Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
227 IMPUTATI PER I FINTI VACCINI ANTICOVID DEL MEDICO PASSARINI
Al via ieri a Ravenna davanti al gup Andrea Galanti il processo con
numeri da record per i finti vaccini anticovid partito dall’inchiesta sul medico di Marina di Ravenna Mauro Passarini: 227 gli imputati, provenienti da diverse parti d’Italia, accusati di falso ideologico in concorso per essersi fatti inoculare dal dottore, tra l’estate e l’autunno del 2021, un falso siero – una soluzione fisiologica o dosi diluite al posto dello Pfizer – con l’obiettivo di ottenere il “Green pass”.
Passarini alla fine dell’anno scorso ha patteggiato 2 anni per peculato e falso; più composito, ovviamente, il mosaico delle scelte dei 227 imputati. In 91 ieri hanno optato per la discussione in udienza preliminare, a partire da lunedì prossimo, con la speranza quindi di ottenere un proscioglimento ma anche con il rischio di essere rinviati a giudizio e andare a dibattimento.
A dirigersi verso il rito abbreviato sono 39, mentre gli altri 97 chiedono il patteggiamento: tra questi spicca anche il nome più illustre tra le persone coinvolte nel processo, quello di Alberto Ferrero, capogruppo di Fratelli d’Italia nel Consiglio comunale bizantino e coordinatore del partito a livello provinciale.
Cifre, quelle elencate, suscettibili di cambi in corsa: molti degli avvocati si sono infatti riservati su eventuali modifiche in merito alla scelta del rito. Avranno comunque tempo fino a inizio marzo per procedere all’accordo con la Procura in caso di patteggiamento: alcuni legali avrebbero già trovato la quadratura del cerchio con la pubblica accusa fissando la pena a 5 mesi e 10 giorni, in taluni casi commutabile in una pena pecuniaria di 160 euro. Sul tavolo del gup Galanti, dopo un appello durato 2 ore, ieri c’era anche la richiesta di costituzione di parte civile chiesta e ottenuta dall’Ausl Romagna tramite la propria avvocata Giorgia Fabbri. L’azienda sanitaria lamenta infatti un danno d’immagine.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
IL FALLIMENTO DELL’ADI E’ GIA’ SCRITTO
Meno di 300mila famiglie ricevono l’Assegno di inclusione, il successore del Reddito di cittadinanza.
Per la precisione parliamo di 288mila nuclei, ovvero “pochi, pochissimi, rispetto a quanti, in Italia, necessitano di un supporto economico per non cadere o ricadere in una condizione di povertà assoluta”, denuncia Alleanza contro la Povertà.
Persone che rischiano di “precipitare da una fragile condizione di povertà relativa a una, ben più drammatica, di povertà assoluta”. La denuncia di Alleanza contro la Povertà nasce dai primi dati diffusi dall’Istat sull’Adi e aggiornati al 22 gennaio: a fronte di 651mila domande presentate, quelle lavorate sono 446mila, quelle accolte 288mila e quelle respinte ben 117.461.
Per l’alleanza sono “dati preoccupanti, che risultano inferiori persino alle stime fatte dal governo, che aveva annunciato una potenziale platea beneficiari di circa 737mila nuclei familiari nel programma”.
L’Alleanza aveva presentato un position paper a settembre nel quale evidenziava che “la platea dei beneficiari del supporto si sarebbe dimezzata: ora, i numeri diffusi costringono a tenere alta l’attenzione”. Emerge inoltre il problema delle domande respinte: sono ben 117mila. E nel 50% dei casi, stando a quanto dichiarato dalla ministra del Lavoro, Marina Calderone, a pesare è “la mancanza del requisito del reddito familiare conforme ai termini di legge e, nel 20% dei casi, l’assenza di requisiti di età o disabilità del nucleo”, come sottolineano ancora dall’alleanza. Sul restante 30% le motivazioni sono varie.
Proprio su questo tema viene lanciato l’allarme: “I requisiti economici richiesti per l’Adi non rappresentano e non esauriscono la platea di coloro che, in Italia, sono effettivamente a rischio di povertà assoluta. Il rischio, insomma, è che non accedano alle misure di sostegno”. Chi è “in condizioni di povertà deve essere sostenuto e accompagnato, a prescindere da quali siano le sue condizioni anagrafiche, sanitarie e lavorative”.
Da qui l’allarme finale dell’Alleanza: “Se il rapporto tra domande attese e domande pervenute e, soprattutto, se i numeri delle domande respinte dovessero rimanere questi, dovremo fare i conti con un aumento della povertà assoluta nel nostro Paese, che richiederà interventi urgenti e strutturali, così come strutturale è questo fenomeno, da ormai più di 10 anni”, come commenta il portavoce di Alleanza contro la povertà, Antonio Russo.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
IL GOVERNO HA BLOCCATO LE TRASMISSIONI IN TV E INTERNET IN DIVERSI QUARTIERI… IL SENEGAL È IN UNA FASE DI CRISI E INCERTEZZA DOPO ESSERE STATO PER ANNI UNO DEI PAESI PIU’ STABILI NEL CONTINENTE
Tensioni sempre più forti e incertezze sul destino del Senegal, già
oasi di stabilità politica e democratica in Africa. Nel Paese dovevano tenersi le elezioni presidenziali il prossimo 25 febbraio. Ma sabato il presidente Macky Sall (in carica dal 2012 e rieletto nel 2019) le ha annullate a sorpresa. A Dakar, si tengono proteste da domenica per le strade della città, con i manifestanti che gridano «Sall dittatore ».
Secondo l’opposizione, la decisione di Sall è un «colpo di Stato costituzionale », in un Paese dove mai c’è stato un colpo di Stato militare – come, invece, praticamente ovunque nel resto del continente. Il Senegal è piombato negli ultimi anni in una nuova fase di crisi e incertezza, ritornando ad alimentare il flusso migratorio dall’Africa subsahariana verso l’Europa.§
E con una gioventù (tre quarti della popolazione ha meno di 25 anni) sempre più refrattaria alla classe dirigente della “vecchia” democrazia parlamentare, giudicata corrotta e inefficiente, e attratta invece dalle tendenze panafricane e sovraniste che dilagano nel Sahel.
Sall, sempre meno popolare, teme che il suo candidato non ce la faccia a imporsi. Si tratta di Amadou Ba, personaggio criticato perfino all’interno del partito al potere, l’Alliance pour la République. Sarebbe questa la vera ragione del rinvio.
Tra i personaggi che, invece, potrebbero farcela c’è il candidato anti- sistema Bassirou Diomaye Faye, che raccoglie l’eredità di Ousmane Sonko, politico panafricanista e sovranista di 49 anni, seguito soprattutto dai giovani. Sonko e Diomaye Faye hanno fondato il partito Pastef (Patriotes africains du Sénégal pour le travail, l’éthique et la fraternité), disciolto nel luglio scorso. Sonko, accusato di stupro nel 2021, è finito in carcere, dove si trova ancora ed è stato escluso dalle candidature delle presidenziali dalla Corte costituzionale.
Diomaye Faye potrebbe vincere, con l’appoggio a distanza di Sonko. E in ogni caso altri candidati potrebbero approfittare dell’immagine screditata di Sall e dei suoi, accusati di corruzione. Già domenica sono iniziate a Dakar i cortei contro Sall. Le forze dell’ordine sono intervenute con i gas lacrimogeni e una certa brutalità.
Non solo: Anta Babacar Ngom, anche lei candidata alle presidenziali, e Aminata Touré, già premier (ora all’opposizione) sono state arrestate e poi rilasciate nella notte tra domenica e lunedì. Il Governo ha bloccato le trasmissioni della tv privata Walf , accusata di fomentare i disordini dando spazio alle immagini della manifestazione.
Ieri, di nuovo, alcune centinaia di manifestanti si sono radunati dinanzi all’Assemblea nazionale, mentre i deputati discutevano il provvedimento voluto da Sall, e sono stati dispersi con i lacrimogeni. Ieri mattina il Governo ha anche bloccato Internet sulla telefonia mobile in diversi quartieri di Dakar, come già aveva fatto nel giugno 2023. L’obiettivo è limitare le manifestazioni organizzate sui social.
Intanto, Usa, Ue, Francia e Ecowas (la Comunità degli Stati dell’Africa dell’Ovest) hanno espresso ognuno la propria preoccupazione per la situazione in Senegal.
(da La Repubblica)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
“MAD VLAD” SCHIERA 40MILA UOMINI, 500 CARRI ARMATI E CENTINAIA DI OBICI. CE LA FARÀ? KIEV È IN DIFFICOLTÀ, MA HA TENUTO BOTTA MEGLIO DEL PREVISTO, CON QUALCHE COLPO A EFFETTO (I BOMBARDAMENTI IN RUSSIA E LE NAVI AFFONDATE)
Quarantamila uomini, 500 carri armati e centinaia di obici sono pronti a scatenare l’inferno su Kupyansk, mentre le forze di Mosca si avvicinano. “La Federazione russa intende conquistare l’intero Donetsk e Luhansk e parte del Kharkiv Oblast fino al fiume Oskil entro il marzo 2024”, spiega il Centro ucraino per le strategie di difesa.
L’obiettivo della Russia sarebbe quello di conquistare tutto ciò che si trova a est del fiume Oskil, che attraversa Kupyansk. Da ottobre, la Russia sta lanciando aggressivamente le sue truppe lungo la linea del fronte orientale dell’Ucraina, che è stata al centro dell’offensiva invernale.
Ora l’offensiva potrebbe raggiungere il suo culmine, poiché Putin è alla disperata ricerca di una vittoria significativa prima delle elezioni di marzo, che quasi sicuramente gli garantiranno di regnare sulla Russia almeno fino al 2030. Una parte significativa di Kharkiv – dove sono state combattute molte delle battaglie più brutali della guerra – sarebbe il regalo perfetto per il giorno delle elezioni per il “sovrano”.
Kiev sa che Kupyasnk deve resistere perché è un’importante città di accesso al secondo centro urbano dell’Ucraina, Kharkiv. La Russia ha occupato per breve tempo un’ampia fascia della regione di Kharkiv nel 2022, ma l’Ucraina ha liberato la maggior parte dell’oblast’ in una coraggiosa controffensiva estiva nel corso dello stesso anno.
Circa 10 brigate ucraine – composte da 20.000 uomini, centinaia di carri armati e veicoli da combattimento e migliaia di droni – hanno il compito di difendere Kupyansk e gli insediamenti circostanti. Si scontreranno con un esercito che potenzialmente raggiunge il doppio delle loro dimensioni. Tuttavia, secondo gli analisti, il problema più grande che l’esercito ucraino deve affrontare è la cronica carenza di munizioni.
Gli Stati Uniti erano il principale donatore dell’Ucraina, ma il Congresso ha tagliato gli aiuti a Kiev quest’autunno dopo che l’ultima legge sugli aiuti militari del presidente Joe Biden è stata bloccata. Da allora, l’Ucraina è riuscita a sparare solo 2.000 proiettili al giorno contro i 10.000 della Russia, riporta Forbes.
La nuova supremazia di Mosca sulla potenza di fuoco ha permesso ai suoi militari di concentrare le batterie intorno alle grandi città, con un rischio ridotto di fuoco di controbatteria. “Questa situazione consente alla Russia di attuare un approccio ben noto: la distruzione sistematica delle aree urbane, rendendole indifendibili”, ha riferito il gruppo di analisi ucraino Frontelligence Insight.
E questa distruzione è già iniziata. “Le nostre immagini satellitari rivelano danni sostenuti e intensi da parte dell’artiglieria” intorno a Kupyansk, si legge nell’analisi. Le forze russe hanno intensificato l’offensiva nella zona alla fine dell’estate, ma l’Ucraina ha coraggiosamente tenuto la linea.
Le forze russe hanno intensificato l’offensiva nell’area alla fine dell’estate, ma l’Ucraina ha coraggiosamente tenuto la linea. Nelle ultime settimane, tuttavia, la Russia si è costantemente avvicinata a Kupyansk, avanzando lungo la linea Kupyansk-Svatove-Kreminna.
Il 21 gennaio, l’Institute for the Study of War ha dichiarato che le forze di Putin avevano catturato il villaggio di Krokhmalne – ma Kiev ha affermato che non si trattava di una “situazione problematica”, poiché non si trattava di un insediamento. Il 28 gennaio, poi, la Russia ha annunciato la cattura di Tabayivka, un villaggio a soli 17 chilometri da Kupyansk.
L’Ucraina ha subito smentito la notizia.
Il 2 febbraio, Kiev ha dichiarato che il suo esercito ha respinto cinque attacchi importanti in due insediamenti che circondano la città, Synkivka e Ivanivka.
Nel fine settimana, le truppe russe hanno iniziato a bombardare la città con bombe aeree. L’attacco ha colpito un edificio, case e reti elettriche. Non sono state segnalate vittime, ma si tratta probabilmente di un leggero assaggio della brutalità che verrà.
La notizia arriva mentre il The Sun ha scritto uno straziante dispaccio dalla città ucraina di Stepnohirsk, in prima linea, che sta opponendo la sua ultima resistenza alle forze di Putin.
A pochi chilometri dalla linea di controffensiva ucraina nella regione di Zaporizhzhia, non ci sono lavoro, acqua potabile o sistemi di riscaldamento, e i bombardamenti si fermano raramente.
Gli ultimi sopravvissuti di Stepnohirsk sono gli anziani, i disabili e i parenti che si prendono cura di loro. Nonostante le recenti conquiste del Cremlino, l’Ucraina sta riuscendo a causare gravi danni agli sforzi bellici di Putin con audaci e ingegnosi attacchi aerei, terrestri e marittimi.
La scorsa settimana, un filmato drammatico ha mostrato il momento in cui l’Ucraina ha distrutto una colonna di carri armati e veicoli corazzati russi in un unico blitz utilizzando droni e missili.
Kiev ha scatenato attacchi mirati contro il convoglio che stava manovrando vicino alla linea del fronte nella regione di Donetsk, in mano ai russi, durante un assalto di due ore. L’Ucraina sostiene inoltre di aver affondato un’altra nave da guerra russa con 50 marinai a bordo, utilizzando un drone kamikaze. I filmati condivisi dal ministero della Difesa ucraino hanno mostrato il momento drammatico in cui le sue imbarcazioni si sono dirette verso la nave missilistica “Ivanovets”, costata 55 milioni di sterline, nel Mar Nero, mandandola in fiamme.
(da The Sun)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
UN CAMBIO RADICALE CHE, SECONDO GLI ANALISTI, RISCHIA DI GETTARE NEL CAOS LE STRUTTURE DI POTERE DEL PAESE IN UNA FASE CRUCIALE DELLA GUERRA
Sono tempi difficili per l’Ucraina. L’intenzione espressa da
Volodymyr Zelensky di licenziare il suo capo delle Forze Armate, il popolare generale Valery Zaluzhny, assieme ad altri dirigenti militari e nel governo, sta provocando la più grave crisi negli equilibri di potere a Kiev dall’inizio dell’invasione lanciata da Putin il 24 febbraio 2022.
Due giorni fa in un’intervista alla Rai il presidente ucraino ha parlato dell’opportunità di «un generale cambio di uomini alla guida del Paese», che comporta anche la sostituzione del ministro degli Interni, Ihor Klymenko, e del capo di Stato maggiore, Sergei Shaptala. Si parla inoltre di avvicendamenti con ufficiali giovani all’Aviazione, nella Marina e nei centri di reclutamento.
«Un vero sconquasso. Sono preoccupatissimo. La nostra situazione militare è troppo delicata, non possiamo permetterci una destabilizzazione lacerante ai vertici dello Stato. Zelensky ha sbagliato a scegliere lo scontro frontale con Zaluzhny proprio in questo momento: sta pregiudicando la nostra capacità di combattere», ci riassume Yaroslav Grizhak, uno dei più noti storici e politologi ucraini.
E spiega: «I motivi del contrasto sono tanti. Il populista Zelensky è molto sensibile alla popolarità di Zaluzhny, che ormai da un anno lo supera di oltre 20 punti negli indici di gradimento. E i due uomini hanno caratteri molto diversi, il che rende difficile la collaborazione: Zelensky è un impulsivo, Zaluzhny è invece un freddo calcolatore che analizza le situazioni in modo sistematico».
Sin dalle prime ore dell’invasione russa la classe dirigente ucraina scelse di stringersi attorno al presidente in nome dell’emergenza nazionale e dell’unità a tutti i costi. Nessuno criticò la legge marziale, che tra l’altro vietava agli uomini di età compresa tra i 18 e 65 anni di espatriare per sfuggire alla leva. Fu un grande successo. Il sistema Paese resistette alla morsa russa.
L’estate 2023 avrebbe dovuto coronare i successi con la controffensiva nel Sudest mirata a liberare il massimo delle zone occupate. Ma è andata male. I russi hanno resistito, questa volta arroccati sulla difensiva, dissanguando gli ucraini. Da ottobre vige lo stallo.
Zaluzhny lo dice apertamente: occorre attendere, serve un altro mezzo milione di soldati reclutati con una draconiana legge sulla leva, servono più armi e caccia F-16 per la copertura aerea.
Zelensky lo critica, ricorda che già gli americani erano stati scettici per il suo incaponirsi a combattere per Bakhmut, vorrebbe addolcire la naja, sapendo che a tanti non piace. La legge sulla leva resta così una ferita aperta, mentre si dimette la ministra per i veterani.
Zelensky ieri ha chiesto al Parlamento di prorogare la legge marziale di altri 90 giorni, sino al 14 maggio. Il presidente si sente rafforzato dagli aiuti europei, come ha evidenziato domenica visitando il fronte di Robotyne. Nove giorni fa aveva proposto a Zaluzhny di diventare consigliere militare, al suo posto si è ipotizzato il capo dell’intelligence, Kyrylo Budanov: entrambi hanno rifiutato. Ora si parla della possibile nomina di Zaluzhny come ambasciatore a Londra.
«Ma nulla è certo e il caos aiuta i russi. Si gioca alla politica sulle vite dei soldati», critica l’esperto Oleh Zhdanov. A lui si aggiunge un vecchio nemico di Zelensky, il sindaco di Kiev, Vitaly Klitschko: «Grazie a Zaluzhny la gente crede nelle Forze Armate. Basta intrighi!».
(da Corriere della Sera)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
L’AVVOCATO DELLA DONNA, DETENUTA IN UNGHERIA: “VERAMENTE È IL DIFENSORE UNGHERESE CHE CI AFFIANCA AD AVER CHIESTO CHE L’ITALIA OFFRISSE GARANZIE SUGLI ARRESTI DOMICILIARI NEL NOSTRO PAESE, E SE L’HA FATTO UNA RAGIONE CI SARÀ”
Per spiegare al padre di Ilaria Salis e al suo avvocato che non intendeva fornire il documento che gli stavano chiedendo, il ministro Carlo Nordio è tornato a rievocare — come gli piace fare — il suo passato di magistrato.
Provando a immaginare la reazione del suo (ex) collega: «Il giudice ungherese potrebbe anche indispettirsi se il governo di un Paese straniero gli spiegasse in una nota ufficiale come funziona la propria legislazione; qualora gli interessi può studiarsela da solo, senza che altri gliela illustrino».
L’avvocato Eugenio Losco, che assiste la donna detenuta a Budapest e suo padre Roberto che sta tentando di tirarla fuori dalla prigione, ha provato a replicare: «Veramente è il difensore ungherese che ci affianca ad aver chiesto che l’Italia offrisse garanzie sugli arresti domiciliari nel nostro Paese, e se l’ha fatto una ragione ci sarà».
Volevano una dichiarazione per ribadire che la detenuta in casa sarebbe sorvegliata dal braccialetto elettronico e puntuali controlli di polizia, oltre ad essere portata anche fisicamente nell’aula del tribunale di Budapest ogni volta che fosse stato necessario.
Niente da fare, Nordio non s’è convinto: «Meglio di no, datemi retta. Potrebbe essere controproducente. Altra cosa sarebbe se fosse la magistratura locale a chiederci informazioni, e in quel caso non avremmo difficoltà a fornirne».
Ma l’iniziativa, insiste il ministro, deve partire dai giudici ungheresi, non dai difensori dell’imputata.
(da Il Corriere della Sera)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
LO SOTTOLINEA IL QUOTIDIANO TEDESCO “BILD”, RICORDANDO CHE NELL’OTTOBRE SCORSO L’IMPRENDITORE E’ STATO FOTOGRAFATO A CENA CON ALICE WEIDEL, LA CO-LEADER DELL’AFD
Il miliardario tedesco Theobald “Theo” Alfons Mueller, titolare
di un impero caseario che porta il suo nome, si sta facendo notare per incontri e consigli in favore dell’Afd, la formazione di estrema destra tedesca in ascesa alle elezioni e nei sondaggi.
Lo sottolinea il quotidiano tedesco Bild oggi in edicola ricordando che nell’ottobre scorso era emersa una foto che ha suscitato indignazione perché ritraeva Mueller a cena con Alice Weidel, la co-leader dell’Afd, in un ristorante elegante di Cannes in Francia.
In una delle sue rare interviste, ha rivelato al quotidiano svizzero Neue Zuercher Zeitung di aver consigliato al presidente regionale sassone Michael Kretschmer, cristiano-democratico (Cdu), di allearsi con l’Afd in caso questa formazione vinca alle elezioni del prossimo autunno.
Sui piani di espulsioni di massa dei migranti che stanno spingendo centinaia di migliaia di tedeschi in piazza, Mueller ha sottolineato che questa ipotesi piani non sarebbe presente nel programma dell’Afd.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
IL PROVVEDIMENTO RIGUARDA ANCHE DUE IMPRENDITORI E UN AVVOCATO
C’è anche Gabriele Visco, figlio dell’ex ministro delle Finanze Vincenzo, tra le persone finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della procura di Roma su un giro di corruzioni per una serie di bandi e assunzioni pilotate. I finanzieri del Nucleo Speciale Polizia Valutario hanno eseguito l’ordinanza anche nei confronti di due imprenditori e un avvocato romano, eseguendo anche un sequestro preventivo da 230 mila euro. Le accuse contestate nell’indagine, a vario titolo e a seconda delle posizioni, sono di corruzione e traffico di influenze illecite.
«L’indagine ha consentito di ipotizzare – si spiega in una nota della procura -, un sistema di relazioni illecite diffuso e consolidato nel quale un ex dirigente pubblico, con la mediazione di un imprenditore romano, avrebbe favorito, a fronte di denaro e di altre utilità, l’aggiudicazione di un bando di gara di oltre 4 milioni di euro a una società riconducibile a un costruttore e tentato di agevolare l’assunzione presso una partecipata pubblica di una persona vicina a quest’ultimo».
Sarebbe emersa inoltre una vicenda corruttiva nella quale l’ex dirigente avrebbe affidato un incarico di consulenza (per un importo di 230mila euro) presso l’ente in cui era impiegato a un avvocato di sua conoscenza, ottenendo la retrocessione di parte dei compensi fatturati dal legale per prestazioni in realtà mai effettuate.
Fino a pochi mesi fa era dirigente pubblico di Invitalia
Visco Jr, 52 anni, romano, è entrato in Invitalia dopo un’esperienza a Telecom nel luglio del 2007. Entrato come consulente, il figlio dell’ex ministro, è diventato in breve dirigente della società partecipata. Questo aveva fatto sorgere diverse polemiche, anche per la parentela diretta con Vincenzo, suo papà e ministro delle finanze del primo governo Prodi, di due governi D’Alema e poi ancora al vertice del ministero dell’economia, con delega alle finanze, quando Romano Prodi era a palazzo Chigi, tra il 2006 e il 2008.
(da agenzie)
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Febbraio 6th, 2024 Riccardo Fucile
L’OBIETTIVO È “LIMITARE I DANNI”, CIOE’ EVITARE CHE GIAMBRUNO SI FACCIA SFUGGIRE RIVELAZIONI IMBARAZZANTI – L’EX MELONCINO È ATTIVISSIMO: GLI SAREBBERO ARRIVATE OFFERTE PER INTERVISTE ESCLUSIVE
Operazione: disinnescare Andrea Giambruno. Giorgia Meloni e
il conduttore di Rete 4 si sono lasciati ormai da qualche mese – ufficialmente da fine ottobre, dopo i celebri audio pubblicati da Striscia La Notizia – ma l’anchorman di Mediaset è tornato in pista e fa sapere di non essere uscito dal giro televisivo.
Non solo è diventato il “vice” di Giuseppe Brindisi nel suo talk pomeridiano Diario del Giorno, ma avrebbe chiesto di voler condurre un Tg, uno tra Studio Aperto e il Tg4.
E Meloni, secondo due fonti a lei molto vicine, starebbe spingendo per questa soluzione: l’obiettivo sarebbe quello di “limitare i danni”, ovvero evitare che il suo ex compagno possa metterla in imbarazzo, magari lasciandosi sfuggire particolari su questioni personali o politiche.
Giambruno da ottobre è stato relegato dietro le quinte del suo talk, ma per indole non è tipo da restare a lungo dietro le telecamere. Vuole tornare in video e farlo da protagonista alla conduzione di uno dei telegiornali di punta delle reti Mediaset. Richiesta che sarebbe stata recapitata ai vertici di Cologno Monzese in vista dei prossimi palinsesti per la stagione 2024-2025 (dopo le Europee) e che non sarebbe stata accolta bene da Pier Silvio Berlusconi e dal “corpaccione” Mediaset.
In primis perché la casella del Tg4 è già occupata da Stefania Cavallaro, volto considerato in grande ascesa, ma anche perché all’interno dell’azienda Giambruno non solo non è particolarmente amato ma una sua eventuale promozione non sarebbe vista di buon occhio: sarebbe dare un premio a un anchorman che ha fatto proposte e riferimenti sessisti nei confronti di alcune colleghe.
Eppure Giambruno non è un giornalista qualunque ma l’ex compagno della premier, a conoscenza dei suoi segreti politici e personali. Così Meloni non può disinteressarsi della questione e ripetere lo slogan di cui va più fiera (“io non sono ricattabile”), ma potrebbe mettere il sigillo su un’operazione che porterebbe a “disinnescare” il conduttore
Non è un caso che l’anchorman faccia sapere agli amici di essere tornato sul mercato tv. Secondo diverse fonti incrociate, a Giambruno sarebbero state proposte alcune interviste da parte di grandi media. E lui starebbe tutt’altro che sulle sue, riferendo [ anche di alcune trattative per compensi a doppie cifre.
E forse non è stato casuale che, come ha rivelato il giornalista televisivo Giuseppe Candela su X, sabato sera l’anchorman sia stato a cena a Palazzo Parigi a Milano con il conduttore della La Zanzara Giuseppe Cruciani, con Fedez (autore del podcast di successo Muschio Selvaggio) e con la giornalista del Corriere Candida Morvillo che lo ha intervistato diverse volte sul quotidiano di via Solferino.
La promozione di Giambruno alla conduzione di un telegiornale si incrocerebbe inevitabilmente con gli altri dossier che il governo ha sul tavolo e riguardano gli interessi del Biscione. Non solo la vendita che per ora resta esclusa, ma soprattutto la questione dei tetti pubblicitari e degli investimenti che Mediaset sarebbe costretta a fare secondo la nuova legge sui media
Dopo i fuorionda di Striscia La Notizia su Giambruno, la premier aveva fatto trapelare tutta la sua irritazione E il governo aveva fatto trapelare l’ipotesi di alzare la soglia della pubblicità della Rai in funzione anti-mediaset, mentre la premier aveva chiesto ai suoi ministri di evitare i talk del Biscione. Ora quel veto è venuto a mancare e i rapporti, almeno di facciata, sembrano essersi rasserenati. Chissà ancora per quanto.
(da Il Fatto Quotidiano)
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