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MARE JONIO, TRE PROFUGHI GRAVI SBARCATI E RICOVERATI DI URGENZA: SADISMO ISTITUZIONALE

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

MARTEDI’ PREVISTO MALTEMPO MA PER I SOVRANISTI E I LORO SERVI GLI OSTAGGI DEVONO SCENDERE SOLO IN BARELLA

L’attesa si sta trasformando in agonia.
Al quarto giorno di detenzione sulla Mare Jonio, i 34 naufraghi rimanenti a bordo, dei 98 raccolti mercoledì scorso al largo di Misurata, cominciano a crollare anche fisicamente.
Le condizioni di tre di loro (due uomini   e una donna) non erano più compatibili con la permanenza coatta su una nave, avevano bisogno immediato di cure mediche importanti, presso una struttura ospedaliera vera, e così sono stati evacuati d’urgenza dalla Capitaneria di porto.
Le condizioni della donna erano così gravi che non riusciva più a camminare ed è stato possibile sbarcarla solo in barella.
Dopo il “trasbordo della vergogna” – quello di due giorni fa, in cui donne incinte e bambini furono lanciati sul gommone della Capitaneria di porto – un altro, fulgido esempio del sadismo istituzionale insito nella ratio dei decreti Salvini tanto cari a Di Maio, il nuovo alleato del Pd nel nascente governo.
“Questa è la volontà  dello Stato italiano, evidentemente: farli sbarcare – perchè sarà  inevitabile alla fine, e lo sanno tutti – ma uno per uno e in barella”, è il commento di Cecilia Strada di Mediterranea.
Stanotte ha piovuto forte, e l’acqua ha sorpreso i naufraghi mentre dormivano a cielo aperto. Le coperte zuppe ora sono appese ai corrimano, ma difficilmente saranno utilizzabili per questa notte. Anche perchè il sole è coperto dalle nuvole. E’ in arrivo il maltempo. Le previsioni meteo dicono che domani entrerà  vento da nordovest, il mare si alzerà  gradualmente. Il peggio è previsto per martedì, presto il comandante sarà  chiamato a fare una scelta: forzare il blocco previsto dal decreto Salvini bis ed entrare in porto a Lampedusa; oppure mettere a repentaglio la vita dei 34 migranti a bordo e dell’intero equipaggio. Qualsiasi   decisione prenderà , sarà  una sconfitta per tutti.

(da agenzie)

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CHI E’ ANDREAS KALBITZ IL LEADER AFD NEL BRANDEBURGO, COSI’ VI FATE UN’IDEA

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

I PRECEDENTI DEL NEONAZISTA “IMPRESENTABILE” CHE E’ ANCORA A PIEDE LIBERO

Alla testa dell’Afd in Brandeburgo c’è un ex paracadutista criticato per le sue frequentazioni con i neonazisti: Andreas Kalbitz, 46 anni
Kalbitz è considerato uno dei politici più potenti di AfD: vicinissimo a Bjà¶rn Hà¶cke, guida con lui la corrente più radicale del partito, l’«Ala».
Sposato e padre di tre figli, ex Republikaner (il partito di estrema destra sospettato di attività  anticostituzionali), è stato membro di associazioni revisioniste fondate da reduci nazisti, ha partecipato a un campeggio della Heimattreue Deutsche Jugend, i «Giovani tedeschi fedeli alla patria», un’associazione eversiva modellata sulla gioventù hitleriana e ora bandita, e nel 2007 ha fatto parte di una missione di estremisti tedeschi ad Atene.
Il gruppo – «14 neonazisti» li definiva un rapporto dell’epoca dell’ambasciata tedesca – sfilò con i neofascisti di Alba Dorata, dopo aver esposto una bandiera con le svastiche dal proprio hotel (Kalbitz ammette la spedizione ma dice di non aver avuto niente a che fare con la bandiera).
Normalmente in Germania basterebbe assai meno per esser considerati impresentabili.
Ma ai suoi elettori tutto questo non sembra far paura. Merito anche della campagna portata avanti da AfD in Brandeburgo e in Sassonia. Per i due Là¤nder orientali il partito neonazista ha invocato una «Svolta 2.0» («Vollende die Wende», «porta a compimento la svolta» è lo slogan in rima su manifesti e siti internet), perchè quella dalla Ddr alla democrazia promessa trent’anni fa – sostiene – non è stata realizzata davvero.
E ha chiesto ai cittadini dell’Est di ribellarsi a coloro che «opprimono chi oggi la pensa diversamente» come si sono ribellati alla dittatura del partito unico.
Una strategia aiutata dal fatto che negli ultimi 30 anni, da quando cioè la fine del Comunismo e la riunificazione hanno permesso libere elezioni, in Sassonia governa la Cdu e in Brandeburgo la Spd, cioè gli stessi due partiti che guidano lo Stato federale (o «Ddr light» come amano chiamarlo i militanti di AfD).
Kalbitz e AfD hanno compiuto il capolavoro del populismo identitario. Anzi micro-identitario: non basta più opporre i tedeschi agli stranieri, secondo la tipica retorica sovranista, ora AfD punta sull’identità  tedesco-orientale.
Dopo le promesse mancate della riunificazione (l’Est rimane economicamente più debole dell’Ovest) e il trauma dell’adattamento all’economia di mercato, molti tedeschi orientali si sono sentiti «colonizzati» dall’Ovest. L’appello in positivo all’Est che deve «rialzarsi» piace. Anche se in realtà  fa vincere un nazionalismo autoritario che è all’opposto dei dissidenti che trenta anni fa combatterono la Ddr dall’interno.

(da agenzie)

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REGIONALI GERMANIA EXIT POOL, AVANZANO I NEONAZISTI MA L’ANNUNCIATO SORPASSO NON C’E’

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

SASSONIA ALLA CDU E BRANDEBURGO ALL’SPD… AVANZANO ANCHE I VERDI

La marea nera del malcontento ex-Ddr c’è stata, e pure alta, ma gli argini dei due grandi partiti al governo a Berlino – anche se scricchiolando – tutto sommato hanno retto: nelle due elezioni regionali svoltesi nell’est della Germania, in Sassonia e in Brandeburgo, i neonazisti dell’Afd hanno rispettivamente triplicato e raddoppiato i consensi ma non sarebbero riusciti nel colpo storico di diventare primo partito in una regione tedesca, come i sondaggi avevano lasciato ipotizzare almeno a Postdam
Il partito cristiano-democratico (Cdu) della cancelliera Angela Merkel e quello socialdemocratico (Spd) al momento senza una guida – i due pezzi dell’inquieta Grande coalizione al potere a livello nazionale – hanno conservato il primato nelle rispettive roccaforti che governano da tre decenni.
In Sassonia, la regione con capoluogo Dresda e la più popolosa fra le due in cui si è votato, secondo proiezioni l’Afd ha raccolto il 27% dei voti, tre volte di più rispetto al 9,7% che ebbe nelle precedenti regionali del 2014.
La Cdu, perdendo sei o sette punti rispetto al 39,4% di cinque anni fa, si confermata primo partito col 32-33% dei consensi.
Era però in Brandeburgo, la regione che circonda Berlino, che i sondaggi avevano prospettato un testa a testa tra formazione xenofoba e un pilastro della democrazia tedesca, la Spd che fu di Willy Brandt ed Helmuth Schmidt.
Qui l’Afd avrebbe raddoppiato i consensi passando dal 12,2% del 2014 ad un attuale 23-24%. Ma i socialdemocratici, pur perdendo sei punti, avrebbe raccolto il 27%: un margine risicato, ma dunque senza sorpasso.
In entrambe le regioni i Verdi hanno proseguito il loro trend positivo trainato dalle preoccupazioni dei tedeschi per i cambiamenti climatici ottenendo il 10% in Brandeburgo (+4 punti) e l′8,5% in Sassonia (+2 punti).
Soprattutto in Sassonia, dove peraltro la Sinistra sarebbe in calo di otto punti al 10,5%, sarà  problematico proseguire la Grande coalizione al governo a Dresda.
La campagna elettorale è stata dominata dai temi della sicurezza sociale – una vera ossessione, anche in Laender con livelli di criminalità  e migrazione molto bassi – e del clima – sempre più sentito dalle giovani generazioni in particolare.
Malgrado si sia molto insistito, nelle settimane precedenti il voto, sulla difficoltà  dei cittadini della ex Germania Est, sul loro essere considerati cittadini di seconda classe, sul cronico ritardo che registrano rispetto al resto del Paese, secondo un sondaggio di Infratest Dimap l’83 per cento degli intervistati in Sassonia e Brandeburgo si è detto “soddisfatto” della propria situazione economica.

(da agenzie)

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L’ASSESSORE DI FRATELLI D’ITALIA BECCATO A COMPRARE COCAINA AVEVA LA DELEGA ALLE POLITICHE GIOVANILI

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

LUCA CAVALIERI, ASSESSORE NEL FERRARESE E MEMBRO DEL COORDINAMENTO LOCALE DEL PARTITO DELLA MELONI, SEGNALATO ALLA PREFETTURA… DA “PRIMA GLI ITALIANI” A “PRIMA UNA DOSE”

L’esponente di Fratelli d’Italia Luca Cavalieri, 29 anni, assessore alle politiche giovanili di Lagosanto in provincia di Ferrara, è stato segnalato come assuntore di cocaina dopo essere stato beccato a comprarla dai carabinieri.
Venerdì pomeriggio i carabinieri lo hanno individuato mentre comprava una dose da 1,16 grammi di cocaina da un noto spacciatore del luogo.
Comprare non è un reato, ma per l’assessore è scattata la segnalazione alla Prefettura quale assuntore.
In galera è invece finito il pusher, Luigi Orlandini, un 54enne del posto, che ha tentato di scappare e poi ha cercato di picchiare con calci e pugni i carabinieri che lo avevano raggiunto, senza però procurare loro lesioni.
La successiva perquisizione personale ha permesso di trovare in suo possesso altri 0,7 grammi di cocaina e un grammo di eroina, oltre alla somma di 780 euro.
Gli sono stati contestati i reati di detenzione a fini di spaccio di sostanza stupefacente e violenza e resistenza a pubblico ufficiale ed è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso propria residenza in attesa del giudizio direttissimo.
Cavalieri invece è stato costretto a dimettersi: era stato eletto in Consiglio con la lista del centrodestra tra le fila di Fratelli d’Italia (di cui è anche membro del coordinamento locale) e come assessore aveva le deleghe alle Politiche giovanili, Associazionismo e Relazioni internazionali e Pari opportunità .

(da “NextQuotidiano”)

argomento: Giustizia | Commenta »

MARE JONIO, LA GUARDIA COSTIERA SI DISSOCIA DAL DIVIETO DI SBARCO, ATTI AI MAGISTRATI

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

TONINELLI E LA TRENTA NON HANNO CAPITO CHE LA PACCHIA E’ FINITA ANCHE PER LORO… 39 SOGGETTI, TRA POLITICI E ALTI FUNZIONARI, POTREBBERO ESSERE IMPUTATI IN UN CLAMOROSO MAXIPROCESSO PER NON AVER MANDATO A FARE IN CULO UN RAZZISTA SEQUESTRATORE DI PERSONE

A 72 ore dall’impegno preso dalle autorità  italiane per individuare un porto di sbarco per la Mare Jonio, sulla plancia della nave di Mediterranea è arrivata l’ennesima risposta negativa.
Stavolta, però, la Guardia costiera sembra voler chiaramente prendere le distanze dal rigetto, e con una decisione senza precedenti scarica la responsabilità  sulla filiera decisionale che parte dal vertice politico e arriva agli ufficiali in banchina.
La nota della capitaneria fornisce direttamente alla magistratura gli elementi per una inchiesta che potrebbe rivelarsi esplosiva.
La comunicazione della Guardia costiera, infatti, è stata trasmessa a due procure indicando in chiaro i nomi e gli indirizzi di posta elettronica di quanti nella filiera decisionale sono coinvolti e potrebbero venire indagati per “omissione di soccorso” e trattamento inumano”.
Se anche una piccola percentuale dei 39 indicati finisse in una inchiesta, potremmo assistere al più grande maxi processo per violazione dei diritti umani a carico di funzionari pubblici ed esponenti politici.
Nel messaggio inviato dalla Capitaneria di porto al comandante Giovanni Buscema si legge: “In riscontro alla richiesta di Place of Safety (POS), pervenuta con l’email a cui si porge riscontro, si rappresenta che la competente Autorità  Nazionale, alla quale la predetta richiesta è stata inviata per le valutazioni di competenza, ha comunicato, che: ferma restando l’attualità  e l’efficacia del Decreto Interministeriale del 28 agosto, il POS non può essere assegnato”.
A causa del decreto sicurezza la Mare Jonio non può entrare in porto, neanche dopo il primo drammatico trasbordo notturno di 64 persone e nonostante i 34 naufraghi rimasti sul ponte siano affetti da serie patologie mediche e psichiche.
Situazione che si va aggravando, peraltro appesantita dalla mancanza di acqua per i servizi, che impedisce a migranti ed equipaggio anche solo di poter usare normalmente i bagni oramai da tre giorni.
Ma è la lista dei destinatari, questa volta messa in chiaro e non in “copia riservata”, a segnare un punto di svolta nelle decisioni della Guardia costiera.
Il rifiuto dell’approdo, attribuito alle “autorità  nazionali” e dunque in alcun modo attribuibile agli ufficiali in servizio a livello locale, è stato inviato dalla capitaneria siciliana alla procura di Agrigento, a quella di Roma e (in modo che i magistrati possano vedere) al capo di gabinetto del ministro dell’interno, e a una serie di altre figure che rispondono agli ordini politici.
Poche ore prima il capomissione Luca Casarini aveva avvertito dell’imminente denuncia contro le autorità  coinvolte sulla base della recentissima pronuncia “emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari di Agrigento nella vicenda della nave Open Arms”, nella quale è stato ribadito come “sulla scorta delle Convenzioni internazionali” la responsabilità  ricada “sullo Stato che per primo ha ricevuto notizia di persone in pericolo in mare fino a quando il Centro di coordinamento competente per l’area non abbia accettato tale responsabilità ”. Tra i destinatari indicati dalla Guardia costiera vi sono il capo di gabinetto del Viminale, Matteo Piantedosi, e quello del ministero dei Trasporti, Gino Scaccia.
Si tratta delle figure che interloquiscono con i responsabili politici e poi traducono gli ordini alle figure operative.
Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha già  aperto da tempo una inchiesta, ancora contro ignoti, per reati che vanno dall’omissione al sequestro di persona. Non ci sono indagati poichè il magistrato sta raccogliendo gli ultimi elementi per chiedere il processo e, a quanto se ne sa, ancora una volta potrebbe essere investito il tribunale dei ministri che, se perdurasse la scelta di tenere i migranti in ostaggio dell’inerzia politica, stavolta potrebbe doversi occupare non solo di Matteo Salvini.

(da agenzie)

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ALTRO SBARCO INDISTURBATO DI 21 MIGRANTI A LAMPEDUSA, MENTRE ALLA MARE JONIO VIENE VIETATO ILLEGALMENTE L’APPRODO

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

RINTRACCIATI DALLE FORZE DELL’ORDINE PER CASO QUANDO ERANO A TERRA

Ancora sbarchi a Lampedusa.
Sono ventuno i tunisini arrivati nella notte sull’isola più grande delle Pelagie. Gli immigrati sono arrivati a bordo di una barca che oggi le forze dell’ordine stanno cercando.
I migranti si erano sparpagliati e la polizia dopo averli rintracciati li ha portati nel centro di accoglienza.
Alcuni sono stati medicati per piccole escoriazioni dovute forse allo sbarco in una zona rocciosa. I 21 tunisini sono stati avvisati dai carabinieri mentre erano alla ricerca del pirata della strada che ha travolto una turista di Torino.
L’automobilista “pirata” è stato poi rintracciato, grazie ad incessanti ricerche, e arrestato alle 2 circa. Si tratta di un ventitreenne residente a Lampedusa. Un giovane che dovrà  rispondere dell’ipotesi di reato di omicidio stradale.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

LA VERGOGNA DI UN GOVERNO CHE VIETA LO SBARCO DEI 34 PROFUGHI DELLA MARE JONIO VIOLANDO LA LEGGE

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

MIGRANTI ALLO STREMO, MANCA L’ACQUA A BORDO, IL PONTE E’ IMPRATICABILE PER I RIFIUTI, E’ EMERGENZA SANITARIA… MA IN UN PAESE DI SERVI NESSUNO HA LE PALLE DI GARANTIRE IL DIRITTO INTERNAZIONALE

Al terzo giorno di attesa sono tutti stremati. Marinai, volontari e migranti. Si è rotta una pompa e quindi manca l’acqua. Ci si lava calando i secchi a mare.
Il ponte è impraticabile, pieno di rifiuti e di sacchi neri con dentro gli abiti intrisi di benzina e urina che i sopravvissuti avevano addosso quando sono stati salvati. Quattro i casi di scabbia.
Quasi tutti e 34 gli ospiti mostrano preoccupanti segni di depressione. Nel pomeriggio è arrivata una mail con cui la Guardia Costiera ribadiva il divieto di ingresso in Italia, nascondendosi dietro l’applicazione del decreto Salvini.
Che però è stata firmata anche da due ministri oggi in trattative con il Pd.
Il primo atto che ci si aspetta dal nascente governo delle novità , con dentro il Pd, è che questa nave venga lasciata entrare in porto.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

IN FORZA ITALIA SI ALLARGA IL FRONTE DELLA ROTTURA CON LA LEGA: DOPO MARA CARFAGNA TOCCA A TAJANI: “BASTA SOVRANISMO, SALVINI CI HA ISOLATO IN EUROPA”

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

“IL NARCISISMO DI SALVINI NON CI HA PORTATO A NULLA, LA MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI E’ DI CENTRODESTRA, MA NON SONO ESTREMISTI”

Il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani ha preso definitivamente le distanze dalla Lega di Salvini, sostenendo in un intervista al Corriere di essere d’accordo con Berlusconi: “con il sovranismo non si vince e non si governa”.
Parlando di Salvini, l’ex presidente del Parlamento Europeo ha detto: “La sua guerra antieuropeista ha portato l’Italia all’isolamento proprio nel momento di grandi sfide economiche come quella con la Cina”.
Tajani è convinto della centralità  di Forza Italia nella coalizione di centrodestra: “I fatti confermano che senza di noi non si vince. Gli italiani sono in maggioranza di centrodestra, ma non estremisti”.
Tajani è anche consapevole della necessità  di un cambio di rotta rispetto al sovranismo della Lega: “Questa crisi di governo dimostra che l’Italia ha bisogno di un centrodestra diverso. Non bastano i like sui social media, nè baciare un crocefisso. Il centrodestra non può avere trazione sovranista”.
Una coalizione tra le due forze politiche è in forte dubbio: “Vedremo. La Lega non ha fatto nulla per un governo di centrodestra, troppo presa da un narcisismo che non ha portato a nulla”
Tajani sottolinea gli errori del leader della Lega: “La politica di Berlusconi ha portato all’Italia Draghi alla guida della Bce; ha dialogato con Bush e Putin avendo sempre come primo alleato gli Usa e cercando di far avvicinare la Russia all’Occidente; ha conquistato per la prima volta la presidenza del Parlamento europeo. Salvini è stato disconosciuto persino da Trump. Anche da Orbà n, che è rimasto nel Ppe e ha votato come noi Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea per evitare che vincesse un socialista”.
Sul nuovo governo Tajani ribadisce la linea di Forza Italia sul nuovo esecutivo Movimento 5 stelle-Pd che sta prendendo forma: “Voteremo contro. Poi faremo un’opposizione senza compromessi, ma non andremo mai contro l’Italia”.

(da agenzie)

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L’EX SINDACO SCERIFFO LEGHISTA DI TREVISO: “UN CAPO CHE SBAGLIA DEVE PAGARE, SALVINI SI DIMETTA”

Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile

GENTILINI NON LE MANDA A DIRE: “DEVE PAGARE ANCHE CHI NELLA LEGA SI E’ MESSO AD ANGOLO RETTO DAVANTI A LUI”

La fibrillazione in casa della Lega è palpabile, anche se nessuno contesta il segretario Salvini per l’apertura di una crisi che potrebbe non portare alle elezioni, come il ministro dell’Interno avrebbe voluto.
In un partito dove nessuno ha mai osato criticare Bossi fino a che non è stato travolto dalle note vicende giudiziare, non ci si può aspettare che le critiche vengano allo scoporto, ma il malessere è palpabile, sia tra gli elettori in calo che tra i dirigenti.
Solo un grande vecchio come Giancarlo Gentilini, ex sindaco di Treviso, può permettersi di farlo.
Intervistato dall’emittente locale Antenna Tre, il novantenne “sceriffo” ha detto: “Un capo che sbaglia deve pagare, e anche chi si era messo ad angolo retto davanti a lui. Ha sbagliato a non prevedere le conseguenze delle sue azioni, quando un capo dovrebbe fare esattamente questo. Ora la scelta sta a lui: o continuare, o nominare una persona in sua sostituzione come capo carismatico della Lega”.
L’accusa è di aver aperto la crisi spalancando la strada a un’intesa Pd-M5S.
“Salvini, non hai tenuto conto di trecento parlamentari che prendono 17mila euro al mese, che avrebbero dato tutto pur di rimanere seduti su quegli scranni dorati. Non hai capito che le tue affermazioni ‘voglio tutto il potere’ e ‘andiamo da soli’ contrastano con i proverbi dei nostri vecchi, che cinque schei de mona fa ben a tutti”. Il detto veneto significa che è meglio fingersi tonti, per poi essere più furbi degli avversari.
E invece? “Le masse sono fluttuanti, il popolo è una banderuola. Se il prossimo governo porterà  qualche provvedimento che ridurrà  le tasse o eliminerà  le accise, come anche Salvini voleva fare, per la Lega il futuro sarà  difficile. Il popolo va da chi offre possibilità  di sopravvivere

(da agenzie)

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