Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
MELONI CHIEDE LA TESTA DEL GOVERNATORE PER PAPPARSI LA LIGURIA MA SALVINI, CHE VOLEVA IL FEDELISSIMO RIXI ALLA GUIDA DELLA REGIONE, PRENDE LE DISTANZE DALLA DUCETTA…LE ACCUSE DELL’IMPRENDITORE SPINELLI E L’OMBRA DELLA CONCUSSIONE SU TOTI
«Toti? Attendiamo le sue risposte». Quella di Giorgia Meloni è
l’ultima chiamata per il governatore che da sette giorni è ai domiciliari con l’accusa di corruzione. Ma è un atto dovuto, «il minimo sindacale» per usare le parole della stessa premier, l’estrema professione di garantismo. Meloni, sul palco milanese de la Verità, trasforma l’intervista di Maurizio Belpietro in una tappa della sua anomala campagna elettorale.
Parla per la prima volta del caso Liguria, conferma la strategia di fondo: l’interrogatorio chiesto ai pm dagli avvocati di Toti – che probabilmente si svolgerà la prossima settimana – è il turning point per l’ex pupillo di Berlusconi. Ma le dimissioni sono ormai un fatto assodato dalle parti di Palazzo Chigi, a questo punto persino auspicato. «Non credo che si arriverà a una pronuncia del giudice del riesame», dice un big di Fratelli d’Italia nei corridoi della Camera. Il ragionamento è semplice: Giovanni Toti sta leggendo le carte, affronterà i pm (se manterrà la convinzione di poter convincere i pubblici ministeri della sua innocenza), poi attenderà il gip chiamato a esprimersi sulla revoca dei domiciliari. Ma se la misura sarà confermata dovrebbe lasciare ufficialmente l’incarico, riottenendo così ugualmente la libertà. O meglio, sarà invitato a farlo: «In questo modo avrà la possibilità di difendersi preservando le istituzioni», sottolinea a Montecitorio un altro dirigente di punta del partito di Giorgia Meloni.
Che la strada sia segnata lo lascia intendere d’altronde anche il ministro Guido Crosetto, intervenendo a Metropolis: «Io non so se Toti arriverà a dimettersi o meno, so che alla fine in questi casi le dimissioni arrivano per pressione psicologica. Dopo un po’ finisce così, lo dico sulla base di ciò che è successo in passato ad altri».
Alle prossime Regionali che si svolgeranno forse già in autunno, insieme con quelle umbre, con un candidato che FdI vuole pescare nel mondo delle professioni, forse della Sanità. Una figura che sia garanzia di distanza da un sistema politico finito sotto i riflettori.
Meloni, infatti, ha già scavato un solco fra sé e gli alleati, soprattutto nei confronti della Lega che è il partito maggiormente interessato dall’indagine, il fulcro di un modello di gestione di appalti milionari che adesso trema. Non a caso, la premier ha lanciato lunedì un segnale chiaro sul tema della lotta alla corruzione, decidendo di presiedere il comitato contro le frodi e altri illeciti nell’utilizzo dei finanziamenti pubblici, che il ministro Raffaele Fitto ha deciso di estendere al Pnrr.
Il messaggio, interno ed esterno alla coalizione, è il seguente: noi siamo dalla parte della legalità. Matteo Salvini ne prende atto, annota senza fare a meno di puntualizzare: «Va benissimo ogni osservatorio anti-corruzione, ma io – sottolinea il leader della Lega – mi fido dei nostri imprenditori e dei nostri sindaci. A differenza di altri, non giro per le strade col sospetto che gli italiani siano tutti potenziali truffatori o delinquenti». Una risposta che fa calare il gelo nella maggioranza. «Finirà questa campagna elettorale», sbotta un ministro di Fratelli d’Italia.
(da La Repubblica)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
RINO CANAVESE CHE, NEL COMITATO DELL’AUTORITÀ PORTUALE, È STATO L’UNICO CONTRARIO ALLA PROROGA DELLA CONCESSIONE DEMANIALE A SPINELLI, PARLA DI “MECCANISMO PERVERSO”… LE PAROLE DEL CAPO DI GABINETTO DI TOTI, MATTEO COZZANI (INDAGATO) A UN IMPRENDITORE: “PER QUELLA COSA USIAMO 5 MILIONI DEL PNRR, CHI SE NE ACCORGE?
Aldo Spinelli ha «subito pressioni» da Giovanni Toti ma anche da tutti gli altri partiti che da anni bussano regolarmente alla sua porta per chiedere soldi, specialmente in vista di una tornata elettorale, cosa che in Italia succede più o meno una volta l’anno.
«Fanno tutti così», ha dichiarato lunedì interrogato nell’aula del palazzo di giustizia di Genova l’84enne re della logistica portuale arrestato nell’inchiesta che il 7 maggio ha portato ai domiciliari per corruzione anche il governatore Giovanni Toti.
Durante l’interrogatorio di lunedì, rispondendo alle domande del gip e del pm Luca Monteverde, il ricco re della logistica portuale genovese un po’ si sfoga e un po’ cerca, per quanto possibile in questa difficile fase iniziale, di difendersi e di evitare, al tempo stesso, di accusare Toti, nel momento in cui dice che, «quando ci sono le elezioni, tutti fanno così».
Ma poi con le sue dichiarazioni accorate finisce per scaricare il governatore della Liguria affermando: «Mi chiamava continuamente», cosa che è dimostrata dalle intercettazioni contenute nelle migliaia di pagine di atti allegati alla richiesta di custodia cautelare. E aggiunge: «Mi premeva».
Sembrerebbe descrivere una concussione, che è il reato commesso dal pubblico ufficiale che costringe un cittadino a pagare per ottenere un atto, ma tutto questo non è contestato per ora dalla Procura guidata da Nicola Piacente. Anche se la difesa potrebbe percorrere la strada di un Toti che avrebbe in qualche modo «preso in giro» uno Spinelli prostrato psicologicamente dalla solitudine dopo la scomparsa della amata moglie.
Letti i giornali, c’è stato chi ha sentito Spinelli dire che non ha mai voluto accusare Toti, così come non è vero che la diga foranea «è sostanzialmente per Spinelli», come afferma il governatore in un’intercettazione (gli inquirenti assicurano che il fascicolo non riguarda l’opera).
Ieri nuovi interrogatori, tra cui quello come testimone di Rino Canavese che, nel comitato dell’Autorità portuale, è stato l’unico contrario alla proroga di 30 anni della concessione demaniale a Spinelli per l’area delle Rinfuse, atto per il quale l’impreditore avrebbe versato tangenti a Toti, dicono i pm.
Nelle intercettazioni ha parlato di «meccanismo perverso». E ieri, dopo tre ore di audizione, ha detto: «Sono arrabbiato perché la credibilità che avevamo come sistema portuale non ce l’abbiamo più».
Tra le novemila pagine di atti depositati, emerge che nell’inverno 2022 un imprenditore della cantieristica ligure aveva chiesto un incontro con Toti al capo di gabinetto del governatore Matteo Cozzani (indagato) per parlare della realizzazione di un bacino. Cozzani, secondo gli inquirenti, avrebbe lasciato intendere che si sarebbero potuti usare 5 milioni all’anno dei 30 del Pnrr perché tanto «chi se ne accorge?».
(da Il Corriere della Sera)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
LE CONTESTAZIONI E LA SENTENZA DEL TAR, L’ALLARME DELL’ANAC, LE INTERCETTAZIONI SUL PREZZO PIU’ ALTO E I RISCHI DELLE CLAUSOLE PNRR
La diga di Genova gli italiani rischiano di pagarla due volte. La
grande opera al centro dell’inchiesta su Giovanni Toti e la corruzione in Liguria si trova in una situazione giuridica ingarbugliata. La diga foranea sarà lunga 6.200 metri ed è pensata per consentire ingresso e manovra alle grandi navi portacontainer. L’investimento totale è pari a 1,3 miliardi. Si tratta di uno dei grandi progetti strategici del Pnrr ed è finanziata per 500 milioni dal fondo complementare. La posa della prima pietra è avvenuta il 4 maggio 2023. L’ultimazione è prevista per il 2026.
Ma il presidente dell’Autorità Anticorruzione Giuseppe Busia nella sua relazione annuale ieri ha lanciato l’allarme: «C’è il rischio di un significativo aumento dei costi. Perché è stato riconosciuto al privato il diritto di stabilire a quali condizioni realizzarla.
Le contestazioni
La storia comincia esattamente un anno fa. A poco meno di una settimana dall’avvio ufficiale dei lavori, il Tar della Liguria annulla l’aggiudicazione della gara. Trattandosi però di un’opera finanziata con le risorse del Pnrr, i cantieri non si fermano in quanto l’annullamento dell’affidamento non comporta la cessazione del contratto già stipulato.
Di fatto, dunque, la stazione appaltante potrebbe ritrovarsi a pagare non solo il consorzio che ha stipulato il contratto ritenuto illegittimo ma anche la società che non è riuscita ad aggiudicarsi la gara.
L’Anac pone quattro irregolarità. La prima sono i motivi addotti per giustificare il ricorso alla procedura negoziata invece che alla gara e contesta che la scelta sia stata ribadita dopo che la prima procedura è andata deserta.
Poi c’è l’alterazione delle condizioni iniziali in modo tale che ad accollarsi il rischio di problemi geologici è stato lo Stato.
La commissione sostituita a buste aperte
L’Autorità portuale ha anche nominato una commissione giudicante che ha dovuto poi sostituire dopo essersi accorta dei conflitti d’interesse che richiedevano la nomina di un nuovo collegio.
Infine, alcune voci di costo non sono state computate correttamente e questo ha causato un aumento dei prezzi.
Ma c’è di più. Perché se la sentenza del Tar venisse confermata dal Consiglio di Stato secondo l’Anac sarà inevitabile doverla risarcire. E si tratta di un appalto da 1,3 miliardi di euro. Affidato da Paolo
Emilio Signorini ad un consorzio con capofila WeBuild senza una corretta procedura di gara, perché la società non aveva i requisiti.
La diga foranea di Genova è stata inserita nel decreto Genova per la ricostruzione del Ponte Morandi. Ha potuto così usufruire delle deroghe al Codice dei contratti.
I costi aggiuntivi
La società ha poi spuntato clausole riguardo la revisione dei prezzi. Sempre secondo l’Anac questo vuol dire che si potrebbero dover affrontare costi aggiuntivi anche molto ingenti. Che sono anche questi a carico dello Stato. E che i costi possano salire lo si capisce anche da una serie di intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano: La conversazione si svolge quando il governo Draghi ha appena approvato il decreto Aiuti, che riconosce aumenti del 20% dei costi delle materie prime.
La misura però non basta a Webuild, come spiegava Toti a Signorini, intercettato, già il 10 giugno riferendogli una conversazione appena avuta con Salini (non indagato): «Non l’ho visto particolarmente ostile, lo sa che lo devono fare, però qualcuno gli racconta delle robe, secondo me, parzialmente vere per pararsi il culo, nel senso dice ‘…no ma quello è un appalto dopo il… riqualificazione del Decreto Draghi, quindi non possono neanche aggiungere il 20 per cento… poi quel Decreto non c’ha la copertura nel pluriennale quindi ce l’abbiamo solo semmai il 20 per cento per il primo anno…eeh…bisogna capire, perché se no così cosa facciamo? … ‘ … boh quindi… va un minimo rassicurato».
400 milioni in più
Signorini ha anche una stima dei costi aggiuntivi. «Lui (cioè Salini, ndr) dice che ci vogliono 400 milioni in più». Ovvero un miliardo e 450 milioni, mezzo miliardo in più del valore dell’appalto. Webuild sembrava quindi puntare a una nuova negoziazione. E Signorini l’aveva capito: «Salini mi ha detto ‘minchia Paolo! mi ha chiamato tutto il governo, mi hanno fatto un culo grande quanto una capanna…’ m’ha detto…perché l’hanno chiamato dicendo… il 18% ce l’ha Cdp (Cassa depositi e prestiti, azionista di Webuild, ndr) no? …quindi fanno ‘ma tu decidi di non andare alla gara e non ci dici un cazzo?? Ma come ti??’ …sai lui è un filibustiere eh».
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
IL FATTO NON COSTITUISCE REATO
“Lollobrigida governatore neohitleriano”. La filosofa Donatella Di Cesare per questa frase era stata rinviata a giudizio per le frasi a DiMartedì il 4 aprile 2024. Oggi il giudice monocratico di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della docente di filosofia alla Sapienza di Roma, che era accusata di diffamazione dopo una querela presentata dal ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. Per il giudice il fatto “non costituisce reato”.
Nel corso della trasmissione televisiva, commentando le parole di Lollobrigida sulla ‘sostituzione etnica’, aveva affermato che “quello del ministro non può essere preso per uno scivolone perché ha parlato da Gauleiter, da governatore neohitleriano’.
“Tutto ruota intorno alla formula ‘sostituzione etnica’ che il ministro ha pronunciato al congresso Cisal il 18 aprile 2023 suscitando molto scalpore – aveva spiegato la docente in una nota inviata all’Ansa – La sera dello stesso giorno, nella puntata del programma DiMartedi su La7, quando mi è stato chiesto di commentare, ho detto che ‘il nazismo è stato un progetto di rimodellamento etnico del popolo e il mito complottistico della sostituzione etnica è nelle pagine del Mein Kampf di Hitler’.
Ho aggiunto: ‘credo che le parole del ministro non possano essere prese per uno scivolone, perché ha parlato da Gauleiter, da governatore neohitleriano‘”, ha scritto la docente, precisando che quella sua opinione “si è basata sui miei studi di anni su questo argomento”.
“Duole constatare che un ministro, dal suo posto di potere, denunci una privata cittadina – aveva proseguito la studiosa -. Soprattutto preoccupa l’abuso di querele per tacitare le voci del dissenso intellettuale. Gli esponenti di un governo democratico dovrebbero essere aperti al confronto e rispondere con le parole e i mezzi della discussione pubblica alla critica politica anche aspra. Al contrario qui arrivano querele come manganellate. Non mi faccio tuttavia intimidire. Ho fiducia nella magistratura e mi difenderò in tribunale”. Nel corso della trasmissione dell’anno scorso, Di Cesare era partita dalla recente visita del Capo dello Stato Sergio Mattarella al campo di Auschwitz. “Auschwitz è stato il risultato di un progetto politico di rimodellamento etnico della popolazione, il mito complottista della sostituzione etnica c’è già nelle pagine di Mein Kampf di Adolf Hitler ed è il cuore dell’hitlerismo”, aveva argomentato prima dell’attacco a Lollobrigida.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
ORMAI SIAMO AL DELIRIO, DEFINISCE PURE TIMMERMANS SOVRANISTA QUANDO INVECE E’ SOCIALISTA
A Francesco Lollobrigida non la si fa tanto facilmente. Il
cognato di Giorgia Meloni famoso per riuscire a fermare i treni con la sola imposizione della dialettica ultimamente non ha deciso solo di imporre i formaggi nei menu dei ristoranti.
Come apprendiamo dal Foglio, di recente ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica un altro grande complotto. Quello dei Paesi Bassi. Che impone politiche green all’Europa per distruggere l’agricoltura. Con il fine di rendere il continente dipendente dall’import alimentare. E così facendo ricostruire l’impero olandese attraverso la posizione dominante del porto di Rotterdam.
Le trame di Timmermans
Lollobrigida ha illustrato il complotto dell’Olanda per affamare l’Italia e l’Europa il 7 maggio scorso, ospite a un intervento di Coldiretti a Parma durante Cibus. Il ministro del governo Meloni si è scagliato contro Frans Timmermans, che da olandese e sovranista (in realtà è socialista) avrebbe costruito la trama: «Se fossi olandese, rifletterei sulla mia storia e direi: “Sono una piccola nazione, non come voi”. Se creo regole così rigide da ridurre la produzione europea a quella del 1600, l’Europa non dovrebbe importare beni esteri per nutrire la sua gente?”».
E quindi: «E forse arrivano attraverso i miei porti come facevano una volta e forse posso ricostruire una forza economica che non posso costruire solo con la forza del mio paese». Quindi la chiusa: «Non penso che Timmermans sia pazzo. Penso che abbia calcolato freddamente nell’interesse dell’Olanda e non dell’Italia».
L’impero di Rotterdam
E l’impero quando arriva? Subito dopo, secondo una dichiarazione dello stesso ministro a Politico: «Se si riducesse la produzione interna, il cibo europeo verrebbe importato attraverso Rotterdam. È quello che è successo dal 1600 al 1750 in Europa, quando i Paesi Bassi divennero un impero con la Compagnia olandese delle Indie Orientali».
Perché «alcune cose non sono coincidenze», ha concluso rievocando Voyager. C’è un problema però. L’Olanda è una potenza agricola mondiale. Il secondo esportatore mondiale dopo gli Usa e prima del Brasile. E l’efficienza è dovuta a biotecnologie, agricoltura di precisione, agricoltura verticale, colture idroponiche, logistica e ricerca universitaria nelle tecnologie alimentari. Con buona pace del complottismo di Lollobrigida.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
LA LETTERA-DENUNCIA DEI GENITORI: “UN SISTEMA COSTITUITO DA GERARCHI INSERITI IN UN CONTESTO CHE NON MANIFESTA VALORI UMANI” … LA RAGAZZA AVEVA RACCONTATO ALLA MADRE DI SOFFRIRE DI UN FORTE STRESS PSICOFISICO: “STAVA PERDENDO I CAPELLI E NON NE POTEVA PIÙ DI QUELLE ‘REGOLE’ CHE SI INSINUAVANO IN OGNI AMBITO DELLA SUA VITA”
Lo scorso 22 aprile una ragazza di 25 anni, allieva della Scuola marescialli di Firenze, si tolse la vita nella sua stanza con un colpo di pistola. Un dramma su cui, dopo giorni di silenzio, irrompono le parole dei genitori, convinti che il disagio della figlia fosse stato trascurato — e in parte alimentato — proprio dalla scuola.
«Se un’istituzione dà più valore alle formalità che alla formazione e crescita personale dell’individuo conduce al fallimento — si legge nella lettera dei genitori — Lei ha fatto una scelta che nessuno potrà mai comprendere, ma le istituzioni hanno il dovere di interrogarsi continuamente sullo stato di salute mentale del proprio personale». E ancora: «Vogliamo manifestare la nostra totale disapprovazione nei confronti di un sistema costituito da gerarchi inseriti in un contesto che non manifesta valori umani».
La “denuncia” è stata raccolta e poi rilanciata dall’associazione sindacale dei carabinieri Unarma, che sul caso annuncia un esposto in procura. Con parole sofferte, si raccontano gli eventi che avrebbero fatto da sfondo al suicidio.
«Nei giorni precedenti la morte manifestava un forte stress psicofisico, difatti riferiva alla madre che stava perdendo i capelli e che non ne poteva più di sottostare a quelle “regole” poco funzionali e che si insinuavano in ogni ambito della propria vita — si legge — Inviava spesso le foto di come era costretta a vestirsi in abiti borghesi per poter avere un paio di ore di svago concesse durante la libera uscita, del fatto che doveva necessariamente tenere i capelli raccolti. Diceva sempre più spesso alla mamma “questa scuola mi sta rovinando la vita”».
L’allieva faceva parte del Secondo battaglione e stava per concludere il secondo anno di corso. Aveva buoni voti, ma era sempre più insofferente agli ordini. «Nei primi giorni di frequentazione della scuola aveva manifestato l’intenzione di abbandonare il percorso anche se era da sempre stato il suo sogno — scrivono ancora i genitori — aveva percepito quello che ci riferiva essere un ambiente estremamente rigido e totalitario»
Dalla lettera emerge anche che il padre, anche lui carabiniere, avrebbe avuto un alterco con i superiori della figlia (nell’ottobre 2023), dopo che lei le aveva raccontato di essere stata obbligata a presentarsi tutte le mattine in adunata alle 6,15 nonostante il Covid e i sintomi influenzali.
Una vicenda che aveva finito per alterare ancor più il fragile equilibrio della giovane, già esasperata dalla vita militare: «Le ragazze non possono indossare stivaletti tipo Dottor Martens o Timberland durante le libere uscite – scriveva ai familiari – Chi ha conseguito un esame con voto pari a 18-19-20 salta il pernotto. Dietro la porta della camera non ci deve essere nulla tranne l’acqua, niente sotto la scrivania, no beauty case in bagno, porte delle camere sempre aperte se non siete in libertà».
(da Repubblica)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
DAL PALCO DI BOLOGNA IL FONDATORE DEL M5S INTERVIENE SULL’AFFARE TOTI
Si intitola “Io sono un altro” e forse è davvero così. Beppe
Grillo al teatro Celebrazioni di Bologna, nella seconda data del suo nuovo spettacolo, dice la sua sul caso di Liguria, dove il governatore Toti è agli arresti domiciliari per un’inchiesta che sta travolgendo il suo sistema di potere. Grillo non lo nomina, ma è evidente il riferimento, immediato, visto il passato da giornalista Mediaset del governatore. «Vengo da una regione governata da Rete 4» inizia Grillo. «Da una regione di industriali che invece di dirti buongiorno ti dicono l’Iban».
Poi parla del porto, dove afferma «ho lavorato anche io. Rubavano tutti, si rubava tutti ma funzionava tutto. Il sale, lo zucchero, il caffè, qualcuno magari un televisore arrivato dalla Cina. Ma nessuno si è mai arricchito. Era meraviglioso».
Il fondatore del Movimento 5 Stelle proprio sotto le Due Torri ha mosso i primi passi politici con il Vaffa Day, nel 2007 quando riempì piazza Maggiore dove venne trasportato dalla braccia di 50 mila persone su un canotto. Allora lo acclamavano tutti, era l’inizio della sua ascesa.
Ma il recital continua e Beppe Grillo aggiunge: «Poi un giorno un portuale ha deciso di non rubare più. Onestà, onestà. È diventato incorruttibile. Ma io dubito che una persona incorruttibile sia una persona per bene. Hitler era incorruttibile». Frasi allusive e poco chiare che stupiscono nell’attuale scenario, ma è la prima volta che Grillo interviene sull’affaire Toti e sulla corruzione arrivano queste parole ambigue. Sul palco prevale la malinconia, quando racconta di sentire che il suo è stato un fallimento, poi scherza sul teatro semivuoto e infine lamenta: «Stanno scomparendo tutte le mie battaglie. Ma io prima di scomparire vi porto tutti via con me». E qui scherza, ma è una delle poche volte.
Lo spettacolo prosegue. Attacca il governo, in particolare sul lavoro. «Consideriamo occupato uno che ha lavorato un’ora. Bisogna intendersi sulla semantica». Accusa Meloni e i suoi ministri di falsificare tutto quello che hanno fatto. «Il povero Conte» gli scappa accennando all’ex premier 5 Stelle e attuale leader del Movimento che in passato aveva tanto sostenuto ricordando i 209 miliardi del superbonus.
Non nega di essere stanco, dice di essere vecchio. «Ho 76 anni, 78, 80». E ricorda di avere ancora un centinaio di cause pendenti. «Casaleggio faceva fuori delle persone e queste poi scrivevano a me, affermando che loro si erano iscritti su beppegrillo.it e che io dovevo riassumerle». Qui rievoca i tempi del legame con l’altro fondatore dei 5 Stelle. Un affondo è sul diritto di famiglia e sul fatto che venga messo in discussione il diritto d’aborto: «Ancora si parla di aborto e non aborto? Abbiamo un diritto di famiglia vecchio. Ma sarà cambiata o no la famiglia?». Sta per calare il sipario: «Non faccio più spettacoli, non riesco più a intrattenervi, non riesco a capire chi siete. Ho fatto tutto nella mia vita, andate a fanculo col cuore». Finisce così la Vaffa night.
(da La Repubblica)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
LA BELLA VITA DI CORROTTI E CORRUTTORI
Una suite dove bere champagne, mangiare aragoste e farsi massaggiare da due o tre ragazze con l’argento vivo addosso, in attesa di andare al Casinò. Sarebbe questo il paradiso per i protagonisti del Fronte del Porto ligure, così come emerge dalle intercettazioni.
È quasi mezzo secolo che leggo i resoconti della bella vita di corrotti e corruttori. E a colpirmi, persino più delle ruberie, è la monotonia della loro idea di benessere. Non sono così ingenuo da pensare che uno arrivi a corrompere o a lasciarsi corrompere per finanziare attività di volontariato. Però, anche rimanendo nell’ambito del soddisfacimento compulsivo del proprio ego, possibile che per avere la tessera del club dei gaudenti esista solo quello schema lì?
Champagne, aragoste, massaggi, gioco d’azzardo. Al loro posto mi sforzerei di essere più creativo. Affitterei un isolotto nel Pacifico e una Spa nel deserto. Farei il giro del mondo in 80 giorni, comprerei la prima edizione dei miei libri preferiti, brigherei per un posto sulla prossima astronave che andrà nello spazio. Berrei anche dell’ottimo barolo e non sempre champagne. E mangerei spaghetti alle vongole o risotto ai porcini, invece delle prevedibilissime aragoste. Quanto al pagare degli esseri umani per ricavarne piacere, mi permetto di contestare che sia l’unico orizzonte plausibile di felicità. Preferisco cimentarmi in qualche impresa che infonda l’argento vivo a me, anziché ridurmi a spremerlo dagli altri.
(da corriere.it)
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Maggio 15th, 2024 Riccardo Fucile
IN QUESTO CINEPANETTONE GENOVESE E’ LA RISATA CHE FA CASSAZIONE
Capisco bene l’irritazione verso pochi farabutti oliati con soldi
di tutti, cioè nostri, le infiltrazioni mafiose, i favori, le cortesie per gli ospiti, le spartizioni decise sugli yacht, le porcherie, la corruzione, gli affidamenti agli amici, ai figli, i bracci destri, sinistri, e tutta la merda del nostro scontento.
Va bene, non è una cosa nuova, non ci stupiremo per questo. E nemmeno per le reazioni: eh, piano, piedi di piombo, terzo grado di giudizio, presunzione di innocenza, cose-che-si-dicono-al-telefono, e tutto il campionario che balza fuori ogni volta che si becca un potente, e che manca all’appello per gli sfigati. Se ci fate caso il famoso ipergarantismo, come tutto il resto, è una questione di reddito, se ne fa gran dispiego a corrente alternata, perché quando c’è da giudicare un poveraccio, invece è tutto un pene esemplari e buttare la chiave.
Lo so, non vi dico niente di nuovo. Ed è anche per questo che non intendo qui parlare di indagini, processi, giudici, interrogatori e cose così, come si dice: la giustizia faccia il suo corso, ma mi preme invece cogliere il lato per così dire culturale della faccenda, deprimente tanto quanto.
Letta qualche intercettazione, qualche sintesi dei giornali, spiluccando qui e là nella mediocretta weltanschauung dei coinvolti – indagati e non – ci ritroviamo in bilico tra suggestioni letterarie e para-letterarie, più o meno nobili, più o meno sconvenienti. I più colti potrebbero trovarsi catapultati nei racconti esilaranti di un Damon Runyon, quello di Bulli e pupe e di altri mirabolantissimi racconti. Roba magistralmente scritta negli anni Venti e Trenta, piena di biscazzieri, gangster, proprietari dei moli sull’Hudson, signorine allegre, Casinò e dollari facili.
C’è il riccone che chiede due ragazze per i massaggi, anzi tre, c’è quello che regala la borsetta firmata, o il braccialetto, o le fiches per giocare alla roulette. Poi c’è il traffichino a corto di soldi che chiede un aiuto per il matrimonio della figlia, e qui sembra proprio di leggere Runyon, “Ero sulla quarantaduesima pensando a meno che niente, e mi mancavano 13.000 verdoni per fare felice la mia bambina”. Chapeau!
Ma qui voliamo alto, signori, conviene planare un po’. Perché poi si inserisce nella faccenda il filone italianissimo del cinepanettone, dato che a Montecarlo ci va “la soubrette”, e pure la “donna del martedì” (giuro, ndr) e il riccone ha il problema di non farlo sapere alla sua donna, così chiama quell’altro di stare attento e non farsi scappare che ci sarà M.V., la romagnola di 32 anni che viene dritta da Cesenatico.
Puro Neri Parenti, vanzinismo applicato, con la signora X che vede (sui social) il braccialetto al polso della signorina Y e si inalbera per lo sfregio, sapendo che è stato comprato a Monaco, perché a Genova Cartier non c’è (dannazione). E pare di vedere i Boldi o i De Sica in mutande sul cornicione mentre tentano la fuga. E le cene, e lo champagne, e la vita dorata, e l’albergone con tante stelle, e come si diverte questa classe dirigente che non dirige niente se non i cazzetti suoi.
Insomma, un quadro desolante che più non si potrebbe, desolanti i desideri, desolanti le ambizioni, desolanti i simboli di ricchezza e potere, desolante la portata culturale, sia della politica che dell’imprenditore che se la compra con due aragoste e un braccialettino. Come vedete, il codice penale non c’entra. niente, per il ridicolo non ci sono tre gradi di giudizio, è la risata che fa Cassazione
(da ilfattoquotidiano.it)
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