Destra di Popolo.net

REGIONALI EMILIA-ROMAGNA: MILITANTI ED ELETTORI SI SPACCANO SUL VOTO DISGIUNTO

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

ALCUNI CONSIGLIERI REGIONALI INVITANO AL VOTO PER BONACCINI PRESIDENTE: “NON SI PUO’ FAVORIRE GENTE PERICOLOSA E INCAPACE”

Uno spettro si aggira sull’elettorato grillino nella regione che vide nascere il Movimento quasi quindici anni fa, con la formazione dei primi meet-up: è la tentazione del voto disgiunto, cioè la possibilità  di scegliere un candidato presidente diverso dalla preferenza accordata alla propria lista.
Nella battaglia all’ultima scheda con la Borgonzoni, nel Pd ci sperano apertamente, tanto che Stefano Bonaccini ha lanciato un appello accorato «a tutti gli elettori della nostra regione. Mi auguro che anche nella Lega e nella destra qualcuno possa riflettere sulle mie proposte e su come ho governato».
Ma se a destra è improbabile che rispondano, la musica può essere diversa fra il popolo a Cinque stelle, anche perchè alcuni consiglieri regionali uscenti del Movimento fanno precise dichiarazioni in questo senso.
Come Raffaella Sensoli, di Rimini, che ha deciso di non ricandidarsi dopo la scelta del suo partito di correre da solo: «Ero a favore di un’alleanza di contenuti col Pd, se mai si fosse trovata una linea comune, ma non ci siamo neanche seduti al tavolo e abbiamo scelto questa posizione che secondo me rischia fortemente di essere rovinosa per il M5S».
Ricorda sondaggi che danno il Movimento «al 5-6%» contro il 13,3% del 2015, riconosce che le difficoltà  non possono essere ricondotte interamente alla scelta di partecipare in solitaria, ma rivendica la decisione di votare per Bonaccini presidente e per il M5s per la lista: «Non voglio essere fra i responsabili di un’eventuale vittoria della Lega, la mia indicazione è per il voto disgiunto, anche per evitare che vinca la Borgonzoni, che non ha dimostrato nè carattere nè contenuti per governare l’Emilia-Romagna».
Quanto all’appeal di un invito del genere sulla gente del suo partito, l’ormai ex consigliera fa una distinzione: «Da parte degli attivisti del Movimento ho ricevuto parecchi messaggi contrari, mentre ne ho avuti molti favorevoli fra i semplici elettori. Mi ritengo ancora parte del M5S, ma stavolta non può esserci un voto di orgoglio: questa è una destra pericolosa, non si può mettere la regione in mano a gente che va a suonare i campanelli degli immigrati (il riferimento è al gesto di Salvini dell’altra sera, ndr)».
Andrea Bertani, consigliere regionale uscente del M5S: «Ho fatto un appello al voto disgiunto dopo aver incontrato tante persone che voteranno Bonaccini per paura che vinca la Lega, paura che condivido. La stessa cosa vale per me, che sono un elettore M5S: se devo scegliere a chi fare opposizione preferisco il centrosinistra. Fino a due anni fa non avrei mai pensato a un’opzione del genere, oggi a malincuore scelgo Bonaccini, anche perchè la destra smonterebbe leggi come quelle su gioco d’azzardo e omotransfobia. Gli attivisti non condividono l’appello, ma fra gli elettori la questione c’è».

(da agenzie)

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FIORAMONTI: “L’UNICA POSSIBILITA’ DEL M5S E’ ALLEARSI CON PD E SARDINE”

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO LE DIMISSIONI DA MINISTRO E DAL M5S IL PARLAMENTARE INDICA LA LINEA DA SEGUIRE: “TORNARE AI VALORI ORIGINARI DEL MOVIMENTO”

Lorenzo Fioramonti, guarda a sinistra e dopo le dimissioni da ministro dell’Istruzione e dal Movimento 5 Stelle spera in un nuovo corso progressista.
“Spero che il governo Conte trovi il coraggio necessario, ma se così non sarà , un governo diverso resta una possibilità . E sia chiaro, non strizzo l’occhiolino al centrodestra come qualcuno vuole far credere”.
E ha aggiunto: “Abbiamo tre anni davanti per fare cose che possono rivoluzionare l’Italia. Che sia questo governo o un altro, con la stessa maggioranza, l’importante è non farci spaventare dai sondaggi”.
Per Fioramonti i Cinque Stelle hanno una sola possibilità , allearsi a Pd, Leu e Sardine, “è una scelta inevitabile, è stata una forzatura volerlo avvicinare alla Lega”.
Poi la frecciatina a un altro dimissionario, Luigi Di Maio: “Sarebbe cinico e assurdo se facesse il pendolo ogni anno. Le prossime settimane saranno per il M5S l’opportunità  di una palingenesi, per tornare ai valori originari ambientalisti ed ecologisti. Il passo indietro del capo politico è la prova che i problemi da me sollevati vengono oggi riconosciuti da tanti nel M5S, nonostante gli attacchi scellerati che volevano descrivermi come un traditore”.

(da Globalist)

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IL PARERE DEGLI ITALIANI SU CRAXI: GIUDIZIO NEGATIVO PER IL 58%, POSITIVO PER IL 26%

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

MA PER LA META’ E’ STATO UN GRANDE STATISTA

A vent’anni dalla sua morte e dopo un mese di dibattito pubblico, il giudizio nei confronti dell’ex Presidente del Consiglio Bettino Craxi resta negativo per oltre la metà  degli italiani (58%), mentre solo il 26% esprime un parere positivo. Lo rivela un sondaggio realizzato da IZI in collaborazione con Comin & Partners.
Quasi la metà  degli italiani riconosce che Craxi è stato un grande statista.
Un italiano su tre (33,2%) considera Craxi un grande statista che ha contribuito però a costruire il sistema di corruzione politico, mentre per il 22,2% è stato un politico corrotto ma capace di fare anche qualcosa di buono per il Paese.
Solo il 13,4% esprime un giudizio completamente positivo, definendolo come “un grande statista del nostro Paese”, mentre il giudizio è completamente negativo per il 15,7% degli intervistati, che lo identificano come un “politico corrotto colpevole dell’esplosione del debito pubblico e delle successive crisi nazionali”.
Se si osserva il giudizio su Craxi sulla base dell’orientamento politico si nota come l’immagine sia maggiormente positiva presso gli elettori di centrodestra rispetto a quelli di centrosinistra.
Per il 57 % degli elettori di centrodestra il giudizio su Craxi è negativo, mentre per quelli di centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle il dato raggiunge addirittura il 67 %.
Solo poco più di un elettore su cinque (22 %) del centrosinistra e del Movimento Cinque Stelle esprime un parere positivo su Craxi, mentre a giudicarlo favorevolmente è quasi un terzo (31 %) degli elettori di centrodestra
Il 90% degli italiani dà  un giudizio non positivo del sistema politico del dopo Tangentopoli. La corruzione secondo gli italiani resta parte integrante del nostro sistema politico. Il 63,3 % ha dichiarato che alla luce di quanto successo in Italia dopo l’inchiesta Mani Pulite il sistema di corruzione non è stato sconfitto e i politici sono peggiori e meno preparati.
Per il 29,2 % degli intervistati non è cambiato niente, mentre una voce di fiducia verso i partiti e le istituzioni è rappresentata solo dal 2,2 % che crede che il sistema di corruzione sia stato sconfitto e i politici siano migliori e più preparati.

(da “Huffingtonpost”)

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LA POLONIA SE NE INFISCHIA DELL’EUROPA: PASSA LA LEGGE CONTRO I GIUDICI CRITICI CON IL GOVERNO: SE DISSENTI VIENI LICENZIATO

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

PAESE DA CACCIARE DALLA UE, CAPACE SOLO DI FOTTERE MILIARDI DALLE CASSE EUROPEE… COMMISSIONE UE: “PREOCCUPATI PER LO STATO DI DIRITTO”

Un colpo di scure sull’indipendenza dei giudici polacchi e sul principio della divisione dei poteri. Nonostante gli avvertimenti dell’Unione europea e le proteste delle toghe di mezza Europa. La camera bassa del Parlamento di Varsavia ha dato di fatto il via libera alla nuova legge sul sistema della giustizia.
I deputati hanno infatti respinto la decisione del Senato di non varare il provvedimento. Per entrare in vigore, la normativa avrà  bisogno della promulgazione da parte del presidente della Repubblica, che ha già  mostrato di apprezzarla.
La nuova controversa legislazione prevede che i magistrati siano sanzionati – con multe o, nei casi ritenuti più gravi, con il licenziamento – se criticano le nomine o le riforme fatte dal governo. Non solo. Alle toghe sarà  vietato partecipare ad attività  pubbliche che possano in qualche modo essere considerate politiche.
La riforma è stata contestata dalla Commissione europea, dalla Commissione di Venezia e da associazioni internazionali degli magistrati. La presidente della Corte suprema polacca, Malgorzata Gersdorf, l’ha definita “legge museruola”.
La convinzione, diffusa, è che le novità  introdotte violino i valori dell’Unione europea e il principio della divisione tra poteri. Lo scorso 12 gennaio a Varsavia hanno sfilato, in una manifestazione silenziosa, giudici provenienti da vari Stati Ue per dimostrare solidarietà  nei confronti dei loro colleghi.
La Commissione Ue, all’indomani del voto della Camera bassa, ha fatto sapere di essere “molto preoccupata” per la situazione dello stato di diritto in Polonia.
“La nostra posizione è stata chiara fin dall’inizio”, ha aggiunto un portavoce, ricordando che in una lettera del 19 dicembre la commissaria Ue alla Trasparenza, Vera Jourova, ha “chiesto alle autorità  polacche di non portare avanti il processo di adozione della normativa senza ulteriori consultazioni”.
Jourova sarà  in Polonia nei prossimi giorni. Nel mentre, prosegue il portavoce: “Continueremo a seguire da vicino gli sviluppi e analizzeremo il testo finale della legge per verificarne la compatibilità  con le norme Ue, e non esiteremo a prendere le appropriate misure se necessario”.
La decisione della Camera bassa è solo l’ultimo di una serie di provvedimenti che, spiega l’Associated Press, hanno preso il via dal 2015. L’obiettivo del governo è ridisegnare il sistema della giustizia polacco. E questo provvedimento ne è uno degli esempi più chiari.
Nello stesso giorno in cui i parlamentari votavano contro la richiesta del Senato (controllato dall’opposizione) di cestinare la legge, un altro scontro si consumava tra poteri dello Stato.
La Corte Suprema ha definito illegittime le nomine di alcuni giudici del Consiglio nazionale della magistratura (Krs), designati direttamente   dall’esecutivo, dopo che il metodo di elezione è stato modificato nel 2017. Tra le prerogative del Krs c’è anche la nomina dei membri della Corte suprema.
Il Guardasigilli polacco, Zbigniew Ziobro, ha definito la decisione della Corte Suprema “una grave violazione della legge”, e affermato che non ha alcun valore. È un corto circuito che pare non avere soluzione.
Nell’attesa che l’Ue si pronunci con più precisione, il governo sembra non avere intenzione di fare alcuna marcia indietro.

(da agenzie)

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I PATRIOTI DI ALAN KURDI E OCEAN VIKING SALVANO 229 PROFUGHI ALLA DERIVA

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

UN BARCHINO IMBARCAVA ACQUA, NUMEROSE LE DONNE E I BAMBINI MESSI IN SALVO, CASI DI IPOTERMIA

Le due navi di Ong attualmente in mare davanti alla Libia hanno salvato nelle ultime ore decine di migranti su imbarcazioni alla deriva, in acque internazionali al largo della Libia.
Sono in tutto 229 persone, recuperate in quattro diverse operazioni di soccorso. L’ultimo salvataggio è avvenuto nel pomeriggio, da parte della nave Alna Kurdi della ong tedesca Sea-Eye: 16 persone («tre gravemente disidratate», dice l’Ong) su un barchino che la nave umanitaria ha cercato per ore, dopo che questa mattina, 45 miglia al largo di Sabratha, era intervenuta per un’altra imbarcazione su cui c’erano 62 persone, e tra loro 8 donne e 7 bambini uno dei quali di appena 6 mesi.
Erano su un gommone che – ha fatto sapere la Ong – stava già  imbarcando acqua. In tutto sulla Alan Kurdi ci sono adesso 78 migranti.
Poco prima dell’alba era stata la Ocean Viking, la nave di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, a effettuare un soccorso, il secondo dopo quello avvenuto ieri: 59 persone sono state recuperate da una barca in legno, 26 miglia al largo della Libia. Ieri la stessa nave era intervenuta per soccorrere un altro gruppo di migranti, 92 su un gommone sovraccarico, 30 miglia al largo della Libia.
Di loro circa un terzo, 32, sono minori non accompagnati; ci sono anche numerosi bambini, uno di 6 mesi, e quattro donne incinte. «Molti sopravvisuti soffrivano di ipotermia e mal di mare – ha fatto sapere Medici senza frontiere – e molti erano deboli e bagnati di carburante». Sulla nave, che appena la scorsa settimana aveva salvato 39 persone poi sbarcate a Pozzallo martedì scorso, ci sono adesso 151 persone di 11 diverse nazionalità .
Entrambe le navi hanno informato le autorità  italiane e maltesi dei soccorsi effettuati, allo scopo di ottenere un «pos», un porto sicuro in cui poter sbarcare i migranti naufraghi.
Le quattro raggiunte dalle Ong, infatti, non sarebbero le uniche imbarcazioni con migranti a bordo partite nelle ultime ore dalla Libia.

(da agenzie)

argomento: emergenza | Commenta »

LE SARDINE BEFFANO IL DIVIETO: BLITZ DEI QUATTRO FONDATORI, TUFFO IN MARE AL PAPEETE

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

ALLA FINE IL BAGNO LO HANNO FATTO LO STESSO: “CHI NON VOTA RESTA SPIAGGIATO”… MIGLIAIA DI LIKE SUI SOCIAL: “GRAZIE RAGAZZI”

Alla fine il tuffo lo hanno fatto.
Per chiudere in modo simbolico, prima del voto di domani, la lunga maratona iniziata il 14 novembre scorso sul Crescentone a Bologna: risvegliare le coscienze e contrastare il populismo della Lega, l’obiettivo.
E l’ultimo scatto dei quattro fondatori del movimento – Mattia Santori, Andrea Garreffa, Giulia Trappoloni e Roberto Morotti – che si gettano nel mare dalla spiaggia del Papeete, il bagno diventato quartier generale di Salvini nella sua estate in costume da ministro degli Interni, è più che simbolica.
“Chi non vota resta spiaggiato. Spiaggia libera tutti”, la frase che l’accompagna postata nella pagina Facebook di “Seimila sardine”.
Doveva essere un tuffo collettivo a Milano Marittima, ma alla vigilia il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico di Ravenna ha negato l’autorizzazione al flash mob ritenendolo propaganda indiretta nel giorno del silenzio elettorale, anche se il movimento non è un partito (a Bibbiano la questura di Reggio Emilia aveva tolto alle Sardine la piazza per darla alla Lega proprio perchè non ritenuto un partito).
Le Sardine non hanno polemizzato, hanno rispettato il divieto, ma si sono ritrovate lo stesso al pranzo già  fissato a Milano Marittina. Senza rinunciare però al tuffo in quattro.

(da agenzie)

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LA BORGONZONI CHE, SE SCONFITTA, PROMETTE DI LASCIARE IL SENATO E GUIDARE L’OPPOSIZIONE? QUANDO HA PERSO DA SINDACO A BOLOGNA HA TOTALIZZATO 182 ASSENZE IN CONSIGLIO COMUNALE

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

UN RECORD DA “CHI L’HA VISTO”, NEL 2019 UNA SOLA PRESENZA… BONACCINI SOLO DUE ASSENZE IN CINQUE ANNI

«Anche se i cittadini non mi scegliessero, io rimarrei qua»: Repubblica Bologna riporta oggi che Lucia Borgonzoni ha intenzione di guidare l’opposizione da consigliera regionale anche in caso di sconfitta nella corsa a governatore.
Tra Senato e Assemblea Legislativa la candidata del centrodestra sembra promettere – nel corso dell’ultimo dibattito andato in onda ieri pomeriggio su Rai3 – di scegliere la seconda.
Ma i numeri delle sue presenze in Comune a Bologna sembrano proprio smentirla.
Quando è stata eletta a Palazzo Madama, nel marzo del 2018, Borgonzoni ha infatti lasciato il Consiglio Comunale di Bologna. Non da un punto di vista formale, visto che non ha rassegnato le dimissioni neanche dopo la nomina a Sottosegretario, ma sostanziale:
In tutto il 2019 si è affacciata nella Sala del Consiglio di Palazzo d’Accursio soltanto una volta. E già  in precedenza non figurava certo tra i più presenti, tanto che dall’inizio del mandato collezionato in totale 182 assenze, il 57% del totale.
Bonaccini, da questo punto di vista, è agli antipodi. Stando ai dati forniti da viale Aldo Moro, infatti, nel corso del suo mandato è risultato presente al 75% delle 149 giornate di lavoro in cui si è riunita l’Assemblea Legislativa. Non solo: buona parte delle assenze (il 23%) è stata “giustificata per motivi istituzionali”, tanto che in cinque anni si contano solo due assenze ingiustificate.
Certo, a sua parziale scusante va sottolineato che Borgonzoni è poco presente anche in Senato.
Nel frattempo Lucia ha quasi promesso anche le dimissioni da senatrice. In caso di vittoria da Bonaccini, vediamo se arriveranno davvero.

(da agenzie)

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IL FLOP DEL “DIGIUNO PER SALVINI” CHE NON PIACE ALLA PADAGNA DEL MAGNA MAGNA

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

A MORISI NON SEMPRE LE CIAMBELLE ESCONO COL BUCO, SOPRATTUTTO QUANDO C’E’ SOLO IL BUCO E NESSUNA CIAMBELLA

Matteo Salvini ha smesso di digiunare per il processo sul caso Gregoretti dopo meno di trentasei ore dall’annuncio della grande battaglia per la giustizia. Chissà  se i suoi sostenitori stanno continuando a digiunare, a turno, per difendere il capo del Carroccio dai senatori brutti e cattivi che lo vogliono mandare a processo solo perchè lui ha difeso la Patria.
Su Facebook la pagina ufficiale della Lega continua a pubblicare ogni due ore l’appello ad aderire al #DigiunoPerSalvini. Ma ormai, senza la spinta propulsiva dei post e dei video del Capitano costretto a bere tè o ginseng mentre tutti attorno mangiano l’iniziativa ha perso lo smalto.
Quasi come se in fondo a nessuno interessasse davvero di digiunare per Salvini. Non tanto perchè non abbiano a cuore la vicenda Gregoretti quanto perchè non è una modalità  di lotta propria degli elettori leghisti.
Che sono pur sempre quelli che come arma per difendere il loro leader dalle attenzioni particolari dei magistrati preferiscono ricorrere al rosario e al crocifisso. Non si può certo pensare di trasformare un elettorato che ha sempre insultato i “buonisti”, i pacifinti e disprezzato quelli dei gessetti colorati e delle magliette rosse ad usare una forma di protesta che più pacifista di così non si può.
Il motivo per cui la Lega continua a promuovere l’iniziativa è un altro: raccogliere i dati dei sostenitori di Salvini per coinvolgerli in futuro in chissà  quali altre iniziative della Lega. Come sempre si tratta di un tentativo di profilazione di massa degli utenti, tutto legale, ci mancherebbe altro. Però qualcosa non sta funzionando.
Due giorni fa gli utenti che avevano aderito al digiuno per Salvini erano circa cinquemila (inclusi i fake e i troll che all’inizio avevano iniziato a sfottere la Lega). Oggi siamo ad appena 5.200 persone che hanno scelto di “digiunare” per dimostrare il proprio affetto per il Capitano. Per quanto nessuno controlli che il digiuno sia effettivo e per quanto la procedura sia facile e indolore (di sicuro più facile che digiunare) solo un’esigua minoranza dei sostenitori di Salvini ha scelto di aderire. La pagina della Lega ha oltre 600mila follower, quella di Salvini ha ampiamente superato i 4milioni di seguaci.
Eppure questa cosa di digiunare per Salvini ai leghisti non va proprio giù. Sarà  perchè è una cosa non violenta, sarà  perchè sono stati nutriti con le foto dei pasti del Capitano, chissà . Anche a Morisi non tutte le ciambelle riescono col buco. Soprattutto quando c’è solo il buco e nessuna ciambella.
Ma niente paura, perchè è già  tempo di #DifendiSalvini, un appello riservato ad avvocati e giuristi desiderosi di dare una mano per la difesa di Matteo Salvini sul caso Gregoretti.
Chissà  perchè ne ha bisogno, visto che l’ex ministro Giulia Bongiorno è uno degli avvocati più brillanti e famosi d’Italia. I nomi qui però non vengono pubblicati.

(da “Giornalettismo”)

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SALVINI, MELONI, PERCHE’ NON DITE NULLA SULLE SCRITTE CONTRO GLI EBREI DI MONDOVI’?

Gennaio 25th, 2020 Riccardo Fucile

IN 24 ORE AVETE FATTO DECINE DI POST SUI SOCIAL E TENUTO COMIZI, MA NON AVETE TROVATO IL TEMPO DI DIRE QUALCOSA SULLA SCRITTA ANTISEMITA: PERCHE TANTA RETICENZA? AVETE PAURA DI PERDERE VOTI NEONAZISTI?

Abbiamo aspettato le canoniche 24 ore di latenza, quelle in cui generalmente un politico qualunque, anche il meno avvezzo alla comunicazione, rilascia una dichiarazione su un fatto di cronaca, esprimendo apprezzamento, critica, indignazione.
Abbiamo aspettato invano. Perchè a 24 ore di distanza, nè Matteo Salvini nè Giorgia Meloni hanno sentito il bisogno di esternare la loro solidarietà  ad Aldo Rolfi , figlio della partigiana Lidia Rolfi, deportata ad Auschwitz, la cui porta di casa è stata imbrattata dalla scritta antisemita Hier Juden, qui abita un ebreo.
Le stesse che le Ss scrivevano sulle case degli ebrei tedeschi, durante i pogrom degli anni 30 nella Germania nazista.
Abbiamo aspettato invano, come altre volte. Eppure   in cuor nostro speravamo che stavolta andasse diversamente.
Che Matteo Salvini e Giorgia Meloni, dopo i convegni sull’antisemitismo e le pubbliche prese di posizione a favore di Israele   e Bibi Netanyahu riuscissero a trovare la forza di dedicare due secondi del loro tempo prezioso a un grave episodio di antisemitismo, tra un bacio alla coppa e una citofonata delatoria a un minorenne incensurato.
Nada, nein, nisba. Solidarietà  a Sinisa Mihajlovic, l’allenatore del Bologna che ha esternato le sue simpatie leghiste, e a Mario Cattaneo, il ristoratore assolto per aver sparato a un ladro.
Proprio non gli viene, ai nostri eroi di dire una parola contro chi imbratta le case con scritte neonaziste. Zero.
Del resto, se non c’è un immigrato da accusare di antisemitismo, come ha fatto Salvini nel suo strombazzato convegno, o da plaudere a chi lancia razzi contro i civili a Gaza, non c’è gusto a solidarizzare con gli ebrei.
Meglio, molto meglio stare zitti.

(da Fanpage)

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