Settembre 22nd, 2022 Riccardo Fucile
PESKOV JUNIOR: “IO NELL’ELENCO? RISOLVERO’ AL ALTRI LIVELLI”… LA CERCHIA DEI VIGLIACCHI, ANCHE IL FIGLIO DEL PRIMO MINISTRO MISHUSTIN SI NEGA
È caos in Russia dopo l’annuncio del presidente russo Vladimir Putin,
che ha dato il via alla mobilitazione militare parziale, ossia una leva che porterà sul campo di battaglia altri 300 mila soldati e riguarderà i “cittadini riservisti” o che hanno già esperienza nelle forze armate. Il traffico aereo è andato in tilt, altri uomini – quelli provvisti di un visto Shengen – si sono diretti in massa verso la Finlandia con la speranza di riuscire ad attraversare il confine, mentre molti cittadini sono scesi in piazza per protestare.
Ma la mobilitazione militare è valida davvero per tutti i riservisti o uomini con pregressa esperienza nelle forze armate russe?
A giudicare dalle telefonate fatte da Dmitry Nizovtsev, membro della ong Anti-corruption Foundation fondata dall’oppositore politico del Cremlino Alexei Navalny, sembrerebbe di no.
Nizovtsev si è finto un impiegato dell’ufficio militare di registrazione e arruolamento e ha chiamato alcuni figli dei funzionari e deputati più vicini a Vladimir Putin per convocarli per le visite mediche da svolgersi prima di essere inseriti tra i 300mila uomini chiamati dal presidente russo per difendere il Paese e per garantire un «corretto svolgimento» dei referendum di annessione che si terranno nelle repubbliche popolari di Donestk e Lugansk e nelle regioni di Cherson e Zaporizhzhia.
La “chiamata” al figlio del portavoce di Putin
Tra le persone chiamate da Nizovtsev c’è anche Nikolay Peskov, figlio del portavoce di Putin, Dmitry Peskov. Durante la telefonata in cui si chiedeva al giovane, classe 1990, di presentarsi alle visite mediche di rito, il figlio di Peskov ha risposto che non si sarebbe presentato perché «sa, sono il signor Peskov e non è del tutto corretto per me essere incluso (nella chiamata alla mobilitazione, ndr). In qualsiasi caso, a breve, risolverò la questione a un livello diverso».
Nel corso della conversazione, Peskov Jr. ha poi aggiunto di non aver dato il suo consenso ad arruolarsi come volontario: «Ho bisogno di capire in generale cosa sta succedendo e quali diritti ho».
«Non ho problemi a difendere la mia patria – ha proseguito Peskov Jr. -, ma ho bisogno di capire la ragione del mio essere chiamato: farò quello che mi verrà detto. Se Vladimir Putin dice che devo andarci, ci andrò. Ma non dovrei essere presente nella lista».
Il figlio del portavoce di Putin, in passato ha prestato il proprio servizio nelle RVSN RF, le Forze missilistiche strategiche della Federazione Russa, un corpo militare indipendente dalle Forze armate di Mosca e specializzate nell’impiego di sistemi d’arma nucleari.
Ma Peskov Jr. non è stato l’unico a essere contattato. Nizovtsev ha telefonato anche ad Alexei Mishustin, figlio del primo ministro Mikhail Mishustin, che ha risposto «di non avere ancora intenzione di presentarsi al fronte».
Insomma, mobilitazione sì, ma per i “figli di” forse no.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2022 Riccardo Fucile
C’E’ ANCHE IL MAGGIORE DELLA MARINA SERGEI VOLYN… “AZOV E’ D’ACCAIO”… “VOGLIONO GIA’ TORNARE A COMBATTERE, MA PER UN PO’ RESTERANNO IN UN PAESE TERZO”
I leader del battaglione Azov che per settimane hanno difeso l’acciaieria Azovstal di Mariupol – il comandante Denis Prokopenko “Redis” e il suo vice Svyatoslav Palamar “Kalina”, sono tra i prigionieri rilasciati dalla Russia. Lo ha reso noto il comandante delle forze speciali ucraine Sergey Velichko che ha pubblicato su Telegram una foto con Redis e Kalina. Lo riporta Ukrainska Pravda.
Oltre a Prokopenko e Palamar, è stato liberato anche il comandante della 36ma brigata marina, il maggiore Sergei Volyn. Nella foto pubblicata con loro compaiono anche il capo della direzione principale dell’intelligence Kirill Budanov e il ministro dell’Interno Denis Monastyrsky.
L’ex comandante dell’Azov Andrey Biletsky ha scritto sui social: “Ho appena parlato al telefono con Radish, Kalina, tutti hanno uno spirito combattivo e sono persino desiderosi di combattere. Un’altra conferma che Azov è di acciaio. Adesso i ragazzi sono già liberi, ma in un Paese terzo. Rimarranno lì per un po’, ma la cosa principale è già accaduta: sono liberi e vivi”. In una foto pubblicata sul sito della radio ufficiale ucraina Suspline si vede Palamar sorridente mentre parla al telefono.
Tra le persone liberate ci sono anche 10 stranieri che hanno combattuto a fianco degli ucraini, alcuni dei quali minacciati di morte. Rilasciati grazie agli sforzi del principe saudita Mohammed bin Salman, si trovano in questo momento a Riad.
Gli Stati Uniti “ringraziano” il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il suo governo “per aver incluso due cittadini americani nello scambio di prigionieri annunciato oggi” con la Russia, ha affermato il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Jake Sullivan. “Ringraziamo il principe ereditario (Mohammed bin Salman, ndr) e il governo saudita per aver facilitato” l’operazione, ha scritto anche su Twitter.
Nell’ambito di questa «operazione preparata da tempo», cinque comandanti militari, tra cui i leader della difesa Azovstal, sono stati trasferiti in Turchia, ha fatto sapere Zelensky.
Secondo l’accordo raggiunto con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il capo di Stato ucraino ha spiegato che rimarranno in Turchia «in assoluta sicurezza e in condizioni confortevoli» fino alla «fine della guerra». Zelenski ha anche aggiunto che in questo scambio è incluso il rilascio, precedentemente annunciato, di dieci prigionieri di guerra trasferiti in Arabia Saudita. Tra questi cinque britannici e due americani.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2022 Riccardo Fucile
RILASCIATI 215 UCRAINI DELL’AZOVSTAL PER IL FILORUSSO MEDVEDCHUK
Un significativo e imponente scambio di prigionieri tra Ucraina e
Russia segna il giorno di guerra successivo al minaccioso discorso di Vladimir Putin. «C’è stato un grande scambio di prigionieri. Ha attraversato diverse fasi e in luoghi diversi. Abbiamo riportato indietro 215 persone dalla prigionia russa», ha detto il capo dell’ufficio del presidente ucraino Zelensky. «Si tratta di soldati, guardie di frontiera, poliziotti, marinai, guardie nazionali, truppe delle forze territoriali, doganieri e civili. Tra loro ci sono ufficiali, comandanti, eroi dell’Ucraina, difensori dell’Azovstal e militari in stato di gravidanza», ha affermato in una dichiarazione. Sono quelli «che i russi volevano uccidere, che chiamavano nazisti», il nostro popolo forte che non è stato distrutto da battaglie e prigionia”, compresi i massimi comandanti delle unità che difendevano Mariupol.
Nello scambio è finito anche l’oligarca ucraino filorusso Viktor Medvedchuk, che è stato consegnato ai russi e «che ha già fornito tutte le prove possibili all’inchiesta»: lo ha rivelato il capo dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, secondo quanto riporta Ukrinform.
Lo scambio – ha aggiunto – «è il risultato di accordi personali tra il presidente Zelensky e il presidente (turco, ndr) Erdogan. I russi volevano ricattarci con le loro vite, ma non gli permetteremo di farlo con nessuno», ha sottolineato Yermak.
Medvedchuk, arrestato nell’aprile scorso in Ucraina mentre tentava la fuga, è vicinissimo a Putin. Sposato dal 2003 con Oksana Marchenko, celebre presentatrice televisiva ucraina, con lei ha avuto una figlia, Dasha, battezzata a San Pietroburgo da padrini di eccezione: Vladimir Putin e Svetlana Mededeva (moglie dell’ex presidente russo Dmitrij Medvedev).
Un video dei prigionieri ucraini rilasciati dai russi è stato pubblicato dal Commissario per i diritti umani della Verkhovna Rada, Dmytro Lubinets. Nell’ambito dell’imponente scambio anche «cinque eroi, comandanti della difesa dell’Azovstal, sono stati scambiati con 55 prigionieri di guerra, che non ci interessano», ha detto il capo dell’ufficio del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, Andriy Yermak, secondo quanto riporta Ukrinform.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
UN SECONDO DOPO AVER DETTO DI NON ESSERSI MAI DISSOCIATA DALLE FRASI DI GIANFRANCO FINI SUL “FASCISMO MALE ASSOLUTO”, RIEMERGE UN VECCHIO VIDEO DEL 2004 IN CUI GIORGIA MELONI, INTERVISTATA DA “LE IENE”, SOSTENEVA CHE “IL FASCISMO NON FU IL MALE ASSOLUTO”
Da un lato le dichiarazioni di questa campagna elettorale, dall’altro un’intervista del passato di senso opposto. Ieri Giorgia Meloni ha spiegato di non essersi dissociata dalle frasi di Gianfranco Fini pronunciate dopo la visita al memoriale Yad Vashem di Gerusalemme, quando definì il fascismo «male assoluto»: «Io ero dentro An quando ha fatto quelle dichiarazioni, non mi pare di essermi dissociata», ha detto la leader di Fratelli d’Italia.
In un’intervista del 2004 alla trasmissione Le Iene, però, una 27enne Giorgia Meloni (allora presidente dei Giovani di Alleanza nazionale) diceva senza mezzi termini «il fascismo non fu il male assoluto»
(da La Stampa)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
UNA CHIAMATA ALLE ARMI CON DENTRO TUTTI I PARTITI ALTERNATIVI A SALVINI E MELONI, PER FORMARE UN GOVERNO DI EMERGENZA GUIDATO DA MARIO DRAGHI … AL QUIRINALE SONO CONVINTI CHE IL CENTRODESTRA ANDRÀ IN CRISI GIÀ AI PRIMI DUE PASSAGGI UFFICIALI: L’ELEZIONE DEI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO (SALVINI LI VUOLE TUTTE E DUE)
Oggi Nicola Fratoianni ha lanciato il sasso nello stagno: “La lista di
Renzi e Calenda non è espressione della destra italiana, nonostante alcune posizioni. Quindi se si dovesse costruire un’alternativa alla destra… Del resto io mi ero battuto per un’alleanza più larga, anche con loro”. Un’apertura verso il detestatissimo “Churchill dei Parioli” che non è passata inosservata e ha spinto gli “addetti ai livori” a prendere il pallottoliere e a far di conto, a partire dal Quirinale (prima di dare l’incarico alla Meloni, Mattarella va a Lourdes).
Se i numeri non dovessero garantire una maggioranza solida al centrodestra, con la deflagrazione di Lega e Forza Italia, potrebbe prendere forma l’ipotesi di un rassemblement formato “gran mischione”, con dentro tutti i partiti da Sinistra Italiana a Forza Italia (Berlusconi è già pronto a sfilarsi), per riportare a Palazzo Chigi Mario Draghi a capo di un governo di emergenza nazionale (unico verso scudo per l’Italia agli occhi degli Stati Uniti ed Europoteri) e rintuzzare l’avanzata di Salvini e Meloni.
Il piano cozza con la puntuta presa di posizione di Conte che si è subito sfilato all’ipotesi: “Il M5s sarà fuori da governi di larghe intese, anche a guida Draghi”. Ma Conte è un camaleonte, anzi camaleConte, così abile da riuscire a farsi concavo e convesso, romanista e laziale, di bosco e di riviera, a seconda delle necessità.
Il suo “no” potrebbe diventare “nì” in un batter d’occhio, soprattutto se lo stallo politico e istituzionale dovesse avvitarsi a una crescente crisi economica e sociale a causa delle ripercussioni della guerra in Ucraina.
Lo scenario di una grande alleanza anti-sovranista da costruire dopo il voto (che sarebbe molto apprezzata a Bruxelles), sarebbe una manna dal cielo anche per Giorgia Meloni che potrebbe evitare di impelagarsi al governo nel peggiore scenario socio-economico possibile: la guerra in Ucraina in corso, il rischio di recrudescenza del Covid, l’inflazione alle stelle, incertezza economica e poverta’ crescente.
Tutto questo con un alleato fuori controllo come Salvini e un Berlusconi pià che riottoso ad accettare la leadership della Ducetta della Garbatella. Se Palazzo Chigi dovesse sfuggirle per qualche ragione, la Meloni dovrebbe andare in pellegrinaggio al santuario della Madonna del Divino Amore: governare, in questo scenario, significa bruciarsi.
E al Quirinale cosa pensano? Sono convinti che il centrodestra andrà in crisi già ai primi due passaggi ufficiali: l’elezione dei presidenti di Camera e Senato. Chi poserà le sue onorevoli chiappe sugli scranni più alti del Parlamento? La prassi vuole che la guida di Montecitorio venga lasciata all’opposizione ma Salvini vuole tenere entrambe le cariche a destra e non intende cedere nulla.
Ne vedremo delle belle.
(da Dagoreport)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
LA CORTE DI APPELLO DI CAMPOBASSO HA RICUSATO LA LISTA PER EVIDENTI IRREGOLARITA’
Italexit è uno dei partiti che sono stati obbligati a raccogliere le firme per presentare le liste alle prossime elezioni politiche, non potendo godere dell’esenzione riservata ai partiti, collegati a gruppi politici presenti nel parlamento uscente. La formazione fondata da Gianluigi Paragone ha quindi dovuto rastrellare le circa 56mila firme, 750 per ogni collegio plurinominale, necessarie a presentare le liste nelle diverse parti d’Italia.
Un’impresa non facile da realizzare in pieno agosto, con poco più di due settimane a disposizione. E resa tanto più ardua dal fatto che proprio in quello stesso periodo, in molte regioni una buona parte dei dirigenti e i militanti della prima ora hanno deciso di mollare Italexit, in polemica con la deriva verso l’estrema destra – che stava emergendo proprio in quei giorni – e con una gestione della candidature concentrata nelle mani di poche persone a Roma, con l’esclusione completa dei territori.
Eppure, Italexit ha fatto il miracolo e raccolto le firme in tutta Italia. Come ci è riuscita? Secondo diverse fonti a conoscenza dei fatti che abbiamo consultato, anche in questo caso Paragone si è messo nelle mani dei gruppi organizzati di estrema destra, che hanno colonizzato il partito, sotto la guida del senatore William De Vecchis e del suo consigliere politico Mauro Gonnelli.
“C’è stato uno svuotamento generale dei coordinamenti territoriali, anche in Regioni molto grandi”, spiega un dirigente, che proprio in quei giorni ha lasciato il partito. “Questi come potevano raccogliere le firme, se la base se n’è andata? Si sono rivolti a quelli di Casapound”. Aggiunge un altro responsabile locale, fresco di rottura: “In Lazio, per dire, i banchetti per la raccolta li ha fatti tutti Casapound”.
Molti militanti storici di Italexit di varie parti d’Italia hanno più di un dubbio sulla regolarità dei metodi utilizzati per riempire i moduli di sottoscrizioni, necessari a presentare le liste.
C’è da dire però che le firme sono state accettate da tutte le Corti d’Appello, che peraltro si limitano a verificare la correttezza formale della documentazione e non indagano sull’identità dei firmatari o l’autenticità delle sottoscrizioni.
Solo in due casi le firme valide sono state giudicate insufficienti dalle Corti d’Appello e dunque Italexit è stata esclusa dalla competizione: in Trentino Alto Adige – solo per il Senato – e nel Molise.
E proprio del Molise, Fanpage.it è riuscita a visionare tutti moduli con i nomi e le firme raccolte dal partito di Paragone. Ecco cosa abbiamo scoperto.
Il Caso Molise
In Molise, come altrove in Italia, i dirigenti e i militanti di Italexit, che all’inizio si erano incaricati di raccogliere le firme per presentare le liste decidono in gran parte di sfilarsi, a seguito dei contrasti con i vertici sulle scelte sulle candidature.
A complicare ancor più le cose, il banco salta definitivamente venerdì 19 agosto, a circa 48 ore dal termine ultimo per presentare i moduli.
E anche in Molise, a questo punto entra in campo Casapound. “Dovevano fare tutto in due giorni, all’inizio dicevano che era impossibile – racconta un diretto testimone della vicenda -, poi Mauro Gonnelli ha fatto sapere che avrebbe mandato un po’ dei suoi”.
Racconta un’altro ex militante: “Sono arrivati questi di Casapound dal Lazio. Ho trovato un banchetto in piazza di persone che non avevo mai visto e ho chiesto: da dove venite? Mi hanno risposto che erano di Rieti”.
I banchetti tirati su in fretta e furia però non sembrano dare grandi risultati, “in quello che ho visto io hanno raccolto al massimo venti firme”, spiega ancora l’ex militante. Eppure a un certo punto le cose accelerano, da Roma si precipita in Molise anche William De Vecchis che come senatore può fungere da pubblico ufficiale e autenticare i moduli, con il suo timbro di palazzo Madama.
Per il rush finale, arriva anche il leader di Italexit Gianluigi Paragone che la sera del 21 agosto con una diretta Facebook da Termoli annuncia: “Ce l’abbiamo fatta, domani andiamo in Corte d’Appello a portare tutte le firme”.
Il 23 agosto però arriva la doccia fredda. La Corte d’Appello di Campobasso ricusa la lista di Italexit, perché una parte delle sottoscrizioni non ha i requisiti richiesti, come la presenza del documento di iscrizione alle liste elettorali.
A questo punto, nella chat whatsapp dei candidati del Molise, qualcuno spinge per fare ricorso, Di fronte alla richiesta, da Roma arriva una risposta sorprendente. “Il partito non farà alcuna azione di nessun tipo in Molise, né ricorsi né altro”, scrive Mauro Gonnelli, prima di abbandonare frettolosamente il gruppo.
E quando un candidato, Giuseppe Del Giudice, decide di andare avanti comunque, da Italexit fanno sapere che non intendono neanche pagare le spese legali.
Perché i dirigenti di un partito rinunciano a usare tutte le armi a loro disposizione, per partecipare a una competizione elettorale? Una scelta poco comprensibile, tanto più che l’esclusione dalla corsa in Molise alza di conseguenza il quorum reale da raggiungere nel resto d’Italia, rendendo più difficile superare la soglia di sbarramento.
“Avevano paura che qualcuno si mettesse a analizzare troppo da vicino le firme”, sostiene Del Giudice. E dopo che abbiamo letto e verificato i documenti con le sottoscrizioni presentati, è difficile dargli torto.
Le firme delle persone morte
La Corte d’appello di Campobasso ricusa la lista di Italexit del Molise perché nonostante a sottoscriverla ci siano 818 firme, i certificati elettorali presentati sono appena 643, ben al di sotto del numero richiesto per legge, che è di 750. Il controllo del tribunale si ferma al dato oggettivo, senza indagare sul perché sia stato impossibile allegare alla documentazione gli altri certificati mancanti.
Tramite un controllo a campione sui moduli presentati per le liste della Camera, che Fanpage.it ha potuto visionare nella loro interezza, abbiamo individuato tre casi in cui i firmatari risultano deceduti, prima del giorno in cui avrebbero dovuto compilare il documento necessario per le elezioni.
Il primo caso è quello di un uomo morto il 31 luglio 2022; il secondo riguarda una persona deceduta il 19 aprile 2021; il terzo è quello di una signora venuta a mancare addirittura più di quattro anni fa, il primo di aprile 2018. Tutti e tre questi nominativi presentano delle firme, apposte nello spazio riservato, ma mancano dei certificati d’iscrizione alle liste elettorali.
I moduli che contengono le tre sottoscrizioni di persone decedute, come tutti gli altri presentati in Molise, sono autenticati con firma e timbro del Senato il 20 e il 21 agosto dal senatore William De Vecchis.
In qualità di parlamentare, secondo quanto previsto dalla legge, De Vecchis agisce in qualità di pubblico ufficiale. Nello specifico, la dicitura sottoscritta dal senatore sotto ogni modulo è la seguente: “Certifico che sono vere e autentiche le firme apposte IN MIA PRESENZA (maiuscolo nostro ndr) dagli elettori sopra indicati, da me identificati con il documento segnato a margine di ciascuno”. Per un pubblico ufficiale, la falsa attestazione di autenticità delle sottoscrizioni delle liste elettorali si configura come reato.
Quello dei firmatari deceduti, è il caso più eclatante, ma non l’unico indizio d’irregolarità all’interno degli elenchi presentati da Italexit in Molise. Abbiamo riscontrato più di dieci casi di persone che hanno firmato per due volte, in due moduli diversi, entrambi relativi alle liste per la Camera. Tra questi, nove identici nominativi, con corrispettivi dati anagrafici, si trovano sia nel fascicolo n. 57, sia nel n. 23. Le firme in calce ai nomi presenti nei due elenchi, inoltre, sono graficamente molto differenti tra di loro. Pure qui, il tutto è autenticato dal senatore De Vecchis.
E ancora il modulo numero 42, presenta 16 nomi e relativi dati, ma nessuna firma scritta negli spazi appositi per le sottoscrizioni, nonostante anche in questo caso il senatore De Vecchis certifichi che le firme (in realtà assenti) sono vere, autentiche e apposte in sua presenza. Ci sono poi altre anomalie, non sufficienti però a dire con certezza che si tratti di sottoscrizioni false: ad esempio, all’interno di una firma, il nome proprio è stato confuso con un altro, e corretto successivamente con una evidente cancellatura. In altri casi, nomi o date di nascita inserite negli elenchi non coincidono con quelli presenti sui relativi certificati elettorali. È quanto accade per esempio con un signore, che sul modulo e nella firma sottostante è identificato come Rino, ma da certificato elettorale risulta chiamarsi Remo. Non siamo in grado di dire se si tratti di un nome copiato male o di un raro caso di amnesia, che ha portato l’uomo a dimenticarsi come si chiamasse al momento di firmare.
I parenti dei tre sottoscrittori deceduti, contattati da Fanpage.it, lamentano le irregolarità di cui li mettiamo al corrente come delle ingiustizie inflitte a persone che non possono più difendersi: “Mio marito è morto da due anni – ci racconta un’anziana signora – in vita non si è mai occupato di politica”. La nipote di uno dei firmatari defunti annuncia un’azione legale contro i responsabili: “Mio nonno è morto il 31 luglio, era analfabeta, non sapeva nemmeno firmare. Voglio andare in questura e sporgere denuncia, perché è una truffa ai suoi danni”. “Mia madre è morta da quasi cinque anni – sottolinea la figlia di un’altra sottoscrittrice – Provvederò legalmente. Mi dà fastidio quando mi toccano i parenti morti, specialmente i genitori”.
Quando, a margine di un comizio a Roma, raggiungiamo Gianluigi Paragone per una replica, tra il microfono e il leader di Italexit si frappone subito Mauro Gonnelli, che senza presentarsi o qualificarsi dice brusco: “No, il Molise lasciamolo stare”. “Non ne voglio parlare”, glissa il senatore William De Vecchis, il cui timbro certifica le presunte firme irregolari.
“In Molise la vicenda è chiusa, in fase di presentazione ci hanno detto che le firme non erano sufficienti”, prova a spiegare Paragone. Davanti alle evidenze delle irregolarità, il leader di Italexit contrattacca, parlando di una diffida inviata da Italexit contro una persona sul territorio, che da delegato di lista del partito avrebbe provato ad alterare la liste dei candidati.
La difesa di Paragone però non regge. Intanto perché, come risulta dal verbale di consegna prodotto dalla cancelleria della Corte d’appello di Campobasso, il grande fascicolo con le liste in questione è stato presentato di persona da una candidata di Italexit, incaricata ufficialmente dal partito con comunicazione Pec alla Corte d’Appello. La delega a rappresentare il partito all’uomo a cui fa riferimento Paragone, invece, era già stata revocata dai vertici di Italexit il venerdì precedente, con comunicazione ufficiale alle autorità competenti. E in ogni caso, possibili problemi interni sulla formazione delle liste, nulla c’entrano con le eventuali irregolarità nella raccolta delle firme, autenticate dal senatore De Vecchis, numero due del partito. Di fronte a queste contestazioni, Paragone va via sbattendo la portiera dell’auto: “Fai il giornalista, io l’ho fatto per trent’anni, se vuoi ti do ripetizioni, te le dò gratis”.
(da Fanpage)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
IN POCHE ORE BIGLIETTI INTROVABILI E PREZZI ALLE STELLE
In Russia è scoppiato il panico dopo che il presidente Vladimir Putin
nel suo discorso andato in onda questa mattina alle 8, ora di Mosca, ha annunciato la mobilitazione parziale e minacciato di usare la bomba atomica contro i nemici dell’Occidente.
Ne è una conferma il fatto che pochi minuti dopo la trasmissione delle sue dichiarazioni, siano andati esauriti tutti i biglietti aerei dalla Capitale russa verso Yerevan in Armenia e Istanbul in Turchia (tra le poche destinazioni con volo diretto). Terminati anche quelli per Tbilisi, in Georgia. Stessa situazione per domani.
Lo scrive su Telegram il giornale indipendente Meduza.
La preoccupazione per la mobilitazione e la conseguente chiusura dei confini sono evidentemente un timore palpabile tra i russi ora che Putin ha fatto il primo passo.
Già ieri sera, quando si era diffusa la voce di un possibile discorso di Putin sui referendum nelle quattro regioni ucraine sotto il controllo russo per l’annessione alla Federazione, poi rimandato a questa mattina, le ricerche su Google della frase “Come lasciare la Russia” sono aumentate in maniera esponenziale.
E sempre da ieri il prezzo dei biglietti aerei è salito alle stelle. Da Mosca a Istanbul il biglietto per un bambino, fino a quando erano disponibili, è arrivato a costare oltre 1300 euro nelle scorse ore.
I prezzi dei voli di venerdì sono più o meno gli stessi. Per sabato per Istanbul sono stati venduti biglietti a partire da 60.000 rubli per i voli diretti (pari a 1.003,86 euro) e da 30.000 rubli per i voli con coincidenza (501,93 euro).
Anche i biglietti per Baku, capitale dell’Azerbaigian, si sono esauriti per il 21 settembre. Per giovedì i biglietti sono in vendita a 23.000-25.000 rubli. Venerdì il volo diretto più economico è di 75.000 rubli (1.241,44 euro).
Su Telegram in russo dalle scorse ore circolano anche gli elenchi delle organizzazioni che offrono consulenza per la tutela dei diritti del personale militare.
(da Fanpage)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
PER I RENITENTI SONO ORA PREVISTI ANNI DI CARCERE… AD ESULTARE È INVECE LA COMPAGINE DEI NAZIONALISTI CHE CHE PER MESI HANNO INVOCATO LA “GUERRA TOTALE” ALL’UCRAINA
«Sinceramente ho abbastanza paura», ammette Vasily, uno studente della facoltà di Storia all’Università di San Pietroburgo. Pur non essendo un sostenitore dell'”operazione speciale” in Ucraina, Vasily non ha intenzione di sottrarsi nel caso venga chiamato a combattere. Mesi prima si era persino comprato un kit del pronto soccorso nel caso di chiamata alle armi. «Si tratta del mio Paese e come cittadino è mio dovere andare». Concorda il suo amico, Anton, 22 anni, caporale in riserva. In caso di mobilitazione, potrebbe essere tra i primi a finire al fronte. «Se mi chiamano vado, ma sinceramente preferirei evitare», aggiunge il giovane con tono fatalista.
Fino a ieri, per la maggior parte dei Russi il conflitto in Ucraina sembrava qualcosa di lontano. La maggior parte si era infatti scontrata solo con i suoi effetti collaterali: i viaggi per l’Europa cancellati, i marchi occidentali che scompaiono dai negozi e la necessità di scaricare un Vpn per usare Instagram e Facebook.
D’altro canto, per molti non si trattava neppure di una vera guerra, ma di un'”operazione militare speciale”, che fino ad oggi ha coinvolto qualche decine di migliaia di militari professionisti e volontari. La situazione ora potrebbe cambiare drasticamente: sembra solo questione di giorni prima che la Russia annetta i territori occupati dell’Ucraina tramite referendum, portando formalmente il conflitto sul proprio territorio, con tutte le drammatiche conseguenze.
In quel caso, la guerra vera potrebbe irrompere nelle vite di milioni di cittadini russi.
Le parole “mobilitazione” e “leggi marziale”, fino a ieri poco più che spauracchi per il russo comune, sono state incluse ieri nel codice penale dai parlamentari della Duma, assumendo una connotazione ben più reale. È comunque ancora presto per dire se e in che modalità verrà attuata la mobilitazione. Secondo la legge russa, una mobilitazione parziale potrebbe riguardare solo alcune regioni del Paese.
«Bisogna prepararsi al peggio», dice Pavel, 30 anni, video editor di San Pietroburgo. Fortemente contrario alla guerra, Pavel sta ora cercando biglietti aerei a buon mercato per la Turchia e per l’Armenia. Non ha nessuna intenzione di combattere in Ucraina. In caso di mobilitazione, giovani russi come lui potrebbero non poter lasciare il Paese e per i renitenti sono ora previsti anni di carcere.
Ad esultare è invece la compagine dei nazionalisti, che per mesi hanno invocato la mobilitazione e la “guerra totale” all’Ucraina. Dopo i recenti insuccessi incassati dall’esercito russi durante la recente controffensiva ucraina, le loro voci si erano fatte sempre più frustrate. Alla fine, sembra che il Cremlino li abbia ascoltati.
«Meglio tardi che mai», si legge in un post sul canale Telegram di nazionalisti radicali Govorit Topaz. «L’inizio dello scannamento totale e spietato dei maiali è qualcosa di fantastico», si legge in un altro post. Una sete di sangue, quella dei nazionalisti, ben lontana dal riflettere l’umore della maggioranza dei russi, in gran parte indifferenti alla politica.
Nei prossimi giorni la Russia potrebbe entrare in terra incognita. Il regime di Vladimir Putin si è infatti sempre fondato su un patto tacito tra i cittadini e lo Stato: i primi non si immischiano nella politica, mentre il secondo non interferisce nelle loro vite private. Nel caso di una mobilitazione della società, totale o parziale, il patto potrebbe incrinarsi con conseguenze imprevedibili per il sistema.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2022 Riccardo Fucile
MA SI TRATTA DI DENARI CONCENTRATI NELLE MANI DELL’1% DELLA POPOLAZIONE CHE DIVENTA SEMPRE PIÙ RICCA… IL 45,6% DEI PATRIMONI PRIVATI È NELLE TASCHE APPENA 62,5 MILIONI DI “PAPERONI” MILIONARI
Nel 2021 la ricchezza globale è cresciuta a un ritmo sostenuto,
raggiungendo a fine anno 463.600 miliardi di dollari, con un incremento del 9,8% rispetto al2020. Ed è concentrata nell’1% della popolazione che diventa sempre più ricca: 62,5 milioni di “paperoni” milionari.
Sono i risultati del tredicesimo Global Wealth Report del Credit Suisse Research Institute (CSRI). Potrebbe però essere solo una fiammata perché – evidenzia il report – elementi quali inflazione, aumento dei tassi di interesse, tendenza alla diminuzione dei valori degli asset reali, tensioni geopolitiche e volatilità sui mercati, nel 2022/2023 potrebbero arrestare la crescita della ricchezza e invertire la notevole crescita del 2021, visto che diversi Paesi affrontano una crescita più lenta o una recessione.
I Paesi a basso e medio reddito rappresentano attualmente il24% della ricchezza, ma contribuiranno in misura del 42% alla crescita della ricchezza nei prossimi cinque anni quando, secondo le previsioni, il benessere economico dovrebbe tornare a galoppare. Tanto che, secondo le indicazioni che arrivano dal Wealth Report 2022, si prevede che nel 2024, in media, la ricchezza per adulto dovrebbe raggiungere nel mondo i 100 mila dollari Usa e il numero di milionari superare quota 87 milioni di individui.
Difficilmente per alcuni anni assisteremo alla crescita della ricchezza che si è vista nel 2021, spinta quasi ovunque nel mondo grazie all’apprezzamento delle azioni. L’ lndia è il Paese che ha registrato il maggiore incremento: 31%, seguita da Francia (28%), USA (23%), Italia (23%) e Canada (22%). In Austria, Svezia, Arabia Saudita, Vietnam e Israele le azioni si sono rivalutate di oltre il 30%, mentre in Romania, Repubblica Ceca e negli Emirati Arabi Uniti di oltre il 40%.
L’1% di popolazione più ricca del mondo ha aumentato per il secondo anno la propria quota di ricchezza fino a raggiungere il 45,6% nel 2021 rispetto al 43,9% registrato nel 2019. Nel 2021 ai milionari in dollari statunitensi si sono aggiunti 5,2 milioni di membri extra, per un totale a fine anno di 62,5 milioni di membri (milionari) in tutto il mondo. Il numero di individui “Ultra High” (Ultra High Net Worth Individuals chi ha solo ricchezze finanziarie sopra i 30milioni di dollari) è aumentato a un ritmo molto più rapido, con il 21% nuovi membri in più nel 2021.
Gli Stati Uniti (30.470) sono stati il Paese che ha guadagnato il maggior numero di membri UNHW, seguiti dalla Cina (5.200). Il numero di individui UHNW è aumentato di oltre un migliaio anche in Germania (1.750), Canada (1.610) e Australia (1.350). I paperoni sono invece diminuiti in Svizzera (-120), RAS di Hong Kong (-130), Turchia (-330) e Regno Unito (- 1.130).
Nel mondo tutte le aree hanno contribuito all’aumento della ricchezza globale, con il dominio di Nord America e Cina; il Nord America rappresenta poco più 50% del totale globale e la Cina aggiunge un altro 25%. Per contro, Africa, Europa, India e America Latina rappresentano insieme appena l’11,1% della crescita della ricchezza globale. Il Nord America e la Cina hanno registrato i tassi di crescita più alti (circa il 15% ciascuno), mentre la crescita dell’1,5% in Europa è stata di gran lunga la più bassa tra le diverse aree geografiche.
“L’inflazione a livello mondiale e la guerra Russia-Ucraina ostacoleranno la creazione di ricchezza reale nel corso dei prossimi anni. Ciò nonostante, la ricchezza globale in dollari statunitensi nominali dovrebbe aumentare di169.000 miliardi entro il 2026, pari a un aumento del 36%”, prosegue il report.
(da agenzie)
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