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FRATELLI D’ITALIA E LEGA A BRUXELLES DIMENTICANO GLI IMMIGRATI ITALIANI MORTI NELLA MINIERA DI MARCINELLE

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

NON MANDANO NESSUN RAPPRESENTANTE ALL’ANNIVERSARIO DELLA STRAGE IN MINIERA IN CUI MORIRONO 136 ITALIANI… QUESTI SAREBBERO PATRIOTI?

Migranti. La parola magica del centrodestra in campagna elettorale. La panacea di tutte le urne. Blocchi navali, rimpatri, divieti. Tanti slogan. Utili soprattutto a confondere gli elettori. Ma non a offrire soluzioni davvero praticabili. Anzi, per ogni ricetta concreta avanzata in Europa per flussi controllati e per ingressi utili ai sistemi produttivi del nostro Paese, da Fratelli d’Italia e Lega sono arrivati solo tanti no.
Come direbbe Totò, a prescindere. Dimenticandosi anche della tragedia di Marcinelle nel suo 66.o anniversario.
Primo esempio: la Carta Blu. Ossia un modello comune per facilitare l’impiego di cittadini non Ue altamente qualificati e alleviare la carenza di manodopera in settori chiave. Non quindi, i migranti irregolari. Non chi arriva in cerca di un posto qualsiasi. Ma personale laureato o specializzato. In grado di colmare le nostre carenze. Quelle di cui spessissimo si lamentano gli imprenditori italiani.
Esattamente, insomma, quello di cui l’Italia ha bisogno. In particolare, nelle regioni settentrionali. Uno strumento utile anche a evitare che questa migrazione, per così dire “alta”, non si diriga solo verso la Germania e i Paesi del nord Europa.
Il provvedimento è arrivato al voto del Parlamento europeo meno di un anno fa, il 15 settembre scorso. Esito? Approvato a Strasburgo con 556 voti favorevoli, 105 contrari e 31 astenuti.
Chi troviamo nell’elenco dei contrari e degli astenuti? Nel primo la Lega e nel secondo Fratelli d’Italia. E guarda caso tra i Conservatori (il gruppo cui sono iscritti gli eurodeputati “meloniani”) hanno invece votato a favore i partiti del nord Europa, tra i quali quelli polacchi. Perché la bandiera “anti-migranti” va sventolata in Italia anche quando non serve.
Qualche mese prima stessa scena, stessi risultati.
Il teatro è sempre quello dell’EuroCamera. È il 20 maggio del 2021. L’Unione europea cerca di introdurre canali per una, per così dire, “migrazione buona”. Ossia regolare, per introdurre manodopera fondamentale per il sistema produttivo europeo. Uno strumento, si legge nel provvedimento, che ha come obiettivo anche di «ostacolare il modello commerciale dei trafficanti di esseri umani». Non solo. Il criterio base indicato consiste nella «corrispondenza» tra domanda e offerta di lavoro.
Risultato? Questa volta la destra italiana è stata compatta. Sia i leghisti sia i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno votato contro.
Ancora qualche mese prima, il 17 dicembre 2020, sempre nell’aula del Parlamento europeo arriva una risoluzione che punta a modificare il famigerato accordo di Dublino, quello che riversa sui paesi di primo approdo, come l’Italia, la responsabilità di gestire i migranti. In primo luogo quelli irregolari.
Nel testo si chiede di modificare le norme dell’Ue per impedire che «l’attuale regolamento faccia gravare una responsabilità sproporzionata di una minoranza di Stati» e «si evidenzia l’inadeguata applicazione della gerarchia del criterio del paese di primo ingresso e l’esecuzione inefficace dei trasferimenti».
Anche in questo caso gli eurodeputati di Fdi e Carroccio hanno concordato di non votare a favore. Perché ogni soluzione possibile rappresenta evidentemente un’arma in meno per ogni campagna elettorale.
Ma c’è un ultimo aspetto che è addirittura paradossale.
Oggi è il 66.mo anniversario della strage di Marcinelle, in Belgio. In quella miniera morirono 262 minatori, di cui 136 erano immigrati italiani. Nelle cerimonie commemorative di oggi non è prevista la presenza di nessuno dei leader del centrodestra italiano. Sarà invece presente il segretario del Pd, Enrico Letta.
Evidentemente la destra del nostro Paese si è dimenticata di quella tragedia che ha toccato centinaia di famiglie italiane. E ha dimenticato che anche molti nostro compatrioti hanno lasciato l’Italia e tuttora ancora lo fanno.
(da La Repubblica)

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GLI ITALIANI NON SONO OPPRESSI DALLE TASSE, ANZI: LA STRAGRANDE MAGGIORANZA NON PAGA NULLA E VIVE SULLE SPALLE DEGLI ALTRI

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

SONO SOLO 30 MILIONI QUELLI CHE PAGANO ALMENO 1 EURO DI IRPEF. E TRA QUESTI, IL 43,68% (26,13 MILIONI), SGANCIA SOLTANTO IL 2,31% DELL’IMPOSTA SULLE PERSONE FISICHE… VA IN CULO SEMPRE E SOLO AI LAVORATORI DIPENDENTI, CHE HANNO LA TRATTENUTA ALLA FONTE E NON POSSONO EVITARE DI PAGARE, COME INVECE FANNO AUTONOMI E LIBERI PROFESSIONISTI (LIBERI DI EVADERE)

«Dobbiamo dare agli italiani quello che si aspettano», dice gran parte della politica. Follie di una strategia che guarda al tornaconto del partito e non vede più in là dei problemi di giornata, mentre il Paese è alle prese con l’inflazione, tassi in rialzo, debito pubblico sempre elevato, siccità e guerra. Ma che cosa si aspettano dal futuro gli italiani? Evidentemente tanto, drogati da promesse e spese insostenibili.
Le promesse dei governi: da Renzi ai 5 Stelle
Si sono prima innamorati di Matteo Renzi dandogli addirittura il 40% di voti alle europee del 2014. Ma la sua parabola è finita nel 2016, nonostante le agevolazioni contributive per oltre 10 miliardi per favorire le assunzioni, il bonus da 80 euro che costa al Paese circa 10 miliardi l’anno dal 2016 e il reddito d’inclusione (il Rei), il papà del reddito di cittadinanza.
Ma allora il popolo è cattivo e severo? No, sono i problemi che sorgono quando si promette la luna.
Lasciato Renzi, l’assetato popolo dei diritti e dei bonus si invaghisce dei 5 Stelle che promettono un reddito certo, quello di cittadinanza, e un posto fisso per tutti (il decreto dignità); è un plebiscito in Sicilia e un enorme successo a livello nazionale con oltre il 34% di share; il maggior partito in Parlamento che conquista anche Roma e Torino.
Conte 1 e 2: le promesse della Lega
I governi Conte 1 e 2 sono assai criticabili, ma capi e capetti di tutti i partiti incuranti del debito pubblico, allora al 132,08% del Pil, moltiplicano le promesse e con esse cresce la rabbia degli italici che insoddisfatti voltano le spalle al M5S in meno di due anni (Renzi era durato 2 anni e 9 mesi e Berlusconi, che vinse le elezioni del 2001 promettendo le pensioni da 1 milione al mese e l’abolizione dell’Imu e nel 2008 di portare tutte le pensioni a mille euro, cosa che avrebbe sfasciato il sistema pensionistico ma che gli fece vincere le elezioni, nei suoi ultimi 3 governi era durato oltre 9) e si innamorano della Lega di Salvini che promette pensioni per tutti, Quota 100, cancellazione e rottamazione delle cartelle esattoriali (leggasi condono) che alle europee del 2019 raggiunge il 37% di consensi.
Le promesse continuano e sono talmente tante e insostenibili finanziariamente che buona parte di esse non viene mantenuta aumentando così il rancore degli italiani verso la politica con un aumento dell’astensionismo.
E in meno di due anni anche Salvini cala nei sondaggi e sale un nuovo amore per Giorgia Meloni.
I dati del sistema Italia
Ma quanta verità conoscono questi italiani? Evidentemente poca, molto poca. Forse non sanno che siamo in cima alle classifiche per evasione fiscale; pensano di essere oppressi dalle tasse e invece la stragrande maggioranza di loro non solo non paga nulla ma è anche beneficiaria di tutti i servizi gratis, a partire dalla sanità.
Qualche esempio? Il Mef ci dice che quelli che fanno una dichiarazione dei redditi sono circa 41 milioni ma quelli che pagano almeno 1 euro di Irpef sono 30 milioni; ergo metà degli italiani vive «a carico» di qualche altro.
Dieci milioni di contribuenti pari a 14,48 milioni di abitanti vivrebbero, in base alle loro dichiarazioni, per un intero anno con meno di 3.750 euro lordi; altri 8,1 milioni dichiarano redditi tra 7.500 e 15.000 euro, pari in media 651 euro al mese; altri 5.550.000 guadagnano tra i 15 e i 20 mila euro lordi l’anno (meno di mille euro al mese!).
Riassumendo, i contribuenti delle prime due fasce di reddito sono 18.140.077, cioè il 43,68% del totale dei dichiaranti pari a 26,13 milioni di abitanti. Tutti insieme pagano solo il 2,31% dell’intera Irpef cioè circa 4 miliardi, cioè ben 153 euro l’anno.
Per il solo servizio sanitario di cui beneficiano gratuitamente, costano ad altri cittadini «volonterosi» ben 50,4 miliardi l’anno. Poi ci sono tutti gli altri servizi forniti gratis da Stato, regioni, comuni, di cui evidentemente si rendono poco conto se evidenziano un continuo malcontento che si riflette nelle urne.
Se aggiungiamo la terza classe di redditi (da 15 a 20 mila euro lordi l’anno), arriviamo a 34,1 milioni di abitanti poco più del 57%, che messi insieme pagano 14,7 miliardi di Irpef pari all’8,35% del totale delle imposte (431 euro a testa l’anno) e per la sola sanità il costo a carico del 13,07% della popolazione, che dichiara da 35 mila euro lordi l’anno in su, sale a 54 miliardi e a 182 miliardi considerando anche altre due funzioni: scuola e assistenza. Le stesse proporzioni valgono per le imposte indirette.
Cari Salvini, Conte, Berlusconi e sindacati, serve altro? Bollette gratis? Pace fiscale e sconti sui contributi? Riduzione dell’inesistente cuneo fiscale solo per i redditi sotto i 35mila euro l’anno, quello sparuto 13,07% di contribuenti pari a meno di 5 milioni di italiani che sono i «nuovi schiavi»?
Avete capito che non si possono fare scostamenti di bilancio perché ogni anno già facciamo tra i 30 e i 40 miliardi di nuovo debito?
Avete capito che la proposta di riduzione delle tasse sul lavoro è inutile perché il 60% della popolazione non paga quasi nulla?
Avete capito che gran parte della differenza tra stipendio netto e costo azienda va a beneficio dei lavoratori e che chiedere uno sconto di 3 punti di contributi devasta il sistema pensionistico?
Che portare tutte le pensioni a mille euro costa oltre 30 miliardi l’anno strutturali devastando il sistema previdenziale? Chi paga?
Possibile che la politica non riesca a dire la verità agli italiani e cioè che viviamo molto al di sopra delle nostre possibilità, che è tutto gratis: sanità, scuola, la gran parte dei servizi degli enti locali (dopo che Berlusconi ha eliminato l’Imu), l’acqua e così via; che tra Stato centrale e enti locali vengono elargiti ogni anno oltre 180 miliardi in aiuti e sussidi tutti esentasse (in nero) che ovviamente creano altra evasione Irpef e Iva?
Possibile che non sappiate che gli italiani non sono così poveri perché spendono oltre 130 miliardi per giochi e lotterie, che siamo al secondo posto in Europa per possesso di animali da compagnia e al primo posto per prime e seconde case, automobili, telefonia, abbonamenti a pay-tv. Non è ora di finirla con questa politica inetta?
(da Il Corriere della Sera)

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È STATA LA MANO DI PUTIN A FAR CADERE DRAGHI? L’ARTICOLO DEL “FINANCIAL TIMES” CHE ANALIZZA LE “INTERFERENZE” RUSSE SULLA CADUTA DI DRAGHI E SULLA CAMPAGNA ELETTORALE

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

IL TRIO CONTE-SALVINI-BERLUSCONI CHE HA STACCATO LA SPINA A DRAGHI E’ NOTO PER I SUOI RAPPORTI CON PUTIN… I RUSSI HANNO LA CAPACITÀ DI AMPLIFICARE, DI SEMINARE ZIZZANIA E DI USARE UTILI IDIOTI”

Dietro alla caduta del governo Draghi c’è la manona di Putin? È quello che si chiede anche il Financial Times, in un articolo di Amy Kazmin che analizza lo “spettro” delle interferenze russe sulle elezioni in Italia.
Scrive Kazmin:
“Da quando il governo di Draghi è imploso il mese scorso, gli italiani hanno speculato sul fatto che Vladimir Putin abbia contribuito a preparare la cacciata del primo ministro come vendetta per la sua dura posizione sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia.
Il trio di politici che hanno staccato la spina a Draghi – l’anti-establishment Giuseppe Conte del Movimento Cinque Stelle, Matteo Salvini della Lega, di destra e lo stesso Berlusconi – sono noti per i loro rapporti storicamente amichevoli con Putin e il suo partito Russia Unita.
Sebbene gli analisti sostengano che tutti e tre i leader avessero motivazioni politiche interne convincenti per le loro decisioni, ciò non ha placato le speculazioni secondo cui Mosca avrebbe colluso con i membri scontenti della coalizione di Draghi per far cadere il primo ministro.
Nel suo ultimo discorso al Parlamento prima delle dimissioni, lo stesso Draghi ha avvertito che l’Italia deve “intensificare gli sforzi per combattere le interferenze della Russia e di altre autocrazie nella nostra politica, nella nostra società”, anche se non ha fornito dettagli – né ha esplicitamente suggerito un complotto straniero contro di lui. Eppure questa idea è ora al centro della retorica della campagna elettorale per le elezioni lampo di settembre.
Conte era agitato da una recente scissione del partito e desideroso di rafforzare le sue credenziali da ribelle anti-establishment. Salvini e Berlusconi stavano tenendo d’occhio i sondaggi che li davano entrambi in perdita di consensi a vantaggio del sempre più popolare Fratelli d’Italia di estrema destra di Giorgia Meloni, ma anche in bilico per una vittoria elettorale decisiva se si fossero alleati con la Meloni.
Ma secondo gli analisti italiani, in mezzo ai calcoli di politica interna, incombevano anche fattori geopolitici.
“È un dato di fatto che Draghi sia stato fatto fuori dai tre partiti che hanno i legami più stretti con il Cremlino”, sostiene Nathalie Tocci, direttore dell’Istituto Affari Internazionali di Roma. “È anche un fatto che Draghi non era esattamente amato dal Cremlino”, ha aggiunto.
Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, Draghi ha voltato le spalle ai legami tradizionalmente stretti dell’Italia con Mosca. È stato in prima linea nella dura risposta dell’UE al Cremlino, spingendo le sanzioni contro la banca centrale russa e sostenendo l’Ucraina come paese candidato a entrare nell’UE, una posizione che ha scontentato i membri del suo governo di unità nazionale.
“Politici importanti come Salvini e Berlusconi hanno chiaramente sentimenti di amicizia e legami con la Russia, soprattutto con la Russia di Putin”, dice Stefano Stefanini, ex ambasciatore italiano alla Nato. “Il loro sostegno alla posizione italiana, europea e della NATO sull’Ucraina è stato, nel migliore dei casi, debole”.
A maggio, Salvini aveva annunciato un suo “viaggio di pace” a Mosca organizzato dall’ambasciata russa a Roma, che aveva confermato di aver acquistato i biglietti aerei del politico. Il viaggio è stato annullato tra la rabbia dell’opinione pubblica e le proteste di altri membri del governo. Ma la scorsa settimana La Stampa, un importante quotidiano italiano, ha riportato che le discussioni della Lega con Mosca non si sono fermate lì.
In un articolo in prima pagina, La Stampa ha citato documenti di intelligence che sostengono che il diplomatico russo con sede a Roma Oleg Kostyukov abbia chiesto a maggio a un alto rappresentante della Lega se il partito avrebbe ritirato i ministri dal gabinetto di Draghi.
“Ciò che è strano è che a maggio nessuno – nessun osservatore – in Italia parlava della caduta del gabinetto Draghi – non così rapidamente almeno”, ha dichiarato al Financial Times Jacopo Iacoboni, autore dell’articolo.
Iacoboni, autore di “Oligarchi. Come gli amici di Putin stanno comprando l’Italia”, ha aggiunto: “Non credo che i russi abbiano da soli il potere di far cadere Draghi, ma di sicuro hanno la capacità di amplificare, di seminare zizzania e di usare utili idioti”.
Le probabilità di un’inchiesta sulle presunte interferenze russe sono scarse. Il comitato parlamentare italiano per la sicurezza nazionale è presieduto da un deputato di Fratelli d’Italia (Adolfo Urso) che ha già escluso un’indagine sulla Lega, che ora è un suo alleato elettorale.
“Penso che questo meriti un’indagine adeguata”, ha detto Tocci. In che misura questi ministri sono stati incoraggiati dal Cremlino a votare contro il governo o a far dimettere i loro ministri…”. È in corso una guerra contro l’Europa e c’è uno Stato nemico che cerca di intromettersi nel vostro processo democratico. Che abbiano successo o meno, dovreste essere preoccupati”.
(da Dagoreport)

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ADESSO CALENDA DEVE TROVARE E VIDIMARE 56.250 FIRME ENTRO IL 22 AGOSTO PER PRESENTARSI

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

COSA DICE LA LEGGE… SE FA LISTA COMUNE CON RENZI NON SARA’ NECESSARIO

La decisione di non correre con il PD ha fatto partire il conto alla rovescia per la presentazione del simbolo e delle liste elettorali. A meno che non intervenga Renzi
Lo strappo è stato servito dopo settimane di tira e molla. Azione dovrà ripartire da zero, come fosse una nuova realtà politica.
Lo prevede la legge, conseguenza della fine di quell’alleanza
E ora è corsa contro il tempo: entro il 22 agosto dovrà concludersi la raccolta firme di Carlo Calenda (ne servono 56.250) per poter vedere il proprio simbolo e le proprie liste (per Senato e Camera) sulla scheda elettorale in vista del voto delle Politiche del 25 settembre.
Ma l’ex Ministro dello Sviluppo Economico potrebbe avere nella sua manica una carta per superare tutto questo: Matteo Renzi.
Ripartiamo da zero.
Domenica pomeriggio, ospite di Lucia Annunziata, Carlo Calenda ha annunciato la rottura del patto con Enrico Letta e con il PD.
Sta di fatto che questa scissione rende difficile il percorso elettorale di Azione. Perché, come previsto dal testo unico per l’elezione della Camera, serviranno oltre 56mila firme da consegnare (previa validazione) entro il 22 agosto.
Pochissimi giorni. La norma attiva, infatti, prevede dei passaggi fondamentali che i partiti raccolgano 36.750 firme per la Camera e 19.500 per il Senato, 750 per ogni collegio elettorale.
Ovviamente, ci sono formazioni politiche che possono bypassare tutto ciò.
Sono, infatti, esenti quei partiti che:
“Sono costituiti in gruppo parlamentare in almeno una delle due Camere entro il 31 dicembre 2021” o che “che abbiano presentato candidature con proprio contrassegno alle ultime elezioni della Camera dei deputati o alle ultime elezioni dei membri del Parlamento europeo e abbiano ottenuto almeno un seggio assegnato in ragione proporzionale” o che “abbiano concorso alla determinazione della cifra elettorale nazionale di coalizione avendo conseguito, sul piano nazionale, un numero di voti validi superiore all’1 per cento del totale”.
Paletti che mettono nei pasticci Azione per molti motivi.
Il primo riguarda lo stesso gruppo parlamentare che è legato a +Europa che sembra essere intenzionata a far parte del patto con il Partito Democratico.
Il secondo riguarda l’elezione di Carlo Calenda al Parlamento Europeo (nel 2019), avvenuta sotto il simbolo del Partito Democratico e prima della creazione di Azione.
Insomma, il partito dell’ex Ministro dello Sviluppo Economico andrebbe ricostruito (elettoralmente) da zero.
E si dovrebbe passare da una veloce (quasi impossibile) raccolta firme Calenda: 56.750 in due settimane.
Firme che dovranno essere validate da sindaci, amministratori locali presenza di sindaci, amministratori locali o funzionari dei singoli Comuni.
Il rischio è che, dunque, Azione potrebbe non raggiungere quella soglia per candidarsi in tutti i collegi (rischiando così di non superare la soglia di sbarramento). Ed è qui che potrebbe arrivare l’aiuto di Matteo Renzi che, non a caso, già ieri ha iniziato il suo ammiccamento nei confronti di Calenda: qualora si trovasse l’accordo con Italia Viva, i rappresentanti di Azione potrebbero essere iscritti nelle liste elettorali di IV e non sarebbe necessario procedere con alcuna raccolta firme.
(da agenzie)

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MA CALENDA CONOSCE I SUOI ELETTORI? I SIMPATIZZANTI DI AZIONE SI SENTONO PIU’ VICINI AI PARTITI DI SINISTRA (ARTICOLO 1 – MDP, VERDI, SINISTRA ITALIANA) E A ITALEXIT DI PARAGONE CHE AL PD

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

UNO SU QUATTRO GUARDA CON FAVORE AL MOVIMENTO CINQUESTELLE – ILVO DIAMANTI: “CIRCA 1 ELETTORE SU 4 DECIDE PER CHI VOTARE NELL’ULTIMA SETTIMANA. E OLTRE IL 10% ALLA VIGILIA DELLE ELEZIONI O IL GIORNO STESSO”

Le prossime elezioni si svolgeranno tra un mese e mezzo. Ma il loro esito appare largamente scritto. A favore del Centro-Destra, stimato in largo vantaggio da tutti i principali sondaggi, compreso quello condotto da Demos per Repubblica, nei giorni scorsi.
La decisione di Carlo Calenda di correre da solo, con il “suo” partito, Azione, non rafforza questa pre-visione. Al tempo stesso, riapre i giochi e rende in-attuali le stime politiche proposte dai sondaggi, anche recenti, come questo.
Tuttavia, molto può cambiare, prima del voto. Non solo per l’instabilità della situazione. Ma perché la quota degli incerti – se e per chi votare – è ancora elevata. Come abbiamo ricordato in altre occasioni, circa 1 elettore su 4 decide nell’ultima settimana. E oltre il 10% alla vigilia delle elezioni o il giorno stesso.
Per questo Enrico Letta si sta confrontando, da tempo, con i leader dei partiti “coerenti” con la sua posizione. Tanto più dopo la defezione di Calenda. La cui formazione, insieme a +Europa, secondo il recente sondaggio di Demos, si attestava intorno al 5%, prima della rottura.
Se valutiamo gli orientamenti emersi dal sondaggio condotto da Demos per l’Atlante Politico di Repubblica, la settimana scorsa, è infatti evidente come i simpatizzanti del Pd si sentano “vicini” agli altri partiti di Sinistra.
Ma non solo. Anche di Centro: Azione, +Europa e Italia Viva di Renzi. Mentre i simpatizzanti di Azione e +Europa, da parte loro, esprimono orientamenti più tiepidi. E appaiono, semmai, in sintonia con Italexit, il partito di Gianluigi Paragone. Gli elettori dei partiti di Sinistra mostrano, a loro volta, distacco nei confronti del Pd. È, dunque, difficile trovare motivi che accomunino il “campo” di Centro-Sinistra, se si va oltre il distacco verso l’altra parte. In particolare, rispetto a Giorgia Meloni e al suo partito.
Per offrire una base solida e competitiva al partito, Enrico Letta deve, dunque, guardare avanti. Per de-finire un’identità che marchi i confini del “campo democratico”. E offra buoni motivi agli elettori per votare. Non “contro” i nemici politici, ma “per” il Partito democratico.
(da La Repubblica)

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CON O SENZA CALENDA, IL CENTROSINISTRA PERDEVA LO STESSO: PER I SONDAGGISTI L’ALLEANZA CALENDA-RENZI PUÒ ARRIVARE AL 10% MA CI SONO DUE INCOGNITE

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

1) A OGGI SOLO IL 31,8% DELL’ELETTORATO SA CHI VOTARE , 2) PER 7 ITALIANI SU 10 LA PRIORITÀ È RAPPRESENTATA DAL CARO BOLLETTE E DA COME FARE LA SPESA, NON CERTO DALL’AGENDA DRAGHI

Quanto impatta l’ultimo strappo di Carlo Calenda che dice addio al Pd e all’alleanza di centrosinistra? «Una compagine con dentro Pd, + Europa, Verdi e Sinistra italiana — risponde Antonio Noto di Noto sondaggi — può ambire al 26% e sarebbe assai lontana dal centrodestra. Difficile la rimonta sul centrodestra con Calenda, figurarsi senza Azione».
Anche Lorenzo Pregliasco di You Trend, è dubbioso sulle sorti delle coalizioni di centrosinistra. «Premessa: intanto non sappiamo come finirà perché a oggi è tutto più che surreale. Detto questo, si tratta di uno strappo subito dal Pd che segue lo strappo del M5S. Il Nazareno si ritrova con una mini coalizione Pd-Più Europa-Sinistra e Verdi. Non solo l’alleanza è eterogenea, per le note differenze programmatiche, ma ha anche un perimetro ristretto».
Di parere avverso Carlo Buttaroni di Tecné che trova una certa coerenza nella coalizione di centrosinistra, adesso che non sarà più presente il leader di azione. «A questo punto la nuova coalizione di centrosinistra assume un perimetro di tipo socialista, su cui si può riconoscere tutto l’elettorato di centrosinistra». Dopodiché, insiste Buttaroni, «un dato dovrebbe far riflettere: a oggi solo il 31,8% dell’elettorato sa chi votare. Un elettore su tre è orientato, il resto è un mare aperto. Segno che è tutto in evoluzione».
È in evoluzione anche la prossima mossa di Calenda. Quanto sposterà il leader di Azione? Pregliasco non ha dubbi: «Appare un leader poco coerente, poco credibile, sia da destra sia da sinistra. Oggi fa più fatica a togliere consensi al centrodestra perché fino a un’ora fa stava con il Pd, e anche al centrosinistra perché viene visto come un partner inaffidabile. Aggiungo che c’è il problema delle firme. Tanti auguri, allora, perché è il 7 agosto».
Noto invece sostiene che il leader di Azione parte da una base del 7%. «È stato abile — osserva —a tenere l’Italia sospesa per diversi giorni. Potrebbe far male non solo al Pd ma anche a Forza Italia. Bisogna solo capire cosa farà: andrà in coalizione con Renzi? Farà una lista unica con il leader di Italia viva? Azione e Italia viva potrebbero potenzialmente superare il 10%».
Anche per Buttaroni l’asse Renzi-Calenda avrebbe margini per oltrepassare la soglia del 10%, anche perché «rappresenterebbe uno schema politico coerente». E sempre in quell’area c’è una certa curiosità sui centristi del centrodestra, la cosiddetta «area draghiana» rappresentata da Giovanni Toti e Maurizio Lupi. Quanto porterà in dote alla coalizione di Berlusconi, Salvini, Meloni? Secondo Noto, «può superare il 3%».
Mentre per Pregliasco «quell’area è in diretta competizione con Forza Italia e difficilmente potrà allargare. Come fai a essere draghiano nella stessa coalizione in cui si trovano partiti che hanno sfiduciato Draghi?». Stessa posizione di Buttaroni: «Sposta pochissimo. In questo momento per 7 italiani su 10 la priorità è rappresentata dal caro bollette e da come fare la spesa, non certo dall’agenda Draghi che viene percepito come qualcosa che contiene i numeri telefonici dei potenti».
(da Il Corriere della Sera)

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EMMA BONINO E + EUROPA MOLLANO CALENDA E RESTANO CON IL PD

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

NON CI SARA’ NESSUN PASSO INDIETRO

Parla di “ragioni fumose”, non comprensibili. Sottolinea come il passo indietro di Carlo Calenda sia stato del tutto improvviso e senza avvertire gli alleati di +Europa. Emma Bonino, come fatto anche da Benedetto Della Vedova e da Riccardo Magi, ha confermato l’alleanza elettorale con il Partito Democratico e il mantenimento della parola data al segretario Enrico Letta.
Non seguiranno, dunque, la strada decisa da Azione e si proseguirà su quella strada che vedrà il suo compimento elettorale il prossimo 25 settembre.
Intervistata dal quotidiano La Repubblica, Emma Bonino non riesce a capacitarsi della scelta fatta da Carlo Calenda che, cancellando quel patto a tre sancito con Letta e Della Vedova solo la scorsa settimana, ha deciso di correre da solo (o forse con Italia Viva di Matteo Renzi):
“Eravamo insieme fino a sabato, e domenica ha deciso di andarsene per conto proprio. Ha mancato alla parola data per ragioni fumose, non convincenti e men che meno dirimenti”.
La rottura del patto, dunque, è stata come un fulmine a ciel sereno. Nonostante questo, +Europa sembra destinata a non “rescindere” quell’accordo con Enrico Letta. Emma Bonino, infatti, ha spiegato che nella Direzione convocata oggi da Benedetto Della Vedova non dovrebbero esserci sorprese. Accordo che, dunque, sarà confermato.
“So che si sono chattati con Benedetto Della Vedova, il quale gli ha chiesto di vedersi e discuterne. La risposta è stata: ‘È inutile, perdiamo solo del tempo. Stop’”.
Da Azione a Stop. Insomma, tutto è cambiato nel giro di pochi giorni. Poche ore. E la fine del patto con il PD segna anche la fine dell’alleanza con +Europa. Perché Emma Bonino sottolinea come Calenda fosse già a conoscenza della trattativa tra Letta, Fratoianni e Bonelli, quindi non poteva essere sorpreso dall’allargamento di questa alleanza elettorale con Sinistra Italiana ed Europa Verde. Una linea di pensiero confermata questa mattina da Riccardo Magi ad Agorà.
“Quel patto siglato 5 giorni fa, sottoscritto anche da Calenda, a mio avviso costituisce un successo, una base di lavoro comune, un patto di governo. Ieri abbiamo confermato l’apprezzamento di quel patto. Se si cambia idea tre volte in una settimana c’è un problema di coerenza”.
(da agenzie)

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“L’ALLEANZA ERA CHIARA SIN DAL PRIMO INCONTRO, E’ CALENDA CHE HA CAMBIATO IDEA”: BENEDETTO DELLA VEDOVA SBUGIARDA IL LEADER GONFIATO DI AZIONE

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

“LE PRESENZE DI BONELLI, FRATOIANNI E ANCHE DEL MOVIMENTO DI DI MAIO ERANO GIÀ PREVISTE AL MOMENTO DELLA FIRMA DEL PATTO SIGLATO ANCHE DA CALENDA”

Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa, e adesso che succede?
«Noi martedì abbiamo sottoscritto un patto elettorale e di governo con Enrico Letta per proseguire le politiche di Draghi. E vogliamo rispettarlo».
E Carlo Calenda? È federato con voi, ma quel patto lo ha rotto.
«Sono stupito».
Perché? Calenda, tra le altre cose, ha detto che non vuole stare in una coalizione con chi non ha votato la fiducia al governo Draghi.
«Doveva dirlo prima».
In che senso?
«Che era tutto chiaro, dall’inizio alla fine».
Si spieghi meglio.
«Le presenze di Bonelli, Fratoianni e anche del movimento di Di Maio erano già previste al momento della firma del patto siglato anche da Calenda. Ed erano note dal primo all’ultimo incontro che abbiamo avuto con Letta».
Dunque Calenda sapeva?
«Assolutamente sì. Tutti gli aspetti erano chiarissimi e non ci sono state sorprese e novità dell’ultima ora».
E allora che cosa è successo a Calenda?
«Non lo so».
Non immagina qualcosa?
«È evidente che ha avuto un ripensamento. Lo rispetto. Ma non può dire che non sapeva».
Ha provato a convincerlo di non fare lo strappo?
«Fino all’ultimo».
Calenda ha cercato di far rompere il patto anche a voi?
«Si, ha cercato di convincerci che bisognasse fare la sua stessa scelta. Ma per noi non è praticabile. La politica seria vuol dire che prendi una decisione e poi la porti avanti. Comunque decideremo stasera nella nostra direzione».
Pensa che qualche sondaggio abbia influenzato Calenda?
«Noi i sondaggi non li abbiamo visti. Ma al di là di questi c’è un punto importante delle tecnicalità elettorali che finisce per essere un punto politico decisivo: una presentazione autonoma è un regalo a Salvini e Meloni perché la legge elettorale è implacabile in questo senso»
Ma come si è arrivati all’intesa di Azione e +Europa con il Pd?
«Comincio dal principio».
E cioè?
«Da quando noi di +Europa e Carlo Calenda, subito dopo la caduta del governo Draghi, abbiamo discusso due ipotesi per le elezioni».
Quali?
«La prima era che ci presentassimo come terzo polo liberal democratico, ovvero correre da soli. E la seconda era quella di fare un accordo con Letta che, come noi, ha sostenuto Draghi dal primo giorno fino all’ultimo. E siccome era un fatto rilevante abbiamo discusso per un po’».
Ed avete deciso di andare con il Pd di Letta.
«Certo, non volevamo fare un regalo alla destra».
Quindi cosa avete fatto?
«Ci siamo presentati da Letta con una nostra proposta ideata da Calenda: è stata la rielaborazione consensuale di quel documento la base del nostro patto. Dentro c’era tutto quello che chiedevamo».
Ovvero?
«I rigassificatori, il Pnrr, la revisione del reddito di cittadinanza, una politica di bilancio improntata alla responsabilità. Il fatto che la campagna elettorale avrebbe avuto due front runner, Letta e Calenda. Poi abbiamo chiarito che non un voto di +Europa e Azione doveva andare a chi non aveva votato la fiducia a Draghi. Per questo abbiamo chiesto che nessuno dei leader della coalizione si doveva candidare nei collegi uninominali».
E così è stato. Dopo che è successo ancora?
«Venerdì abbiamo avuto l’incontro con Letta e abbiamo ribadito che doveva essere chiara l’asimmetria che c’era tra noi e le alleanze che stava facendo. Cosa che Letta ha sottolineato con grande chiarezza».
E alla fine?
«Avremmo potuto essere i protagonisti liberal democratici di questa sfida elettorale senza fare favori a Salvini e a Meloni che purtroppo oggi festeggeranno. Ora vediamo cosa accadrà».
(da il Corriere della Sera)

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IL TERZO “POLLO” E I DUE GALLI DEL POLLAIO

Agosto 8th, 2022 Riccardo Fucile

L’ACCORDO TRA RENZI E CALENDA PER PRESENTARSI INSIEME (ED EVITARE DI RACCOGLIERE LE FIRME PER IL CHURCHILL DEI PARIOLI) DURERA’ ALMENO FINO AL 25 SETTEMBRE O LITIGHERANNO PRIMA?

La mossa di Calenda riconsegna un quadro di possibili alternative. La strada è complessa, vanno inghiottiti rancori e sospetti reciproci, ma lo spazio politico indubbiamente esiste. Un minuto dopo l’addio a Letta, Calenda conferma che si sentirà a breve con l’ex premier. Renzi è pronto, e fa trapelare la sua disponibilità. Le condizioni per incontrarsi, siglare un patto, arrivare uniti al 25 settembre, ci sarebbero. Ma sarebbe tutto troppo facile. E così non è.
La forza di Calenda sono i consensi in salita, che è convinto cresceranno dopo il divorzio da Letta. Quella di Renzi è il simbolo, che potrebbe sgravare Azione dall’obbligo di raccogliere le firme per la lista, in tempi ormai strettissimi e collegandole a nomi e cognomi dei candidati, pena l’annullamento e l’impossibilità di partecipare alle elezioni. Calenda però prende tempo. Dall’entourage confermano che non ci sono stati contatti ufficiali.
Non vuole precipitarsi tra le braccia di Renzi, assumendo una posizione di debolezza. Sostiene che la legge esenterebbe Azione, perché il partito è nato dall’associazione Siamo Europei, con cui il leader è stato eletto in Europa, inglobato dal Pd. In attesa che il ministero dell’Interno lo attesti, Calenda ieri ha subito riunito i direttivi e ha dato ordine di partire con una grande mobilitazione.
Renzi è convinto che il Terzo Polo possa arrivare all’8-10%. Dentro Azione azzardano anche un potenziale 15%.
Ma c’è da capire quanto i due partiti possano cannibalizzarsi a vicenda. Per elettorato, spirito, orizzonte politico e proposte, Iv e Azione sono in parte sovrapponibili, secondo i sondaggisti.
Le complicazioni sulla strada dell’accordo sono due. Una più tecnica, legata ai vincoli della legge elettorale. L’altra più caratteriale. Calenda e Renzi, per chi li conosce, sono incompatibili. Calenda è un uomo che vive in diretta, dice e scrive quello che pensa, Renzi tesse di più dietro le quinte e usa astuzia politica. Entrambi mediaticamente forti, dovrebbero accordarsi sulla leadership e sulle presenze televisive in campagna elettorale. Non facile. Chi è vicino a Renzi dice che alla fine, pur di non compromettere l’obiettivo, il senatore fiorentino non avrebbe particolari problemi a fare un passo di lato e a lasciare timone e riflettori tv a Calenda. Ma sono affermazioni che andrebbero testate durante la campagna elettorale.
Detto questo, c’è un secondo ostacolo. Secondo i fedelissimi di Calenda, Renzi preferirebbe fondere i due partiti in una lista unica e teme di andare in coalizione, come vuole Azione, con simboli separati, perché spaventato dalla prospettiva di non arrivare al 3%. L’ex premier è aperto a intavolare un ragionamento, che era disposto a fare da tempo, prima che i veti – secondo lui soprattutto di Emma Bonino, alleata di Calenda con +Euorpa – affossassero ogni tentativo di rientrare nella coalizione del Pd.
Anche per questo Renzi ha assaporato la giornata di ieri come una rivincita: «Ha segnato la Caporetto di Letta». Una strategia «fallimentare», sin dal principio, quando il leader dem ha scelto di tenere fuori Iv, lasciando aperta – secondo Renzi – una competizione sul fronte più liberale che ha spaventato Calenda.
(da la Stampa)

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