Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
“IL VOTO SU ROUSSEAU ANDAVA FATTO PRIMA DELL’INCARICO A CONTE, ORA NON PUO’ INCIDERE SU UN PROVVEDIMENTO REGOLATO DALLA COSTITUZIONE”
Gregorio De Falco spara a zero contro Luigi Di Maio, criticando innanzitutto i 20 punti del
programma presentati al premier incaricato Giuseppe Conte:
“Buoni per i prossimi 20 anni del miglior esecutivo del mondo. Un programma utopico” dichiara De Falco, che poi aggiunge: “la mossa di Di Maio – ossia il suo insistere con la priorità dei punti programmatici dei cinque stelle come precondizione per la formazione del governo – si spiega solo col fatto che ormai è alla deriva, ha perso il contatto con la realtà e purtroppo questo sta provocando un danno al paese, come si è visto con la reazione dello spread”
Riguardo poi al voto su Rousseau, De Falco è critico: “Innanzzitutto il voto da statuto ha valore consultivo e non decisorio. Ma soprattutto, il voto avrebbe avuto senso a monte delle consultazioni, per conferire il mandato a trattare, non a valle, altrimenti incide sul procedimento regolato dalla Costituzione. Procedimento che non può trovare ostacolo nel voto di 40-50mila persone su una piattaforma di un’associazione privata”
“Di Maio – osserva anche sulle mosse del capo politico Cinque stelle – evidentemente ha voglia di riconquistare un ruolo preminente non solo nel governo ma nel Movimento, perchè a questo punto ha un problema di leadership rispetto a Conte”.
Alla domanda se voterà la fiducia a un eventuale governo tra M5s e Pd, risponde: “Io vorrei votarla, ma prima Conte dovrebbe dirci qualcosa nel merito. Io, Nugnes e De Bonis (altri due senatori espulsi dal Movimento, ndr) abbiamo costituito una componente piccola. Conte ne vuole tenere conto? Ci vuole sentire? Noi siamo pronti a incontrarlo e poi valuteremo”.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
IL MAGGIORE CANDIDATO DEL PD A QUELLA CARICA DA’ UNA LEZIONE DI POLITICA AL POLTRONISTA GRILLINO
“Per una volta Beppe Grillo è stato convincente. Una sfida così importante per il futuro di tutti non si blocca per un problema di ‘posti’. Serve generosità . Per riuscire a andare avanti allora cominciamo a eliminare entrambi i posti da vicepremier”.
Lo scrive su Twitter Dario Franceschini del Pd, ritwittato da Andrea Orlando
Ieri in un video Beppe Grillo aveva detto: “Questa pena che vedo, questa mancanza di ironia, dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perchè appartenete a questo momento straordinario di cambiamento. Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo, e le scalette e il posto lo do a chi e i dieci punti, i venti punti, basta!”.
La mossa è da politico abile, abilissimo. Dario Franceschini prende al volo l’assist costituito dal videomessaggio di ieri sera di Beppe Grillo («Basta parlare di posti e di dieci punti») e affonda la lama.
Il Pd rinuncia alla poltrona, ora Di Maio è solo con la sua arroganza da Kasta
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
SCANSI: “NON MERITA LA CARICA DI VICE, SI E’ FATTO FREGARE DA SALVINI COME UN BISCHERO E NE HA SBAGLIATE TROPPE”
Mentre Luigi di Maio è chiuso nel bunker a chiedere poltrone negando di tenere alle poltrone e
sostenendo di aver rifiutato poltrone da Salvini quando a bloccare il tentativo di ritorno dei gialloverdi è stato lo Stato Maggiore grillino (da Beppe a Fico), il Fatto Quotidiano oggi va all’attacco del poltronista ma senza chiamarlo così.
Comincia Marco Travaglio nel suo editoriale:
L’ultimatum di venerdì, che ha creato inutili tensioni, è incomprensibile: persino sui dl Sicurezza il Pd aveva accettato di ripartire dalle critiche di Mattarella, anzichè da un’abrogazione integrale che conviene solo a Salvini”
E si continua con un’intera pagina di “opinioni” sulla questione: il quotidiano usa opinionisti interni ed esterni per spiegare a Giggetto che non è il caso di continuare a fare lo spiritoso.
Comincia Marco Revelli:
Nello scorso governo, Di Maio era vicepremier eppure Salvini se lo è mangiato nei consensi. Motivo per cui consiglierei al capo politico dei 5 Stelle di non dare troppa importanza a queste cose: non rischierei il suicidio politico per una carica inutile
Continua Andrea Scanzi:
È stato un buon ministro del Lavoro e merita forse la riconferma (io preferirei un governo di soli “competenti” come ha ipotizzato Grillo), ma non merita il ruolo di vicepremier. Da Salvini si è fatto turlupinare come un bischero, come leader ne ha sbagliate troppe e la sua uscita di venerdì (“O si fa così osi va al voto”) è scellerata per tempi e modi.
E poi c’è Daniela Raineri:
Forse sta giocando con le caselle del governo per farsi un sondaggio gratis e/o tenersi aperta una porta sul voto; forse vuole dare un segnale agli utenti di Rousseau, come a dire: sono ancora uno di voi, non mi piego ai giochi di palazzo. Il risultato, temiamo, è stato dare un’immagine poco solida di sè, come a dire: sono ancora uno di voi, non so fare politica.
Poi, con argomenti simili, ci sono Lucia Annunziata, Nadia Urbinati, Moni Ovadia. Non male, no?
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
“LA GENTE VUOLE MINISTRI SERI CHE PARLINO CON I FATTI”
Marco Travaglio non vede ostacoli alla formazione di un governo Pd-M5S. Ma non accetta, così come il fondatore del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo, questa opposizione (chiamiamola pure corsa a ostacoli) messa in piedi da Luigi Di Maio.
Il direttore del Fatto Quotidiano, che aveva sempre difeso il vicepremier e ministro del Lavoro, giudicandolo come uno dei migliori prodotti del precedente esecutivo, oggi lo attacca dalla colonna riservata al suo editoriale.
«Preso atto che il Conte-2 dimagrisce la Lega e ingrassa il centrosinistra, ma soprattutto il 5S, che va cercando di più Di Maio?» — è questa la domanda che il direttore Travaglio si fa a metà dell’articolo che firma il 1° settembre, definendo — tra le altre cose — incomprensibile l’ultimatum lanciato da Di Maio nella giornata di venerdì scorso, quando la situazione tra dem e M5S sembrava essere ormai precipitata.
Per Marco Travaglio bisognerebbe discutere dei temi e delle figure chiave (il M5S, ad esempio, dovrebbe ribellarsi all’idea di Giuliano Pisapia come ministro della Giustizia suggerito dal Partito Democratico), ma per il direttore il governo pentastellato-Pd deve nascere a tutti i costi.
Secondo Travaglio, infatti, Luigi Di Maio — con queste sue assurde prese di posizione — vorrebbe emulare Matteo Salvini nella nuova alleanza con il Partito Democratico, sbattendo i pugni sul tavolo e aspettandosi che il partner di circostanza accetti i suoi capricci.
«Se Di Maio spera di recuperare peso e voti trasformandosi da Salvini dei giallo-rosa — chiosa Travaglio -, sbaglia di grosso. Le gare di rutti sono roba di Salvini e alla lunga stancano. Ora, la gente per reazione vuole ministri seri che parlino con i fatti»
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
DI MAIO NON HA MAI RINNEGATO IL GOVERNO PIU’ RETRIVO, RAZZISTA, OSCURANTISTA, ECONOMICAMENTE SUICIDA DELLA STORIA REPUBBLICANA, DI CUI E’ STATO MENTE E BRACCIO
Cosa deve fare ancora questo cialtrone per convincervi che:
1) Non ha alcuna intenzione di fare un governo col Pd. Non a condizioni accettabili.
2) Non si è piegato a Salvini sull’immigrazione. Ha condiviso e votato gioiosamente ogni idea, ogni decisione, ogni legge, ogni decreto, ogni porto chiuso, ogni infamia, salvandolo anche da un processo per sequestro di persona.
3) Quando è uscito il testo del Decreto Sicurezza Bis, ha storto il naso. Troppo razzista? No, non c’era “una parola sui rimpatri”
4) Non ha mai rinnegato, neanche per sbaglio, il governo più razzista, retrivo, oscurantista, economicamente suicida della storia repubblicana, di cui è stato mente, braccio e azionista di maggioranza.
5) L’unica cosa che gli è interessata è, era ed è sempre stata salvare la poltrona, allontanare il più possibile la fine del secondo mandato e il momento in cui dovrà tornare a fare l’unica cosa di cui è mai stato capace: vendere bibite allo stadio.
6) Insieme a Grillo e Casaleggio, è il mandante morale dell’imbarbarimento culturale, sociale e civile di questo paese, dell’odio come categoria della politica, dell’insulto come clava per colpire l’avversario, delle fake news come arma di demolizione del “nemico” e, infine, pioniere e anticipatore del salvinismo.
7) Ha contribuito a distruggere la fiducia degli italiani nella scienza medica, nella cultura, negli intellettuali, ha reso chi ha studiato qualcuno da guardare con sospetto, chi crede nel lavoro e nella fatica un potenziale nemico da abbattere.
8) Ha convinto gli italiani che le istituzioni sono una casta da eliminare, una scatola di tonno da aprire, che le parole onorevole e politico fossero una parolaccia. Salvo diventare lui il simbolo di quella casta.
E non cambierò idea perchè ho paura di Salvini. Ma farò di tutto, da italiano, da cittadino, da giornalista, da politico (qualunque significato possa avere questa parola), perchè queste due metastasi viventi spariscano dalla scena politica di questo Paese. Entrambi. Dovessero volerci anni.
Chiaro?
Lorenzo Tosa
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