Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
“CI HANNO PUNITO PER AVER DETTO LA VERITA'”: LA DENUNCIA DI HAMALA DIOP, EX OPERATORE SANITARIO ALL’ISTITUTO PALAZZOLO
“Ci hanno punito per avere detto la verità . Ma io denuncerei ancora, anche sapendo le conseguenze, anche adesso”. Hamala Diop, 25 anni, ex operatore sanitario all’Istituto Palazzolo della Fondazione Don Gnocchi, è stato licenziato dopo aver denunciato, insieme ad altri colleghi, presunte irregolarità nella gestione dell’emergenza coronavirus all’interno della struttura. Intervistato da Fanpage.it, spiega cosa lo ha spinto ad andare in Procura e conferma: “Anche se ora sono disoccupato, tornando indietro farei la stessa cosa”.
“Ci hanno mentito, assicurato che eravamo al sicuro, vietato di usare le mascherine. Poi ci hanno punito per avere detto la verità . Ma io denuncerei ancora, anche sapendo le conseguenze, anche adesso”.
Hamala Diop, 25 anni, è cresciuto a Milano e vive a Cormano. Per tre anni ha lavorato come operatore socio sanitario all’interno dell’Istituto Palazzolo della Fondazione Don Gnocchi di Milano. Fino a quando con altri colleghi ha denunciato la struttura per la diffusione del coronavirus tra ospiti e operatori, facendo partire le indagini della Procura di Milano. Così la cooperativa Ampast lo ha licenziato.
Anche gli altri lavoratori che hanno firmato la denuncia sono stati dichiarati “non graditi” dalla Fondazione, allontanati e trasferiti in altre sedi.
Ora Hamala, difeso dagli avvocati Romolo Reboa, Gabriele Germano e Roberta Verginelli, si è appellato alla normativa sui whistleblower e ha fatto causa per chiedere l’annullamento del licenziamento.
Quando avete iniziato a pensare che qualcosa non andava all’interno della struttura?
Per me è iniziato tutto con una riunione alla fine di febbraio. Un dirigente ci ha assicurato che l’Istituto Palazzolo era sicuro, ci ha detto che potevamo stare tranquilli e che, per non spaventare l’utenza, era meglio non mettere le mascherine. Ricordo che alcuni colleghi avevano i dispostivi e sono stati invitati a toglierli per non farsi vedere. In caso contrario avrebbero preso una lettera di richiamo. Noi ci siamo fidati e abbiamo fatto quello che ci hanno detto.
Quando avete saputo che il virus era arrivato anche tra voi?
Un paio di settimane più tardi. Il 14 marzo ci è stato comunicato che eravamo entrati in contatto con una persona infetta. Il contatto era avvenuto prima del 10 marzo.
È stato uno choc?
No affatto, noi già lo sospettavamo. Un collega era stato ricoverato in ospedale con sintomi, poi è venuto è venuto fuori che aveva il coronavirus. Poco dopo anche io non mi sono sentito bene: avevo dolori i tutto il corpo, giramenti di testa, mi bruciavano gli occhi. Mi sono messo in malattia e mi hanno invitato a fare il tampone, che è risultato positivo. Intanto anche altri colleghi avevano gli stessi sintomi, così abbiamo capito che l’avevamo preso tutti. A quel punto abbiamo deciso di denunciare.
Cosa vi ha spinti ad andare in Procura?
Il fatto che ci avevano mentito. Ci avevano detto che eravamo al sicuro, questo ci ha fatto veramente arrabbiare. Eravamo in 18, dopo la denuncia ci hanno sospesi. In seguito io sono stato licenziato, altre quattro persone che lavoravano a partita Iva sono state allontanate. Ma anche gli altri non se la stanno passando bene. Li hanno trasferiti a lavorare lontano da casa, tra Como e Varese.
Perchè lei è stato licenziato?
Hanno detto che ero comparso su testate giornalistiche e avevo divulgato la denuncia. Io ho risposto che non è vero, e comunque cercare di impedirmi di parlare con i giornali è grave e assurdo. Io so che ho ragione, so che non sto mentendo e non intendo tirarmi indietro.
Come si svolge la sua vita in attesa dell’esito della causa contro il licenziamento?
Adesso sono disoccupato, sono a casa dal 6 maggio. Ho mandato il curriculum a qualche azienda, cerco in qualsiasi ambito, intanto vedo come si mette la mia situazione. Ho il finanziamento della macchina e altre spese, devo trovare un modo di guadagnarmi da vivere. La disoccupazione non l’ho vista, ma spero almeno di ricevere i soldi per l’infortunio.
Si sente vittima di un’ingiustizia?
Non mi sento tutelato. Ci è stato detto che non si poteva essere licenziati durante il periodo del coronavirus. Io non ho mai preso richiami, il mio lavoro l’ho sempre fatto, ero tranquillo. Invece siamo stati puniti per aver detto la verità . Noi operatori sanitari ci prendiamo sempre la responsabilità per qualsiasi cosa, mentre l’azienda non lo fa per un fatto così grave. Mi fa rabbia, non riesco ancora a mandarla giù.
Tornando indietro, conoscendo le conseguenze a cui è andato incontro, denuncerebbe ancora?
Sì. Da questa storia ho imparato che devo sempre rimanere me stesso. Denuncerei ancora, anche sapendo le conseguenze, anche adesso. Non potevo fare finta di niente, molti sono stati male. Molti ospiti sono morti, persone che vedevo tutti i giorni. Ripeto: so che sto dicendo la verità .
Tornerebbe a lavorare al Don Gnocchi se dovesse vincere la causa?
Non lo so. Forse tornerei, ma le cose dovrebbero cambiare perchè i lavoratori non sono tutelati.
(da Fanpage)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL NEGAZIONISMO DI UN PRESIDENTE SOVRANISTA STA CAUSANDO MIGLIAIA DI MORTI INNOCENTI
Più che al ritmo leggero di samba, oggi il Brasile sembra muoversi sulle note cupe di un requiem.
Secondo Paese al mondo, dopo gli Stati Uniti, per numero di decessi da Coronavirus (ufficialmente 76.688 al 16 luglio), il Brasile sta pagando un prezzo altissimo per la sconcertante linea negazionista dei rischi imposta dal presidente Bolsonaro.
Il contagio continua a diffondersi minacciosamente non solo al Sud, nelle regioni come San Paolo, dove le capacità del comparto sanitario sono più avanzate.
L’emergenza si manifesta in misura crescente anche nelle aree rurali e negli Stati del Nord-Est, ben meno attrezzati per fronteggiare la pandemia. Gli effetti sono drammatici e la loro portata imprevedibile, se si considera tra l’altro che cinquanta milioni di brasiliani – un quarto della popolazione totale – vivono in abitazioni prive di reti fognarie o di acqua corrente.
Ora Bolsonaro, positivo anche al secondo test, si affida alla benevolenza di Dio e alla discussa terapia a base di idrossiclorochina, al pari dell’amico Trump.
Dal suo isolamento forzato nel palazzo presidenziale dell’Alvorada non appare disposto a cambiare idea. Che le attività proseguano regolarmente, “tanto prima o poi tutti dovremo morire”, ignorando gli appelli dei governatori dei ventisette Stati della Federazione, tutti favorevoli a misure restrittive di prevenzione. Scartata la scienza, preferisce la Provvidenza.
Tradotta in termini politici, l’ostinazione del capo dello Stato brasiliano significa incompetenza, irresponsabilità e ulteriore polarizzazione del Paese. Invece di aggregare e guidare, Bolsonaro divide e destabilizza, all’interno come all’estero. E’ questione di dna, non potrebbe fare altrimenti. Potrà andare avanti così fino alla scadenza del suo mandato, a dicembre 2022?
La disastrosa gestione della crisi del Covid, l’abbandono delle politiche di inclusione sociale e i limiti oggettivi della sua preparazione hanno abbassato, ma non di molto, il consenso dell’elettorato per il presidente.
La sua popolarità è intorno al trenta per cento. Quando Fernando Collor de Mello e Dilma Rousseff furono destituiti dalla presidenza della Repubblica, nel 1992 e nel 2016, il consenso personale di cui entrambi godevano era del quindici per cento.
Anche per questo, l’ipotesi di impeachment non sembra realistica, nonostante più d’una insidiosa accusa pendente a suo carico in un sistema che mantiene in ogni caso una corretta dialettica inter-istituzionale tra esecutivo, legislativo e giudiziario. Il Brasile non è il Venezuela.
Memore della scelta pragmatica di Lula, da presidente, di conquistare i settori più moderati con una serie di misure rassicuranti (“Lulinha paz e amor”), Bolsonaro cerca di allargare la sua base parlamentare ai variegati gruppi centristi, disponibili ad appoggi in cambio di contropartite più o meno esplicite.
Per riuscirvi, dovrà forse alleggerire il suo governo da qualche elemento più ideologico e radicale e dare maggiore spazio ai ministri più ragionevoli, tra cui figurano militari di buona preparazione, paradossalmente più duttili di alcuni colleghi di estrazione civile.
Assorbito da contrapposizioni e convulsioni interne, il Brasile perde colpi nella sua proiezione internazionale, autorevole con Cardoso e Lula, oggi evanescente. Sono lontani i tempi in cui ad esempio l’Egitto chiedeva al Brasile, in virtù della sua influenza sulla scena mondiale, di svolgere i buoni uffici su Shimon Peres in uno dei passaggi cruciali del contenzioso arabo-israeliano.
L’appiattimento prono dell’Itamaraty sulle politiche di Donald Trump ha dirottato il Brasile su un binario morto su scala globale.
Il tradizionale impegno multilaterale di Brasilia e il suo protagonismo sui temi dell’agenda globale hanno ceduto il passo a un isolazionismo compiaciuto e controproducente. Non è certo questo il Paese che possa coltivare l’ambizione, trascinata invano per anni, di ottenere un seggio permanente in Consiglio di Sicurezza.
Per il Brasile e per la sua agguerrita diplomazia, che quasi trenta anni fa a Rio de Janeiro elaborarono per primi l’idea dello sviluppo sostenibile nel quadro dei negoziati Onu sull’ambiente, è un motivo in più di disagio e di insoddisfazione per l’attuale deriva nazionalista, triste e inconcludente.
(da Huffingtonpost”)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
SOPRA LA SOGLIA SONO LOMBARDIA, PIEMONTE, VENETO, EMILIA-ROMAGNA, TOSCANA E LAZIO
Secondo gli ultimi dati sulla diffusione del contagio da Coronavirus a livello nazionale si registra un lieve aumento dei nuovi casi con un indice di trasmissibilità nazionale (Rt) che è tornato sopra 1, allo 1.01.
Questo indica che «la trasmissione nel nostro Paese è stata sostanzialmente stazionaria nelle scorse settimane». È quanto emerge dal monitoraggio congiunto dell ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità per la settimana del 6-12 luglio.
In quasi tutte le Regioni italiane sono stati registrati nuovi casi di contagio, con una crescita rispetto alla scorsa settimana.
Si segnala in alcune Regioni/PA la presenza di nuovi casi di infezione importati da altra Regione e/o da Stato Estero. La situazione epidemiologica è dunque «estremamente fluida».
Sono sei le regione con l’indice Rt sopra l’1. In base ai dati del monitoraggio quelle che hanno superato la soglia sono: Emilia Romagna (1,06), Lazio (1,23), Lombardia (1,14), Piemonte (1,06), Toscana (1,24) e Veneto (1,61).
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL GIOVANE STRANIERO RISIEDE REGOLARMENTE IN ITALIA E LAVORA… LA MAGISTRATURA VICINA A IDENTIFICARE ALTRI MALVIVENTI
Tre arresti per aggressione a sfondo razziale a Palermo. La Polizia di Stato ha eseguito nella notte
la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di tre persone, ritenute “responsabili di più condotte penalmente rilevanti nei confronti di un giovane senegalese, aggredito e minacciato a più riprese sullo sfondo di uno subcultura fortemente discriminatoria”.
Gli arrestati sono Claudio Lucania Claudio, 31 anni, Roberto Ventimiglia, 31 anni Riccardo Salvatore 28 anni.
Il giovane cittadino senegalese risiede regolarmente in Italia e lavora.
In via Beati Paoli, il giovane straniero era stato quasi centrato da una vettura sportiva che a velocità sostenuta era sfrecciata sulle strade del centro città .
Le risentite ma garbate rimostranze rivolte dal pedone straniero all’autista della vettura, Lucania, avrebbero scatenato “un flusso di violenza nei suoi confronti che sarebbe andato bene al di là di un contenzioso stradale e sarebbe stato costellato da inequivocabili epiteti a sfondo razziale: l’autista della vettura ed un centauro suo amico, Ventimiglia, presto giunto a spalleggiarne la tracotanza e sfrontatezza, hanno picchiato il senegalese.
I palermitani hanno cercato, ancora una volta, di investire il senegalese, lo hano colpito con calci e pugni e Ventimiglia avrebbe addirittura indirizzato colpi di catena al capo della vittima, accompagnando la violenza con frasi discriminatorie.
Soltanto l’intervento “di un ecomiabile residente palermitano della zona, testimone della cieca violenza, avrebbe evitato peggiori conseguenze al senegalese”, dicono gli investigatori. Il residente, sceso in strada, si sarebbe infatti adoperato per calmare gli animi ed avrebbe condotto lo straniero al sicuro, in un luogo distante, prima e successivamente presso un nosocomio cittadino dove la vittima sarebbe stata refertata con una prognosi di 25 giorni.
A distanza di qualche ora dall’accaduto, lo straniero sarebbe stato raggiunto lungo le strade della movida cittadina da un nutrito gruppo di malviventi (i cui componenti sono in via di identificazione) all’interno del quale è risaltata per spregiudicatezza la minacciosa condotta di Ventimiglia. Questi, brandendo una spranga, avrebbe minacciato lo straniero di pesanti ritorsioni nel caso in cui egli avesse presentato una formale denuncia del violento pestaggio ed avrebbe cercato di condurre il giovane in un luogo appartato allo scopo di spiegargli ”come funziona a Palermo”. Ma i tre sono stati arrestati
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DELLA MADRE: “UN COLPO AL CUORE, MIO FIGLIO STAVA AIUTANDO UNA DONNA IN DIFFICOLTA’, CHE PAESE STIAMO DIVENTANDO?”… UN PAESE DI MERDA, FINO A QUANDO LA GENTE ONESTA’ NON REAGIRA’ E PRENDERA’ A CALCI IN CULO QUESTA FOGNA UMANA
“Levati che non la lasci respirare e tornatene al tuo Paese”. Sono le parole che un ragazzino di 15 anni, italianissimo, ma dalla pelle mulatta, si è sentito rivolgere martedì sera mentre soccorreva una donna che si era appena sentita male in viale Gramsci a Grugliasco.
Sono le 19.30 e davanti al Bar ’10 e Lode’ si è formato un capannello di persone. Una signora si è sentita male all’improvviso e il giovane che era appena dietro di lei in compagnia di un’amica l’ha presa al volo per evitare che sbattesse la testa per terra.
Poi ha chiamato i soccorsi. “A scuola aveva fatto un corso di primo intervento e si è ricordato quelle prime nozioni e si è dato da fare per aiutare la donna”, spiega Katia, la mamma dell’adolescente a cui il figlio ha raccontato quello che gli era successo non appena è arrivato a casa
Il racconto della mamma
“Le ha alzato le gambe, quando ha iniziato a riprendersi le ha portato un bicchiere d’acqua – dice ancora la donna -. Poi quando è arrivata l’ambulanza si è visto avvicinare da un uomo, un passante che lo ha spintonato dicendogli di togliersi di mezzo”. Il ragazzino ha protestato. “Sto solo cercando di dare una mano”, ha detto allo sconosciuto. “Ma togliti – ha ribadito il passante – perchè non te ne torni al tuo Paese?”.
A quel punto il giovane si è allontanato dalla donna che stava soccorrendo, un po’ scosso. “Erano frasi senza motivo che mio figlio non si sarebbe meritato nemmeno se fosse stato beccato a fare qualcosa di male, ma lui stava aiutando. Anche la signora lo ha ringraziato quando si è sentita meglio”. Eppure la sua pelle scura è bastata a classificarlo come ‘indesiderato’.
Lo sfogo su Facebook
La mamma – che ha scritto un lungo post su Facebook ricevendo centinaia di messaggi di solidarietà – è sconfortata. “Mio figlio viene fermato per strada per essere controllato dalle forze dell’ordine perchè è mulatto e con i dread – racconta la mamma -. Da quando ha 3 anni gli capitano episodi simili. Un giorno tornò a casa da scuola chiedendomi qual era casa nostra visto che qualcuno gli aveva detto di tornare a casa sua. E sono anni che combatto per spiegargli che non c’è niente di diverso in lui e nella nostra famiglia”.
Ci sono stati giorni in cui mamma Katia si è sentita chiedere. “Mamma perchè non mi hai fatto bianco?”. E – assicura la donna – “per una mamma è un colpo al cuore. Lo è anche spiegare al proprio figlio che dovrà fare attenzione doppia in tutto quello che fa, dovrà imparare a non rispondere, per non incappare in controlli. Non voglio che mio figlio si senta in difetto, soprattutto se ha appena aiutato una persona in difficoltà “.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
AL PRESTANOME PROMESSI PAGAMENTI DI MILLE EURO A TRANCHE
Da stamattina il Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano è nella sede della
Lombardia Film Commission di Cormano, al centro dell’inchiesta del procuratore aggiunto Eugenio Fusco e del pm Stefano Civardi, che indagano sul flusso di denaro movimentato da tre commercialisti della galassia leghista: Alberto Di Rubba, ex presidente della LFC, e il collega Andrea Manzoni, ex revisori contabili della Lega in Parlamento, e il terzo professionista Michele Scillieri, amministratore della Futuro Partecipazioni, a cui erano intestate le quote di Andromeda, la società che acquista l’immobile a 400mila euro e lo rivende a 800mila. La procura intende chiarire quale siano le destinazioni finali della maxiplusvalenza.
Due giorni fa e stato fermato il prestanome di Scillieri, Luca Sostegni, prima che scappasse in Brasile via Francoforte. Sostegni è indagato per estorsione perchè avrebbe preteso 50mila euro da Scillieri per il suo silenzio.
Ora emergono nuovi dettagli sul pagamento. La sera in cui è stato fermato aveva ricevuto una busta con 5mila euro, con l’ulteriore promessa di pagamenti di mille euro ogni venti giorni. Una sorta di vitalizio per non svelare protagonisti e dinamiche di una compravendita piena di anomalie.
A Sostegni la procura contesta tutte le esigenze cautelari: il pericolo di fuga, di inquinamento probatorio e di reiterazione dei reati. I pm hanno inoltrato al gip Giulio Fanales la richiesta di convalida del fermo e di custodia cautelare. Il presunto prestanome di Scillieri, ora a San Vittore, avrebbe intanto già reso alcune dichiarazioni utili per le indagini. Sostegni intendeva fare rientro nel Paese del Sudamerica dove aveva vissuto di recente. Nei mesi scorsi era poi rientrato in Italia, in Toscana, dove è rimasto nel periodo di emergenza Covid.
La Guardia di Finanza di Milano sta effettuando acquisizioni di documenti nella sede della Lombardia Film Commission, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta compravendita a prezzo gonfiato di un immobile a Cormano, nel Milanese. Dalle casse della società sarebbero usciti 800mila euro di fondi regionali per l’acquisto dell’immobile. Denaro che poi, in parte, sarebbe arrivato ai professionisti i cui nomi sono già emersi nel caso dei 49 milioni della Lega spariti, e in parte sarebbe finito in una rete di società su cui sta indagando la Procura.
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL CONTO COVID SALE A 100 MILIARDI, TUTTO A DEFICIT, DEBITO INARRESTABILE
Basta poggiare la lente d’ingrandimento sui contenuti per capire che la nuova manovra da 20 miliardi che il Governo tirerà fuori nella prima settimana di agosto sarà ancora una manovra di rammendo. Come il Cura Italia e il decreto Rilancio.
Vanno messi altri punti per provare a ricucire lo strappo del Covid. È l’equivalente dell’allungamento dello stato di emergenza.
Eccoli gli ultimi contenuti, che Huffpost è in grado di anticipare: la proroga dell’assegno di disoccupazione e un bonus per gli stagionali del turismo.
Sono misure emergenziali, a tempo, come il resto dell’elenco: soldi per Comuni e Regioni, altri fondi per i prestiti alle imprese, ancora cassa integrazione seppure mitigata dall’opzione alternativa degli sconti fiscali per le imprese.
Il lavoro procede a ritmi intensi al Tesoro, dove si sta provando a tirare una linea al lungo elenco delle richieste che arrivano da più parti.
Tutti hanno bisogno di soldi e per questo la prima scelta che è stata già fatta è quella di portare l’asticella del nuovo scostamento del deficit verso il valore più alto di una forchetta che solo qualche settimana fa oscillava tra 10 e 20 miliardi.
I miliardi saranno venti e si aggiungeranno ai 25 miliardi del decreto di marzo e ai 55 miliardi del provvedimento di maggio.
Il conto salirà così a 100 miliardi, tutti in deficit che l’Europa ha autorizzato e autorizzerà , ma che allo stesso tempo faranno lievitare un debito pubblico che a maggio è già schizzato alla cifra record di 2.507,6 miliardi, crescendo di 175,7 miliardi rispetto allo stesso mese dell’anno scorso.
Un valore, quest’ultimo, che rende evidente come il virus ha sì pesato ma non è stata la sola ragione della crescita esponenziale della curva.
Insomma, la strategia economica del Governo per fronteggiare il virus è stata quella di fare debito per pagare tutti o quasi tutti, il che è un concetto che genera sostenitori e detrattori, i primi convinti che fosse giusto e doveroso mentre i secondi sugli scudi a denunciare l’assistenzialismo da divano e i soldi a pioggia.
La composizione della nuova manovra prosegue su questa scia, non supera questa divisione perchè – almeno stando allo stato dell’arte dei lavori – non marca un cambio di passo. Non sposta il tiro sulla dimensione delle misure strutturali.
Dice questo il bonus per i lavoratori stagionali del turismo, una delle categorie più colpite dalla pandemia. Allo studio c’è un bonus da 600 euro, da erogare in una o due quote. E lo stesso concetto viene fuori dalla proroga della Naspi, l’indennità di disoccupazione.
Un’altra proroga perchè già il decreto Rilancio, varato a maggio, ha previsto la proroga di due mesi.
Anche i soldi che andranno ai Comuni e alle Regioni rispondono alla stessa logica, quella di riempire buchi, più o meno grandi, che già esistevano o che il virus ha squadernato nei conti dei sindaci.
Una fetta dei 20 miliardi andrà anche al Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, l’erogatore dei prestiti sotto i 25mila euro. Una misura che potrebbe andare in una direzione non opposta ma quantomeno diversa è lo schema che sta mettendo a punto il presidente dell’Inps Pasquale Tridico su indicazione di Giuseppe Conte. Quello che proverà a disincentivare il ricorso alla cassa integrazione attraverso la decontribuzione per le imprese che decideranno di tenere il dipendente a lavoro pieno e non in cassa.
Il meccanismo è in fase di elaborazione, ma l’obiettivo è farlo confluire nel decreto, a maggior ragione che c’è più tempo rispetto a quello previsto.
Il decreto doveva arrivare a metà luglio, quantomeno era stato programmato di arrivare a metà mese in Parlamento con la nuova richiesta di scostamento che deve essere autorizzate dalle aule per poi procedere alla stesura del testo del provvedimento. La road map è stata riaggiornata: lo scostamento sarà votato “forse la settimana prossima, al massimo quella dopo”, rivela una fonte di via XX settembre.
Poi servirà ancora qualche giorno per il decreto. Sarà agosto. Fino ad allora ci sarà tempo per rivedere l’elenco delle misure anche perchè alcune hanno bisogno di soluzioni politiche. Come la rateizzazione delle tasse.
Il Tesoro ha detto no alla proroga delle scadenze fissate il 20 luglio, già prorogate rispetto alla scadenza del 30 giugno. La motivazione? “Esigenze di cassa”. Nel bene o nel male i conti si fanno sempre con i soldi.
(da “Huffingtonpost“)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
DA QUI SI SPIEGA IL TENTATIVO DI BLOCCARE LA SUA NOMINA A CANDIDATO GOVERNATORE IN LIGURIA PERCHE’ “HA PARLATO MALE DI ME” (E LO CREDO)
Luigi Di Maio ricorderà certamente alcune analisi fatte da Ferruccio Sansa sul suo operato politico
e su una svolta del Movimento 5 Stelle.
Come quando, nell’aprile del 2018 — poco prima dell’accordo tra pentastellati e Lega che, qualche settimana dopo, avrebbe portato al governo Conte-1 — mosse critiche al Pd, ma soprattutto al percorso intrapreso dal M5s.
Il giornalista, ospite di Coffee Break, criticò la posizione del Partito Democratico — su un eventuale accordo con Berlusconi per una maggioranza mista — e non risparmiò una sferzante analisi sul cambio di marcia del Movimento 5 Stelle diventato, a suo dire, un «partito di destra» con l’arrivo di Luigi Di Maio.
In un’altra occasione, qualche mese prima — sempre davanti alle telecamere di La7 -, lo stesso Ferruccio Sansa parlò così del Movimento 5 Stelle.
«Il M5S era un movimento di rottura ma legato alle istituzioni. Oggi vedo solo il desiderio di accreditarsi come partito che può governare e non più come partito di rottura. Il cambiamento è cominciato con l’arrivo di Di Maio. Come posizione politica il movimento si è spostato verso il centro-destra».
(da agenzie)
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Luglio 17th, 2020 Riccardo Fucile
GRILLO PRENDE LE DISTANZE DA DI MAIO E CRIMI CONFERMA: “NESSUN PROBLEMA, AVANTI CON SANSA”
Ancora fibrillazioni in casa Cinque Stelle, ma il fondatore dei 5S, Beppe Grillo, blinda il candidato e smentisce che ci sia stato uno stop, da parte di qualche esponente del partito, alla sua corsa alla Regione in alleanza con il Pd. Dopo una telefonata a Di Maio e Crimi, Grillo avrebbe confermato che il Movimento in Liguria va avanti con Sansa “e sono state superate le perplessità “.
Proprio Sansa, a un passo dalla chiusura dell’unica alleanza Pd-5S delle prossime elezioni regionali, sembra clamorosamente proiettarsi l’eco degli ultimi conflitti tra i big pentastellati, che dalle tensioni romane dei giorni scorsi, tra Di Maio, Conte, Di Battista – a quanto pare – rimbalzano anche a Sant’Ilario, la collina genovese dove vive il garante, Beppe Grillo.
L’accordo in Liguria sembrava infatti chiuso dopo sei mesi estenuanti di trattative e di nomi bruciati. Poi ecco il nome di Sansa che mette d’accordo, nonostante alcuni residui mal di pancia delle rispettive basi, Pd e 5S. Tutto però rischia di saltare – a 24 ore dall’ufficializzazione – per i dubbi espressi, giovedì scorso, da Luigi Di Maio. Si tratta di riserve opposte dal ministro degli Esteri che non ha mai avuto rapporti idilliaci con il giornalista che correrà da aspirante governatore.
Così sale di nuovo la temperatura ai piani alti del Movimento.
Non commenta e mostra serenità il segretario Nicola Zingaretti, ma dietro le quinte i dem si dicono disorientati dalle turbolenze grilline. L’accordo sta a cuore al vicesegretario, lo spezzino Andrea Orlando, fra i tenaci fautori dell’accordo insieme con l’ex ministra Roberta Pinotti.
Ed è a loro che il Movimento fa arrivare una serie di rassicurazioni, riservatamente, già alle prime ore del mattino: “Si tratta di tempeste in un bicchiere. Non c’è problema, il Movimento vuole Sansa, questo patto sul suo nome non è in discussione”, fanno sapere
Il primo a mostrare irritazione e a pretendere posizioni ufficiali è il candidato Sansa. Che, da Genova, chiede subito “parole chiare ai vertici del Movimento” sulla propria corsa. Poco dopo, ecco la risposta che arriva dal reggente dei Cinque Stelle. Vito Crimi fa sapere di aver sentito il candidato governatore del patto 5S-Pd in Liguria, Sansa. Gli ha detto: “Vai avanti, nessun problema sulla tua candidatura”.
A Di Maio invece viene attribuita un’altra strategia. Non allearsi sui territori per le regionali con il Pd perchè altrimenti questo rafforzerebbe, se il voto non dovesse andare male, le chance di Conte come guida futura di M5s. Quando invece l’attuale ministro degli Esteri potrebbe nei prossimi mesi tornare in campo, anche se in realtà non lo ha mai lasciato del tutto, sulle macerie del Movimento.
(da agenzie)
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