Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
UN AFFARE DA 300 MILIONI DI EURO, TUTTI I SEI LOTTI ASSEGNATI A UN IMPRENDITORE VICENTINO DI NOME PUTIN … INSERITA UNA CLAUSOLA AD HOC CHE FAVORISCE L’AZIENDA VINCITRICE
Un appalto da 300 milioni di euro ritenuto “non regolare” e una risoluzione che la maggioranza di centrodestra a trazione leghista in consiglio regionale del Veneto non voleva neppure votare.
Di approvarla, poi, non se ne parla nemmeno, visto che avrebbe rimesso in discussione i criteri di assegnazione di un affare enorme, la ristorazione in tutti gli ospedali regionali, che è stato vinto da un solo gruppo, Serenissima Ristorazione.
Infatti, come accaduto due settimane fa, tutti i consiglieri che appoggiano la giunta di Luca Zaia si sono alzati dai loro scranni, a Palazzo Ferro Fini, per far cadere il numero legale. E così la “risoluzione 115” ha ottenuto 9 inutili voti a favore (M5S, Pd, Liberi e Uguali), le astensioni sono state due, mentre tutti gli altri consiglieri hanno lasciato l’aula.
Eppure si trattava di poche parole, limpide e semplici, che non facevano altro che riprendere le affermazioni dei giudici del consiglio di Stato e di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione: “La Giunta regionale si impegni, nel solco di quanto deliberato dall’Anac, alla corretta riedizione della gara per l’affidamento del servizio di mensa ospedaliera a favore delle Ulss Venete”.
In particolare, chiedeva alla giunta di rifare tutta la gara “in ossequio all’articolo 51 del codice dei contratti pubblici e dei principi comunitari di libera concorrenza, partecipazione, proporzionalità e non discriminazione”.
Ma anche nel rispetto “dei principi costituzionali di efficacia, economicità , efficienza, imparzialità , pubblicità , trasparenza e giusto procedimento”.
“La politica deve rimanere fuori dalle gare e dagli appalti” aveva detto il 5 luglio il capogruppo leghista Nicola Finco, come se il consiglio regionale non si debba occupare di uno dei più grandi appalti mai assegnati con “gara a procedura aperta”. Concetto ribadito per la seconda volta dalla fuga dei consiglieri davanti al voto.
Rimasto a lungo sottotraccia, lo scandalo del maxi appalto da 300 milioni di euro per i pasti di pazienti e personale ospedaliero è deflagrato. Ma non è bastato a far recedere la maggioranza il precedente consiglio regionale straordinario che si era occupato della gara bandita due anni fa da Azienda Zero, con l’assegnazione di tutti i sei lotti al gruppo Serenissima Ristorazione dell’imprenditore vicentino Mario Putin.
“In definitiva, la struttura della gara appare una scelta discrezionale viziata sotto il profilo funzionale in quanto manifestamente diretta ad attuare un notevole ed ingiustificato favore di uno dei concorrenti, in violazione delle regole della corretta concorrenza nel mercato delle imprese del settore”.
Così avevano sentenziato alcuni mesi fa i giudici del Consiglio di Stato, annullando la procedura.
Il motivo? I punteggi e le clausole che richiedevano l’utilizzo di cucine esterne e un sistema di preparazione basato sul raffreddamento dei cibi, ha di fatto portato a far vincere quel concorrente.
Un autentico bubbone amministrativo, un’ombra che attraversa le ultime amministrazioni regionali, se è vero che Serenissima ha vinto molti appalti già all’epoca in cui era governatore il forzista Giancarlo Galan e ha continuato a farlo con il leghista Luca Zaia.
Si tratta di un’azienda importante, con 7 mila dipendenti, 50 milioni di pasti all’anno, un fatturato di 320 milioni di euro e una dozzina di società controllate.
“La Regione avrebbe dovuto chiarire, chiedere scusa e tagliare col sistema Galan” è il commento di Jacopo Berti del M5S. “Per un anno non hanno risposto a una mia interrogazione, poi i giudici amministrativi d’appello hanno accolto le richieste della società Dussmann Service, arrivata seconda, che lamentava — come avevamo denunciato — l’illegittimità del capitolato speciale nella parte in cui si prevedeva l’obbligo del concorrente di avvalersi di uno o più centri di cottura esterni alle strutture delle Aziende sanitarie”. Il sistema di cucinare fuori e di raffreddare i cibi comporta che le cucine degli ospedali servano solo per la cosiddetta “rigenerazione dei cibi“. “Nell’istruttoria è emerso che il sistema di produzione utilizzato da Serenissima sarebbe stato più costoso mediamente di 1 euro in più a persona per giornata alimentare” conclude Berti, citando i giudici. “Forse crea qualche imbarazzo togliere l’appalto a Serenissima, già beneficiata di 12 milioni di euro di finanziamento pubblico per costruirsi il centro cottura, elargiti dall’allora amministrazione Galan“.
Il Consiglio di Stato ha spiegato: “L’unico centro di cottura esterno, non di proprietà delle Aziende Sanitarie che produce in ‘cook and chill’ (cucinare e raffreddare, ndr), è proprio il centro di Boara Pisani di proprietà della Serenissima Ristorazione”.
E Anac ha a sua volta concluso: “L’intera struttura della gara risulta viziata sotto il profilo discrezionale e funzionale in quanto disposta in violazione del codice dei contratti pubblici e dei principi comunitari di libera concorrenza, partecipazione, proporzionalità e non discriminazione”.
Sono le stesse parole della risoluzione che la maggioranza del consiglio regionale non ha voluto approvare. La motivazione data dall’assessore Manuela Lanzarin (gruppo Zaia Presidente) si riferiva al fatto che Azienda Zero apporrà dei correttivi alle gare, aumentando il numero dei lotti, inserendo nuovi criteri di valutazione delle offerte e diminuendo da 7 a 4 anni la durata dell’appalto. “Viste le procedure in corso, non è opportuno che il Consiglio si esprima”.
Tra le prescrizioni dell’appalto c’era la “disponibilità del centro di cottura al momento della stipula del contratto e del relativo avvio del servizio”. Un requisito che sembrava perfetto per il gruppo Putin. I giudici amministrativi hanno appurato che “moltissime Aziende sanitarie erano dotate di centri di cottura interni ed utilizzavano sia il sistema produttivo dei pasti fresco-caldo, sia il sistema cook and chill, sia quello misto; l’unico centro di cottura esterno non di proprietà delle Aziende sanitarie che produce il cook and chill è proprio il Centro di Boara Pisani di proprietà della Serenissima Ristorazione”.
Un gruppo predestinato perchè, annotava Anac, quel centro di cottura è frutto di “un affidamento in ‘project financing’ disposto dalla ex Ausl 16 di Padova”.
Insomma, è stato pagato con soldi pubblici.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
E’ L’OTTAVA VOLTA CHE DISERTA IL VERTICE DEI 28 MINISTRI DEGLI INTERNI EUROPEI… IL TRATTATO DI DUBLINO SI SUPERA DISCUTENDO CON GLI ALTRI PAESI NON CON I TWEET DA CASA
‘Cambia la tua vita con un click’ è il titolo di un film del 2006 con protagonista l’attore
americano Adam Sandler.
La trama racconta di un uomo a cui viene donato un telecomando universale in grado di modificare la realtà con la sola pressione di un tasto.
Forse proprio da quel film — ma con gli effetti prodotti ben diversi — ha preso ispirazione Matteo Salvini che ha deciso, ancora una volta, di non partecipare al vertice UE sui migranti tra i 28 ministri dell’Interno dell’Unione Europea.
La sua decisione era stata comunicata nei giorni scorsi al suo parigrado transalpino (la riunione si tiene oggi in Francia) nei giorni scorsi con una lettera in cui si accusava l’asse franco-tedesco di fare fronte comune contro l’Italia.
Eppure si voleva cambiare l’Europa, ma è meglio farlo dal più confortevole salotto di casa propria (intesa come l’Italia), piuttosto che mettere il naso oltreconfine dove l’opinione che i suoi colleghi hanno di lui non è la stessa che hanno i suoi elettori in Italia.
Al posto di Matteo Salvini, come di consueto, il Viminale ha inviato una delegazione tecnica che porterà avanti la linea guida del ministro dell’Interno. Ma è l’assenza che pesa più dell’idea che si vuole portare avanti.
Matteo Salvini, infatti, sembra sfuggire sempre dal dibattito europeo sui migranti, sugli sbarchi, sulle espulsioni e sui ricollocamenti.
Questa è l’ottava volta consecutiva che il leader della Lega, dopo aver alzato (e continuato ad alzare) continui polveroni in Italia, decide che sia meglio non partecipare a questi vertici UE.
Chiede di superare il trattato di Dublino, senza però andare nelle sedi opportune e portare le proprie rimostranze. Si limita a scrivere tweet, post su Facebook indicando la luna e facendo credere di star combattendola.
In realtà quando si tratta di affrontare de visu la questione, c’è sempre un buon motivo per non varcare il confine italiano.
Oggi si dice si stato assente per protesta: la bozza d’accordo Italia-Malta sembra non piacere agli altri Paesi Europei. Ma la politica, in special modo quella sovranazionale, non può sopravvivere con la storia «il pallone è mio e se non mi piacete non gioca nessuno», perchè alla fine questo atteggiamento porta gli altri a decidere per noi.
Ma l’importante è far credere di voler veramente risolvere la questione migranti e sbarchi in Italia.
(da agenzie)
argomento: Europa | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“SE CI LEGGE DOVREBBE SAPERE CHE LE NOSTRE STORIE PARLANO DI TOLLERANZA, APERTURA VERSO GLI ALTRI, COERENZA”
Difficile che Matteo Salvini faccia un passo indietro sulle sue dichiarazioni social, ma questa volta a convincerlo a un ripensamento è stato “Topolino”.
Tutto è cominciato nel corso della trasmissione di Rete 4 “Fuori dal coro”. Mario Giordano ha chiesto al vice premier se avesse letto l’inchiesta dell’Espresso sulle trattative con la Russia.
“No, preferisco Topolino a L’Espresso onestamente”, ha ribattuto il ministro: una frase che il suo staff ha rilanciato sui social. A notarla è stato anche Roberto Gagnor, dal 2003 autore di storie per “Topolino”.
“Allora ci legga”, scrive Gagnor su Twitter in risposta a Salvini, “Nelle nostre storie troverà cose interessanti: fantasia, cultura, tolleranza, apertura verso gli altri, coerenza, universalità ”
In seguito all’invito di Gagnor, il tweet del ministro è scomparso per decisione del suo staff .
Non è la prima volta che Matteo Salvini esprime un gusto artistico sui social e viene invitato a rileggere meglio il messaggio trasmesso: così era stato anche per De Andrè. All’epoca a rispondergli fu anche Cristiano, figlio del cantautore genovese: “Salvini ama la canzone ‘Il Pescatore’ di mio padre? Si è fermato all’ascolto di la la la la la la la la”.
(da agenzie)
argomento: Costume | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
A FUOCO I CAVI DI UNA CABINA ELETTRICA DELL’ALTA VELOCITA’ A ROVEZZANO… SALVINI E DI MAIO SI CONTENDONO LA STELLA DI SCERIFFO… L’UNICA CERTEZZA E’ CHE LA SICUREZZA DECANTATA DAL GOVERNO NON ESISTE
Mattina di caos e passione per chi viaggia in treno a causa di un incendio doloso scoppiato alle
porte di Firenze: tre ore di ritardo, con l’Italia divisa in due, spezzata lungo le rotaie da fiamme che hanno messo in ginocchio per ore tutto il sistema ferroviario dal nord al sud.
Impossibile raggiungere Firenze da Milano e da Napoli, se non con almeno 180 minuti di ritardo.
Dalle 9.30 i convogli sono ripartiti, è stata riprogrammata quasi tutta la circolazione dei treni ad alta velocità e non. Ma le ricadute sul traffico si sentiranno a lungo, anche perchè sono previste limitazioni e cancellazioni.
Tra i viaggiatori sui convogli diretti a Milano e bloccati, anche decine di magistrati, colleghi che si erano messi in viaggio da tutt’Italia per dare l’ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli alla camera ardente di questa mattina al Palazzo di Giustizia.
Si segnalano ritardi fino a quattro ore per i treni dell’alta velocità in partenza da Milano per il Sud. Mentre sono 240 i minuti di ritardo sul treno 9975 Italo da Milano a Roma Termini delle 8:15. Tre ore di ritardo per il Frecciarossa 9509 per Napoli centrale delle 7:20. Cancellati 42 treni alta velocità sia di Trenitalia sia di Italo. Italo ha annunciato che rimborserà o modifichera i biglietti dei viaggiatori rimasti bloccati nel caos fino a mercoledì 24 alle ore 23:00. Trenitalia rimborserà totalmente i biglietti ai viaggiatori con più di tre ore di ritardo. Da 60 a 120 e da 120 a 180 minuti rimborserà rispettivamente 25% e 50% del biglietto.
L’allarme è scattato verso le cinque di questa mattina quando un incendio ai cavi di una cabina elettrica dell’alta velocità , all’altezza della stazione di Rovezzano, periferia di Firenze, in via Chimera, ha bloccato la linea. Sul posto sono arrivati gli uomini della Polfer e della Digos, visto che non è la prima volta che accadono attentati incendiari che mandano in tilt il servizio ferroviario proprio nel nodo della città toscana.
A quanto hanno potuto stabilire gli inquirenti gli attentatori hanno bruciato i fili della cabina elettrica volutamente in due punti diversi e danneggiati due pozzetti per bloccare il traffico in tutte le direzioni.
Sarebbero dunque tre in tutto i roghi innescati all’alba. Una delle piste seguita dalla polizia, che lascia aperte anche altre ipotesi, è che l’attentato abbia qualche collegamento con il processo che dovrebbe concludersi oggi a Firenze contro 28 giovani anarchici rinviati a giudizio per vari episodi.
Ma siamo nel campo delle ipotesi.
Le reazioni politiche
“Massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia: meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l’Italia e rovinato la giornata a molti italiani. Oggi pomeriggio sarò personalmente a Rovezzano per rendermi conto della situazione. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell’ordine” ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini.
“C’è la possibilità che quell’incendio doloso alla cabina di Rovezzano, periferia di Firenze, che gestisce i segnali del traffico ferroviario in snodi nazionali di fondamentale interesse, sia stato un sabotaggio e c’è chi parla di pista anarchica. Se le ipotesi saranno confermate saremmo davanti a un vero e proprio attentato allo Stato” commenta il vicepremier Luigi Di Maio.
Magari bastava, visti i precedenti, utilizzare le telecamere o far pattugliare la zona e nessuno si sarebbe potuto avvicinare: sarebbe da chiedersi perchè non è stato fatto dato che non è la prima volta.
La zona della stazione di Rovezzano già in passato è stata teatro di un tentativo, in quell’occasione fallito, di una cosiddetta “azione dimostrativa” per bloccare il traffico ferroviario. Era il 21 dicembre 2014 quando i tecnici delle ferrovie, che erano riusciti a spegnere l’incendio di un pozzetto elettrico nei pressi della galleria di San Donato, trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina attaccati. Il 2 dicembre dello stesso anno, una tanica di benzina venne trovata su una gru impegnata nei lavori dell’alta velocità nella vicina stazione di Campo di Marte. Gli episodi non vennero mai rivendicati.
Il post sul sito anarchico che non rivendica un bel nulla.
Intorno alle 13, sul sito di area anarchica Finimondo.org, comparso un post dal titolo: “La strategia della lumaca” in cui si parla di quanto avvenuto questa mattina alla stazione di Rovezzano e che in queste ore gli inquirenti stanno valutando con attenzione: “Questa mattina – dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani, e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici – la linea ferroviaria che collega Roma e Firenze è ferma, sospesa, bloccata. Cosa è successo? All’alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell’Alta Velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una “vile provocazione”? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d’amore e di rabbia? È facile immaginare che sul posto sia tutto un brulichio di tecnici delle Ferrovie e della Questura. Dopo i primi accertamenti, i responsabili della Rfi hanno dichiarato che “il principio d’incendio agli impianti che gestiscono la circolazione dei treni è stato causato da un atto doloso ad opera di ignoti”. Ignoti che con un nonnulla hanno gettato nel caos la circolazione ferroviaria nazionale, settore importante di quel sistema pubblico di trasporti che ogni giorno fa funzionare la nostra amabile società , spostando merci umane e inumane a seconda delle esigenze del mercato. Ma quando non funziona più nulla, si sa, si è costretti a pensare a tutt’altro”. “Eh, lo sappiamo, lo sappiamo, che sbirri e giornalisti – abituati come sono o al mutismo dell’obbedienza o al coro del consenso – prenderanno queste nostre parole nientepopodimenoche per una “rivendicazione” – continua il post – Ma che ci volete fare? È più forte di noi. Non riusciamo a trattenere la nostra emozione nel constatare come questo gigante chiamato Potere abbia sempre e comunque i piedi di argilla. Come sia sufficiente accendersi una sigaretta all’aria aperta in campagna e sotto la luna per mandarlo in tilt. Come tutta la sua esaltata magnificenza, tutta la sua tracotante invincibilità , dipendano da fragili cavi disseminati un po’ dovunque. Talmente vulnerabili da poter essere neutralizzati persino da una lumaca. Lo spettro della morte e la minaccia della galera potranno fermare chi ha da curare i propri interessi, ma non hanno mai fermato chi desidera ardentemente la propria libertà “.
Un post che non aggiiunge nulla se non la voglia di protagonismo: un conto è rivendicare un attentato entro 30 minuti, altra cosa dopo 8 ore quando ne parlano con dettagli tutti i maggiori quotidani on line.
L’unica cosa certa è che in Italia non esiste sicurezza: se fossero stati terroristi di altro livello ora saremmo a contare i morti , non le ore di ritardo.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI MENTE SULLA TUNISIA: RIMPATRIATI SOLO 510 SU 1990 CHE AVREBBE POTUTO RIMANDARE A TUNISI IN BASE AGLI ACCORDI, MA SU 48 VOLI AUTORIZZATI E’ RIUSCITO A RENDERNE OPERATIVI SOLO 17… E CON IL DECRETO SICUREZZA ORA SONO PER STRADA 40.000 MIGRANTI CHE PRIMA ERANO NELLE STRUTTURE
I veri numeri dei rimpatri flop sbugiardano definitivamente Matteo Salvini.
Spiega oggi Alessandra Ziniti su Repubblica che i rimpatri di migranti irregolari sono in calo rispetto all’anno scorso, ma soprattutto che riguardano solo in parte chi arriva via mare.
«Per la prima volta i rimpatri sono più degli sbarchi», uno dei ritornelli del ministro dell’Interno Salvini in questi mesi. Non è vero. Fermando pure a 3.000 gli arrivi da gennaio a giugno sulla rotta mediterranea, di irregolari rimpatriati il monitoraggio volo per volo del Garante dei detenuti Mauro Palma – stando alla relazione depositata nei giorni scorsi in commissione Affari costituzionali alla Camera – ne ha contati 2.839. E tra questi i più numerosi (680, cioè uno su quattro) sono albanesi. Non certo arrivati su barchini e men che mai su navi umanitarie.
L’unico che, in qualche modo, funziona è l’accordo con la Tunisia che, come l’anno scorso, è il Paese da cui arriva la maggioranza dei migranti che entrano in Italia via mare. Quasi tutti migranti economici, quasi tutti senza diritto all’asilo. Sono i più numerosi, e anche quelli che più facilmente potremmo rispedire indietro, visto che i patti esistenti prevedono due voli charter a settimana da 40 persone ciascuno. Fatto un rapido calcolo, al ritmo di 80 a settimana, fino a metà giugno avremmo potuto rimpatriare più di 1.900 tunisini irregolari. Invece ci siamo fermati a 510, con soli 17 voli sui 48 previsti.
Sui 26 voli charter effettuati nel 2019 verso Tunisia, Nigeria, Egitto e Gambia sono saliti 566 migranti scortati da 1.866 poliziotti, uno a tre.
Gli altri, diretti in Albania, Tunisia, Marocco, Egitto e Nigeria, sono stati espulsi su voli commerciali.
Anche scorrendo la lista dei 6.398 irregolari rimpatriati nel 2018 ( in ribasso rispetto ai 6.514 del 2017), balza agli occhi che circa un terzo del totale sono stati rispediti in Paesi d’origine ben diversi da quelli che la narrazione salviniana collega a una presunta “invasione”: ai primi posti ancora Albania, poi Ucraina, Perù, Georgia, Moldavia, Brasile, Cina, tutti i paesi sudamericani e persino Stati Uniti, Svizzera e Singapore.
La media, si diceva, è di 500 persone al mese: se confermata, porterà a fine anno a un totale intorno ai 6.000. A conferma, se ce ne fosse bisogno, che gli oltre 40.000 nuovi irregolari creati dal Decreto sicurezza con l’80% di richieste d’asilo respinte sono andati a ingrossare l’esercito dei fantasmi che vagano nelle periferie.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
CONTE HA UN GRADIMENTO NEI SONDAGGI SUPERIORE A SALVINI, STA DIVENTANDO UN PERICOLO PER IL MEGALOMANE
Matteo Salvini vuole sostituire il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel governo Lega-M5S.
Lo scrive oggi Claudio Tito su Repubblica immaginando la voglia del Carroccio di mettere le mani su Palazzo Chigi ma anche — e questa è la novità — un MoVimento 5 Stelle a cui l’ideona non pare del tutto sgradita, anzi:
«Un’altra maggioranza, una maggioranza alternativa — è la premessa che spessissimo Salvini fa per descrivere la situazione — non esiste».
Altro discorso, però, è conservare l’alleanza tra M5S e Lega e rimettere mano al gabinetto fin dalle sue fondamenta. Un “rimpastone”. La storia repubblicana, anche recente, è piena di precedenti anche se con sfumature e contesti diversi: Gentiloni, Renzi, Monti, D’Alema, Dini.
Di certo c’è un dato di fatto: che l’obiettivo della Lega negli ultimi giorni è diventato in primo luogo Conte. Lo scontro è soprattutto con lui.
Basta leggere quel che scrivono i governatori della Lombardia e del Veneto proprio contro il premier sull’Autonomia: «Presidente Conte, lei ha l’opportunità di scrivere una pagina di storia di questa Repubblica. Se non la scriverà lei, lo farà qualcun altro». Ecco, appunto: «Lo farà qualcun altro». Una sottolineatura che non sembra casuale.
Il premier a questo punto dovrebbe essere un leghista e potrebbe essere lo stesso Salvini, incurante del fatto che le fusioni a freddo come quella di Renzi che sostituì Letta non sono finite benissimo:
«Conte — osserva un esperto della politica come Clemente Mastella — è cresciuto. Non c’è dubbio. La battaglia a favore del Meridione lo sta trasformando in un punto di riferimento. È un moderato radicale. Nei sondaggi è alto, Di Maio è scomparso. Vedrete che farà una sua lista, solo così si spiega l’atteggiamento di sfida a Salvini. L’Anti-Salvini, adesso, è lui. Con un vantaggio rispetto ai due vicepremier: non è mai stato candidato».
Riflessioni analoghe vengono svolte ai vertici del Carroccio e nel blocco di comando grillino. Per molti, allora, cambiare il premier potrebbe significare anche eliminare un avversario.
Salvini conserva al polso il braccialetto con la scritta “Salvini premier”. Di Maio, ricorda che la maggioranza in Parlamento ce l’ha lui. Resta il fatto che tra le “exit door” di questa ormai costante crisi politica c’è quella con la scritta “Nuovo governo, stessa maggioranza”
(da “NextQuotidiano”)
argomento: governo | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LO STUDIO DE LAVOCE.INFO INDICA QUANTO PERCEPIREBBE IN MENO OGNI REGIONE DEL MERIDIONE
Con l’Autonomia al Sud arriveranno 3,3 miliardi in meno. Il conto è di due economista dell’Università di Ferrara collaboratori de Lavoce.info, Leonzio Rizzo e Riccardo Secomandi, e parte dal DDL Autonomia che ieri ha fatto scoppiare il governo.
Racconta Repubblica in un articolo a firma di Roberto Petrini che entro tre anni dall’approvazione le tre Regioni, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, avrebbero dallo Stato trasferimenti in più per 2,7 miliardi.
Al contrario le Regioni più deboli, soprattutto, quelle del Sud, perderebbero risorse nette per 3,3 miliardi: l’Abruzzo perderebbe 64 milioni di trasferimenti, la Basilicata 150 milioni, la Calabria 260, la Campania 696, il Lazio 1.770, la Liguria 318.
Nel ribaltone ci guadagnerebbero anche Regioni intermedie o con costi pro capite particolarmente bassi (Marche, Puglia, Toscana e Piemonte) alle quali andrebbero 676 milioni in più. A queste cifre va aggiunto il gettito aggiuntivo, dovuto alla compartecipazione all’Irpef, alle tre regioni locomotiva fornirebbe un bonus di 296 milioni.
E c’è di più:
Le bozze del provvedimento prevedono una clausola di salvaguardia: se entro tre anni non si riusciranno ad elaborare e a trovare un accordo sui fabbisogni standard, scatterebbe un sistema per cui le risorse nazionali sarebbero ripartite in base al costo medio.
Il sistema appiattirebbe le esigenze e soprattutto spaccherebbe il paese con le cifre illustrate all’inizio. Il costo medio delle funzioni trasferite è infatti 976 euro pro capite e le tre Regioni “separatiste” sono tutte sotto quella cifra: dunque avrebbero diritto a maggiori risorse dato il nuovo criterio. Le Regioni del Sud, spesso meno efficienti, ricevono più risorse pro capite per dare gli stessi servizi e subirebbero un taglio netto.
Senza contare che rimarrebbe in vita nel frattempo la compartecipazione fissa all’Iva o all’Irpef del territorio: visto che Veneto, Lombardia ed Emilia corrono di più, avranno più Pil e più gettito Iva, e — secondo le bozze — potranno utilizzare liberamente queste risorse aggiuntive. Secondo lo studio Rizzo-Secomandi che apparirà sulla voce.info, il maggior gettito dovuto alla dinamica più forte dell’economia delle tre Regioni è di circa 296 milioni annui, circa la metà dell’incremento totale di tutte le Regioni.
(da “NextQuotidiano“)
argomento: denuncia | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
GLI STRANI INTRECCI SOVRANISTI IL GIORNO PRIMA DELL’INCONTRO AL METROPOL
Chi è il teorico della supremazia euroasiatica e che ruolo potrebbe aver avuto nella trattativa
russo-leghista? Nella presunta rattativa italo-russa per far arrivare fondi di Mosca alla Lega, lo scandalo avviato dalle inchieste dell’Espresso e di Buzzfeed e su cui la procura di Milano ha aperto un’inchiesta, fa capolino anche il controverso filosofo Dugin.
In una fotografia scattata il 17 ottobre scorso, il giorno della visita del vicepremier Salvini a Mosca e quello precedente all’ormai celebre incontro del Metropol, proprio di fronte all’hotel moscovita, sono ritratti Savoini, lo stratega del presunto accordo sul petrolio, Vannucci, il cosiddetto “terzo uomo” e appunto Alexander Dugin, studioso amato dai sovranisti europei, teorico dell’egemonia dell’Eurasia, considerato da molti il Rasputin di Putin.
Nella fotografia, twittata dalla giornalista Marta Allevato lo stesso 17 ottobre, e diffusa da la Repubblica, compare di spalle un altro uomo, non ancora identificato.
Che Dugin potesse aver avuto un ruolo nell’accordo era già stato ipotizzato, in base ad alcune parole di Savoini durante l’incontro del Metropol, negli audio diffusi da Buzzfead. Savoini, rivolgendosi a Meranda, il “secondo uomo” aveva detto:«Anche ieri Aleksander ha detto che la cosa importante è che siamo solo noi». E aveva aggiunto: «Tu, Francesco e io. Nessun altro».
Da quelle parole il sospetto che lo stesso Dugin avesse avuto il ruolo di coordinatore del gruppo italiano nei suoi rapporti con Mosca.
Fra Savoini e Dugin intercorre un’amicizia di lunga data. Lo stesso presidente dell’Associazione Lombardia-Russia ha ammesso di conoscerlo da almeno 25 anni. Dugin è inoltre presidente onorario di Piemonte-Russia, associazione omologa di quella guidata da Savoini.
Ma chi è Alexandrn Dugin? Non solo la folta barba lo ha fatto associare a Rusputin, l’influentissimo mistico dell’ultima corte zarista. A suggerire il parallelo fu per primo Breitbart News, il sito di Stephen Bannon, ex stratega di Donald Trump e figura di riferimento per i sovranisti a livello internazionale.
Che ruolo, e quale spazio di movimento abbia in realtà Dugin all’interno della corte putiniana è però poco chiaro. Le sue teorie su un nuovo blocco euroasiatico, a guida russa, capofila del sovranismo mondiale, da contrapporre all’occidente americanizzato sembrano essere perfette per le ambizioni di un ritorno di Mosca al ruolo di superpotenza.
Se le teorie di Dugin sembrano ideali per il neo-imperialismo russo, secondo diverse fonti in realtà il pensatore sovranista in patria non avrebbe un particolare peso e la sua vicinanza a Putin sarebbe tutta da dimostrare.
Fondatore negli anni novanta, insieme allo scrittore Eduard Limonov, del Partito nazional bolscevico, oggi fuorilegge, che aveva come simbolo una bandiera nazista con la falce e il martello al posto della svastica, Dugin finì osservato speciale degli Stati Uniti quando nel 2014, allo scoppiò del conflitto nel Donbass, si augurò un “genocidio” degli ucraini. Le sue parole fecero storcere il baso, e forse qualcosa di più, anche al Cremlino.
Difficile dire quanto quindi sia realmente inserito Dugin nell’apparato decisionale di Mosca e quanto la sua figura, a metà strada fra il folclore e l’estremismo, abbia potuto giocare un ruolo nella trattativa russo-leghista e soprattutto se la sua presenza confermi l’interessamento del piani alti del Cremlino alla trattativa.
Di certo è che la fotografia che lo ritrae con Savoini, e le parole dello stesso, dimostrano che l’eccentrico filosofo un qualche ruolo l’ha avuto.
(da agenzie)
argomento: Giustizia | Commenta »
Luglio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LA MACCHINA DEL FANGO SUL SINDACO PD A CUI E’ STATO CONTESTATO SOLO UN REATO AMMINISTRATIVO PORTA SOLO CONSENSI A SALVINI, MA PER CAPIRLO BISOGNEREBBE AVERE UN CERVELLO E NON ALTRI INTERESSI
Luca Bottura su Repubblica oggi parla della macchina del fango scatenata dal MoVimento 5 Stelle sul Partito Democratico e su Bibbiano, notando come dietro Di Maio che distribuisce un “ladri di bambini” dopo l’altro c’è una strategia di comunicazione impostata da Davide Casaleggio:
L’inchiesta Angeli e demoni è diventata il corrispettivo atomico dei sempiterni Marò, del “Pdinvece”, scritto tutto attaccato, col quale troll e persone dabbene, coinvolte nel circolo disinformativo, combattono la loro battaglia contro un potere forte che più debole non si può. Innocente, per di più.
Roba che poi fa breccia addirittura nell’italico star system, dall’incolpevole Pausini al motivato Nek, passando per la prudente Clerici – che ha capito dov’era finita, e ha cancellato – i quali diventano bandiera per i post di Fratelli d’Italia o dei Cinque Stelle.
Che sono il motore di tutto questo, i veri responsabili, utili idioti di Salvini (che presto planerà a Bibbiano a incassare, come se non avessero abbastanza disgrazie) nell’attutire la vicenda russa.
Dietro Di Maio che dà dei ladri di bambini al Pd e lo accusa di fare loro l’elettroshock (circostanza smentita dal pm), dietro ai meme ufficiali con cui i Cinque Stelle accusano Zingaretti di irridere i piccoli (forse) abusati c’è Casaleggio, che idiota non è.
Se ha deciso di schierare le truppe per stornare l’attenzione dal ministro dell’Esterno, facendo in modo che Bibbiano negli ultimi giorni abbia superato Salvini tra le chiavi più ricercate, è probabile che non lo stia facendo gratis. E che il più ingenuo tra i vicepremier stia lavorando per il re di Prussia.
La strategia porterà naturalmente i suoi frutti… a Matteo Salvini:
Se ne accorgerà troppo tardi, dopo aver fatto da marionetta per un altro passetto verso la distruzione della democrazia rappresentativa sotto una montagna di bugie. Proprio come voleva Casaleggio senior. Il quale probabilmente se la ride da lassù, per l’unica notizia che persino sui giornaloni appare col contagocce, ossia il nome del partito che finanziava la Onlus sotto inchiesta e che la difende in tribunale con un proprio pezzo grosso. Indovinate? Sbagliato: è il MoVimento Cinque Stelle. Aspettiamo di leggerlo nel libro di Di Battista.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »