Settembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
ESPOSTO ALLA PROCURA DI AGRIGENTO DELLA ONG: “SITUAZIONE AGGAVAT E NON PIU’ GESTIBILE”… GOVERNO INDEGNO
Ed ora, lo sciopero della fame. Dopo un naufragio in Libia, sei giorni di detenzione in alto mare
davanti all’Italia e due drammatici trasbordi d’urgenza per motivi medici, i migranti a bordo della Mare Jonio continuano a crollare, uno per uno. Uno spettacolo indecoroso al quale i volontari assistono inermi.
Questa mattina sono stati convocati d’urgenza nel container in cui i 31 reduci dei 98 inizialmente raccolti sono ancora costretti.
Due di loro hanno smesso di mangiare e bere. Ieri sera hanno rifiutato la cena. E lo stesso hanno fatto a colazione. “Siamo pronti a morire — hanno sragionato — piuttosto che continuare in questo modo”.
La psichiatra di bordo Carla Ferrari Aggradi insieme con il coordinatore sanitario di Mediterranea Stefano Caselli hanno provato a parlare con loro, a convincerli a desistere. Ma non hanno ottenuto risultati concreti.
Panico collettivo
La decisione di intraprendere lo sciopero della fame è arrivata al termine di una notte drammatica. Dopo il tramonto è infatti arrivata una piccola burrasca. Vento fortissimo (fino a 25 nodi), mare e pioggia, con fulmini e tuoni. Condizioni proibitive che hanno sorpreso i naufraghi mentre si preparavano per dormire
La burrasca ha avuto un evidente impatto di natura psicologica sulle persone nel container che, come noto, sono state salvate, meno di una settimana fa, da un naufragio nel quale hanno visto morire sei compagni di viaggio. La reazione del gruppo è stata immediata: terrore allo stato puro. Si sono chiusi nel container in preda a una crisi di panico collettiva.
La nave da Crociera
Pochi minuti dopo, il capo missione Luca Casarini ha contattato le autorità competenti (il Cirm, Centro internazionale radio medico e la Capitaneria di Porto) l’evacuazione dei naufraghi per motivi sanitari. Ma la richiesta si è infranta contro il muro di gomma della burocrazia.
Essere reduci da un naufragio — è la teoria – non è un motivo sufficiente per chiedere l’evacuazione da una nave soccorso finita in un’altra bufera. Eloquente e finale il silenzio seguito all’ultima protesta di Casarini: “Ma scusi se queste persone invece che da un gommone le avessimo raccolte dal naufragio di una nave da crociera ce le lasceresti qui?”.
Carte in procura
Visto l’ennesimo rifiuto di collaborazione da parte delle autorità , Mediterranea è stata costretta a passare alle vie legali. E ha fatto partire una mail, indirizzata alle medesime autorità e, per conoscenza, alla Procura della repubblica: “Il grave deterioramento delle condizioni sanitarie a bordo è tale da non poter più essere gestito in maniera adeguata ed efficace dal personale sanitario presente a bordo della Mare Jonio, data l’insufficienza di contesto e di strumenti. Per tali ragioni si ritiene rilevante comunicare alle autorità interpellate la necessità di un intervento complessivo e — di conseguenza — la sopravvenuta corresponsabilità in relazione a ciò che sta accadendo e potrebbe accadere”.
Meteo in peggioramento
Il riferimento a quanto “potrebbe accadere” è particolarmente rilevante se letto alla luce delle condizioni meteo che le previsioni danno in netto peggioramento nelle prossime ore. Non si tratta di una bufera passeggera, come quella di ieri notte, ma di una tempesta di un paio di giorni.
La Mare Jonio non ha nessuna possibilità di affrontare condizioni del genere. Forzare il blocco, come questa mattina appare inevitabile, oltre a permettere ai volontari di mettere finalmente al sicuro i naufraghi, risolverebbe anche un sacco di problemi a tutti, soprattutto al Pd e al Movimento cinque stelle che non vedono l’ora di poter archiviare questa situazione per continuare la loro trattativa con uno scoglio di meno sul tavolo.
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
IL VIMINALE TACE E NON SI OPPONE, QUALCUNO COMINCIA A SENTIRE IL TINTINNAR DI MANETTE
Nuovo sbarco nelle prossime ore a Pozzallo: naufraghi raccolti da una imbarcazione della Marina militare arriveranno nel porto siciliano, senza che questo desti allarmi o blocchi navali lunghi ore.
A dare la notizia, citando fonti istituzionali, è stato l’inviato di Radio Radicale, Sergio Scandura, con un post su Twitter
«29 persone a bordo della nave Cassiopea. 5 famiglie, 5 uomini, 5 donne e 19 minori, attesi per le 08:00 al POS di Pozzallo. Allertato il sistema di accoglienza (fonte istituzionale)», scrive il giornalista.
Citando fonti istituzionali, appunto.
Dal Viminale, dove siede ancora il ministro Matteo Salvini, non è giunta replica.
Con le inchieste della magistratura in corso qualche servo comincia a sentir il tintinnio di manette.
Sull’efficacia dei decreti voluti dalla Lega e da Matteo Salvini si è espresso il sindaco di Pozzallo, città che farà sbarcare le cento persone soccorse dalla nave Eleonore: «Diciamolo chiaramente: i decreti sicurezza non sono serviti a nulla — ha detto Roberto Ammatuna all’AdnKronos -. La situazione è di grandissima confusione ci si illudeva che tutto potesse finire con una politica rigida, ma è sbagliato. Alla fine si lasciano a bordo per giorni e giorni donne e bambini».
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
APPRODANO A CALA SPUGNE E NON TROVANO NESSUN MARTIRE SOVRANISTA PRONTO A IMMOLARSI PER DIFENDERE I SACRI CONFINI
Ancora sbarchi sull’isola di Lampedusa. Alle prime luci dell’alba un barcone stracolmo di migranti
è riuscito ad approdare autonomamente a Cala Spugne.
Gli immigranti, una centinaio in tutto, hanno agito indisturbati, anche se le precarie condizioni del mare hanno reso difficoltoso lo sbarco.
I migranti appena approdati sono stati sbloccati dalle forze dell’ordine e accompagnati nel vicino hotspot di contrada Imbriacola.
Soltanto ieri i carabinieri avevano rintracciato 21 immigrati appena sbarcati, oggi un nuovo approdo
(da agenzie)
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Settembre 2nd, 2019 Riccardo Fucile
DICHIARATO LO STATO DI EMERGENZA A BORDO, PONTE ALLAGATO, MIGRANTI ALLO STREMO DOPO OTTO GIORNI …. LA NAVE SARA’ SOTTOPOSTA A FERMO AMMINISTRATIVO PREVENTIVO, MA 104 ESSERI UMANI SONO IN SALVO E I RAZZISTI SE LO SONO PRESO IN CULO
La nave Eleonore della Ong tedesca Lifeline con 104 persone a bordo ha forzato il divieto di entrare in acque territoriali italiane ed è diretta al porto di Pozzallo.
La nave è in mare da 8 giorni ed è stata la prima, tra le barche delle tre Ong attualmente in missione, a ricevere il divieto in ingresso firmato dai ministri Salvini, Trenta e Toninelli.
Fino a ieri sera la Eleonore era all’altezza di Malta e aspettava lì indicazioni dal governo tedesco. Poi, nella notte, la dichiarazione dello stato di emergenza a bordo e la rotta verso l’Italia.
ll capitano Klaus Peter Reisch ha spiegato che a causa delle ridotte dmensioni della barca le persone sono state costrette a dormire all’aperto, anche sul ponte superiore, legate con imbracature per non cadere in acqua, ma i temporali e il mare grosso che stanno spazzando la zona hanno reso impossibile la situazione.
Nonostante l’allarme lanciato dalla nave, però, il centro italiano di ricerca e soccorso (Mrcc) aveva però ribadito il divieto di ingresso, costringendo la nave a forzare il blocco
La Eleonore è attesa a Pozzallo nelle prossime ore. La Ong tedesca ha chiesto il sostegno della popolazione con un tweet: “Sarebbe bello se alcune persone e avvocati fossero a Pozzallo per incontrare l’equipaggio”.
Una motovedetta della finanza ha affiancato la Eleonore, che è quasi all’imboccatura del porto, e ha chiesto di salire a bordo per notificare il sequestro, che verrà effettuato dopo aver fatto sbarcare i migranti.
E al porto di Pozzallo è in arrivo intanto anche la nave della Marina militare Cassiopea con a bordo 29 persone di nazionalità non precisata: “La composizione dei migranti consiste in 5 nuclei familiari, 5 adulti maschi, 5 adulti donne e 19 minori probabilmente accompagnati”, spiega il sindaco Roberto Ammatuna.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
CONTE CHE SI FINGE “SUPER PARTES” E NON MUOVE UN DITO PER FAR RISPETTARE LA LEGALITA’ SULLA MARE JONIO, DI MAIO CHE NON VUOLE MOLLARE LA POLTRONA
Altro che discontinuità , i padroni del governo restano i 5Stelle. In una sola giornata piombano tre
elementi che descrivono alla perfezione il clima che sta portando alla nascita del nuovo governo M5s-Pd.
Il presidente del Consiglio incaricato Giuseppe Conte, noncurante delle consultazioni ancora in corso, va alla festa del Fatto Quotidiano e da qui rivendica di essere super partes: “Inappropriato – dice – definirmi premier M5s”. Queste parole inevitabilmente costituiscono un assist per Luigi Di Maio, il quale vorrebbe replicare nell’esecutivo il vecchio schema.
Ovvero vuole essere confermato vicepremier e lo pretende a tal punto che neanche risponde alla proposta lanciata dal Pd per uscire dall’impasse: “Nessun vice, nè del Pd nè del Movimento”.
In un quadro pieno di nubi che non si dipanano, si inserisce la Mare Jonio, l’imbarcazione della Ong Mediterranea bloccata da quattro giorni davanti Lampedusa, con il benestare di tutto il governo dimissionario.
Si potrebbe dire quindi che la verità arriva dal mare. E la “discontinuità ” invocata da Nicola Zingaretti, come precondizione per dare vita al nuovo governo, si ferma sulla nave Mare Jonio e su un discorso relativo alle poltrone e ai posti da occupare nell’esecutivo.
Tutta la giornata ruota attorno a quella che viene vissuta come un’ambiguità del premier incaricato. Le parole di Conte, che rivendica di non essere un 5Stelle, impattano sull’impostazione che il Pd vuole dare al rush finale della trattativa, quello più delicato, ovvero quello sui vicepremier. In assenza di un chiarimento politico di fondo la formazione del nuovo governo è ancora ferma qui: Di Maio vorrebbe essere confermato numero due a Palazzo Chigi per non perdere il suo potere dentro e fuori il partito, il Pd alza un muro e considera Conte unico interlocutore in rappresentanza del mondo pentastellato.
In questo contesto il video di Beppe Grillo, nel quale il fondatore di fatto invita tutti a non pensare alle poltrone, ha avuto su Di Maio un effetto devastante.
Basti pensare che Dario Franceschini, con una mossa meditata e concordata con il segretario dem, ha abbracciato il messaggio del fondatore M5s proponendo una soluzione per uscire dall’impasse: nessun vicepremier da affiancare a Giuseppe Conte e rimettere la palla al centro con i temi del programma.
Un “nuovo contributo del Partito Democratico” per superare lo stallo e far decollare il governo Conte 2, sottolineano fonti Pd.
Alla base della scelta, viene spiegato, c’è il ritorno di voci insistenti circa una soluzione con il doppio vicepremier, così come era stato con il governo a trazione Lega-M5s. Uno schema sgradito al Partito democratico che casomai vorrebbe un solo vicepremier targato dem. Se ciò non sarà possibile, il Pd è pronto a rinunciare purchè non ci sia Di Maio vice di Conte. Ecco quindi il ‘sacrificio’ messo sul tavolo delle trattative a distanza fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
Di Maio per adesso ufficialmente tace ma la mossa Pd viene vista con sospetto. Ad esporsi, e sembra quasi parlare a nome del capo politico, è Gianluigi Paragone: “Luigi non piace al Pd perchè sta difendendo quello che di buono avevamo fatto nel precedente governo. Deve restare centrale anche a palazzo Chigi”. Poi lo mette in guardia: “Franceschini vuol far fuori Di Maio”.
Insomma il capo politico ha tutta l’intenzione di vendere cara la pelle. Anche se in queste ore, soprattutto dopo il video di Grillo, il pressing su di lui per un passo indietro sta crescendo.
La tensione sale quindi anche all’interno del Movimento 5 Stelle e nelle chat di Whatsapp frequentate dai parlamentari grillini c’è chi chiede al capo politico di rinunciare al ruolo di numero due di Giuseppe Conte.
I messaggi, secondo quanto riporta l’Adnkronos, spaziano dall’irritazione all’insofferenza per lo stallo politico creatosi. “Se hai incaricato Conte, lo lasci lavorare e non lo indebolisci così. Ha ragione chi pensa che vogliano sabotare tutto per i propri interessi personali…”, attacca un eletto riferendosi a Di Maio e al suo ‘cerchio magico’.
C’è poi un altro elemento che frena la nascita del nuovo governo e che il Pd ha fatto emergere.
In queste ore Giuseppe Conte, premier incaricato per formare il nuovo esecutivo, si muove sostanzialmente come se fosse ancora l’alleato di Matteo Salvini e infatti i trentaquattro migranti sono ancora in mezzo al mare sull’imbarcazione della Ong. Su di loro pesa il divieto di ingresso in acque italiane firmato dal ministro dell’Interno, da quello dei Trasporti Danilo Toninelli e della Difesa Elisabetta Trenta.
Tanto che a un certo punto il segretario del Pd Nicola Zingaretti è costretto a intervenire: “La vicenda della Mare Jonio conferma che in Italia sull’immigrazione bisogna cambiare tutto. Coinvolgere con autorevolezza l’Europa, unire sicurezza, legalità , umanità è possibile”. E poi l’affondo al governo dimissionario e quindi a Conte: “Non faccia finta di niente, stiamo parlando di esseri umani”.
Eccola la fotografia di una scintilla che non scatta in questo matrimonio che ogni giorno sembra più innaturale.
Con il passare delle ore l’insofferenza per lo stallo in casa Pd, che sta per siglare un’alleanza con i 5Stelle, aumenta. E così Marina Sereni della segretaria nazionale twitta: “Ci appelliamo a chi ha l’autorità e la possibilità affinchè si faccia prevalere il rispetto della Costituzione, delle leggi e del diritto internazionale e si facciano sbarcare tutte le persone ancora a bordo della Mare Jonio”.
Quindi, il nodo politico sulla vicepresidenza del Consiglio non è ancora stato risolto ma accanto a questo intanto ne è spuntato un altro di sostanza che riguarda non solo il programma ma il cuore stesso di questo nuovo governo.
Ovvero cosa farà l’esecutivo M5s-Pd sui temi dell’immigrazione. E la nave Jonio dimostra che un’idea comune non c’è e che per adesso a prevalere è quella Conte-M5s.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
IL GORIZIANO ALTINIER ORA SI SCUSA E DICE CHE RISALE A DIECI ANNI FA (MA SE NON SCOPPIAVA LA BUFERA SAREBBE RIMASTO)
Orientamento religioso: antisemita. Lo ha scritto sul suo profilo Facebook Stefano Altinier, 35 anni, consigliere comunale della Lega a Gorizia.
E lo ha tenuto sul social, per sua stessa ammissione, “almeno dieci anni”.
Fino a venerdì scorso quando, allertato della potenziale esplosione di un caso, ha provato a cancellare l’indicazione. Ormai, però, “l’antisemita” era stato salvato – screenshottato – e messo in memoria dalle opposizioni locali. E il caso è esploso davvero.
Sul profilo Facebook di Stefano Altinier, operaio, licenzia di media inferiore, eletto consigliere con le amministrative del giugno 2017, alla voce “orientamento religoso” fino a due giorni fa si trovava l’indicazione “antisemita”.
L’opposizione si è accorta del pesante svarione e, attraverso sedici consiglieri, Cinque stelle compresi, ha scritto questo documento: “Dichiararsi di orientamento religioso antisemita su un social di larga condivisione e, poi, apportare una frettolosa modifica, sperando di passare inosservato, denota in primis ignoranza del termine “orientamento religioso”, se si considera che l’antisemitismo è avversione nei confronti dell’ebraismo, maturatasi in forme di persecuzione, e poi evidenzia ignoranza anche del funzionamento dei social: lo sanno gli studenti più sprovveduti che qualsiasi frase, foto, video una volta postato rimane indelebilmente”.
Infine, si legge nel documento, “l’atto evidenzia ignoranza della Legge Mancino che sanziona e condanna qualsiasi azione, gesto, slogan avente come scopo l’incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali”.
Questa mattina Il Piccolo ha pubblicato la storia, arrivata alla fine di un’estate infuocata dai rosari branditi da Salvini.
Il consigliere leghista Altinier, imbarazzato, ha provato ad avanzare queste spiegazioni: “Ho sempre ritenuto che i social non rappresentino la realtà . Ci sono profili in cui uno dichiara di svolgere un determinato lavoro o di essere sposato ma nella realtà , magari, non è così. Io non sono mai stato antisemita, ho anche partecipato alla festa ebraica Chanukkah e mi affascinano la storia e le tradizioni di quel popolo”.
E la definizione, allora? “È una cosa vecchia, risale forse a dieci, quindici anni fa. Ero adolescente e quella parola aveva i connotati di uno scherzo, sicuramente sopra le righe. Mi scuso davvero se ho urtato la sensibilità di qualcuno, tant’è che oggi non c’è più traccia di quanto scrissi, superficialmente, allora”.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
TUTTI GLI INTERVENTI DI GRILLO PER BLOCCARE LE SCELTE DI DI MAIO
Chiunque assista dall’esterno, comune cittadino o addetto ai lavori della politica, alle vicende del
Movimento 5 stelle resta disorientato: cosa sta succedendo?
Eppure la realtà , sia pure indicibile per iscritti e eletti, si staglia evidente davanti agli occhi di tutti: la crisi dell’alleanza con la Lega ha portato allo scoperto una forte divergenza tra Luigi Di Maio e il fondatore del Movimento, Beppe Grillo.
Uno scontro vero e proprio, inimmaginabile da quando Di Maio era stato eletto capo politico e Beppe si era di fatto ritirato dopo il trionfo elettorale e la nascita del governo gialloverde, come a lasciare al suo destino la creatura ormai in grado di badare a se stessa senza padri o tutori.
Per fatalità scoppia tutto nella data delle stelle cadenti, il 10 agosto.
Alle 10.49 Di Maio pubblica sulla sua pagina Facebook un post con cui “dà la linea” al Movimento. Non a caso comincia con queste parole: «Da leggere tutto, per la verità ». E la verità di Di Maio è che «gli italiani stanno affrontando una crisi di Governo assurda voluta dalla Lega». Il governo ha fatto cose eccezionali, è la sua tesi, andando contro lobbies e poteri forti. E la Lega «forse lo ha fatto cadere proprio per questo: quando i sondaggi gli hanno detto che poteva staccare, lo hanno fatto. Così la Lega potrà tornare a difendere gli interessi di Autostrade e simili».
Ma qui vengono le affermazioni politiche impegnative: «Ora, siccome la Lega è in difficoltà , ha iniziato a buttarla in caciara con un fantomatico inciucio Pd-M5S. È sempre stato così, credo ve lo ricordiate. Lo hanno sempre fatto, per tentare di screditarci agli occhi delle persone deluse da loro. La destra diceva che eravamo di sinistra, la sinistra diceva che eravamo di destra. Non avevano null’altro da fare o da proporre e provavano a colpirci con questi mezzucci Oggi non è cambiato nulla e, come al solito, da ieri qualche quotidiano (non tutti, per fortuna) in malafede dà respiro alla nuova bufala del dialogo con il Pd. Del resto basta andare a ritroso di 24-48 ore per capire chi la sta diffondendo. Ad ogni modo, noi siamo stati chiari. Il M5S non ha paura delle elezioni, anzi. Anzi, in questo momento siamo ancora più uniti, con Alessandro, Davide, Max Bugani, Paola Taverna, Nicola Morra, i capigruppo, i nostri ministri e tutti coloro che per il MoVimento hanno dato l’anima. Andiamo a votare subito».
Come dire: siamo tutti d’accordo, e la citazione dei personaggi più lontani da Di Maio nel M5s lo certifica. La linea è e resta: mai al governo col Pd, subito al voto.
Una linea ferma, che però dura solo tre ore.
Alle 14 sul blog di Beppe Grillo appare il post della svolta: «Dobbiamo fare dei cambiamenti? Facciamoli subito, altro che elezioni». Bastano queste tre righe, in un testo comunque di rottura definitiva con la Lega, a ribaltare la linea-Di Maio.
L’apertura di Grillo troverà la altrettanto imprevedibile sponda di Matteo Renzi, e in 48 ore diventerà la posizione del Pd. Ma non di tutto il M5s.
Sarà infatti necessaria la riunione nella villa al mare di Grillo, a Bibbona, per allineare tutti almeno sull’idea di provarci, e di dire definitivamente addio a Matteo Salvini. In realtà , come i fatti ci ricordano, a dare il benservito al leader leghista con toni di inattesa, ricercata, durezza sarà il 20 agosto il premier Conte, in mezzo al silenzioso Luigi e al furioso Matteo.
Seconda scena: il governo si è dimesso, Mattarella ha avviato le consultazioni, l’ultima delegazione a essere ricevuta al Quirinale è quella del M5s. E all’uscita Di Maio dedica solo poche parole al governo possibile: «Sono state avviate interlocuzioni per una maggioranza solida», dice, senza citare il Pd, e senza vincolarle al nome di un premier. Le voci dicono che potrebbe essere un tecnico, con Di Maio stesso vice premier, sacrificando Conte e non lui sull’altare della “discontinuità ” pretesa da Zingaretti.
Ma ancora una volta Grillo non ci sta, e lo scrive sul blog, tutto dedicato all’altro Giuseppe: «Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero. Se dimostreremo la capacità di perdonare le sue virtù sarà un passo in avanti per il paese, qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto… l’esperienza di avere governato questo strano paese… benvenuto tra gli Elevati».
Detto, e fatto. Imperturbabile Di Maio pone al Pd la condizione preliminare: o Conte premier o niente governo. Zingaretti vorrebbe andare a vedere il gioco, ma a sua volta nel partito è solo: una solida maggioranza vuole il governo col M5s a tutti i costi. E semmai a pagarne le spese sarà Di Maio, ok al premier, ma no al vice 5 stelle.
Qui Di Maio si muove con durezza, ricordando di essersi già sacrificato le due volte in cui il premier avrebbe potuto essere lui, e ponendo molti altri punti di sbarramento, all’uscita del secondo colloquio al Quirinale, e soprattutto venerdì scorso, dopo l’incontro con Conte. Una durezza incomprensibile, a meno di non pensare a una guerra furibonda per preservare quel ruolo di vice premier. Lo dicono a mezza voce i suoi, lo comprende bene anche Conte.
E qui arriva l’ultima scena, con il terzo colpo di Grillo a Di Maio, quello del kappaò. Questa volta con in video, in apparenza giocato su altri registri.
Ma a un certo punto Beppe va diretto all’obiettivo: «Questa pena che vedo, questa mancanza di ironia, dovete sedervi a un tavolo e essere euforici perchè appartenete a questo momento straordinario di cambiamento. Abbiamo da progettare il mondo, invece ci abbruttiamo, e le scalette e il posto lo do a chi e i dieci punti, i venti punti, basta»
Anche il più distratto degli osservatori non può non vedere il riferimento diretto al discorso di 24 ore prima: fate l’accordo senza pregiudiziali sui punti inderogabili o sulle poltrone…
Così il fondatore del Movimento toglie di mano al capo politico anche le ultime carte, e dal Pd hanno buon gioco nel completare l’opera, rinunciando a loro volta al vice premier.
Ora Luigi Di Maio, fino a un mese fa vice premier e dioscuro del governo, ministro del Lavoro e dello Sviluppo industriale, e capo politico del M5s, rischia di perdere quasi tutto, e di essere al massimo un ministro non di primo rango nel governo guidato da un Elevato all’empireo grillino.
La politica ci ha abituato ai colpi di scena, e non è ancora detto che finisca così. Ma se così fosse, l’avrebbe deciso l’uomo senza il quale nè Di Maio nè Conte nè tutti gli altri del M5s sarebbero mai arrivati sulla scena pubblica.
Perchè l’ha fatto? Forse per punire Salvini, e anche un po’ chi ha permesso che si prendesse tanta parte della scena, prima di questo fatidico agosto
(da Open)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
“LO HANNO MESSO ALLA GUIDA NON PER MERITI MA PERCHE’ HANNO INVESTITO SU DI LUI, ORA ANCHE GRILLO NE AUSPICA LE DIMISSIONI”
In qualche modo per lei, cacciata per aver contestato più degli altri i diktat di Salvini è in qualche modo il mondo del riscatto.
“Sta cercando di restare quello che era, con troppo potere nelle sue mani, leader, doppiamente ministro e pure vicepremier, ma è proprio da dentro il Movimento che sta nascendo un forte ‘basta Di Maio'”.
Lo dice Paola Nugnes in un’intervista a ‘Qn’.
“La stessa struttura che lo ha creato -aggiunge- adesso lo sta lentamente abbandonando. Lui è diventato leader del Movimento non perchè avesse dei meriti, ma perchè questa struttura ha investito su di lui. E la stessa struttura ora che la sua figura non è più utile, è molto più utile quella di Conte. Nell’ultimo vertice, a quanto ne so, persino Grillo ha chiesto le dimissioni di Di Maio”.
(da agenzie)
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Settembre 1st, 2019 Riccardo Fucile
LA VERIFICA SU QUELLE CHE IL M5S CONSIDERA FAKE NEWS PER SCREDITARE IL SISTEMA DI VOTO
Secondo il M5s circolano 10 false notizie sul voto di Rousseau. 
Ecco la verifica
«La verità sul voto su Rousseau. Le 10 fake news a cui non credere», così si intitola il comunicato del Movimento 5 Stelle pubblicato il 31 agosto 2019 su Il Blog delle Stelle. Proviamo a vederle assieme
La piattaforma e la Casaleggio Associati Srl
«La piattaforma Rousseau è gestita da un’azienda privata, la Casaleggio Associati Srl. FAKE NEWS», titola il primo dei 10 punti pubblicati nel comunicato.
Di fatto la piattaforma non è gestita dalla Casaleggio Associati, ma dall’Associazione Rousseau, e non è la prima volta che si associano le due cose. Che l’Associazione Rousseau sia nata da un’idea dei soci della Casaleggio Associati non è una novità , così come non è una novità che l’attuale Presidente della società milanese Davide Casaleggio sia anche il Presidente dell’Associazione come riportato nell’area «Trasparenza» della piattaforma
Legalmente l’Associazione Rousseau e la Casaleggio Associati Srl sono due soggetti differenti, mentre il legame tra le due rimane il loro Presidente — lo stesso — e la vecchia sede. Attualmente l’Associazione Rousseau opera in via Morone 6 a Milano, uffici dove risiedeva in precedenza la Casaleggio Associati che da un po’ di tempo si è trasferita in via Visconti di Modrone 30, sempre a Milano.
I soci sono quelli elencati dal comunicato: Massimo Bugani (socio e responsabile organizzazione eventi), Enrica Sabatini (socio e responsabile ricerca e sviluppo), Pietro Dettori (socio e responsabile editoriale). Da Statuto gli associati sono inizialmente i Fondatori, ma possono partecipare altre persone fisiche o giuridiche la cui ammissione è deliberata dall’Organo amministrativo della stessa.
Non ci sono prove che la Casaleggio Associati tragga guadagno diretto dall’Associazione Rousseau, dunque non si può sostenere che la suddetta società percepisca compensi o denaro dalle casse dell’associazione.
L’attuale piattaforma e il Garante
«Il voto per il Progetto di Governo non è sicuro. La piattaforma su cui si voterà è stata multata dal Garante della privacy . FAKE NEWS», titola il secondo punto.
Di fatto, come già riportato da Open, il Garante aveva avviato in data 12 e 13 novembre 2018 un accertamento ispettivo di natura prettamente tecnica avente lo scopo di verificare in concreto la robustezza dei sistemi di sicurezza adottati, attività che poi ha portato al «Provvedimento su data breach — 4 aprile 2019 [9101974]» dove la stessa Associazione Rousseau è stata multata per 50 mila euro e rivelando i timori dei critici.
Da allora non si hanno verifiche da parte di un ente terzo che la piattaforma di voto sia stata corretta a seguito delle criticità riscontrate dal Garante. In tal caso non è possibile sostenere che l’attuale situazione sia la stessa rilevata dal Garante e la stessa, dunque, degli attacchi subiti dal blackhat R0gue_0.
Voto multiplo?
«Errori e bug potrebbero consentire ad un utente di votare più volte per il Progetto di Governo. E’ possibile ricondurre il voto alla persona che l’ha espresso. FAKE NEWS» è il terzo punto.
Per quanto riguarda i bug e gli errori ci rimettiamo al punto precedente, siccome non è al momento dimostrabile che ce ne siano dei nuovi e dunque delle nuove intrusioni da parte di blackhat.
Casi di voto multiplo erano stati riscontrati in passato dove Rogue_0 si era introdotto usando gli account di altri iscritti a loro insaputa. Tra questi Davide Gatto, un attivista di lunga data che all’epoca risultava amico su Facebook di Luigi Di Maio. Questi episodi sono al momento riconducibili al periodo precedente alle analisi tecniche effettuate dal Garante, ma veniamo alla questione legata alle iscrizioni alla piattaforma riportata nel punto 9
«Non si possono affidare le decisioni ad un voto su Rousseau perchè è piena di profili fake e non si conosce neanche il numero di iscritti. FAKE NEWS»:
Per poter votare è necessario essere iscritti certificati. La certificazione viene rilasciata solo se l’iscritto è identificato da un documento ufficiale (dalla carta d’identità alla patente, al passaporto), da un indirizzo e- mail e da un numero di telefono che vengono verificati. La certificazione di un iscritto avviene in 3/5 giorni lavorativi a seguito di ulteriori controlli sulla validità delle informazioni fornite.
Proprio durante le Europarlamentarie del Movimento 5 Stelle, avvenute dopo le verifiche del Garante, una donna aveva segnalato di essersi trovata iscritta a sua insaputa e il suo voto sarebbe stato dato a uno dei candidati. A seguito della segnalazione lo stesso Davide Casaleggio avrebbe denunciato in Procura la creazione di «profili clone» creati ad hoc senza il consenso di persone reali per effettuare voti a loro insaputa.
Visto che si parla di voti multipli o di voti in qualche modo fasulli, trattiamo subito il punto 8 dove leggiamo «Migliaia di persone di altri partiti si stanno iscrivendo in questi giorni e potranno falsare il voto su Rousseau. FAKE NEWS».
Per poter votare bisogna essere iscritti da più di sei mesi, ma da nessuna parte c’è la certificazione che qualcuno provenga da un altro partito e che voti per dare fastidio al risultato delle consultazioni. Non è possibile, se non per eventuale iniziativa della stessa Associazione Rousseu, verificare quanti siano gli iscritti occasionali o che hanno effettuato l’accesso al solo scopo di votare contro le tendenze del partito.
Tuttavia, guardando i numeri diffusi, al momento gli iscritti dichiarati sono 115.372 e durante il voto per la conferma di Luigi Di Maio — avvenuta a maggio di quest’anno — avevano espresso la loro preferenza 56.127 iscritti. L’80% di questi aveva votato a favore dell’attuale capo politico del Movimento e non sono stati rivelate iscrizioni di massa negli ultimi 6 mesi da parte dell’Associazione stessa tali da sconvolgere quel risultato
La piattaforma e la gestione del traffico
«La piattaforma Rousseau è impreparata a gestire un elevato traffico per il voto sul Progetto di Governo. FAKE NEWS», riporta il punto 4.
Secondo il Movimento 5 Stelle c’è stato un miglioramento dell’infrastruttura ed un’allocazione ad hoc di risorse hardware che secondo loro avrebbero dimostrato buone performance negli ultimi 5 mesi. In quel periodo si era tenuto anche il voto per Luigi Di Maio e loro stesso sostengono che ci sono stati degli attacchi DDos «sventati» e che ci sarebbero stato un lieve rallentamento durato meno di 30 minuti. Dovremmo attendere il prossimo voto per verificare se ciò che hanno dichiarato risulta certo.
Il voto è manipolabile?
«Il voto degli iscritti sul Progetto di Governo può essere facilmente manipolato. FAKE NEWS», riporta il punto 5.
Nel comunicato si parla di modifiche al codice tracciate e che il database con i risultati dei voti non è accessibile direttamente da parte degli amministratori. Leggendo ciò sembra che abbiano operato al fine di risolvere le criticità riportate nel «Provvedimento su data breach — 4 aprile 2019 [9101974]» de Garante
L’ente terzo che certifica il voto?
Passiamo alla nota dolente. Il punto 6 riporta: «Non esiste nessun ente terzo che certifichi nè il numero dei votanti, nè i risultati finali di ogni votazione. FAKE NEWS». Le votazioni, secondo quanto dichiarato dallo stesso Movimento 5 Stelle, sono certificate da un notaio che ha accesso in tempo reale al monitoraggio del sistema di voto permettendogli di verificare e certificare eventuali anomalie. Chi è questo notaio?
Il notaio che certifica i voti della piattaforma Rousseau è Valerio Tacchini, noto per aver prestato le sue competenze presso trasmissioni televisive come l’Isola dei Famosi. Ecco cosa ha dichiarato lo stesso Tacchini in un’intervista al Corriere della Sera del 31 agosto 2019:
Tacchini: «No no, ci sono stati investimenti economici spaventosi. Tanta tecnologia. Io certifico, ci metto la faccia. Ma poi è Davide che si assume la responsabilità civile e penale. Non ci sono state anomalie».
Tacchini: «Guardi, è tutto controllato secondo per secondo. Ma io sono un tecnico. Certifico solo il voto. È un po’ come il televoto di Ballando sotto le stelle e XFactor».
Non risulta un esperto di sicurezza informatica, ma ci troviamo di fronte a una persona che «certifica solo il voto». Ecco il suo CV pubblicato nel sito del ministero dei Beni Culturali di cui era diventato nel 2018 consulente del ministro M5s Bonisoli:
Il CV di Tacchini dal sito del ministero dei Beni Culturali.
Tacchini aveva già certificato dei voti in passato, infatti è lui lo stesso notaio che aveva consegnato il risultato delle Primarie del Movimento 5 Stelle durante il quale venne scelto Luigi Di Maio capo politico del partito. Le analisi tecniche del Garante erano state fatte successivamente a quella consultazione riscontrando la possibilità che il voto potesse essere manipolabile.
Lo stesso Tacchini era stato candidato al Senato nelle liste del Movimento 5 Stelle. Nella sua pagina Facebook (@valeriotacchiniM5S) riporta tutto, nella massima trasparenza.
La pagina Facebook di Tacchini dove leggiamo «Un notaio non ordinario per un paese straordinario».
In merito al punto 6 «Non esiste nessun ente terzo che certifichi nè il numero dei votanti, nè i risultati finali di ogni votazione. FAKE NEWS» è contestabile il fatto che ritengano — di conseguenza — che esista un ente terzo accertato che lo stesso è un attivista che fa parte integrante da anni del Movimento 5 Stelle.
Al momento le uniche due volte che il voto del partito fondato da Beppe Grillo era stato certificato da un ente terzo, la Dnv Business Assurance, sono state le Quirinarie del 2013 e il voto per il «Non Statuto» del 2016.
«La piattaforma Rousseau riceve 1,6 milioni di euro di soldi pubblici. FAKE NEWS», riporta il punto 7. Nel comunicato leggiamo che la piattaforma è sostenuta da donazioni di iscritti e dai portavoce — i parlamentari — per un totale nel 2018 di 1.254.031 euro.
Quando si parla dei 1,6 milioni di soldi pubblici si fa riferimento ai 300 euro mensili che i parlamentari del Movimento sono tenuti a versare all’Associazione Rousseau a seguito del loro stipendio («li paghiamo noi, sono nostri dipendenti pubblici»). P
agella Politica, tramite Agi, in un articolo del 28 marzo 2018 aveva verificato quanti soldi sarebbero arrivati alla piattaforma dai parlamentari eletti quell’anno: 101.400 euro al mese e 1 milione 216 mila e 800 euro in 12 mesi. Cifre che lo stesso Movimento non ha contestato a Pagella Politica e ad Agi: «Le cifre sono corrette».
Tenendo conto di questa conferma ufficiale non bisogna fare altro che conteggiare le mensilità depositate fino ad agosto 2019 e moltiplicarle per 101.400 euro: se consideriamo che le prime sedute di Camera e Senato di questa legislatura sono avvenute a fine marzo 2018 raggiungiamo una cifra vicina ai 1,6 milioni di euro di «soldi pubblici».
Come mai risultano più dei soldi dichiarati nel comunicato del Movimento? Perchè considerano, e lo dicono apertamente, le cifre relative all’anno 2018.
(da Open)
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