Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile
NON SOLO PERCHÉ AVEVA SPONSORIZZATO CON COMIZI E SLOGAN IL PARTITO DI ESTREMA DESTRA DELL’AMICO “SANTI” ABASCAL, MA SOPRATTUTTO PERCHÉ IL BUON ESITO DELLE ELEZIONI A MADRID ERA IL PRIMO PASSO DELLA STRATEGIA DELLA DUCETTA PER LE EUROPEE DEL PROSSIMO ANNO… L’ALLEANZA POPOLARI-VOX IN SPAGNA AVREBBE APERTO LE PORTE A QUELLA TRA PPE ED ECR IN UE
«Il modello italiano»: questo era il risultato più importante per
Giorgia Meloni. L’ultradestra di Vox dentro il governo, un governo di centrodestra. E invece, a guardare e a riguardare i dati, la realtà dei voti parla chiaro, ed è una realtà che via via che lo spoglio proseguiva ha assunto il sapore dell’incubo: l’alleato dei patrioti italiani, Santiago Abascal, è andato molto peggio delle ultime elezioni. Non c’è stato l’effetto traino del melonismo, della sorella d’Italia, di “Yo-soy-Giorgia”.
La rivoluzione conservatrice può attendere. Per Meloni e Fratelli d’Italia il voto in Spagna rappresentava una tappa significativa nel cammino verso il capovolgimento degli equilibri europei. Non è andata come si sperava. E forse la presidente del Consiglio qualcosa lo aveva già intuito all’arrivo degli ultimi sondaggi, mentre si dirigeva a cena, dopo aver chiuso la Conferenza sull’immigrazione alla Farnesina. Nessun commento, nessun entusiasmo. Incerta se preparare un comunicato o meno.
L’aritmetica elettorale spagnola lasciava troppi margini di interpretazione. Forse un presagio ha consigliato prudenza: la premier sa che la sconfitta della destra spagnola è la sconfitta del format italiano, ma anche la sconfitta del progetto europeo che Meloni coccola in vista delle elezioni del 2024, e che punta al blocco tra popolari e conservatori, per far fuori i socialisti.
Vox – il partito gemello di FdI – ha perso una ventina di seggi. Male, molto male
Del “modello italiano” è certamente mancata la terza componente, quella autonomista che a Roma è rappresentata dalla Lega, un partito che è parte del governo di destra, mentre a Madrid è divisa tra forze politiche visceralmente nemiche di Vox e incompatibili con i post-franchisti.
Tra due mesi tocca alla Polonia, altro voto che è cruciale nei piani di Meloni. A Varsavia però i giochi sono ancora più difficili. Perché l’alleato della leader di FdI, il premier Mateusz Morawiecki, se la dovrà vedere Donald Tusk, ex presidente del Consiglio europeo e membro del Partito popolare europeo. Un’ulteriore inconciliabilità che complica i sogni di rivalsa europea di Meloni.
(da La Stampa)
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Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile
ECCO GLI SCENARI POSSIBILI PER UN FUTURO GOVERNO
Se la Spagna doveva essere il laboratorio della nuova alleanza tra popolari e conservatori per governare l’Europa, non è andata benissimo. La diga socialista tiene, il centrodestra è lontano dalla maggioranza assoluta. È stata una sorpresa. Erano sbagliati i sondaggi, erano sbagliati gli exit-polls. Il premier socialista Pedro Sánchez rimonta. I popolari crescono, si affermano come primo partito, ma non sfondano. Vox perde 19 seggi.
La Spagna profonda ha detto no all’accordo tra popolari e conservatori. I socialisti hanno mobilitato i loro territori tradizionali. Siviglia, un tempo roccaforte rossa, ora governata dalla destra, si è mossa a favore di Sánchez. Lo stesso è accaduto in Catalogna, dove la sinistra indipendentista di Esquerra Republicana crolla, e anche i separatisti di centrodestra di Junts per Catalunya cedono voti al partito socialista: Barcellona non vuole la destra al governo a Madrid.
Ancora una volta, gli elettori hanno avuto più paura di Vox che dei separatisti catalani. Certo, per il Psoe non è una vittoria. Alla fine il sorpasso dei popolari c’è stato. Ma i socialisti possono fare accordi in Parlamento con catalani e baschi; i popolari no.
A questo punto gli scenari sono tre. Il re chiede a Feijóo di formare il nuovo governo; anche se non si capisce come. Sánchez riesce a ricostruire una maggioranza; ma deve trasformare l’astensione di baschi ed Esquerra Republicana in un Sì (Junts ha già chiesto un referendum per l’indipendenza catalana che nessun premier potrà mai concedere). Oppure si torna al voto.
Feijóo avrebbe fatto volentieri a meno di dialogare con Vox. Il suo schema era e resta un governo di minoranza, con l’astensione dei socialisti. Ma lo schema prevedeva il crollo di Sánchez. Dentro il Psoe c’è un’anima centrista, disposta a lasciar governare i popolari.
Sono i baroni che considerano ancora leader morale il grande vecchio Felipe González, che non è un estimatore di Sánchez. Ma sono gli stessi baroni usciti a pezzi dalle amministrative; al momento nel partito un’alternativa al sanchismo non c’è.
Anche nel Pp esistono due anime. C’è quella di destra, incarnata dalla presidente della Comunità di Madrid, Isabel Díaz Ayuso. E c’è quella centrista, rappresentata appunto da Feijóo. Il candidato premier è stato molto critico con Vox, in tutta la campagna elettorale.
§È vero che Feijóo ha tenuto toni duri, a volte aggressivi. Tuttavia, è evidente che Feijóo aveva scelto di non inseguire Vox sulla via dell’estremismo, ma aveva tentato di conquistare il centro. Ci è riuscito solo in parte.
La vera questione, ovviamente, è l’Europa. I popolari hanno un antico legame con la Cdu tedesca: la Germania del resto controlla buona parte del debito pubblico spagnolo. L’interlocutore naturale di Feijóo non è Orbán, non è Marine Le Pen, non è Alternative für Deutschland; è Ursula von der Leyen.
È chiaro che l’Europa preferirebbe un accordo tra popolari e socialisti; che tuttavia non fa parte della cultura politica spagnola. Vox esce malconcia dal voto; e alla fine si è rivelata la migliore alleata dei socialisti. Del resto, il Paese è in piena ripresa economica. Edilizia e turismo, le due leve della crescita spagnola, hanno ripreso a funzionare. L’occupazione è al massimo storico. L’inflazione scende.
A questo punto il Pp deve scegliere se tenere la linea centrista. O se spostarsi a destra, per assorbire i voti di Vox, dopo aver prosciugato il serbatoio liberale di Ciudadanos, il movimento che ora non esiste più. Proprio come Podemos, che si è sciolto in Sumar, una coalizione che appunto somma tutte le forze a sinistra dei socialisti: la sua leader, la vicepremier Yolanda Díaz, raccoglie 31 seggi che potrebbero rivelarsi decisivi per puntellare l’attuale maggioranza di governo. Anche se un ritorno alle urne è tutt’altro che da escludere.
(da il Corriere della Sera)
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Luglio 24th, 2023 Riccardo Fucile
A QUEL PUNTO, SI RIAPRE LA POSSIBILITÀ DI UNA RIEDIZIONE DELL’ESECUTIVO DI SINISTRA GUIDATO DA SANCHEZ: GLI MANCANO SOLO QUATTRO SEGGI PER LA MAGGIORANZA ASSOLUTA
La distanza tra i due blocchi in competizione è molto piccola e la
partita decisa da un pugno di seggi. L’incarico andrà al Pp che non ha i numeri e non si esclude che si vada verso una nuova legislatura di ampia coalizione a guida socialista.
Il Pp di Alberto Nunez Feijoo si è assestato sui 136 seggi, rispetto ai 122 del partito socialista del presidente uscente Pedro Sanchez. Ma poiché nessun partito da solo è riuscito a ottenere la maggioranza assoluta parlamentare di 176 seggi che gli avrebbe consentito di formare un governo monocolore, in questo caso ciò che contava soprattutto era il peso di ciascuna coalizione, conoscere cioè quanto valeva ciascun blocco in termini di seggi.
Mentre il Psoe può pattuire una nuova investitura di Sanchez col sostegno esterno di altri partiti, oltre a confermare la coalizione di governo con Sumar, il Pp può avere solo come unico socio di maggioranza l’estrema destra Vox. E a scrutinio completato, i popolari e Vox si sono fermati a 169 seggi, a sette di distanza dalla maggioranza di 176.
I partiti della coalizione progressista, Psoe e Sumar, hanno invece totalizzato 153 seggi, potendosi però teoricamente avvalere anche del sostegno di altri partiti in parlamento.
La somma di questi seggi più quelli ottenuti dai partiti che hanno già dichiarato che avrebbero sostenuto una riedizione del governo Sanchez (Erc, Bildu, Pnv, Bng) pur di arrestare una maggioranza delle destre alla guida del paese, raggiunge il totale di 172, a quattro seggi dalla maggioranza assoluta parlamentare.
Ora, se è vero che non si può escludere un ritorno alle elezioni nel caso in cui Sanchez non riesca a comporre la maggioranza necessaria alla sua investitura, l’ipotesi più probabile sembra un’altra.
Date infatti le condizioni in cui si è svolto il difficile confronto elettorale e l’obiettivo raggiunto dai partiti di sinistra di sbarrare il governo del paese alle destre, lo scenario di lavoro è la riedizione di una nuova legislatura progressista.
(da il Messaggero)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
RIDOTTI DA 6 A 5 MILIONI I FONDI DESTINATI AGLI ALLUVIONATI DI TRAPANI
Ventimila euro all’estate di Acate (Ragusa); 25 mila alla festa di San Sebastiano di Melilli (Siracusa); 4.500 euro per “Godrano e i suoi cittadini illustri”; 30 mila per il Festival dell’agricoltura di Ribera (Agrigento).
Il patrimonio culturale, sociale e culinario dei borghi di Sicilia è sacro, mancherebbe altro, ma la Regione guidata dal forzista Renato Schifani si sta facendo prendere un po’ troppo la mano per tutelare le tradizioni: la scorsa settimana, col via libera al collegato-bis alla finanziaria, l’Assemblea regionale ha concesso 670 mila euro per le più disparate sagre, processioni e fiere.
Con un piccolo problema, visto che quei soldi sono stati ottenuti riducendo i ristori alla popolazione alluvionata di Trapani e dintorni. Una beffa che rischia di non finire qui, visto che in Assemblea già si discute di un collegato-ter da approvare nelle prossime settimane.
A denunciare quanto successo è la deputata regionale M5S Cristina Ciminnisi, che da trapanese ha seguito in prima persona il dossier dei risarcimenti alle vittime del maltempo di ottobre. Dopo una lunga melina della Regione, sembrava essersi trovata una soluzione condivisa su un suo emendamento che predisponeva poco meno di 6 milioni in favore degli alluvionati. “E invece arrivo in commissione per votare – racconta Ciminnisi al Fatto – e trovo un contributo di 5 milioni anziché 6. Quel milione era stato spacchettato, prevedendo 200 mila euro per l’Autorità di bacino, e la cosa è accettabile, e circa 670 mila euro per la promozione di eventi sociali e culturali”.
La festa patronale di Piazza Armerina (Enna) vale 20 mila euro; la sagra della ricotta e della provola a Maniace (Catania) 5 mila; il docu-film sull’ex dc siciliano Rino Nicolosi ad Acireale (Catania) merita 9 mila euro. Poi, 20 mila euro per l’estate raffadalese e altri 30 mila per il Primo Maggio di Raffadali (Agrigento), Comune di nascita di Totò Cuffaro in cui è sindaco suo fratello Silvio.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DI STATO: “LA GUERRA DURERA’ ANCORA DIVERSI MESI”
La controffensiva ucraina è riuscita a recuperare «circa il 50%
dei territori che erano stati inizialmente occupati». Parola del segretario di Stato americano Antony Blinken, che in un’intervista alla Cnn ha fornito gli ultimi aggiornamenti sul conflitto in corso.
Secondo Blinken, la battaglia portata da Kiev «sarà dura» e la fine della guerra non è ancora all’orizzonte. «Questi sono ancora relativamente i primi giorni della controffensiva – ha aggiunto il segretario di Stato americano -. Non si esaurirà nelle prossime settimane. Stiamo parlando, credo, di diversi mesi».
La controffensiva dell’esercito ucraino è iniziata ufficialmente nei primi giorni di giugno, ma secondo il presidente Volodymyr Zelensky si è svolta – perlomeno nelle prime settimane – con più difficoltà del previsto. «La lentezza delle consegne di armi all’Ucraina ha ritardato la controffensiva di Kiev, permettendo alla Russia di rafforzare le proprie difese nelle aree occupate anche con le mine», ha ammesso Zelensky a inizio luglio.
«In termini di quello che voleva raggiungere come obiettivo, la Russia ha fallito. Il piano era di cancellare l’Ucraina dalla mappa, eliminare la sua indipendenza e sottometterla alla Russia. Ma non ha funzionato», ha aggiunto Blinken.
Nell’intervista concessa in esclusiva alla Cnn, il segretario di Stato americano ha parlato anche degli altalenanti rapporti tra Washington e Pechino. «Stiamo lavorando per dare un po’ di stabilità alla relazione, per assicurarci che la competizione in cui ci troviamo non si trasformi in conflitto», ha detto Blinken. Un conflitto che, precisa il segretario di Stato, «non sarebbe nel nostro interesse, nel loro interesse o in quello di chiunque altro».
Blinken ha rivelato che il governo americano è al lavoro per rafforzare le «linee di comunicazione» con Pechino su diversi temi. «Prima non parlavamo molto, ma ora sì. Siamo ancora nei primi giorni di questo percorso, ma la prova concreta sarà nei risultati», ha aggiunto il segretario di Stato americano.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
IL GIOVANE STUDENTE DI BIOINGEGNERIA HA PUBBLICATO I MESSAGGI: “HO LA CITTADINANZA ITALIANA, INACCETTABILE ESSERE DISCRIMINATO PER IL COLORE DELLA PELLE”
“Ho imparato che ‘chi tace acconsente’, perciò rifiuto di essere complice di questa vergogna”: per questo Menin Hubert Don, 26enne studente di Bioingegneria all’Università di Pavia, italiano di origine ivoriane, ha deciso di rendere pubblico su Facebook il messaggio ricevuto dal proprietario di una casa a cui si era rivolto per affittare una camera proprio a Pavia, rispondendo a un annuncio apparso online.
“Ciao, la stanza è ancora disponibile. Ma ora che è l’inizio ci stiamo muovendo per trovare un ragazzo italiano – si è visto scrivere via Messenger – È la scelta preferita da tutti i membri della casa”. E subito dopo al danno si è aggiunta la beffa: “Ovviamente, se dopo un certo tempo non lo troviamo, vedremo per altre soluzioni e quindi ti scriverò”.
Lui sarebbe accettabile, insomma, come ultima spiaggia. Sono in quel caso gli altri “membri della casa” accetterebbero di prenderlo in considerazione.
Una situazione a cui il giovane, che è anche un atleta tesserato per la società locale Atletica 100 Torri, ha prontamente deciso di ribellarsi: “1) Sono italiano. 2) Sono uno studente. 3) Lavoro. 4) Che problemi avete? Cioè se sono straniero non ho il privilegio di convivere con voi? – è stata la sua secca replica – 5) Non scomodarti a scrivermi, non convivo con i razzisti. Buon proseguimento”.
Il 26enne ha scritto nel suo post di sfogo che “in altre situazioni sarei rimasto in silenzio”, ma stavolta ha deciso di rendere pubblico l’accaduto per dare il proprio contributo in modo che episodi di discriminazione del genere non si ripetano più: “Mi permetto di parlare a nome di tutti quelli che si trovano nella stessa situazione – ha scritto – Non preoccupatevi, non è colpa vostra, ma è colpa di uno Stato che si rifiuta di educare i propri figli, è colpa di uno Stato che non riconosce di avere un serio problema, è colpa dello stesso Stato che non accetta lo straniero, ma è pronto ad approfittare dello stesso”.
A guidarlo è soprattutto un pensiero: “Non posso sopportare che la generazione dopo la mia sia costretta ad accettare tutto ciò”. E conclude rivolgendosi direttamente a chi gli ha scritto quel messaggio così offensivo: “Vergognatevi”.
In un’intervista rilasciata a la Provincia Pavese, Menin Hubert Don, che è in Italia da 22 anni, ha sottolineato che “più che una questione di documenti, mi sono sentito discriminato per il colore della pelle”, ammettendo che “la cosa mi ha fatto male” e riportando anche l’ulteriore risposta ricevuta da chi aveva pubblicato l’annuncio. “Dal tuo nome non pensavo fossi italiano, mi sembra una cosa normale. Noi viviamo con uno straniero e stiamo benissimo, specie io che condivido il piano con lui – ha scritto, credendo forse così di respingere l’accusa di razzismo, ma riuscendo solo a peggiorare la situazione – Ma dato che sta imparando l’italiano, vorrebbe un coinquilino con cui dialogare ogni giorno”.
Numerose le manifestazioni di vicinanza e solidarietà già ricevute dallo studente: “Mi vergogno di ciò che ti è capitato e che purtroppo accade quotidianamente in Italia – è il commento di un’utente su Facebook – Non siamo tutti razzisti comunque”.
E un’altra gli consiglia di pubblicare nome, cognome e foto profilo del suo interlocutore (che Menin Hubert Don ha invece oscurato prima di divulgare gli screenshot), perché così “chissà che poi il fardello di trovare un inquilino bianco e bello non si faccia più leggero. Tanta vicinanza e indignazione”. E c’è chi conclude senza mezze misure: “Che schifo, questa gente fa vergognare di essere umani”.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
70% DELLA SPESA COPERTA
«Le vacanze sono un diritto». Ad affermarlo è la Caf (Caisse
d’allocations familiales), l’organo di previdenza sociale che in Francia concede sostegni economici a famiglie o a singoli a seconda della loro situazione economica.
Tra questi ci sono gli Aiuti per le vacanze dei bambini (Ave): un sovvenzionamento destinato le famiglie con un basso reddito (il quoziente familiare non deve superare i 700 euro circa) che non possono permettersi di mandare i figli nelle colonie estive quando chiudono le scuole.
Il dispositivo, che consente un massimo di 14 notti e può essere utilizzato non più di una volta all’anno, va sfruttato esclusivamente con le 3.600 destinazioni convenzionate e viene erogato anche dalla Msa (Mutualité sociale agricole), altro organo per i lavoratori del settore agricolo. L’Ave copre fino al 70% delle spese di ogni soggiorno.
Ma le famiglie francesi possono usufruire anche degli Aiuti al tempo libero (Atl) e dei Buoni per gli svaghi, che servono a finanziare le vacanze o le attività ricreative dei più piccoli, come ad esempio quelle sportive.
(da agenzie)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
IL RIMPASTO RISCHIA TROPPO SPESSO DI TRASFORMARSI IN CRISI. LA STORIA INSEGNA
Sulla carta, il rimpasto di cui si parla da qualche giorno nei corridoi della politica, sarebbe una soluzione impeccabile. Consentirebbe alla premier di liberarsi di personaggi che, giorno dopo giorno, rosicchiano nei sondaggi percentuali di popolarità al governo e nuocciono all’immagine decisionista della premier.
Dopo averla difesa in Parlamento dalla mozione di sfiducia 5 stelle con l’appoggio Pd, Meloni potrebbe insomma scaricare elegantemente la ministra Santanchè, prima perfino del possibile rinvio a giudizio su cui ha fissato la linea del Piave.
Il dente a un certo punto conviene toglierlo. E siccome questo governo si assegna un orizzonte di legislatura (e l’opposizione è pronta a garantirglielo), tanto vale, più o meno alla scadenza del primo compleanno, invece di fare un licenziamento singolo, procedere a “un riaggiustamento della squadra”, chiedendo anche agli alleati di contribuire a sostituire ministri non proprio brillanti.
Naturalmente queste che nascono nei corridoi sono chiacchiere messe in giro dagli aspiranti a entrare nell’esecutivo l’idea che alla fine si possa mettere insieme un pacchetto di quattro-cinque poltrone fa gola a molti.
Inoltre il rimpasto è un’ipotesi coincidente con il dettato costituzionale, con alcuni (pochissimi) precedenti nei rari governi di lunga durata della storia repubblicana.
Resta il fatto che dal dire al fare, ce ne corre. Innanzitutto perché far dimettere i ministri è difficile. E poi perché il governo dal rimpasto riceve uno scossone e deve comunque presentarsi in Parlamento a spiegare le ragioni dell’accaduto.
Per questo, sebbene non solo per questo, il rimpasto, come la verifica nella maggioranza, rischiano troppo spesso di trasformarsi in crisi. L’esperienza insegna. E la crisi, a solo un anno dall’insediamento a Palazzo Chigi, è l’ultimo dei desideri di Meloni.
(da La Stampa)
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Luglio 23rd, 2023 Riccardo Fucile
I LEGAMI DELLA SUA DITTA CON I SERVIZI SEGRETI RUSSI… UFFICIALMENTE MORTO PER DECESSO CARDIACO, MA AVEVA SLO 40 ANNI
La versione ufficiale delle autorità russe è che Anton
Cherepennikov sia deceduto in seguito a un arresto cardiaco improvviso. La sua morte però ha sollevato non pochi sospetti da parte dei media indipendenti russi, soprattutto per il profilo della vittima. Cherepennikov aveva 40 anni, era il numero uno di una grande società di informatica russa, la Ics holding, considerata molto vicina ai servizi segreti del Cremlino, che si sarebbe servita dell’azienda per i suoi sistemi sorveglianza delle attività online dei cittadini russi. L’uomo è stato trovato morto nel suo ufficio a Mosca. Uno dei primi ad affermare pubblicamente di non credere al racconto ufficiale sulle cause del decesso è stato un suo amico, Vasily Polonsky.
Il quotidiano indipendente russo Novaya Gazeta ha ricordato che la Ics Holding è stata usata dal Servizio di sicurezza federale russo per monitorare le attività online dei cittadini, anche grazie a una legge del 2018 che consente agli operatori telefonici di conservare per sei mesi le registrazioni delle chiamate e i messaggi di testo inviati.
La permanenza nei database delle navigazioni su internet, invece, è fissata a un mese. Tornando a Cherepennikov, la sua società era stata colpita, dopo l’invasione in Ucraina, dalle sanzioni internazionali. Il suo decesso segue quello di un altro miliardario russo, Igor Kudryakov, di 63 anni, morto il 21 luglio: il suo corpo è stato ritrovato nell’appartamento dove risiedeva, nel quartiere Presnensky di Mosca.
«Ancora una morte misteriosa di un top manager in Russia», ha commentato su Twitter il consigliere ucraino per gli Affari interni, Anton Gerashchenko. La lista dei decessi di oligarchi e di persone con ruoli di livello nell’amministrazione russa continua ad allungarsi. Nell’ultimo anno, tra gli altri, sono venuti a mancare Artem Bartenev, 42 anni, Yuri Demin, 62 anni, Pavel Antov, 65 anni e Ravil Maganov, 67 anni.
(da agenzie)
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