Luglio 7th, 2020 Riccardo Fucile
LA TESI DIFENSIVA CURIOSA: “NESSUNA OCCUPAZIONE DELL’IMMOBILE RICONDUCIBILE A CASAPOUND”… 4,6 MILIONI DOVRANNO ESSERE RESTITUITI ALL’ERARIO O SI PROCEDERA’ A PIGNORAMENTI
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso presentato da Casapound alla Presidenza della
Repubblica per bloccare lo sfratto: è legittimo l’atto con cui l’Agenzia del Demanio ha disposto lo sgombero dello stabile occupato dal gruppo di ultradestra all’Esquilino ormai 17 anni fa.
Il provvedimento a questo punto va soltanto sostanziato con un’ultima relazione sull’effettivo utilizzo da parte del Miur del palazzo. Poi via con lo sgombero. Spiega oggi Lorenzo D’Albergo su Repubblica Roma:
In ballo c’è anche il risarcimento dei danni subiti dal pubblico erario: il movimento guidato da Gianluca Iannone deve restituire 4.642.363,10 euro. Fino all’ultimo centesimo. La stessa cifra che la Corte dei Conti chiede ai dirigenti del Mef e del Miur che per più di tre lustri non hanno fatto nulla per interrompere l’occupazione. L’ultimo appiglio che resta ai “fascisti del terzo millennio” per non ritrovarsi a che fare con una pioggia di pignoramenti è un ricorso al tribunale civile.
Ma torniamo al parere del Consiglio di Stato, a chiedere la riconsegna dell’immobile un anno fa era stato l’allora direttore del Demanio, il prefetto Riccardo Carpino. Il provvedimento notificato il 12 luglio 2019 non lasciava troppi margini di interpretazione: il palazzone alle spalle della stazione Termini va lasciato «libero e vuoto da persone e cose» entro e non oltre 60 giorni. Chiara anche la nota a margine: senza restituzione volontaria, si sarebbe proceduto allo «sgombero forzoso, con accollo delle spese necessarie per l’esecuzione e per la rimessa in pristino a carico degli occupanti».
Il tentativo di CasaPound di bloccarne gli effetti si è risolto in un nulla di fatto. Anche perchè la difesa messa in campo dai suoi legali si è dimostrata quantomeno contraddittoria. Prima hanno spiegato che, senza la sospensione del provvedimento, il movimento sarebbe stato esposto a un «danno grave e irreparabile».
Poi, facendo un passo di lato perlomeno sorprendente che «nessuna occupazione dell’immobile è da potersi ricondurre all’associazione ricorrente». Affermazioni che, secondo i giudici della prima sezione, cozzano l’una con l’altra.
(da “NextQuotidiano”)
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Luglio 7th, 2020 Riccardo Fucile
“NON E’ GIUSTO CHE DEBBA PERDERE TEMPO PER OPERARE QUESTO FROCIO DI MERDA”… LA LITE CON ALTRI SANITARI PRESENTI, ORA E’ STATO SOSPESO… INDEGNO DI RAPPRESENTARE LA SANITA’ ITALIANA
Un primario dell’azienda sanitaria ‘Sette Laghi’ che operava in quel momento all’ospedale di Cittiglio, provincia di Varese, è stato sospeso perchè avrebbe pronunciato insulti omofobi contro un paziente sedato e sottoposto a un intervento chirurgico.
La notizia è stata anticipata ieri nell’edizione serale del Tg3.
Nell’esposto presentato da una persona presente all’intervento – spiega l’agenzia Agi che ne ha letto il testo – si denuncia che il 25 marzo, in piena emergenza Covid, il primario “durante l’intervento, cominciava a innervosirsi senza motivo apparente, nonostante il paziente reggesse bene l’anestesia generale, tanto da cominciare in modo gratuito e senza motivo a insultare il paziente che in quel momento era in anestesia profonda profferendo ad alta voce le parole: “Ma guardate se io devo operare questo frocio di merda (…). Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questi froci”.
“I presenti – si legge nell’esposto ai vertici della Asst Settelaghi, di cui fa parte l’ospedale, al Tribunale per i diritti del Malato di Varese e all’Ordine dei Medici – rimanevano stupefatti, attoniti da tanta violenza verbale”.
Di fronte alla reazione di uno di loro che gli chiedeva se avesse qualcosa contro gli omosessuali, il primario lo avrebbe invitato a lasciare la sala operatoria.
L’intervento si concludeva “con nervosismo e frettolosità “, col medico che avrebbe reiterato i suoi insulti omofobi.
L’Ordine dei Medici di Varese ha aperto un procedimento disciplinare nei suoi confronti. Al momento non si registrano repliche dell’azienda ospedaliera.
“Vogliamo ringraziare chi ha effettuato l’esposto e non è rimasto indifferente davanti all’ennesimo intollerabile atto di omofobia” – commenta Giovanni Boschini, presidente Arcigay Varese. “Al paziente coinvolto va tutta la nostra solidarietà . Oltre alle sanzioni sarebbe utile anche avviare un percorso formativo e per questo ci rendiamo disponibili a collaborare con l’azienda ospedaliera per percorsi di educazione alle diversità , affinchè a nessun altro paziente possa capitare nuovamente una disavventura simile. Nel frattempo, rimaniamo piacevolmente stupiti dal senso civico delle persone che hanno assistito all’episodio e non hanno esitato a effettuare l’esposto”.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO NOVE GIORNI IN MARE ORA SI TROVANO A PORTO EMPEDOCLE
Sono risultati tutti negativi al coronavirus i 180 migranti a bordo della nave Ocean Viking che nella
notte sono stati trasbordati, al porto di Porto Empedocle (Agrigento) sulla nave Moby Zaza per la quarantena.
Le operazioni del trasbordo, senza pullman per “una questione di sicurezza” ma a piedi, sono state coordinate dalla Capitaneria di porto, dalla Questura e della Prefettura.
Presenti al porto poliziotti, uomini della Gdf e carabinieri. I 180 migranti, tra cui donne e bambini, trascorreranno a bordo della Zaza, ormeggiata al porto, i prossimi 15 giorni. Poi verranno smistati in vari centri di accoglienza.
I migranti erano stati soccorsi dalla nave della ong francese Sos Mèditerranèe, poi per nove giorni sono rimasti in mare aspettando il permesso di sbarco. Si tratta soprattutto di migranti originari di Bangladesh, Pakistan, Eritrea e Africa del Nord, messisi in mare dalla Libia. “L’inutile ritardo ha messo a repentaglio delle vite” ha fatto sapere la ong, lamentando la mancanza di solidarietà da parte dell’Europa.
(da agenzie)
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Luglio 7th, 2020 Riccardo Fucile
OPERAZIONE ALLE 5 DEL MATTINO CON CENTINAIA DI UOMINI E L’APPOGGIO DI ELICOTTERI
Maxi blitz anticamorra nell’area Nord di Napoli: dalle 5 del mattino di oggi è in corso una delicata operazione di carabinieri e polizia nei quartieri di San Pietro a Patierno, Secondigliano e Scampia. Obiettivo: trovare e arrestare, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia, 51 persone raggiunte da misure cautelari.
Si tratta di soggetti ritenuti affiliati al clan camorristico della Vanella Grassi.
I presunti camorristi finiti in manette o agli arresti domiciliari sono ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere di stampo mafioso «finalizzata alla commissione di una pluralità di reati e di altre attività illecite», vale a dire traffico di sostanze stupefacenti, estorsioni e detenzione illegale di armi.
Stamane molta gente di Secondigliano si è svegliata dunque al rumore delle pale degli elicotteri a bassa quota, scene che non si vedevano da tempo, da quando le strade della zona erano insanguinate da regolamenti di conti e agguati in pieno giorno e nel cuore della notte.
Vanella Grassi, clan potente e feroce che prende il nome dall’enclave in cui è nato, nelle strade alle spalle del corso Secondigliano, è sorto anni fa come famelico gruppo satellite del clan Di Lauro, quello di Ciruzzo ‘o milionario e dei suoi figli.
Ma poi, la cosca guidata da Antonio Mennetta è diventata autonoma e predominante dopo la sanguinosa faida con il gruppo Abete-Abbinante del 2012-2013.
Da quel momento in poi il sodalizio è uno degli elementi apicali del potere dell’area Nord di Napoli e nessuno ha potuto più non farci i conti.
Nel maggio scorso la Guardia di Finanza pote’ appurare che i camorristi della Vanella Grassi facevano affari d’oro sulle paure e sull’emergenza legata al Coronavirus, diventata occasione per infiltrarsi, per mettere le mani su quelle imprese che, in tempi di pandemia, avrebbero avuto un ruolo centrale nell’economia, ovvero le aziende che si occupano di sanificazione e pulizie.
(da Fanpage)
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