Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
NON SERVE IMPEACHMENT, BASTA USARE LA SEZIONE TERZA DEL 14° EMENDAMENTO
Per bandire Donald Trump dai pubblici uffici non serve l’impeachment, basta più semplicemente e velocemente applicare la sezione terza del 14/mo emendamento della costituzione, suggeriscono in un intervento sul Washington Post due autorevoli giuristi americani, Bruce Ackerman e Samuel R. Rosen, docenti di diritto rispettivamente alla Law School di Yale e dell’Indiana University.
La sezione terza del 14/mo emendamento prevede tra l’altro che nessuna persona che abbia prestato giuramento come funzionario esecutivo possa ricoprire alcuna carica civile o militare se si accerta che è stata coinvolta “in insurrezione o ribellione” contro la costituzione.
Secondo i due esperti, basterebbe un voto di maggioranza semplice di entrambe le camere, anzichè i due terzi previsti in Senato per la condanna nel processo di impeachment.
In base al 14/mo emendamento, Trump potrebbe ricandidarsi alla Casa Bianca solo se riuscisse a persuadere il futuro Congresso, “con un voto di due terzi di ciascuna camera, a rimuovere questa disabilità ”.
I due giuristi invitano quindi a seguire questa strada e fare un passo indietro, fermando un impeachment “affrettato” che a loro avviso non potrebbe concludersi entro il 20 gennaio e non potrebbe proseguire dopo che Trump ha lasciato la Casa Bianca: “la costituzione prevede l’impeachment solo come uno strumento per procedere contro un presidente mentre è in carica”, “per proteggere il paese, non per punire il trasgressore”, sottolineano.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
PAYPAL BLOCCA LE RACCOLTE FONDI IN FAVORE DEI CRIMINALI CHE HANNO ASSALTATO CAPITOL HILL.. MOLTE AZIENDE BLOCCANO FINANZIAMENTI A ESPONENTI REPUBBLICANI CHE HANNO TENTATO IL GOLPE
Twitter ha annunciato di aver “sospeso permanentemente” 70.000 account affiliati al movimento pro-
Trump QAnon da venerdì, per impedire loro di utilizzare il social network “per scopi violenti, come per rivolte a Washington la scorsa settimana”.
La piattaforma ha intrapreso un’epurazione iniziata venerdì con il blocco definitivo dell’account del presidente americano, accusato di aver “incoraggiato i suoi sostenitori a interrompere la certificazione della vittoria del democratico Joe Biden da parte del Congresso”.
Anche Facebook in queste ore ha portato a termine un’operazione simile. Il social network ha bloccato tutti i contenuti che contengono lo slogan di Donald Trump “Stop the Steal”, “fermate il furto”, intonato anche dagli assalitori a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio. Facebook ricorda di aver già bloccato due mesi fa il gruppo “Stop the Steal” che aveva oltre 300.000 follower e divulgava disinformazione.
La società di Mark Zuckerberg, come Twitter, ha sospeso l’account di Trump dopo le violenze a Capitol Hill.
Pure il colosso dei pagamenti online PayPal si è mosso in una direzione simile: ha bloccato la piattaforma di raccolta fondi GiveSendGo perchè stava mettendo insieme donazioni a beneficio delle proteste di Washington.
Molte aziende, come AT&T, American Express e Dow Inc hanno invece annunciato che intendono tagliare i finanziamenti agli esponenti repubblicani che hanno votato al Congresso per ribaltare la vittoria di Biden.
(da agenzie)
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Gennaio 12th, 2021 Riccardo Fucile
GIA’ 15.000 UOMINI DELLA GUARDIA NAZIONALE MOBILITATI A DIFESA DI WASHINGTON… FBI AVVERTE “ESTREMISTI TENTERANO ASSALTI ARMATI”… NUMEROSI AGENTI DI POLIZIA SOTTO INCHIESTA PER COLLUSIONE CON I TERRORISTI SOVRANISTI
L’Fbi lancia un allarme: tutti i Parlamenti dei 50 Stati Usa sono bersagli di altrettanti “attacchi armati” da parte di milizie dell’estrema destra, in un’offensiva che può colpire dal 16 al 20 gennaio.
Un bis dell’assalto al Congresso di Washington, esteso su scala nazionale. Lo riferisce la Cnn che ha diffuso per prima un comunicato ufficiale della polizia federale. L’Fbi considera elevato anche il rischio di un attentato contro Joe Biden, teso a eliminare il presidente-eletto prima ancora che possa assumere i poteri con l’Inauguration Day del 20 gennaio. Lui però assicura: “Non ho paura di giurare all’esterno, siamo stati informati”. Il presidente uscente Donald Trump ha approvato lo stato di emergenza per il giorno in cui passerà il testimone al nuovo leader.
Misure di protezione speciale vengono aggiunte a quelle che già il Secret Service stava rafforzando dopo l’attacco del 6 gennaio attorno alla persona del futuro presidente, della sua vice Kamala Harris, della presidente della Camera Nancy Pelosi. Infine le milizie minacciano una “insurrezione armata nazionale” qualora il vicepresidente Mike Pence invochi il 25esimo emendamento per sostituirsi a Trump negli ultimi giorni del mandato.
L’Fbi ha cominciato ad avere un quadro aggiornato dei piani delle milizie di estrema destra a partire dall’8 gennaio, due giorni dopo l’assalto al Congresso di Washington.
L’offensiva pianificata è ancora più a vasto raggio di quanto si credeva. Le trame delle milizie includono tutte le Capitol Hill d’America, cioè le sedi dei Parlamenti dei singoli Stati, spesso anche sedi di altri palazzi governativi; non si limitano a quegli Stati che hanno certificato la vittoria di Biden.
La difesa di così tanti obiettivi richiederà una mobilitazione eccezionale, senza precedenti. Già oggi è stato deciso di schierare un dispositivo di 15.000 uomini della Guardia Nazionale a difesa della capitale.
Intanto nella stessa Washington si allarga lo scandalo delle collusioni fra polizia e manifestanti. Ora non si tratta più dei numerosi casi di poliziotti in libera uscita, venuti da altri Stati per manifestare a favore di Trump. Gli ultimi casi riguardano agenti in servizio presso la Capitol Police, indagati per atteggiamenti di aperta solidarietà e collusione con i manifestanti.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
CANALE BETTINI-GIANNI LETTA… IL PARADOSSO DI UN GOVERNO SOTTO RICATTO DA UN PARTITO CHE NON ENTREREBBE NEANCHE IN PARLAMENTO
“Lo stile dell’ultimo minuto non può più funzionare” dice la ministra della Famiglia Elena Bonetti
quando ormai alle sette della sera il testo definitivo del Recovery plan non era ancora arrivato (arriverà solo in tarda serata, verso le 22).
Ma la moral suasion del Colle sembra aver funzionato, ed è sempre la ministra renziana a spiegare che “prima del Consiglio dei ministri non ci sarà alcuno strappo”.
Dal Quirinale si sono moltiplicati i segnali sull’importanza dell’incassare il piano di rilancio prima di aprire un’eventuale crisi, e questo obiettivo minimo Giuseppe Conte sembra poterlo incassare.
È su cosa succede dopo che la trattativa non fa passi avanti. Renzi avrebbe posto condizioni esose per un eventuale Conte-ter: via Alfonso Bonafede, reo di aver portato avanti una linea giustizialista al ministero della Difesa, via Nunzia Catalfo, alfiere del reddito di cittadinanza, via Roberto Gualtieri per la necessità di una discontinuità al ministero dell’Economia.
Ovviamente oltre all’ingresso di una nuova pattuglia di suoi nell’esecutivo, Maria Elena Boschi compresa, ipotesi che sta già creando non pochi mal di pancia nel Movimento 5 stelle.
Ma è il pacchetto nel suo complesso a essere giudicato irricevibile.
Dai pentastellati anzitutto, che non sono intenzionati a farsi dettare la lista dei ministri nè disposti a incassare veti, specialmente su una figura chiave in quella galassia come il Guardasigilli. Ma raccontano anche di un Nicola Zingaretti sfibrato da una trattativa che se si dovesse arenare alle richieste iniziali sarebbe finita ancor prima di iniziare.
“È un modo per alzare la posta? Altrimenti è incomprensibile”, spiega una fonte di governo.
Forse anche per questo Goffredo Bettini, gran tessitore del Nazareno, lancia una frecciata a Renzi: “Mi pare che quello che punta i piedi è Renzi, che dice di essere disponibile, di voler entrare nel merito, poi, quando si entra nel merito e si parla di una possibile riorganizzazione, ho la sensazione che non abbia le idee chiare lui”.
I pontieri sono alacremente al lavoro per ricomporre una situazione che tuttavia sembra da giorni aver toccato un punto di non ritorno, senza che per questo nessuno si decida a mettere le carte sul tavolo.
Italia viva è sempre più convinta dello strappo, in qualunque modo finisca la partita del piano di ricostruzione: “Non tutto è risolvibile con il Recovery plan”, mette le mani avanti Teresa Bellanova.
Matteo Renzi torna per l’ennesima volta ad alzare la posta chiedendo l’attivazione del Fondo salva stati: “È stato presentato il Piano pandemico nazionale. Dice: “Se ci sono poche risorse, bisogna scegliere chi curare.” Ho una idea più semplice. Se ci sono poche risorse, prendiamo il Mes. Ci vuole tanto a capirlo?”. L’esigenza è quella di tenere la tensione alta in una fase di stallo totale.
I renziani vorrebbero dare il benservito a Conte, non escludendo di appoggiarne un terzo governo alle loro condizioni, ma seminando dubbi e sospetti: “Si dimettesse, poi vediamo”, taglia corto un dirigente di Iv. Nutrendo la diffidenza del premier, che si è mostrato disposto a cedere su Recovery, Servizi e nuova squadra di governo ma non ha nessuna intenzione di uscirne umiliato.
Spiega chi frequenta spesso i corridoi di Palazzo Chigi: “Se si dimettesse chi gli garantirebbe un nuovo incarico? Renzi? Ma per favore…”.
È in questo clima che le diplomazie lavorano faticosamente a uno schema che preveda una crisi pilotata, che si svolga nel perimetro della stessa maggioranza, preveda un nuovo programma, delle nuove priorità e un riequilibrio che irrobustisca la squadra renziana di governo ma che sia potabile anche per gli altri partiti di maggioranza.
È Bettini a uscire per primo allo scoperto: “Dobbiamo avere un’alleanza molto solida, che abbia un’intesa politica e che concordi un programma di fine legislatura. Un programma preciso, chiaro. E fare anche un riassetto del governo. C’è una disponibilità a fare questo, persino con una crisi breve, gestibile, parlamentare”.
Ecco lo schema: dare a Renzi una via d’uscita onorevole, per non perdere la faccia e poter sventolare lo scalpo di un Recovery riscritto e di un nuovo impulso al fine legislatura, potendo intestarsene il merito, cercando di mettere al sicuro il paese – e i partiti di governo – dallo scenario delle urne.
Ma le condizioni poste dall’ex rottamatore sono al momento considerate irricevibili. Proprio Bettini avrebbe attivato un canale con Forza Italia tramite Gianni Letta. “Non sono affatto convinto che da Forza Italia possa venire un sostegno soltanto da qualche disperato isolato”, ha spiegato l’ex senatore che sta lavorando a un soccorso azzurro concordato: una pattuglia di forzisti, con il silenzio assenso dei vertici, che possano puntellare la maggioranza in caso di addio di Italia viva. Operazione complessa di cui sono state poste le basi, anche se il piano A prevede di riportare Renzi a più miti consigli.
Conte non si fida, e non è un caso che il Cdm, previsto domani sera, che dovrà dare l’ok al Recovery non preveda lo scostamento di bilancio, oggetto di una nuova riunione dei ministri più in là nella settimana.
I 24 miliardi di debito sono necessari a finanziare l’ultimo decreto Ristori, ma sarebbero complicati da deliberare per un esecutivo dimissionario e in carica per il disbrigo degli affari correnti. Un modo per guadagnare un altro po’ di tempo, insieme al necessario passaggio parlamentare previsto sul piano di rilancio, e dare respiro a una trattativa al momento bloccata.
Anche perchè il premier è stato messo in guardia da una conta al buio in Parlamento. Il Pd è scettico, i 5 stelle hanno paura di venirne sbriciolati, e anche dal Quirinale sono filtrati i dubbi su questo scenario. Domani nella tarda serata, con il favore delle tenebre, i primi nodi verranno al pettine.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
IN REALTA’ IL PROFILO VIENE MOSTRATO DOPO AVER PREMUTO IL TASTO “ACCETTA”… IL PIAGNISTEO DEGLI SPECIALISTI DI BUFALE E MACCHINA DEL FANGO
«L’avviso qui presente ti viene mostrato poichè l’account in questione ha eseguito delle attività sospette. Vuoi davvero proseguire?» — è questo il messaggio che compare su Twitter, quando si arriva — attraverso la barra delle ricerche — sul profilo del quotidiano Libero, diretto da Pietro Senaldi, di cui Vittorio Feltri è editorialista.
A quanto pare, Twitter sospende Libero, limitatamente all’account della testata giornalistica italiana
Una delle giornaliste della testata, Azzurra Barbuto, ha commentato così — sempre via Twitter — quanto accaduto: «Limitato l’account di Libero. La censura si allarga velocemente ai giornali che non si assoggettano al pensiero unico. Democrazia è pluralismo di voci, non intolleranza nei confronti delle voci avverse. Non stanno colpendo Libero, stanno minando le fondamenta della democrazia».
Al momento, non si tratta di un vero e proprio ban di Twitter nei confronti di Libero, come quello riservato all’account personale di Donald Trump per intenderci: sebbene l’account non sia visibile, infatti, è comunque possibile per gli utenti visualizzare la sua timeline cliccando sul tasto di accettazione che prevede l’opzione di mostrare il profilo
L’azione di sospensione, apparentemente, sembra rientrare nelle restrizioni maggiori messe in atto — per policy — dal social network di Jack Dorsey a partire dall’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio.
Il problema non esisterebbe se le testate che veicolano notizie false fossero state fatte chiudere da tempo.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
URLA DI “EBREI AI FORNI”, “VI BRUCEREMO TUTTI”, “SONO TORNATI I NAZISTI”
Irruzione neonazista in tempo di pandemia. Nessuna squadra organizzata, nessuno striscione
srotolato, nessun fumogeno lanciato.
Solo tanto, tanto odio nel corso di una riunione via Zoom organizzata dall’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e dal Centro studi ebraici di Torino, insieme alla scrittrice Lia Tagliacozzo che stava presentando il suo ultimo lavoro La generazione del deserto, un toccante racconto sulla deportazione dal ghetto di Roma, durante i rastrellamenti nella Capitale.
A raccontare come sono andate le cose è stata la figlia di Lia Tagliacozzo, la ventenne Sara De Benedicits: «Un gruppo di persone organizzate sono entrate in massa nella riunione Zoom della presentazione, mentre stava parlando mia madre. Zittendola. Hanno iniziato ad urlare “ebrei ai forni”, “sono tornati i nazisti” ,“vi bruceremo tutti”, “dovete morire tutti”. Impostando come foto identificativa immagini di Hitler e svastiche enormi».
Su quanto accaduto, sta indagando la polizia postale che dovrà capire — oltre all’identità delle persone che si sono rese protagoniste di questo deprecabile accaduto — anche come hanno fatto a entrare all’interno della stanza di Zoom che era stata preparata per l’occasione.
Fa davvero senso che — in un’Italia dove è ormai difficilissimo riuscire a fare qualsiasi cosa e dove la cultura sta pagando un prezzo altissimo alla pandemia di coronavirus — sia invece rimasta intatta la voglia di odiare, che si può manifestare, a maggior ragione, dietro allo schermo di un computer.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
DOPO L’APPOGGIO DEI VERDI, ANCHE IL M5S NON ESCLUDE UNA CONVERGENZA SU SALA
“Ho imparato in questa legislatura a non escludere nulla”: e quel nulla, vista la domanda che gli viene rivolta, è un possibile sostegno a Beppe Sala come (ri)candidato sindaco di Milano. A rispondere è il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, esponente di spicco del Movimenti 5 Stelle. “Se c’è la volontà di condividere alcuni punti fermi come l’assistenza sociale agli ultimi, le case popolari, la riqualificazione delle periferie e l’ambiente, il verde e i parchi che sono sempre e solo annunciati e non organizzati, si può ragionare su qualsiasi cosa”. “Però – ha concluso – non mi compete, grazie al Cielo”.
Una data, per le elezioni Comunali, ancora non c’è, e più indicatori fanno pensare a uno slittamento a causa della situazione epidemiologica non solo in Lombardia. Ma dopo che il sindaco Beppe Sala ha confermato la sua ricandidatura – incassando anche una alleanza con i Verdi – per gli altri partiti il momento delle decisioni non può essere rimandato più di tanto, pena lasciare campo libero alla sua campagna elettorale.
Archiviato il rimpasto della giunta in Regione, il centrodestra si concentra sulla scelta del candidato. Entro la settimana la coalizione conta di trovare l’intesa.
Restano in pista la candidatura di Roberto Rasia dal Polo, responsabile della comunicazione del gruppo della ristorazione Pellegrini, che si è autocandidato con un post su Facebook ed è sponsorizzato da Matteo Salvini: un candidato della società civile, come da mesi ha sostenuto il leader della Lega.
Negli ultimi giorni, però, hanno ripreso a crescere le quotazioni dell’ex ministro ciellino, Maurizio Lupi.
Piace a Silvio Berlusconi, che considera Rasia un nome troppo poco conosciuto per correre in una partita delicata come quella di Milano, la città dove è nata Forza Italia e nella quale ormai da tanti anni Berlusconi cerca una riscossa.
Il nome di Lupi finora non convince Salvini: un volto politico, che non rappresenterebbe una figura nuova.
A completare la terna di nomi rimasti in lizza resta Simone Crolla, direttore della Camera di Commercio americana, che sembra gradito almeno ai leghisti moderati vicini a Giancarlo Giorgetti, pur avendo un passato da deputato di Forza Italia anche se solo per sei mesi nel 2013.
Un nome che, secondo alcuni potrebbe essere il compromesso dopo l’ingresso di Letizia Moratti nella giunta regionale di Attilio Fontana.
Nei prossimi giorni sono previsti incontri incrociati tra i papabili e i partiti della coalizione. Salvo che all’ultimo momento non si aggiunga un nuovo nome. Il risiko delle candidature infatti potrebbe incrociarsi con quelle delle altre città che andranno al voto.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
“E’ UN DISASTRO PER COLPA DI TEST E ZONA GIALLA”
Sembrava che la causa della recrudescenza del contagio da Coronavirus in Veneto, così impetuosa
nell’ultimo mese, fosse l’ormai celebre variante Covid, la cosiddetta variante inglese perchè isolata nel Regno Unito. Almeno secondo quanto ripete da tempo il governatore Luca Zaia, nettamente smentito dal direttore di Microbiologia dell’Università di Padova Andrea Crisanti: «Dubito che possa essere la variante inglese la causa del disastro», dice il microbiologo in un’intervista a la Repubblica.
Il professore di Microbiologia all’Università di Padova appare convinto: «Ho visto il documento dell’istituto zooprofilattico, datato 24 dicembre. Primo: la variante inglese non è stata veramente trovata. Secondo: per dire che una variante genetica del virus sta provocando un’incidenza così alta — attualmente, in Veneto si trovano 927 positivi ogni 100 mila abitanti — e quel numero di malati devi dimostrare che è maggioritaria rispetto alle altre. I casi studiati nel report sono pochi per fare questa deduzione. È come se in Sicilia trovi un ragazzo biondo e ne deduci che tutti i siciliani sono biondi».
Crisanti ricorda che la variante inglese si distingue per 24 mutazioni del genoma rispetto al ceppo di Wuhan. E, a supporto del suo scetticismo, afferma che «l’istituto zooprofilattico ha sequenziato il genoma rilevato su 26 tamponi. In nessun caso ce n’è uno uguale al 100% a quello inglese. Alcuni pezzetti corrispondono, ma non nella loro interezza». Insomma, mutazioni simili, ma non uguali. Soprattutto, il professore sottolinea che seppur fossero stati individuati alcuni casi di variante, «due o tre casi statisticamente non spiegano dati epidemiologici così drammatici. In Inghilterra, la percentuale di contagiati dalla variante è passata dal 10 all’80% nell’arco di un mese».
L’incidenza dei tamponi rapidi
Anche le due varianti autoctone individuate in Veneto, «senza aver dimostrato che sono predominanti e hanno un vantaggio selettivo», non possono essere elevate a cause del boom di contagi nella regione.
Piuttosto, Crisanti attribuisce ai «tamponi rapidi per testare il personale medico e delle Rsa» una delle ragioni della violenza di questa seconda ondata: «Tre volte su dieci danno un falso negativo». Un altro fattore determinante per il medico è «il fatto che il Veneto è rimasto sempre zona gialla», come il Lazio, ma senza il «livello accettabile di contact tracing e di test molecolari» della regione del Centro Italia.
(da agenzie)
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Gennaio 11th, 2021 Riccardo Fucile
MANIFESTAZIONI NEI CAMPIDOGLI DI TUTTI GLI STATI, CRESCE IL LIVELLO DI ALLARME TERRORISTICO
L’Fbi mette in guardia su possibili proteste il 17 gennaio da parte dei Boogaloo, organizzazione di estrema destra.
Lo riportano i media americani citando una comunicazione di allerta dell’Fbi inviata alle forze dell’ordine locali e statali.
Proteste “sono in via di organizzazione in tutti i campidogli dei 50 stati fra il 16 e almeno il 20 gennaio, e al Congresso fra il 17 e il 20 gennaio”, si legge nella nota inviata dall’Fbi, che ha “ricevuto informazioni su un gruppo armato che intende andare a Washington il 16 gennaio” per una manifestazione il 17.
Il gruppo ha messo in guardia sulla possibilità di una rivolta nel caso in cui il Congresso tentasse di rimuovere il presidente con il 25/o emendamento.
(da agenzie)
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