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ECCO LE PROVE: LA LETTERA DELL’AMBASCIATORE RUSSO CHE CHIEDE A SALVINI DI EVITARE ASSEMBRAMENTI SINDACALI DAVANTI ALLA RAFFINERIA RUSSA LUKOIL DI PRIOLO E SALVINI SCATTA SULL’ATTENTI E MANDA LA POLIZIA

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

PRESENTE QUANDO LA RUSSIA ORDINA, ASSENTE QUANDO RISPONDERE IN PARLAMENTO SUI RUBLI RUSSI

Matteo Salvini ha sempre preso le distanze dall’inchiesta apertasi in seguito alla pubblicazione degli audio di Buzzfeed, in cui si potevano sentire alcuni esponenti della Lega discutere di un accordo commerciale che avrebbe dovuto sostenere la campagna elettorale del Carroccio. Alle ripetute domande della stampa, il vicepresidente del Consiglio leghista ha risposto di “essere colpevole di volere solamente buoni rapporti con la Russia”. Ora, spuntano delle mail che mettono ancora di più sotto i riflettori i rapporti della Lega e del suo leader Salvini con il Paese di Vladimir Putin.
Facciamo un passo indietro.
Alcuni mesi fa, il prefetto di Siracusa, Luigi Pizzi, ha vietato gli scioperi di fronte ai cancelli delle raffinerie Isab di Priolo, per motivi di “ordine pubblico e pubblica sicurezza”, frenando le proteste degli operai che rischiavano di perdere il proprio posto di lavoro.
Lo stabilimento appartiene al gruppo petrolifero russo Lukoil.
Da un articolo di Salvo Palazzolo, pubblicato ieri su Repubblica, emerge che il divieto di sciopero sia il risultato di una richiesta dell’ambasciatore russo in Italia, Sergey Razov, direttamente indirizzata a Matteo Salvini.
Lo scorso 22 marzo 2019, l’ambasciatore Razov ha inviato una lettera al ministro dell’Interno, che si apre con un cordiale “Caro Matteo”, in cui si legge che i blocchi sindacali avrebbero portato “nel periodo fra il 2012 e il 2018 a perdite finanziarie per l’ammontare di alcuni milioni di euro, nonchè arrecato danni per la reputazioni del gruppo Lukoil”.
Il documento richiede quindi espressamente al leader leghista di garantire “una partecipazione più attiva delle autorità  italiane nella soluzione del problema del più grosso investitore russo in Italia”.
Nulla a che vedere quindi, con questioni di sicurezza, ma piuttosto un richiamo su interessi commerciali ed economici di Mosca in Italia.
D’altronde, continua l’ambasciatore, “la parte russa cerca sempre di creare le condizioni al massimo confortevoli per le aziende italiane che lavorano in Russia”. Ecco una copia della lettera.
Lo stesso documento è stato anche inviato da Evgeny Panteleev, il Console Generale della Federazione Russa a Palermo, al prefetto Pizzi lo scorso aprile.
Lo stesso ministero dell’Interno ha inoltre inoltrato la lettera dell’ambasciatore al prefetto di Siracusa, tramite l’Ufficio Affari Internazionali del suo Gabinetto, con il “protocollo numero 52/155/2/2F”, firmato da Paolo Formicola.
Nella lettera si afferma che riguardo agli “episodi di interruzione delle attività  delle raffinerie della ex Isab S.r.l. di Priolo Gargallo, oggi facenti capo al gruppo petrolifero russo Lukoil”, e tenendo in considerazione quanto espressamente richiesto dall’ambasciatore russo Razov, “si sarà  grati per i cortesi, aggiornati elementi informativi che codesto Ufficio vorrà  far pervenire alla problematica in esame”.
Il risultato? Lo scorso 9 maggio il prefetto Pizzi ha emesso un ordinanza con la quale si impone il “divieto di assembramenti di persone e/o automezzi” davanti ai 12 ingressi del polo petrolchimico, dove i lavoratori, di cui una parte è già  stata licenziata, continuano a protestare.
La Cgil ha provato a bloccare l’ordinanza con un ricorso al Tar, il Tribunale amministrativo regionale. “Durante l’udienza davanti al Tar abbiamo appreso le vere ragioni del provvedimento del prefetto: ci sono chiare sollecitazioni che arrivano dal governo russo per normalizzare le proteste sindacali. E ci ha sorpreso che non sembra siano richieste che arrivano solo dall’azienda Lukoil, ma anche dai vertici del governo russo. Sono evidenti pressioni politiche”, ha affermato Roberto Alosi, segretario generale della Cgil di Siracusa.
E queste pressioni politiche, calpesterebbero “i principi più elementari del diritto di sciopero, della libertà  di riunione e dei principi costituzionali”, denunciano i sindacati. Giuseppe Massafra, segretario nazionale della Cgil, poi specifica nella nota congiunta pubblicata sul sito della Confederazione: “La pronuncia data provvisoriamente dal Tar non ci convince. Continuiamo a pensare che siano stati lesi diritti di libertà  e faremo ricorso al Consiglio di Giustizia Amministrativo. Come si può palesemente notare l’ordinanza del prefetto non è dettata da motivi di ordine pubblico o da particolari esigenze produttive”. Le parti sociali poi concludono: “Ci sono inoltre aspetti di natura giuridica che lasciano assai perplessi, come ad esempio il fatto che le attività  produttive in questione non sono e non possono essere riconducibili alla natura di servizio pubblico, che come è noto viene regolamentato da particolari e specifiche norme, anche esse tuttavia, garantiste del diritto inalienabile delle libertà  sindacali e dello sciopero”.
“Quello che è accaduto è gravissimo. Domani, alle 11, sarò davanti ai cancelli dell’Isab di Priolo proprio per sfidare il prefetto e il ministro dell’Interno non rispettando l’ordinanza che ritengo figlia di ingerenze che non hanno nulla a che fare con il nostro Paese”, commenta a Fanpage.it il senatore del Partito democratico, Davide Faraone.
I parlamentari dem da settimane protestano per chiedere che Matteo Salvini riferisca in sedi istituzionali per chiarire la questione, un’azione fino ad oggi rifiutata dal leader leghista, che si è sempre difeso definendo le inchieste come “fantasia e film di spionaggio”. Tuttavia, afferma Faraone, “negare la possibilità  a dei lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro di manifestare e scioperare è qualcosa di antidemocratico”, e che va contro il proprio Paese. Per questa ragione, continua il senatore dem, “contesterò con tutti gli strumenti possibili, da quelli parlamentari tramite interrogazione, alla protesta di venerdì, un’azione di questo genere”.
Sottolineando che il titolare del Viminale dovrebbe occuparsi di sicurezza e non degli interessi economici di un altro Paese, il senatore definisce quindi l’intervento di Salvini per bloccare gli scioperi dietro ordine della Russia come un”interferenza surreale, incredibile, contro il diritto di sciopero e contro i lavoratori che perdono il lavoro. Io sostengo i lavoratori contro il volere di un ministro dell’Interno che si piega a un parere estero, semplicemente per fare un po’ il suddito. Questa è una cosa incomprensibile. Ci sono altri luoghi di tensione per scioperi nel Paese, però l’ordinanza di divieto riguarda solo la Lukoil sotto ordine della Russia. Mi sembra incredibile”.

(da Fanpage)

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“ALZATI, NEGRA DI MERDA”: ENNESIMO CASO DI RAZZISMO SU UN TRENO FRECCIAROSSA

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

L’ADDETTO ALLE PULIZIE INSULTA SENZA MOTIVO UNA RAGAZZA DEL MALI NELL’INDIFFERENZA GENERALE, POI INTERVIENE UN GIORNALISTA E IL CAPOTRENO… TRENITALIA CHIEDE PROVVEDIMENTI

Frecciabianca, all’altezza di Campiglia, una tranquilla serata di luglio. Delle urla forti e indistinte irrompono nel tuo vagone. È difficile capire a chi appartengono e a chi sono rivolte. Poi alzi lo sguardo, metti a fuoco e vedi un uomo sulla quarantina portata male, occhiali dalla montatura spessa e indosso la pettorina del servizio di pulizia.
Man mano che si avvicina, anche la voce si fa più nitida. Ora capisci bene cosa dice: “Negra di m… Tornatene al tuo paese”. “Devi levarti da qui, schifosa, lascia il posto a chi paga il biglietto”.
Di fronte a lui — ora la vedi bene — c’è una ragazza di 23 anni del Mali. Una splendida ragazza, in evidente stato di shock. Prova a difendersi, gli urla con una strana mescolanza di accenti, tra italiano, francese e toscano stretto: “Razzista!”. E l’uomo — se così volete chiamarlo — l’uomo esplode: “Zitta, negra, che c’avete tre strade e le abbiamo costruite noi nel ’39”.
A quel punto è impossibile far finta di niente, anche perchè nessuno si è mosso di un millimetro: ognuno seduto sulle proprie poltroncine con un Ipad in mano, un paio di cuffie nelle orecchie e uno sguardo di compiaciuta indifferenza, come se quella cosa, in fondo, non li riguardasse. E che, tutto sommato, finalmente c’è qualcuno che dice le cose come stanno e difende “gli italiani onesti e perbene”.
Ti alzi in piedi e corri verso l’uomo, che nel frattempo ha alzato persino la voce ed è a un centimetro dalla ragazza. Pensi che possa addirittura metterle le mani addosso, allora ti metti in mezzo, lo allontani, lo guardi negli occhi. E dentro vedi qualcosa che non avresti mai immaginato. Vedi il vuoto. Non c’è nulla in quello sguardo, solo rabbia cieca, senza un senso nè una direzione, caricata da chissà  quante migliaia di voci sentite, commenti letti, discorsi fatti, dichiarazioni ascoltate sui social o in tv ed esplose di colpo in un pomeriggio di mezza estate.
C’è il vuoto in quegli occhi. E fa paura. “E lei che cosa vuole?” chiede. “Voglio, anzi pretendo, che non si permetta mai più di rivolgersi così a questa ragazza — rispondi -. Lei ha una divisa, rappresenta il treno, le ferrovie italiane, questo paese. Si vergogni e chieda scusa”.
E, in quel momento succede un’altra cosa che non avevi previsto. Accade che abbassa lo sguardo, di colpo sembra aver cambiato atteggiamento. “Ok, tutto a posto — dice -. Non è successo nulla”. “Nulla è a posto. Mi hai dato della negra di m…”, interviene lei alle tue spalle. “E tu stai zitta, non vedi che sto parlando con lui!”.
Il tono ora è di nuovo alto. “Lui”, nel suo delirio, significa italiano. Connazionale. Uno dei nostri. Ecco quello che tu sei per lui. E, mentre li fissi entrambi, per qualche secondo, non riesci a non sentirti umanamente, moralmente, mentalmente, con ogni muscolo o nervo del tuo corpo, infinitamente più vicino a lei che a lui.
In quel momento, su quel vagone in corsa da qualche parte per la campagna toscana, per la prima volta forse nella tua vita ti senti straniero in Italia.
Se lui è l’italiano e lei la straniera, allora sei straniero anche tu. E mai, prima d’ora, è stato così disperatamente chiaro. L’uomo a quel punto si placa, ma è tardi. Il controllore è stato richiamato dalle urla e ha allertato il capotreno.
Pretendi che non finisca lì. E sei fortunato, perchè il capotreno è un uomo perbene. Ha lo sguardo di chi ne ha viste tante, troppe, ma non è tipo disposto a tollerare. Lo obbliga a scusarsi. A suo nome e a nome del treno.
In un mondo normale non finirebbe qui, ma basta uno sguardo tra te e il capotreno per capire che è meglio per lei se tutto quanto resta lì. Con tante scuse e nessun rapporto o segnalazione. Perchè è probabile che, tra i due, una volta che si va a scavare, sia lei quella che ha più da perdere. Non è giusto, ma è meglio così.
Lei ti ringrazia, ti abbraccia, ti dice che non sa come sdebitarsi, e che, anche volendo, non saprebbe come fare. Ed è strano, perchè sei tu che in quel momento vorresti scusarti con lei per quello che ha subìto, per quella violenza inaudita, per il silenzio complice di decine di persone, di italiani, che hanno assistito alla scena senza muovere un muscolo. Vorresti chiederle scusa per essere ospite di un paese che la tratta come una criminale perchè è donna e perchè è nera. Vorresti chiederle scusa, come italiano, e dirle che questa non è l’Italia, anche se non ne sei più così convinto.
Ti accorgi che è da un’ora che la conosci, ma non sai nulla di lei. C’è appena il tempo per scambiarsi i nomi, un frammento della sua storia, tra la Toscana e Parigi, tra il sogno di diventare una parrucchiera di successo e la realtà  di sfruttamento, lavori neri, precari e malpagati, ogni settimana uno diverso. Si chiama Mailuna, il nome è di fantasia, ma la violenza di quelle parole, la sensazione di essere stata violata nel proprio intimo, nell’indifferenza generale, quella è reale, viva, e non se ne andrà  con un bicchier d’acqua al vagone ristorante.
L’ultima cosa che vedi di lei, prima che scenda dal treno, è un sorriso. E ti sembra impossibile che sia della stessa ragazza che fino a mezz’ora prima stava per scoppiare in lacrime. E allora capisci che ne vale ancora la pena. Di restare umani. Di alzarsi in piedi e andare a occupare fisicamente quel posto dalla parte giusta della storia che decine di passeggeri e milioni di italiani hanno rinunciato a prendere.
Fai in tempo a chiederti dove sarà  ora Mailuna, cosa farà  stasera, quello che deve aver passato fino ad oggi, chi diventerà , dove la porterà  la vita tra cinque, dieci, vent’anni. E, per un attimo, le auguri che sia ovunque ma non in Italia. È un attimo, già , solo un attimo. Perchè, tra i due, tra Mailuna e quell’uomo sulla quarantina dalla montatura spessa, lo straniero non è e non sarà  mai lei.
Vorresti urlarglielo, ma è troppo tardi. È tardi per un sacco di cose. È accaduto ieri, poche ore fa, su un Frecciabianca, da qualche parte in Toscana, Italia, pianeta Terra, 2019.

Lorenzo Tosa
(da TPI)

Ps Giovedì Tosa ha ricevuto un messaggio dalla ventitrenne che, sforzandosi di scrivere in italiano, lo ha ringraziato: “Per tutto quello di ieri ti ringrazio ancora, ho visto la tua presenza ieri!!! Era il primo giorno che mi è capitato da quando sono arrivata in Italia, grazie alla tua presenza che mi ha fatto dimenticare tutto il dolore che c’era dentro di me”. Un testo arrivato dal cuore. “È uno dei messaggi più belli che abbia mai ricevuto”, ha scritto sotto al post
“Il comportamento del pulitore viaggiante, riportato da un viaggiatore al capotreno, è stato segnalato alla società  appaltatrice che gestisce il servizio di pulizia. Trenitalia – spiega l’azienda – vigilerà  affinchè la ditta, esterna al gruppo Fs Italiane, adotti tutti i provvedimenti ritenuti necessari. Scusandosi con la viaggiatrice, come già  fatto di persona dal capotreno, Trenitalia condanna l’episodio confermando la sua attenzione verso tutti i passeggeri e le loro esigenze”.

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LA DEPUTATA M5S SARLI VOTA CONTRO IL DECRETO CRIMINALE BIS

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

“SALVARE VITE NON E’ UN REATO”: OVAZIONE AL SUO CORAGGIOSO INTERVENTO CHE ROMPE IL FRONTE DEI SERVI COLLUSI CON I RAZZISTI

“Parlo a titolo personale perchè voto in dissenso sul provvedimento”. Così la deputata del M5s Doriana Sarli ha annunciato il voto contrario al decreto sicurezza bis in Aula, alla Camera. Le sue parole sono state applaudite più volte dai deputati del centrosinistra, alcuni alzandosi in piedi e applaudendola a lungo a fine intervento.
Sarli ha ricordato di aver presentato emendamenti, ma sono stati respinti, e ha sottolineato che il decreto “non ha carattere di urgenza e necessità ” e non si concilia con il rispetto delle convenzioni internazionali.
E ha concluso: “Il ministro dell’Interno vada a sedersi ai tavoli di concertazione europea. Lì deve fare la voce forte, non con la gente in mare”.
Ovazione in aula, da parte delle opposizioni, alla deputata m5s.
Il decreto, ha aggiunto Sarli, “si inventa una nuova tipologia di reato, il salvataggio delle vite umane. Il nostro ministero degli Interni deve andare a sedersi ai tavoli di concertazione a ridiscutere il regolamento di Dublino e lì fare la voce forte, non con la gente per mare. Tutti i paesi che vogliono stare in Europa devono essere obbligati ad accettare la redistribuzione delle persone”. E ancora, sul versante interno, “va garantito il diritto a manifestare il dissenso, non va criminalizzato”.
Sarli commenta: “Perchè nessuno debba rimanere indietro e per molte altre ragioni di civiltà  che non potrò motivare per il poco tempo a disposizione, annuncio il mio voto contrario al decreto in esame”. Lungo applauso dell’emiciclo di Montecitorio.

(da agenzie)

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DECRETO CRIMINALE BIS, 17 GRILLINI NON PARTECIPANO AL VOTO

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

PASSA ALLA CAMERA CON 322 SI’, 74 IN MENO DEL PRIMO DECRETO, ANCHE FICO ASSENTE AL VOTO

Il decreto sicurezza ha superato il primo scoglio alla Camera con 322 voti favorevoli, 90 contrari e l’astensione di Vittorio Sgarbi, del gruppo Misto.
Consensi più bassi rispetto al primo decreto che porta il ‘marchio’ del ministro dell’Interno Matteo Salvini e che a novembre a Montecitorio conquistò 396 sì, diventando legge.
Anche allora il governo chiese la fiducia (quella di ieri è l’ottava, confermata con 325 sì).
Ora per l’ok definitivo del provvedimento che introduce norme illecite contro i soccorsi in mare da parte delle navi delle ong, bisognerà  aspettare il Senato.
La maggioranza spera di chiudere prima della pausa estiva: nel calendario di Palazzo Madama, l’esame del provvedimento è previsto entro il primo agosto.
Come nel precedente decreto, Lega e Movimento 5 stelle hanno potuto contare sui voti di Forza Italia (nonostante il ‘record’ di assenze con 26 votanti sul totale di 104 forzisti) e Fratelli d’Italia, oltre al sì di Alessandro Colucci di Noi con l’Italia.
Identico anche il copione dei contrari con Pd, Liberi e uguali, 5 deputati del Misto (tra cui Sara Cunial, espulsa dal M5s) e Doriana Sarli del Movimento, già  critica sul ‘primo sicurezza’ e che ha annunciato il dissenso in Aula.
Assente al momento del voto, il presidente della Camera Roberto Fico che è uscito mezzora prima, lasciando il posto al vicepresidente Fabio Rampelli. A novembre disertò l’Aula spiegando, dopo, che fu una scelta per segnare la distanza dal provvedimento. Altri 17 grillini non hanno partecipato al voto.
Le novità  principali del ‘bis’ sono nei primi due articoli contrari alle norme internazionali e palesemente illeciti.
In particolare, il ministro dell’Interno può limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nelle acque territoriali per ragioni di ordine e sicurezza o in caso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Norma che viola la convenzione di Ginevra sul soccorso in mare.
Introdotta anche la maxi multa da 150mila euro fino a un milione per il comandante della nave che violi quel divieto e, in aggiunta, c’è il sequestro dell’imbarcazione. Altra norma che sarà  impugnata al primo sequestro.
Ma è a Palazzo Madama che i Cinque stelle ancora scottati dal via libera alla Tav potrebbero teoricamente riservare sorprese all’esecutivo.

(da agenzie)

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NAUFRAGIO AL LARGO DELLA LIBIA, 200 MORTI SULLA COSCIENZA DEI CRIMINALI CHE FANNO LA GUERRA ALLE ONG

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

70 CADAVERI IN MARE, OLTRE 100 I DISPERSI… L’ONU: “IL SOCCORSO IN MARE DEVE RIPRENDERE SUBITO”

Circa 200 persone sarebbero morte nel naufragio di un barcone al largo delle coste della Libia. Altrettante sarebbero invece state salvate e riportate nel paese nordafricano. La denuncia è dell’Unhcr, l’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati.
Secondo le èquipe di Medici senza frontiere che hanno soccorso i sopravvissuti, i testimoni hanno contato 70 cadaveri in acqua, mentre altre cento persone risultano ancora disperse. Msf parla anche di sopravvissuti in stato di shock con sintomi di preannegamento, ipossia e ipotermia.
“Se le stime fossero confermate, si tratterebbe della peggior tragedia di quest’anno nel Mediterraneo centrale – ha scritto su Twitter Charlie Yaxley, portavoce dell’Unhcr per il Mediterraneo –   Un promemoria, se necessario, che deve esserci un cambiamento nell’approccio alla situazione mediterranea. È urgente la necessità  di salvare vite in mare”. Anche Filippo Grandi, commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, parla di “peggiore tragedia in mare dall’inizio di quest’anno”.
Il barcone era partito come detto da Khoms, porto libico a circa 120 chilometri a est di Tripoli. A bordo, secondo i primi racconti dei sopravvissuti, c’erano circa 300 persone, ma non è ancora chiaro se nel naufragio siano rimasti coinvolte due imbarcazioni o una sola. I superstiti sono stati soccorsi da un pescatore e poi restituiti alla guardia costiera.
L’ennesima tragedia. E, purtroppo, tanti sano che no sarà  l’ultima: “Abbiamo sulla coscienza altri 150 morti in mare. Nessuno potrà  dire che non sapeva, nessuno si potrà  sentire estraneo, straniero, rispetto a quello che sta accadendo nel Mediterraneo. Perchè abbiamo impedito alle Ong di andare là  fuori a salvare vite. Ma quel che è peggio, lo abbiamo impedito alle nostre navi, alla nostra Marina Militare, che ha anche questo dovere”.
Così Pietro Bartolo, vicepresidente della commissione Libertà  Civili, Giustizia e Affari interni del Parlamento europeo, a proposito del naufragio al largo della Libia reso noto dall’Unhcr.

(da agenzie)

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CHE COMICHE: LEGA E M5S VOTANO CONTRO LO SGOMBERO DI CASAPOUND

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

I PRIMI DOVREBBERO ESSERE I GARANTI DELLA LEGALITA’, I SECONDI   PER SERVILISMO SMENTISCONO PERSINO LA LORO SINDACA DI ROMA

Alla Camera si sta discutendo il decreto sicurezza bis. Per questo motivo, il Partito Democratico aveva presentato un ordine del giorno sullo sgombero immediato di Casapound, soprattutto dopo che questa mattina, il sindaco di Roma Virginia Raggi si era presentata nella sede di via Napoleone III a Roma per notificare l’atto della rimozione della scritta con il nome del movimento dalla facciata del palazzo occupato.
L’ordine del giorno aveva come primo firmatario il dem Luciano Nobili, che è anche intervenuto in aula per spiegare le ragioni della sua decisione e di quella del Partito Democratico che ha presentato il documento nella fase di discussione: «Non si capisce perchè questo governo, che nella sua neolingua continua a utilizzare la parola sicurezza, non si occupi dello sgombero di Casapound — ha detto Luciano Nobili in aula — nel pieno centro di Roma».
L’ordine del giorno 34 con parere contrario del governo è stato così votato: favoreli 111, contrari 362. I no sono arrivati soprattutto dai banchi della Lega, anche se qualche lucetta verde si è accesa nello spicchio di emiciclo occupato da esponenti del Movimento 5 Stelle. L’esito della votazione in ogni caso è stato negativo.
Stupisce il voto contrario del Movimento 5 Stelle: proprio questa mattina, infatti, Virginia Raggi si era recata davanti all’edificio romano per notificare l’atto che impone la cancellazione della scritta dall’edificio. In passato, la sindaca si era espressa più volte favorevolmente (facendo votare anche una mozione in consiglio comunale) rispetto allo sgombero dell’edificio. L’opportunità  parlamentare offerta dal Pd, tuttavia, non è stata colta dai pentastellati che — anche su questo tema — continuano a votare insieme a Salvini.

(da agenzie)

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MATTARELLA: “CHIEDO IL RISPETTO DEL SENSO DELLE ISTITUZIONI”

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

MA QUANDO NOMINI MINISTRO DEGLI INTERNI SALVINI CHE COSA TI ASPETTI?

“Il Quirinale non compie scelte politiche”. Ad affermarlo, nel corso del suo intervento alla cerimonia del Ventaglio al Quirinale è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, sottolineando che le scelte politiche “competono e vengono contemplate dalle formazioni politiche presenti in Parlamento, nel rispetto della Costituzione”. Tuttavia all’arbitro spetta il compito di “richiamare al rispetto del senso delle istituzioni e ai conseguenti obblighi, limiti e doveri”.
Il capo dello Stato segnala che dopo le elezioni europee “si è conclusa una lunghissima campagna elettorale che ha prodotto divergenze, contrapposizioni e forti tensioni fra le forze politiche e dentro la maggioranza. Altri appuntamenti elettorali si prospettano. Va costantemente tenuto presente che le istituzioni della nostra Repubblica hanno bisogno di un clima di fattiva collaborazione, per decisioni sollecite e tempestive, per un buon andamento della vita nazionale”.
Mattarella ricorda il complesso negoziato con l’Ue sui conti pubblici e sottolinea che ”è stata saggia la scelta di un confronto dialogante e costruttivo con Bruxelles, con l’impegno a tenere i conti in ordine che ha incontrato il favore dei mercati e fatto scendere lo spread”.
Tenendo i conti in ordine, aggiunge il presidente della Repubblica, “si è evitato uno scenario che avrebbe pesantemente ipotecato il futuro del paese”.

(da agenzie)

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LA DIRETTA FB DI RENZI HA BATTUTO SIA QUELLA DI SALVINI CHE QUELLA DI DI MAIO

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

E LI SFIDA A UN CONFRONTO ALL’AMERICANA   DOPO IL PICCO DI ASCOLTI SUPERIORE… SALVINI SE NE GUARDERA’ BENE, LUI E’ ABITUATO SOLO AI MONOLOGHI SENZA CONTRADDITTORIO

Dalle 19 di mercoledì 24 luglio su Facebook si sono susseguite diverse dirette di vari esponenti politici: il primo è stato proprio senatore ed ex segretario del Pd, seguito poco dopo da Matteo Salvini e (ultimo in ordine cronologico) da Luigi Di Maio.
E l’ex premier, al termine della trilogia di video in diretta su Facebook, ha tirato le somme. In tutti i sensi.
Alle 20.38, al termine della diretta social di Luigi Di Maio — che ha esordito parlando di Tav per poi andare a toccare, inevitabilmente, la questione Lega-Russia dopo l’informativa al Senato del presidente Giuseppe Conte, accusando Matteo Salvini per la sua assenza, come fatto dallo stesso M5S che ha abbandonato l’Aula di Palazzo Madama — Matteo Renzi ha pubblicato su Twitter una foto-collage che immortala i picchi di ascolto dei tre discorsi social.
«Ho come l’impressione che i due di Beautiful stiano venendo a noia — ha scritto Matteo Renzi su Twitter -. Quando lasciate Facebook e accettate un confronto televisivo all’americana? Non potete continuare a fuggire, coraggio».
Insomma, quel numeretto in alto immortalato durante le tre dirette ha rinvigorito l’ego dell’ex presidente del Consiglio che — dopo aver già  sfidato Matteo Salvini a querelarlo durante il suo video su Facebook — chiede ai due leader di Lega e Movimento 5 Stelle un confronto all’americana in televisione.
Un dibattito a tre per affrontare tutti i temi.
In effetti, e su questo Matteo Renzi ha ragione — sia Salvini che Di Maio non hanno mai affrontato (da quando sono al governo) un dibattito televisivo con altri politici, ma si sono limitati a interviste con — al massimo — un botta e risposta con il giornalista.
Sta di fatto che, però, a dover partecipare a questo dibattito all’americana dovrebbe essere Nicola Zingaretti, in qualità  di segretario del Partito Democratico.
Ma il Pd è in grado di far emergere divisioni anche in queste occasioni.

(da “NextQuotidiano”)

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CUTOLO FA INTERVISTE DAL SUPERCARCERE DI PARMA: “MI HANNO OFFERTO UNA VILLETTA SE COLLABORO, MA IO NON TRADIRO’ MAI”

Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile

“VENNI A SAPERE DOVE ERA NASCOSTO MORO, LO FECI SAPERE A GAVA CHE MI DISSE DI FARMI GLI AFFARI MIEI”… IL MINISTERO APRE UN’INCHIESTA: “INTERVISTA MAI AUTORIZZATA, FATTO GRAVE”

“Ho seminato odio e morte ed è giusto che paghi. Ma che significa ridurmi in questo stato? Non è meglio la pena di morte? Un attimo di coraggio e poi finisce tutto, così invece è una sofferenza continua”.
È il passaggio di un lungo colloquio con il boss di Ottaviano Raffaele Cutolo, pubblicato sul Mattino a firma di Antonio Mattone.
Cutolo parla dal supercarcere di Parma, dove sta scontando diversi ergastoli per condanne di associazione camorristica e omicidi. Fu capo indiscusso della Nuova Camorra Organizzata, che si contrapponeva ai clan della Nuova Famiglia in una guerra che all’inizio degli anni 80 fece migliaia di morti.
Oggi, scrive il Mattino, appare trasfigurato rispetto alle immagini che lo hanno ritratto in questi anni. Ha il respiro affaticato, il volto smagrito, i capelli lunghi e la barba incolta, segno di una certa trascuratezza, anche se mantiene un suo contegno.
A Mattone Cutolo, in carcere dal 1963, racconta di quanto hanno provato a farlo pentire:
“Fino a due anni fa sono venuti per convincermi a parlare. Quando stavo nel carcere di Carinola mi proposero di andare in una villetta con mia moglie per fare l’amore con lei, ma io non ho voluto; non volevo far arrestare qualcuno per poter stare con Immacolata, non l’avrei mai accettato. Il pentimento è davanti a Dio”.
Sul caso Moro il boss racconta:
“Seppi da uno dei componenti della banda della Magliana, un tale Nicolino Selis, il covo dove era nascosto lo statista, e lo feci sapere ad Antonio Gava che però mi mandò a dire: don Rafè fatevi i fatti vostri”
Cutolo — ricorda Mattone — è l’unico detenuto in Italia a non avere contatti con altri carcerati. Anche l’ora d’aria la dovrebbe fare da solo. Il suo dolore più grande — racconta — è il pensiero di non poter più abbracciare la figlia al compimento dei 12 anni d’età :
“La prossima volta che verrà  a trovarmi sarà  l’ultima in cui potrò stare accanto a lei e abbracciarla; poi, quando avrà  12 anni e un giorno, si dovrà  accomodare dall’altra parte del vetro”.
Che direbbe Cutolo ai giovani criminali di oggi?
“Non c’è futuro per la camorra. Questi sparano nel mucchio, colpiscono persone e bambini che non c’entrano niente, noi invece andavamo mirati su una persona. Certo era sbagliato anche quello, ma almeno non colpivamo a casaccio, oggi non si capisce più niente […]. Non è meglio mangiare una bistecca fuori invece che qui dentro? Io ho fatto tanto male ed è giusto che resti qui dentro. Avevo un mio ideale ma quello che ho fatto è sbagliato”
L’intervista di Raffaele Cutolo al quotidiano Il Mattino “non è mai stata autorizzata dal ministero”. Lo scrive via Arenula in una nota, nella quale spiega che “si sta procedendo alla ricostruzione della catena di responsabilità  che ha portato a questo fatto increscioso e si prospettano provvedimenti esemplari”.

(da agenzie)

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