Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
ESILARANTE CHE IL VIMINALE FACCIA USCIRE VELINE SUL VERTICE PRIMA CHE QUESTO SIA ANCORA INIZIATO: SIAMO ALL’AVANSPETTACOLO SOVRANISTA
Il dilemma è sempre quello di Morettiana memoria, «mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o
se non vengo per niente?».
Questa volta eccezionalmente Matteo Salvini ha scelto di andarci al vertice dei ministri dell’Interno dell’Unione Europea.
Le ragioni per cui il ministro dell’Interno ha scelto di illuminare con la presenza la riunione di Helsinki sono note: serviva una scusa per non andare in Aula a rispondere alle interrogazioni su Moscopoli.
Del resto è noto che a Salvini queste riunioni non piacciano. L’ultima volta aveva preferito comparire in televisione da Barbara D’Urso piuttosto che andare al vertice in Lussemburgo.
In totale Salvini ha saltato almeno sette vertici europei con i suoi colleghi. I motivi non sono noti, spesso e volentieri il ministro dell’Interno deve partecipare ad un comizio in cui se la prende con le Ong e paventa i rischi dell’invasione dei migranti.
Il che è curioso, visto che proprio a quegli incontri i ministri dei paesi membri della UE hanno la possibilità di discutere delle strategie comuni per affrontare il problema delle migrazioni e degli sbarchi che sta tanto a cuore a Salvini.
Questa volta Salvini ci è andato, ha fatto quello che si mette in disparte, di profilo, in controluce mentre detta comunicati alle agenzie.
Ad esempio quello in cui fonti del Viminale fanno sapere che dell’Interno Matteo Salvini ha ribadito il no dell’Italia al principio del porto più vicino per l’approdo dei migranti, appoggiato dal collega maltese. Le stesse fonti parlano di uno scontro tra l’Italia da un lato e Francia e Germania che già dalla cena di ieri sera, insistono invece per far approvare un documento sugli sbarchi che vincoli in tal senso i paesi che affacciano sul Mediterraneo.
Come sempre sono i dettagli a fare la differenza. Ad esempio è curioso che le fonti del Ministero dell’Interno non abbiano riferito le posizioni sulla questione dei paesi del gruppo di Visegrad, vale a dire quelli che fino ad ora si sono sempre rifiutati di fare la propria parte per la redistribuzione dei migranti.
Chissà , forse è perchè sono i migliori alleati di Salvini e della Lega in Europa? Chi può dirlo. Anche la richiesta italiana è alquanto strana: a stabilire che le persone tratte in salvo debbano essere fatte sbarcare nel porto sicuro più vicino sono alcune convenzioni internazionali (ad esempio la SOLAS) che non sembra possano essere superate da un semplice accordo intergovernativo.
Inoltre in base al programma dei lavori la sessione sul futuro delle politiche migratorie inizia alle 11:30, quindi al momento in cui scriviamo questo articolo, e in cui sono uscite le indiscrezioni sulle “tensioni” tra Italia, Francia e Germania i lavori devono ancora iniziare.
«Le regole della ricerca e soccorso in mare (Sar) non devono più essere sfruttate» così si legge nel documento ufficioso (non paper), che i ministri dell’Interno di Italia e Malta hanno preparato per la riunione di Helsinki.
Il documento riservato, di cui l’ANSA ha preso visione, è una proposta che prende il titolo “Nuovi scenari, nuove regole per un quadro legale sulla migrazione illegale via mare e per una riforma delle strategie dell’asilo”.
C’è poi una questione più “politica”. Per mesi Salvini ha snobbato i vertici dove i governi europei decidevano che linea adottare sui migranti che tentano di arrivare in Europa. Come sa bene anche il nostro ministro dell’Interno la gestione dei flussi migratori è una materia di competenza nazionale (non riguarda cioè l’UE) dove i singoli stati mantengono ed esercitano la propria sovranità .
Ed è interessante quindi che da un lato Salvini rivendichi maggiore sovranità e dall’altra chieda agli altri stati membri di farsi carico delle “conseguenze” della nostra sovranità .
È un po’ come pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca. Nello stesso documento preparato da Italia e Malta — rivela l’ANSA — si richiede anche «una complessiva revisione delle regole e delle strategie che riguardano l’immigrazione irregolare via mare, e la gestione delle richieste d’asilo, che deve anche includere il rimpatrio delle persone la cui richiesta di protezione internazionale è stata respinta».
Il secondo punto chiede in sostanza di adottare una strategia comune per il rimpatrio di chi non ha diritto alla protezione internazionale.
Il rimpatrio però è demandato ad accordi che vengono sottoscritti dai singoli stati con i paesi di provenienza (dopo un anno Salvini ha per caso scoperto quanto sia difficile?). Il primo invece riguarda evidentemente una revisione del Regolamento di Dublino. Peccato che in questi mesi la Lega e il Governo abbiano più volte rifiutato di mettere mano ad una riforma del trattato che regola la ripartizione dei richiedenti asilo.
Come diceva Nanni Moretti «Voi mi fate: “Michele vieni di là con noi, dai”, e io: “andate, andate, vi raggiungo dopo“».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“SONO STUFO, SE LA LEGA VUOL FARE CADERE IL GOVERNO LO DICA, VOGLIONO COPRIRE L’INCHIESTA SUI RUBLI”… IL SOLITO GIOCO DEL CERINO MA A NESSUNO DEI DUE CONVIENE STACCARE LA SPINA
“Anche stamattina ci siamo svegliati così, con un’altra minaccia di far cadere il governo e un attacco
frontale di Matteo Salvini nei miei confronti”.
Luigi Di Maio è furioso con l’alleato di governo. Secondo il leader del Movimento Cinque Stelle, il post su Facebook in cui Matteo Salvini lo associa al Pd, serve solo a coprire le inchieste sui finanziamenti che stanno riguardando il Carroccio in queste settimane. “Questa è una falsità che io non posso assolutamente permettere, perchè si deve portare rispetto al M5S”.
“Ho firmato un contratto di governo sapendo che non eravamo uguali, che c’erano tante differenze, ma non si possono dire queste falsità “. Il voto di sostegno a Ursula von der Leyen, continua Di Maio, non deve essere usato come pretesto per attaccare il Movimento Cinque Stelle.
Il leader pentastellato precisa che la nomina dell’ex ministra della Difesa tedesca sia arrivata dal Consiglio europeo, in cui siedono i capi di Stato e di governo dei Paesi membri, fra cui Giuseppe Conte. “Il presidente del Consiglio Conte prima di dare l’ok alla von der Leyen, che poi si è presentata all’Europarlamento, ha chiamato sia me che Matteo Salvini. Entrambi, per quanto non fossimo entusiasti, sapevamo che quella era una posizione utile all’Italia in modo da avere un portafoglio pesante per aiutare le proprie imprese”. Di Maio sottolinea quindi come avrebbe lasciato la decisione sul nominativo del Commissario italiano alla Lega, visto il risultato alle europee.
“Poi cosa è successo? Noi abbiamo votato la von der Leyen perchè ha detto che vuole il salario minimo, che vuole rivedere l’accordo di Dublino sui migranti e alcune misure sull’austerity. Noi abbiamo detto sì per i temi. Loro perchè hanno detto no?”.
Secondo il ministro allo Sviluppo economico, il voto contrario della Lega si spiegherebbe con il fatto che von der Leyen non ha più garantito che fosse un esponente del Carroccio a prendere la poltrona.
“Io sono un po’ stufo, vi dico la verità . Io voglio andare avanti, ma se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente. Non c’è bisogno di tutta questa roba, di queste falsità contro il Movimento Cinque Stelle ogni giorno. Se la Lega non vuole più che il governo vada avanti se ne prenda la responsabilità . Ogni giorno cerco di aiutare gli italiani, il nostro è un governo che sta portando a casa dei risultati importanti, ma con questo clima si fa male al Paese. Non si fa male al Movimento, ma al Paese”.
Di Maio precisa quindi che minacciare continuamente di far cadere il governo produce solo reazioni negative, per cui le imprese non si fidano più ad investire. “Sempre con queste mezze frasi, queste piccole minacce, queste sono cose inaccettabili. Se mi si accusa di stare al governo con il Pd, voglio ricordare che a fianco dei democratici la Lega ha votato per il salvataggio di Radio Radicale, voteranno insieme sulla Tav, per togliere il tetto di 9 euro all’ora sul salario minimo, sono d’accordo sul fatto che l’acqua non vada resa pubblica. Allora io ho tante ragioni per dire che loro vanno molto d’accordo con il Pd”.
Secondo Di Maio, se si vuole davvero seguire lo schema della foto pubblicata da Salvini, al posto dei Cinque Stelle andrebbe messo Viktor Orbà¡n “alleato della Lega che governa con la von der Leyen”.
Di Maio torna poi sulla questione dei presunti finanziamenti russi, invitando Salvini ad andare a riferire in Parlamento. “Se avessi il minimo sospetto che la Lega avesse preso rubli russi, io non starei al governo con loro. Però ci devono mettere in condizione di difenderli. Se invece si scagliano contro di noi per coprire quell’inchiesta, questo è veramente ingiusto. Per una forza politica che in questo anno ha portato avanti provvedimenti importanti per gli italiani. La Lega deve scegliere se portare avanti gli interessi personali del proprio partito o quelli degli italiani. Perchè così non si può andare avanti. Si prendano le loro responsabilità “.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
“ALL’INVITO A VENIRE IN AULA NON HA MAI RISPOSTO”
“Dopo aver inoltrato al governo la richiesta avanzata da alcuni gruppi che il ministro Salvini venga in Aula a riferire non ho ricevuto alcuna risposta rispetto alla sua disponibilità . Prendo atto a questo punto del diniego del Viminale. Lo ritengo una mancanza di rispetto istituzionale nei confronti del Parlamento“.
Lo dice il presidente della Camera Roberto Fico intercettato dai cronisti a Montecitorio.
Oggi, per l’ennesima volta, l’altro vicepremier, Luigi Di Maio, aveva ribadito la necessità che il ministro dell’Interno vada di fronte alle Camere per rispondere e chiarire la vicenda dell’incontro nell’albergo moscovita a cui ha partecipato il suo ex portavoce Gianluca Savoini.
Posizione che i Cinquestelle continuano a ripetere: “Ma questo — dice Di Maio al Corriere della Sera — sarebbe valso anche per qualsiasi esponente del Movimento 5 Stelle. Avremmo chiesto lo stesso. Andare in Aula tra l’altro è anche un’occasione per dire la propria”.
Di Maio ha ribadito il concetto su facebook: “Se da giorni sto dicendo che il ministro dell’Interno è meglio che vada a riferire in Parlamento non è per la colpevolezza anzi, sono stato vicepresidente della Camera per cinque anni e so bene che quando si hanno le proprie ragioni si spegne tutto un’ora dopo, se non ci si va si alimentano i sospetti”
Per il momento solo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dato la disponibilità a riferire al Senato la prossima settimana, il 24 luglio. “Io sono il presidente del Consiglio, sono la massima autorità di governo” ha spiegato ieri ai giornalisti. Una mossa in nome della “trasparenza” — come anche lo stesso Conte ha ripetuto per tre-quattro volte in una settimana — che assomiglia a un atto politico mette in evidenza la differenza di “stile” rispetto al ministro dell’Interno.
Incalzato dai giornalisti che gli hanno chiesto se oltre alla sua informativa ci sarà quella di Salvini, il premier si è limitato a replicare: “Io il 24 sarò il Aula“.
Ma al Corriere della Sera Salvini ha risposto quasi con sarcasmo su questo punto. “Che ne sa il premier dei presunti finanziamenti alla Lega?”.
“D’altronde — aveva detto Salvini — Conte ribadisce ogni giorno che è il presidente del Consiglio. Io non mi alzo la mattina dicendomi: ‘Matteo, sei ministro dell’Interno’.
Il leader della Lega dice che di fidarsi delle persone che gli sono vicine, riferendosi a Savoini e a Claudio D’Amico (collaboratore del ministro che invitò Savoini al ricevimento di Putin a Villa Madama.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
DIVERSI OCCUPANTI DELLE ABITAZIONI NON SONO AFFATTO NULLATENENTI
È stata depositata in procura nei giorni scorsi la denuncia del Demanio per sfrattare Casapound dallo
stabile occupato in via Napoleone III. Lo racconta oggi Repubblica Roma in un articolo a firma di Lorenzo D’Albergo che parla di un esposto firmato dal prefetto Riccardo Carpino che potrebbe far balzare in cima alla lista degli sgomberi la sede dei sedicenti fascisti del Terzo Millennio.
La denuncia si chiude con una richiesta di risarcimento milionaria ai danni degli occupanti. Per anni, infatti, hanno tolto dalla disponibilità dello Stato uno stabile enorme: 58 locali, 3 magazzini e 2 sale conferenze alle spalle della stazione Termini sono, ormai da quasi 16 anni, la casa di 60 persone legate al movimento di Gianluca Iannone
Come scoperto dai pm contabili, gli stessi che hanno contestato un danno da 4,6 milioni di euro ai funzionari del Demanio e del Miur che per 10 anni non hanno alzato un dito per chiedere lo sfratto di CasaPound, gli abitanti di via Napoleone III non sono affatto dei nullatenenti: tra loro ci sono anche un’insegnante di un asilo comunale, un dipendente di Zètema, una travet di Cotral e un impiegato del policlinico Umberto I. Attivisti che per la corte dei Conti vivono «in condizioni reddituali lungi dal presentare le connotazioni tipiche dell’emarginazione sociale».
Dagli atti emerge che in via Napoleone III abita anche uno dei fondatori della formazione di estrema destra, Gianluca Iannone.
È dipendente della Mag Srl,società di cui la moglie ha il 50 per cento di quote e che «gestisce l’attività di ristorazione denominata Osteria Angelino dal 1899, in via Capo d’Africa», si legge nell’informativa delle Fiamme gialle.
Ha la residenza nel palazzo anche Alberto Palladino, detto “Zippo”, che era finito sotto processo per avere aggredito con spranghe e bastoni alcuni militanti del Pd che stavano affiggendo dei manifesti in via dei Prati Fiscali.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL PREMIER AVEVA PARLATO DI “ATTENTATO” CONTRO DI LUI, SMENTITO POI SIA DALLA DIGOS CHE DALLA PROCURA… “L’UNICA COSA CERTA, COME DA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI GENOVA, E’ LA CONDANNA DI ESTREMISTI NEONAZISTI ITALIANI CHE HANNO COMBATTUTO A FIANCO DEI RUSSI NEL DONBAS”
A pochi giorni dalle dichiarazioni di Salvini su un presunto “gruppo ucraino” che voleva attentare alla sua vita, Yevhen Perelygin, l’ambasciatore di Kiev in Italia, gli chiede di chiarire quanto da lui affermato.
Lo fa con una lettera in cui domanda al ministro dell’Interno di “chiarire” o “smentire” le circostanze cui ha fatto riferimento all’indomani della scoperta di un arsenale nel nord Italia appartenente a un gruppo neonazista
Salvini aveva affermato di essere stato lui a segnalare l’arsenale dei neonazisti perchè, aveva spiegato, “volevano uccidere me”.
Ma fonti dell’antiterrorismo avevano precisato che il ritrovamento delle armi era la conseguenza di un altro filone di inchiesta, partito da un accertamento – concluso con un nulla di fatto – su un presunto attentato organizzato ai danni di Salvini.
Yevhen Perelygin chiede quindi al titolare del Viminale di spiegare meglio le sue dichiarazioni. Nel testo si legge:
“La minaccia alla vita di qualsiasi persona, e, in particolare, di un Ministro,da un fantomatico “gruppo ucraino” è una notizia che ha allarmato l’Ucraina, la nostra Ambasciata, nonchè la comunità ucraina in Italia. Da rappresentante di uno Stato amico, ho immediatamente contattato il Suo Ministero per approfondire la situazione e, nel caso si trattasse di una vera minaccia, offrire la massima collaborazione del Governo ucraino al fine di prevenire qualsiasi danno alla Sua persona, quale atto di piena e fattiva collaborazione bilaterale tra i nostri due Paesi.
Tale notizia ci ha sorpreso ancor di più, tenendo conto del fatto che durante le mie numerose visite nelle regioni d’Italia i questori ed i prefetti che ho incontrato hanno sempre evidenziato l’alto rispetto che gode la comunità ucraina in Italia e la sua estraneità al crimine organizzato. Nello stesso modo, in seguito alle pubblicazioni apparse nei diversi media sul recente blitz della polizia italiana contro gruppi di estrema destra, tra i nomi delle persone arrestate non ho trovato alcun cittadino ucraino!
Anzi, all’inizio di questo mese abbiamo notato il lavoro del Tribunale di Genova che ha emesso le condanne nei confronti di un gruppo di combattenti italiani filorussi di estrema destra che affiancavano i separatisti russi nel Donbas contro il Governo ucraino.
Pertanto, ci rivolgiamo a Lei, Signor Ministro, chiedendo di confermare o smentire le Sue dichiarazioni sul presunto “gruppo ucraino”!
Una tale precisazione sarebbe importante per evitare un danno nei rapporti bilaterali tra Italia e Ucraina nonchè per non ledere l’immagine impeccabile della comunità ucraina residente in Italia conosciuta per la sua adesione ai principi europei e ai valori cristiani e non certo per attività o azioni terroristiche.
Ad ogni caso, nel contesto della lotta alla criminalità internazionale organizzata in Europa, Le assicuriamo la piena collaborazione degli organi competenti ucraini. Ricordo, infine, che le relazioni amichevoli e reciprocamente vantaggiose con l’Italia sono considerate una priorità da parte del Governo di Kyiv”.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
AMNESTY CHIEDE IL RITIRO DELLE ACCUSE “INFONDATE E INTIMIDATORIE, E’ IL GOVERNO ITALIANO A VIOLARE LA LEGGE”… SI MUOVE ANCHE L’ONU: “L’ATTACCO DI SALVINI ALLA GIP E’ UNA GRAVE VIOLAZIONE”
E’ durato poco meno di quattro ore l’interrogatorio di Carola Rackete al tribunale di Agrigento, dove è
stata sentita stamane dal procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e dai sostituti Alessandra Russo e Cecilia Baravelli nell’ambito del primo procedimento a suo carico, quello che ipotizza il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra.
La capitana tedesca, assistita dagli avvocati Leonardo Marino e Alessandro Gamberini era arrivata attorno alle 9,45 al tribunale di Agrigento per l’udienza del primo procedimento a suo carico, quello che ipotizza il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e la disobbedienza a nave da guerra. La capitana tedesca è arrivata a piedi insieme ai suoi avvocati.
“Sono stata molto contenta di avere avuto l’opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno. Spero che la Commissione europea dopo l’elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili”, ha detto la capitana della Sea Watch 3 ai giornalisti uscendo dal tribunale.
I cronisti gli hanno chiesto cosa pensasse di Salvini e lei ha risposto soltanto: “Niente”.
“Carola è libera, non è stato convalidato alcun arresto, se vuole tornare in Germania – ha spiegato l’avvocato Alessandro Gamberini, legale di Carola – Lei non è più capitata della Sea Watch, c’e’ stato un cambio di equipaggio. Del resto, fa anche altro nella vita.”
Un sit-in di solidarietà a Carola Rackete si è svolto davanti l’ingresso del tribunale. A realizzarlo la rete delle associazioni e di liberi cittadini. “Salvare vite in mare non è reato”: questa la scritta in uno degli striscioni tenuto alzato davanti la porta di ingresso del palazzo di giustizia.
Amnesty International, intanto ha chiesto di ritirare le accuse nei confronti di Carola Rackete: “Le infondate accuse mosse contro una giovane coraggiosa e di sani principi mostrano la determinazione con cui le autorità intendono intimidire e stigmatizzare coloro che salvano vite in mare”, afferma Elisa de Pieri, ricercatrice di Amnesty International sull’Europa meridionale.
“Carola Rackete – aggiunge – non ha fatto nulla di male. Soccorrere vite in mare e chiedere un porto per un approdo sicuro è un obbligo contenuto nel diritto internazionale e nella legge italiana. La comandante ha contattato le autorità di tre stati europei solo per sentirsi opporre un rifiuto. Sono le autorità italiane, e con loro quelle di altri stati dell’Unione europea, ad aver violato la legge”. “L’operato di Carola Rackete – conclude Pieri – andrebbe encomiato e non criminalizzato e le accuse contro di lei devono essere ritirate. L’Unione europea deve trovare una soluzione praticabile per sbarcare e ricollocare le persone soccorse in mare”.
Cinque esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno oggi espresso “grave preoccupazione” per i procedimenti di detenzione e penali in Italia contro la tedesca Carola Rackete e denunciato gli attacchi da parte dei media, ma anche del ministro dell’Interno Matteo Salvini contro la giudice che ha stabilito il rilascio della capitana della Sea-Watch 3.
“Esortiamo le autorità italiane a porre immediatamente fine alla criminalizzazione delle operazioni di ricerca e soccorso. Salvare migranti in pericolo in mare non è un crimine”, affermano gli esperti in un comunicato congiunto pubblicato a Ginevra. Il procedimento contro la capitana Carola Rackete potrebbe avere “un effetto paralizzante sui difensori dei diritti dei migranti e sulla società civile nel suo insieme”, ha affermato l’esperto Michel Forst, relatore speciale sui difensori dei diritti umani.
Dalla sua decisione di rilasciare Rackete – ricorda il comunicato – la giudice è stata attaccata dai media e criticata dal ministro degli interni Matteo Salvini.
Secondo l’esperto Diego Garcàa-SayàŸn le accuse da parte delle autorità del potere esecutivo contro un giudice che ha soddisfatto una norma consolidata del diritto internazionale pubblico sul dovere di soccorrere persone in pericolo in mare, costituiscono “una grave violazione dei principi di indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri. Il dovere di rispettare e conformarsi a sentenze e decisioni della magistratura costituisce un necessario corollario del principio della separazione dei poteri”.
“Dichiarazioni pubbliche e attacchi personali da parte di personaggi politici di alto rango sono una grave interferenza nell’autonomia dei singoli giudici, e possono avere l’effetto di ostacolare l’autorità del potere giudiziario come un ramo autonomo del potere dello Stato”, ha aggiunto.
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DELL’AISE AL COPASIR: I TENTATIVI RUSSI DI INFLUENZARE LA NOSTRA POLITICA SONO COMINCIATI MOLTO TEMPO FA E NON SONO MAI CESSATI
Due pessime notizie per il ministro dell’Interno e vicepremier Matteo Salvini.
La prima: le operazioni di influenza della Russia di Vladimir Putin in Europa e nel nostro Paese sono cominciate molto tempo fa, non hanno mai conosciuto una battuta di arresto, restano in cima all’agenda delle minacce alla nostra Sicurezza nazionale e dunque sono state e continuano ad essere costantemente monitorate dalla nostra Intelligence.
La seconda: Gianluca Savoini, l’uomo al centro dell’affaire Metropol, e dunque le attività della sua associazione Lombardia-Russia e la sua rete di relazioni a Mosca, erano e sono da tempo nel radar del nostro spionaggio.
Sono le indicazioni che Luciano Carta, direttore dell’Aise, la nostra Agenzia di intelligence all’estero, ha fornito ieri mattina nella sua lunga audizione (quattro ore, di cui una dedicata interamente alla vicenda moscovita) al Copasir, il Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica.
E, messe insieme, liquidano, ammesso ce ne fosse bisogno, la banalizzazione — «gossip» — che della vicenda russa ha continuato a proporre Salvini, con la sponda della presidentessa del Senato Maria Elisabetta Casellati, nel tentativo disperato di sottrarsi al confronto parlamentare.
Quando, di fronte a domande specifiche, mirate a definire con maggiore precisione quale tipo di intelligence l’Aise abbia sin qui raccolto su Savoini, il suo compare Claudio D’Amico, e la loro associazione, Carta si è rifugiato dietro al segreto istruttorio dell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano.
Il che, indirettamente, ha confermato che l’attività istruttoria della magistratura, partita dai nastri del Metropol, si sta allargando ad acquisire ogni elemento utile a inquadrare i protagonisti di questa vicenda e le loro mosse nel contesto russo. E che a questi elementi di conoscenza sta dando o comunque ha dato il suo contributo anche l’Ais
(da agenzie)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
SI TRATTEREBBE DI UN ALTRO LUCA CHE DA POCHI GIORNI AVREBBE FATTO SPARIRE NUMERO DI CELLULARE E PROFILO SUI SOCIAL
C’è un quarto uomo nella storia dei rubli da Mosca? Il sospetto lo adombra Rosalba Castelletti
su Repubblica di oggi, che riparte dall’articolo pubblicato da Buzzfeed il 10 luglio scorso in cui si riferiva di sei convitati al tavolo in cui si parlò della commessa di ENI e dei soldi che avrebbero potuto finire nelle casse del Carroccio.
Uno dei presenti era Gianluca Savoini, poi si è autoaccusato Gianluca Merandi e successivamente si è palesato anche Francesco Vannucci. E qui nasce il giallo:
Passando alla controparte russa, uno dei tre uomini sarebbe stato identificato da BuzzFeed come Ilija Andreevich Jakunin, un personaggio apparentemente anonimo che forse sarebbe stato vicedirettore della società per lo Sviluppo del Caucaso del Nord e ancora prima forse manager di una sezione dell’Agenzia russa per gli investimenti diretti.
Stando sempre alle indicazioni del sito americano, resterebbero dunque da identificare solo un Andrej e uno Jurij. Ma a scorrere bene la trascrizione, risultano alcune incongruenze.
Ad esempio, c’è un russo indicato come “Ru2”, ossia “individuo russo 2”, che una volta viene apostrofato come “Ilija”, un’altra come “Sasha”, diminutivo di “Aleksandr”. Che dunque sarebbe un quarto russo che andrebbe ad aggiungersi ai tre identificati come Ilja, Andrej e Jurij.
A un certo punto, invece, Savoini si rivolge a uno degli interlocutori moscoviti dicendo: «Talvolta è meglio che Luca possa tradurre per Francesco». Ora, è vero che l’avvocato Meranda sostiene di essere il “Luca” nominato nella trascrizione, ma due diverse fonti sostengono che al tavolo del Metropol gli italiani fossero in quattro.
Questo è l’identikit fornito da Repubblica:
Potrebbe trattarsi di un “altro Luca” il cui numero di cellulare risulta di colpo “momentaneamente sospeso” e che ha cancellato la sua storia più recente sui social. Sarà lo stesso “quarto uomo” a farsi avanti per dissipare i dubbi intorno alla sua persona?
(da “NextQuotidiano“)
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Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile
LA LETTERA DEL PREMIER A “REPUBBLICA”
Gentile direttore,
in questi giorni il suo giornale – come pure vari altri – si interroga sulle condizioni di salute della maggioranza di governo e prospetta un mutamento nel mio modo di interpretare il ruolo del Presidente del Consiglio. I valori che ispirano la mia condotta sono sempre stati e saranno il rispetto delle istituzioni, da difendere sempre e comunque, la piena trasparenza nei confronti dei cittadini, la fedeltà assoluta agli interessi nazionali. Le mie iniziative sono sempre ispirate da queste finalità ed è un errore pensare che possano essere dettate dall’orgoglio personale o suscitato dal ruolo, o anche dalla volontà di alimentare polemiche e contrasti politici.
Muovo dalla prospettiva europea. Ho subito chiarito che questo inizio della legislatura si preannuncia denso di sfide e di opportunità , che il nostro Paese potrà cogliere solo se noi rappresentanti istituzionali sapremo interpretare lo “spirito del tempo” e offrire soluzioni efficaci e sostenibili.
Molto spesso, intervenendo alle riunioni del Consiglio Europeo, ho chiarito agli altri leader europei che la Casa comune sta attraversando un momento di particolare fragilità . Alcuni dei suoi abitanti si sentono particolarmente privilegiati, sono contenti delle stanze loro assegnate e degli spazi comuni. Altri non la trovano particolarmente confortevole, non si sentono a proprio agio.
Dobbiamo comprendere le ragioni del disagio e delle insicurezze e offrire risposte adeguate, intervenendo, con urgenza, per invertire il progressivo processo di esclusione di fasce sempre più ampie della popolazione che si attendono dai politici visione e risposte concrete, in una prospettiva decisamente orientata alla crescita e all’inclusione.
I migliori amici dell’Europa sono gli europeisti critici, non quelli che si affidano a petizioni di principio.
Durante il negoziato preordinato alla designazione dei nuovi vertici delle Istituzioni dell’Unione mi sono dapprima opposto a soluzioni predeterminate e non elaborate nel consesso appropriato o nell’ambito del mandato congiunto che avevamo conferito al Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.
Successivamente, quando mi sono opposto a soluzioni alternative, l’ho fatto non per pregiudizi personali o politici nei confronti degli altri candidati vagliati, ma perchè ho ritenuto che le soluzioni prospettate non fossero idonee a tutelare i nostri interessi nazionali e comunque a garantire il necessario rilancio per superare il difficile momento che l’Unione europea sta attraversando.
La designazione di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea è stata da me condivisa, per la sua storia personale e politica, e perchè questa soluzione avrebbe consentito all’Italia di ottenere un portafoglio economico di rilievo, in particolare la “concorrenza”, come da me richiesto, e avrebbe aperto a buone prospettive per l’Italia anche con riguardo alle restanti nomine.
Nei giorni precedenti la votazione della neo-Presidente ho invitato i parlamentari europei delle forze politiche che sostengono la maggioranza interna ad appoggiare questa candidatura, proprio in ragione dei sottesi equilibri e garanzie. Aggiungo che il discorso programmatico della neo-Presidente ha confermato molte delle priorità che stanno a cuore al nostro Paese, in tema di politiche sociali, di misure per l’occupazione e per la tutela dell’ambiente, di contrasto al traffico illegale di migranti.
Come è noto gli Europarlamentari eletti con la Lega, a differenza di quelli del MoVimento 5 Stelle, hanno espresso voto contrario. Non sono in condizione di prefigurare se questa contrarietà avrà ripercussioni sulle trattative che si svolgeranno per definire la composizione della squadra di neo-Commissari. Di certo non si tratta di rivendicare una “poltrona” a beneficio di una singola forza politica. Si tratta di difendere gli interessi nazionali e di rivendicare per l’Italia il posto di prestigio che merita.
Passando alla manovra economica, ho letto con attenzione la lettera del Ministro e Vicepresidente Di Maio, ieri pubblicata sul Sole 24 Ore, con la quale mi sollecita l’apertura di un confronto tra Governo e parti sociali sulle norme necessarie a rilanciare il nostro sistema economico e sociale. Accolgo senz’altro questo invito e annuncio che, già per la prossima settimana, convocherò a Palazzo Chigi tutti i rappresentanti sindacali, delle imprese e delle altre associazioni di categoria, per un confronto ordinato e proficuo con la partecipazione di tutti i Ministri, in modo da acquisire, all’esito delle diverse interlocuzioni, una condivisa valutazione sulle varie istanze, utile a definire i contenuti della manovra economica in coerenza con gli interessi generali dei cittadini.
Ho già chiarito che ogni iniziativa compiuta da una singola forza politica, perseguita separatamente, è pienamente legittima, ma non può sostituirsi al pieno contraddittorio tra tutte le parti politiche e sociali, alla presenza dell’intero Governo, come impongono le regole di correttezza istituzionale. La legge di bilancio, infatti, è l’espressione massima dell’indirizzo politico della maggioranza, e – più di ogni altra – richiede piena condivisione e coordinamento dal Vertice. Una iniziativa perseguita senza un principio di coordinamento rischia di complicare – non già di agevolare – il processo decisionale e, in particolare, la più completa formazione ed espressione della politica generale di governo, con il risultato di compromettere l’efficacia della nostra azione.
Quanto alla vicenda “moscovita” che occupa da qualche giorno i giornali, preciso che le forze di opposizione mi hanno chiesto di riferire in Senato e per questa ragione, ritenendo sacre le prerogative del Parlamento, ho immediatamente acconsentito alla richiesta. Ritengo improprio anticipare in questa sede i contenuti della mia informativa, anche perchè sarebbe irriguardoso nei confronti dei Senatori.
Posso però garantire che riferirò, in piena trasparenza, su tutte le circostanze e le notizie che sono a conoscenza mia e di tutti i Componenti del Governo che presiedo. Questo intervento sarà l’occasione per ribadire al Parlamento la nostra collocazione geo-politica e per confermare la mia più elevata sensibilità nella tutela della nostra sicurezza e sovranità nazionale.
Da ultimo, prendo atto che nel dibattito pubblico si intensificano le congetture su scenari futuribili e su nuove maggioranze di governo, alcune delle quali mi vedrebbero personalmente coinvolto.
Ho assunto un alto incarico sulla base di una specifica maggioranza con un progetto di governo ben definito. Confido di potere completare questo faticoso impegno sino al termine naturale della legislatura, in modo da realizzare appieno l’ambizioso piano di riforme economiche e sociali e di modernizzazione del Paese.
Se questa esperienza di governo dovesse interrompersi in via anticipata, non mi presterò, tuttavia, a operazioni opache o ambigue. Assicuro che il percorso si realizzerà in modo lineare e trasparente, nelle sedi appropriate, per rispetto del Parlamento e dei cittadini.
Posso compiere errori di valutazione e rivelarmi mancante nell’azione, ma è certo che sino a quando avrò responsabilità di governo mi batterò affinchè tutti i cittadini possano recuperare piena fiducia nelle istituzioni di governo, e affinchè le istituzioni, tutte le istituzioni, possano meritare questa fiducia. Su questo non transigo e mai transigerò.
(da “la Repubblica”)
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