Destra di Popolo.net

LE TRE BUGIE DI SALVINI SU SAVOINI

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

L’ASSOCIAZIONE DI SAVOINI HA SEDE IN VIA BELLERIO, L’ORGANIGRAMMA E IL RUOLO DI D’AMICO, GLI OBIETTIVI COMUNI, I VIAGGI A MOSCA

«L’associazione Lombardia-Russia non ha nulla a che vedere con la Lega» così l’11 luglio la portavoce di Matteo Salvini liquidava il caso Moscopoli.
L’associazione è quella presieduta da Gianluca Savoini, già  giornalista alla Padania ed ex portavoce di Matteo Salvini.
Savoini è l’uomo al centro della vicenda che secondo i leghisti non ha nulla a che fare con il partito. Eppure ci sono diversi elementi che lasciano pensare all’opposto.
Salvini non sapeva che l’associazione ha sede dove ha sede la Lega?
Uno su tutti la sede dell’Associazione Lombardia-Russia, nata nel 2014. Gli uffici di Savoini sono in via Colombi 18, che altro non è che l’ingresso secondario dello stabile di Via Bellerio 41, la storica sede della Lega Nord.
Anche l’organigramma dell’Associazione di Savoini è indicativo, oltre alla carica di Presidente Onorario per Alexey Komov, rappresentante del World Congress of Families in Russia (e abbiamo visto a Verona quanto forti siano i legami tra WCF e Lega) il responsabile sviluppo progetti è Claudio D’Amico.
D’Amico, attualmente assessore per la Lega a Sesto San Giovanni, è il “consigliere per le attività  strategiche di rilievo internazionale” del vicepremier Matteo Salvini.
Ed è la stessa persona che ha sollecitato l’invito per Savoini alla cena organizzata in onore del Presidente russo Vladimir Putin il 4 luglio scorso a Villa Madama.
Alla cena oltre a Salvini, Savoini e Putin erano presenti anche il premier Conte, il vicepremier Di Maio e altri importanti esponenti del governo gialloverde.
Salvini nel 2014 non sapeva che il suo più stretto collaboratore aveva fondato un’associazione?
Certo, Salvini non è che può sapere proprio tutto. Sa ad esempio che esiste un piano segreto per assassinarlo ma non sa che cosa faccia uno dei suoi più stretti collaboratori nè cosa faccia quello che era stato il suo portavoce, a che titolo venga invitato a Mosca (perchè il ministro sostiene che non è lui ad invitarlo), all’ambasciata russa in Italia oppure ad una cena di Stato in onore di quello che per la Lega dovrebbe essere il principale partner straniero. Curioso.
Eppure le linee d’azione di Savoini non sono certo cambiate da quel dicembre del 2014 quando Salvini sognava di poter ottenere un prestito da Mosca come la sua amica Marine   Le Pen.
Anzi, l’audio pubblicato da BuzzFeed dimostra la coerenza di Savoini, ancora alla ricerca di soldi per la Lega, ancora interessato a stringere i rapporti con la Russia.
Sul sito di Lombardia Russia fanno bella mostra articoli come quello qui sopra dove si parla dell’associazione di Savoini come nata “sotto la benedizione di Matteo Salvini“. Savoini stesso viene descritto come colui che “ha sconfitto quanto ad influenza, leader come Roberto Maroni e Luca Zaia. Di sicuro c’è lo zampino di Savoini dietro dichiarazioni come quelle del leghista veneto Federico Caner (ora assessore alla programmazione dei fondi UE della giunta Zaia in Veneto) che nel 2014 diceva che la Crimea era come il Veneto. Altri articoli decantano l’importante ruolo dell’Associazione fondata dal “collaboratore più stretto del leader leghista”.
Salvini si è accorto che gli obiettivi dell’associazione di Savoini coincidono con la politica estera della Lega?
Poi magari vengono fuori documenti in cui Savoini spiegava come investire in Crimea aggirando le sanzioni, perchè tanto lì gli operai prendono poco più di 100 euro al mese.   Chissà  cosa ne pensano i lavoratori veneti che votano Lega.
Altro obiettivo di Savoini: togliere le sanzioni alla Russia. Un tema così caro a Salvini che è finito pure nel “contratto di governo”. Insomma sembra davvero incredibile che Salvini non sappia nulla di un’associazione che non solo condivide con la Lega alcuni uomini chiave, non solo ha sede dove ha sede il Carroccio ma il cui presidente ad esempio si prodiga ad organizzare (per conto dell’associazione) una conferenza stampa del ministro il 16 luglio presso la sede della Tass, l’agenzia di stampa russa.
E ancora, Savoini era presente (a che titolo?) all’incontro con il ministro degli Interni russo assieme a Salvini.
A giugno era a Villa Abamelek — residenza dell’Ambasciatore russo — assieme a Salvini per la festa della Giornata della Russia.
A maggio del 2018 invece aveva partecipato al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo insieme all’onorevole Paolo Grimoldi, parlamentare della Lega e segretario nazionale della Lega Lombarda. Tutto alla luce del sole, twittato e postato su Facebook senza che nessuno nella Lega rivelasse un accenno di imbarazzo.
Fino ad oggi nessuno ha mai messo in dubbio il fatto che la politica estera di Salvini e della Lega per quanto riguarda la Russia fosse allineata su quella di Savoini e della sua associazione.
In questi giorni invece Salvini sembra essere colto da strane amnesie selettive. Come mai?

(da “NextQuotidiano”)

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SALVINI ANNASPA SUL RUSSIAGATE E SI APPELLA AI FANS: “SE VOI CI SIETE, IO CI SONO”

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

MA TRA LE TRUPPE CAMMELLATE DI TWITTER SI FA STRADA IL DISSENSO : “BASTA SUPERCAZZOLE”

Il metodo è antico quanto il cucco: quando si è in difficoltà , quando si perdono i pezzi o si rischiano di perdere, allora si blatera sull’accerchiamento esterno e il nemico alle porte per serrare le traballanti fila interne.
Anche se fa il bulletto istituzionale, evita di rispondere ai giornalisti e scappa dall’aula, Matteo ‘cuor di leone’ Salvini sa benissimo che la registrazione di Savoini è un grande problema perchè – al di là  di ciò che pensano molti beoti del web – è del tutto evidente che credibilità  internazionale di uno che ha uno strettissimo collaboratore che fa la questua ai russi è sotto zero.
Senza contare le complicazioni: chi ha fatto uscire l’audio e perchè. Se Putin sarà  ancora suo alleato o preferite evitare. Idem per Trump che Capitan Nutella da bravo vassallo (sovranista si fa per dire…) era andato ad omaggiare
Così Capitan Nutella si è affidato a twitter: “ “Possono insultarci e minacciarci, ma se voi ci siete io ci sono e vado avanti come un treno”. E poi una foto tutta retorica e muscoli: “Se vuoi ci siete io ci sono”.
Ma stavolta si affaccia il dissenso:
– Eiii morisi ma non sai twittare altro? Sempre la solita tiritera? Dai un po’ di fantasia, e che diamine! Sveglia
– Io mi siedo in riva al fiume, ti aspetto
– Un vigoroso belato da stadio si leva dai social
– Sono i 49 a non esserci più…
– Il tuo cervello ti minaccia
– Io spero in un frontale con Regina Coeli
– Matteo però ogni tanto evita di raccontare le tue supercazzole.
– Interfacciati ogni tanto con la Digos che ha smentito il tuo “immaginario” attentato. Non fare la vittima per sviare l’attenzione dalla #Russia #legarublona

(da Globalist)

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LA FONDAZIONE EINAUDI REGALA 10 LIBRI AL BAMBINO SGOMBERATO A PRIMAVALLE E UN DONATORE ANONIMO GLI PAGHERA’ LA RETTA SCOLASTICA

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

LA SOLIDARIETA’ DEGLI ITALIANI E’ SUPERIORE ALL’ODIO RAZZISTA

Rayane, il bambino che ha portato via i propri libri durante lo sgombero di Primavalle a Roma, potrà  continuare a studiare grazie ai libri che è riuscito a salvare e anche grazie a quelli che riceverà  dalla Fondazione Luigi Einaudi.
L’ente ha comunicato la decisione di aiutare il piccolo studente su Twitter: “La Fondazione Luigi Einaudi ha deciso di regalargliene altri 10, che potranno seguire il suo percorso di studi. Le autorità  ci facciano sapere come e dove possiamo recapitarli”.
Le buone notizie per Rayane non finiscono qui. Un cittadino anonimo ha contattato la Fondazione Einaudi comunicando di voler sostenere personalmente le spese di scuola o del convitto allo studente: “Metto a disposizione personalmente la retta di un anno della scuola o del convitto che potesse frequentare per studiare, a condizione unica del mio totale anonimato. Ritenetemi a disposizione”.

(da agenzie)

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SALVINI VA PERSINO A HELSINKI PUR DI NON ANDARE IN PARLAMENTO A PARLARE DI RUBLI

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

INCREDIBILE: PARTECIPA A UNA RIUNIONE DEI MINISTRI DEGLI INTERNI EUROPEI, QUELLI DOVE AVEVA DATO BUCA SEI VOLTE SU SETTE

Matteo Salvini è arrivato a Helsinki per partecipare alla riunione informale dei ministri dell’Interno dell’Unione europea, in programma domani.
“Oggi e domani sarò a Helsinki, in Finlandia, per incontrare i ministri degli Affari Interni dell’Unione Europea. Sarà  un’occasione per parlare con gli altri colleghi di immigrazione, sicurezza, terrorismo e non solo”, aveva scritto il vicepremier leghista su Twitter un paio d’ore fa.
Stando al programma ufficiale, stasera Salvini ha in agenda un bilaterale con l’omologo maltese, Michael Farrugia.
Al termine dei lavori dei 28, domani, prima di fare rientro in Italia ha in programma una conferenza stampa nel pomeriggio. Per “festeggiare” l’evento su Twitter il suo staff ha pubblicato persino una videoanimazione, a testimonianza del fatto che una presenza di Salvini ai vertici UE è qualcosa di cui dare notizia, un po’ come l’uomo che morde il cane.
Il 7 giugno scorso ad esempio in Lussemburgo il ministro dell’Interno non poteva proprio andare: siccome la domenica successiva si sarebbe andato al voto per i ballottaggi il titolare del Viminale era impegnato nel suo tour elettorale in comuni importanti e strategici per le sorti del Paese come Paderno Dugnano, Novate Milanese o Romano di Lombardia.
Il nostro impegnatissimo ministro dell’Interno non era andato nemmeno ai vertici del 7 marzo e del 7 febbraio perchè era impegnato a parlare di Europa e di migranti in qualche comizio.
Anche al vertice del 6 dicembre 2018 Salvini preferì non andare.
Oggi però che lo reclamano in Parlamento per spiegare la storia dei rubli alla Lega diventa importante presenziare persino a una riunione informale a Helsinki.
Che poi da lì a Mosca quanto sarà ? Un paio d’ore con l’aerostop?

(da “NextQuotidiano”)

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PERQUISIZIONI A CASA DI MERANDA E VANNUCCI E SI SCOPRE CHE “L’AVVOCATO INTERNAZIONALISTA” E’ STATO SFRATTATO DALLO STUDIO PERCHE’ NON PAGAVA L’AFFITTO DA OTTO MESI

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

I DOCUMENTI TRASFERITI IN UN DEPOSITO, MA NON HA PAGATO NEANCHE L’AUTOTRASPORTATORE CHE HA FATTO IL TRASLOCO

Fa un passo avanti e si estende ad altri protagonisti del meeting dello scorso ottobre all’Hotel Metropol di Mosca, l’inchiesta della Procura di Milano con al centro la trattativa italo-russa sulla presunta compravendita di tre milioni di tonnellate di petrolio che avrebbe dovuto, questa è l’ipotesi, fare arrivare alla Lega 65 milioni di dollari.
Oggi infatti la Guardia di finanza, su delega dei pm Sergio Spadaro e Gaetano Ruta e del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, hanno perquisito gli altri due italiani che oltre a Gian Luca Savoini, il presidente dell’associazione Lombardia-Russia che risponde di corruzione internazionale, erano presenti al meeting nell’albergo di lusso moscovita.
La guardia di finanza di Milano, su delega della procura, ha effettuato una perquisizioni a casa dell’avvocato Gianluca Meranda, il legale romano che ha ricevuto contestualmente un avviso di garanzia, ed è quindi indagato, nell’ambito dell’inchiesta per corruzione internazionale sul caso dei presunti fondi russi alla Lega. Alla perquisizione ha preso parte il pm milanese Gaetano Ruta e un esponente dell’ordine degli avvocati di Roma.
Meranda non pagava da otto mesi l’affitto dello studio legale. Per questo era stato sfrattato e costretto a portare tutti i suoi documenti fuori dall’ufficio. Questa mattina quando gli uomini della guardia di finanza assieme al pm Gaetano Ruta si sono presentati a Roma nella sede della Sqlaw, fondata dall’avvocato cosentino, per perquisirla non hanno trovato il materiale e sono stati costretti a rintracciare il deposito dove lo aveva trasferito. Gli scatoloni sono poi stati trovati all’interno di un furgone in un’autorimessa e lì quindi sono stati acquisiti. Stando a fonti investigative Meranda non aveva pagato neanche l’autotrasportare che aveva fatto il trasloco per conto suo. Il pm e gli uomini delle fiamme gialle si sono poi spostati nell’appartamento romano di Meranda per recapitargli l’avviso di garanzia e continuare la perquisizione.
Nel pomeriggio, inoltre, i finanzieri di Livorno hanno fatto visita a Francesco Vannucci nella sua villetta a Suvereto, un paese dell’alta Maremma, dove l’ex banchiere 62enne vive con l’anziana madre.
E’ stato lui, ieri, a contattare l’ANSA dicendo di essere il terzo uomo italiano presente all’incontro al Metropol “in qualità  di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda”. Incontro che, a suo dire, avrebbe avuto uno scopo “prettamente professionale” e che “si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non ci sono state situazioni diverse rispetto a quelle previste dalle normative che disciplinano i rapporti di affari”.
La perquisizione nella sua abitazione è cominciata a metà  pomeriggio. Dopo circa un’ora di attività  all’interno della casa, i militari sono usciti all’esterno ispezionando anche il giardino, le cantine, le auto e un casotto in legno degli attrezzi posto ai margini della proprietà . Vannucci – al momento le voci sul fatto che sia stato indagato non hanno trovato conferma – ha accompagnato i militari in tutti i momenti del sopralluogo interloquendo con le loro richieste di chiarimento.
Per alcuni istanti è uscita all’esterno anche l’anziana madre che ha accompagnato una investigatrice delle Fiamme Gialle, per un sopralluogo in una rimessa della casa accessibile dall’esterno. Visionati anche i bidoni della raccolta differenziata posti sul patio della casa. Poi dopo circa una ventina di minuti, i finanzieri sono tornati dentro l’abitazione.
Mentre quindi l’indagine va avanti, approfondimenti sulla vicenda sono stati chiesti oggi dal Copasir al direttore dell’Aise, l’Agenzia per la sicurezza esterna, Luciano Carta, convocato per una audizione programmata sulla situazione libica
Ma dopo la pubblicazione da parte di BuzzFeed dell’audio della riunione all’hotel Metropol di Mosca del 18 ottobre, ha spinto i commissari a chiedere chiarimenti sulla vicenda.

(da “Huffingtonpost”)

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SALVINI PERDE IL SEGGIO DA SENATORE IN CALABRIA, SPETTAVA A FORZA ITALIA, HANNO TAROCCATO 2.916 VOTI SPOSTANDOLI DA FI ALLA LEGA E A FDI

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

ACCOLTO IL RICORSO   DELLA CALIGIURI… LA STRANA MANINA CHE HA SPOSTATO I VOTI NEI VERBALI… ORA SALVINI DIVENTERA’ SENATORE DEL LAZIO GRAZIE A UN REGOLAMENTO DA RIDERE: UNA VOLTA CHE UNO HA OPTATO PER UN SEGGIO NON DOVREBBE ESSERGLI CONSENTITO DI CACCIARE UN ALTRO DOPO PIU’ DI UN ANNO DA UN ALTRO COLLEGIO

Traballa la maggioranza al Senato.
La giunta delle elezioni e delle immunità  di Palazzo Madama ha proposto l’annullamento dell’elezione del vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, proclamato eletto in Calabria alle politiche del marzo 2018.
Il seggio del leader della Lega, secondo la giunta presieduta da Maurizio Gasparri, deve essere assegnato alla senatrice calabrese di Forza Italia Fulvia Caligiuri, che nell’aprile del 2018 aveva presentato ricorso contro la proclamazione a senatore di Salvini chiedendo il riconteggio dei voti e denunciando “gravi irregolarità  e decisioni abnormi” dell’ufficio elettorale.
Salvini, che è stato eletto anche in altre 4 regioni, manterrà  comunque il seggio come senatore nel Lazio prendendo il posto della senatrice leghista Kristalia Rachele Papaevangeliu, subentrata nel maggio scorso a Cinzia Bonfrisco diventata nel frattempo europarlamentare.
Sulla proposta della giunta delle elezioni, che a breve depositerà  una relazione motivata a cura del senatore Alberto Balboni, dovrà  esprimersi il Senato.
Ma maggioranza a Palazzo Madama, che oggi può contare su soli 3 voti compresi quelli dei senatori a vita, dopo le espulsioni e le fuoriuscite di esponenti del M5s, presto potrebbe perdere un altro seggio.
All’esito del riconteggio dei voti in Calabria, curato da un comitato composto dai senatori Modena, Ginetti, Riccardi e Pellegrini, è emerso che a Forza Italia non sarebbero stati assegnati circa 2916 voti, finiti alla Lega e a Fratelli d’Italia, gli altri partiti della coalizione di centrodestra.
Riesaminati tutti i verbali delle 2416 sezioni elettorali della Regione Calabria, per i senatori della giunta delle elezioni si sarebbe verificata una erronea trascrizione dei voti riportati alle singole liste, con una inversione nell’ordine di collocazione.
Errore che ha determinato l’elezione di Salvini al posto della senatrice Caligiuri.
Dopo aver incrociato i voti indicati nei verbali di sezione con le tabelle di scrutinio, lo scorso 26 giugno il relatore Balboni aveva proceduto alla contestazione formale dell’elezione di Matteo Salvini.
Accolto dunque il ricorso della senatrice Caligiuri, assistita dall’avvocato Oreste Morcavallo, secondo la quale nei verbali delle operazioni elettorali vi sarebbero stati “correzioni di dati e decisioni abnormi in sede di operazioni, con la dichiarazione dell’ufficio di dare prevalenza, in caso di divergenza, alle tabelle di scrutinio rispetto ai verbali di sezione”.
Proprio quei verbali oggetto della contestazione di Forza Italia. Il problema, dunque, si sarebbe verificato nei fogli di calcolo elettronici elaborati dall’ufficio elettorale e utilizzati ai fini della proclamazione degli eletti. Una situazione che spinge la giunta a sottolineare la presenza di “indubbie ed oggettive criticità ” delle procedure previste dalla nuova legge elettorale.
“Siamo soddisfatti, la giunta delle elezioni ha fatto un lavoro rigoroso – commenta l’avvocato Morcavallo – e fornito ampie garanzie assicurando verifiche da perte di organi diversi all’interno della giunta stessa. L’augurio è che l’assemblea del Senato in tempi rapidissimi possa prendere atto di questa decisione, ratificando la proclamazione di Fulvia Caligiuri senatrice della Repubblica e ripristinando la reale volontà  dell’elettorato calabrese”.

(da agenzie)

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PRESIDENZA EUROPEA, LA SCONFITTA DELLA LEGA DOPO UNA STRATEGIA TAFAZZIANA

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

A FORZA DI PRETENDERE UNA POLTRONA E’ RIMASTA CON IL CERINO ACCESO IN MANO E NON RIMEDIERA’ NEANCHE UNO STRAPUNTINO

Si può perdere vincendo? In politica certamente sì. Un esempio, tutto italiano, è costituito dall’elezione di Ursula Von der Leyen a presidente della Commissione Europea, arrivata ieri nonostante il voltafaccia della Lega e grazie ai voti del MoVimento 5 Stelle, alleati in Italia ma su due sponde diverse in Europa.
Una vittoria risicata visto che Von der Leyen è stata eletta con soli 9 voti di maggioranza (383 su 374), una sessantina di franchi tiratori e l’appoggio determinante dei grillini, sì, ma anche di Orbà n e Kaczinsky.
La maggioranza europeista composta (per ora) da popolari, socialisti, liberali e verdi si era spaccata, con metà  dei socialisti che non avevano accettato l’estromissione di Timmermans e i verdi schierati per il »no»: l’ex ministra di Angela Merkel ha scelto di rischiare e ha vinto, battendo l’ala estrema del fronte sovranista, in prima fila Salvini e la Lega, Le Pen e Afd, il partito di estrema destra della Germania.
Lei, durante le repliche al suo discorso, ha espressamente dichiarato di non volere i voti dei sovranisti ma la sua posizione così rigida nasconde un retroscena che vale la pena raccontare.
Ieri infatti il capogruppo leghista di Identità  e Democrazia Marco Zanni aveva dichiarato di essere pronto a sostenere Ursula in cambio di un portafoglio economico di primo piano “come concordato con Conte. Ovviamente sarà  un leghista”.
E questo già  dovrebbe far scoppiare di rabbia tutte quella nutrita congrega di noeuro che vota Lega perchè ancora non ha capito che Salvini & Co. non hanno nessuna intenzione di portarli fuori dalla moneta unica anche perchè molti di loro avrebbero problemi a uscire fuori dal Raccordo.
Da mesi ormai i noeuro vengono trollati con abbondanza di supercazzole dai leghisti che gli spiegano che sì, bisogna uscire dall’euro ma senza dirlo perchè sennò i mercati cattivi ci assalgono: è l’uscita dall’euro di Schroedinger che, sicuramente, con ragionamenti di alta politica, sarebbe avvenuta tramite il voto leghista a Von der Leyen.
Zanni però all’ora di pranzo ha cambiato idea e ha pronunciato un discorso abbastanza sibillino, secondo i retroscena perchè Ursula non ha garantito alcunchè riguardo il commissario “pesante” da portare a casa.
E nel pomeriggio il gruppo dei sovranisti ha annunciato il suo no, cambiando completamente lo scenario del voto. “La nostra scelta — spiega l’eurodeputato — è motivata dall’assenza di cambiamento che abbiamo riscontrato nei contenuti e nelle proposte fatte dalla candidata”
Ma mentre la Lega andava in una direzione, il MoVimento 5 Stelle prendeva quella opposta. E garantiva i voti necessari a Ursula per passare il voto, diventando così decisivo nella vittoria della ministra tedesca già  guardiana dell’austerity.
Una vittoria che i grillini correvano a intestarsi con Dino Giarrusso su Twitter, finendo in poco tempo sommerso dagli insulti dei sovranisti.
A quel punto la Lega, che qualche ora prima annunciava il voto per Von der Leyen, correva ad aggredire i grillini che l’avevano votata: “È gravissimo il voto europeo: von der Leyen passa grazie all’asse Merkel, Macron, Renzi, 5 stelle — scrivevano da via Bellerio in un comunicato -. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora, ha tenuto fede al patto con gli elettori e difende l’interesse nazionale”. Invece il Movimento 5 stelle, a Strasburgo, rivendicava: “Senza i nostri voti, determinanti, oggi saremmo davanti a una crisi istituzionale senza precedenti in Europa. Siamo stati ago della bilancia”.
Già  così lo spettacolo sarebbe servito. Ma la questione non finisce qui. Perchè la Lega, forte della vittoria in Italia alle elezioni europee, già  pregustava la possibilità  di scegliere un suo esponente per il commissariato “di peso” che era stato promesso all’epoca dell’inizio delle trattative.
Ma ora che hanno votato no, sarà  difficile, se non impossibile, per il Giorgetti di turno arrivare a occupare quella posizione. Che invece a questo punto potrebbe essere rivendicata dal MoVimento 5 Stelle, che avrà  invece la possibilità  di piazzare un suo uomo in Commissione.
Ma al prezzo degli insulti e del disprezzo di quella fascia di elettorato che vedeva nei grillini una forza anti-sistema e che invece li ha visti votare una donna che nel Sistema ci sguazza come nel suo elemento naturale.
E non finisce qui. Perchè La Stampa fa sapere oggi che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è furioso:
Il premier è soddisfatto per l’elezione di Von der Leyen: «Rappresenta un inizio incoraggiante. Ma è solo l’inizio. Apprezziamo le proposte programmatiche della presidente». Conte fa riferimento soprattutto alle parole sull’immigrazione illegale, mettendo così in difficoltà  i leghisti. «Von der Leyen — aggiunge il premier — potrà  contare sull’impegno italiano».
Conte considera il voto di ieri un suo successo, si vanta di esser stato lui a convincere i grillini a convergere sull’ex ministra tedesca della Difesa, facendo così l’interesse dell’Italia. Cosa che invece a suo parere non ha fatto Salvini. Ma ogni partito, spiegano a Chigi, è libero di declinare l’interesse nazionale: «Chiaramente se ne assumerà  la responsabilità ».
Significa che potrebbe saltare il Commissario leghista? Fino a ieri Conte aveva parlato con la neo presidente ricevendo ampie rassicurazioni su un commissario italiano con un portafoglio economico importante.
I leghisti sospettano che i 5S ora lo vogliano per loro. Ma avvertano che sarà  comunque del Carroccio e confermano il nome di Giancarlo Giorgetti. Se a Bruxelles vogliono il nome di un uomo e di una donna allora potrebbe spuntare di Giulia Bongiorno.
Insomma, la Von der Leyen porta a casa il risultato, la Lega le vota contro e si mette in difficoltà  da sola mentre il M5S potrebbe rivendicare il commissario europeo che però Salvini adesso vuole comunque per sè.
Un capolavoro di politica tafazziana da far invidia al PD. Il governo del cambiamento, no?

(da “NextQuotidiano“)

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RAYANE, 11 ANNI: CHI E’ IL BAMBINO CON I LIBRI DI SCUOLA DELLO SGOMBERO DI PRIMAVALLE

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

CON LA DEPORTAZIONE A TOR VERGATA HA PERSO LE AMICIZIE E LA SCUOLA, (FREQUENTAVA LA 2 MEDIA), ORA L’INTERA FAMIGLIA VIVE IN UNA STANZA SENZA CUCINA

Si chiama Rayane e ha 11 anni il bambino con i libri dello sgombero di Primavalle.
A parlarne oggi è Lorenzo D’Albergo su Repubblica, che racconta come a soli 11 anni, tanto per gli sfollati di via Cardinal Capranica quanto per i compagni di classe, è diventato un simbolo: «Il bambino coi libri».
Così lo ha ribattezzato anche mamma Fatima, che continua a guardare la foto del suo bambino che sfila con una pila di volumi sotto gli occhi dei poliziotti: «Quest’immagine dice tutto».
Quello che lo scatto non racconta è il dramma di Rayane e delle sua famiglia. Nel giro di 48 ore il ragazzino nato e cresciuto in Italia da genitori marocchini e i suoi tre fratelli hanno perso tutto: addio all’ex istituto agrario di Primavalle, periferia Ovest di Roma, in cui abitavano da occupanti dal 2006. Con lo sgombero sono sfumate le amicizie costruite negli anni, un percorso scolastico ben avviato, anche una gattina.
«Era con noi da due anni e mezzo – racconta Fatima – ma non l’abbiamo più trovata, si sarà  spaventata. Proveremo a cercarla di nuovo. Mio figlio? È triste, come potrebbe non esserlo?».
Alle spalle della donna, badante a tempo pieno fino alla nascita dell’ultima figlia, adesso si stagliano le forme severe della struttura in cui la Sala operativa sociale del Campidoglio ha portato lei, la sua famiglia e altri 12 sfollati.
Un palazzone con le finestre chiuse da gabbie e una vista sul nulla di Tor Vergata e il monumento allo spreco che è la Vela di Calatrava.
«Siamo lontani da Primavalle – riprende Fatima – e più isolati ora. Rayane? A lui piace andare a scuola. Ha appena finito la prima media, si prepara alla seconda. Dovremo iscriverlo altrove. Tra i libri della foto ci sono anche quelli su cui studia».
Ieri la foto del bambino con i libri dello sgombero di Primavalle è stata presa d’assalto dai sovranisti, che hanno imparato la nuova locuzione “fake news” e la utilizzano per bollare tutto quello che non gli piace.
Intanto Repubblica racconta del padre di Rayane, che durante la settimana va a caccia di pezzi vintage per poi aprire al pubblico delle domeniche di Porta Portese il suo banchetto di antichità .
«Io voglio continuare ad andare a scuola», ha detto Rayane ai suoi. Che ora non fanno che coccolarlo. «Stanotte (la prima a Tor Vergata, ndr) sono andata a caricare il cellulare e l’ho trovato che singhiozzava in un angolo, al buio. È dispiaciuto per gli amici, vorrebbe tornare a giocare a pallone con loro. Gli hanno mandato tanti messaggi. Vogliono sapere come sta, dov’è finito», racconta la mamma.
Fatima sa già  la risposta: «Siamo tutti in una sola stanza, senza cucina. C’è una mensa… E ci hanno detto che sarà  così almeno per un anno».
Effetti dello sgombero di lunedì: «Avete visto che schieramento? Sembrava una guerra contro famiglie e bambini. Neanche contro i mafiosi ho visto tanta polizia. Per questo penso che quella foto sia importante».

(da agenzie)

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LA TRATTATIVA DEL METROPOL DI MOSCA SI E’ CONCLUSA SECONDO LA PROCURA DI MILANO

Luglio 17th, 2019 Riccardo Fucile

“NON ERANO MILLANTERIE MA ACCORDO CONCRETO, PARTE PATTUITA DELLA TANGENTE INCASSATA DA FUNZIONARI RUSSI”

Davide Milosa sul Fatto Quotidiano fa sapere che per gli inquirenti la versione secondo cui la trattativa per la compravendita di gasolio tra una società  russa e l’ENI   da 1,5 miliardi di dollari (sui quali si applicava un discount del 10%, così suddiviso: il 4% al Carroccio e il resto ai funzionari del Cremlino) si sarebbe invece conclusa positivamente, a dispetto di quanto dicono quelli coinvolti nell’affare.
Una versione che oggi viene in qualche modo smentita dagli inquirenti per i quali quelle dette al Metropol non erano millanterie e che “l’accordo alla base dell’affare era molto concreto”.
Le parole fissano un punto importante nell’inchiesta aperta dalla Procura di Milano che ha iscritto nel registro degli indagati Savoini con l’accusa di corruzione internazionale. In sostanza, è il ragionamento degli inquirenti, anche sulla base delle ultime acquisizioni, l’affare del gasolio che avrebbe portato 65 milioni di dollari nelle casse della Lega per finanziare le ultime Europee, aveva una base avanzata.
Tanto più che, secondo gli inquirenti, la parte della “tangente” che porta all’accusa di corruzione, sarebbe rimasta in Russia.
L’ipotesi che supporta la tesi della “concretezza dell’accordo” è che parte del denaro del cosiddetto “discount” sarebbe finita a funzionari pubblici russi.
E che l’accordo trovato ai tavolini del Metropol avesse una sua solidità  lo dimostrano alcuni passaggi dell’audio, legati alla necessità  di velocizzare.
A parlare è Ita2, che con buona probabilità  è Gianluca Meranda: “Dobbiamo essere molto veloci, la prima consegna potrebbe essere a novembre”.
La partita quindi è aperta e le indagini sono a una svolta.

(da agenzie)

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