Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile
PER ESSERE SALITI A BORDO DELLA SEA WATCH IL 26 GENNAIO, MULTATI DI 2.000 EURO… CHIESTO L’INTERVENTO DEL PRESIDENTE DELLA CAMERA, E’ UN ATTO ARBITRARIO E INTIMIDATORIO… ANDREBBE DENUNCIATO CHI LO HA EMESSO
Dopo essere stati multati per essere saliti a bordo della Sea Watch 3 lo scorso 26 gennaio, tre deputati — Nicola Fratoianni (Si), Riccardo Magi (+Europa) e Stefania Prestigiacomo (Fi) — si sono rivolti al presidente della Camera avendo esercitato la loro funzione di sindacato ispettivo, una prerogativa costituzionale.
Siamo alle intimidazioni: i parlamentari che sono saliti a bordo della Sea Watch 3 lo scorso 26 gennaio sono stati multati (per 2mila euro).
Nicola Fratoianni, Riccardo Magi e Stefania Prestigiacomo hanno ora chiesto alla Camera di potersi avvalere dell’immunità parlamentare essendo saliti a bordo, in quell’occasione, proprio in qualità di deputati.
“Multati per il reato di solidarietà ”, afferma Fratoianni, leader di Sinistra italiana: “Di questo non posso che essere fiero. Ma la questione è un’altra. Siamo stati multati nell’esercizio delle nostre prerogative costituzionali. E cioè mentre stavamo effettuando una missione ispettiva”.
Fratoianni si trovava a bordo della Sea Watch, insieme agli altri due parlamentari, quando l’imbarcazione è stata bloccata dalle autorità italiane davanti a Siracusa. Fratoianni spiega ancora: “Per questo ci siamo rivolti al presidente della Camera dei deputati Fico e alla Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio. Si tratta di garantire la tutela di una prerogativa molto importante”.
È stata Stefania Prestigiacomo, parlamentare di Forza Italia, a spiegare di essersi rivolti al presidente Fico dopo aver ricevuto notizia della multa:
“I deputati multati per essere saliti sulla Sea Watch a gennaio scorso con l’obiettivo di verificare lo stato di salute dei 47 migranti a bordo hanno chiesto al presidente della Camera Roberto Fico di ricorrere alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, con l’obiettivo di far valere l’immunità alla luce dell’insindacabilità dell’attività ispettiva svolta. La vicenda è sempre la stessa — dice all’Adnkronos — noi stiamo stati multati perchè la Capitaneria di Porto ci ha contestato, con dei verbali, una serie di violazioni commesse. Noi ci stiamo opponendo perchè riteniamo di non aver commesso alcuna violazione, ma soprattutto di aver esercitato le nostre prerogative da parlamentari”.
Parla anche il terzo deputato, Riccardo Magi, di +Europa. Con l’Adnkronos commenta: “Il presidente Fico ha rimandato la questione alla Giunta per le autorizzazioni della Camera, che ci ha chiesto di inviare tutta la documentazione, come i verbali delle sanzioni, e le nostre argomentazioni a supporto del fatto che quella attività rientra in un atto di sindacato ispettivo dei parlamentari”.
L’obiettivo dell’iniziativa di Magi e degli altri due deputati è quella di “ribadire l’insindacabilità dell’attività ispettiva dei parlamentari, soprattutto se siamo di fronte a casi di prolungata restrizione di persone senza l’autorizzazione di un giudice, quindi di fronte a ipotesi di trattamenti inumani e degradanti e violazione dei diritti fondamentali”.
Il deputato di +Europa conclude: “Siamo saliti sulla nave per esercitare la nostra funzione di sindacato ispettivo, che è una prerogativa parlamentare, e prima di sbarcare ci è stata fatta una visita medica. Al grave abuso commesso da chi ha trattenuto per giorni sulla Sea Watch 47 persone, già provate dalla detenzione nei lager libici e dalla traversata, e l’equipaggio, se ne aggiunge uno ulteriore, piccolo e gratuito, al quale intendo oppormi in ogni sede”.
(da”Fanpage”)
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Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile
MANIFESTO’ AI CANCELLI DI ITALPIZZA… “IL FOGLIO DI VIA NON E’ UNO STRUMENTO PER COLPIRE SOGGETTI PER MOTIVI POLITICI”
L’ordine della questura era stato perentorio: per due anni non poteva mettere piede a
Modena. Un foglio di via nei confronti di una sindacalista del Si Cobas che tra novembre e dicembre 2018 era stata protagonista di manifestazioni sfociate “in vera e propria violenza” contro la polizia davanti ai cancelli di Italpizza, colosso dell’alimentazione al centro di una dura vertenza sulle condizioni di lavoro degli operai.
Ma i giudici del Tar di Bologna, dopo il ricorso della donna, hanno annullato il provvedimento e condannato il ministero dell’Interno a pagare 2 mila euro di spese.
Perchè l’appartenere “a movimenti sindacali particolarmente attivi sul piano delle manifestazioni a difesa dei lavoratori”, che a volte possono diventare violente, non può “automaticamente” etichettare una persona come “pericolosa per l’ordine pubblico”. Che è, appunto, uno dei presupposti per ricevere il foglio di via.
La sentenza del Tar ricostruisce i mesi caldi di fine 2018.
La sindacalista, difesa dall’avvocata Marina Prosperi, è una dirigente del Si Cobas, fra le protagoniste della battaglia contro il colosso della pizza congelata.
Le accuse, nei suoi confronti, sono diverse: ha indetto numerose manifestazioni non autorizzate davanti ai cancelli, “nel corso delle quali i partecipanti avrebbero attuato un blocco merci” fermando i camion.
Durante i presìdi, “si sarebbe creato un clima di tensione con le forze di polizia che in alcuni casi sarebbe sfociata in vera e propria violenza” contro gli agenti. Con un ruolo attivo della sindacalista, “che bloccava il traffico” e spingeva “energicamente” i poliziotti.
Per questi motivi la dirigente è indagata per resistenza a pubblico ufficiale e violenza privata. Alle spalle ha altre denunce. Il 3 maggio, il questore di Modena decide: foglio via, vietato l’ingresso in città per due anni “salvo specifica e preventiva autorizzazione”.
Cominciano, a questo punto, le contestazioni dei giudici del Tar. Dai precedenti penali che non possono essere considerati validi come motivazione perchè sono ancora in fase di giudizio (oltre a una “irrilevante” condanna per omicidio colposo) ai criteri che devono essere rispettati per infliggere un foglio di via, come quello di essere una “persona socialmente pericolosa”.
Vale la pena leggere per intero un passaggio: la sindacalista in questione “svolge il suo compito di rappresentate sindacale e se talvolta nel corso di manifestazioni a tutela dei lavoratori la sua condotta sia uscita o dovesse uscire dai canoni di legalità , sarà denunciata per la sua condotta”, senza però dover subire misure di prevenzione.
Che devono essere irrogate “a persone che vivono abitualmente di reati e la cui presenza in un certo territorio è l’occasione per commetterli”. Nessuna giustificazione delle violenze, beninteso, solo una valutazione degli strumenti più adatti.
Il foglio di via “non è uno strumento per colpire soggetti che, per motivi politici o sindacali, possono talvolta assumere atteggiamenti oppositivi con le forze dell’ordine”. Infine, non è stato valutato che le proteste “cui ha partecipato la ricorrente sono espressione della libertà di partecipare a manifestazioni sindacali”.
Per Marina Prosperi, legale della dirigente Si Cobas, “è un evidente segnale nei confronti della questura, che ha avviato altri dieci procedimenti simili. Tra l’altro in quelle situazioni di protesta il sindacato aveva ragione perchè contrastava un esercizio del potere datoriale discriminatorio e al limite della mortificazione dei dipendenti”.
Il Tar (presidente Giuseppe Di Nunzio, consigliere Umberto Giovannini, consigliere estensore Ugo De Carlo) ha dunque accolto il suo ricorso, annullato il foglio di via e condannato il ministero dell’Interno a liquidare 2 mila euro di spese.
(da agenzie)
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Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile
QUATTRO AGGRESSIONI E NOVE FERITI IN DIECI GIORNI, UN MORTO A MARZO: E NESSUN ARRESTO
13 luglio 2019. Un piccolo gruppo di braccianti agricoli sta attraversando la statale di Foggia est in bici per raggiungere i campi di lavoro. Nel mezzo del viaggio, alcuni di loro vengono colpiti alla testa da una raffica di sassi lanciati da un’auto.
Due giorni dopo succede la stessa cosa: altri braccianti salgono sulle proprie bici per arrivare nelle campagne e due di loro vengono feriti al cranio mentre attraversano la statale.
Il 17 luglio c’è ancora un altro episodio. Nella stessa zona, un ragazzo che abita in centro va a riprendere il proprio motorino nella periferia della città . Sale sul mezzo e attraversa la statale diretto verso i campi da lavoro. Un’auto lo raggiunge, gli si avvicina e lo sperona. Il ragazzo cade, sbatte la testa e perde un dente. Nello stato confusionale riesce a sentire i rumori dell’aggressore che colpisce il suo motorino.
Il 23 luglio, altre 3 persone in bicicletta stanno andando per conto loro sulla statale. Nel giro di un istante vengono colpite alla testa da alcuni oggetti non definiti lanciati da un’auto in corsa. Uno di loro, un gambiano di 22 anni, viene colpito con più forza e, cadendo, perde i sensi. All’ospedale di San Giovanni Rotondo dov’è ricoverato, gli diagnosticano un’orbita e uno zigomo fratturati.
«Avviene sempre più o meno all’alba: iniziamo a pensare che ci sia qualcuno che mette la sveglia per aggredirli». A parlare a Open è Alessandro Verona, responsabile del progetto Capitanata di Intersos, un’organizzazione no profit che si occupa di assistenza medica. Sono loro ad aver prestato la prima assistenza ai ragazzi rimasti feriti nelle aggressioni.
A partire dal 2018, Intersos ha iniziato a operare nella provincia foggiana per fornire assistenza socio-sanitaria informale ai migranti che lavorano nell’area.
«Qui a Foggia entrano in gioco due fattori» spiega Verona. «Da una parte c’è una presenza non piccola di lavoratori stranieri che stagionalmente arrivano per lavorare nei campi». Presenza testimoniata solo parzialmente dai centinaia di migranti che ogni estate arrivano in Puglia, come aveva raccontato a Open Giovanni Mininni di Flai Cgil.
«Dall’altra, queste persone vivono in condizioni di grandissima fragilità », continua Verona. «Chi vuole offendere e minacciare si sente molto meno in pericolo nel farlo che se colpisse altre categorie».
I carabinieri sono riusciti a recuperare le immagini delle aggressioni del 15 luglio grazie ad alcune telecamere presenti nella zona. Ma mentre le indagini proseguono, altri braccianti vengono aggrediti appena una settimana dopo.
La difficile routine dei braccianti è spesso raccontata attraverso le cronache dai ghetti, come quelle del Borgo Mezzanone, sgomberato l’ultima volta l’11 luglio di quest’anno.
Ma gli aggressori non si selezionano le vittime in base al luogo di residenza: come racconta Verona, tutte le persone colpite vivono in luoghi diversi dell’area, siano i ghetti della Capitanata o normalissime case in affitto.
Persone che spesso si muovono con i propri mezzi per andare a lavoro, senza ricorrere ai pericolosi mezzi di fortuna usati dai caporali nei loro viaggi verso i campi.
«Negli ultimi dieci giorni la situazione è diventata critica», continua Verona, che parla di veri e propri tentativi di omicidio. I braccianti stessi, assistiti nelle strutture di Intersos, hanno raccontato di un’escalation di violenze da giugno del 2018 fino a quelle di pochi giorni fa.
«La situazione è peggiorata, ci raccontano. E non si tratta di qualche episodio isolato: siamo davanti a una catena di aggressioni che scaturisce dall’aumento delle tensioni a livello nazionale, non solo locale».
I medici e i mediatori di Intersos mantengono contatti continui con i migranti che soccorrono (in gran numero subsahariani) e, insieme all’associazione Asgi, tentano di fornirgli un’assistenza a tutto tondo. Sono loro che hanno accompagnato molti degli aggrediti in questi giorni a sporgere denuncia: «Da parte loro c’è un senso di enorme ingiustizia. Non sappiamo fino a che punto queste violenze possano condizionare le reazioni di questi lavoratori».
Il 28 marzo scorso, un ghanese di più di 50 anni, Daniel Nyarko, stava tornando nella masseria nell’area di Borgo Mezzanone dove lavorava come cuoco. Aveva fatto la spesa e stava percorrendo la strada in bici. Daniel è stato ucciso a colpi di pistola da un aggressore ancora ignoto: «A oggi non sappiamo nè chi sia stato, nè quale sia l’arma usata. La sensazione di impotenza è ai massimi storici».
(da Open)
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Luglio 26th, 2019 Riccardo Fucile
COS’E’ “IL CAVALLO DI RITORNO”, IL TIPO DI ESTORSIONE POSTO IN ESSERE DAI DUE CRIMINALI… PERCHE’ I DUE CARFABINIERI NON HANNO AVUTO COPERTURA DI ALTRI MILITARI, SE SI TRATTAVA DI UNA TRAPPOLA?
Soldi in cambio della restituzione di qualcosa che è stato rubato: ecco cos’è il cavallo di
ritorno. Una pratica ovviamente illegale, tecnicamente un’estorsione che viene messa in pratica dai ladri o da chi è venuto in possesso di qualcosa che è stato rubato – una borsa, un cellulare, uno scooter, un’auto – e si mette in contatto con il proprietario per ottenere denaro in cambio della restituzione dell’oggetto.
È per questo tipo di estorsione che Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma, stava intervenendo nel quartiere Prati. Un termine gergale che anche i carabinieri utilizzano per definire la situazione in cui il militare si è trovato.
Cerciello Rega e il suo collega stavano facendo un controllo su due soggetti che trasportavano una borsa sospetta, probabilmente rubata poco prima a una donna. Secondo una primissima ricostruzione la donna avrebbe chiamato il suo cellulare e preso accordi con i ladri per riavere la borsa ma all’incontro si sarebbero invece presentati i militari, avvisati dalla vittima. A quel punto sono stati aggrediti.
Resta lo sconcerto, se si trattava di una “trappola”, come i due carabinieri abbiano agito senza copertura di altri militari appostati e pronti a intervenire come sarebbe logico in operazioni di questo genere.
È successo poco dopo le tre del mattino, in via Pietro Cossa, quartiere Prati, pieno centro cittadino.
Mario Cerciello Rega, vice brigadiere di circa 35 anni, sposato da circa un mese, durante il servizio in borghese stava facendo un controllo su due persone che trasportavano una borsa sospetta, probabilmente rubata poco prima a una donna. Secondo una primissima ricostruzione la donna avrebbe chiamato il suo cellulare e preso accordi con i ladri per riavere la borsa, un “cavallo di ritorno”, ma all’incontro si sarebbero invece presentati i militari, avvisati dalla vittima. Il vice brigadiere sarebbe stato ucciso per cento euro, quelli chiesti dai due per restituire la borsa
Quando i militari li hanno bloccati, uno dei due ha estratto un coltello e ha pugnalato il vice brigadiere con otto coltellate, una delle quali sferrata all’altezza del cuore, un’altra alla schiena. L’uomo è stato portato d’urgenza all’ospedale Santo Spirito dove è morto, dopo un drammatico tentativo di rianimazione. L’altro carabiniere è rimasto lievemente ferito nella colluttazione.
I due sospettati, forse di origine nordafricana, sono adesso in fuga. Secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe di due uomini alti circa 1 metro e ottanta. Uno dei due uomini è biondo, con i capelli mesciati, indossa un paio di jeans e una camicia a scacchi; l’altro ha un vistoso tatuaggio sul braccio destro. Elementi che potrebbero comportare ulteriori approfondimenti per stabilire la loro identità e provenienza. La procura ha aperto un’inchiesta per omicidio.
(da agenzie)
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Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile
CRESCE IL NUMERO DEI PARTECIPANTI PREVISTI, SI PREVEDONO 100.000 PERSONE… SALVINI MANDA ADDIRITTURA 500 AGENTI, ATTIVATI STRANAMENTE I SERVIZI SEGRETI…SIAMO TORNATI ALLA STRATEGIA DELLA TENSIONE?
I primi controlli in Val di Susa sono già scattati. Il Viminale ha schierato 500 uomini delle Forze dell’Ordine. Non solo. È sceso in campo un intero sistema internazionale per contrastare il corteo dei No-Tav di sabato nel caso dovesse sfociare in atti di violenza o in tentativi di sabotare il cantiere di Chiomonte.
“Abbiamo attivato canali informativi esteri per acquisire elementi utili a prevenire i disordini”, è ciò che ha riferito il Direttore dell’Agenzia Informazioni per la Sicurezza interna (Aisi), Mario Parente.
Per capire a che livello è arrivata la preoccupazione, basti pensare che il corteo contro l’Alta velocità Torino-Lione è diventato argomento di discussione durante l’audizione al Copasir. E i No-Tav rispondono così: “Salvini è preoccupato? Siamo felici”.
Ecco le premesse.
A Venaus, luogo in cui partirà la marcia e dove è iniziato il campeggio ‘Alta felicità ‘, sono attese centomila persone da tutta Europa. Nelle stazioni ferroviarie infatti sono iniziati i primi interventi degli agenti che identificano chi scende dai treni in arrivo a Torino.
L’ordine del ministero degli Interni è chiaro: “Non tollereremo violenza contro le forze dell’ordine, niente resterà impunito”, ha detto Matteo Salvini.
Dimenticando che le provocazioni possono arrivare anche dalle forze dell’ordine, basta poco per scatenare una reazione.
In allarme anche il prefetto di Torino Claudio Palomba: “L’auspicio è che tutto si svolga con tranquillità , stiamo monitorando con molta attenzione la situazione, questo è il nostro compito”.
La tensione cresce. Per adesso nelle parole, sabato si vedrà .
Francesco Richetto, valsusino, storico attivista del movimento No Tav, interviene su Salvini: “Ci sono persone che vogliono realizzare un progetto devastante per il nostro territorio. E se Salvini è preoccupato, noi siamo felici. Penso che sia reciproco”.
Il clima che si respira alla vigilia è questo. Le Forze dell’Ordine sono mobilitate anche per le ore notturne, il momento più critico.
I No Tav parlano di una manifestazione in cui sarà dimostrata “fin da subito la nostra vitalità ” e preannunciano problemi di ordine pubblico.
Questa è la reazione al via libera all’opera dato dal governo guidato dal premier Conte.
I parlamentari M5s continuano a ribadire la loro contrarietà all’opera pur assecondando la scelta dell’esecutivo a trazione leghista. E così sono finiti nel mirino dei No-Tav, così come è diventato bersaglio di recriminazioni il ministro Danilo Toninelli, il quale ribadisce che “l’opera è un bidone ma il governo deve andare avanti”.
Difficile infatti, anzi è totalmente esclusa, la presenza di deputati e senatori M5s alla marcia. Non sarebbero ben accetti.
E non hanno più il sostegno neanche dei consiglieri comunali di Torino. “La vostra inutilità è disarmante. Punto”. È il commento secco di Andrea Russi a una nota dei parlamentari piemontesi pentastellati sulla Tav.
La scissione potrebbe essere vicina e mentre i parlamentari, nel week end, staranno lontani dalla Val di Susa, qualche consigliere in odor di fuga dal Movimento potrebbe vedersi.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile
CONTE (CON TRIA E DI MAIO) FRENA SULLA FLAT TAX E AVALLA UN MINI-TAGLIO DEL CUNEO FISCALE… COSI SVENTOLA UN DRAPPO ROSSO SOTTO IL MUSO DI SALVINI
Metà pomeriggio, 16.40 circa. Matteo Salvini è alla Galleria del Cardinale, ala maestosa
del principesco palazzo Colonna, per un convegno sul 5G organizzato dalla associazione ‘Fino a prova contraria’ di Annalisa Chirico.
à‰ passata appena un’ora e mezza dal faccia a faccia con Luigi Di Maio ed è già tempo di una nuova provocazione: “Voglio ancora capire quale è l’idea di manovra economica per il Paese”.
E poi giù con il ritornello del governo che non deve obbedire a Bruxelles, corredato di messaggio-diktat ai 5 stelle, a Giuseppe Conte e a Giovanni Tria: “O tutti sono disponibili” a essere “coraggiosi” nei confronti dell’Europa o questo è un problema.
In quello stesso momento, a 500 metri di distanza, il premier è chiuso a palazzo Chigi con i leader di Cgil, Cisl e Uil. Con lui c’è Di Maio, Tria arriverà poco dopo perchè impegnato in un’intervista in tv, ci sono ministri e sottosegretari pentastellati. Per la Lega non c’è nessuno.
Conte detta i tempi della manovra, che non sono quelli di Salvini. Frena sui sogni fiscali del Carroccio, parlando di un disegno ancora da costruire. Lo spin velenoso dei 5 stelle completa il quadro: “C’è Tria, questo è il vero vertice sulla manovra”.
Altro che il tavolo che si è tenuto al Viminale dieci giorni fa. Ci sono due governi, due manovre. Da un lato Conte e Tria, con i 5 stelle che provano ad accodarsi. Dall’altro la Lega, furibonda per le mosse della triplice alleanza.
Eccolo il drappo rosso di Conte posizionato sotto il naso di un Salvini che freme per incassare, provando a travolgere tutto, a iniziare dalla prudenza del premier e del ministro dell’Economia sui conti pubblici e su una legge di bilancio che tutto può fare tranne che stravolgere il già fragile compromesso raggiunto per ben due volte con Bruxelles in appena sei mesi.
Le parole del vicepremier sull’informativa di Conte in Senato bruciano e il presidente del Consiglio decide di replicare provando a sfidare Salvini sul terreno conteso da mesi, probabilmente da quando il governo è nato: la titolarità dell’esecutivo, la patria potestà da imporre sui figli ribelli che litigano, brandiscono crisi e poi si riparlano, ma che intanto non si preoccupano dei danni che provocano al Paese.
A testa bassa – questa è l’immagine che Conte vuole dare di sè – il premier riparte dall’abc dell’azione di governo: riperimetrare i confini del suo ruolo, provare a farlo quantomeno.
Il primo tentativo di Conte si gioca sulla manovra. Se Salvini continua a spingere per arrivare a un testo già ad agosto, tirando dentro la flat tax, il premier invoca prudenza, chiede e promette collaborazione ai sindacati.
Soprattutto – e qui emerge il primo elemento della declinazione doppio governo per una doppia manovra – detta i tempi.
La road map di palazzo Chigi dice lavorare ad agosto e nuovo confronto a settembre con le parti sociali. Sono i tempi classici, quelli che solitamente caratterizzano la genesi della legge di bilancio, che va presentata in Parlamento entro il 20 ottobre.
Niente anticipi, niente fughe in avanti. La convinzione è forte e radicata: sono passate poche settimane dal rischio di ritrovarsi scaraventata addosso la procedura d’infrazione per debito eccessivo, lo spread è ritornato sotto i 200 punti, la nuova Europa è in fase di avvio e tutt’altro che orientata ad avere un atteggiamento di favore nei confronti dell’Italia.
I tempi, insomma, sono tutt’altro che maturi. E proprio nel giorno in cui la Lega rilancia la flat tax, con nuovi dettagli sull’impianto e sui costi, Conte azzoppa tutto: “Va chiarito un punto: non c’è ancora alcun progetto di riforma fiscale a livello istituzionale. Siamo ancora alla fase della elaborazione e nella quale raccoglieremo anche le vostre istanze”, dice rivolgendosi ai leader dei sindacati.
Non ci sono numeri e tabelle, ma solo idee e parametri, questi sì chiari.
Tocca a Tria illustrarli in un’intervista a Skytg24: il deficit sarà “contenuto”. Anche qui uno stop a Salvini: va bene tutto, va bene allungare la lista della spesa ma nessuna illusione su un extra-deficit salvifico da parte di Bruxelles o una trattativa così spinta da parte dell’Italia. Un punto di contatto c’è, anche se tutto da costruire e anche qui i tempi non coincidono. Gli 80 euro di Renzi scompariranno e si trasformeranno in minori tasse. Un’operazione fiscale che permetterà di recuperare 10 miliardi (la spesa per finanziare gli 80 euro ndr.) e di metterli a disposizione per tagliare l’Irpef attraverso il meccanismo della flat tax.
Ma c’è bisogno di tempo perchè per la flat tax servono almeno 12-15 miliardi e quindi sarà necessario tagliare alcune detrazioni.
à‰ un lavoro delicato, spiega il ministro dell’Economia, perchè il campo è minato: ci sono le agevolazioni fiscali per la sanità e quelle per la scuola che è meglio non toccare, servono “scelte politiche”.
E le scelte politiche richiedono tempo, mediazioni, analisi di fattibilità . Tanto più che anche i 5 stelle hanno da dire la loro. Fonti del Movimento, infatti, hanno fatto sapere che durante l’incontro governo e sindacati “hanno condiviso il principio della progressività della tassazione”.
Flat tax sì, ma non come la vuole la Lega. Tempo e mediazioni lo richiede anche il lavoro più generale sulla manovra.
E infatti Conte preannuncia già altri due incontri – uno il 29 luglio e l’altro il 5 agosto – sul Sud e sul lavoro. Si svolgeranno ancora a palazzo Chigi, saranno sempre presieduti dal premier. Saranno rispettivamente il secondo e il terzo incontro. Dopo il primo, quello che il premier battezza con un video su Facebook come l’inizio “ufficiale” dei lavori preparatori per la manovra. Altro che il tavolo del 15 luglio al Viminale.
Appena finisce di illustrare il cantiere della manovra in tv, Tria si precipita a palazzo Chigi per unirsi alla narrazione di Conte.
Solo quando i partecipanti sono alle battute finali compare il ministro leghista Gianmarco Centinaio. Ma i giochi sono già fatti. Il premier ha deciso che la manovra sarà fatta con Tria, rifiutando e respingendo il tentativo di sovrapposizione portato avanti da Salvini.
E i 5 stelle? Ammaccati dalla vicenda della Tav, ultimo episodio di un galleggiamento di governo che implica concessioni pesanti, i pentastellati provano a spalleggiare l’asse Conte-Tria, stando però attenti a non schiacciarsi troppo su posizioni moderate che potrebbero costare caro.
L’immagine di Di Maio sul balconcino di palazzo Chigi per festeggiare il deficit al 2,4% e la famigerata abolizione della povertà non si cancella facilmente. Di Maio lancia sul tavolo di palazzo Chigi un ambizioso Piano per la casa: ricostruire e e ristrutturare 600mila alloggi già esistenti e abbandonati per destinarli a giovani coppie, single e famiglie a basso reddito.
Prova a rilanciare il cavallo di battaglia del salario minimo e promette di tagliare il cuneo fiscale per 4 miliardi se gli imprenditori sosterranno i costi del salario minimo. Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia gli risponde dopo pochi minuti: ”à‰ poco, è poco”.
Un guizzo stroncato prima ancora di prendere quota. Non solo dagli industriali. Massimo Garavaglia e Massimo Bitonci, rispettivamente viceministro e sottosegretario al Mef in quota Lega, stroncano il mini intervento sul cuneo fiscale dei 5 stelle e aggiungono: “Condividiamo i dubbi di chi sostiene che 4 miliardi di tagli alle tasse siano davvero pochi”.
Nella schizofrenia di un governo che sulla manovra parla con due voci c’è anche questo: rivendicazioni e passi in avanti subito bloccati.
Alla fine del vertice, Maurizio Landini fotografa la situazione: “Bisogna che si mettano d’accordo, per noi il governo è uno, la sede è la presidenza del Consiglio, devono mettersi d’accordo loro”.
Già , mettersi d’accordo. Sempre più difficile per un governo che si ricompatta solo quando una parte cede all’altra. Il tratto resta quello della distanza, come sulle Autonomie.
L’ennesimo incontro sul tema si è tenuto all’ora di pranzo a palazzo Chigi, presieduto da Conte. Intorno al tavolo il ministro 5 stelle per i Beni culturali Alberto Bonisoli e la madrina della riforma, la ministra leghista Erika Stefani. Un passo in avanti sui beni culturali, uno indietro su quelli archeologici secondo il Carroccio. La strada è ancora lunga: non sono state definite le competenze che passeranno dallo Stato alle Regioni che hanno fatto richiesto di autonomia differenziata e non c’è ancora l’accordo sullo schema finanziario, cioè se e come le Regioni potranno gestire gli eventuali risparmi. Anche su questo il governo ha le sembianze di un Giano bifronte.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile
APPENA SI PARLA DI MANOVRA, RISCOPPIANO TENSIONI E DIVISIONI
Non si è trattato di un pranzo con tanto di cerimoniale ad esaudire qualsiasi desiderio dei commensali. Ma di un confronto dopo che per giorni si sono puntellati e inviati mezze frecciatine, e non solo, che avevano il sapore di una lite in corso.
Di certo, però, quando da poco scoccano le 13, si ritrovano uno di fronte all’altro, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Un’ora di colloquio, diffondono gli spin dei due dioscuri, in cui avrebbero fatto il punto della situazione politica alla luce degli avvenimenti dell’ultima settimana. Scontato.
Filtra poco, pochissimo. L’obiettivo è veicolare il minimo indispensabile per non alimentare una distanza che di fatto si scorge plasticamente.
Perchè è vero che la finestra elettorale si sta per chiudere. Ma è altresì vero che i tormenti rimangono, i malumori persistono e la sensazione è che il prosieguo della liason sia più una navigazione a vista. Sembra, per dire, più un vertice per zittire i cronisti che per sciogliere i nodi che restano tutti sul tavolo.
Da qui si parte. I due sorseggiano solo un caffè, accompagnato da un bicchiere d’acqua. E per 60 minuti di orologio, senza addentare alcunchè, il dialogo appare franco.
Al punto che entrambi mettono sul tavolo le fibrillazioni dei gruppi parlamentari. Con i leghisti, in particolare i nordisti, che reclamano il ritorno alle urne perchè “dai territori non ne possono più dei vostri di No”. E
cco perchè a un certo punto il leader del Carroccio avrebbe insistito sulla questione: “Il problema non sei tu, caro Luigi, lo so. Ma la politica dei No e dei blocchi da parte di molto dei tuoi. Hai visto che avevamo ragione sulla Tav?”. Dall’altra parte anche Di Maio avrebbe confessato le tensione delle sue truppe su alcuni dossier. L’alta velocità Torino-Lione su tutti. Alal fine entrambi si rassicurano. E decidono di comune accordo che “al momento” si va avanti.
Al momento, appunto. Non è dato sapere come e perchè. Se con un tagliando al contratto di governo. O se con un rimpasto.
Di certo, preferiscono non entrare nei dettagli perchè nei prossimi giorni, si dovranno confrontare con il premier Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo che è il grande assente a palazzo Chigi nel momento del disgelo dei due vicepremier.
E sarà nuovamente nella sede del governo che si rivedranno, questa volta anche con il presidente del Consiglio, per fissare la roadmap delle prossime settimane. Che quasi certamente ruoterà attorno alle questioni economiche.
Dove le distanze tra Di Maio e Salvini appaiono siderali. Il capopolitico dei cinquestelle sposa la linea Conte-Tria che si traduce in un no alla flat tax, ma in un sì alla tassazione progressiva e al taglio del cuneo fiscale. Il tutto rispettando i paletti fissati dalla commissione Ue.
Da par suo, il Capitano della Lega, invece, si mostra inflessibile sulla questione. Il ministro dell’Interno vuole andare a battere i pugni “ai tecnocrati di Bruxelles” e si mostra inflessibile sulla flat tax: ” Voglio ancora capire qual è idea di manovra economica per il paese, deve un forte taglio di tasse evidentemente aprendo un confronto anche con Europa. E non lo fai se obbedisci riga per riga alle imposizioni di Bruxelles”.
Dunque, al netto della fotografia simbolica dei due seduti a palazzo Chigi che ripetono l’uno l’altro che “andranno avanti”, sullo sfondo restano le ferite.
L’assenza del padrone Giuseppe Conte. Come se i due, Di Maio e Salvini, volessero lasciare intendere che l’avvocato del popolo resta solo e soltanto un tecnico, al massimo il garante del contratto di governo.
In Transatlantico i leghisti mormorano che “non è ancora detto che la crisi sia congelata”. L’emiciclo di Montecitorio ribolle e dà il via libera al decreto sicurezza-bis con 322 sì, 90 no, e un astenuto. Ma c’è un dettaglio che è più di un segnale: 17 grillini, compreso il presidente della Camera, Roberto Fico, non partecipano al voto. Da qui la necessità , sussurra un soldato di leghista, “che dovremo stare attenti la prossima settimana al Senato, dove la maggioranza è risicata”.
Ed è quest’ultimo un elemento di forte preoccupazione da parte del Carroccio. Perchè il decreto sicurezza-bis adesso approderà palazzo Madama. Insomma, lo scenario resta fluido. Non a caso, ieri sera, un pezzo da novanta del Carroccio, come il sottosegretario alla Difesa Raffaele Volpi, è stato avvistato a cena con Denis Verdini, nel ristorante del figlio dell’ex plenipotenziario di Forza Italia.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile
MENTRE DI MAIO E SALVINI S’INCONTRANO A PALAZZO CHIGI, IL PREMIER MARCA LE DISTANZE E IL GELO CON I SUOI VICE
La canicola del sole arroventa piazza Colonna, ma quando Giuseppe Conte esce è
impeccabile. Accanto a lui la squadra della comunicazione, l’assistente particolare, il capo di gabinetto. “Dove andiamo? A pranzo”.
Il premier solca la folla di cronisti, che non si aspettavano di ritrovarselo di fronte. A Palazzo Chigi è infatti in corso un faccia a faccia tra i suoi due vice, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Quando si vede del movimento all’ingresso i reporter scattano. “Oh, daje, sta a uscì Salvini”. E invece si materializza Conte. “Dobbiamo lavorare, non chiacchierare”, spiega tagliando corto, solcando a passo svelto i sampietrini arroventati. Direzione un ristorante di sushi, a pochi passi dalla Camera, dove si rifugia con i suoi in una bolla di aria condizionata.
Nelle pieghe della giornata si annidano ancora le scorie di un mercoledì denso di nubi elettriche. La scelta del Movimento 5 stelle di disertare l’aula del Senato dove era andato a riferire sul caso Russiagate, anzitutto. Una scelta in polemica con Salvini, certo. Ma non concordata nè coordinata, che lo ha lasciato solo e esposto alle polemiche nel mezzo del Parlamento, in un corto circuito politico-comunicativo dove l’uno rivendicava la centralità delle istituzioni e gli altri — spaccandosi — platealmente le abbandonavano. E quella di Salvini, che in risposta alla difesa fatta dal premier anche nei suoi confronti in aula in tutta risposta ha continuato a tirargli bordate.
Così quando Conte esce marca nei fatti, nella prossemica della giornata, una distanza puntuta e irritata nei confronti dei suoi vice.
Una distanza ancora più netta, se non fosse bastato quel che già stava succedendo. Perchè il capo politico M5s e il segretario della Lega si stavano incontrando a dieci metri dall’ufficio del premier. Senza che lui fosse partecipe. “Tutto normale — spiegano fonti M5s — era un incontro tra i due leader a capo delle forze che sostengono la maggioranza”. “Non era un vertice — concorda una fonte interna a Palazzo Chigi — ma un incontro politico”.
Ma normale non lo è tanto. Lo si evince quando il capo del governo, rientrando sempre a piedi, si ferma a parlare con i giornalisti che lo aspettano, mettendo dei pesanti puntini sulle i. “Che io possa andare in Parlamento a cercare una maggioranza alternativa quando invece andrei in Parlamento per trasparenza nei confronti dei cittadini e rispetto delle istituzioni, è una cosa assolutamente fantasiosa”, ha spiegato in risposta a Salvini. Spiegando che non ha alcuna intenzione di fare un suo partito e chiosando sulla necessità di “volare alto”, una risposta stizzita alle continue polemiche degli ultimi giorni.
L’avvocato del popolo italiano si infila di nuovo nella sede dell’esecutivo, dove presiede un incontro con i sindacati. Insieme a Giovanni Tria, e anche a Di Maio, contesto sottolineato dalla comunicazione M5s per tentare di dissipare il gelo.
Gli stessi che rimarcano anche come la presenza del ministro dell’Economia contraddistingua quello di oggi come il vero tavolo di concertazione sulla manovra, in contrapposizione con quello del Viminale, mentre Salvini spara bordate su Europa e manovra da Milano.
Il caos regna ancora sovrano nel caldo che non molla, tra un pranzo, un sushi e l’ennesima polemica di giornata, quando arriva un colonnello del Movimento e fotografa così la situazione incrociata di vertici e incontri: “Ma alla fine, Conte, per come si è costituito questo governo, è una figura istituzionale. Politicamente è espressione di sè stesso”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 25th, 2019 Riccardo Fucile
ERA ALLA DERIVA, IL COMANDANTE HA FATTO IL SUO DOVERE: “TORNEREMO A CASA SOLO DOPO AVER CONOSCIUTO LA LORO SORTE”…INDEGNA MANFRINA TRA MALTA E ITALIA, POI SI MUOVE FINALMENTE LA GUARDIA COSTIERA ITALIANA
«Non li avremmo mai lasciati alla deriva, torneremo a casa dalle nostre famiglie dopo che avremo conosciuto la loro sorte». Lo dice il comandante Carlo Giarratano del motopeschereccio di Sciacca (Ag) «Accursio Giarratano», che dalla notte tra mercoledì e giovedì è bloccato in mare aperto dopo che l’equipaggio ha soccorso una cinquantina di migranti a bordo di un gommone, a circa cinquanta miglia da Malta.
La situazione di stallo è determinata dal fatto che Malta nega l’approdo alla nave italiana; ma poco le 22 il braccio mdi ferro è stato risolto dalla Guardia Costiera italiana che è andata in soccorso del peschereccio, ha preso in carico i migranti per portarli a Lampedusa..
Della situazione è stata informata anche la capitaneria di Porto Empedocle. «Non conosciamo la loro nazionalità , non possiamo lasciarle alla deriva, vorremmo poterle consegnare ad una autorità marittima disponibile, sia italiana che maltese» hanno fatto sapere dal peschereccio.
La nave è rimasta bloccata al largo di Malta, in acque internazionali, in attesa di istruzioni. Fino a quando una unità della Guardia Costiera italiana da Lampedusa si è mossa per prestare assistenza alla «Giarratano».
Da Sciacca ha parlato anche l’armatore della nave, Gaspare Giarratano: «Noi soccorriamo con tutto il cuore i migranti in difficoltà , e lo facciamo anche come omaggio alla memoria di mio figlio morto» ha detto all’agenzia Ansa. «E tutte le volte noi facciamo il nostro dovere, sbracciandoci e aiutando uomini, donne e bambini, perchè è giusto così»
Secondo la ong Sea Watch nelle giornata di giovedì almeno 7 gommoni sono partiti dalle coste libiche tentando di raggiungere l’Europa, tra questi quelli affondati e che hanno provocato la morte di almeno 150 persone. Ma nessuna nave, in queste ore, sta pattugliando la zona per prestare loro soccorso.
(da “il Corriere della Sera”)
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