Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
“IL SUO MANDATO SAREBBE TERMINATO A SETTEMBRE”
È affranta e ancora incredula, Luisa Flisi, missionaria laica originaria di Parma, da quasi cinquant’anni impegnata in Congo, che domenica sera, solo poche ore prima dell’uccisione dell’ambasciatore italiano, aveva potuto incontrare Luca Attanasio nel corso di quella che oggi, raggiunta al telefono a Goma, ricorda amaramente come un’ultima cena.
“Solo poche ore prima della sua barbara uccisione, eravamo insieme all’ambasciatore per una serata molto semplice nella quale Luca Attanasio aveva riunito circa trenta italiani impegnati per le agenzie dell’Onu o come missionari in questo territorio tormentato, come era solito fare ogni volta che veniva a Goma, ricercando una prossimità e un confronto autentici. Siamo sconvolti: non possiamo credere alla sua barbara uccisione”.
Dopo la laurea in Pedagogia e tre anni di insegnamento come maestra, Luisa Flisi nel 1972 ha lasciato Parma per operare all’interno dell’associazione Fraternità missionaria fondata a Goma dal padre saveriano Silvio Turazzi.
Qui Luisa si occupa sopratutto di bambini affetti da malattie croniche come Aids, epilessia o diabete, mantenendo un forte legame con la città di origine: “Sono in ottimi rapporti di amicizia tanto con la comunità dei Saveriani quanto con le Piccole figlie, congregazione fondata a Parma e presente anche qui. Eravamo tutti riuniti domenica sera, tra connazionali, intorno a un tavolo ma anche intorno a intenzioni condivise, rivolte alla promozione della cultura della pace”.
Nel corso della serata, ricorda con commozione la missionaria, che a fatica riesce a parlare al passato riferendosi a chi, evidentemente, è ancora avvertito come presente, “l’ambasciatore è stato molto affettuoso con noi: al nostro arrivo ci è venuto incontro, dandoci il benvenuto con un abbraccio. L’anno scorso era stato nella nostra casa per fare visita alla piccola comunità . Durante la cena, Attanasio ha più volte invitato gli altri commensali a visitare la nostra casa. Quello che lo aveva colpito era, in particolare, la semplicità con cui viviamo, pur non mancandoci nulla d’essenziale. Anche domenica sera era emersa l’attenzione autentica, mai solo formale, che sapeva rivolgere a tutti”.
La missionaria ricorda Attanasio per “la sua frugalità e la vocazione a operare al fianco degli ultimi che trasparivano da scelte molto concrete: quando è venuto a Bukavu, sabato notte ha alloggiato nella casa dei Saveriani mentre a Goma ha scelto di dormire al Mediterraneo, il ristorante italiano dove ci ha voluto incontrare e dove ci riuniva ormai da tre anni. Immagino che il proprietario abbia allestito per lui una semplice stanza: pur essendo l’ambasciatore, non andava nei grandi alberghi. Può darsi, purtroppo, che questa semplicità gli sia costata la vita: quando il convoglio dell’Onu è stato assalito, mente stava attraversando il Parco Nazionale della Virunga, si stava dirigendo, praticamente senza scorta militare, in una zona pericolosissima”.
Nelle ore immediatamente successive all’attentato, nella comunità di italiani di Goma l’ipotesi che circola con più insistenza è quella del tentativo di rapimento finalizzato alla richiesta di un riscatto, prosegue Flisi: “Si tratta di un fenomeno molto diffuso in questa zona, un flagello importante. Le macchine che passano su quella strada sono attaccate con frequenza e questa è una tragedia anche per la popolazione locale. I gruppi armati che assaltano le auto si posizionano poi presso le miniere di oro e di coltan in modo da operare scambi con le multinazionali, offrendo materie prime preziose in cambio di armi. E’ una faccenda sporca in cui l’Occidente ha molte responsabilità “.
L’impegno dell’ambasciatore a favore della popolazione nella Repubblica Democratica del Congo “travalicava i suoi compiti istituzionali e si allargava in una viva collaborazione con tutte le persone impegnate nella cooperazione internazionale. Questa sorta di vocazione lo legava alla giovane moglie che l’anno scorso lo aveva accompagnato nella sua visita”.
Domenica sera, nel corso della cena, l’ambasciatore era sereno e ha ripercorso i sette anni di impegno per il suo mandato in Africa, sempre mettendo in luce l’aspetto cooperativo e mai individuale della propria azione: “Durante la serata ci aveva detto che il suo mandato come ambasciatore sarebbe terminato a settembre. Di fronte al nostro dispiacere, che non siamo riusciti a dissimulare, ci ha assicurato che sarebbe tornato a farci visita prima della fine del mandato. Ha promesso che avrebbe, in quella occasione, portato con sè la sua bambina più grande: una promessa rivolta a noi come un fratello, prima di accompagnarci uno ad uno alle macchine e salutarci con un abbraccio. Non sapevamo che non lo avremmo più rivisto. Di lui ci resta il senso di una profonda umanità .”
Al dolore per la morte di Attanasio, prosegue la missionaria parmigiana, si aggiunge il rammarico di non aver potuto prendere parte alla breve cerimonia che si è tenuta all’aeroporto, prima dell’imbarco delle salme: “Ieri sera, (martedì sera, ndr) abbiamo saputo dalla radio che la sua salma era rientrata in Italia, dopo una rapida cerimonia in aeroporto. Nella concitazione delle ore successive all’attentato, non siamo state informate di questa ultima occasione nella quale lo avremmo potuto salutare”.
Forse anche per l’impossibilità di un ultimo congedo, osserva con rammarico Luisa Flisi, “non possiamo e non vogliamo ancora credere che sia stata uccisa, tanto barbaramente, una persona così eccezionale, un uomo luminoso che, nel suo ruolo diplomatico, operava con entusiasmo e impegno sincero”.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL CARABINIERE IACOVACCI AVREBBE CERCATO DI FARGLI SCUDO… I COLPI POTREBBERO ESSERE PARTITI DALLA POLIZIA CONGOLESE… ANCORA TROPPE ANOMALIE
Non hanno sparato a bruciapelo. Non è stata un’esecuzione. E sono stati in tutto quattro spari d’Ak-47, di
kalashnikov, a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci.
Due colpi per ciascuno, tutti dal lato sinistro. Il diplomatico è stato centrato all’addome: le cinque ore d’autopsia hanno individuato sia i fori d’entrata, sia quelli d’uscita, perchè nessuno dei due proiettili è stato trattenuto.
Il militare invece, colpito anche su un fianco, ne aveva in corpo ancora uno, alla base del collo.
Gli esiti dei primi accertamenti – svolti dai professori Vincenzo Pascali, Cesare Colosimo e Antonio Oliva, dell’Università Cattolica di Roma – hanno fornito altri dettagli. Uno è che Iacovacci è morto sul momento, o quasi, mentre l’emorragia di Attanasio è stata molto lenta, facendo durare più a lungo l’agonia.
Inoltre, sul corpo del carabiniere sono state trovate fratture multiple all’avambraccio sinistro: questo potrebbe significare che uno dei proiettili ha prima rotto altre ossa, oppure che l’uomo abbia tentato di proteggere se stesso o forse l’ambasciatore, facendogli scudo.
Altri dettagli potranno venire dagli esami balistici, disposti dai pm Sergio Colaiocco e Alberto Pioletti. In ogni caso, il lavoro dei medici ha spinto i magistrati romani a trarre una prima, provvisoria conclusione: Attanasio e Iacovacci non sono stati vittime di un’esecuzione. Li hanno sequestrati e poi sono stati ammazzati nel conflitto a fuoco che è seguito al rapimento, una sparatoria che forse è stata provocata dall’intervento dell’esercito e dei ranger.
A questo punto, bisogna capire di chi fossero gli Ak-47 che hanno ucciso. E verificare se siano gli stessi in dotazione ai militari congolesi. I due italiani sono stati colpiti a distanza, dai sequestratori o dal fuoco amico, probabilmente in un concitato tentativo di fuga.
I carabinieri del Ros, volati in Congo per recuperare le salme, non solo sono tornati senza aver interrogato l’italiano superstite, Rocco Leone, il capomissione del World Food Programme: non hanno potuto nemmeno vederlo. Sarebbe stato detto loro che è ricoverato in ospedale e che al momento è inavvicinabile. La sua testimonianza è fondamentale, per ricostruire quel che è accaduto, capire chi autorizzò il convoglio a percorrere la Rn2 senza una vera scorta, accertare se l’agguato fosse mirato.
Sembra ormai certa la pista del tentato rapimento, tanto che il governo di Kinshasa ha deciso di vietare i viaggi di qualsiasi ambasciatore al di fuori della capitale, se non autorizzato.
Ma una domanda resta: perchè la banda avrebbe dovuto eliminare gli ostaggi dopo averli presi, come sostiene la polizia congolese? E che cos’è accaduto nella breve trattativa, prima della sparatoria? E come mai l’agguato è stato organizzato proprio alle «3 antenne», un luogo che da sempre è presidiato da militari?
(da “Il Corriere della Sera”)
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Febbraio 25th, 2021 Riccardo Fucile
IL CARDINALE: “VITTIME DI UNA VIOLENZA STUPIDA E FEROCE”
La marcia funebre di Chopin suonata dalla fanfara dei Carabinieri, ha accolto con note struggenti l’entrata nella basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma dei due feretri avvolti nel tricolore dell’ambasciatore Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci, uccisi in Congo lunedi 21 febbraio
Accanto ai familiari erano presenti il presidente del Consiglio Mario Draghi e le massima autorità italiane. A rappresentare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Mattarella aveva annulato la sua presenza a Ciampino nel giorno di arrivo dei due feretri, per problemi di salute.
Le due bare sono state portate in spalla dai colleghi del XIII reggimento dei carabinieri Gorizia, tutti visibilmente commossi.
Iacovacci li aveva salutati qualche mese fa prima di partire per la missione a fianco di Attanasio, nella Repubblica democratica del Congo.
In prima fila in chiesa, il premier Mario Draghi, i ministri Lorenzo Guerini, Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese, Giancarlo Giorgetti e i presidenti di Camera e Senato Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati.
Accanto alle istituzioni italiane, la vedova di Attanasio, Zakia Seddiki, con in braccio una delle tre bimbe, il capo coperto dal velo e grandi occhiali scuri.
Il cardinale Angelo De Donatis ha celebrato l’omelia: “Luca, Vittorio e Mustapha sono stati strappati da questo mondo dagli artigli di una violenza stupida e feroce che porterà solo dolore. Dal male viene solo altro male. La violenza sta tornando di moda in ogni ambiente e a ogni latitudine, non solo nell’Est del Congo”.
De Donatis ha portato la “vicinanza e la preghiera da parte del Papa. In questo giorno sentiamo nostra la angoscia di tre famiglie, di due nazioni, dell’intera famiglia delle nazioni”.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
COMPLIMENTI DRAGHI: “GOVERNO DEI MIGLIORI”? NO, GOVERNO DELLA VERGOGNA
Uno organizzava flash mob per una violenza sessuale in spiaggia urlando al “bastardo irregolare” che si è
poi rivelato innocente.
L’altra mise un like al commento di un utente su Facebook che recitava così: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei” e una volta, mentre viaggiava in treno, ci tenne a sottolineare di essere “l’unica italiana in un vagone pieno di stranieri, tutti di colore. Tutti sprovvisti di biglietto”.
Adesso il primo, Rossano Sasso, sarà sottosegretario all’Istruzione, mentre la seconda, Stefania Pucciarelli, rivestirà lo stesso ruolo al ministero alla Difesa. Entrambi in quota Lega.
Pucciarelli, dai like per i “forni” alle ruspe per i rom
La senatrice Pucciarelli finì già al centro delle polemiche quando durante il Conte 1 venne scelta come presidente della Commissione diritti umani. Una settimana prima sulla sua pagina Facebook aveva pubblicato la foto di una ruspa che distruggeva un campo nomadi a Castelnuovo Magra (La Spezia) accompagnata dalla scritta: “Un altro passo avanti per ristabilire la legalità ”.
A giugno 2017 l’avevano beccata a mettere un “mi piace” al commento di un utente su Facebook: “La prima casa agli italiani, agli altri un forno gli darei”. E fu costretta a scusarsi.
La sua nomina, nel novembre 2018, aveva scatenato le critiche di parte delle opposizioni: “inadatta” per Laura Boldrini, “un grave errore” secondo le senatrici Pd e “una provocazione” ad avviso del presidente di Equality Italia.
Un anno più tardi, Pucciarelli era di nuovo incappata in una delle sue invettive. Diffuse sulla pagina Facebook un video in cui raccontava il suo viaggio in treno da La Spezia a Torino, accompagnandolo dal messaggio: “Unica italiana in un vagone di stranieri privi di biglietto. Grazie Pd. Grazie Renzi. E ora grazie a Giuseppi e ai 5S”. Adesso è in un governo con dem, renziani e grillini.
Sasso, dalla bandiera cancellata agli insulti al migrante innocente
Molti ricorderanno invece Sasso per un fotoritocco che fece arrabbiare perfino Bobo Maroni. Il deputato barese, neo sottosegretario all’Istruzione, era stato immortalato mentre sfilava verso piazza Duomo a Milano per il comizio di Matteo Salvini. Dietro altri manifestanti e bandiere. Compresa una, chiarissima: “Prima il Nord”. Sasso, barese e candidato in collegi del Mezzogiorno, la postò sui social. Poi si accorse della scritta verde su sfondo bianco, inequivocabile messaggio del leghismo che fu, e corse ai ripari cancellando lo scatto e riproponendolo dopo un passaggio su Photoshop che permise di cancellare quel “Prima il Nord” che cozzava con le sue origini e rischiava di diventare un boomerang di fronte al suo elettorato di riferimento, quello pugliese.
L’ex presidente della Regione Lombardia non la prese benissimo: “La gloriosa storia della Lega Nord non può finire così. E non finirà ”, fu il suo commento tranchant. Intanto Sasso, che è stato ancora coordinatore della Lega in Puglia per 3 anni, di carriera ne ha fatta. La svista non ha fermato la sua corsa verso la Camera e adesso, entrato nell’inner circle di Salvini, diventa uomo di governo.
Oltre alla scuola, tra i suoi temi più battuti c’è la lotta all’immigrazione. Con alcuni scivoloni imbarazzanti. Come il flash mob organizzato nell’estate 2018 tra i lidi di Castellaneta Marina, in provincia di Taranto, dopo l’arresto di un migrante marocchino di 31 anni, accusato di aver violentato una 17enne. Sasso mise insieme un po’ di leghisti del Sud e, bandiere salviniane in mano, definì l’uomo un “bastardo irregolare sul nostro territorio”.
Cinque mesi dopo il tribunale di Taranto fece luce sulla vicenda: Mohamed Chajar non aveva commesso alcuna violenza nei confronti della 17enne. Il collegio, composto da sole giudici donne, lo assolse con formula piena, aderendo alla richiesta del pubblico ministero.
Nel corso del processo erano infatti emerse contraddizioni nelle dichiarazioni della minorenne e del suo fidanzato, che rischiarono anche l’incriminazione per calunnia e falsa testimonianza.
Il giovane migrante si era sempre difeso sostenendo di aver solo aiutato la ragazza perchè in difficoltà dopo una sbronza, cercando di farla rinvenire con dell’acqua di mare gettata sul viso, sollevandole le gambe. Il flash mob di Sasso era ormai bello e finito, le scuse invece non sono mai pervenute.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO RENZI DICEVA: “NOI UNICI A RINUNCIARE ALLE POLTRONE, ORGOGLIOSI DELLA NOSTRA DIVERSITA'”
Per settimane, sin da quando ha aperto la crisi di governo che ha portato Draghi a Palazzo Chigi, Matteo Renzi lo ha ripetuto come un mantra: “La nostra è l’unica forza politica che ha fatto dimettere i propri ministri“; “Non è una questione di posti“; “Teresa, Elena, Ivan hanno rinunciato a delle poltrone mentre altri li giudicavano folli. Adesso sappiamo che da quel sacrificio nasce l’esperienza più importante della legislatura”.
Un sacrificio che però è durato giusto il tempo di formare il nuovo governo: grazie all’infornata di sottosegretari nominati in Consiglio dei ministri, la delegazione di Italia viva che c’era con il Conte 2 si è completamente ricostituita. Elena Bonetti, come è noto, è già tornata al suo posto come ministra delle Pari opportunità della famiglia. Teresa Bellanova, invece, ha appena ottenuto l’incarico di viceministra alle Infrastrutture e Ivan Scalfarotto è sottosegretario agli Interni.
Il peso dei renziani a Palazzo Chigi è quindi rimasto pressochè invariato, se non per il declassamento di Bellanova dal dicastero dell’Agricoltura al ruolo di vice di Enrico Giovannini. Tre erano e tre sono rimasti, nonostante il leader di Iv e i suoi si siano vantati a più riprese di aver “rinunciato alle poltrone” per “far prevalere le nostre idee”.
Già prima di aprire formalmente la crisi, a inizio gennaio, Renzi parlava così: “A me del cambio di governo interessa zero. Il problema non è come si cambia il Governo, ma come si affronta questa pandemia. Non ci frega nulla delle poltrone, ma non si buttino via i soldi che non torneranno mai più”. Erano i giorni del gelo sul Mes, che ora è scomparso tra le priorità di Italia viva, e del Recovery plan. “Quando arriverà lo valuteremo, se non siamo d’accordo diciamo ‘amici come prima, noi le nostre poltrone ve le ridiamo’”.
Due giorni dopo, il 13 gennaio, il senatore di Rignano convoca una conferenza stampa alla Camera per ufficializzare il ritiro della sua delegazione dal governo. E lo fa con toni ancora più netti, senza dare per quasi un’ora la parola a Bellanova e Bonetti, che siedono silenziose accanto a lui, o a Scalfarotto, accomodato in platea causa distanziamento sociale: “È molto più difficile lasciare una poltrona che aggrapparsi allo status quo. Noi viviamo una grande crisi politica, stiamo discutendo dei pericoli legati alla pandemia. Davanti a questa crisi il senso di responsabilità è quello d risolvere i problemi, non nasconderli”, dice. Poi nella sua e-news aggiunge: “Se avessimo voluto le poltrone avremmo trovato facilmente un accordo. Noi le poltrone le lasciamo, non le chiediamo. La politica è servizio: sono così orgoglioso della nostra diversità rispetto agli altri”.
Una “diversità ” che nelle settimane successive ritorna in ogni intervista e uscita pubblica. “Noi siamo l’unica forza politica che alle poltrone ha rinunciato“, ribadisce Maria Elena Boschi dopo che il governo Conte incassa la fiducia al Senato senza però raggiungere la maggioranza assoluta. Mentre “assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati, noi siamo qui a dire con forza che, grazie a Teresa, Elena e Ivan, abbiamo rinunciato alle nostre poltrone perchè vogliamo far prevalere le nostre idee”, ripete ancora una volta Renzi. Fino al 13 febbraio, quando l’ex capo della Bce giura al Quirinale e lui rivendica il “gesto di coraggio che abbiamo compiuto”. Poi si rivolge a chi dice che “Italia Viva conta meno perchè ha meno ministri. Io rispondo: ‘Sì, è vero’. La verità è che Italia Viva conta meno di prima ma l’Italia conta di più di prima. Sono imbarazzanti quelli che dicevano: ‘Fate la crisi solo per le poltrone’ e oggi dicono ‘Avete meno poltrone di prima’. Non sono cattivi: è che proprio non riescono a capire che l’unità di misura in politica non sono i numeri dei ministeri ma le battaglie che fai, il coraggio che metti, i rischi che corri per raggiungere il Bene Comune”.
Ora che a Palazzo Chigi c’è stato l’ultimo giro di nomine, però, i conti sono tornati a posto.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
SCELTE HORROR: L’EDITORIA A FORZA ITALIA, LA CULTURA ALLA LEGHISTA BORGONZONI, DENTRO ANCHE LA BELLANOVA E SCALFAROTTO (QUELLI “CHE AVEVANO RINUNCIATO ALLA POLTRONA”) DELLA VEDOVA E MOLTENI
Trentanove poltrone, 11 al Movimento 5 stelle, 9 alla Lega, 6 a Forza Italia e al Pd, 2 a Italia viva e 1 a Leu.
Dieci giorni dopo il giuramento il governo di Mario Draghi completa i suoi ranghi con le nomine di sottosegretari e viceministri.
Un listone organizzato col manuale Cencelli persino nel genere: dopo le polemiche dei giorni scorsi venti poltrone sono assegnate a donne, diciannove a uomini.
Dopo giorni di trattativa la quadra si è trovata la quadra in giornata, visto che la riunione del governo era prevista alle 17 con all’ordine del giorno la delibera delle esequie di Stato per l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci. Il Cdm, però, è stato posticipato e l’odg è stato integrato.
La riunione è cominciata alle 18 ma è stata interrotta poco prima delle 20 perchè tra i partiti sono nati motivi di attrito. Il motivo? Diversi. Intanto la delega all’Editoria dove Forza Italia voleva piazzare Giorgio Mulè: scelta osteggiata dai 5 stelle e dal Pd. Alla fine l’ex direttore di Panorama è finito alla Difesa, ma l’Editoria è rimasta in mano al partito di Arcore: va a Giuseppe Moles.
Ecco l’elenco.
SOTTOSEGRETARI ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO
– Deborah Bergamini (Forza Italia), Simona Malpezzi (Pd) — Rapporti con il Parlamento
– Dalila Nesci (M5s) — Sud e coesione territoriale
– Assuntela Messina (Pd) — Innovazione tecnologica e transizione digitale
– Vincenzo Amendola (Pd) — Affari europei
– Giuseppe Moles (Forza Italia) — Informazione ed editoria
– Bruno Tabacci (Centro democratico) —Coordinamento della politica economica
– Franco Gabrielli — Sicurezza della Repubblica
ESTERI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
Marina Sereni (Pd) — viceministro
Manlio Di Stefano (M5s)
Benedetto Della Vedova (+ Europa)
INTERNO
Nicola Molteni (Lega)
Ivan Scalfarotto (Italia viva)
Carlo Sibilia (M5s)
GIUSTIZIA
Anna Macina (M5s)
Francesco Paolo Sisto (Forza Italia)
DIFESA
Giorgio Mulè (Forza Italia)
Stefania Pucciarelli (Lega)
ECONOMIA
Laura Castelli (M5s)- viceministro
Claudio Durigon (Lega)
Maria Cecilia Guerra (Leu
Alessandra Sartore (Pd)
SVILUPPO ECONOMICO
Gilberto Pichetto Fratin (Forza Italia) — viceministro
Alessandra Todde (M5s)- viceministro
Anna Ascani (Pd)
POLITICHE AGRICOLE ALIMENTARI E FORESTALI
Francesco Battistoni (Forza Italia)
Gian Marco Centinaio (Lega)
TRANSIZIONE ECOLOGICA
Ilaria Fontana (M5s)
Vannia Gava (Lega)
INFRASTRUTTURE E TRASPORTI
Teresa Bellanova (Italia viva)- viceministro
Alessandro Morelli (Lega) — viceministro
Giancarlo Cancelleri (M5s)
LAVORO E POLITICHE SOCIALI
Rossella Accoto (M5s)
Tiziana Nisini (Lega)
ISTRUZIONE
Barbara Floridia (M5s)
Rossano Sasso (Lega)
BENI E ATTIVITA’ CULTURALI
Lucia Borgonzoni (Lega)
SALUTE
Pierpaolo Sileri (M5s)
Andrea Costa (Noi con l’Italia)
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
COSA DICONO I NUMERI IN EUROPA
L’Italia era il modello da seguire in Ue, uno dei Paesi più virtuosi per la somministrazione dei vaccini. Questo fino a qualche settimana fa.
Poi le cose sono cambiate e il nostro Paese ha nettamente rallentato la somministrazione dei vaccini anti-Covid.
L’ultimo aggiornamento, alle ore 8 del 24 febbraio, evidenzia che le dosi somministrate sono state 3.702.079, per un totale di 1.341.780 persone vaccinate (prima e seconda dose ricevute).
L’Italia, in totale, ha ricevuto finora 5.198.860 di dosi, tra Pfizer, Moderna e AstraZeneca: vuol dire che ne ha somministrate il 71%.
La situazione in Italia è cambiata negli ultimi giorni, soprattutto con l’arrivo del vaccino di AstraZeneca. Quello che, al momento, sembra essere somministrato più lentamente da tante Regioni.
Il primo motivo sembra essere il passaggio da una vaccinazione negli ospedali e nelle strutture sanitarie a una di massa, che ha creato molte difficoltà . Anche perchè fino a pochissimi giorni fa non era ancora stato deciso a chi somministrare realmente il vaccino AstraZeneca (alla fine si è deciso di darlo agli under 65).
Il suggerimento è quello di inoculare questo vaccino soprattutto a personale scolastico e forze dell’ordine, ma al momento la maggior parte delle Regioni è indietro su questi dati e ognuna decide, comunque, in autonomia la sua strategia vaccinale.
Vediamo allora come sta andando la campagna vaccinale in Italia rispetto al resto del mondo e, soprattutto, rispetto all’Ue, considerando che le dosi di vaccino sono — in percentuale — uguali per tutti i 27 Stati membri.
Al momento in Ue i vaccini approvati sono i tre che sta utilizzando l’Italia, ma ci sono Paesi come Croazia e Malta che utilizzano solo il Pfizer, mentre l’Ungheria ha approvato anche Sinopharm e Sputnik.
Dai dati sulle vaccinazioni anti-Covid pubblicati da ourworldindata si desume la media dei vaccini giornalieri somministrati nel mondo sulla base di quanto avvenuto negli ultimi 7 giorni: il tasso è calcolato su quanti ne sono stati fatti ogni 100 abitanti.
Il ritmo più serrato è quello di Israele (1,46), seguito da Serbia (0,93), Emirati Arabi (0,68), Cile (0,51), Regno Unito (0,51), Turchia (0,45) e Usa (0,42).
Nessun Paese Ue, quindi.
Se vediamo il dato giornaliero dei Paesi dell’Ue le cose cambiano: Malta è prima con 0,41, seguita da Ungheria a 0,29 e Grecia a 0,26.
Tra i Paesi più grandi troviamo la Polonia a 0,23, la Francia e la Spagna a 0,17, la Germania a 0,16 e l’Italia a 0,13.
Siamo tra gli ultimi in assoluto, peggio di noi solo Repubblica Ceca (0,12), Belgio (0,1) e Lettonia (0,08). La media Ue si attesta a 0,16, leggermente più elevata del valore registrato dall’Italia.
In generale i Paesi più grandi sembrano avere tassi più bassi, considerando la maggiore popolazione.
(da agenzie)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
LUI CI PENSA, MA VUOLE APRIRE ALLA SOCIETA’ CIVILE, IL M5S AL BIVIO
Il professore Giuseppe Conte è pronto per tornare a insegnare. Già venerdì, quando terrà la lectio
magistralis che segnerà il suo ritorno all’Università di Firenze. Ma l’altro Conte, l’ex presidente del Consiglio, è pronto a rilanciarsi al tavolo della politica. Ovvero a prendere le redini del M5S lacerato dal sì al governo di Mario Draghi, il tecnico che ha preso il suo posto a Palazzo Chigi.
“Giuseppe si sta convincendo” dicono fonti di peso del Movimento. Le interviste al Fatto di due big come Alfonso Bonafede e Paola Taverna gli hanno dimostrato che i contiani sono ancora forti, dentro i 5Stelle. E poi c’è il chiaro segnale lanciatogli su Facebook da Luigi Di Maio, l’unico possibile avversario interno: “Spero che il Movimento possa accogliere Conte a braccia aperte, il prima possibile”.
Di Maio sa che l’avvocato può essere l’unico mastice possibile per un M5S esploso in troppe schegge. E teme che la segreteria prossima ventura, dove molti gli chiedono di entrare, possa nascere già debolissima.
Così si torna a Conte, il federatore, l’uomo naturalmente “di centro” (e questo a Di Maio non può che andare bene). L’unico che possa tenere aperto il canale con il Pd che pure non se la passa affatto bene, tra tensioni pre-congressuali e la solita guerra di correnti.
“Serve Giuseppe” ripete d’altronde Beppe Grillo, il fondatore, da settimane. Ma come fare? Innanzitutto, Conte dovrebbe iscriversi. Ma serve molto altro.
Fonti qualificate spiegano che, a fronte di un regolamento per la votazione della segreteria già diffuso, ora deve essere proprio Grillo a scrivere una nuova rotta per cambiare le regole e consegnare le redini all’ex premier.
Nel dettaglio, serve un comunicato formale con cui il Garante annunci la volontà di fermare il percorso verso la segreteria, l’organo collegiale, nominando Conte capo politico e affidandogli il compito di riorganizzare il M5S. Un’investitura che dovrebbe essere comunque approvata su Rousseau.
Ma certo il punto non è solo quello. Perchè nella riflessione che Conte sta facendo, c’è di più. C’è innanzitutto una revisione dei legami con la piattaforma: lui che non ha rapporti con Davide Casaleggio, potrebbe accelerare quel percorso già avviato verso il “contratto di servizio” che sfila il Movimento dalla casa madre milanese.
Ma soprattutto, al di là della forma, il M5S che Conte immagina di guidare è un partito “aperto”, “plurale”, che allarga il suo orizzonte alla società civile e alle “migliori energie del Paese” che in questi anni di governo si sono avvicinate all’esperienza giallorosa, ma che non possono essere strette nelle maglie di quel M5S che ora ha attivisti e meet up a fare da filtro.
Deve aprirsi, in sostanza, a tutti quelli che adesso vorrebbero mettersi a disposizione, ma non sanno a chi rivolgersi. L’ex premier insomma vuole le chiavi di un progetto nuovo, che al centro abbia sì i temi fondanti dei 5Stelle — l’ambiente, la legalità , la trasparenza — ma che sia anche disposto a “contaminarsi” con la società . Un’idea maturata negli ultimi giorni, dopo la partenza in salita dell’intergruppo parlamentare giallorosa.
Se prima l’ex premier, ragionava di un progetto proprio, una sua lista che facesse da ponte tra Pd e M5S, ora teme che il “suo” partito possa avvelenare il clima: non solo nei 5Stelle in crisi, ma anche nei dem dove la linea di Zingaretti uscirebbe ulteriormente indebolita dalla nascita di una formazione che andrebbe a pescare pressochè nello stesso bacino elettorale.
Per questo, assumere la guida M5S potrebbe essere il modo per salvare quanto costruito nell’ultimo anno e mezzo. E sarebbe anche una via per ripescare quell’Alessandro Di Battista che si è cancellato da Rousseau.
E magari anche qualcuno degli espulsi: due sere fa, nell’assemblea dei senatori, Alessandra Maiorino ha proposto una tregua: anzichè espellere chi ha votato no, date le “circostanze eccezionali”, i parlamentari potrebbero essere sospesi per alcuni mesi, messi alla prova e magari riammessi nel M5S. È una proposta, a oggi non contemplata dallo Statuto. Ma chissà che Conte non abbia voglia di ricucire certe ferite.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Febbraio 24th, 2021 Riccardo Fucile
LA BASE REAGISCE MALE: “SALVINI, ESCI DA QUESTO CORPO”
“Ce n’è bisogno!”: quando il leader del Partito Democratico dice questa frase ci si immagina che si riferisca alla giustizia sociale, a un lavoro dignitoso per tutti, all’eliminazione delle discriminazioni di ogni genere, di vaccinare tutti nel più breve tempo possibile. E invece no. Nicola Zingaretti su Twitter spiega che è di Barbara D’Urso che necessita il paese: “hai portato la voce della politica vicino alle persone, ce n’e’ bisogno”
Le reazioni all’incredibile uscita social del segretario DEM non sono tardate: “Nicò elimina sto tweet per favore…” scrive qualcuno.
Altri trovano un’incredibile somiglianza nello stile del leader della Lega: “Salvini esci da questo corpo!”. C’è chi poi preferisce affidarsi alle figure, non sia mai che risultino di più immediata comprensione:
Mentre c’è chi spera in un provvidenziale hackeraggio o in uno scherzo in tanti non riescono a credere che Zingaretti lo abbia detto davvero:
Non è un fake come in tanti si augurano angosciati mentre ricordano altri tempi e altri leader: “me lo vedo proprio Berlinguer sul palco di p.zza San Giovanni arringare la folla: “compagni!! Discoring e TG L’una non si toccano!! e noi ci batteremo per questo”.
(da “NextQuotidiano”)
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