Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
SALVINI PRECIPITA AL 30%, STESSA PERCENTUALE PER DI MAIO E RENZI
Secondo un sondaggio dell’Istituto Piepoli, pubblicato da La Stampa, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, continua ad essere il politico che riscuote più fiducia, con un gradimento pari al 66 per cento.
Giuseppe Conte invece occupa il secondo gradino del podio con il 60 per cento e un incremento di cinque punti rispetto all’ultima rilevazione del 27 agosto.
Al terzo posto c’è il commissario europeo designato Paolo Gentiloni, con il 43 per cento. Quarto, e primo tra i leader politici, Nicola Zingaretti, che registra un 40 per cento con un incremento di 8 punti sempre rispetto al 27 agosto.
Il segretario del Pd si lascia alle spalle Matteo Salvini e Luigi Di Maio, entrambi al 30 per cento con un calo, rispettivamente, di 8 e 3 punti.
Al 30 per cento c’è anche Matteo Renzi, per il quale però si segnala un più 2.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
EMESSI TITOLI DI STATO CON SPREAD PIU’ ELEVATI
Nei giorni scorsi lo spread (ossia il differenziale di tassi) tra i Btp italiani e i Bund tedeschi a dieci
anni è sceso sotto i 150 punti base per la prima volta dal 15 maggio 2018.
Con l’insediamento del nuovo governo “giallorosso” sembra quindi che il clima sui mercati finanziari sia tornato quello della scorsa primavera, quando il precedente governo “gialloverde” non era ancora stato formato.
In attesa di capire se lo spread si attesterà su questi livelli anche nei prossimi mesi, quando saranno resi noti i dettagli della legge di bilancio per il 2020, è possibile stimare quanto ci costerà in termini di maggiori interessi il rialzo dello spread che ha caratterizzato i quattordici mesi di vita del governo M5S-Lega.
Per farlo, consideriamo il periodo giugno 2018 – luglio 2019 e ipotizziamo uno scenario alternativo in cui per tutto il periodo lo spread rimanga pari a 131 punti base, ovvero il livello di chiusura registrato il 15 maggio dello scorso anno.
Se confrontiamo questo scenario alternativo con l’andamento effettivo dello spread, che in media si è mantenuto su un valore doppio rispetto a quello di partenza misurato sulle scadenze a 10 anni che qui vengono utilizzate per il calcolo, possiamo ottenere una stima del maggiore costo sostenuto dall’Italia per l’emissione di quasi 400 miliardi di titoli di stato nei quattordici mesi considerati.
Il costo più alto è imputato al 2019, poichè molti titoli rinnovati nel periodo considerato avevano scadenza a 6 o 12 mesi (e ovviamente il maggiore costo si trascina solo fino alla scadenza).
Negli anni successivi il costo è decrescente, ma resta comunque superiore a 1 miliardo annuo fino al 2025.
Complessivamente, la maggior spesa per interessi dovuta a uno spread più elevato ammonta a 19,5 miliardi di euro.
In altre parole, se per tutta la durata del governo precedente lo spread si fosse mantenuto sui livelli di maggio 2018, lo Stato avrebbe risparmiato quasi 20 miliardi di spesa per interessi sul debito in un orizzonte complessivo di venti anni (e anche di più su orizzonti più lunghi, tenendo conto che alcuni titoli emessi durante i quattordici mesi in questione avevano una scadenza superiore ai vent’anni).
La stima riportata nella tabella si basa sull’ipotesi che l’andamento dello spread sui titoli decennali si ripercuota anche su tutti i titoli con scadenza diversa.
Si potrebbe però obiettare che i rendimenti dei titoli di breve durata (i BOT a 6 o 12 mesi) non si siano mossi in linea con il differenziale misurato sui titoli decennali.
Per tenere conto di questa obiezione nel modo più semplice, abbiamo replicato la stima della maggiore spesa per interessi escludendo dal calcolo i BOT emessi nel periodo giugno 2018 – luglio 2019.
In questo caso, il costo complessivo dovuto al rialzo dello spread ammonterebbe a 17,8 miliardi.
Anche al netto dei titoli a breve, quindi, la stima della maggiore spesa per interessi non si discosta in modo significativo dai 20 miliardi in un orizzonte ventennale.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
LA NAVE DA NOVE GIORNI IN ATTESA CHE MALTA O ITALIA DIANO IL PERMESSO DI ATTRACCO CON 13 PROFUGHI A BORDO… EVACUAZIONE D’URGENZA POCO FA PER 5 OSTAGGI
“Uno dei naufraghi ha già cercato di togliersi la vita a bordo della Alan Kurdi, ancora bloccata in acque internazionali”.
A denunciarlo, con un tweet, è Cecilia Strada ex presidente di Emergency riprendendo l’informazione, come specifica lei stessa in un secondo tweet, dai canali Sea-eye. L’imbarcazione è ancora ferma al largo di Malta con 8 migranti salvati il 30 agosto. “Malta dovrebbe indicare un porto sicuro ma non lo fa, l’Italia ha ribadito il divieto di ingresso. La vergogna europea continua. #fateliscendere”, conclude il post.
Poco dopo le 13 italiane è arrivata la notizia che cinque dei 13 migranti sono stati evacuati per motivi medici. Lo conferma all’agenzia Ansa lo staff della Sea Eye. Quattro delle 5 persone evacuate sono minorenni, tre diciassettenni e un quindicenne e tra questi c’è l’autore del tentativo di suicidio.
Sul caso interviene anche Matteo Orfini, deputato pd. “La Alan Kurdi è ancora in mezzo al mare, con 13 naufraghi a bordo. Ieri per la disperazione uno di loro ha tentato il suicidio. L’ho chiesto ieri e lo ribadisco oggi: il nuovo governo revochi il divieto di ingresso in porto”. Nicola Fratoianni, parlamentare Leu, dice: “Fate sbarcare i naufraghi, è il segnale di quella discontinuità che serve al Paese per recuperare dignità e umanità “.
Un portavoce della Sea Eye, Gordon Isler, ha parlato di “dinamiche preoccupanti” a bordo. Per questo, ha aggiunto, la speranza è che il tribunale maltese presso il quale la ong ha fatto ricorso, confermi in fretta che spetta a Malta farsi carico dei migranti, tratti in salvo nella zona di ricerca e soccorso maltese.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
GOVERNO CONTE 2 GRADITO DAL 50% DEGLI ITALIANI
Secondo Nicola Piepoli che ne parla oggi sulla Stampa Giuseppe Conte inizia la nuova avventura
di governo con un indice di fiducia inedito rispetto ai predecessori degli ultimi tre anni: l’attuale premier, a quota 60, pareggia il risultato ottenuto da Matteo Renzi nel 2014 e supera di ben sette punti quello ottenuto nel 2018 alla nascita del suo primo governo. Soltanto Mario Monti, nel 2011, ha fatto meglio (66).
Ancora combattuto è invece il giudizio degli italiani sull’esecutivo che ha giurato al Quirinale giovedì: il «gradimento» e il «non gradimento» si equivalgono perfettamente.
Le persone interpellate, poi, sono divise sulla durata del governo: un italiano su tre crede che si arriverà a fine legislatura, il 38% fissa il termine alla primavera del 2020. I più pessimisti, il 24%, ritengono che l’avventura giallo rossa terminerà entro la fine di quest’anno.
E veniamo ai partiti: la Lega scende ancora al 30%, perdendo altri due punti in una settimana. Il Pd al 24% (+ 0,5%), il M5S 20,5%, Forza Italia 7%, Fdi 6,5%, +Europa 3,5, altri centrosinistra 5,5%
Da sottolineare che Lega e Fdi arriverebbero appena al 36,5%, insufficiente a governare.
E anche con Forza Italia la soglia diventa a rischio: con 43,5% siamo al limite
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
FAREBBE MEGLIO AD ANDARE A LEZIONI DI CATECHISMO PRIMA DI CITARE IL VANGELO E SPACCIARSI PER CRISTIANO
La svolta cattolica di Matteo Salvini degli ultimi mesi non deve essere sfuggita a nessuno. Tra post rivolti alla Madonna e crocefissi baciati durante le discussioni parlamentari, l’ex ministro degli Interni ha reso chiaro a tutti l’intenzione di voler fare del cattolicesimo uno dei pilastri del suo discorso politico. Tuttavia la conoscenza in materia di Salvini sembra essere piuttosto lacunosa.
In uno dei suoi ultimi tweet il leader della Lega ha attaccato Famiglia Cristiana che in un editoriale dei giorni scorsi lo aveva criticato molto duramente.
Ecco uno dei passaggi dell’editoriale che sono piaciuti meno all’ex ministro: «Luciana Lamorgese prefetto riporterà il Viminale ai suoi compiti, che sono quelli di garantire ordine e sicurezza laddove ce n’è veramente bisogno, senza utilizzarlo come strumento di propaganda elettorale a colpi di tweet e post in vista delle prossime elezioni, e senza invelenire il Paese con l’odio verso migranti, rom e altri poveri disgraziati utili solo per gonfiare la pancia del Paese e a costituire da “nemico” per alimentare la macchina del consenso (un grande classico di tutti gli aspiranti tiranni e dittatori o al servizio di dittatori, da Licurgo a Goebbels)».
L’accostamento del suo nome a quello del gerarca nazista non è piaciuto a Salvini che ha subito cinguettato: «Mi danno del “nazista” e si dicono “cristiani”… Come rispondo? Con le parole di San Matteo: amate i vostri nemici, fate del bene a chi vi odia e pregate per chi vi perseguita e vi calunnia. Amen».
E qui però casca l’asino. Perchè è vero che la citazione è tratta dal vangelo secondo Matteo (scelta casuale?), ma le parole sono in realtà attribuite a Gesù che qui enuncia un principio fondamentale della dottrina cristiana.
Le basi, Matteo (Salvini), le basi.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
IL GIOVANE DEL GAMBIA, 20 ANNI, LAVORAVA 7 GIORNI SU 7 ACCUDENDO UN GREGGE DI 400 CAPI… COSTRETTO PER OTTENERE IL PERMESSO DI SOGGIORNO… SONO QUESTI GLI IMMIGRATI CHE PIACCIONO AI CRIMINALI SOVRANISTI
Nella frazione Tuturano, Contrada San Paolo, a Brindisi è stato individuato un giovane pastore
20enne originario del Gambia, ridotto in schiavitù, costretto a lavorare e vivere all’interno di una masseria in condizioni disumane, dormire su un giaciglio, per una paga mensile di 650euro, circa 1,5euro all’ora per più di 13 ore al giorno, dalle 5 di mattina, senza riposo settimanale, ferie, diritti.
Due persone, un 51enne con a carico diverse vicende di natura penale anche di tipo associativo e la convivente, una donna 37enne titolare della masseria, entrambe della zona, sono state arrestate in flagranza di reato dai carabinieri della task force anti-caporalato.
I reati contestati agli indagati sono l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro, in concorso.
Gli accertamenti effettuati hanno evidenziato che il giovane africano, munito di permesso di soggiorno, rilasciato per motivi umanitari e scaduto nel maggio scorso, è stato impiegato in seno all’azienda zootecnica a decorrere dal maggio 2018 nella pulizia delle stalle, nella mungitura e nell’accudimento degli ovini, circa 400 capi, che conduceva quotidianamente al pascolo la mattina e il pomeriggio. Il pastore africano, appartenente alla schiera degli ‘invisibili”, è stato pertanto sfruttato a seguito del suo accertato stato di bisogno, vivendo in disumane e degradanti situazioni alloggiative nell’ambito della masseria.
Gli arrestati sono il 51enne Adriano Vitale di Tuturano e Patrizia Carrozzo 37enne originaria di San Pietro Vernotico, titolare dell’allevamento di ovini.
A Vitale viene contestato di aver reclutato in qualità di addetto alla custodia degli animali, con compenso irrisorio dal maggio 2018 il giovane africano. L’uomo, approfittando dello stato di bisogno in cui versava il lavoratore, situazione derivante dalla necessità di assunzione per la richiesta del rilascio di documentazione idonea alla permanenza sul territorio nazionale, lo occupava destinandolo al lavoro presso l’impresa agricola della compagna, in assenza di regolare contratto di lavoro, senza misure di tutela in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, con una retribuzione risibile e senza riposo settimanale e ferie.
Alla donna viene anche contestato di aver fatto credere al lavoratore extracomunitario, di essere stato regolarmente assunto da altra azienda agricola della zona, il tutto con la complicità dell’amministratore di tale azienda che è stato deferito per favoreggiamento dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Il tutto approfittando della scarsa conoscenza della lingua italiana da parte del lavoratore e della assoluta fiducia che questi riversava nei suoi datori di lavoro.
Nel corso dell’attività , sono state accertate a carico degli indagati violazioni sia in materia ambientale, quali lo smaltimento illecito di rifiuti e l’incendio di rifiuti nella masseria, poichè è stato smaltito illecitamente, con sversamento nel terreno e mediante incendio, materiale plastico, biologico proveniente dalle pulizie delle stalle ovine, sia in relazione alle condizioni di lavoro particolarmente onerose del giovane africano, che riguardano il testo unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro e la mancata formazione, l’addestramento e il rispetto della normativa contrattuale.
L’intera area adibita a ovile e terreni circostanti sono stati sottoposti a sequestro per la presenza nel suolo di rifiuti di ogni tipo. Sul posto è stato fatto intervenire il personale sanitario del Servizio Veterinario dell’ASL di Brindisi, nonchè il personale dell’Ufficio Tecnico comunale, al fine di verificare eventuali abusi in materia di edilizia per quanto concerne i fabbricati. Vitale è ora nel carcere di Brindisi, mentre Carrozzo Patrizia è stata accompagnata presso la masseria in regime di arresti domiciliari, come disposto dai magistrati.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
“LAVORO QUI DA TRENT’ANNI, LA CITTA’ MI E’ STATA VICINA”: PARLA IL PADRE DEL PICCOLO IMMIGRATO PRESO A CALCI DA UN INFAME A COSENZA
“Per due giorni non è riuscito a dormire. Era terrorizzato, piangeva continuamente. Mi chiedeva “cosa ho fatto di sbagliato, papà ?” ed io non sapevo cosa rispondergli”.
Dal 1995 in Italia, Bouazza Toubi ancora non riesce a capacitarsi dell’assurda aggressione subita dal figlio, Rayem, a soli tre anni preso a calci in una delle vie centrali di Cosenza.
Adesso come sta il piccolo?
“Ha ancora dolore, ma quello passerà insieme a lividi e contusioni. Anche oggi i medici lo hanno visitato e hanno detto che non c’è nulla di preoccupante, per fortuna. Psicologicamente però, ci preoccupa. Non riesce a capire cosa sia successo e piange disperato. Anche il fratello e la sorella sono inquieti, arrabbiati”.
E lei?
“Non riesco a capacitarmi. Quando mio figlio Housama mi ha chiamato per raccontarmi cosa fosse successo non riuscivo a crederci. In oltre vent’anni in Italia, non mi è mai successa una cosa del genere. Lavoro qui a Cosenza da vent’anni, la mia famiglia è qui, i miei figli crescono qui non ho mai avuto problemi”.
Ha mai pensato di andare via in questi giorni?
“Per giorni mi sono disperato, ma la città mi è stata vicina. C’è stata anche tanta gente coraggiosa, come la ragazza che ha denunciato tutto su Facebook. In tanti mi hanno espresso solidarietà . La polizia è stata rapida e ha trovato subito l’aggressore. Adesso che è stato fermato sono più tranquillo”.
C’è qualcosa che gli vorrebbe dire?
No. Semplicemente vorrei capire come ha fatto, proprio lui che ha una figlia, che la stava portando in giro in passeggino, a prendersela con un piccolino di tre anni. È incomprensibile l’aggressione immotivata di un adulto. Ma quella di un bambino è intollerabile”.
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
DUEMILA CONTATTI TRA ITALO POMPEI E UN CARABINIERE … IL DEPISTAGGIO SU DUE INESISTENTI MAGREBINI
Ci sono duemila contatti tra Italo Pompei e un carabiniere da spiegare nella morte di Mario
Cerciello Rega. Lo hanno scoperto gli uomini del Nucleo investigativo dell’Arma nell’ambito dell’indagine su quanto accaduto nella notte tra il 25 e il 26 luglio scorsi, prima dell’aggressione al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ucciso con undici coltellate dal diciannovenne Lee Finnegan Elder mentre era con l ‘amico Gabriel Natale Hjorth, anche lui accusato di omicidio.
Racconta oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera:
Nel verbale del 28 luglio, di fronte al colonnello Lorenzo D’Aloia che conduce le indagini, Varriale ricostruisce quanto accaduto e dichiara: «Io avevo indosso la pistola di ordinanza e le manette di sicurezza». Nei giorni successivi vengono convocati i carabinieri intervenuti nel quartiere Prati, dove Cerciello è stato ferito a morte. E lo smentiscono. Il 4 agosto il maresciallo Daniele De Nigris afferma: «Ho chiesto testualmentea Varriale se in quel momento fosse armato o dove si trovasse la pistola. Varriale ha risposto “non sono armato, la pistola è in sicurezza in caserma”».
Del resto quella sulla pistola non è l’unica bugia raccontata da Varriale. Un’altra la svela l’appuntato Mauro Ecuba, interrogato il 6 agosto, arrivato dopo l’accoltellamento. «Ho chiesto spiegazioni sull’accaduto al carabiniere Varriale e questi mi ha riferito che i responsabili erano due maghrebini».
In effetti nelle prime ore la notizia diffusa parlava di una donna scippata da due nordafricani. Varriale aveva però ascoltato le telefonate dei due americani con il mediatore dei pusher, Sergio Brugiatelli, che poi accompagnarono all’appuntamento per recuperare lo zaino in cambio di 100 euro.
Si è sbagliato o c’erano altre ragioni per accusare due maghrebini?
(da agenzie)
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Settembre 7th, 2019 Riccardo Fucile
“IL FISCO SIA PIU’ EQUO, TASSARE LE MULTINAZIONALI”
L’Europa come risposta ai problemi globali e l’Italia convinta al suo interno, anche con l’obiettivo di portare avanti risorse che ne modifichino i meccanismi di funzionamento. E’ il messaggio del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, inviato al Forum Ambrosetti di Cernobbio e letto dall’ex premier Enrico Letta alla platea di imprenditori, economisti e uomini della finanza che si raduna annualmente sul lago di Como.
“L’Italia è chiamata a svolgere” un “ruolo di primo piano, partecipando con convinzione e responsabilità a un progetto europeo lungimirante, sostenibile ed equilibrato dal punto di vista ambientale, sociale e territoriale”, ha scritto il presidente della Repubblica, invitando il “sistema economico-finanziario” a “cogliere l’occasione di fornire il suo contributo a questa fase di rinnovamento del progetto europeo”. Un messaggio in linea con il sentimento che si è respirato fin dalla prima giornata del Forum, nella quale molti protagonisti hanno sottolineato come il cambio di governo possa esser positivo proprio per ritrovare un dialogo costruttivo con Bruxelles, dopo la stagione delle bordate anti-europeiste e della ricerca dello scontro verbale con le istituzioni comunitarie.
Dialogo che deve esser fatto, ha ripreso il filo Mattarella, anche di proposte di riforma. A cominciare dalle regole sul bilancio. E’ “necessario” un “riesame” del patto di stabilità , ha spiegato il Presidente: “Coesione e crescita – ha rimarcato – sono gli obiettivi ai quali guardare e il necessario riesame delle regole del patto di stabilità può contribuire a una nuova fase, rilanciando gli investimenti in infrastrutture, reti, innovazione, educazione e ricerca”.
Anche guardando ai problemi globali, in particolare alle guerre commerciali innescate dal protezionismo di Donald Trump, Mattarella ha indicato nell’azione europea la risposta. “In un contesto internazionale caratterizzato da crescenti rischi e incertezze e dal rallentamento dell’attività economica, anche a causa di inappropriate guerre commerciali, soltanto un’Europa solida e unita sarà capace di contribuire da protagonista al governo dei grandi temi globali”. Per il Capo dello Stato, “solo la riaffermazione di un multilateralismo fondato su regole condivise e l’apertura degli scambi potranno rilanciare la fiducia”.
In tema economico, non ha perso l’occasione per chiedere uno sforzo in direzione di una maggiore equità fiscale. “Vanno fatti passi avanti per una fiscalità europea che elimini forme di distorsione concorrenziale e affronti invece il tema della tassazione delle grandi imprese multinazionali, per un sistema più equo e corretto”. E questo, secondo il Capo dello Stato va fatto “unitamente al rafforzamento del coordinamento delle politiche economiche, utili ad accompagnare le trasformazioni produttive e del lavoro”.
Sul Conte bis si è espresso anche il ministro francese dell’Economia, Bruno Le Maire, presente al Forum Ambrosetti, che ha parlato di “un’opportunità unica per dare nuovo slancio alle relazioni italo francesi nell’ambito economico e finanziario”.
Dall’appuntamento lombardo ha parlato anche l’ex premier incaricato Carlo Cottarelli, secondo il quale la linea guida del Conte bis nell’immediato è aumentare la crescita ma senza fare nuovo debito. “Non so cosa aspettarmi – ha detto pensando alla prossima legge di Bilancio – Se leggo il programma di governo l’intenzione è quella di fare più deficit e lo si dice in maniera abbastanza esplicita sostenendo che si vogliono cambiare le regole europee”, ha premesso. “Bisogna bloccare l’aumento dell’Iva, evitare maggiori spese e mettere tutto assieme diventa difficile. La priorità resta la crescita ma la si può ottenere con riforme come quella della burocrazia o anche con meno tasse ma finanziate con la riduzione della spesa e la lotta all’evasione fiscale. Avere la crescita aumentando il debito non è una cosa decisiva”, ha spiegato Cottarelli
(da agenzie)
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