Dicembre 30th, 2010 Riccardo Fucile
NEL 2009 E’ AUMENTATA ANCORA LA PERCENTUALE DI CHI NON PUO’ PAGARE UN CONTO NON PREVENTIVATO DI 750 EURO….I REDDITI NETTI SONO CALATI DEL 2,1%, META’ DELLE FAMIGLIE VIVE CON MENO DI 2.026 EURO AL MESE.. LE FAMIGLIE CON FIGLI SONO QUELLE PIU’ IN DIFFICOLTA’
Un’improvvisa malattia, la riparazione dell’auto, la sostituzione della caldaia, l’aumento delle spese condominiali diventano un dramma per un numero sempre maggiore di famiglie italiane.
Inoltre, dato che l’inflazione è stata più alta dell’aumento dei salari, in termini reali i redditi netti delle famiglie sono scesi del 2,1%.
Lo rivela l’Istat nel rapporto Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia, che evidenzia che nel 2009 è cresciuta la difficoltà delle famiglie di far fronte alle spese impreviste.
L’istituto di statistica precisa inoltre che le famiglie che non potrebbero far fronte a spese impreviste di 750 euro sono aumentate dal 32% al 33,3%. Rispetto al 2008 cresce inoltre il numero di famiglie che sono state in arretrato con debiti diversi dal mutuo (dal 10,5 al 14% di quelle che hanno debiti) e quelle che si sono indebitate (dal 14,8 al 16,5%).
Le famiglie con figli sono «relativamente più esposte a situazioni di disagio». L’11,7% delle coppie con figli dichiara di essersi trovata in arretrato con il pagamento delle bollette (contro il 5,4% di quelle senza figli), ma la percentuale sale al 22% per quelle con tre o più figli.
La situazione di «maggiore vulnerabilità » delle coppie con almeno tre figli, precisa l’Istat, è confermata anche dal fatto che il 31,5% dichiara di arrivare a fine mese con molta difficoltà , il 7,3% di aver avuto insufficienti risorse per le spese alimentari, il 29,2% per le spese di vestiario e il 22% di quelle che vivono in affitto o hanno contratto un mutuo sono state in arretrato con il pagamento delle rate.
Insieme a queste si trovano più frequentemente coinvolte in situazioni di difficoltà economica le famiglie con un solo genitore e gli anziani soli.
Nel 2009 la crisi, prosegue l’Istat nella sua analisi, ha colpito in larga maggioranza le famiglie che si trovavano in condizioni di deprivazione materiale già nel 2008.
Inoltre, la caduta dell’occupazione ha riguardato soprattutto i figli che vivono nella famiglia di origine, mentre i genitori hanno potuto contare sulla cassa integrazione, evitando che la situazione diventasse ancora più grave.
Nel 2008 le famiglie residenti in Italia hanno percepito un reddito netto medio di 29.606 euro, pari a circa 2.467 euro al mese, ma la metà delle famiglie ha percepito meno di 2.026 euro al mese.
Tra il 2007 e il 2008 il valore medio del reddito netto familiare è aumentato dell’1,2%, ma se si tiene conto dell’inflazione (che nel 2008 è cresciuta del 3,3%), in realtà i redditi delle famiglia sono scesi in termini reali del 2,1%.
E nel Sud e nelle Isole i redditi sono pari a poco più di tre quarti di quelli delle famiglie del Centro-Nord.
E aumenta la disparità non solo regionale, ma anche tra chi si trova più in alto nella scala sociale e chi invece si trova sotto: il 37,5% del reddito totale percepito nel 2008 è andato al 20% più ricco delle famiglie, mentre il 20% delle famiglie con i redditi più bassi ha potuto contare solamente sull’8,3% del reddito totale.
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Dicembre 24th, 2010 Riccardo Fucile
IL RECORD SPETTA ALLE FAMIGLIE DELLA PROVINCIA DI GROSSETO: + 48% IN DUE ANNI… LE PIU’ ESPOSTE CON GLI ISTITUTI DI CREDITO SI TROVANO A ROMA…. CONCENTRATA AL SUD LA “SOFFERENZA” NELLA RESTITUZIONE DEL CREDITO
Dal settembre 2008, ovvero dall’inizio della crisi finanziaria internazionale, al settembre di quest’anno, l’indebitamento medio nazionale delle famiglie è cresciuto del 28,7%.
E, allo stesso mese di settembre 2010, le famiglie italiane hanno accumulato un indebitamento medio che sfiora ormai i 20mila euro, per la precisione 19.491 euro, maturato a seguito dell’accensione di mutui per la casa, dai prestiti per l’acquisto di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili.
Sono i dati più significativi di una indagine condotta dalla CGIA di Mestre, da cui risulta anche che le famiglie più esposte con il credito sono quelle della Provincia di Roma (28.790 euro), seguite dalle famiglie di Milano (28.243 euro), Lodi (27.516 euro).
Al quarto posto Prato (26.294 euro), di seguito Como (25.217 euro) e Varese (25.069 euro).
In fondo alla classifica, le famiglie meno indebitate si trovano distribuite tra Sardegna e Sicilia.
Quart’ultime, quelle del Medio Campidano, con un indebitamento medio pari a 8.845 euro, al terzultimo posto quelle di Enna, con 8.833 euro, al penultimo Carbonia-Iglesias, con 8.687 e, ultime, le famiglie dell’Ogliastra, con 7.035 euro di indebitamento medio.
Il record della crescita del debito nel periodo settembre 2008-settembre 2010 lo fanno registrare le famiglie della provincia di Grosseto: +48,8% in due anni. A seguire Livorno (+47,5%), Asti (+42,3 %), Foggia (+41,7%) e Arezzo (+41%).
Tutto concentrato a Sud è il capitolo riguardante la “sofferenza” nella restituzione del credito ottenuto.
Al 30 settembre 2010, la maggiore incidenza percentuale delle sofferenze spetta alla provincia di Crotone, con il 5,9%, ovvero, a fronte di 100 euro erogati alle famiglie crotonesi, quasi 6 euro non sono stati restituiti agli istituti di credito.
Al secondo posto Caltanisetta (5,7%), terze Enna e Benevento (entrambe a 5,5%).
Il dato medio nazionale è pari al 3,5%.
Spiega Giuseppe Bortolussi, segretario della CGIA di Mestre: “Le province più indebitate sono anche quelle che registrano i livelli di reddito più elevati. E’ chiaro che tra queste famiglie vi sono molti nuclei appartenenti alle fasce sociali più deboli. Tuttavia, la forte esposizione bancaria di queste realtà , soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti in questi ultimi anni nel settore immobiliare, ci deve preoccupare relativamente”.
Per Bortolussi è invece “più allarmante il risultato che emerge dalla lettura dei dati riferiti all’incidenza percentuale delle sofferenze sull’erogato. In questo caso notiamo che nelle prime posizioni troviamo tutte realtà territoriali del Mezzogiorno, a dimostrazione che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie delle aree economicamente più arretrate del Paese”.
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Dicembre 8th, 2010 Riccardo Fucile
CON LA SPAGNA, SIAMO IL PAESE A PIU’ ALTO TASSO DI INSOLVENZE… LE BANCHE HANNO STRETTO LA BORSA E AUMENTATO GLI INTERESSI… DOV’E’ FINITO IL PIANO CASA, INDICATO NEL PROGRAMMA ELETTORALE DEL CENTRODESTRA, CHE DOVEVA GARANTIRE LA COSTRUZIONE DI MIGLIAIA DI CASE A MUTUO AGEVOLATO PER LE GIOVANI COPPIE? CHI SONO I TRADITORI?
Le famiglie italiane sono tradizionalmente «formiche» e spaventate dal debito, tuttavia quelle che decidono di fare un mutuo (il 13,1% sul totale) circa una volta su venti non lo rimborsano secondo la scadenza.
Quasi il 5% delle famiglie sottoscrittrici di un mutuo, infatti, si sono rilevate insolventi.
È questo «il valore più alto, insieme a quello della Spagna, tra i sette Paesi europei analizzati» (tra cui Gran Bretagna, Francia, Finlandia, Olanda e Irlanda).
È quanto emerge da uno studio su «L’incremento dell’uso di politiche di prezzo basate sul rischio per i mutui in Italia» condotto da Silvia Magri e Raffaella Pico della Banca d’Italia, utilizzando i dati dell’indagine Eu-Silc (Community Statistics on Income and Living Conditions) raccolti da Eurostat nel 2007, l’anno di avvio della crisi finanziaria che non è ancora terminata.
«I risultati mettono in luce che in Italia – si legge nella ricerca – vi è un legame tra il tasso di interesse sul mutuo e lo specifico rischio di credito del cliente. Per i mutui concessi dal 2000 al 2007, il differenziale di tasso di interesse fra le classi di famiglie più e meno rischiose è pari a 43 punti base. Inoltre, il ricorso a strategie di prezzo basate sul rischio specifico del debitore sembra essere cresciuto nel tempo».
Insomma, le banche si sono fatte più prudenti, proteggendosi dal rischio insolvenza, non solo selezionando le domande, ma anche attraverso rincari.
Il lavoro quantifica anche il premio per il rischio richiesto dalle aziende di credito nel concedere mutui.
«Per quelli concessi dal 2000 al 2007 a un incremento della probabilità di insolvenza del mutuatario pari a 1 punto percentuale è associato un aumento del tasso di interesse di 21 punti base», si spiega.
Da questi dati, allarmanti non solo per le banche, emerge la drammaticità di una crisi sempre sottaciuta dal parte del governo, anche perchè marciano pari passo con quanti non riescono più a pagare un affitto e vengono sfrattati per morosità e a un notevole aumento dei fallimenti delle aziende.
Ricordiamo che nel programma del governo (cosiddetto di centrodestra) vi erano anche precisi impegni, completamente disattesi, sulla costruzione di migliaia di alloggi popolari per le giovani coppie a prezzi speciali e con mutui garantiti dallo Stato.
Dove sono finite le case per i giovani, cari apolegeti del “ghe pensi mi”?
E poi qualcuno ha ancora il coraggio di accusare altri di “aver tradito” il programma elettorale?
Chi aveva promesso che “nessuno resterà indietro”, salvo poi fottersene nei fatti? Forse gli stessi che difendono i rimborsi spese di Minzolini e le sue suite in hotel di lusso a spese del contribuente, mentre ragazzi e ragazze precari vengono sfruttati a 600 euro al mese e se protestano ricevono calci nel culo?
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Novembre 27th, 2010 Riccardo Fucile
LA CRISI SI FA SENTIRE IN TANTE FAMIGLIE: PASSA DAL 19,7% AL 23,8% LA PERCENTUALE DI ITALIANI CHE NON ACQUISTERA’ DONI…IN AUMENTO LIBRI, VINO E LINGERIE, CALANO CAPI DI ABBIGLIAMENTO E VIAGGI
Un italiano su quattro non acquisterà neppure un regalo di Natale.
La previsione della Cgia di Mestre si basa su un’indagine svolta da Panel Data su un campione di 900 italiani ai quali è stato chiesto quali saranno i doni che compreranno nei prossimi giorni con la tredicesima.
“E’ in crescita il numero di persone che quest’anno, a fronte della crisi economica che continua a preoccupare gli italiani, non farà nessun regalo di Natale – commenta il segretario della Cgia di Mestre, Giuseppe Bortolussi – Se nel 2009 questa percentuale riguardava il 19,7%, quest’anno raggiungerà il 23,8%. Insomma, quasi un italiano su quattro risparmierà qualcosa non acquistando nessun regalo. Un dato che, comunque, potrebbe essere più contenuto quando si farà il bilancio dopo le feste. Infatti, come succede spesso, anche chi un mese prima non ha intenzione di farne, cede a qualche piccolo acquisto proprio nelle ultimissime ore prima del 25 dicembre”.
Secondo l’associazione, rispetto agli anni passati gli italiani riceveranno in dono più libri, più bottiglie di vino e più lingerie.
In forte discesa, invece, l’acquisto dei capi di vestiario (che comunque resta la scelta preferita), le calzature, i viaggi e le vacanze.
“Insomma – spiega la Cgia – la crisi continua a farsi sentire e, probabilmente, i regali che riceveremo, almeno da un punto di vista economico, rischiano di essere meno impegnativi di quelli ricevuti l’anno scorso”.
Analizzando più da vicino i risultati, sottolineano dalla Cgia, il dono natalizio più diffuso saranno i capi di abbigliamento (61,5%), seguitidall’enogastronomico (60,1%) e dai libri (57,4%).
Seguono i prodotti tecnologici con il 32,80% delle preferenze, i giocattoli e l’arredo-casa con il 32,80%.
Chiudono la classifica i viaggi, i weekend e le vacanze con l’8,10%.
I ricercatori mestrini sottolineano che la somma delle percentuali riferite alle principali tipologie di regali non dà come risultato 100, poichè gli intervistati avevano la possibilità di scegliere più risposte diverse.
Nel confronto con il 2009 l’incremento più consistente lo registrano i libri (+6,4%), l’enogastronomia (+5,8% con una punta del +2,8% per i vini).
Stabili i prodotti tecnologici (+0,8%), i giocattoli e l’arredo casa (+0,8%).
“In forte contrazione, a conferma di una ridotta capacità di spesa e della necessità di destinare le risorse a consumi più utili, la percentuale di italiani che regaleranno, o si regaleranno, un viaggio o qualche giorno di vacanza (-2,7%)”.
Infine, pur essendo una tradizione sempre molto sentita, i capi di abbigliamento registreranno una riduzione del 5,6% (con una punta negativa del -4,3% delle calzature, anche se l’intimo registrerà , invece, un aumento del +3,6%).
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Novembre 1st, 2010 Riccardo Fucile
IL RISPARMIO E’ IN CRISI: OPERAI E INSEGNANTI I PIU’ POVERI…SOLO 1 FAMIGLIA SU 17 HA AUMENTATO IL PROPRIO TENORE DI VITA…PER L’83% DEGLI INTERVISTATI LA CRISI E’ GRAVE, IL 26% E’ DOVUTA RICORRERE A PRESTITI
Gli italiani sono più preoccupati per il futuro e questo si riflette sul risparmio:
quest’anno poco più di una famiglia su tre è riuscita a mettere da parte qualcosa e ben una su quattro è dovuta ricorrere a debiti o all’utilizzo di risparmio pregresso.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita (solo una su 17) e aumenta il numero di quelle che galleggiano cioè hanno speso tutto senza fare ricorso a risparmi o debiti e pensano di fare lo stesso l’anno prossimo o hanno fatto ricorso a risparmi e debiti e intendono mettere da parte di più nei prossimi 12 mesi.
Tra le categorie, operai e insegnanti sono quelli in più grave crisi di risparmio. È la fotografia scattata dall’indagine Acri-Ipsos realizzata in occasione della 86esima Giornata Mondiale del Risparmio.
Le famiglie sono consapevoli che l’uscita dalla crisi sarà graduale e con tempi più lunghi rispetto a quanto previsto nel 2009.
L’83% del campione (era il 78% un anno fa) percepisce la crisi come grave e il 69% si aspetta che non se ne potrà uscire prima di 4 anni (erano il 57% un anno fa), con il 31% che ipotizza addirittura una soglia di 5 anni o più. Nonostante ciò, quanti si dicono soddisfatti della propria situazione economica salgono dal 54% al 56% (nel 2007 e nel 2008 erano il 51%): in particolare crescono nel Nord Est (+9% dal 2009) e nel Nord Ovest (+5%).
Il 23% delle famiglie è stato colpito dalla crisi ed è particolarmente pessimista sulla propria situazione economica.
Sono sempre meno le famiglie che riescono a migliorare il proprio tenore di vita: il 6% (l’8% nel 2009).
Costante invece il numero di quelle che ritengono peggiorato il proprio tenore di vita: il 18% (era il 19%).
Costante anche il numero di coloro che riescono a mantenere il proprio tenore di vita abbastanza facilmente: il 29% (era il 30%).
Crescono coloro che sono riusciti a mantenere lo standard di vita solo con fatica: il 47% (erano il 43%).
Le famiglie che sono riuscite a risparmiare sono poco più di un terzo (il 36%, erano il 37% nel 2009).
E sono soprattutto al Nord (Nord Est 45%, Nord Ovest 41%).
In affanno i risparmiatori del Sud (il 30%) e soprattutto quelli del Centro, dove le famiglie che riescono a risparmiare sono scese al 32% dal 39% del 2009. A parte un 1% di famiglie che non si pronuncia, il restante 26% per tirare avanti ha dovuto ricorrere a prestiti, bancari e non (7%) e ha dovuto utilizzare risparmi passati (19%), soprattutto al Sud.
Quelli che non riescono a risparmiare, ma nemmeno devono mettere mano alle riserve o ricorrere a prestiti, sono circa il 37%.
Un quarto delle famiglie riesce ad accumulare senza difficoltà , ma aumentano quelle che galleggiano (passano dal 20 al 23%) a scapito delle famiglie con risparmio in risalita (il 5%) o in discesa (il 10%).
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Ottobre 23rd, 2010 Riccardo Fucile
IL RAPPORTO SULLA POVERTA’ DELLA CARITAS NETTE A NUDO LE DIFFICOLTA’ IN CUI SI DIBATTONO MIGLIAIA DI FAMIGLIE IN ITALIA…. AUMENTATI DI 500.000 UNITA’ I POVERI IN UN ANNO E DEL 25% GLI ASSISTITI DALLA CARITAS
Mezzo milione di poveri in più in Italia nel 2009.
Lo afferma la Caritas nel suo decimo rapporto su “povertà ed esclusione sociale” contestando i dati dell’Istat che parlavano di una situazione “stabile”.
Le persone che vivono al di sotto della soglia di “forte fragilità economica” sono 8.370.000 e non 7.810.000 come dicono i dati ufficiali: 560 mila persone in piu’ (+ 3,7%).
”Non è vero – afferma il documento – che siamo meno poveri come farebbero pensare i dati ufficiali del luglio 2010”.
Secondo la Caritas, l’affermazione dell’Istat si basa su calcoli che danno ”un’illusione ottica”.
Alle stime sui poveri, va aggiunto un 10%, quindi circa 800 mila italiani, di ‘impoveriti’.
Persone che pur non essendo povere hanno però cambiato il proprio tenore di vita e vivono in ”forte fragilita’ economica”
Questo il ragionamento del rapporto Caritas-Zancan: ”Secondo l’Istat lo scorso anno l’incidenza della povertà relativa è stata pari al 10,8% (era 11,3% nel 2008), mentre quella della povertà assoluta risulta del 4,7%. Per l’Istat si tratta di dati ‘stabili’ rispetto al 2008. In realtà di tratta di un’illusione ‘ottica’.
Succede che, visto che tutti stanno peggio, la linea della povertà relativa si è abbassata, passando da 999,67 euro del 2008 a 983,01 euro del 2009 per un nucleo di due persone.
Se però aggiornassimo la linea di povertà del 2008 sulla base della variazione dei prezzi tra il 2008 e il 2009, il valore di riferimento non calerebbe, ma al contrario salirebbe a 1.007,67 euro.
Con questa posizione di ricalcolo, alzando la linea di povertà relativa di soli 25 euro mensili, circa 223 mila famiglie diventano povere relative: sono circa 560 mila persone da sommare a quelle già considerate dall’Istat con un risultato ben più amaro rispetto ai dati ufficiali: sarebbero 8.370.000 i poveri nel 2009 (+3,7%)”.
Secondo lo studio la povertà si conferma un fenomeno del Sud, delle famiglie numerose o monogenitoriali, di chi ha bassi livelli di istruzione.
Inoltre – continua il rapporto – ”sempre più famiglie, in cui uno o più membri lavorano, sono povere”.
Infatti, ”accanto ai dati ufficiali ci sono le persone ‘impoverite’ che pur non essendo povere, vivono in una situazione di forte fragilità economica.
Sono persone che, soprattutto in questo periodo di crisi, hanno dovuto modificare, in modo anche sostanziale, il proprio tenore di vita, privandosi di beni e servizi, precedentemente ritenuti necessari”.
Ecco alcuni dati che confermano questa situazione: nel 2009 il credito al consumo è sceso dell’11%, i prestiti personali del 13% e la cessione del quinto a settembre 2009 ha raggiunto il +8%.
E negli ultimi due anni si registra anche un aumento medio del 25% del numero di persone che si rivolgono alla Caritas per chiedere aiuto.
Questo aumento interessa in egual misura tutte le regioni d’Italia.
Fra questi utenti, cresce del 40% la presenza di italiani.
Il rapporto fa riferimento ai segnali di tendenza provenienti dagli oltre 150 Osservatori diocesani delle povertà e delle risorse dell’associazione presenti in tutta Italia.
Gli utenti della Caritas sono sempre meno singoli individui e sempre più interi nuclei familiari.
Particolarmente vulnerabili le persone di mezza età , i separati e i divorziati, le donne sole con figli, i precari, i licenziati, le famiglie monoreddito.
Si stima che circa un milione di persone beneficiano ogni anno dell’intervento dei centri ascolto Caritas.
L’esperienza dei centri ascolto evidenzia, fra l’altro, ”una scarsa tempestività degli enti locali nell’affrontare le nuove povertà ”.
Per il rapporto, lo stato di povertà ”è sempre più veloce, complesso, multidimensionale. Anche se non si rimane a lungo in situazione di disagio economico, il persistere del ‘fiatone’ economico e il progressivo esaurimento delle risorse determina situazioni di disagio psicologico e conflittualità intrafamiliare”.
Dati del 2008 segnalano inoltre che il 68,9% degli utenti Caritas sono stranieri, il 30,7% italiani.
Rispetto ai bisogni, il 65,9% riguardano la povertà , il 62% l’occupazione, il 23,6% l’alloggio.
Le richieste, per circa il 50%, si riferiscono a beni e servizi materiali, come viveri e vestiti.
Uno spaccato di famiglie in difficoltà che dovrebbe indurre un governo a misure decise a sostegno di chi non ce la fa.
Altro che “non lasceremo indietro nessuno”, qua c’è gente di cui ci si è persa ogni traccia.
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Ottobre 17th, 2010 Riccardo Fucile
DATI ISTAT: LA PERCENTUALE MAGGIORE DI LAVORO IRREGOLARE NEI LAVORI DOMESTICI, AGRICOLTURA, COMMERCIO, ALBERGHI, BAR, RISTORANTI E TRASPORTI… L’ESERCITO DEGLI IRREGOLARI SALE AL 17,6%
Sia a causa della crisi, sia perchè a certe comodità non si è in grado di rinunciare, sono
ormai quasi 4,8 milioni gli italiani che hanno due occupazioni. In molti casi si tratta di due lavori part time per ottenere un salario dignitoso, ma in molti altri si tratta invece di persone che, accanto a un lavoro a tempo indeterminato, affiancano un’altra attività spesso in nero.
I settori dove questo va per la maggiore sono il commercio, la ristorazione, gli alberghi e i servizi per la persona.
Il dato emerge da un raffronto tra i dati Istat sugli occupati totali e le posizioni lavorative nel 2009.
A fronte di 24.838.000 occupati in media annua infatti ci sono 29.617.000 posizioni lavorative (tra regolari e irrgolari) con una percentuale di irregolarità del 17,6%.
Per quasi 900.000 persone il doppio lavoro è in agricoltura, tra l’autoproduzione in proprio e l’impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi degli altri.
A fronte di 978.000 occupati vi sono 1.837.000 posizioni lavorative.
Nel settore del commercio allargato (commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni) gli occupati nel 2009 erano 6.052.000, ma le posizioni di lavoro risultavano essere 8.358.000, con una differenza di oltre 2,3 milioni di unità .
Questo è il settore dove è più forte l’utilizzo del part time, ma anche dove il sommerso ha la percentuale più alta (28,6%).
All’interno del comparto del commercio, sono il settore degli alberghi e pubblici esercizi e quello dei trasporti e delle comunicazioni ad avere la percentuale più alta: il lavoro irregolare in alberghi, ristoranti e bar si avvicina al 42%, nei trasporti e nelle comunicazioni sfiora il 50%.
Nel lavoro domestico invece si arriva a toccare il 64,2% di lavoro irregolare.
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Ottobre 15th, 2010 Riccardo Fucile
CRESCONO LE ORE DI CASSA INTEGRAZIONE, MODESTA RIPRESA DELL’OCCUPAZIONE IN AGRICOLTURA E NEL CENTRO ITALIA, MALE ALTROVE.. AUMENTO DEL PIL DEL 4,2% IN GERMANIA, DELL’ 1,9% IN FRANCIA, SOLO DELL’1,3% IN ITALIA
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010. 
Mentre continuano a ristagnare i consumi delle famiglie italiane e la disoccupazione “reale” va oltre l’11%.
Sono queste le stime contenute nel Bollettino Economico della Banca d’Italia che confermano una quadro di luci e ombre.
Se la produzione industriale è segnalata ancora in ripresa, infatti, i consumi restano deboli, a causa della dinamica dei redditi e dei segnali incerti che arrivano dal mercato del lavoro.
Il tutto a fronte di una crescita dell’economia mondiale che registra ritmi più contenuti rispetto a quelli fatti registrare nel primo semestre dell’anno.
Nel complesso del 2010, l’aumento sarebbe pari al 4,8 per cento, per poi scendere verso il 4 nel prossimo anno.
Disoccupazione
Le prospettive sul mercato del lavoro rimangono incerte e a farne le spese sono soprattutto i giovani tra i 15 e i 24 anni “il cui tasso di disoccupazione continua a essere più di tre volte maggiore della media” osserva la Banca d’Italia, sottolineando come il tasso di disoccupazione reale, che comprende lavoratori scoraggiati e ore di Cig, viaggi oltre l’11%.
La crescita dell’occupazione, si legge nel Bollettino “ha riguardato esclusivamente le regioni del Centro (0,6%, al netto dei fattori stagionali tra il primo e il secondo trimestre dell’anno in corso), a fronte della sostanziale stabilità in quelle del Nord e dell’ulteriore riduzione registrata nel Mezzogiorno (-0,1%).
A livello settoriale, la ripresa dell’occupazione ha interessato il terziario (0,1%), le costruzioni (0,5%) e, in misura più intensa, l’agricoltura (1,9%), mentre è proseguito il calo nell’industria in senso stretto (-0,4%).
Cassa integrazione
Dopo il calo registrato nel secondo trimestre, riprendono a salire le ore di Cig autorizzate dall’Inps: 9,8% sul trimestre precedente, al netto dei fattori stagionali.
Famiglie
I comportamenti di spesa delle famiglie restano cauti e i “segnali per i mesi estivi non ne delineano un recupero”.
Secondo la Banca d’Italia “nel secondo trimestre del 2010 è proseguito il ristagno dei consumi delle famiglie, frenati dalla contrazione degli acquisti di beni durevoli (-6,8% sul periodo precedente)”.
Crescita
L’economia italiana crescerà dell’1% nella media del 2010.
Si tratta, spiega l’istituto di Via Nazionale, di un dato “in linea con la previsione pubblicata nel Bollettino economico dello scorso luglio e con quelle diffuse di recente dalla Commissione europea e dal Fondo Monetario Internazionale”.
Fisco
La Decisione di Finanza Pubblica, che contiene le ultime stime del governo sia sulla crescita che sugli andamenti dei conti pubblici, potrebbe avere sovrastimato sia le entrate che le spese per il 2010.
Europa
I divari di crescita tra i maggiori paesi dell’area dell’euro tendono ad ampliarsi. In particolare rispetto alla Germania.
Nel complesso dell’area il Pil è cresciuto dell’1 per cento nel secondo trimestre rispetto al primo (contro lo 0,2 del periodo precedente).
In Germania l’incremento del Pil è stato molto più deciso (2,2 per cento nel secondo trimestre); dal punto di minimo ciclico l’economia tedesca è finora complessivamente cresciuta del 4,2 per cento, circa tre punti più della media degli altri paesi dell’area; in Francia e in Italia il recupero è stato solo dell’1,9 e dell’1,3 per cento, rispettivamente.
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Ottobre 4th, 2010 Riccardo Fucile
IL COMUNE A GUIDA LEGHISTA CONDANNATO A PAGARE GLI ARRETRATI DI TRE ANNI… AVEVA ILLECITAMENTE CONCESSO IL BONUS BEBE’ SOLO AI FIGLI DI ENTRAMBI I GENITORI ITALIANI… PROVVEDIMENTO DISCRIMINATORIO E SCIOCCO
Ricorso respinto e obbligo al pagamento degli arretrati dal 2007 ad oggi.
Non poteva andare peggio al comune di Tradate (in provincia di Varese, amministrato dalla
Lega Nord) nella battaglia legale in difesa del bonus bebè riservato “solo ai figli di entrambi i genitori italiani”.
L’attesa sentenza del giudice del lavoro di Milano, depositata ieri, non si limita a respingere il reclamo contro la sentenza di primo grado del luglio scorso (che già definiva discriminatorio il provvedimento), ma dispone anche di pagare i contributi non versati negli ultimi 3 anni.
“Il Collegio — si legge nell’ordinanza — ordina al comune di offrire l’erogazione del bonus bebè ai neonati iscritti all’anagrafe del comune stesso dal 2007 in poi”, con il solo vincolo che uno dei genitori sia residente a Tradate da almeno cinque anni.
Spazzata via dunque la restrizione contenuta nella delibera originaria del comune, che stabiliva come requisito per l’erogazione di 500 euro (contributo alla natalità ) “la cittadinanza italiana di entrambi i genitori”.
La sentenza non lascia spazio a dubbi.
“Non è possibile individuare — si legge — alcun valido motivo di differente trattamento tra cittadini e stranieri, che non sia quello di escludere dal beneficio previsto gli stranieri solo perchè tali”.
“Questa sentenza — spiega l’avvocato Alberto Guariso, che ha seguito la causa e i ricorsi per Asgi e Avvocati per niente — rende giustizia alle nostre richieste. Ripristina la parità di trattamento obbligando il comune a porre rimedio a una discriminazione”.
In sostanza, l’amministrazione di Tradate aveva presentato reclamo contro la sentenza di primo grado, che a luglio aveva ordinato la sospensione del provvedimento, definendolo “discriminatorio”.
Gli avvocati delle associazioni che rappresentano gli immigrati hanno deciso di presentare a loro volta un reclamo, contestando quella parte di sentenza che non ordinava al comune di pagare gli arretrati”.
Il giudice Silvia Ravazzoni, nella sentenza di appello, ha definito “pienamente condivisibili” le decisioni del giudice di primo grado riguardo al comportamento discriminatorio, ricordando “il principio costituzionale di uguaglianza” che “non tollera discriminazioni”.
E, appunto, ha ordinato al comune di pagare i bonus non erogati dal 2007 (anno di pubblicazione della delibera) ad oggi.
Il sindaco di Tradate Stefano Candiani, segretario provinciale della Lega Nord, dice : “Rispettiamo le sentenze, ma in questo caso non corrispondono al sentire dei cittadini. Prima di dire che ci adegueremo alla sentenza, voglio ricordare che ci sono tre gradi di giudizio”.
Forse al sindaco non è chiaro che le leggi non si cambiano in base al “presunto” suo comune sentire o a quello di minoranze padagne.
Perchè fosse per noi , ad es., anche personaggi come lui avrebbero il foglio di via dal nostro Paese.
Ma giustamente la legge richiama all’uguaglianza dei diritti tra italiani e quindi siamo costretti a sopportarlo.
Ci limitiamo a esprimere il nostro pensiero negativo sulle sue tesi, ma non promulgheremmo mai norme discriminanti verso i suoi diritti.
E’ lecito fare una battaglia culturale ma mai sfociare nella discriminazione razziale.
Peggio ancora discriminare i più deboli approfittando del ruolo che immeritatamente si riveste.
In attesa della sentenza di terzo grado, il sindaco di Tradate cominci pure a mettere da parte i soldini degli arretrati che il Comune dovrà pagare a causa sua.
Buon ruttino padano, sindaco.
argomento: carovita, Comune, denuncia, Giustizia, Immigrazione, LegaNord, PdL, Politica, povertà, radici e valori | Commenta »