemico — reale o immaginario — è fondamentale per cementare l’elettorato. E ieri sera i leghisti hanno scoperto di avere un nemico nelle procure. Non i magistrati che indagano su Siri ma il Pm di Agrigento Luigi Patronaggio, che ha ordinato lo sbarco dei migranti a bordo della Sea Watch 3. Il tutto mentre Salvini era in collegamento con Giletti a Non è l’Arena.
«Questo procuratore è quello che mi ha denunciato per sequestro di persona, quindi non devo stargli molto simpatico» ha detto questa mattina Salvini a Coffe Break su La 7.
Di nuovo: l’odio contro Salvini, la Lega sotto attacco. Per fortuna che nel caso del sequestro di persona per i migranti a bordo della Diciotti a salvare Salvini sono intervenuti gli amici del MoVimento 5 Stelle con l’immunità parlamentare.
Questo però il ministro tende a dimenticarlo. Così come dimentica di quando si appuntava al petto “come una medaglia” le notifiche da parte della Procura e annunciava con orgoglio di essere pronto a farsi processare.
Ieri su Facebook il ministro dell’Interno era andato all’attacco di Patronaggio, in barba al principio fondamentale della separazione dei poteri: «se nelle prossime ore ci saranno arresti per coloro che hanno infranto le leggi, ci sarà il sequestro definitivo di questa barca di vice scafisti e se ci sarà il loro arresto, è un conto. Se la nave sarà messa fuori uso, anche affondandola, bene. Altrimenti ho il dubbio che qualcuno abbia voluto compiere un atto politico: se qualche procuratore vuole sostituirsi al governo o al Parlamento si candidi».
Nemmeno questa è nuova, perchè quando un magistrato dice o fa qualcosa che non piace a Salvini il ministro se ne esce con la storia che si deve fare eleggere (o dovrebbe andare in pensione).
Il leader della Lega però così alimenta il sentimento di delegittimazione nei confronti della magistratura. E se i Pm “ce l’hanno con Salvini” cosa impedisce un domani di dire che ce l’hanno con l’ennesimo indagato della Lega? La strategia è quella di Berlusconi e della giustizia ad orolgeria. Solo che in ballo qui ci sono i diritti umani.
A dimostrazione che la magistratura non agisce “per simpatie” c’è il fatto che la Procura di Agrigento ha aperto un’indagine dovuta nei confronti del comandante della Sea Watch 3 Arturo Centore, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Ma Patronaggio è anche quello che conduce un’inchiesta sulle direttive “anti-Ong” di Salvini
Quella emanata per impedire il transito e lo sbarco della nave “Alan Kurdi” e quella — identica — riguardante la nave della Ong olandese sequestrata ieri. In quelle direttive il Viminale descriveva le operazioni delle imbarcazioni di soccorso umanitario come «passaggio “non inoffensivo”» capaci di pregiudicare e mettere a rischio «il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero».
Per la verità al momento quello sotto attacco è appunto Patronaggio. Non solo a causa degli attacchi verbali di un ministro che forse farebbe bene a rispettare il principio di indipendenza della magistratura e occuparsi del suo lavoro (che già è parecchio) ma anche perchè Patronaggio, ha ricevuto nei mesi scorsi una busta con un proiettile e minacce di morte.
Nella lettera con il simbolo di Gladio c’era un proiettile: nel testo della missiva minatoria frasi come “Zecca sei nel mirino“. Ci sono poi state le minacce da parte dei fan del Capitano e la macchina del fango messa in moto dai patridioti contro il magistrato “amico dei migranti”.
L’apice è stato toccato dal il deputato leghista Giuseppe Bellachioma che una volta resa nota l’indagine nei confronti di Salvini pubblicò su Facebook un testo alquanto minaccioso: «Messaggio da parte della Lega Abruzzo: se toccate il Capitano vi veniamo a prendere sotto casa… occhio!!!». Qualcuno crede ancora che sia la Lega quella sotto attacco? Anche oggi dopo l’imbarazzante show di Salvini da Giletti gli elettori della Lega si sono scatenati parlando di complotti e disegno criminale per far fuori la Lega.
Fino ad ora però quello che vive sotto scorta, gli è stata assegnata negli anni Novanta quando era in servizio a Palermo e faceva parte del pool antimafia, è proprio Patronaggio.
A voler pensar male si potrebbe dire che c’è un ministro della Repubblica che cerca di intimidire un magistrato. Se fosse vero sarebbe grave.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
I CAZZARI SOVRANISTI NEANCHE CONOSCONO COME FUNZIONA LO STATO ITALIANO … SU UNA COSA CONCORDIAMO, QUANDO SCRIVONO “CE LO SIAMO PRESI NEL CULO”
Verrebbe quasi da ridere per l’ignoranza crassa dei fan di Matteo Salvini, se non ci fosse poi da piangere al pensiero che sono la maggioranza degli italiani.
Che a quanto pare, fino ad oggi non avevano la minima idea di come funziona il sistema Italia, e probabilmente continuano a non averla.
Poco da stupirsi, dato che tra questi geni incompresi c’è ancora chi sostiene che il Premier venga eletto dal ‘popolo’ e chi, come sta emergendo nelle ultime ore, non conosce o sa come funziona la tripartizione dei poteri.
Il gesto del Pm Luigi Patronaggio, che nel sequestrare la Sea Watch ha fatto anche sbarcare i migranti – perchè non c’era altra soluzione – sta venendo indicato in queste ore come alto tradimento, disobbedienza agli ordini del Ministro dell’Interno e come un colpo di Stato da parte di un magistrato che, citando uno de tweet, si è arrogato “i tre poteri ignorando il volere del popolo, non siamo in una monarchia e questa toga va cacciata e sbattuta fuori dai pubblici uffici andrebbe giudicata davanti la corte marziale
ma sai …
Fosse l’unico: Patronaggio è il nuovo bersaglio mobile dell’artiglieria social di Salvini e da quello che si vede siamo in un paese di persone convinte che se il Ministro dà un ordine siamo tutti obbligati a obbedire, che la magistratura deve obbedire al volere del governo e che i migranti andavano annegati
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
AGGIUNGIAMO: PER FARE IL CONCORSO BISOGNA AVERE ALMENO UNA LAUREA… “I CRISTIANI SI DISTINGUONO DAL LORO AGIRE CONCRETO, NON DALLE PAROLE”
“Se qualche ministro si sente giudice, almeno provi prima a superare il concorso”. Gregorio
De Falco attacca il ministro dell’Interno Matteo Salvini su Twitter.
Al centro del dibattito lo scontro tra il leader della Lega e i pm di Agrigento che, ieri, firmando il decreto di sequestro probatorio della Sea Watch, hanno consentito che 47 migranti scendessero a Lampedusa. Salvini ha minacciato di voler denunciare i magistrati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Una scelta senza precedenti.
De Falco si schiera ancora una volta a favore dei migranti. Solo poche ore fa aveva scritto su Facebook: “I confini marittimi dello Stato sono presidiati dalla Marina Militare, dalla Guardia Costiera e dalle Forze dell’ordine, in ossequio alle leggi ed ai regolamenti vigenti. Eventuali ipotesi di reato sono perseguite sotto il coordinamento della magistratura. In Italia, non è consentito al politico di inventarsi una soluzione estemporanea, nemmeno se si tratta di un importante ministro, almeno non finchè non sarà stato sovvertito lo Stato di diritto”.
E ancora: “La missione umanitaria della Sea Watch è finalmente compiuta. I Cristiani si distinguono dal loro agire concreto, non dalle parole”.
Un altro affondo il 18 maggio scorso: “I porti sono e restano aperti. Sea Watch e le altre ONG salvano vite umane, strappando i naufraghi al mare. Quelle navi non possono essere considerate “ostili”.
§Le direttive del Ministero dell’Interno contrastano con il diritto, creano contraddittorietà nell’ordinamento e devono essere disapplicate. In tutto questo, fa specie il silenzio di Toninelli, Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, amministrazione cui viene indebitamente sottratta la competenza sui porti che sono e restano aperti”.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
ONORE AI MAGISTRATI CHE APPLICANO LA LEGGE SENZA FARSI CONDIZIONARE DAI DELIRI RAZZISTI DI CERTI POLITICI
Lo sbarco in diretta tv che smentisce le parole del ministro dell’Interno porta al livello di guardia lo scontro tra Salvini e i pm di Agrigento che ieri, firmando il decreto di sequestro probatorio della Sea Watch, hanno consentito che i 47 migranti scendessero a Lampedusa.
Davanti alla minaccia senza precedenti di Salvini di voler denunciare i magistrati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, arriva la forte presa di posizione dell’ex procuratore di Torino Armando Spataro a fianco dei colleghi di Agrigento così duramente attaccati da Salvini: “Stringiamoci attorno a loro, se necessario scendiamo in piazza in loro onore, parliamo e informiamo”.
Spataro già ieri sera ha scritto un messaggio al procuratore Luigi Patronaggio e ai colleghi: “Sento il dovere di dirvi che leggendo la decisione della Procura di Agrigento mi ha emozionato in maniera forte: il procuratore e i suoi magistrati fedeli alla legge indagano ma tutelano le persone. Dovrebbe essere la normalità ma non sempre è così indipendentemente dai deliri che ci circondano, ignorando le disposizioni di legge e la dovuta tutela dei diritti umani. Senza retorica mi inchino di fronte ai colleghi di Agrigento”.
In mattinata si è espressa anche l’Associazione nazionale magistrati. “Non intendo in alcun modo commentare una vicenda giudiziaria in atto”, ha detto il presidente Pasquale Grasso. In termini “assolutamente generali e astratti osservo che nel nostro ordinamento democratico tutte le determinazioni dell’autorità giudiziaria sono motivate e soggette a verifica e controllo nel sistema giurisdizionale”, “ambito che assicura, in osservanza del principio di separazione ed equilibrio tra i poteri dello Stato, il rispetto delle leggi e dei diritti di tutti affidandolo al ministero dei magistrati che incarnano il potere giudiziario”.
(da agenzie)
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Maggio 20th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENSAZIONE FEROCE DI UN ARROGANTE DI NON CONTARE UNA MAZZA, ALL’IMPROVVISO
Ieri Massimo Giletti a Non è l’Arena ci ha mostrato un documento di importanza
fondamentale: la faccia di Matteo Salvini mentre scopre in diretta che per Sea Watch 3 i porti non sono chiusi.
Durante l’intervento Salvini dice di apprendere della questione insieme a Giletti e, in preda evidentemente all’ira oltre ogni livello, ricorda che Luigi Patronaggio, il pm che ha disposto lo sbarco, è quello che lo ha indagato per sequestro di persona (ma omette di dire che si è fatto salvare dal giudizio dagli “amici” del MoVimento 5 Stelle) e aggiunge sibillino che “approfondiremo la possibilità di valutare il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per chiunque agevoli lo sbarco a terra di immigrati portati in Italia da un’organizzazione illegale e fuorilegge”.
In pratica sta minacciando lo stesso Patronaggio.
Quello che Salvini dice è un’assurdità perchè il ministro dell’Interno non ha il potere di indagare nessuno, ma fornisce l’esatta dimensione della poderosa rosicata del Capitano di fronte allo sbarco della Sea Watch 3 disposto ieri dalla magistratura dopo il sequestro della nave.
Anche nella diretta facebook di ieri Salvini aveva minacciato Patronaggio: “Se nelle prossime ore ci saranno arresti per coloro che hanno infranto le leggi, ci sarà il sequestro definitivo di questa barca di vice scafisti e se ci sarà il loro arresto, è un conto. Se la nave sarà messa fuori uso, anche affondandola, bene. Altrimenti ho il dubbio che qualcuno abbia voluto compiere un atto politico: se qualche procuratore vuole sostituirsi al governo o al Parlamento si candidi”.
Ma il video è uno spettacolo
Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera ha raccontato il retroscena del week end quando hanno scoperto l’intenzione di intervenire da parte della procura di Agrigento:
Per tutto il giorno al Viminale cercano una soluzione alternativa. Salvini sa bene che la delega alla Guardia di Finanza di salire a bordo per valutare il sequestro della nave in realtà serve solo a determinare lo sbarco dei migranti.
In serata, quando si capisce che non ci saranno mediazioni decide di giocare d’anticipo e dirama una nota per far vedere che è ancora lui a condurre il gioco. Parla di «nave fuorilegge». Invoca «provvedimenti nei confronti del comandante della nave, dal quale è lecito attendersi indicazioni precise sui presunti scafisti presenti a bordo».
Tenta di rilanciare affermando che «la difesa dei confini nazionali e l’ingresso in Italia di un gruppo di sconosciuti dev’essere una decisione dalla politica(espressione della volontà popolare)».
E per questo torna a sfidare gli alleati chiedendo già questa mattina «di approvare il Decreto Sicurezza Bis già nel Consiglio dei ministri, per rafforzare gli strumenti del governo per combattere i trafficanti di uomini e chi fa affari con loro».
Ma sapendo bene che in vista delle elezioni di domenica la sua strategia elettorale contro i migranti è ormai un’arma spuntata.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL MONDO DELLA CHIESA SI RIVOLTA CONTRO SALVINI: LO SDEGNO DI SPADARO, LA DURA REAZIONE DI PAROLIN, L’ATTACCO DI FAMIGLIA CRISTIANA… L’INDEGNO USO DEL ROSARIO DA PARTE DI UN CLANDESTINO DEL GENERE UMANO
Potrà anche vincere le elezioni europee, ma non così. Non con il Crocifisso, con il Rosario o invocando la Madonna la cui corona di dodici stelle è l’emblema stesso dell’Unione europea, e ne costituisce la bandiera in campo blu come il manto della Vergine raffigurato nella iconografia popolare.
In hoc signo non vinces, non vincerai utilizzando quel segno, è la reazione, compatta, del mondo cattolico contro Matteo Salvini.
Perchè agli occhi del Vaticano il leader della Lega non può usare i segni della fede cristiana per chiedere al Cielo di vincere la prossima sfida elettorale.
Non può strumentalizzarli in modo così plateale e irriguardoso, con tanto di fischi in piazza contro papa Francesco, che volente o nolente è – per un credente – la pietra scelta da Cristo stesso per edificare la sua Chiesa, e la pietra di inciampo per chi gli si rivolta contro.
Tra ieri ed oggi si è levata alta la voce di tanti altri credenti, cristiani e non.
Le Chiese protestanti che si sono dette pronte ad ospitare i profughi della Sea Watch – come fece la Cei nel caso Diciotti e la comunità valdese nel precedente caso della Sea Watch – aprendo un cortocircuito dentro il Governo italiano.
E a sua volta la Comunità ebraica di Roma ha preso una posizione politica forte contro la nuova destra e contro il suprematismo che avanza in Europa, perchè “pensavamo di aver sconfitto quel male, ma dopo 70 anni quel male si è riaffacciato”.
Ma è con la Chiesa Cattolica che si consuma il più plateale scontro con Matteo Salvini. Una frizione che potrebbe trovare nuovo alimento nei prossimi giorni: Papa Francesco – che non ha mai voluto incontrare Salvini, neppure nell’occasione istituzionale della Festa della Polizia – domani pomeriggio parlerà all’Assemblea generale della Cei, riunita in Vaticano. Martedì mattina sarà la volta del presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. Tutto a pochi giorni dal voto.
È come se all’improvviso la Chiesa abbia chiaro che la politica di Salvini rappresenta un rischio gravissimo, anche culturale ed educativo, perchè attacca alle fondamenta la pietas e la misericordia cristiane, di chi adora come proprio Signore un uomo morto crocifisso, che ha dato la vita per i più miseri.
È come se per tutti il nome stesso di Dio sia stato “pronunciato invano”, e per i “propri scopi”.
“Se prima si dava a Dio quel che invece sarebbe stato bene restasse nelle mani di Cesare, adesso è Cesare a impugnare e brandire quello che è di Dio” scrive su Facebook padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, uno degli uomini più vicini a Papa Francesco, esprimendo tutto il suo sdegno per quel rosario “usato come segno dal valore politico” da Matteo Salvini sul palco di Milano.
Quello che Famiglia Cristiana sintetizza coniando il termine “sovranismo feticista” del leader leghista che mette in scena “l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani”.
Scende in campo anche il segretario di Stato vaticano, il mite cardinale Pietro Parolin, con parole che sfiorano l’anatema, un altolà sacro: “Dio è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso”.
Parole pronunciate a margine della Festa dei Popoli a San Giovanni in Laterano, dove ha celebrato la messa per decine di gruppi delle varie comunità immigrate della Capitale, rappresentanti di tanti popoli e culture, provenienti dalle più disparate latitudini. Cattolici, cioè universali.
“Le radici cristiane dei popoli – ha twittato oggi l’account ufficiale della Civiltà Cattolica- non sono mai da intendere in maniera etnicistica. La nozione di “radici” e di “identità “ non hanno il medesimo contenuto per il cattolico e per l’indennitario neo-pagano: Etnicismo trionfalismo, arrogante e vendicativo è anzi il contrario del cristianesimo”.
Altre prese di posizione sono arrivate dal priore di Bose, Enzo Bianchi, ma un appello a Salvini particolarmente toccante è arrivato dal parroco di Lampedusa, don Carmelo La Magra, dopo che il vicepremier si era affidato dal palco alla Madonna: “Caro Matteo, ormai siamo abituati a sentirti utilizzare tutto ma non tutto è utilizzabile. Magari da domani ci sarà una schiera di devoti (anche qualche prete) che ti acclamerà come inviato della Madonna. Io ti invito ad aprirlo quel Vangelo: a leggere di Maria di Nazareth, della sua umiltà , del suo servizio, del suo silenzio”.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA CRISI DI NERVI: “DENUNCIO TUTTI, ANCHE I MAGISTRATI”…NON HA ANCORA CAPITO CHE NON CONTA UN CAZZO… DI MAIO: “LA MAGISTRATURA E’ UN ORGANO INDIPENDENTE, SALVINI PENSI AI RIMPATRI”
Nel caos istituzionale è la magistratura a decidere il primo destino dei migranti della Sea
Watch, sequestrando la nave e portando tutti a Lampedusa.
Una scena surreale, con il ministro dell’Interno Matteo Salvini che dopo aver affermato per tutta la giornata che i porti sarebbero rimasti chiusi, che la Sea Watch è “una nave fuorilegge” e che “col piffero” sarebbe sceso qualcuno in terra italiana, assiste in diretta tv a Non è l’Arena su La7 alle motovedette che portano i 47 migranti a terra.
“Io non li ho autorizzati, è grave! Denuncerò chi è stato a farli scendere, anche i pm”. Danilo Toninelli reagisce a Salvini: “Se ha qualcosa da dirmi, me la dica in faccia. Non parli a sproposito del sottoscritto in Tv. Magari il ministro dell’Interno si informi prima di parlare. E trovi soluzioni vere sui rimpatri, non ancora avviati da quando è il responsabile della sicurezza nazionale”.
Chi è stato a decidere ha nome e cognome: si tratta del pm di Agrigento, Luigi Patronaggio, intervenuto per sbloccare una impasse indecorosa sulla Sea Watch ferma al largo di Lampedusa.
Uno stallo che era proseguito anche dinanzi all’offerta delle chiese protestanti di prendere in carico le persone a bordo.
Intanto la ong esulta: “Missione umanitaria compiuta”. A sbloccare la situazione della Sea Watch è stata l’ultima comunicazione del comandante Arturo Centore, che a Guardia Costiera e Gdf ha fatto sapere che se entro le 21 non avesse ottenuto l’autorizzazione allo sbarco, avrebbe tolto l’ancora e sarebbe entrato in porto di sua iniziativa.
“I naufraghi – ha spiegato la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi – hanno chiesto di indossare i giubbetti salvagente e hanno detto di volersi buttare in acqua per disperazione”.
“La nostra missione umanitaria è finalmente compiuta. Grazie al comandante e a tutto l’equipaggio” twitta la Ong.
La portavoce sottolinea che “ancora una volta si è dimostrato che i porti dell’Italia non sono chiusi”. Per la Sea Watch è stato disposto il sequestro probatorio: “La nave è a disposizione degli inquirenti per verificare se effettivamente c’è un reato da contestare. Siamo molto sereni e sicuri – ha aggiunto – che la giustizia farà il suo corso”.
Il sequestro è probatorio e non preventivo. Gli inquirenti dunque non presuppongono l’esistenza di indizi di reato, ma bloccano l’imbarcazione per poter fare i necessari accertamenti e verificare se la condotta del comandante abbia violato la legge.
Il sequestro della nave, che dovrà essere convalidato dai pm, ha inoltre come conseguenza immediata la possibilità per i migranti a bordo di scendere in porto.
I profughi “messi in salvo saranno affidati a personale della Questura di Agrigento per la identificazione e per i necessari atti di polizia giudiziaria” dice Patronaggio.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 19th, 2019 Riccardo Fucile
DA SALVINI AD ALFANO, DA NICOLOSI A DELL’UTRI FINO AGLI ASSASSINI DI DON PUGLISI
Luigi Patronaggio è il procuratore che ha aperto un fascicolo di indagine a carico del ministro dell’Interno Matteo Salvini, accusato anche di sequestro di persona per il divieto di sbarco durato cinque giorni del pattugliatore della Marina Militare Diciotti al porto di Catania.
Luigi Patronaggio ha 60 anni: prima di arrivare a iscrivere l’attuale ministro dell’Interno nel registro degli indagati, era stato Angelino Alfano a finire nel radar del pm. E la storia era quella di un presunto giro di relazioni fra i potenti indicati da Patronaggio, tra cui compariva il nome del padre di Alfano.
Quelle indagini portarono anche alle dimissioni del prefetto di Agrigento, Nicola Diomede.
Da sostituto procuratore di Palermo, Patronaggio ha avuto modo di conoscere Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, definiti “amici dell’ultima ora”.
Dopo le stragi, indagò su Rino Nicolosi, all’epoca presidente della Regione Sicilia poi morto di cancro.
Fu lui a condurre le indagini sugli assassini di don Pino Puglisi e sempre Patronaggio, in qualità di sostituto procuratore generale di Palermo, chiese la condanna per il cofondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri.
(da agenzie)
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