Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
DA CONSIGLIARNE LA LETTURA AI CAZZARI SOVRANISTI CHE VOGLIONO APRIRE TUTTO
Perchè alcuni luoghi pubblici sono a più alto rischio Covid di altri? E perchè mangiare al ristorante o
frequentare un bar sono attività che espongono a una maggiore probabilità di contagio?
Una spiegazione a riguardo arriva da uno studio pubblicato su JAMA dal Covid-19 Response team dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) degli Stati Uniti che ha evidenziato qual è il rischio associato a diversi contesti, identificando le situazioni con un più alto potenziale di trasmissione.
L’analisi fa seguito a una serie di studi caso-controllo, cioè ad indagini che hanno utilizzato un gruppo di confronto per identificare quali sono le attività più rischiose, in particolare a un sondaggio svolto nel mese di luglio 2020 dal team di ricercatori guidato dall’epidemiologa Kiva Fisher che ha raffrontato le abitudini (indossare la mascherina e svolgere attività nella comunità ) di 314 persone, di cui 154 positive e 160 negative al coronavirus.
Questa ricerca, pubblicata su Morbidity and Mortality Weekly Report, ha identificato un’associazione tra infezione da coronavirus e alcune determinate attività , tra cui mangiare al ristorante o andare al bar e in caffetterie, evidenziando che le persone positive al tampone avevano più del doppio della probabilità di essersi recate in luoghi pubblici dove era possibile consumare cibi o bevande.
“Ciò che accomuna queste attività — spiegano gli studiosi — è che sono incompatibili con l’uso della mascherina quando si mangia o si beve, comportano un’esposizione prolungata e intensa ad altre persone che potrebbero essere infette e potenzialmente asintomatiche, e durante le quali può essere difficile mantenere il distanziamento interpersonale”.
(da Fanpage)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
PENOSA CENSURA PREVENTIVA RICHIESTA DA FDI: “NON USI L’UNIVERSITA’ PER FARE PROPAGANDA POLITICA”… PERCHE’ NON LA CHIEDONO PER I DOCENTI SOVRANISTI?
Una lezione all’università . A distanza, ma aperta a tutti. L’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte torna a indossare i panni di professore, almeno per un giorno. In attesa di sapere cosa gli riserverà il futuro e se il suo impegno politico proseguirà nell’immediato oppure verrà messo in stand-by per dedicarsi all’insegnamento, venerdì prossimo alle 15.30 ha intanto appuntamento nell’aula magna dell’ateneo fiorentino. Da lì si rivolgerà a chiunque desideri ascoltarlo.
Non solo studenti e docenti, la lectio magistralis verrà trasmessa in video-streaming sul sito web e sul canale Youtube dell’Università di Firenze in modo che sia accessibile a tutti. Sarà un po’ come tornare indietro di qualche settimana, quando Conte, allora nelle vesti di premier, appariva in diretta sugli schermi degli italiani per illustrare il contenuto dell’ultimo Dpcm. Ed è così che se lo immaginano gli studenti.
“Il suo modo di parlare a lezione, con quella pacatezza, precisione e serietà , è lo stesso che tutti abbiamo potuto osservare in questi anni da premier – afferma Gianluigi Suarato, che frequentava il corso di Conte proprio quando fu chiamato a fare il presidente del Consiglio -. Ogni mercoledì avevamo quattro ore con lui, dalle 16 alle 20, e pur essendo giornate impegnative riusciva a farci capire i concetti e ogni tanto smorzava con una battuta. Sarà bello poterlo ascoltare di nuovo, alla luce di un ulteriore bagaglio di esperienze internazionali”.
Non è ancora chiaro quale sarà l’argomento della lezione. Se affronterà la sua materia d’insegnamento, e cioè Diritto privato, o parlerà di politica e attualità , magari soffermandosi sugli aspetti giuridici con cui si è confrontato a Palazzo Chigi. Certo è che lo stesso rettore Luigi Dei, rispondendo agli studenti che ne invocavano un intervento in università , si era detto disponibile: “Sarebbe interessante organizzare un seminario in cui racconti l’esperienza umana di gestire un Paese di 60 milioni di persone in questa tempesta, con una pandemia in atto” .
Essendo l’iniziativa a distanza, non è detto che gli studenti possano fare domande: “Sarei curiosa di sapere com’è stato affrontare un evento come la pandemia – rivela Francesca, studentessa al quarto anno -. Gli chiederei anche qual è stata la scelta più difficile che ha dovuto prendere”.
Prima della lezione Conte incontrerà il rettore Dei, la presidente della Scuola di Giurisprudenza Paola Lucarelli e il direttore del Dipartimento di Scienze giuridiche Andrea Simoncini per definire i suoi prossimi impegni didattici.
L’inizio del secondo semestre sarà il primo marzo e la programmazione è già stata fatta, ma non si escludono modifiche al calendario.
Del resto era stato proprio Conte, appena lasciato Palazzo Chigi, a confermare di voler tornare a fare il prof: “Il mio futuro immediato è il rientro a Firenze da docente”. Anche se l’idea di rimanere in politica continua ad attirarlo: “Ci sono tanti modi per partecipare alla vita politica, lo vedremo insieme agli amici con cui abbiamo lavorato e ai compagni di viaggio”.
I deputati di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli e Paola Frassinetti annunciano un’interrogazione alla ministra dell’Università : “Ora che non ha più poltrone dalle quali concionare, Conte non usi l’università pubblica come pulpito per fare propaganda politica”.
Uno strano concetto di democrazia, siamo alla censura preventiva.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“VANNO INQUADRATI COME LAVORATORI COORDINATI E CONTINUATIVI”… LE SOCIETA’ DI DELIVERY MULTATE DI 700 MILIONI DI EURO
Era partita come un’inchiesta per caporalato ai danni di Uber Eats (poi finita in amministrazione
giudiziaria). Ma l’inchiesta sui rider della procura di Milano si è poi allargata anche ad aspetti fiscali relativi ad altre tre aziende — Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo — attive nel settore delle consegne a domicilio del cibo.
E adesso, tirando le fila di quanto scoperto, il procuratore capo di Milano Francesco Greco ha spiegato di aver aperto un’indagine fiscale sulle società di food delivery operanti in Italia per capire se paghino nel nostro Paese anche le tasse per il lavoro svolto
Sei le persone indagate, tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza delle società , che sono state anche multate complessivamente di oltre 700 milioni di euro.
Ma il risvolto più importante dell’inchiesta potrebbe riguardare proprio i rider, i fattorini che sfidano le strade delle città con qualsiasi condizioni meteorologica per consegnare cibo a domicilio: un’attività che non si è fermata neanche durante la pandemia e anzi, come sottolineato dal procuratore Greco in una conferenza stampa, nel periodo di lockdown hanno svolto “una funzione fondamentale” e hanno permesso a “molte imprese di non chiudere”.”Non è più il tempo di dire sono schiavi, ma è il tempo di dire che sono cittadini”, ha detto Greco. Durante l’inchiesta, partita da Milano ma diffusasi poi in tutta Italia, sono stati migliaia i rider che sono stati ascoltati da investigatori e inquirenti per verificare la loro posizione lavorativa.
Che è, secondo il procuratore, quella di lavoratori subordinati o parasubordinati. E quindi, secondo la procura, sono oltre 60mila i rider che dovranno essere assunti dalle aziende “come lavoratori coordinati e continuativi” e non figurare più quindi come lavoratori autonomi.
Qualcosa, all’interno di alcune aziende, si stava già muovendo: a marzo infatti scatteranno le prime assunzioni di rider da parte di Just Eat, che inquadrerà i lavoratori come dipendenti.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
ALTRO CHE “REGGENTE RESTA CRIMI”… ORA TUTTE LE ESPULSIONI RISCHIANO DI DIVENTARE CARTA STRACCIA
Secondo il tribunale di Cagliari il Movimento 5 selle è “rimasto privo di rappresentanza legale“. Il motivo? Il 17 febbraio scorso gli iscritti alla piattaforma Rousseau hanno votato per la modifica dello statuto del M5s, introducendo un Comitato direttivo di cinque membri al posto del Capo politico, con tutte le funzioni di rappresentanza legale.
Il Comitato direttivo non è stato ancora eletto, e per questo motivo quel giorno era intervenuto Beppe Grillo, con un post su facebook indirizzato al capo politico ad interim Vito Crimi. “Non ritengo di condividere l’assunto secondo il quale con la modifica odierna dello Statuto, cessando l’organo capo politico, cesserebbe anche la tua reggenza. A mio avviso, invero, la tua reggenza da capo politico resta in vigore, a prescindere dalle modifiche statutarie, fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo, essendo del resto impensabile che il MoVimento resti privo di rappresentanza per tutto il tempo occorrente per portare a termine la procedura di nomina (raccolta delle candidature, voto e proclamazione)”, sosteneva il garante dei 5 stelle.
Il tribunale di Cagliari non la pensa così. Per questo motivo ha nominato un curatore speciale. La prima sezione civile ha deciso su istanza dalla consigliera regionale della Sardegna Carla Cuccu che il 27 gennaio scorso era stata espulsa dal Movimento con provvedimento firmato dallo stesso Crimi.
Il curatore nominato dal Tribunale è l’avvocato del foro di Cagliari, Silvio Demurtas. Nell’istanza per la nomina del curatore, firmata dagli avvocati Patrizio Rovelli e Lorenzo Borrè, si fa presente che “fino al 16 febbraio la rappresentanza legale del Movimento competeva all’organo Capo politico, senonchè con delibera del 17 febbraio l’assemblea degli iscritti ha modificato lo statuto abolendo tale organo e sostituendolo con il Comitato direttivo”.
Ma, “senza che si sia proceduto contestualmente alla nomina dei cinque componenti, nè prevista una norma transitoria che prevedesse a quale organo affidare la rappresentanza legale”.
Insomma, secondo gli avvocati si è verificata una vacatio dei poteri di legale rappresentanza, ha spiegato Carla Cuccu, che ha chiesto la nomina di un curatore speciale proprio per poter “correttamente instaurare il contenzioso giudiziario“. Secondo Cuccu, “ora il pm presso il Tribunale di Cagliari solleciterà¡ i provvedimenti necessari per la costituzione della nuova rappresentanza e cioè l’elezione dei componenti del Comitato direttivo, votazioni che sembrano ancora in alto mare, anche per via del terremoto che ha colpito molti parlamentari del MoVimento”.
Grillo, invece, sostiene che la reggenza di Crimi come capo politico e rappresentante legale dura “fino a quando non saranno nominati i 5 componenti del nuovo Comitato direttivo”
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CON QUESTE IDEE FAREBBE FELICE GLI ISLAMISTI RADICALI
Stanno facendo discutere le parole del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Regione Marche Carlo Ciccioli
che, illustrando una proposta di legge regionale che avrebbe dovuto offrire sostegno economico alle famiglie («purchè naturali», sottolinea), ha detto: «Il padre deve dettare le regole, la madre deve accudire».
Le famiglie, secondo Ciccioli, devono essere composte solo da padre, madre e figli. Guai a parlare di due madri o due padri. Al momento quindi a far discutere non è tanto il contenuto della proposta — non ancora approvata — quanto le parole usate.
In aula Ciccioli ha detto: «I genitori di una famiglia naturale hanno compiti espliciti. Il padre deve dare le regole, la madre accudire. Senza una di queste due figure i bambini rischiano di zoppicare andando avanti nella vita. Queste cose si studiano in psicoanalisi».
E la proposta, di fatto, escluderebbe dall’aiuto pubblico i figli di coppie omosessuali e forse anche quelli con genitori single
Qualche settimana fa lo stesso Ciccioli — medico specializzato in psichiatria, neurologia e criminologia, sposato con tre figlie — si era scagliato contro l’aborto: «Non possiamo essere sostituiti da altre etnie. Non riesco a condividere il tema della sostituzione: siccome la nostra società non fa figli allora possiamo essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti, etnie. Ritengo invece che un popolo abbia la sua dignità , da manifestare attraverso la sua identità e la sua capacità di riproduzione».
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
CI SONO DONNE CHE LE SCUSE DEI SOVRANISTI LE STANNO ANCORA ASPETTANDO… O I DOCENTI SOVRANISTI GODONO DI PARTICOLARE TUTELA?
Inutile stracciarsi le vesti per la violenza sulle donne se poi si fanno i distinguo. Quello infatti di solito li fanno proprio i sovranisti, che in questi giorni stanno raccogliendo a mani basse solidarietà pelosa e ipocrita per la leader di Fratelli d’Italia, solo perchè a sinistra la principale preoccupazione è far vedere che non si fa schifo quanto a questa sedicente destra.
E quindi tutti si sono precipitati a chiedere scusa e a fare le riverenze alla leader di un partito che conta il più alto numero di iscritti che hanno insultato donne, omosessuali e migranti. E siamo talmente prostrati davanti alla dirompente forza narrativa e politica del populismo sovranista, che siamo disposti a farci dare lezioni di morale da chi il concetto stesso di democrazia lo calpesta ogni giorno.
Ma ora, finita la bailamme, cerchiamo di mettere i puntini sulle i.
E rispolveriamo alcuni nomi, a cominciare da quello di Marco Gervasoni.
Professore ordinario di Storia Contemporanea all’Università degli Studi del Molise, Gervasoni non ha certo bisogno di presentazioni: tra i sovranisti infatti è una celebrità per i suoi tweet intrisi d’odio misogino, non da ultimo quello rivolto a Elly Schlein, vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, che Gervasoni paragonò a un uomo quando uscì una copertina de L’Espresso dedicata a lei. ‘Ma che è, n’omo?’ scrisse il professore, da cui l’Università del Molise si è semplicemente ‘distanziata’, senza prendere provvedimenti
Eppure, il tramestio mediatico era stato forte anche in quell’occasione. E Gervasoni aveva ribattuto, combattendo a spada tratta per il suo presunto diritto di dire quello che vuole, contro chi vuole, usando le parole più offensive perchè ‘siamo in democrazia’.
Stessi concetti che poi, quando a venire insultata è Giorgia Meloni, saltano.
Se Gozzini è stato sospeso, perchè Gervasoni è ancora lì?
Perchè il Presidente Mattarella non ha fatto le sue scuse a Elly Schlein a nome delle istituzioni?
Perchè Salvini, Meloni, Berlusconi, i Fratelli d’Italia, i leghisti non si sono messi in ginocchio sopra i ceci davanti la sede della Regione e hanno implorato il perdono di Schlein?
E continuiamo: perchè Loris Corradi (Fratelli d’Italia) è ancora vicesindaco di Roverè dopo aver indossato una maglietta ‘goliardica’ con scritto ‘Se non puoi sedurla puoi sedarla’ nell’agosto 2019?
Perchè Fabio Tuiach è ancora consigliere comunale della città di Trieste dopo aver invocato la pena di morte per gli omosessuali?
Perchè Salvini è ancora leader della Lega dopo aver dato della bambola gonfiabile a Laura Boldrini?
Queste sono domande da porsi, perchè sovranisti stanno usando la correttezza, la civiltà , la decenza come armi a doppio taglio: stanno cercando di dimostrare che questo ‘politicamente corretto’ sta stretto a tutti e che si deve tornare ai bei tempi più semplici quando donne, neri e gay potevano essere chiamati vacche, negri e froci senza che nessuno si scomponesse.
Fare notare queste domande a Giorgia Meloni, chiederle di allontanare dal suo partito tutte le persone che si sono comportate come Gozzini con lei, non è sessismo: è semplice coerenza.
(da Globalist)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
“IN ITALIA REGALARE SCARPE, VESTITI E CIBO A DEI POVERI E’ CONSIDERATO UN REATO”
Lorena Fornasir e Gian Andrea Franchi a Trieste li conoscono tutti. Sono due attivisti per i diritti umani,
due volontari che ogni fine settimana arrivano davanti alla stazione Trieste, armati di garze e forbici, per curare i piedi dei migranti della rotta balcanica devastati da migliaia di chilometri.
Lei, 68 anni, psicoterapeuta. Lui, 84, professore di Filosofia in pensione.
Insieme, offrono cibo, vestiti, medicine, scarpe, sacchi a pelo a migranti, spesso minori, che scappano da miseria, fame, torture. E, in mezzo, sono stati 20 volte in Bosnia per missioni umanitarie, l’ultima appena poche settimane fa.
Eppure, all’alba di ieri, Fornasir e Gian Andrea si sono risvegliati con un’irruzione della polizia nella loro casa — che è anche la sede dell’associazione umanitaria Linea d’ombra ODV da loro fondata.
Nel corso del blitz sono stati sequestrati telefoni personali, pc, libri contabili e diversi altri oggetti. Gli agenti erano lì per un motivo preciso: trovare indizi e prove a sostegno di un’accusa pesantissima: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Un’imputazione che Fornasir e Bianchi rifiutano in modo categorico poichè — hanno scritto in un comunicato — “viene utilizzata in modo strumentale per colpire la solidarietà ”.
A prescindere da ogni valutazione nel merito, un blitz del genere, nei confronti di persone che nella loro vita hanno fatto e continuano a fare solo del bene, che negli ultimi vent’anni hanno curato, salvato e assistito, a livello pratico, materiale ed economico (attraverso donazioni) migliaia di migranti, spesso minori non accompagnati, è la dimostrazione lampante di un clima di fondo diffuso nel nostro Paese, da Riace in avanti, con cui la solidarietà è diventata un bersaglio, l’umanità un reato.
Proprio nelle ultime settimane Lorena Fornasir e Gian Andrea Bianchi erano stati al confine tra Bosnia e Croazia per dare una mano ai migranti, dopo l’ultimo drammatico incendio che ha colpito il campo profughi di Lipa.
“Quando arrivano sono il fantasma di se stessi — ha raccontato qualche tempo fa Lorena Fornasir a “Redattore Sociale” — vediamo tante ferite sui loro corpi, spesso sono in condizioni terribili, esausti. Non mangiano da giorni, patiti di fame e di sete, perchè hanno bevuto acqua solo da pozzanghere a terra. Oggi la terra di confine è sempre più pericolosa. A Trieste vediamo quelli che riescono ad arrivare, poi ci sono quelli che la polizia rintraccia e che vengono rimandati indietro, per una politica di deportazioni spietata”.
La nota dell’associazione è fermissima nel condannare quella che giudicano un’accusa priva di ogni fondamento.
“Siamo indignati e sconcertati nel constatare che la solidarietà sia vista come un reato dalle forze dell’ordine. Condanniamo le azioni repressive nei confronti di chi è solidale, chiediamo giustizia e rispetto di quei valori di libertà , dignità ed uguaglianza, scritti nella costituzione, che invece lo Stato tende a dimenticare. Chiediamo la solidarietà di tutta la società civile, per tutte le persone attaccate perchè solidali. Sarà nostra premura comunicare informazioni più precise appena ne entreremo in possesso”
(da Globalist)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
DOVRA’ ANCHE RISARCIRE LA VITTIMA … LA BOLDRINI: “TUTTI I RISARCIMENTI OTTENUTI SONO DESTINATI A FINANZIARE PROGETTI NELLE SCUOLE CONTRO L’ODIO ON LINE”
Ad annunciarlo è stata la stessa Laura Boldrini sui propri canali social, gli stessi dove — di fatto — si era consumato il reato che è stato contestato e per il quale un utente di Facebook è stato condannato a 6 mesi e al pagamento di un risarcimento danni.
La persona in questione aveva utilizzato la piattaforma di Mark Zuckerberg per scrivere: «Per la Boldrini serve più piombo delle p38» — con un riferimento a un linguaggio e a un simbolismo spesso evocato e utilizzato durante gli anni Settanta in Italia. La sentenza, di cui la ex presidente della Camera ha dato notizia, è un altro tassello nella lotta offline agli haters che operano sulla rete.
«Oggi la sentenza — ha scritto Laura Boldrini su Twitter -: condannato a 6 mesi di reclusione e al risarcimento. Aveva scritto su Facebook: “per la Boldrini serve più piombo delle p38”. Dobbiamo denunciare l’odio online che dilaga. È un modo per “riprenderci” la Rete. Non facciamoci intimidire!».
La battaglia della deputata del Partito Democratico contro l’odio in rete è nota. Risale al 2018 la sua intenzione di denunciare tutte quelle persone che l’avevano utilizzata come bersaglio con cui prendersela sulle diverse piattaforme di social networking. All’epoca, Laura Boldrini aveva annunciato che tutti i risarcimenti eventualmente ottenuti dalle sentenze sarebbero stati impiegati per finanziare progetti didattici, anche nelle scuole, contro l’odio online e per l’educazione digitale.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
ACCORDO CON IDV PER IL SIMBOLO, HANNO GIA’ ADERITO SETTE SENATORI… SI ATTENDONO QUELLI CHE HANNO SCELTO DI FARE RICORSO
Ieri è nata la componente alla Camera, oggi invece viene presentata istanza al Senato richiamando
l’utilizzo del simbolo di Italia dei Valori.
Una parte dei 40 espulsi dal M5S per il no alla fiducia al governo Draghi si sta riorganizzando sotto un nuovo motto e nome: “L’alternativa c’è”. Non saranno solo due gruppi parlamentari, perchè l’obiettivo è quello di creare una forza politica vera e propria.
Dice Ignazio Messina, segretario nazionale dell’Idv, che “l’accordo c’è e ha delle basi non squisitamente formali ma politiche: nasce un progetto politico che vuole offrire una opposizione a questo governo, perchè non può essere monopolizzata da Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia”.
I numeri: per ora gli iscritti sono 13 alla Camera e sette al Senato. A Montecitorio non c’è bisogno di un simbolo di collegamento per aprire un gruppo, che per ora essendo composto da meno di 20 eletti resta una componente del Misto.
A Palazzo Madama ne occorrono dieci, la presidenza del Senato deve dare il via libera dell’apparentamento col simbolo che fu presente alle elezioni del 2018 dentro quello di Civica popolare di Beatrice Lorenzin.
Su Facebook è anche nata la pagina ‘L’Alternativa c’è’, le parole d’ordine sono “uguaglianza, rispetto e solidarietà “. E a vedere i primi post gli espulsi sembrano avere un primissimo obiettivo: contestare i 5 Stelle e dimostrare che hanno tradito la loro missione. “Ora stiamo aspettando alcuni colleghi che invece vogliono tentare l’azione legale contro il Movimento per non essere espulsi”, dice Bianca Laura Granato.
Personalità come Barbara Lezzi e Nicola Morra, ad esempio, che confidano di rientrare e però non sarà per nulla semplice.
C’è anche un simbolo di massima di L’Alternativa c’è, “ci stanno lavorando i grafici, per ora è solo un’idea”, spiega il deputato Pino Cabras. Si tratta di una ruota dentata – come quella nel simbolo della Repubblica – e una stella tricolore, il richiamo generale è al mondo del lavoro.
Anche il nome ha un significato storico, di contrapposizione alle famose parole della premier inglese Margaret Thatcher, alfiera della riscossa neoliberista degli anni ’80, “there is no alternative”: non esisteva orizzonte che non fossero le ragioni del mercato e del capitalismo.
“Organizzeremo una riscossa popolare e democratica”, assicura Mattia Crucioli. Non sarà per nulla semplice creare un “M5S 2” senza Beppe Grillo (nè, per ora, Alessandro Di Battista) e di risposta all’originale. Ma intanto la prova ha inizio.
(da agenzie)
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