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IL RACCONTO DELL’AMBULANTE AGGREDITO A MILANO DA DUE RAZZISTI: “IN DUE MI HANNO BUTTATO NEL NAVIGLIO, ORA NON VENDO PIU’ ROSE, HO PAURA DI INCONTRARLI”

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL VENDITORE DI FIORI DEL BANGLADESH RIESCE COSI’ A MANDARE I SOLDI A CASA PER MANTENERE LA MOGLIE E CINQUE FIGLI

Sahabuddin non vende più rose. Dalla notte in cui due ventenni lo hanno scaraventato nel Naviglio, senza una parola nè un motivo, non è più tornato sui Navigli, tra i tavolini dei bar dove lui e i suoi amici del Bangladesh raccolgono le briciole della movida milanese.
Sahabuddin Chokdar non vende più rose perchè ha paura. Di incontrare di nuovo i due ragazzi che l’hanno spinto in acqua, e rivivere quei pochi attimi di terrore quando ha pensato di morire.
“Erano italiani, ma era buio – racconta ora col poco italiano che conosce, ricordando i fatti della notte tra l’11 e il 12 luglio -. Io ero di spalle all’acqua, quasi sul bordo della Darsena. Sono arrivati, mi hanno spintonato e buttato giù senza dire nemmeno una parola. Io so nuotare ma ho avuto paura di morire. Ho ripensato alla Libia, nemmeno quando sono stato in carcere lì o sul barcone per raggiungere l’Italia, ho provato le stesse cose. È stato così veloce che non riuscivo a risalire. Stavo annegando, avevo solo un braccio fuori dall’acqua. Poi mi sono sentito afferrare un polso, era un ragazzo che mi tirava fuori. L’ho ringraziato tanto. E anche i poliziotti sono stati gentilissimi con me”.
Dal Bangladesh all’Italia, tra prigionia e torture
Sahabuddin ha 55 anni. Ha lasciato il suo villaggio a Madaripur otto anni fa. Ha salutato la moglie e i cinque figli, ed è partito verso la Turchia, poi nel 2012 è arrivato in Libia. “Volevo venire in Italia perchè ci sono tanti connazionali che riescono a guadagnare qualcosa. In Bangladesh lavoravo nei campi, raccoglievo pomodori e cipolle, ma non riuscivo a mantenere la famiglia. In Libia ho lavorato come muratore, come scaricatore di televisori nei magazzini, ma sono stato anche in carcere per mesi”. Poi piega la testa e mostra le cicatrici tra i capelli. “Eravamo detenuti e picchiati senza ragione”.
Dopo lo sbarco in Sicilia, ha vissuto in un centro di prima accoglienza ad Aosta e ora ha un permesso di soggiorno per motivi umanitari che sta rinnovando. Da due anni è a Milano, una città  che ancora oggi conosce pochissimo. Ai poliziotti che sono intervenuti sulla Darsena non ha saputo nemmeno dire il suo indirizzo. E confonde ancora oggi il nome della sua via con quello di una strada vicina. Ora vive in affitto nella portineria di un palazzo popolare, non lontano dai Navigli, con altri bengalesi. Un bilocale al pianoterra, una sola finestra senza vetri sbarrata da una saracinesca, una bombola a gas collegata a una cucina arrugginita. E le stanze piene di trolley, cibo in scatola, brandine e letti a castello.
Meno di 20 euro il guadagno di un giorno
“Guadagniamo meno di venti euro a sera. Riusciamo a pagare l’affitto, ma non riesco a mandare tanti soldi a casa. Ora sono tutti in giro a vendere, ma io non più ripreso. Per ora resto qui”. Quando Sahabuddin è stato tirato fuori dall’acqua si è accorto di non avere più il cellulare, l’unico contatto col suo mondo. “Per una settimana non ho potuto chiamare la mia famiglia. Hanno pianto tutto il tempo, pensavano che fossi morto. Poi i miei amici hanno fatto una colletta e mi hanno comprato un telefonino usato. La memoria interna è stata recuperata”.
Ha chiamato casa ed erano tutti disperati. “Mia moglie piangeva, i miei figli piangevano. Il più grande ha vent’anni, il più piccolo dieci. Quando sono partito ne aveva solo due. Spero un giorno di tornare da loro”.

(da agenzie)

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IL DIRETTORE DEGLI UFFIZI: “DOPO CHIARA FERRAGNI I VISITATORI GIOVANI SONO AUMENTATI DEL 27%”

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“E’ LA MIGLIORE RISPOSTA A CHI CI HA CRITICATO”

In un fine settimana, i visitatori degli Uffizi sono aumentati del 25% rispetto allo stesso periodo di tempo della settimana precedente.
Dopo la visita di Chiara Ferragni agli Uffizi, infatti, il direttore del museo fiorentino Eike Schmidt ha registrato 9312 visitatori accorsi tra venerdì e domenica; nello scorso fine settimana, i visitatori erano stati 7.511.
Effetto Chiara Ferragni? Probabile, anche se occorre valutare anche altre variabili: si sta entrando nel cuore della stagione estiva e, dunque, sono sempre di più (anche se non stiamo parlando degli esodi degli anni precedenti) le persone che visitano le città  d’arte come meta delle loro vacanze.
Un dato, però, sembra balzare all’occhio più di tutti gli altri. Sempre rispetto al fine settimana precedente, i giovani fino ai 25 anni sono stati il 27% in più. Qui, la concordanza con la visita di Chiara Ferragni, l’aumento dei like sui social network degli Uffizi e una sorta di evoluzione del brand sembra essere più evidente.
Per questo motivo, c’è soddisfazione anche da parte del direttore degli Uffizi, Eike Schmidt che — finalmente — ha la possibilità  di togliersi più di un sassolino dalla scarpa: «In questo fine settimana abbiamo visto, letto e sentito un sacco di tuttologi che ci hanno insegnato di tutto e di più — ha dichiarato -. Alla luce di questi numeri — conclude Schmidt — posso solo dire che mi dispiace per loro».
Ma a cosa si riferiva Eike Schmidt? Al momento della visita privata di Chiara Ferragni al museo fiorentino, sui social network si erano scatenate vere e proprie polemiche, sia per la gestione della comunicazione dell’istituzione (con un paragone tra Chiara Ferragni e la Venere di Botticelli), sia per i privilegi concessi all’influencer di fama internazionale. Tuttavia, l’operazione di marketing e di brand reputation degli Uffizi — indispensabile in un momento in cui tutto il settore mussale è in difficoltà  — pare abbia avuto successo. Chissà  se l’onda lunga della visita di Chiara Ferragni (e delle polemiche annesse) continuerà  a durare per tutta l’estate.

(da agenzie)

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COME I REVISORI DELLA LEGA SI SONO ARRICCHITI CON SOLDI PUBBLICI

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

“L’ACQUISTO DEL CAPANNONE DI CORMANO NON AVEVA UTILITA’ PUBBLICA MA NATURA APPROPRIATIVA”

L’acquisto del capannone di Cormano in provincia di Milano da parte di Lombardia Film Commission come sua futura sede, non aveva utilità  pubblica ma “natura sostanzialmente appropriativa, concretizzando di fatto l’impossessamento” da parte dell’allora presidente Alberto Di Rubba, commercialista ed ex revisore contabile della Lega, “e dei suoi sodali, del capitale giacente sul conto della fondazione, vincolato alla destinazione pubblicistica e versato alla società  Immobiliare Andromeda”, gestita da Michele Scillieri. Lo scrive il gip Fanales nell’ordinanza che conferma la custodia cautelare in carcere di Luca Sostegni, “prestanome” di Scillieri.
L’operazione immobiliare, scrive il gip, è priva di “una reale giustificazione economica” e si presenta, invece, come uno “schermo giuridico dietro al quale occultare l’unico intendimento perseguito, ossia la distrazione del fondo erogato dall’ente pubblico” a “favore dell’allora presidente Di Rubba e dei suoi complici”.
La Regione aveva stanziato 1 milione di euro e dalle casse della fondazione uscirono 800mila euro per comprare l’immobile da Andromeda, che poco prima l’aveva acquistato per 400mila euro dalla società  Paloschi, di cui era liquidatore Sostegni.
Il Gip mette in fila i versamenti seguiti alla compravendita, ossia dove finiscono parte dei soldi arrivati ad Andromeda nel dicembre 2017: prima un bonifico di circa 178mila euro da Andromeda verso la “Sdc srl”, da cui partono “due bonifici, in favore di Di Rubba” per 50mila euro.
Altri due bonifici per un totale sempre di 50mila euro vanno da Sdc ad Andrea Manzoni, anche lui ex revisore contabile del Carroccio. Oltre 44mila euro arrivano allo “Studio CLD”, amministrato prima da Manzoni e poi da Di Rubba. Studio che bonifica, poi, 45mila euro “in favore della propria controllante Studio Dea Consulting srl”, che fa capo a Di Rubba e di cui è socio Manzoni. Si tratta “di movimenti finanziari”, secondo il gip, “volti a garantire la restituzione di una consistente porzione della provvista al presidente Di Rubba ed ai suoi sodali”. Spiega oggi Repubblica
Di Rubba e Manzoni, commercialisti quarantenni, stessa età , stesso territorio del deputato Giulio Centemero che li aveva individuati come «affidabili riferimenti», sono stati revisori contabili rispettivamente al Senato e alla Camera del Carroccio ultima generazione, e continuano a collaborare con la Lega.
Scillieri, più anziano, loro “maestro”, è il professionista nel cui studio è stato battezzato, e domiciliato, il partito di Salvini.
Il gip ricostruisce così il flusso del denaro verso il cerchio magico leghista. Almeno 150mila euro finiscono a Di Rubba e Manzoni, altri 260mila transitano dai conti di Sostegni.
Che, però, rimane al verde, accusa i commercialisti di averlo dimenticato, e minaccia. «Scoperchio il pentolone, può fargli danni assurdi» dice, intercettato, al dominus delle società . C’è appena il tempo di uscire dal lockdown, risalgono a giugno gli avvertimenti via cellulare a Scillieri: «Non ti vorrei coinvolgere, ma quale strada ho? Ecco.. l’imbecille di Manzoni no».
Non si capacita che i tre preferiscano risparmiare quei «pochi soldi» piuttosto che rischiare una slavina che sarebbe devastante, se vuotasse il sacco. Dopo i primi 20mila euro, Sostegni attendeva gli altri 30mila pattuiti. La Finanza trova nel suo bagaglio non solo i biglietti per la fuga, ma anche il pizzino con la contabilità  delle sue pretese: «25.000 (5.000) — mercoledì 15 Euro 7.000 — rimanenza 18.000 — a partire dal 20 settembre — ogni 20 gg circa». Ogni tre settimane, per lui, gli uomini d’oro della Lega avrebbero dovuto ricomprarsi il suo silenzio
In questa brutta storia ieri, Sostegni — difeso dal legale Daniela Pulito dello studio Lepre e interrogato prima dal gip e poi dai pm coi quali ha fatto ammissioni e ha iniziato a collaborare — ha spiegato, però, che quei soldi che chiedeva gli spettavano in virtù di accordi con Scillieri e gli altri. A suo dire, dunque, non fu un’estorsione.
Vista la decisione di fuggire all’estero, scrive il gip, “malgrado l’acquisita consapevolezza della pendenza di accertamenti di polizia giudiziaria nei suoi confronti, ogni misura diversa da quella carceraria si dimostrerebbe inadeguata”.
Data “la gravità  delle minacce utilizzate e considerato l’ammontare di denaro pubblico personalmente percepito — spiega ancora il giudice — la misura si presenta proporzionata alla gravità  in concreto dei fatti”. Sostegni parlando sempre con Scillieri gli diceva che avrebbe abbandonato “presto il territorio nazionale, senza riferire a terzi (le autorità  pubbliche e i giornali) informazioni sul loro operato, purchè ricevesse quanto dovutogli”. E ancora il 20 giungo, si legge, Sostegni incontrò Scillieri e tale “Davide Colomba” per concordare il modo con cui doveva ricevere i soldi: “salvo il pagamento immediato” di 5mila euro (gli vennero trovati addosso quando fu fermato mercoledì scorso) “il residuo sarebbe stato versato, a mezzo del circuito Western Union, avvalendosi di terzi compiacenti, dopo la partenza del Sostegni alla volta del Brasile”.

(da “NextQuotidiano”)

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COME NASCE UN FOCOLAIO COVID AL RISTORANTE: IL CASO DI SAVONA

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

NONOSTANTE LE PRECAUZIONI E LE DISTANZE RISPETTATE

Il Best Sushi a Savona lo conoscono tutti, o quasi. E’ un all you can eat con 200 coperti in Corso Vittorio Veneto ed è aperto dal 2017. Più di un milione di fatturato l’anno di media, aveva chiuso per il Covid prima ancora delle disposizioni regionali: il 23 febbraio. Il 5 giugno, il ventottenne proprietario del locale, Chen, aveva riaperto con tutte le precauzioni: distanziamento dei tavoli, misurazione della febbre, dispositivi per il personale.
Eppure qualcosa è andato storto. I giornali hanno parlato di “nuovo cluster partito da Best Sushi l’8 luglio” e in effetti è così: 17 contagiati accertati (tra cui il pallanuotista della nazionale Matteo Aicardi che aveva pranzato lì), centinaia di tamponi fatti a clienti, persone entrate in contatto con clienti e dipendenti, una mappatura certosina e moltissime persone in isolamento domiciliare.
Ma come è stato possibile? Cosa è successo al Best Sushi?
Cerchiamo di ricostruire l’accaduto con Chen, il proprietario, che spiega subito “il bollettino” di quell’8 luglio: 4 clienti ammalati, più un cameriere, uno chef e una persona alla cassa. Il resto dei contagiati scoperti dopo sono clienti successivi all’8 luglio o loro contatti esterni.
Chiedo intanto quanti siano stati i tavoli coinvolti quel giorno maledetto.
“Due tavoli vicini, sebbene a un metro di distanza come prevede la legge. Uno era da 9 persone e uno da 4, a destra del ristorante. Il tavolo 9 era all’angolo tra l’altro, di fianco non c’era nessuno, quello da 4 era una sorta di divano”.
In quanti si sono ammalati nei due tavoli?
Una persona in quello da 9, il nuotatore, e tre nell’altro tavolo da 4.
E del personale?
Uno chef, un cameriere e la persona alla cassa
Il cameriere che si è ammalato serviva quell’ala destra del ristorante?
Sì, lui era addetto a quella parte della sala, noi siamo molto grandi, qui lavorano 24 persone e facciamo anche 200 coperti. Lui è anche volontario della Crocerossa, è un sudafricano molto bravo”.
Il personale stava tutto bene?
Sì, nessuno aveva sintomi. Finchè non ci ha chiamati la Asl per noi andava tutto bene.
E quindi, cercando di ricostruire la catena del contagio, da chi sarebbe partito il tutto?Lo dirà  la Asl, ma andando a logica, la mia idea è che la persona ammalata fosse l’infermiera dell’ospedale San Paolo al tavolo da 4 che è venuta a cena l’8 luglio. Nel suo tavolo si sono ammalate altre due persone.
Poi il cameriere avrebbe preso piatti e bicchieri dell’infermiera per sparecchiare…
Sì, ha anche pulito il tavolo e le sedie, e si è contagiato. Poi il cuoco, forse, ma lui i piatti li mette subito nella lavastoviglie. Magari il cameriere ha attaccato il Covid a chi stava la cassa e chi stava alla cassa al cuoco, questo è più difficile da capire.   L’unica certezza che è partito tutto da quel lato della sala. E il ragazzo dell’altro tavolo, il nuotatore Credo lo abbia preso dal cameriere. O mentre pagava il conto.
Vi immaginavate che potesse succedere una cosa simile?
Dal primo giorno in cui abbiamo riaperto abbiamo capito tutto, ovvero che per quante precauzioni puoi usare tutto può succedere.
In che senso?
Perchè finchè il mondo non guarisce siamo sempre sul filo. Hanno fatto il tampone a 450 persone ieri che hanno mangiato da noi e sono positive 10 o qualcuno di più, ma il Covid potrebbero averlo preso ovunque. Qui a Savona è tutto riaperto a partire dalle spiagge, da me sono passate 2800 persone in due settimane. Ogni giorno ho almeno 250 clienti.
Eravate aperti da poco.
Dal 5 giugno. Avevamo chiuso il 23 febbario, prima del resto della Liguria, ci aveva spaventati il caso dell’hotel di Alassio con i contagiati arrivati da Milano.
Ora la situazione qual è?
Dovrà  avvenire la sanificazione del locale da parte della Asl, nel frattempo io e tutti i dipendenti siamo in isolamento, dopo la quarantena faremo i tamponi. Se saremo negativi riapriremo. Ma ad agosto sarà  peggio, ci sarà  tantissima gente. La paura è che possa succedere di nuovo e che inizi tutto daccapo.
Che precauzioni usavate nel ristorante?
Tavoli distanti 1 metro, guanti, mascherine cambiate tre volte al giorno per tutti i dipendenti. Misuriamo la temperatura, l’avevamo misurata anche all’infermiera e non aveva la febbre. Bisognerebbe usare le mascherine FFP3 ma costano troppo per poterle dare a 24 dipendenti ed è anche difficile reperirle.
Lei è dispiaciuto, immagino.
Certo, ma è capitato anche a un altro ristorante qui. Per fortuna stiamo tutti bene, nessuno dei contagiati pare stia male. Stiamo facendo un nuovo lockdown ma siamo abituati, dopo che abbiamo chiuso per 104 giorni.
Teme che qualcuno possa non venir più da voi?
Ho 28 anni. Paghiamo tante tasse e diamo lavoro a tre camerieri italiani. Ci sono 16 sushi a Savona, se noi abbiamo tanto successo è perchè siamo seri e il nostro pesce è buonissimo, torneranno. Poteva succedere ovunque e finchè il virus non sarà  sparito non saremo l’unico caso.

(da TPI)

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VERSO L’ACCORDO: 209 MILIARDI PER L’ITALIA, 82 DI SUSSIDI A FONDO PERSO E 127 DI PRESTITI

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

LA NUOVA BOZZA DEL RECOVERY PLAN GARANTIREBBE PIU’ AIUTI RISPETTO AL PIANO ORIGINARIO CHE PREVEDEVA 172 MILIARDI… RIUNIONE IN CORSO

Dopo la terza notte di pugni sbattuti sul tavolo, scontri e tensioni tra ben 22 paesi dell’Ue e i frugali capitanati dall’Olanda, i toni dei leader europei sono decisamente più ottimistici oggi sulla possibilità  di raggiungere un’intesa sul recovery fund.
Lo è anche Giuseppe Conte, che accoglie con favore l’ultima proposta di compromesso che dovrebbe planare sul tavolo dei capi di Stato e di governo riuniti in una plenaria il cui inizio è stato più volte rimandato in giornata.
Lo riferiscono ad Huffpost fonti di Palazzo Chigi. Perchè, fatti i conti, con la nuova proposta del presidente del Consiglio Charles Michel all’Italia spetterebbero in totale oltre 200 miliardi di euro, tra sussidi (80mld) e prestiti (120-125mld). E, ma questo le fonti di Palazzo Chigi non lo specificano, il governo potrebbe evitare di fare ricorso ai soldi del Mes, circa 36mld.
La bozza, che però ancora deve ottenere l’ok della plenaria e tutte le incognite del caso vanno prese in considerazione alla luce di un vertice difficilissimo e lungo, prevede un ammontare totale del fondo pari a 750 miliardi di euro, 50mld in meno rispetto al piano iniziale della Commissione europea. La parte relativa ai sussidi scende da 500mld a 390mld, 110mld in meno. Quella sui prestiti aumenta, da 250mld a 360mld.
Ma il premier Conte è soddisfatto. Perchè i tagli ai sussidi non toccano nè la Recovery and resilience facility, che nella proposta iniziale ammontava a 310mld, nè la ‘React Eu’, 50mld dal pacchetto ‘Next generation Eu’ più altri 4,8mld dal bilancio Ue.
Si tratta dei fondi dai quali il governo Roma conta di pescare quasi tutte le sovvenzioni, “il 90-95 per cento dei nostri interessi”, dice una fonte di governo ad Huffpost. E sono quelli dai quali le risorse arrivano più direttamente agli Stati, con un tasso di ritorno del 20 per cento.
In effetti, secondo l’ultima bozza d’intesa, la ‘Recovery and resilience facility’ dovrebbe arrivare a 312 miliardi e mezzo, mentre React Eu perderebbe solo due miliardi e mezzo. Insomma, l’Italia ricaverebbe 80mld di sovvenzioni a fondo perduto in totale
Quanto ai prestiti, nella nuova bozza Michel aumentano. Il governo di Roma potrebbe prenderne fino a 120-125 miliardi di euro, rispetto ai 70-80 miliardi che avrebbe potuto chiedere con la proposta iniziale della Commissione von der Leyen.
Significa che, a conti fatti, l’Italia potrebbe fare a meno dei prestiti (circa 36mld) del Meccanismo europeo di Stabilità  (Mes) che è ancora oggetto di polemica politica. Ma questo le fonti governative sentite da Huffpost non lo specificano.
Governance delle risorse: è stata esclusa l’unanimità  in Consiglio europeo, sulla quale l’olandese Mark Rutte ha tanto insistito in questi giorni per avere un controllo, nonchè potere di veto, sull’uso dei fondi Ue da parte degli Stati membri.
E’ previsto invece un meccanismo di maggioranza rafforzata: un paese membro può sollevare problemi rispetto all’erogazione delle risorse, soprattutto dei sussidi, se non è convinto dei piani di investimento e riforma presentati e può chiedere al presidente Michel di discuterne in Consiglio. Ma l’ultima parola spetterebbe alla Commissione europea tramite l’Ecofin: a maggioranza rafforzata.
La ripartizione delle risorse resta quella della proposta originaria: 70 per cento per il 2021-22, il 30 per cento nel 2023. Ma la prima quota non verrà  calcolata in base ai dati della disoccupazione degli ultimi 5 anni, come prevedeva la proposta originaria, bensì in base al calo del pil per quest’anno e l’ulteriore calo nel 2021, computo che verrà  svolto entro giugno dell’anno prossimo.
Si tratta di una bozza che soddisfa la delegazione italiana, ma i condizionali sono d’obbligo, a valle di un vertice in corso da venerdì. La questione dei rebates, gli sconti sui contributi al bilancio europeo di cui beneficiano i frugali, è ancora aperta, per dire. Olanda, Svezia, Danimarca e Austria chiedono un aumento dello sconto, il cui ammontare dipenderà  dalle dimensioni totali dei sussidi. Se si chiude con 390mld, lo sconto sarà  minore. Se si chiude con 400mld, lo sconto sarà  maggiore.
Conte si prepara alla plenaria con la determinazione a “chiudere in fretta”. Ne ha discusso con Angela Merkel, Emmanuel Macron, Pedro Sanchez, Antonio Costa in un vertice ristretto nel pomeriggio. Tutti stufi di stare ancora a battagliare con piccoli paesi del nord che stanno bloccando l’intesa da giorni, soprattutto l’Olanda.

(da “Huffingtonpost”)

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CONDANNATO PER ISTIGAZIONE A DELINQUERE IL CONSIGLIERE COMUNALE DI FRATELLI D’ITALIA CHE SCRISSE: “GAY E LESBICHE, AMMAZZATELI TUTTI”

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

PATTEGGIA UNA PENA DI 4 MESI E 3.000 EURO DI RISARCIMENTO… E QUESTO TIZIO E’ VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE DI VERCELLI

“E questi schifosi continuano imperterriti. Ammazzateli tutti ste lesbiche, gay e pedofili”. Così aveva scritto un anno fa il vicepresidente del Consiglio Comunale di Vercelli Giuseppe Cannata su Facebook.
Non era la sua prima esternazione sui social carica d’odio, tanto che neanche un mese prima aveva scritto “gay e lesbiche fecce d’Italia” sempre sulla sua pagina Facebook.
La pena patteggiata (per istigazione a delinquere) è di 4 mesi (con sospensione condizionale della pena) e un risarcimento di 3mila euro che andrà  all’Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia, costituitosi parte civile.
Il direttivo dell’Arcigay di Vercelli ha commentato: “4 mesi sono troppo, troppo pochi, a nostro avviso. Ed è per questo che sabato scorso abbiamo aderito alla manifestazione “Spazza l’Odio”, in sostegno dell’approvazione della legge contro l’omotransfobia che si sta discutendo in questi giorni in Parlamento. Il tutto nel totale silenzio anche delle forze politiche di minoranza della nostra città , con in testa il PD che chissà  quando deciderà  di esporsi per i diritti di chi è discriminato senza la paura di perdere consenso (…)”.

(da TPI)

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ENRICO MENTANA: “FATE DIMETTERE QUEL COSTRUTTORE DI VELENO”

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

IL POST RAZZISTA DEL PRESIDENTE DEI COSTRUTTORI EDILI DEL FRIULI CONTRO UN GIORNALISTA A CUI AUGURA CHE VENGA STUPRATA LA FIGLIA

La vicenda del presidente regionale per il Friuli-Venezia Giulia dell’associazione nazionale dei costruttori edili, pescato a augurare via social una violenza sessuale alla figlia del nostro Davìd Puente è tanto grave quanto poco sorprendente.
Chiunque navighi sul web può incontrare molte volte al giorno esempi di cattiveria ferina, di stupidità  aggressiva, di volontà  di offendere e ferire l’interlocutore, senza freni, senza remore. Puente, che conosce il web meglio di tutti noi, non se ne è stupito. Conosce l’abisso degli odiatori, sa che quel fiele vorrebbe al fondo servire — in modo ignobile, certo — una causa, quella in questo caso anti immigrati.
Al contrario dei tanti pronti a urlare all’offesa ricevuta, Puente fa quello che dovrebbe fare un giornalista attento e curioso di capire: scrive al presidente regionale dell’Ance e gli chiede conto delle sue parole orrende. E quello che fa? Le conferma! Certo, le contestualizza nel “ragionamento” sul pericolo degli immigrati senza lavoro e senza radicamento. Ma questo non sposta niente.
E allora intendiamoci: l’Ance è un’organizzazione seria, radicata, e rappresenta interessi vitali per lo sviluppo nel paese. Ma proprio per questo sarebbe vergognoso se quell’individuo la rappresentasse ancora, sia pure solo per una settimana.
Quello che ha detto, e non ha ritirato, è inaccettabile, e lo sarebbe allo stesso modo se fosse stato scritto per la figlia di qualunque altro essere umano.
Per scrivere quelle cose bisogna essere gente che vive male, ma per rivendicarle a freddo, rispondendo alla persona offesa ci vuole qualcosa di peggio.
Qualcosa di incompatibile con qualsiasi carica rappresentativa, fosse anche quella di una bocciofila dall’altra parte del mondo.

Enrico Mentana

(da “Open”)

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IL “PATTO SEGRETO” TRA CONTE, GRILLO E IL PD PER LE REGIONALI: “NON FAR VINCERE I SOVRANISTI”

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

USARE IL VOTO DISGIUNTO ALLE REGIONALI FACENDO CONFLUIRE I VOTI DEL M5S SUI CANDIDATI GOVERNATORI PD

C’è un patto segreto, talmente segreto che oggi ne parlano i giornali, tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Beppe Grillo e il Partito Democratico per usare il voto disgiunto alle elezioni regionali e fare così “desistenza” contro la destra facendo confluire i voti del MoVimento 5 Stelle sui candidati DEM.
Ne parla oggi Claudio Tito su Repubblica:
Il tutto ha inizio un paio di settimane fa, quando il premier lancia la sua invocazione ad affrontare le urne in modo compatto. Il suo timore è evidente: una sconfitta cocente nelle sei regioni   chiamate a rinnovare le giunte equivale a mettere seriamente in difficoltà  il suo esecutivo. Le parole pronunciate in quella occasione, però, non sono estemporanee. Nelle ore precedenti il presidente del consiglio aveva sentito il fondatore del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. E ne aveva   parlato con il segretario del Pd. Se, però, le intenzioni dei Democratici erano note da tempo, molto meno delineata era — e in una parte del Movimento lo è ancora — la posizione dei Pentastellati.
Il “patto” prevede al momento due step diversi.
Il primo riguarda la Liguria e le Marche. Sul via libera a Ferruccio Sansa, il candidato unitario del centrosinistra contro Toti, ha avuto un peso   d determinante proprio Grillo. Ma   un’operazione analoga — nelle intenzioni dei contraenti il patto — potrebbe essere effettuata anche nelle Marche.
Si sta infatti svolgendo un tentativo in extremis per coinvolgere un grillino nel ticket con il candidato del Pd Mangialardi.
Il secondo step è quello decisivo. Grillo, infatti, si è impegnato a rivolgere una sorta di “appello” a tutti gli elettori e i militanti del Movimento 5Stelle. Un appello a «non far vincere la destra».
Una promessa che rischia di scardinare il dibattito in corso nei pentastellati. Il confronto tra i vari “colonnelli” grillini, infatti, è già  piuttosto burrascoso. È sufficiente ricordare le critiche severe   all’esecutivo e al premier di Alessandro Di Battista. E i dubbi di Luigi Di Maio sull’opportunità  di sperimentare alleanze per un soggetto politico che aveva concepito le urne come una corsa solitaria e soprattutto come un segno distintivo rispetto ai partiti tradizionali.
L’appello del fondatore, infatti, comporterebbe la necessità  di aiutare i candidati di centrosinistra nelle altre quattro regioni in gara. Compresi esponenti, come Emiliano o De Luca, che sono stati sistematicamente attaccati dai pentastellati locali.
Eppure la scelta è compiuta e contiene un elemento fondamentale. Si chiama “voto disgiunto”. Ossia la possibilità  di votare la lista M5S dando   però la preferenza ad un altro candidato governatore.
Le diverse leggi regionali, infatti, hanno un punto in comune: vince il concorrente, e non le liste, che in un turno unico ottiene più suffragi.

(da “NextQuotidiano”)

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IL SONDAGGIO CHE PREMIA CONTE COME IL PREMIER CON IL MAGGIOR CONSENSO DAL 1994

Luglio 20th, 2020 Riccardo Fucile

CONTE PREVALE SU BERLUSCONI E PRODI … TRA I PEGGIORI VINCE BERLUSCONI

Ilvo Diamanti riporta oggi i risultati di un sondaggio Demos & PI secondo il quale Giuseppe Conte è il presidente del Consiglio con maggiore consenso dal 1994.
Diamanti spiega che ci sono ragioni storiche dietro questo risultato:
Conte è, ovviamente, favorito da ragioni “storiche”. In quanto è il premier del presente. In carica da oltre due anni. Ha, infatti, presieduto due diverse coalizioni. In particolare, è il più apprezzato dagli elettori del M5s, che lo hanno espresso, dopo le elezioni del 2018. E confermato, dopo la crisi e la formazione del nuovo governo,   poco meno di un anno fa. Ma è valutato con favore dagli elettori di tutti i principali partiti. Di maggioranza e di opposizione.
Non solo   perchè ha governato coalizioni diverse. Anzi, questo potrebbe costituire un fattore negativo, per chi oggi sta dall’altra parte. “Conta”, soprattutto, il ruolo di riferimento   comune che ha assunto durante l’emergenza del Coronavirus. Quando è divenuto la guida di un“governo di emergenza”.
Un altro dato significativo è che l’altro premier che “conta”, dopo l’avvento di Berlusconi, è Berlusconi stesso. Il “migliore”, secondo gli elettori di Centro-Destra. In primo luogo, di FI. Quindi, della Lega e dei FdI.
Segnalato “fra i migliori” perfino dalla base del M5s. Che, peraltro, lo sceglie come “il peggiore”. L’unico elettorato che non lo riconosce è quello del Pd. E non potrebbe essere diversamente. Visto che il Pd è sorto in alternativa a Berlusconi e al berlusconismo. Al modello del “partito personale”. Il Pd è stato fondato come casa comune del Centro-Sinistra.
Un soggetto politico guidato, a lungo, da Romano Prodi. Per questo, nella classifica dei migliori Presidenti del Consiglio, Prodi segue — a distanza — Berlusconi. E supera tutti, fra gli elettori del Pd.
Per la stessa ragione è considerato uno fra i peggiori dagli elettori di Destra. Lega e FdI.
Dopo Prodi, nella classifica generale dei “migliori”, incontriamo Paolo Gentiloni. Seguito da Enrico Letta. E, quindi, da Mario Monti e Matteo Renzi. Due premier che ritroviamo nella classifica dei “peggiori”.

(da agenzie)

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