Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
IRONIA SUI SOCIAL SULL’EX COMUNISTA PADAGNO
Galeotto fu lo scatto che immortala Matteo Salvini a Cesenatico mentre fa il saluto a pugno chiuso con la mano sinistra, esattamente come i compagni.
Certo, nella speranza di prendere i voti di chi votava a sinistra Capitan Nutella, il nuovo Fregoli della politica, si è inventato di tutto: dalla dolce vita e giacca di velluto modello intellettuale progressista alle accuse di ‘sessismo’ (lui che mette alla gogna social molte donne, ultime la ministra Azzolina e Jasmine Cristallo) verso chi critica Lucia Borzongoni ma non perchè sia domma, ma perchè poco competente.
Così oggi sui social un utente del nome-parodia: Brancaleone dal Kurdistan si è lasciato andare a un patio di commenti ironici:
“Amici leghisti emiliani, oggi a Cesenatico ho alzato il pugno chiuso con la mano sinistra. Ma fossi stato a Sarajevo mi sarei inginocchiato verso la Mecca per gli amici leghisti di Sarajevo. Cosa Cristo devo fare di altro per portare a casa uno stipendio? Tengo ex-famiglia.”
E ancora
“Finalmente il nostro Capitano Compagno ha alzato il pugno chiuso al cielo con la mano sinistra davanti agli abitanti di Cesenatico. Devo ammettere che una puttana ha molta più dignità per portarsi a casa uno stipendio: la puttana non ti prende per il culo.”
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
A CASTOCARO MENO GENTE DEL PREVISTO, SI SCORDA DELL’EX BARISTA DEL CENTRO SOCIALE LINK E SI INVENTA CHE L’EUROPA VUOLE VIETARE IL PROSCIUTTO… SEMPRE PIU’ BOLLITO
Ieri Lucia Borgonzoni e Matteo Salvini ci hanno spiegato che non si chiedono soldi per la
campagna elettorale in Emilia-Romagna quando li chiede Bonaccini (mentre se li chiede il Capitano va tutto bene).
Oggi Repubblica racconta che la situazione per la Lega è talmente ok che Salvini si dimentica di citare la Borgonzoni nei comizi:
Eppure segnali di fatica nel centrodestra ci sono. Il governatore guadagna punti e la candidata leghista Lucia Borgonzoni non piace alla destra moderata. Non a caso Salvini fa campagna da solo, in Emilia. «Con la gente ci sto io, Lucia vedrà le categorie e le imprese» aveva detto annunciando il tour delle cento piazze. Detto fatto. «Noi ci dividiamo», insiste. Ieri Borgonzoni era a Ferrara, mentre il leader era in Romagna. Oggi lei sarà a Cento, mentre lui arriva a Bologna.
Sul palco di Castrocaro, riscaldato da un braciere di vin brulè preparato dai sostenitori, Salvini non nomina neanche una volta la sua candidata. Il duello è tutto con Bonaccini, messo alla stregua di Luigi Di Maio, il più sbeffeggiato dal palco («Appello alla befana, portaci un ministro degli esteri che faccia il ministro degli Esteri»), e di Zingaretti: rappresentanti di un «governo da cambiare».
La Lega propone il suo modello: «Noi siamo per non farci dettare dall’Europa come dobbiamo mangiare. Lo sapete che vogliono vietare anche il prosciutto? Magari pure la piadina».
La piazza si scandalizza e applaude, ma a Castrocaro gli organizzatori non nascondono un po’ di delusione, per i tanti spazi vuoti. «Mi aspettavo più gente” dicono sul sagrato della chiesa, mentre da un angolo della piazza compare una coppia, con i vestiti da sardine.
A Faenza le sardine precedono Salvini: quattromila sabato, prima del suo arrivo. Il leader dedica il suo passaggio in città a un’ora di selfie in piazza della Libertà , circondato da cinquecento sostenitori, ma anche qui quattro ragazzi gli intonano Bella Ciao. A Bologna compaiono scritte anti-Salvini sui muri dell’Antoniano, mentre altre sardine marciano in Appenino.
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
SE IL CONDUCENTE E’ AFRICANO SI METTE NEL TITOLO, SE E’ ITALIANO E’ SOLO “UN GUIDATORE UBRIACO”.. E POI DICONO CHE NON SONO RAZZISTI
Ieri notte Stefan Lechner ha ucciso sei persone e ne ha ferite 11 a Lutago mentre era alla guida della sua Audi TT con un tasso alcolemico di 1,97 grammi per litro, mentre il limite di legge è dello 0,5.
In questa bella fotoricostruzione che circola su Facebook si fa notare la differenza che il Giornale di Alessandro Sallusti comunica ai suoi lettori sulla questione degli incidenti stradali provocati dagli ubriachi.
Ovvero quando accade che il guidatore sia di nazionalità marocchina, questo viene riportare nel titolo dell’articolo (come è successo per un fatto di cronaca accaduto a L’Aquila a causa di un sorpasso azzardato).
Quando invece la strage in Alto Adige non è commessa da un “africano” — come direbbero loro, ma si capisce al volo che il problema non è la nazionalità … — ma da una persona nata nella provincia autonoma di Bolzano (e quindi un italiano), ecco che non è più importante la nazionalità e a uccidere è un anonimo “guidatore ubriaco”.
E anche oggi dal Sudafrica dell’apartheid è tutto.
E ricordate sempre che non sono loro a essere razzisti!
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
LA POLEMICA DI MOLTI PARLAMENTARI: “HO CHIESTO DI VEDERE L’ESTRATTO CONTO E ME L’HANNO IMPEDITO”
Pasquale Napolitano sul Giornale oggi ci racconta il conto “segreto” (in realtà non più di
qualsiasi conto in banca) del MoVimento 5 Stelle sul quale finiscono i soldi restituiti dai grillini. Puntando il dito su Luigi Di Maio, Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva:
In tre sono in possesso di password e credenziali per accedere al conto corrente privato sul quale finiscono i soldi (restituiti) degli stipendi dei 315 parlamentari del M5s.
I tre «fortunati» sono il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e gli ex capigruppo di Camera e Senato, Francesco D’Uva (oggi Questore della Camera) e Stefano Patuanelli (ministro dello Sviluppo economico).
Da mesi una pattuglia di deputati e senatori ha messo nero su bianco, chiedendo formalmente (senza alcun riscontro) una copia degli estratti del conto corrente sul quale transitano parte delle indennità dei parlamentari grillini. L’ultima richiesta ufficiale porta la firma dell’ex senatrice Elena Fattori, espulsa dal Movimento.
In realtà Fattori è ancora senatrice e ha deciso lei di lasciare il M5S.
Di Maio, fino ad oggi, si è sempre rifiutato di fornire una copia della documentazione bancaria. L’unica concessione riservata ai parlamentari è la pubblicazione, per linee generali, dei progetti finanziati con i soldi restituiti dai gruppi parlamentari dei Cinque stelle.
Ma nel dettaglio, nessuno, tra i 315 parlamentari del Movimento,conosce quali operazioni bancarie siano state effettuate dal 4 marzo 2018 ad oggi. Spese,bonifici e fatture: tutto in gran segreto.
Eppure, Di Maio, Patuanelli e D’Uva gestiscono un tesoretto che si aggira sui 4 milioni e mezzo di euro: ogni parlamentare restituisce (dovrebbe restituire) mensilmente circa 2mila euro.
Con il nuovo regolamento dei Cinque stelle è cambiato anche il meccanismo delle restituzioni. Nella passata legislatura, i parlamentari restituivano direttamente allo Stato (il fondo per il Microcredito) parte dell’indennità .
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA SCORSA LEGISLATURA FURONO 569
Oggi il Corriere della Sera pubblica un’infografica che riepiloga i 67 parlamentari che hanno cambiato casacca dopo un anno e nove mesi di legislatura.
Il grosso dei cambi di casacca si è concentrato a partire dallo scorso settembre, periodo di avvio del governo Conte II a maggioranza Pd-M5S-Leu a cui poi si è aggiunta Italia Viva: 67 spostamenti fino a inizio gennaio.
Un numero ancora modesto se si pensa che nella scorsa legislatura i passaggi da gruppo a gruppo raggiunsero quota 569, con una media di quasi dieci al mese.
Valore che aveva a sua volta raddoppiato quanto accaduto nel quinquennio precedente (2008-2013), quando i cambi di casacca erano stati 261.
Spiega Franco Stefanoni che nel complesso, dal voto delle ultime Politiche, i cambi di casacca sono 88, con una media di 4,5 al mese.
Tra espulsioni inflitte e fughe subite, i 5 Stelle stanno tirando la volata dei cambi di casacca. Con il benservito del M5S al senatore Gianluigi Paragone, il passaggio al Misto dell’ex ministro all’Istruzione Lorenzo Fioramonti (intenzionato a dar vita a una nuova creatura politica) e l’adesione alla Lega a fine dicembre a Palazzo Madama degli ex pentastellati Stefano Lucidi, Ugo Grassi e Francesco Urraro, i margini di tenuta per il governo Conte II hanno finito per assottigliarsi.
Non è un caso che Conte abbia invitato a «rendere più difficile questi passaggi, senza mortificare la libertà del singolo, sulla base dei regolamenti parlamentari». E il trend agita i piani alti dei 5Stelle.
(da agenzie)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
PUGNO DURO DELLA LAMORGESE: “QUESTA E’ LA RISPOSTA DELLO STATO”
Armi, munizioni da guerra e ordigni esplosivi sono stati sequestrati durante le circa 100
perquisizioni compiute a Foggia dopo tre attentati intimidatori e un omicidio.
Lo rende noto la Dda di Bari che in una nota del procuratore Giuseppe Volpe «plaude all’iniziativa delle Forze di Polizia che, all’esito di una riunione di coordinamento tenutasi in Bari anche con la partecipazione della Procura di Foggia, questa notte hanno eseguito d’iniziativa numerose perquisizioni sequestrando armi, munizioni da guerra e ordigni».
Tra il materiale sequestrato nel corso delle circa 100 perquisizioni compiute questa mattina a Foggia c’è anche un ordigno esplosivo di oltre tre chilogrammi. Sull’ordigno sono in corso accertamenti per stabilire se si tratti di materiale esplosivo «solitamente utilizzato per compiere attentati dinamitardi o di materiale esplodente usato per la fabbricazione di fuochi pirotecnici», precisa la procuratrice di Foggia, Ludovica Vaccaro. Durante le operazioni di questa mattina sono stati anche sequestrati un fucile e delle munizioni. Tre persone sono state arrestate per vari reati
Sono finiti nel mirino di polizia, carabinieri e finanzieri i rioni popolari Candelaro (zona piastre), nelle vicinanze del luogo dove giovedì scorso è stato ucciso Roberto D’Angelo, e il rione Cep.
Numerosissime, scrive l’Ansa, le perquisizioni eseguite nelle abitazioni di «soggetti sensibili» — così come vengono definiti dagli stessi investigatori. Cinturati anche il cosiddetto ‘palazzone ex ONPI’ di corso del Mezzogiorno, la palazzina di alloggi popolari alla periferia di Foggia e l’ex distretto militare in Via Fuiani.
«Grande soddisfazione» esprime in una nota la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese. «Grazie alla magistratura e alle centinaia di donne e uomini delle Forze di polizia che hanno effettuato controlli e perquisizioni in diversi quartieri della città : è stata data una risposta immediata ai recenti episodi delittuosi che hanno colpito quel territorio».
La massiccia operazione «conferma la massima attenzione e lo straordinario sforzo, sia sul versante investigativo che su quello repressivo, per dare risposte concrete ed efficaci al fine di contrastare l’aggressione criminale», dice ancora Lamorgese. I cittadini «devono avere fiducia nell’azione delle istituzioni, tutte insieme impegnate per garantire sicurezza e tutela della legalità nella città e nella provincia di Foggia».
Per il procuratore della Dda di Bari Giuseppe Volpe, con le perquisizioni e i sequestri di armi, munizioni da guerra ed ordigni esplosivi compiuti la notte scorsa a Foggia «lo Stato ha fornito dimostrazione della capacità di reazione di fronte all’aggressione della criminalità manifestatasi nei primi giorni del nuovo anno» con tre attentati intimidatori ed un omicidio.
«Abbiamo voluto ribadire la presenza dello Stato in città », aggiunge la procuratrice di Foggia, Ludovico Vaccaro. «Queste bombe, questi attentati impoveriscono la città e ne impediscono lo sviluppo — rileva Vaccaro -. I cittadini sono stanchi di vedere le serrande dei negozi chiuse o divelte dalle bombe. Vogliono vedere attività commerciali aperte che lavorano e generano economia e danno posti di lavoro».
Alle operazioni hanno partecipato uomini del Servizio centrale operativo, Ros, Gico, Reparto prevenzione crimine, Cacciatori di Puglia, Baschi Verdi, Reggimento Carabinieri Puglia, unità cinofile ed elicotteri. Sono stati circondati interi edifici soprattutto in viale Candelaro, quartiere dove giovedì sera è stato ucciso D’Angelo.
(da agenzie)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
DOMANI VERTICE DECISIVO, LA SCELTA DI NON FARLA SALIRE SUL PALCO DOVUTA ALLA CAMPAGNIA DI ODIO SOVRANISTA
Conferme ufficiali non ce ne sono. Tuttavia gli indizi sono univoci e concordanti: la decisione di silurare Rula Jebreal, negando alla giornalista palestinese la ribalta del teatro Ariston che avrebbe dovuto calcare il 4 febbraio come ospite della serata inaugurale di Sanremo 70, è stata presa per ragioni di opportunità dalla direttrice di Rai1 Teresa De Santis.
Una “censura” in piena regola, secondo il ministro grillino allo Sviluppo Stefano Patuanelli. Di cui ora – annuncia Iv – dovrà occuparsi la Vigilanza.
Sarebbe stata dunque lei, la responsabile della rete ammiraglia nominata su indicazione di Salvini all’epoca del governo giallo-verde, a bocciare la proposta di partecipazione al Festival avanzata da Amadeus alla reporter 46enne di origini arabe ma naturalizzata italiana, consigliera del presidente Macron per il gender gap.
Esclusa perchè “divisiva e possibile fonte di polemiche, di cui la manifestazione non ha certo bisogno”: questa la motivazione offerta per evitare il bis dello scorso anno, allorchè l’uscita pro-migranti di Claudio Baglioni e la contestata vittoria di Mahmood sortirono l’effetto di politicizzare la kermesse canora.
A ulteriore riprova di quanto il fronte sovranista – salito sulle barricate non appena la notizia dei contatti tra Jebreal e il conduttore di Sanremo ha cominciato a circolare – sia ancora in grado di dettare legge in Viale Mazzini. Di porre veti. Ed epurare dalla tv pubblica le personalità sgradite a Lega e Fdi.
Un pressing smentito da Salvini (“Ma con tutti i problemi che ho, mi occupo di Sanremo? Invitino chi vogliono”) al quale la direttrice della prima rete ha volentieri ceduto: cancellando la giornalista palestinese, come anticipato da Repubblica, e informando dell’accaduto l’ad.
Fabrizio Salini, trapela dal settimo piano Rai, non avendo ancora ricevuto una scaletta dettagliata degli ospiti avrebbe preferito non interferire su scelte che da sempre spettano al direttore artistico del Festival d’intesa con i vertici di Rai1. Finendo però per avallarle tutte. Oscuramento di Jebreal incluso.
Sul quale tuttavia sarebbe in corso un ripensamento: alla vigilia dell’Epifania, a tarda sera, la reporter è stata contatta per riaprire il canale bruscamente interrotto il giorno prima, quando le avevano chiesto di rinunciare al Festival. Pretesa rispedita al mittente per iscritto.
L’epilogo è atteso per domani martedì 7 dicembre all’esito del vertice con l’ad. Richiamato all’ordine dalla maggioranza giallo-rossa .
“Siamo in un paradosso” aveva infatti twittato il grillino Patuanelli: “Non si vuole trasformare il Festival in tribuna politica, ma si opera una scelta di “esclusione politica preventiva”. Detta anche censura”.
E mentre il senatore di Iv Davide Faraone tuonava contro “la discriminazione di Stato: la Rai si piega al diktat di Salvini”, la piddina Laura Boldrini esortava il servizio pubblico a “valutare le competenze di una persona, non a inchinarsi alla prepotenza di chi la insulta”.
Sconsolato il regista Gabriele Muccino: “Con il no a Rula Jebreal si perde un’occasione preziosa per conoscere il mondo attraverso il suoi occhi e per portare all’interno del Festival uno sguardo nuovo e necessario”.
Come non bastasse, per illustrare le tensioni in Medio Oriente il Tg1 ha trasmesso una infografica completamente sballata: l’Arabia Saudita, che rappresenta il blocco sunnita, è stato indicato come paese a maggioranza sciita; viceversa l’Iran, a maggioranza sciita, è stato illustrato a maggioranza sunnita.
Segno, attacca il Pd, di una “Rai ormai allo sbando, senza alcun controllo da parte dei vertici. Si dimettano tutti e chiedano scusa”.
La resa dei conti, più volte annunciata, potrebbe ora essere alle porte
(da agenzie)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
“QUALCUNO HA PAURA DI UN’ITALIA, TOLLERANTE, INCLUSIVA E APERTA AL MONDO”… “HO SOLIDARIZZATO CON LA MELONI QUANDO HA SUBITO INSULTI MISOGINI”
Rula Jebreal parla oggi con Repubblica della sua esclusione dal Festival di Sanremo decisa
dalla RAI. La giornalista racconta in un’intervista rilasciata a Gad Lerner di essere stata contattata tre mesi fa da Amadeus che le ha proposto la partecipazione alla kermesse nell’ottobre scorso e di collaborare anche alle altre puntate in cui voleva dare spazio alla voce delle donne.
Conoscevi già Amadeus?
«Mai visto prima. Super gentile, mi è piaciuto molto e gli auguro grande successo, nonostante quel che è accaduto, perchè l’ho trovato sinceramente impegnato a mettere al centro del palco dell’Ariston, oltre alle canzoni, anche una questione drammatica come la violenza sulle donne. Gli ho raccontato del mio viaggio in Arabia Saudita dove ho incontrato Loujain Alhathloul, stuprata perchè rivendicava il suo diritto di voto e di guidare l’automobile. Gli ho parlato della mia amica yazida Nadia Murad, premio Nobel, coinvolta insieme a me dal presidente francese Macron in un Comitato per l’uguaglianza. Abbiamo progettato di coinvolgere Michelle Obama o in alternativa Oprah Winfrey per parlare di questi temi…».
Ne hai parlato anche con la direttrice di Rai 1, Teresa De Santis?
«No. Ho capito che insorgevano delle difficoltà quando l’Ufficio scritture della Rai ha iniziato a tergiversare sul contratto e a rinviare le prenotazioni dei voli. Ma la direzione artistica mi tranquillizzava, andiamo avanti!».
Ed ecco che la notizia della tua partecipazione a Sanremo viene anticipata da Dagospia.
«Già . Sarebbe interessante sapere da dove gli è arrivata la notizia, con timing perfetto. Spiegherebbe tutto quel che è successo dopo. Gli attacchi, le insinuazioni, l’accusa di essere niente meno che una persona che odia e denigra il paese di cui sono cittadina. Mentre Sanremo sarebbe stata un’occasione ideale di apertura al mondo su tematiche che non sono nè di destra nè di sinistra».
E qui va ricordato che la De Santis, nominata alla direzione dell’ammiraglia di Viale Mazzini in quota Lega, è la persona che, secondo Giovanna Vitale, ha preso la decisione di escluderla “per ragioni di opportunità ”.
Sarebbe stata dunque lei, la responsabile della rete ammiraglia nominata su indicazione di Salvini all’epoca del governo giallo-verde, a bocciare la proposta di partecipazione al Festival avanzata da Amadeus alla reporter 46enne di origini arabe ma naturalizzata italiana, consigliera del presidente Macron per il gender gap.
Esclusa perchè “divisiva e possibile fonte di polemiche, di cui la manifestazione non ha certo bisogno”: questa la motivazione offerta per evitare il bis dello scorso anno, allorchè l’uscita pro-migranti di Claudio Baglioni e la contestata vittoria di Mahmood sortirono l’effetto di politicizzare la kermesse canora
Quando è arrivato il no definitivo della Rai?
«Sabato scorso mi hanno telefonato pregandomi di fare io il passo, di rinunciare spontaneamente. Mi sono rifiutata. Gli ho mandato un messaggio scritto: se volete censurarmi dovete essere voi ad assumervene la responsabilità . Ma, voglio ripeterlo, Amadeus non ha nessuna colpa. Mi auguro che riesca a portare avanti il suo bellissimo progetto».
Come ti spieghi la campagna ostile di cui sei stata oggetto
«Evidentemente qualcuno si è spaventato che venisse offerta una ribalta a italiani nuovi, a persone diverse come me che appartengono a un’Italia inclusiva, tollerante, aperta al mondo, impegnata in missioni di dialogo e di pace». Dipenderà dal fatto che sei araba, che hai la pelle scura? Ricordo quando il ministro Calderoli ti apostrofò come “signora abbronzata dal nome impronunciabile”.
E l’anno scorso Salvini protestò contro il voto della giuria in favore di Mahmood.
«Salvini? Non so, non posso dirlo, sono sotto choc. Certo in Rai c’è un brutto clima e gli attacchi sono partiti da persone a lui vicine. Trasmettono un’immagine chiusa, vecchia dell’Italia. Cosa vuol dire essere italiani? Avere tutti la pelle dello stesso colore e le stesse idee? L’Italia che noi sogniamo per i nostri figli è un paese collegato al resto del mondo. È un’Italia in cui c’è posto per Salvini ma anche per Liliana Segre e, se permettete, per Rula Jebreal. Io ho solidarizzato con Giorgia Meloni quando ha subito insulti misogini. Non vorrei che donne prestigiose e testimoni di violenza si sentissero allontanate dalle nostre manifestazioni più importanti. Mia madre si è suicidata dopo aver subito uno stupro. Penso sempre a lei quando visito i paesi in guerra. Sono stata la prima donna inviata dal New York Times in Siria dopo lo scoppio del conflitto».
(da “NextQuotidiano”)
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Gennaio 6th, 2020 Riccardo Fucile
DALLA FOLLA SLOGAN CONTRO GLI STATI UNITI… “PER GLI USA SARA’ UN ALTRO VIETNAM”
Sono milioni le persone che si sono riversate nelle strade di Teheran, accalcandosi intorno all’Università dove si tiene la cerimonia funebre di Qassem Soleimani, il comandante delle forze di Qods ucciso in Iraq da un raid Usa lo scorso venerdì.
Slogan contro gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e Israele, immagini del comandante ucciso e bandiere iraniane
In lacrime, tra i lamenti di una folla, il leader supremo dell’Iran ha pregato sui resti dell’alto generale Qassem Soleimani ucciso in un attacco aereo statunitense a Baghdad, che ha drasticamente aumentato le tensioni tra Teheran e Washington.
In risposta, Teheran è uscito dall’accordo sul nucleare del 2015 con le potenze mondiali mentre in Iraq il Parlamento ha chiesto l’espulsione di tutte le truppe americane dal suolo nazionale.
Gli sviluppi potrebbero avvicinare l’Iran alla costruzione di una bomba atomica, innescare un attacco militare contro l’America e consentire al gruppo dello Stato islamico di organizzare un ritorno in Iraq, rendendo il Medio Oriente molto più pericoloso e instabile.
Il successore di Soleimani, Esmail Ghaani, era vicino al fianco di Khamenei durante i funerali, così come il presidente iraniano Hassan Rouhani e altri importanti leader della Repubblica islamica.
In un’intervista alla tv di Stato, Ghaani ha minacciato: “Dio Onnipotente ha promesso di vendicarsi e Dio è il principale vendicatore. Sicuramente verranno intraprese azioni”. Ghaani è ora diventato il capo della Forza Quds della Guardia Rivoluzionaria, un braccio di spedizione dell’organizzazione paramilitare responsabile solo di Khamenei.
Le salme del generale e delle quattro Guardie rivoluzionarie uccise assieme a lui sono arrivate a Teheran all’alba. Gli altri quattro assassinati sono Shahroud Mozaffarinia, Vahid Zamanian, Hadi Taremi e Hossein Pour-Jafarinia.
Dopo le preghiere, la processione funebre continua verso Piazza Azadi e i corpi verranno trasferiti a Qom per un’altra cerimonia funebre. Soleimani sarà sepolto nella sua terra natale, Kerman, martedì.
(da agenzie)
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