Destra di Popolo.net

BEPPE GRILLO: “GLI ITALIANI NON SANNO LEGGERE? STESSA PERCENTUALE DI CHI VOTA LEGA”

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

IL COMICO LANCIA LA STOCCATA AGLI ELETTORI DEL CARROCCIO MA NON RISPARMIA NEANCHE IL M5S: “ERAVAMO UN ACQUARIO, ORA SIAMO UNA ZUPPA DI PESCE”

«Il 35% degli italiani non sa leggere: è quasi la stessa percentuale della Lega!». Da Piacenza arrivano le parole di Beppe Grillo che esce allo scoperto sul caso dei presunti fondi russi alla Lega, a modo suo.
Il comico ed esponente del M5S non le manda a dire e sul partito pentastellato afferma: «Eravamo un acquario: io, Casaleggio, Di Battista. Poi l’acquario è bollito e oggi siamo una zuppa di pesce».
Da villa Raggio a Pontenure, in una residenza nell’800 nel piacentino, Beppe Grillo glissa sull’attualità  politica. «Non so più cosa inventarmi… Al Tg1 ho detto che sono stato aggredito da un gatto. Ormai anzichè buste coi proiettili ai politici devi mandare una busta con dentro un libro».
Un riferimento, non troppo implicito, alle presunte minacce ricevute da Salvini e al missile ritrovato dalla Digos di Torino che sarebbe servito per un attentato al vicepremier. Poi l’omaggio, a modo suo, a Camilleri: «Alzi la mano chi davvero ha mai letto un suo libro. Io mai. Non ci si capisce un cazzo, tutto in dialetto…».
Beppe Grillo con il suo sarcasmo fuori dalle righe non risparmia neanche la categoria dei giornalisti: «I giornalisti sono criminali, sono loro i responsabili dell’appiattimento culturale» e alla fine si concede un po’ di autoironia: «Ho 71 anni dopodomani, guadagno pochissimo. Ho sei figli e hanno tutti il reddito di cittadinanza».

(da agenzie)

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“PERCHE’ SALVINI NON SI PRESENTA AI TAVOLI EUROPEI DOVE SI DISCUTE IL SUPERAMENTO DI DUBLINO CHE COSTRINGE I PROFUGHI NEL PAESE DI PRIMO APPPRODO?”

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DELL’AVV. BALLERINI: “FACILE FARE IL FORTE COI DEBOLI E IL DEBOLE CON I FORTI”… L’ITALIA HA RICEVUTO UN MILIARDO DI EURO DALLA UE SENZA REDICONTO

Sono 18.125 le persone respinte negli ultimi 12 mesi alla frontiera di Ventimiglia dalla polizia francese, prevalentemente provenienti da Nigeria, Mali, Costa d’Avorio, Guinea e Algeria.
Numeri che vanno ad aggiungersi a coloro che sono espulsi per via del Trattato di Dublino e riaccompagnati a Bardonecchia e in aereo da Austria, Olanda e Germania. Le persone respinte sono regolari sul territorio italiano, eppure non sempre vengono rilasciate dopo l’identificazione: a volte capita (sempre più raramente) che il Viminale costringa queste persone già  esasperate a trasferimenti in pullman dal confine fino al Sud Italia, al solo scopo di ‘alleggerire’ (senza badare a spese) il numero delle persone ferme a Ventimiglia.
I dati sono ufficiali perchè provenienti direttamente dal Ministero dell’Interno grazie alla richiesta di accesso civico avanzata lo scorso 27 giugno dall’avvocata Alessandra Ballerini per l’Associazione Diritti e Frontiere: “Mentre dall’inizio dell’anno — ha spiegato l’esperta in diritto dell’immigrazione a ilfattoquotidiano.it — via mare sono approdati 3.186 richiedenti asilo, contro i quali il Governo sembra intenzionato a portare avanti illegittimi blocchi dei porti, solo a Ventimiglia, da gennaio a giugno, sono stati respinte 8.200 persone che avevano già  trovato una sistemazione fuori dall’Italia. Forte coi deboli e debole coi forti — ha aggiunto rivolgendosi direttamente al ministro dell’Interno — Perchè Salvini non si è mai presentato ai tavoli europei nei quali si discute il superamento della convenzione di Dublino che costringe i profughi a restare nel paese di primo approdo?”.
La domanda che l’avvocata ha rivolto a Salvini è la stessa che ilfattoquotidiano.it aveva posto, qualche mese fa, ai parlamentari del comitato bicamerale chiamato a vigilare sull’attuazione dell’accordo di Schengen senza ottenere alcuna risposta.
Da anni la riforma del sistema di Dublino è in discussione a livello di Unione Europea e la Commissione ha già  proposto un meccanismo ‘equo e sostenibile’ che supererebbe le attuali debolezze e gli squilibri che penalizzano Spagna, Malta, Grecia e Italia.
Per questo motivo c’è l’opposizione dei paesi del Gruppo di Visegrà¡d che a oggi hanno rifiutato di fare la loro parte, accogliendo le quote a loro destinate di profughi. Allo stesso tempo c’è anche la contrarietà  della Lega in nome di un ‘alleanza sovranista’ che nei fatti penalizza l’Italia.
La scorciatoia, drastica, fatta trapelare nelle scorse settimane da fonti del Ministero dell’Interno per aggirare il sistema, è quella di non immettere più i dati nel sistema Eurodac (la banca dati di identificazione europea).
“Così si scardinerebbe il sistema stesso — sarebbe il ragionamento di Salvini — La polizia continuerebbe a identificare chi sbarca, ma non condividerebbe con gli altri stati membri le informazioni”. Una sbalorditiva strategia da ‘furbetti’ che effettivamente permetterebbe di eludere il sistema di Dublino, per quanto in modo scorretto e illecito, che tuttavia non brilla neppure per originalità , essendo la linea ‘storica’ seguita dall’Italia fino al 2015, quando — esattamente per questa ragione — Roma è stata sanzionata e ha rimediato il blocco della frontiera francese
“Se anzichè fare la ‘lotta ai solidali’ — commenta l’avvocata Alessandra Ballerini, che si trova a difendere migranti vittime delle violazioni del regolamento sia da parte italiana che francese — il Ministro dell’Interno comprendesse che alla luce della Carta di Nizza e del Trattato di Lisbona la solidarietà  è un obbligo non solo tra le persone, ma anche tra gli Stati, forse troverebbe gli strumenti per far comprendere a livello europeo le violazioni in atto da parte francese”.
Se i politici nostrani sono soliti indignarsi per il fatto di “essere lasciati soli” dall’Europa, all’estero fanno notare come, se da una parte Dublino impone ai paesi di approdo l’accoglienza dei migranti fino al riconoscimento della protezione internazionale, dal 2014 a oggi lo Stato ha incassato oltre 200 milioni dalla Commissione per far fronte a queste spese, senza alcun controllo sulle modalità  di gestione dei finanziamenti, a cui si aggiungono i 653,7 milioni di euro assegnati nell’ambito del Fondo Asilo (AMIF) e del Fondo sicurezza interna (ISF).
Sempre grazie all’emergenza migranti”, dal 2015, l’Italia ottiene uno sconto di 5 miliardi sui vincoli di bilancio posti dal Fiscal Compact.
Insomma nessuno Stato, a livello europeo, sembrerebbe soddisfatto dell’attuale gestione delle frontiere interne, e proprio per questo è difficile comprendere (se non in termini di inseguimento del consenso elettorale a breve termine) chi possa avvantaggiarsi dalle provocazioni e dal muro contro muro proprio in questa fase in cui tutti dovrebbero avere interesse a sedersi intorno a un tavolo per superare il regolamento di Dublino.

(da “il Fatto Quotodiano“)

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IL COMMISSARIO UE SMENTISCE I SOVRANISTI: “BASTA CRIMINALIZZARE CHI AIUTA LE PERSONE IN MARE, AGISCONO NEL QUADRO DEL DIRITTO EUROPEO”

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

“LE ONG SONO UNA COSA, I TRAFFICANTI ALTRO”

Il commissario europeo agli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides è intervenuto   in una plenaria del Parlamento europeo sul tema ‘Assistenza umanitaria nel Mediterraneo’:
“Bisogna fare una distinzione, perchè una cosa è l’effettivo traffico di migranti a fini di profitto, un atto criminale deliberato, un’altra cosa è fornire assistenza a chi ne ha bisogno”
“La linea di fondo, che sottolineo, è questa: la genuina assistenza ai migranti non deve essere criminalizzata nel quadro del diritto europeo”, ha sottolineato Stylianides
“Comunque, l’essenza della questione è che un sistema in cui la gente deve ricorrere ai trafficanti non può rappresentare un approccio sostenibile all’immigrazione o all’asilo. L’Ue e gli Stati membri devono restare risoluti nella continuazione della lotta contro i trafficanti, e non giocare nel campo del loro mortale ‘business model'”, ha concluso il commissario
La presidenza semestrale di turno finlandese del Consiglio Ue, rappresentata in aula dal ministro dell’Interno di Helsinki, Tytti Tuppurainen, ha sottolineato da parte sua che “il numero degli sbarchi di migranti in cui sono coinvolte le Ong è piuttosto modesto. Nel 2019 meno del 10% dei migranti arrivati in Italia erano stati soccorsi in lare dalle navi delle Ong. La grande maggioranza degli arrivi in Italia avviene in realtà  o con sbarchi delle loro imbarcazioni direttamente a Lampedusa e in Sicilia, oppure erano stati salvati direttamente dalle navi delle autorità  Italiane”, ha concluso Tuppurainen.

(da agenzie)

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IL PARLAMENTO EUROPEO VERSO UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA SUI RAPPORTI TRA SOVRANISTI EUROPEI E LA RUSSIA DI PUTIN

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

INDAGINE SU FINANZIAMENTI, APPOGGI E CONDIZIONAMENTI A MOVIMENTI CHE VOGLIONO DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA

Una commissione d’inchiesta, non solo per i presunti fondi sulla Lega dalla Russia di Putin ma anche per tutti i possibili finanziamenti o appoggi o condizionamenti di Mosca rispetto ad altri partiti e movimenti presenti nel Parlamento europeo e non solo: l’idea è venuta dalla delegazione del Pd al gruppo ‘Socialisti e Democratici ed è stata accettata anche da altri gruppi.
Così a settembre potrebbe esserci la costituzione di una commissione speciale per indagare sulla possibilo l’influenza dei russi sulle elezioni europee, tramite finanziamenti o sostegni di altro genere a partiti europei
La conferma è venuta da Carlo Calenda: “Abbiamo chiesto al gruppo dei Socialisti e Democratici, che la proporrà , l’istituzione di una commissione speciale per analizzare le influenze di potenze straniere sulle elezioni europee”, ha detto l’europarlamentare .a Zapping su Radio 1 parlando del Russiagate. “Non è l’unico caso”, ha aggiunto l’eurodeputato
Non si tratta infatti solo della Lega e del caso Savoini: c’è anche il Rassemblement National di Marine Le Pen, oggetto di inchieste in Francia per i fondi russi ed anche i posti nazisti del Fpo di Heinz Christian Strache, coinvolto pochi mesi fa in uno scandalo sui contatti con i russi che gli è costato la crisi di governo in Austria
In sostanza si punta a indagare tutte le attività  di sostegno dei russi ai partiti di estrema destra in Europa, attività  che evidentemente – è la tesi dei socialisti – è finalizzata a mettere a repentaglio il progetto europeo e la stessa democrazia nel continente. E l’idea è anche di chiedere al Consiglio europeo e alla Commissione europea quali misure vogliano mettere in campo per indagare tutte le interferenze esterne, illegali, sul processo democratico europeo
“E’ necessario istituire una commissione d’inchiesta del Parlamento europeo per indagare sui legami dei partiti di estrema destra con Mosca, per accertarne eventuali finanziamenti occulti e finalità  politiche – ha detto l’eurodeputato del Pd Brando Benifei – Non possiamo più sottovalutare quella che si sta configurando come una vera e propria minaccia all’ordine comunitario e alla sua collocazione internazionale”.

(da agenzie)

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LA RAI E ANTONELLA CLERICI PAGATA PER NON LAVORARE

Luglio 18th, 2019 Riccardo Fucile

L’INTERVISTA AL CORRIERE E I DISSIDI CON LA DIRETTRICE LEGHISTA DI RAIUNO

Antonella Clerici rilascia oggi un’intervista al Corriere della Sera per parlare della sua curiosa situazione in RAI, dove è pagata per non lavorare a causa, si dice, di dissidi con l’attuale direttrice di Raiuno Teresa De Santis, ex Manifesto ora in quota Lega:
Che spiegazione si dà ?
«Ci sta che un direttore decida di cambiare. Ma qui ci sono anche due aspetti da valutare: c’è un contratto in corso e dovrebbe valere anche quello che uno ha fatto per l’azienda. Sono sempre stata un soldato per la Rai, ho sempre detto di sì, non mi sono mai tirata indietro, anche quando dopo il Sanremo del 2010 potevo permettermi di puntare i piedi: ma non fa parte del mio carattere e non l’ho mai fatto».
Manca la sintonia con la direttrice di Rai1 Teresa De Santis?
«Ci siamo viste a lungo, abbiamo parlato di un emotainment, valutato l’ipotesi di un Sanremo Kids… Ma dall’ultimo colloquio che ho avuto con lei sono uscita con l’idea che non fosse uno scambio di progetti ma di opinioni. Ho capito che vengo vista come una che deve essere messa da qualche parte, non come un cavallo su cui puntare».
Sull’ultima domanda dell’intervista si staglia prepotente l’ombra di Lorella Cuccarini:
Essere sovranisti magari avrebbe aiutato ad avere un posto in prima serata
«Pensare che sono di Legnano, cresciuta in piazza Carroccio… Io sono sempre voluta rimanere fuori dalla politica, l’unica cosa sovrana per me è il pubblico. Quando ti schieri hai il tuo momento, ma se non vali poi torni dove eri. E comunque a tutti fa comodo che tu sia bravo piuttosto che schierato».

(da “NextQuotidiano”)

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TRAMONTA GIORGETTI, SALTA L’ACCORDO PER IL COMMISSARIO, SALVINI IN UN CUL DE SAC

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

CONTE ATTENDE DUE NOMI, PRESSING SU PROFILI TERZI PER EVITARE LA BOCCIATURA

Ignazio Corrao del M5s dice che la Lega ha avuto addirittura una reazione “isterica” quando ieri ha deciso di votare no alla nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. “I 5stelle volevano aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno e invece si sono trasformati nel tonno!”, ribatte la leghista Mara Bizzotto.
All’indomani del voto sulla nuova guida della Commissione, Lega e cinquestelle se le danno di santa ragione.
Il sì dei pentastellati e il no della Lega aprono un solco che fa traballare i piani leghisti. Salta l’accordo su Giancarlo Giorgetti commissario europeo.
Certo il vicepremier leghista fa fatica a renderlo ufficiale. Ma è evidente che, alla luce di come è andata ieri, all’Europarlamento Giorgetti non passerebbe. E pare che allo stesso sottosegretario sia passata la voglia di trasferirsi in Europa.
A Strasburgo, è chiaro, la maggioranza europeista — seppure risicata – punta evidentemente ad ‘archiviare’ la Lega, con l’aiuto dei cinquestelle convinti e orgogliosi di questa linea. “La Lega fa harakiri: Giorgetti commissario è mission impossible”, avvertono infatti i pentastellati.
E ora? Ecco come la spiega Fabio Massimo Castaldo: il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “ha negoziato con i partner europei un commissario di peso per l’Italia”, ma “la Lega ha sconfessato quel patto” e adesso ”è difficile che un suo candidato possa passare le audizioni in Parlamento”. Chiaro. Ma adesso che succede?
A quanto apprende Huffpost, spetterà  comunque a Matteo Salvini proporre due nomi. A patto che siano ‘papabili’ per passare il test di Strasburgo. L’idea di massima che gira nel governo è di candidare figure ‘terze’ rispetto ai due partner di maggioranza, tipo Tridico o Foa rispettivamente scelti per Inps e Rai.
Sarebbe un’ipotesi che potrebbe andar bene sia al M5s e che alla Lega. Certo, va trovato l’accordo sul nome. E la situazione di scontro su tutto non depone a favore, non ora.
Ora comunque ci sono i paletti di Conte. Cioè: spetta alla Lega proporre i nomi: due nomi, von der Leyen deve poter scegliere tra un uomo e una donna visto che vuole formare una squadra in perfetta parità  di genere.
Ma, è l’idea del presidente del Consiglio, devono essere ‘studiati’ per non essere bocciati dall’Europarlamento quando andranno in audizione nelle commissioni di competenza (a seconda del portafoglio che prenderanno) nella prima settimana di ottobre.
Dopo aver negoziato l’accordo in consiglio, dopo aver subito il ‘tradimento’ dei leghisti, il premier a questo punto non vuole andare al massacro: non vuole che il commissario italiano venga bocciato dall’Europarlamento. E anche la parte pentastellata del governo non vorrebbe aggiungere incidenti di percorso al cammino ‘europeista’ scelto ormai da qualche mese.
Palla a Salvini, che è in un cul-de-sac. “Ci sono soluzioni alternative…”, dice a chi gli chiede di Giorgetti. Ma nemmeno lui è tanto convinto. La carta leghista è difficile da usare, a questo punto. Pure quella di Giulia Bongiorno non va bene: avrebbe più chance in quanto donna, ma c’è già  il no dei cinquestelle. “Nell’ottica di un portafoglio economico credo che Giulia Bongiorno non abbia molta esperienza in tal senso”, dice la capodelegazione a Strasburgo Tiziana Beghin.
Il piano B deve prendere ancora forma: del resto, si tratterà  di intavolare un negoziato con Conte nei prossimi mesi, presumibilmente il nome arriverà  a settembre a ridosso dell’esame europarlamentare.
Se i primi due nomi non dovessero andar bene, se ne cercheranno altri. In pista c’è il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, che però non sembra scaldare la parte pentastellata. “Moavero Milanesi è sicuramente molto esperto in esteri, ma noi vorremmo un portafoglio economico”, sempre Beghin. E c’è un altro timore che serpeggia.
Vale a dire la possibilità  che alla fine Salvini scelga la coerenza con il no di ieri a von der Leyen e rinunci al Commissario europeo, lasciandolo al M5s.
In modo da tenersi le mani libere per ‘sparare’ sulla Commissione in autunno, quando si discuterà  una manovra economica tutt’altro che semplice. E’ la preoccupazione più sentita tra i cinquestelle. Anche perchè in questo modo Salvini risolverebbe pure il problema del ‘che fare’ quando l’aula di Strasburgo si esprimerà  con un voto (a maggioranza assoluta) su tutta la squadra von der Leyen, alla plenaria di ottobre.
Se il commissario leghista non c’è, la pattuglia del Carroccio può votare contro senza problemi.
Ma è presto. Conte e i cinquestelle aspettano il nome di Salvini, certi di poter condizionare la scelta del commissario, a dispetto di tutte le previsioni iniziali.

(da “Huffingtonpost”)

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LEGA SOTTO ATTACCO A STRASBURGO SU ONG E MIGRANTI, IL M5S LA LASCIA SOLA

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

DIBATTITO SU SEA WATCH E CAROLA, LEGHISTI ALLA SBARRA DIFESI SOLO DAI LORO PARI SOVRANISTI… IL M5S: “PIANO MOAVERO SOLUZIONE GIUSTA”

Gli effetti del no dei leghisti alla nomina di Ursula von der Leyen presidente della Commissione europea si vedono subito nell’aula di Strasburgo, ad appena 24 ore dal ‘fattaccio’ che rischia di ribaltare i rapporti di forza nel governo gialloverde.
Ore 15, dibattito sul caso Sea Watch e le ong che soccorrono migranti in mare con la ‘capitana’ tedesca Carola Rackete pluri-citata in una discussione in cui la Lega finisce alla sbarra, difesa solo dai sovranisti.
Soprattutto lasciata sola dai colleghi pentastellati di fronte agli attacchi dei socialisti, dei Liberali e anche del Ppe.
Ecco cosa dice l’eurodeputata M5s Laura Ferrara: “Il piano del ministro Moavero per una soluzione europea della crisi dei migranti va nella giusta direzione”. La trasformazione europeista del Movimento è compiuta: dal piano Salvini dei porti chiusi al ‘piano Moavero’ (magari con conseguenze anche sulla partita sul Commissario europeo che spetta all’Italia).
C’è da dire che ieri in aula proprio von der Leyen ha raccontato di aver accolto a casa sua un siriano di 9 anni e di essersi occupata del suo percorso di studi. Il vento non è a favore della Lega oggi.
All’indomani di un voto espresso da una maggioranza risicata ma prevalentemente europeista, socialisti, liberali e anche i Popolari partono all’attacco, mettendo sotto accusa la politica dei ‘porti chiusi’ di Matteo Salvini.
In pratica, il dibattito della maggioranza dà  seguito all’indicazione del presidente dell’Europarlamento David Sassoli che anche oggi torna a insistere per una riforma del regolamento di Dublino, chiamando in causa i leader degli Stati membri: “Questa riforma è stata adottata dal Parlamento il 16 dicembre del 2017 ed è stata messa in un cassetto non tenendo in considerazione la decisione del Parlamento. Penso che sia arrivato il momento per farlo: invito il consiglio a farlo”.
Per il Pd interviene Pietro Bartolo, ex medico di Lampedusa eletto all’europarlamento: “Serve un nuovo piano europeo di ricerca e soccorso nel Mediterraneo”, dice chiedendo anche i corridoi umanitari.
“Quante persone devono morire prima che l’Europa metta in campo una missione di ‘search and rescue’ nel Mediterraneo ma più efficace di Sophia?”, chiede la socialista francese Sylvie Guillame.
“E’ passato un anno da quando gli italiani hanno chiuso i loro porti e violato le leggi internazionali — dice la liberale spagnola Maria Soraya Rodriguez Ramos del gruppo ‘Renew Europe’ – il 14 giugno un campo in Libia è stato anche bombardato e noi continuiamo a rimandare i migranti in Libia non ci prendiamo in Libia. E’ ora di muoverci invece su una nuova proposta per l’asilo”.
Anche i Popolari non sono affatto teneri con la Lega: “Credo che Ursula von der Leyen farà  quello che ha detto: salvare ogni vita è la priorità  e poi c’è la politica su relocations e asilo. Non mischierei le due cose insieme: sarebbe immorale — dice la polacca Magadalena Adamowicz del Ppe — La solidarietà  è un dovere, non possiamo lasciare tutto ai paesi periferici e mi dispiace che il mio paese, la Polonia, non collabori. Dobbiamo aiutare chi cerca di venire in Europa in aereo: è l’unico modo per salvarsi dalle insidie dei barconi e del mare”.
Julie Ward dei Laburisti britannici: “Carola non è una criminale, ma un’eroina”.
Il cerchio si chiude quando parla il commisssario agli aiuti umanitari, il cipriota Christos Stylianides. “La Commissione — dice – ha sempre chiesto che gli Stati membri soccorranno le imbarcazioni in mare: è un obbligo, lo dicono le leggi internazionali. Ed è un dovere morale. Salvare vite è il primo passo per gestire l’immigrazione clandestina: vanno offerti canali alternativi, su questo va costruita una risposta europea basata sulla solidarietà  tra Stati membri”.
La Lega non è mai stata così isolata in Europa.
Argomenta Ferrara dei cinquestelle: “Il piano del Ministro Moavero per una soluzione europea della crisi dei migranti va nella giusta direzione. Si affronta il tema di come salvare vite, individuare luoghi di sbarco, stabilire ricollocamenti automatici e obbligatori per i migranti, contrastare il business del traffico di esseri umani nel Mediterraneo, prevedere vie legali per chi ha diritto alla protezione internazionale, cooperare nelle aree di origine dei flussi interessate da conflitti, miseria e sfruttamento di risorse, stipulare accordi di riammissione per i rimpatri. Sono questioni di cui non possono farsi carico solo i paesi di primo approdo, come l’Italia, la Spagna o la Grecia, ma l’intera Unione europea. La mancanza di una posizione comune tra tutti gli Stati membri sull’equa ripartizione delle responsabilità  e sulla solidarietà  nelle politiche europee di asilo e di immigrazione, nel mortificare i principi contenuti nei trattati, fa perdere credibilità  al progetto europeo. E’ lo stesso motivo per cui rimane affossata la riforma del sistema comune europeo di asilo, di cui auspico la ripresa senza che venga vanificato il lavoro già  svolto da questo Parlamento”.

(da “Huffingtonpost“)

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IL TERRORE DI SALVINI: UN GOVERNO PD-M5S

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

NON VUOLE APRIRE LA CRISI PERCHE’ TEME UNA MAGGIORANZA DI SALUTE PUBBLICA CHE VORREBBE DIRE PERDERE LE POLTRONE

Negli incubi di Matteo Salvini c’è il governo PD-M5S. Dopo l’ennesima rottura su Ursula Von der Leyen, eletta presidente della Commissione Europea con i voti dei grillini e a dispetto del dietrofront della Lega i rapporti tra gli alleati continuano a peggiorare ma a quanti gli chiedono di staccare la spina il Capitano risponde con una frase molto significativa:   «Mi consigliano di tornare al voto, ma è chiaro che i 5stelle ci mettono due minuti a fare un governo col Pd».
Il retroscena di Tommaso Ciriaco su Repubblica racconta cosa passa per la testa del leader leghista
Servirebbe infatti una crisi di governo nei prossimi tre giorni, poi una settimana per le consultazioni e lo scioglimento delle Camere: possibile?
I suoi insistono, ma Salvini resiste: «No — è l’indicazione — Fico non aspetta altro per lanciare un suo governo…».
E dire che molti, tra i leghisti, pensano che il segretario ha sbagliato strategia, e continua a sbagliarla. Lo pensano i ministri di oggi e pure quelli di ieri. «Certo che conosco Savoini», sussurra Roberto Calderoli prima di infilarsi in Aula. «Se era un soldato della Lega? Non parlo. Una cosa è sicura: non sono mai stato in Russia». Va così.
E d’altra parte, tanti della vecchia e della nuova guardia parlamentare avevano suggerito al leader di guardarsi dai rampanti che lo circondavano a Palazzo Chigi: occhio ai Savoini, ai D’Amico, agli esperti di affari petroliferi con la chiave del potere leghista.
Frequentazioni, per dire, che avevano messo in allerta lo staff del Presidente del Consiglio. Ma Salvini niente, di “scaricare” pubblicamente chi lo sta trascinando nei pasticci non ha voglia. Conta l’indole, ma anche la logica brutale del “capo” che non volta le spalle ai suoi uomini, quella che l’ha spinto a portare Armando Siri al Viminale per incontrare i sindacati.
La situazione è quindi ancora molto fluida. Ma soprattutto c’è un problema di tempi.
Al voto quando? Gennaio o giugno 2020
La Stampa scrive oggi che due sarebbero le finestre utili per un eventuale voto anticipato: la prima a inizio 2020, magari accorpando in un election day le Regionali in Emilia Romagna che hanno come termine ultimo il 26 gennaio; la seconda a giugno, quando altre grandi regioni torneranno alle urne.
«Io vorrei andare avanti ma, data la situazione, non escludo più niente». Prefettura di Genova, ora di pranzo.
Intorno alla tavola imbandita si ritrovano Matteo Salvini con il sindaco Marco Bucci, il governatore della Liguria Giovanni Toti e autorità  varie. Qualcuno domanda al vicepremier che previsioni politiche fa. E lui, messa da parte la spavalda sicurezza con cui ha sempre pubblicamente garantito sulla durata del governo, si lascia andare a una smorfia: «Non escludo più niente».
Fa chiaramente intendere ai presenti che la sua pazienza è arrivata al limite e (non si era mai sbilanciato così) le elezioni rappresentano una concreta possibilità .
D’altronde il fatto che tra leghisti e grillini giri cattivissimo sangue è testimoniato dagli insulti sovranisti ricevuti da Dino Giarrusso che celebrava l’elezione di Ursula Von der Leyen a presidente della Commissione Europea. E dalle convergenze tra PD e M5S sia sulla ministra di Angela Merkel che sui rubli alla Lega
A gente sospettosa come i leghisti, tutte queste coincidenze non possono sfuggire. «In caso di crisi, ci aspettiamo che il Movimento tenti di mettere in piedi un’altra maggioranza», ammette una fonte qualificata della Lega.
E aggiunge: «Non ci dimentichiamo che, un anno fa, erano pronti a fare un governo col Pd. Solo il no di Renzi li aveva fermati».
Figurarsi se non ci riproverebbero. Tanto più se dovesse passare definitivamente la riforma costituzionale grillina con il taglio dei parlamentari: per molti degli attuali deputati e senatori, tornare alle urne vorrebbe voler dire abbandonare per sempre lo scranno. Motivazione che potrebbe spingere tanti indecisi a sostenere una maggioranza di salute pubblica.
C’è chi pensa che la situazione porterebbe la Lega a una grandissima vittoria elettorale. Ma davvero Salvini andrà  ad elezioni anticipate per prendersi la colpa della prossima manovra? E se era così vantaggioso muoversi, perchè ancora non lo ha fatto?
Perchè in realtà  nemmeno a Salvini conviene spostarsi da questa situazione in cui ha un capro espiatorio per qualsiasi fallimento (i grillini).

(da “NextQuotidiano”)

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QUANDO SALVINI SI ASPETTAVA I SOLDI DA MOSCA

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

GIA’ CINQUE ANNI FA, CON SAVOINI SUO PORTAVOCE, AUSPICAVA UN PRESTITO RUSSO SUL MODELLO LE PEN

«Non cerco regali, ma un prestito conveniente come quello concesso alla Le Pen lo accetterei volentieri». A parlare era l’allora eurodeputato leghista Matteo Salvini. L’anno era il 2014, il periodo in cui grazie all’operato dell’allora portavoce di Salvini Gianluca Savoini la Lega iniziava a stringere rapporti sempre più solidi con la Russia di Vladimir Putin e con il partito Russia Unita.
Salvini, eletto da poco meno di un anno Segretatario del Carroccio in Aula a Strasburgo aveva votato contro le sanzioni a Mosca per la crisi in Ucraina scatenata dall’annessione della Crimea alla Federazione Russa.
Una posizione che la Lega non più Nord mantiene ancora oggi, al punto di fare inserire il superamento delle sanzioni economiche verso Mosca anche all’interno del Contratto di Governo con il M5S.
C’è stato un periodo quindi in cui a Salvini i soldi di Mosca avrebbero fatto piuttosto comodo: «lo accetterei da chiunque mi offrisse condizioni migliori di, per esempio, Banca Intesa» (e guardacaso Banca Intesa è uno dei nomi che vengono fatti nella conversazione rivelata da BuzzFeed).
Un prestito come quello ricevuto da Marine Le Pen del Front National, che aveva incassato 9,4 milioni di euro (con un tasso di interesse al 6%) dalla First Czech Russian Bank, legata ad un oligarca russo vicino a Putin.
Certo, soldi che sarebbero finiti a bilancio della Lega, ma pur sempre soldi di provenienza straniera. Mica male per quello che già  cinque anni fa aveva iniziato a soffiare sul fuoco del sovranismo italico. Non a caso il suo consulente per le cose russe era all’epoca proprio il suo portavoce, nonchè Presidente dell’Associazione Lombardia-Russia.
E Savoini nelle interviste dell’epoca spiegava che lo scopo della sua associazione era «far capire agli italiani che far entrare l’Ucraina, questa Ucraina, in Europa è sbagliato e dannoso per tutti noi». Meglio invece rinsaldare i rapporti con la Russia, con un occhio alla Crimea dove tra le altre cose — si legge in un documento pubblicato dal Foglio — la paga di un operaio specializzato è di 100 euro al mese. Insomma i sovranisti di casa nostra avevano un occhio di riguardo per il dumping salariale che favorisce sempre i fenomeni di delocalizzazione.
Qualche tempo prima, nell’ottobre 2014, Salvini aveva incontrato a Mosca proprio Vladimir Putin, si era fatto foto sulla Piazza Rossa con il cartello “Stop Invasione” e pubblicato post dove lodava l’efficienza russa come nemmeno il celebre Lambrenedetto XVI di YouTube; robe tipo «qui a Mosca non c’è un clandestino, non un lavavetri, non un campo Rom. E le ragazze possono prendere la metropolitana alle 2 di notte senza paura».
Certo, poi gli operai hanno stipendi da fame, i pensionati altro che arrivare a fine mese, non arrivano nemmeno a fine settimana, i giornalisti muoiono come mosche, ma vuoi mettere? Ci vorrebbe un Putin anche da noi, chiosava il leader leghista.
Chissà  se nel frattempo ha imparato la lezione.

(da “NextQuotidiano“)

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