Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
CRESCE L’EUROPA CENTRALE E ORIENTALE, RALLENTA LA GERMANIA, FORTE CALO DELL’ITALIA … BOCCIATA QUOTA 100, MEGLIO LA RIFORMA FORNERO, POSITIVO IL REDDITO DI CITTADINANZA
Nessuna novità . L’Italia resta affetta da anemia economica, e la crescita rimane ferma allo
0,1% quest’anno e allo 0,7% nel 2020.
Le previsioni economiche d’estate confermano le performance tutt’altro che maiuscole già evidenziate dalla Commissione europea a maggio, in occasione delle precedenti stime sull’andamento economico dei Paesi membri dell’Unione europea.
L’Italia resta dunque all’ultimo posto dell’Unione europea e della zona euro per crescita.
«La crescita robusta nell’Europa centrale e orientale contrasta con il rallentamento in Germania e il forte calo in Italia». L’esecutivo certifica che «l’Italia ha lasciato la recessione tecnica in cui era stata la seconda metà del 2018», ed è forse questa la vera buona notizia per il sistema Paese, che rispetto agli altri Stati membri arranca.
«Nel mese di marzo, la produzione manifatturiera è scivolata di nuovo in contrazione e ha continuato a ridursi in aprile, mentre le indagini di aziende e consumatori indicano attività economiche modeste nel breve periodo».
A venire incontro all’Italia ci pensa la Brexit, che traina al domanda favorendo le vendite all’estero. «La costituzione di scorte su larga scala da parte di società con sede nel Regno Unito ha contribuito a stabilizzare le esportazioni», rileva l’esecutivo comunitario.
Proprio l’export gioca un ruolo fondamentale per l’economia italiana. A fronte di consumi interni non pronunciati, la domanda esterna traina l’economia tricolore. La Commissione rileva che «la crescita delle esportazioni dovrebbe perdere slancio nel 2019, ma rafforzarsi gradualmente nel 2020 sulla scia di una crescente domanda esterna».
Lo scetticismo iniziale di Bruxelles per il reddito di cittadinanza sembra essere stato superato. La Commissione europea ritiene che, almeno per quanto riguarda il periodo considerato nelle previsioni pubblicate oggi, «la crescita del PIL in termini reali si baserà principalmente sui consumi privati, sostenuta da prezzi dell’energia più bassi e dal nuovo schema di reddito della cittadinanza per i redditi a basso reddito».
Politicamente parlando, la fiducia mostrata alla misura cara al Movimento 5 Stelle contrasta con la bocciatura del cavallo di battaglia dell’altro partito al governo, la Lega. La riforma delle pensioni basata su «quota cento» proprio ieri è stata respinta dal consiglio Ecofin. I ministri economici, approvando le raccomandazioni specifiche per Paese, hanno chiesto di «attuare pienamente le riforme passate». Meglio la riforma Fornero di quella di Salvini.
L’Italia resterà un sorvegliato speciale. La Commissione rileva che «i rischi per il le prospettive di crescita rimangono pronunciate, soprattutto nel 2020, quando la politica di bilancio affronterà sfide particolari». Tra le altre cose si prevede, per il prossimo anno, un calo negli investimenti in Italia.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO I 13 A PORTO PINO, ALTRI 14 ALGERINI SBARCATI NELL’ISOLA DI SANT’ANTIOCO
Si moltiplicano gli sbarchi nel Sud Sardegna. Dopo i tredici migranti, sbarcati all’alba e rintracciati nel litorale di Porto Pino da carabinieri della Compagnia di Carbonia, verso mezzogiorno, nell’isola di Sant’Antioco, sono stati rintracciati altri tre uomini, adulti in apparenti buone condizioni di salute, di nazionalità algerina, mentre percorrevano una stradina in località “S’acqua e sa canna”.
In lontananza è stato anche avvistato un barchino in fase di affondamento, che secondo quanto riferito dai tre migranti era il mezzo da loro utilizzato per approdare in Sardegna, dopo essere partiti dalla città di Annaba, in Algeria. Tale circostanza ha reso necessario disporre immediati accertamenti a terra e a mare, congiuntamente a personale della locale Capitaneria di Porto, al fine di verificare la presenza di ulteriori migranti.
Nel pomeriggio la motovedetta della Capitaneria di porto di Sant’Antioco, ha rintracciato nell’isola del Toro, altri undici migranti, che confermando di essere connazionali e compagni di viaggio dei tre migranti precedentemente rintracciati, hanno spiegato di essere dovuti sbarcare in tale isolotto, perchè l’imbarcazione, costruita artigianalmente, aveva iniziato ad imbarcare acqua rischiando il naufragio. Tutte gli occupanti dell’imbarcazione sono stati rintracciati.
Al termine delle prime verifiche di rito, i migranti verranno trasferiti al centro di accoglienza di Monastir, per l’identificazione e le altre procedure conseguenti.
(da agenzie)
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Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
“SPADAFORA E’ COME ALICE NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE, ORA E’ A UN BIVIO: QUANTO VALGONO I SUOI PRINCIPI?”
“Prendo atto positivamente di quello che ha detto Spadafora…”, si sgola Laura Boldrini.
Seduta in un divanetto del Transatlantico, l’ex presidente della Camera conviene con le parole del sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità che oggi dalle colonne di Repubblica si è scagliato contro Salvini colpevole di utilizzare un linguaggio che alimenta l’odio maschilistica.
Presidente, fatta questa premessa: ha ragione Spadafora nell’accusare il leader del Carroccio?
“Ripeto, ho apprezzato la sua intervista. Ma mi sembra un po’ Alice nel Paese delle Meraviglie. Era nota a tutti la violenza verbale di Salvini. Non dimentichiamoci le bambole gonfiabili, oppure le ragazze che lo hanno attaccato esposte nelle sue pagine facebook o twitter. Ecco perchè mi appare poco credibile la posizione di Spadafora”.
Se lei si trovasse al posto di Spadafora come si comporterebbe?
“Non ha alternative Spadafora. A questo punto deve tirare le somme: vuole restare fedele ai suoi princìpi oppure desidera continuare l’esperienza di Governo con chi ha un’opinione opposte alla sua? Insomma, ha ragione Salvini quando gli dice: “O chiedi scusa, o ti dimetti””.
In Italia c’è un’emergenza odio?
“Sì, ed è stato Salvini ad avviare la politica dell’odio che ruota attorno alla ricerca del capro espiatorio. Una volta se la prende con i migranti, un’altra con le istituzioni europee, un’altra volta ancora con chi lavora nei centri di accoglienza. Addirittura è arrivato a prendere di mira il vincitore di Sanremo. Tutto questo infetta la società . La sua propaganda ha messo in ginocchio l’Italia. Ma quale emergenza migranti? Qui da noi la vera emergenza è l’emigrazione, la fuga dei nostri giovani che formiamo e poi regaliamo al resto del mondo. Per non parlare dell’iniquità fiscale e della questione ambientale, assente dal dibattito pubblico. Se questo è un governo…”.
Torniamo al punto di partenza. Quali sono gli anticorpi per contrastare la politica dell’odio?
“Di certo, con l’educazione alla convivenza e l’educazione sentimentale. Poi bisogna fare in modo che le donne abbiano un lavoro. Infine, si contrasta con la valorizzazione del capitale umano femminile. In Italia si fanno i dibattiti pubblici senza coinvolgere le donne. Ci rendiamo conto?”.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
“SALVINI NON HA INVESTITO UN EURO NEL PIANO ANTI-VIOLENZA CONTRO LE DONNE E NON CACCIA DALLA SUA PAGINA FB NEANCHE CHI ISTIGA A DELINQUERE”
In un’intervista rilasciata a Maria Novella De Luca su Repubblica, Maria Elena Boschi oggi ricorda al MoVimento 5 Stelle, e segnatamente al sottosegretario Spadafora, che Salvini è sessista non da oggi ma fino a ieri a loro è andato tutto bene:
«Salvini non può chiedere a Spadafora di dimettersi, perchè sul sessismo della Lega Spadafora dice la verità . Mi chiedo però dove fossero i Cinquestelle quando, durante la campagna elettorale, Salvini esponeva bambole di gomma, paragonandole alle sue avversarie politiche. Però un dato è certo: il linguaggio violento e discriminatorio nei confronti delle donne, può scatenare atti violenti. È già successo».
Boschi, condivide l’attacco del sottosegretario Vincenzo Spadafora, sulla deriva sessista dell’Italia?
«È la realtà . Ed è quello che noi, assai prima dei Cinquestelle, denunciamo e combattiamo da tempo. Salvini ha grosse responsabilità su questo fronte, a cominciare dal fatto che non espelle dai suoi social gli odiatori delle donne. Però questo modo di procedere mi sembra ipocrita».
In che senso?
«Spadafora accusa Matteo Salvini di sessismo ma poi i Cinquestelle continuano a governare con la Lega».
Spadafora accusa Salvini di aver peggiorato le condizioni delle migranti vittime di violenza
«Nel piano antiviolenza del triennio erano previste interventi mirati. La cui gestione spettava al ministero dell’Interno. Ma Salvini ha affermato di non volerci investire un euro».
Sulla protezione delle vittime di violenza Lega e Cinquestelle sembrano incompatibili.
«Ma allora perchè continuano a governare insieme? Perchè le parlamentari e i parlamentari M5s non si schierano contro il sessismo della Lega?».
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 10th, 2019 Riccardo Fucile
DA MACRON UNA LEZIONE DI CIVILTA’… CONTRARI I SOVRANISTI CHE RAPPRESENTANO CHI INSULTA
E’ stata approvata la legge “anti haters” presentata in parlamento da una giovane deputata
macroniana, Laetitia Avia, lei stessa vittima di campagne di odio in Rete.
“Quel che non è tollerato in strada non deve essere accettato su Internet” ha spiegato Avia, 33 anni, difendendo la proposta di legge votata da una larga maggioranza di deputati: 434 voti favorevoli, 33 contrari e 69 astenuti.
Secondo la nuova normativa, i contenuti che incitano all’odio e alla discriminazione “razziale, religiosa, di genere, sull’orientamento sessuale o sull’handicap” dovranno essere eliminati entro 24 ore.
Per le piattaforme, i social network e i motori di ricerca che non si adegueranno sono previste sanzioni amministrative fino al 4% del fatturato, fino a un massimo di 1,25 milioni di euro. La nuova legge francese prevede di creare una giurisdizione speciale, con magistrati specializzati nel verificare e punire messaggi incriminati.
“Per me è il traguardo di una vita” ha commentato Avia, ricordando i molti messaggi razzisti pubblicati contro di lei. Ma il progetto di legge, ispirato in parte a una normativa già approvata in Germania e che ora dovrà proseguire il suo iter parlamentare, non piace a tutti.
Nell’opposizione, tra il Rassemblement National e la France Insoumise, sono stati molti i parlamentari che hanno denunciato il rischio di censure e restrizioni alla libertà d’espressione da parte dei giganti della Rete.
Molte associazioni di diritti raccomandano invece di dare più mezzi e poteri alla magistratura per la sorveglianza sui contenuti di Internet in base alle normative già vigenti.
(da agenzie)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
TRA SPIFFERI E SOSPIRI IN TRANSATLANTICO: CHIUSA LA FINESTRA ELETTORALE, CRESCE L’INSOFFERENZA RECIPROCA DEI DEPUTATI
Dovreste vederle le facce dei leghisti, che si aggirano in Parlamento come dei leoni in gabbia. Non ne possono più veramente. Ecco un capannello, avvolto dal fumo delle sigarette.
Barbara Saltamartini è torva in viso: “Non capisco proprio cosa ci stiamo a fare ancora in questo governo. Proprio non lo capisco. Forse ha ragione Matteo. Bah, però non se ne può più”.
Poi si allontana e detta un comunicato di fuoco: “Spadafora si sciacqui la bocca prima di parlare di Salvini. Si scusi o si dimetta”. Annuiscono i suoi colleghi: “Ieri la Trenta che gli dà del bugiardo, Di Maio che provoca sul peluche, oggi ‘quello’ che gli dà del razzista e maschilista. Siamo oltre”.
Fumano come turchi questi leghisti. Poco più in là c’è il capogruppo Riccardo Molinari, che sta raccontano, tra una boccata e un’altra di sigaro, l’aria che tira in giro: “Domenica eravamo a Fubine, in provincia di Alessandria a fare un comizio con Matteo. Quando ha fatto il solito passaggio su Di Maio sulle cose che sono state realizzate grazie al patto di inizio legislatura, sapete che è successo? Sono partiti i fischi dalla piazza. Ormai, appena lo nomini, i nostri rumoreggiano”.
Ecco, la storia è sempre la stessa, lo stesso copione, il dacci oggi la nostra rissa quotidiana, con crescente insofferenza tra le truppe, anzi si può davvero scrivere che Salvini, da quelle parti è rimasto l’unico argine, come si è visto quando, in serata, si è presentato nei panni del pompiere sulle polemiche di giornata.
Dicevamo, stessa storia, senza conseguenze per il governo. Che, nella stessa giornata, trova l’accordo sul decreto sicurezza. Il più classico dei compromessi, in cui ognuno rinuncia a qualcosa: sì alle supermulte alle Ong, no ai superpoteri a Salvini. I
nsomma, era chiaro sin dall’inizio che non sarebbe venuto giù tutto per Vincenzo Spadafora, anche se il taciturno sottosegretario c’è andato giù duro.
Però questo capitolo della storia che va in scena in data 9 luglio reca con sè quell’interrogativo che in parecchi in queste ore hanno sottoposto, con una certa inquietudine, a Matteo Salvini: “Ti rendi conto che dal 21 luglio andrà sempre peggio?. Il 21 luglio è il primo giorno in cui formalmente si è chiusa la finestra elettorale per il voto a settembre: “Da quel momento, certi di aver salvato la ghirba, questi dei Cinque stelle ricominceranno a polemizzare su tutto. Le avvisaglie si vedono già ora che si è capito che non si vota”.
Perchè questo dato, ormai è assodato: non c’è più tempo per una crisi, non c’è la volontà di Salvini, c’è l’incognita di come la gestirebbe il Quirinale.
È una consapevolezza assai diffusa che il Viceministro Laura Castelli condivideva con qualche collega: “Massì, Salvini voleva incassare l’autonomia e andare al voto, invece abbiamo rallentato l’iter. Adesso però, chiusa la procedura di infrazione e abbassato lo spread, speriamo che nessuno si metta a fare baldoria”.
Le avvisaglie di questa baldoria già si intravedono, in un equilibrio che resta precario, proprio all’interno dei Cinque stelle, sempre a proposito di malessere e di truppe che non ne possono più.
Parliamoci chiaro, Luigi Di Maio questa tentazione è impegnato a placarla. Non a caso è stata negata, proprio dai Cinque stelle, l’audizione parlamentare alla Sea Watch chiesta da Fico.
E, a ben vedere, il vicepremier ha “tenuta bassa” anche la questione Spadafora, difendendo il ruolo del suo sottosegretario, ma senza assumerne il punto di vista delle accuse a Salvini. Però non lo ha neanche censurato, consapevole che deve governare, o almeno provarci, più anime e punti di vista.
E comunque ha la necessità di non appiattirsi troppo sul governo per ragioni di consenso, quindi deve anche “lasciar fare” i suoi per non apparire come il governista arrendevole.
È chiaro che questo legittima una serie di interrogativi su quel che accadrà , perchè una linea degna di questo nome proprio non c’è.
Emilio Carelli, ad esempio ci dice: “Io sono tra quelli che si augura che Luigi non riparta all’arrembaggio. Noi dobbiamo dare anche nelle prossime settimane un messaggio di affidabilità e responsabilità , un messaggio costruttivo. Non ricominciare una campagna elettorale permanente”.
Il semplice evocarla per esorcizzarla è già un modo per sottolineare che è ripartita.
E in Transatlantico leghisti e grillini si parlano solo se è necessario, altrimenti ognuno fuma per conto suo.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO CAROLA NULLA E’ PIU’ COME PRIMA… LE ACCUSE DI SESSISMO DI SPADAFORA RIVELANO I PUNTI DEBOLI DEL BULLO ISTIGATORE ALL’ODIO
Definitivamente, le donne fanno perdere la testa a Matteo Salvini. Reazione non sorprendente
in un uomo, se si tratta di amore. In questo caso si parla invece di tutt’altro.
Dopo mesi al Governo infatti il vigoroso (e per favore non prendete questo aggettivo come un doppio senso) vicepremier, che ha girato ripetutamente tutta Italia e ritorno, e ha incrociato Facebook live, foto e dichiarazioni con la metà della popolazione maschile di suoi avversari, usando come arma letale l’ironia dei “bacioni”, appena si è palesato un avversario politico in gonnella ha sbroccato.
Certo non era un avversario da poco — era nientemeno una tedesca (ahi!), che esercitava il ruolo del Capitano, cioè lo stesso che dall’epoca di Schettino solo Salvini è riuscito a riscattare. Sfida non da poco, insomma. Ma la reazione è stata davvero innovativa nel suo linguaggio. Archiviato il bacione e le ironie, è passato a “pirata”, “criminale”, per finire in quell’appassionato vaffa che rimarrà nella nostra memoria come la sintesi di questa vicenda: “Questa sbruffoncella mi ha rotto le palle”, una frase che ha il sapore dei postriboli dei porti intorno al mondo.
È stato interessante, al momento, ascoltare quello strappo nella tela del discorso pubblico del vicepremier. Tenendo conto dei mazzi di fiori promessi a giornaliste, e delle multiple glorificate attività da papà di una figlia femmina, la volgarità è sembrata un inciampo, o forse (proviamo a dirlo alla Morisi?) solo un po’ di sana rottura con la correttezza politica. Una cosa che lo avvicinerebbe al popolo, secondo gli schemi della attuale propaganda politica. Cose insomma che Salvini fa per ottenere consenso.
Alla fine però Carola era una, immaginiamoci dunque cosa deve essere scattato nella sua testa quando sul suo tavolo ministeriale gliene sono arrivate 33 mila.
Tante sarebbero le donne italiane in fuga dalla violenza, secondo il primo censimento nazionale dei centri antiviolenza, per i quali il Governo avrebbe dovuto oggi annunciare un programma di assistenza economica, per iniziativa di Vincenzo Spadafora, sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità , e della ministra della Giustizia, in area Lega, Giulia Bongiorno.
Tutte e 33mila sono cadute sul tavolo del vicepremier quando Spadafora ha avuto una idea balzana per tempi come questi: annunciare l’appuntamento dicendo una verità : “ L’Italia vive una pericolosa deriva sessista. Come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?”; e tanto per essere chiaro ha parlato proprio di Carola e del vicepremier: “L’ha definita criminale, pirata, sbruffoncella. Parole, quelle di Salvini, che hanno aperto la scia dell’odio maschilista contro la Capitana, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social”.
Ora, sarà perchè l’intervista di Spadafora è stata data a un giornale, La Repubblica, che fa storcere il naso al leghista, o sarà perchè, diamine, essere chiamato in causa per 33 mila donne è un po’ tanto, certo è che il vicepremier ha di nuovo perso la testa — e neanche la presenza dell’unica donna in ruolo pubblico che Salvini ammira, Giulia Bongiorno, lo ha trattenuto.
Per cui, dopo aver risposto nei mesi scorsi con buffetti a schiaffoni dei 5 stelle, e dopo aver predicato la calma in risposta alle critiche di colleghi ministri su temi molto più divisivi come la Tav, i porti chiusi, il Sud o l’Autonomia, ecco che per Spadafora sgancia l’atomica chiedendone le dimissioni: “Cosa sta a fare il sottosegretario? Sta al Governo con un pericoloso razzista e maschilista? Fossi in lui mi dimetterei”… “Se mi ritiene così brutto si dimetta e faccia altro nella vita. Ci sono delle ong che lo aspettano”.
Insomma, nessuno si permetta di difendere una donna. In termini di governo, pare questo finora l’unico punto su cui il Capitano traccia la sua linea rossa. La sua zona demilitarizzata. Ora è in corso il solito blablaismo con cui questo Governo consuma i suoi inutili giorni. I leghisti come un solo uomo, e con il rinforzo di qualche donna, hanno sposato subito la posizione dell’amato leader.
I pentastellati si sono, al solito, spaccati, come sempre più spesso succede quando parla Salvini, fra silenzi e tentativi di calmare le acque. A fine giornata il copione ha preso la solita piega, con la solita conferenza stampa in cui Salvini ha derubricato il tutto al solito incidente di percorso e ritirato la sua richiesta di dimissioni del sottosegretario Spatafora.
Peccato. Ci sarebbe piaciuto sentire la motivazione ufficiale per le dimissioni: sarebbero state “per aver accusato il vicepremier di sessuofobia”?
E peccato perchè stavolta il percorso non può davvero chiudersi qui. Dalla rappacificazione finale viene infatti espulsa la ragione stessa della querelle: le donne.
Spatafora ha detto una verità pesante per il Governo: ha puntato l’attenzione sulle responsabilità dei discorsi pubblici dei suoi uomini.
Si può fare un’efficace lotta a difesa delle donne, dei loro dirititi, della loro forza pubblica, oltre che della loro debolezza come vittime, se l’uomo più forte dell’Esecutivo apre la porta all’odio sessista?
Ricordiamo qui, ancora una volta, che dal fiume di parole di Matteo Salvini in questi mesi mai è emersa una difesa, netta, pulita, indiscutibile, della necessità di porre limiti al linguaggio sguaiato dell’odio.
Non lo ha fatto nel caso di donne con ruolo politico, come Laura Boldrini, e non lo ha fatto in momenti cruciali del dibattito pubblico.
Quando Carola Rackete scendeva dalla nave le veniva urlato “ti devono stuprare i tuoi amici neri”.
Ancora oggi mi domando se non sia parte del ruolo del Ministro dell’Interno porre un limite alle pratiche di violenza pubblica verbale, a pratiche di aggressione a un genere, a un individuo, a una comunità . Non è forse parte del Ministero dell’Interno evitare la creazione di un clima di non conflittualità sociale?
Così come nella polemica odierna: solo perchè Lega e 5 stelle hanno bisogno di continuare a governare insieme, possiamo chiudere come un incidente le critiche emerse? Archiviando quello di Spadafora a “un’intervista” come ha fatto Di Maio, ad esempio, si mette da parte anche la ragione delle critiche, cioè il diritto delle donne ad essere non umiliate. Le 33 mila in fuga dalla violenza, di violenza ne hanno incontrata un’altra.
Le donne, dicevamo, fanno perdere la testa a Salvini. Per precisione, si tratta solo delle donne che non la pensano come lui, o che non condividono il suo modello di partecipazione.
Di sicuro nelle sue rabbiose reazioni ribolle un modello dominante dell’Io dell’uomo. In questa sottile, ma enorme sfasatura rispetto al reale, si cela una grande debolezza di questo leader.
(da “Huffingtonpost”)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
BENVENUTI NELL’ITALIA SOVRANISTA DOVE CHI E’ POVERO VA ELIMINATO PERCHE’ OSTACOLO AL DECORO BORGHESE
E’ di ieri la notizia del senzatetto romeno picchiato e bruciato a Verona. Xenofobia e perfidia gratuita?
Quello che so è che mentre il governo ci distrae con i tira e molla salviniani la loro politica economica fa acqua da tutte le parti.
Per di più è pari pari a quello che è stato fatto fino ad ora in altre legislature e perfino in altri Paesi a tendenza liberista.
E’ certamente più facile far percepire come pericoli i poveri, i senzatetto, i lavavetri, i migranti. Più facile che spiegare come mai nel frattempo i tagli comportano la fine dello stato sociale. Tagli alla sanità , all’istruzione, le pensioni per molte generazioni sono meteore e quando i politici pronunciano lo slogan “meno tasse” sappiamo già che verranno premiati i ricchi e che la gente comune continuerà a pagare.
Negli ultimi anni i governi hanno tagliato servizi essenziali e poi hanno delegato i Comuni a correre ai ripari. E ai Comuni hanno dato il potere di emanare ordinanze su qualunque cosa.
Ordinano sulla sicurezza, vengono spesi soldi per armare fino ai denti la polizia municipale e per riempire le strade di telecamere. Ordinano sul decoro e questo può riguardare poveri, senzatetto, gente che chiede l’elemosina, prostitute.
Tutte persone punite perchè in condizione di bisogno, perchè finite in strada per una ragione o per l’altra. Persone multate, come il senzatetto cui è stata consegnata una multa di 200 euro in Liguria, perchè la sua presenza è considerata indecorosa.
Quando le ordinanze parlano di sicurezza si riferiscono al pericolo che costituirebbe la presenza di una persona distesa sul marciapiede. Ci si potrebbe inciampare sopra. Neanche fosse un terrorista con un mitra in mano.
O parlano del blocco alla viabilità quando di mezzo ci sono le prostitute. E giù multe fino a 500 euro. Per accertarsi del fatto che la gente percepisca queste categorie di persone come pericoli per la propria sicurezza non basta la campagna sconsiderata che le classifica come immondizia, ratti, invasori.
Per impedire ai senzatetto di trovare un posto per dormire si mettono sbarre di ferro a metà delle panchine. Sbarre che in qualche caso la gente perbene toglie.
Panchine anti-senzatetto sono state poste un po’ ovunque, dove le amministrazioni securitarie sono al comando. Bergamo, per esempio. Bologna. Poi Roma. A proposito di Roma, forse qualcuno avrà visto i “dispositivi anticlochard”. Sono dei punteruoli che spuntano dal terreno posti nei luoghi di rifugio dei senzatetto. Un invito affinchè diventino fachiri. Che altro?
Così i senzatetto devono cercare posto in luoghi più isolati, dove nessuno possa multarli, e di conseguenza vengono ancora più massacrati.
Capite quanta determinazione ci vuole per fare la guerra ai clochard? E questa guerra sanzionatoria che preme per una eugenetica fino ad estinzione delle suddette persone diventa ancora più reale quando gente armata di odio segue i suggerimenti dei politici, impara a vedere i senzatetto come fossero criminali, e decide di applicare una propria personale idea di in-giustizia picchiandoli e dandogli fuoco.
Cercando nell’archivio de Il Fatto Quotidiano sono risalita a molti esempi di intolleranza nei confronti dei senzatetto. Inclusi quelli compiuti da rappresentanti istituzionali ligi nel fare pulizie delle coperte e dei sacchetti del clochard di turno per gettarli via ancora per una questione di decoro. E’ accaduto a Trieste.
A Roma una donna ha investito un senzatetto e poi ha detto “ho sentito qualcosa finire sotto l’auto, ma non pensavo fosse una persona”. Lui è morto.
A Genova c’è non solo chi multa i senzatetto ma gli toglie anche il “servizio” di residenza. Un modo come un altro per rendere più facile l’espulsione dei senza fissa dimora stranieri? Chissà .
Ancora a Verona, più di un anno fa, venne bruciato un giovane senzatetto “marocchino”. I due accusati dell’assassinio dissero che “era uno scherzo”. Ma gli italiani sono così bravi nel compiere queste belle azioni che vanno anche in tour.
A Monaco, in due, hanno tentato di dare fuoco ad un senzatetto e hanno scattato un selfie per ricordo. Carini, no? Due anni fa a Torino un uomo, romeno, è stato aggredito e gli hanno dato fuoco. Anche lui è morto.
E se poi i senzatetto non muoiono di freddo, durante l’inverno, a ibernare i loro cuori ci pensano i sindaci come è accaduto nel 2016, a Mestre.
Codesto sindaco, in particolare, voleva perfino costruire un ghetto per i poveri. Non saprei come dirgli, senza mancargli di rispetto, certo, che esistono già e si chiamano baraccopoli, le stesse che i sindaci buttano giù. A Trieste c’è stato bisogno del ricorso di un richiedente asilo pakistano perchè il Tar stabilisse che l’ordinanza “anti-barboni” era illegittima
La questione delle multe ai senzatetto però sembra prassi in Veneto. Vedi Padova, ad esempio, dove il sindaco ha anche voluto lo sgombero di un dormitorio dedicato. Per strada no, nei dormitori no, quindi dove andranno? Chi lo sa.
E questo è solo un volto della violenza istituzionale praticata sui poveri. Che ne dite di un uomo ucciso da due agenti a Milano? Ucciso a calci, con i militareschi anfibi.
Queste sono solo alcune tra le notizie che voi stessi potrete trovare con una ricerca online. I fatti sono questi: i poveri sono considerati un pericolo per la sicurezza e un’offesa al decoro pubblico.
Subiscono multe, sanzioni, persecuzioni, vengono trattati da appestati da sindaci e politicanti vari e poi ci si sorprende se arriva lo xenofobo che vuole condannarli, non senza selfie di ricordo, al rogo?
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 9th, 2019 Riccardo Fucile
DAL PD A FDI UN CORO DI INDIGNAZIONE
Via libera della commissione Giustizia del Senato al disegno di legge sul Codice rosso ma
bocciato dalla maggioranza un emendamento delle opposizioni per perseguire la propaganda e l’istigazione alla discriminazione e la violenza contro le donne
Non si deve punire l’odio contro le donne diffuso su social e in generale sulla rete.
La maggioranza ha bocciato ogni tentativo delle opposizioni di sostenere un emendamento al disegno di legge che introduce il Codice Rosso all’esame della commissione Giustizia del Senato.
E’ una decisione che arriva proprio nel pieno delle polemiche del sottosegretario alle Pari Opportunità Vincenzo Spadafora che accusa il ministro Salvini di usare un linguaggio che incita l’odio maschilista. In nome della lotta alla violenza verbale contro le donne si uniscono tutte le opposizioni, compresi Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni.
«È inspiegabile la decisione della maggioranza di bocciare l’emendamento, sostenuto da tutte le opposizioni, per perseguire l’odio contro le donne diffuso e alimentato soprattutto attraverso la Rete», scrive in una nota la senatrice della Svp, Julia Unterberger.
«In Commissione Giustizia sono terminati i lavori sul Codice Rosso, il provvedimento a tutela delle donne vittime di violenza. Come opposizioni avevamo presentato un emendamento per perseguire penalmente la propaganda e l’istigazione a commettere atti di discriminazione o di violenza contro le donne. Una norma resa necessaria da casi sempre più frequenti e violenti. Per restare all’ultimo in ordine di tempo, pensiamo alle minacce, fino all’augurio di essere vittima di uno stupro di gruppo, per la Comandante della Sea Watch Carola Rackete, ma anche alle offese e alle ingiurie sessiste di cui è stata oggetto Giorgia Meloni per aver espresso la sua contrarietà all’iniziativa della ong», spiega la parlamentare.
Per Fratelli d’Italia ha partecipato ai lavori in commissione Giustizia il capogruppo, il senatore Alberto Balboni: «La maggioranza però ha presentato un testo blindato senza alcuna volontà di apertura ai nostri emendamenti migliorativi. La cosa incomprensibile è che alcuni di questi emendamenti tendevano a rendere più efficace la tutela delle vittime, ampliandone facoltà e diritti, perciò non comprendiamo il motivo di tale chiusura. Temo che la fretta di approvare la norma non c’entri nulla, si sarebbero potuti accogliere gli emendamenti e procedere all’approvazione della legge in 15 giorni. Piuttosto il timore è che ci sia di fondo la volontà di fare di questa legge un manifesto di propaganda più che un aiuto alle vittime di questi reati».
Con il via libera dell comissione Giustizia la legge dovrebbe passare in aula ma il disegno di legge contro la violenza sulle donne deve aspettare.
«Da domani comincerà la discussione sul taglio del numero dei parlamentari», racconta il capogruppo Pd Andrea Marcucci. «Noi avevamo come emergenza il Codice rosso- aggiunge – che volevamo portare domattina in discussione, visto che si è concluso in commissione. Ma evidentemente queste vicende non sono una priorità di questa maggioranza».
E intanto le donne aspettano.
(da agenzie)
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