Luglio 16th, 2011 Riccardo Fucile
IL 13,6% DELLA POPOLAZIONE VIVE CON 900 EURO MENSILI PER DUE PERSONE…SALE AL 4,6% LA PERCENTUALE DELLE FAMIGLIE CHE NON HANNO I MEZZI PER BENI E SERVIZI ESSENZIALI PER VIVERE CON DIGNITA’
Sono 8 milioni e 272mila le persone povere in Italia, il 13,8% dell’intera popolazione. E’ quanto fa sapere l’Istat, aggiungendo che nel 2010 le famiglie in condizione di povertà relativa sono 2 milioni e 734 mila, l’11% delle famiglie residenti.
L’Istituto spiega che si tratta di quelle famiglie che sono cadute al di sotto della linea di povertà relativa, che per un nucleo di due componenti è pari ad una spesa mensile di 992,46 euro.
Ma il dato che più fa paura è quello che riguarda le famiglie che risultano in condizioni di povertà assoluta: sono un milione e 156mila, il 4,6% di quelle residenti nel paese, per un totale di 3 milioni e 129mila persone, il 5,2% della popolazione. L’Istat spiega che sono considerate assolutamente povere le famiglie con una spesa mensile pari o inferiore a quella minima necessaria per acquisire l’insieme di beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.
Si tratta, quindi, spiega l’Istituto dei “più poveri tra i poveri”.
Anche tra le famiglie non povere esistono poi gruppi a rischio di povertà ; si tratta delle famiglie con spesa per consumi equivalente superiore, ma molto prossima, alla linea di povertà : il 3,8% delle famiglie residenti presenta valori di spesa superiori alla linea di povertà di non oltre il 10%, ma questa quota che sale al 6,7% nel Mezzogiorno.
Le famiglie “sicuramente” non povere, infine, sono l’81,4% del totale, con percentuali che passano dal 90,2% del Nord, all’87,9% del Centro e al 64,1% del Mezzogiorno.
L’Istat rileva una sostanziale stabilità del fenomeno, sia relativo che assoluto, a rispetto al 2010, ma anche un peggioramento per alcune fasce della popolazione.
Al Sud, ad esempio, quasi una famiglia numerosa su due è povera.
I dati indicano infatti che la povertà relativa aumenta tra le famiglie di 5 o più componenti (dal 24,9% al 29,9%), tra quelle con membri aggregati, ad esempio quelle dove c’è un anziano che vive con la famiglia del figlio (dal 18,2% al 23%), e di monogenitori (dall’11,8% al 14,1%).
E la condizione delle famiglie con membri aggregati peggiora anche rispetto alla povertà assoluta (dal 6,6% al 10,4%).
In particolare, fa notare l’Istituto, nel Mezzogiorno l’incidenza di povertà relativa cresce dal 36,7% del 2009 al 47,3% del 2010 tra le famiglie con tre o più figli minori. Quindi, quasi la metà di questi nuclei vive in povertà relativa.
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Giugno 29th, 2011 Riccardo Fucile
MISURE ANCHE SU LIBERALIZZAZIONI, ALTA VELOCITA’, CROCE ROSSA PRIVATA…ECCO LE PRINCIPALI NOVITA’ PREVISTE DAL PIANO DI TREMONTI: SACRIFICI RICHIESTI AI SOLITI NOTI, IL CETO MEDIO E LE CATEGORIE PIU’ DEBOLI
Blocco degli stipendi per gli statali per un anno in più, donne in pensione a 61 già dal
2012 per progressivamente arrivare a 65, ticket da 10 euro sulle prestazioni specialistiche e da 25 euro sul pronto soccorso a partire dal prossimo anno.
Sono alcune delle misure contenute nella “bozza” della manovra, un provvedimento al momento lungo 82 pagine che poi si intersecherà con la riforma del fisco che riguarda Irpef, Iva, Irap e tasse sulle rendite finanziarie.
Tra le novità anche la privatizzazione della Croce Rossa Italiana e il rifinanziamento delle missioni internazionali per tutto il 2011.
Ecco la bozza della manovra in “pillole”.
TICKET 10 EURO – Scatterà dal primo gennaio 2012 per le prestazioni specialistiche ambulatoriali. Pagheranno invece 25 euro i ‘codici bianchì del pronto soccorso.
Al momento infatti è stato stanziato un finanziamento da 486,5 milioni di euro solo per il 2011.
PENSIONI, PARTE IN 2014 AGGANCIO ETà€ A SPERANZA VITA. Era previsto al 2015.
PENSIONI D’ORO. Stop alla rivalutazione se sono cinque volte superiori al minimo. Per quelle pari atre volte il minimo la rivalutazione sarà al 45%.
PENSIONI, DONNE A 65 ANNI. La bozza è stringente: dal 2012 servirebbero 61 anni per andare in pensione, e poi si aumenta di un anno fino a raggiungere i 65 anni.
Ma l’ipotesi sarebbe già superata da una che prevede un adeguamento diluito: si parte dal 2015 con un mese l’anno, per accelerare dal 2020 di sei mesi l’anno, fino a raggiungere l’età pensionabile di 65 anni. Ma tutto sarebbe ancora aperto.
P.A., STIPENDI CONGELATI. Stop agli aumenti di retribuzione, anche accessori, per il personale delle pubbliche amministrazioni, fino alla fine del 2014.
P.A., BLOCCO TURN-OVER. Proroga del turn-over nel pubblico impiego ancora per un anno. Esclusi dalla stretta i Corpi di Polizia, i Vigili del Fuoco e le agenzie fiscali.
MISSIONI INTERNAZIONALI. La dotazione del fondo è incrementata di 700 milioni di euro per il 2011.
LIBERALIZZAZIONE PROFESSIONI. Più facile l’accesso; fuori dalle nuove norme notai, architetti, farmacisti e avvocati.
SPENDING REVIEW. Addio tagli lineari: parte dal 2012 il processo di ‘spending review’ «mirata alla definizione dei fabbisogni standard propri dei programmi di spesa delle amministrazioni centrali dello Stato».
CROCE ROSSA. Sarà privatizzata. Il personale non militare rischia di essere posto in mobilità .
BADANTI E PENSIONI. Dal primo gennaio del prossimo anno, la pensione di reversibilità «è ridotta, nei casi in cui il matrimonio con il dante causa sia stato contratto ad età del medesimo superiori a 70 anni e la differenza di età tra i coniugi sia superiore a 20 anni, del 10% per ogni anno di matrimonio mancante rispetto al numero di 10».
CATTEDRE BLOCCATE. A decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le dotazioni organiche del personale docente, educativo ed Ata della scuola non devono superare la consistenza delle relative dotazioni organiche dello stesso personale determinata nell’anno scolastico 2011/2012.
INSEGNANTI DI SOSTEGNO. L’organico degli insegnati di sostegno, attribuito alle singole scuole o a ‘reti di scuolè, dovrà prevedere in media un docente ogni due alunni disabili.
ALTA VELOCITà€. Arriva sovrapprezzo canone, servirà ad assicurare la copertura degli oneri del servizio universale.
PROTEZIONE CIVILE. Arrivano 64 milioni di euro nel 2011 per la gestione dei mezzi della flotta aerea del Dipartimento della protezione civile. Al relativo onere si provvede con una riduzione della quota destinata allo Stato dell’8 per 1000.
FONDI RESIDUI. Sono abrogate, a decorrere dal 2012, tutte le norme che dispongono la conservazione nel conto dei residui, cioè le somme stanziate ma non spese dalla Pubblica Amministrazione, per essere utilizzate nell’esercizio successivo, di somme iscritte negli stati di previsione dei Ministeri. La Corte dei Conti ha quantificato in 108 miliardi l’ammontare dei residui passivi dell’intera amministrazione pubblica.
IMMOBILI PUBBLICI. Arrivano «fondi d’investimento immobiliari chiusi promossi da Regioni, Provincie, Comuni anche in forma consorziata ovvero da società interamente partecipate dai predetti enti, al fine di valorizzare o dismettere il proprio patrimonio immobiliare disponibile».
CONTI DORMIENTI. Una piccola parte della manovra (100 milioni) sarà coperta dal fondo in favore delle vittime dei crack finanziari. – ANAS. Sarà divisa in Holding e Spa e arriva anche un commissario.
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Maggio 2nd, 2011 Riccardo Fucile
I DATI DI FEDERFARMA SUL 2010: LA QUOTA A CARICO DEI CONSUMATORI E’ PASSATA DAL 6,6% NEL 2009 AL 7,6% NEL 2010… OGNI UTENTE PAGA UNA MEDIA DI 16,8 EURO L’ANNO E RITIRA 18 CONFEZIONI DI MEDICINALI A TESTA
Chi entra in farmacia paga da pochi centesimi a diverse decine di euro per i medicinali: il costo medio su ogni ricetta del Snn è di 1,68 euro, con una media di 16,8 euro l’anno.
L’incidenza maggiore dei ticket si registra in Sicilia, Veneto e Lombardia con un peso di oltre il 10% per cento sul totale della spesa, mentre la più bassa è quella di Valle d’Aosta, Trento e Friuli-Venezia Giulia con il 4%.
Crescono i costi per i privati anche nelle Regioni che non applicano ticket sui farmaci e dove si paga solo l’eventuale differenza tra tariffa di riferimento e quello della medicina più costosa.
Se la cifra da pagare di tasca propria anche quando in mano si ha la ricetta lievita, nei prossimi mesi la situazione non accenna a migliorare.
Una recente delibera dell’Aifa (Agenzia per il farmaco), che applica quanto previsto dalla manovra economica di luglio, ha infatti abbassato i prezzi di riferimento di più di 4.000 medicinali.
L’obiettivo è un risparmio di 609 milioni all’anno per le casse del Ssn, ma è chiaro che questa decisione finirà per ricadere sui bilanci delle famiglie.
Tutto questo in attesa che ra l’altro venga risolta la questione dei farmaci generici .
L’Aifa ha infatti abbassato il valore dei rimborsi per i cosiddetti “equivalenti” dal 10 al 40% per far risparmiare il sistema sanitario circa 600 milioni all’anno.
Il problema è che al provvedimento non sono seguite riduzioni di prezzo da parte di tutte le aziende produttrici.
Il rapporto di Federfarma rivela inoltre che nel 2010 è aumentato il numero complessivo di ricette (+2,6%): in tutto quasi 587 milioni, con una media di poco meno di dieci ricette per cittadino.
Le confezioni di medicinali erogate a carico del Ssn sono state oltre 1 miliardo e 73 milioni, con incremento del +2,6% rispetto al 2009.
Questo perchè si prescrivono più farmaci, ma in media il prezzo è più basso. Infine qualche curiosità sui consumi: nel 2010 i medicinali per il sistema cardiovascolare sono stati la categoria più prescritta a carico del Ssn, con un aumento del numero delle confezioni del 2,8%.
Questo però con un calo di spesa (-0,7%), dovuta alla diffusione di farmaci a brevetto scaduto.
In forte aumento, tra le prime dieci categorie, i consumi di medicinali per l’apparato gastrointestinale (8,7%) e per il sistema nervoso (+4,7%). In calo, invece il ricorso agli antibiotici (-5%).
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Aprile 11th, 2011 Riccardo Fucile
IN ARRIVO UN ESPOSTO DELL’ANTITRUST, PREZZI ALLE STELLE PROMOZIONI SPARITE… CON TIRRENIA SUL’ORLO DEL FALLIMENTO, SI SOSPETTA UN CARTELLO DELLA ALTRE COMPAGNIE PER ALLINEARE I PREZZI VERSO L’ALTO
Vip a parte, la vacanza in Sardegna diventa proibitiva per le famiglie alle prese con
aumenti delle tariffe di oltre il 60%, con punte del 130 rispetto a un anno fa. Nessun risparmio per chi prenota in anticipo.
Arrivano le prime disdette degli habituè e le lamentele di chi minaccia di scegliere mete più abbordabili, come Croazia o Grecia.
Se non si interviene in fretta, i maxi-rincari potrebbero suggellare il flop del turismo.
Il passaparola su Facebook alimenta la protesta, in migliaia chiedono un passo indietro sui “folli rincari”.
Associazioni di consumatori e istituzioni locali sono sul piede di guerra: il sospetto è che, con la Tirrenia in amministrazione controllata, le altre compagnie di navigazione abbiano fatto cartello per allineare i prezzi dei biglietti verso l’alto. Ma i ritocchi, si difendono le compagnie, sono dovuti all’aumento del prezzo del carburante.
Ora tocca all’Antitrust, a cui è stato presentato un esposto, fare chiarezza.
Nell’offerta di Grandi Navi Veloci, Moby Lines e Sardinia Ferries c’è una media di rincari di oltre il 70 per cento, nel periodo luglio-agosto sulle tratte Genova-Olbia, Genova-Porto Torres, e Livorno-Golfo Aranci, denuncia Altroconsumo in una rilevazione di marzo.
Risultato: una famiglia di quattro persone con auto al seguito per il viaggio Genova-Porto Torres potrebbe arrivare a spendere ad agosto oltre 1000 euro, 400 in più di un anno fa.
“Va peggio per i transiti più economici, come la poltrona o la moto al seguito, con prezzi più che doppi”, dice Marco Bulfon, coordinatore area inchieste. L’associazione lamenta “tariffe ingessate” e l’assenza di promozioni come il “passaggio auto a un euro”.
Se sotto accusa è la politica tariffaria di Grandi Navi Veloci, Moby Lines e Sardinia Ferries, anche Tirrenia ha introdotto rincari (tra il 25 e il 30% sulle rotte Civitavecchia-Olbia e Genova-Porto Torres, per non residenti in alta stagione, dice la compagnia).
Ma per gli armatori le promozioni del passato hanno distorto la percezione del valore del servizio e le tariffe dipendono dall’aumento dei costi operativi, in particolare del carburante.
“Non è più redditizio continuare con la concorrenza aggressiva”, chiarisce Euan Lonmon, ad per l’italia di Corsica Sardinia Ferries.
“Ora i prezzi sono in linea con quelli delle principali tratte europee, sono quelli per fare il servizio in sicurezza”.
Lo spettro del calo degli arrivi allarma gli operatori. “Per i campeggi le disdette sono già il 25%, per gli alberghi il 37%”, racconta Francesco Mattana, rappresentante per la Sardegna di Altroconsumo.
“Si potrebbe arrivare a una perdita di prenotazioni del 70% in tutti i settori turistici”.
E aggiunge: “L’aumento delle tariffe ha effetti anche sulle merci: i rincari ne hanno ridotto la mobilità del 30%”.
“Il 15% dei clienti ha rinunciato, il 20% non conferma in attesa di offerte last minute”, conferma Carlo Amaduzzi, presidente regionale di Assohotel.
“Si stima una perdita per 15 milioni di euro per albergatori e ristoratori”.
Paola Coppola
(da “La Repubblica“)
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Gennaio 12th, 2011 Riccardo Fucile
IN ITALIA I SENZATETTO SONO ORMAI 100.000: COME STA CAMBIANDO LA MAPPA DELL’EMARGINAZIONE…E’ UN ESERCITO DI INVISIBILI CHE CAMMINA NELLE NOSTRE CITTA’ NELLA INDIFFERENZA DELLO STATO E CHE SOPRAVVIVE SOLO GRAZIE AL VOLONTARIATO
È un esercito fantasma. Ogni anno più grande.
Difficile contare gli invisibili: tra gli 80 e i 100mila.
Sono i clochard d’Italia: per lo più maschi, spesso stranieri, in strada da almeno tre anni. E non mancano i bambini.
«I senzatetto sono in aumento – sostiene Paolo Pezzana, presidente della “Federazione italiana organismi per persone senza dimora” – la crisi sta infatti colpendo i soggetti più deboli: anziani, ma anche famiglie con figli e padri separati».
Tra i nuovi poveri, i minori.
Secondo le rilevazioni Eurostat, in Italia un bambino su quattro è a rischio povertà e ben 649mila minorenni non riescono ad avere accesso ai beni essenziali.
E ancora: l’Istat denuncia che il 20,6% delle famiglie vive in abitazioni con strutture fortemente danneggiate e l’11,3% è in arretrato nel pagamento dell’affitto o del mutuo.
«Quello degli homeless è storicamente un fenomeno urbano, ma negli ultimi anni sta dilagando anche in provincia, dove il 70% dei senzatetto è immigrato». Stime nazionali?
A giugno si concluderà l’indagine condotta dal ministero del Welfare.
«Per ora – spiega Pezzana – valutiamo tra i 50 e i 70mila i clochard, limitandoci ai senzatetto veri e propri e agli ospiti dei centri d’accoglienza. Ma la stima arriva a 100mila persone, comprendendo coloro che vivono in baracche e bidonville».
A fotografare gli invisibili ci prova anche il Viminale.
Il 17 luglio 2010 è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto del ministero dell’Interno sul registro nazionale delle persone senza fissa dimora.
Titolare del registro nazionale è la Direzione centrale per i servizi demografici del Dipartimento per gli affari interni e territoriali.
Come funziona? Ai singoli Comuni spetta comunicare via Internet al Viminale i dati dei senzatetto residenti sul proprio territorio.
Alcuni si sono già mossi: Milano, per esempio, ha censito 1.100 homeless, distribuiti tra ventiquattro sedi della città .
Ma è solo la punta dell’iceberg. «Oggi se una persona non ha casa, può chiedere di eleggere il proprio domicilio presso un’associazione o presso la casa comunale – spiega Pezzana – e così viene iscritto all’anagrafe con un domicilio fittizio e può usufruire dei servizi comunali».
Qualche esempio? A Roma i senzatetto vengono registrati in via Modesta Valenti, a Torino in via della Casa comunale (tutte via che esistono solo sulla carta), a Milano presso varie associazioni, come la Caritas.
«Molti però non chiedono l’iscrizione oppure non possono chiederla, perchè immigrati irregolari. Gli elenchi che i Comuni consegneranno al Viminale saranno incompleti – avverte Pezzana – ma speriamo utili ad avviare un’adeguata politica degli alloggi».
Il problema viene visto però dal governo come solo inerente alla “sicurezza” e non prevedendo stanziamenti per assicurare assistenza e una sistemazione dignitosa ai senza dimora.
A questo provvedono le associazioni di volontariato che fanno l’impossibile per dare una mano a chi vive in condizioni di disagio, ma i mezzi sono limitati.
E ormai sono centinaia anche i bambini che dormono in strada, nell’indifferenza della politica e della casta.
Il vero legittimo impedimento che si dovrebbe votare all’unanimità dovrebbe essere solo quello che vieti a un bimbo di morire di freddo in una notte d’inverno nel nostro Paese.
Per povertà , non per sottrarsi a un processo.
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Gennaio 9th, 2011 Riccardo Fucile
I MAGGIORI RIALZI IN LIGURIA, A NAPOLI RINCARI SULLA TANGENZIALE E SULL’AUTOSTRADA PER SALERNO… AUMENTO DEI PREZZI DEI PARCHEGGI A BOLOGNA, BIGLIETTI PIU’ CARI A PALERMO….”NON TOCCHEREMO LE TASCHE DEGLI ITALIANI”
La Finanziaria non è un’entità astratta: pesa sulla vita dei cittadini e sugli spostamenti
che ogni giorno devono affrontare per vivere, lavorare, divertirsi. Dalle tariffe per i parcheggi al costo dei biglietti dell’autobus e della metropolitana, dai pedaggi autostradali ai treni locali: sono queste le voci dei bilanci familiari sulle quali i Comuni decidono di intervenire quando – visto il taglio dei trasferimenti – si vedono costretti a fare cassa.
La manovra, quando passa dal “nazionale” al “locale”, fa sosta davanti ai pendolari.
Da Milano a Palermo sono loro i primi a risentire della stretta.
In molti casi, sono chiamati a sostenere veri e propri aumenti di prezzo. L’elenco è lungo.
Si comincia con il più 25 per cento in più sul biglietto dell’autobus che i cittadini di Genova saranno chiamati a versare dal primo febbraio: passerà da 1 euro a 1,50 euro, e diventerà il più caro d’Italia.
Ora la palma spetta a Palermo con 1,30 euro: al momento la capitale siciliana non toccherà il prezzo del singolo biglietto, ma ha già aggiornato quello del carnet da venti.
Anche Bari alza il tiro: da Capodanno per il bus si pagano 90 centesimi al posto dei “vecchi” 80.
A rincarare ci sta pensando anche il comune di Bologna che si prepara a applicare un balzello del 20 per cento sugli autobus e sui parcheggi in centro.
C’è chi non pratica aumenti, ma taglia le corse (come Firenze che ha deciso di ridurle del 10 per cento spingendo i sindacati verso uno sciopero in difesa dei posti di lavoro); e chi – viste le imminenti amministrative – pensa sì ai rincari, ma li mette in programma per l’estate.
E’ il caso di Torino, che in primavera voterà il nuovo sindaco e che già sta studiando aumenti da applicare a partire da luglio.
E se il caro benzina penalizza chi preferisce spostarsi con l’auto, la stangata non risparmia nemmeno chi viaggia in treno.
Trenitalia Le-Nord società coordinata dalla regione Lombardia, aumenterà i biglietti in due tranche per un totale del 20 per cento.
I treni della Liguria rincareranno del 25.
Napoli penalizza chi viaggia in auto (più 25 per cento oltre i 30 km per chi usa la A3 Napoli-Salerno; più 3,8 per la Tangenziale), ma anche i pendolari del servizio pubblico.
L’unica città che non programma aumenti – “a meno che la qualità del servizio non migliori ” ha detto il sindaco – è Roma.
Il caso Parentopoli invita a passare la mano.
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Gennaio 8th, 2011 Riccardo Fucile
L’AUMENTO PIU’ RILEVANTE SARA’ QUELLO DEI TRASPORTI PUBBLICI (+25-30%), MA INCIDERANNO ANCHE ALIMENTARI (+6%), ASSICURAZIONI (+12%), RIFIUTI (+8%), ACQUA (+6%)… PER IL TRASPORTO FERROVIARIO I PENDOLARI SPENDERANNO 120 EURO IN PIU’, PER LA BENZINA 131 EURO IN PIU’ L’ANNO
È in arrivo una stangata di oltre 1.000 euro sulle tasche delle famiglie italiane. Secondo i calcoli di Adusbef e Federconsumatori, tra rincari di alimentari, benzina, tariffe, assicurazioni e servizi bancari, il 2011 sarà «un anno infelice», con un impatto di 1.016 euro annui a famiglia.
La voce più consistente che peserà sulle famiglie sarà quella alimentare, con aumenti annui di 267 euro, ovvero del 6%.
A seguire i carburanti, per i quali, sulla scia dei previsti incrementi del petrolio (si dà ormai per scontato un rally fino a 100 dollari al barile) la spesa aumenterà di ben 131 euro l’anno.
Oltre 120 euro in più saranno spesi per il trasporto ferroviario, comprese le tratte dei pendolari, mentre i prezzi dell’rc auto cresceranno, secondo Adusbef e Federconsumatori, di 105 euro (+10-12%).
Aumenti sono previsti anche per le tariffe autostradali (+2%), per quelle del gas (+7-8%) e della luce (+4-5%), per quelle dei rifiuti (+7-8%) e per l’acqua (+5-6%).
L’aumento più consistente in termini percentuali è però quello del trasporto pubblico locale (+25-30%).
«Anche il 2011 – commentano Federconsumatori e Adusbef – si prospetta un anno infelice: sia per la crisi economica, che, se non adeguatamente affrontata, non permetterà di raggiungere nemmeno l’1% di crescita del Pil, sia per i rincari che contribuiranno a ridurre ulteriormente il potere di acquisto delle famiglie». Secondo le associazioni «ai soliti comportamenti speculativi in tema di prezzi e tariffe, si aggiungono infatti tensioni importanti sui costi dei prodotti energetici e delle materie prime. Tutti fattori, questi, che incideranno sulla determinazione dei prezzi sia relativamente ai beni durevoli che ai beni di largo consumo, a partire da quelli alimentari».
Per questo sono «sempre più necessarie politiche economiche completamente diverse da quelle sin qui attuate, che dovrebbero puntare ad un rilancio dell’economia sia attraverso investimenti in settori innovativi, sia con processi di detassazione esclusivamente a favore delle famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati. In mancanza di ciò si consoliderà sempre di più il circolo vizioso tra contrazione dei consumi, cassa integrazione e licenziamenti, e produzione industriale, non potendo sperare nella ripresa della nostra economia solo attraverso le esportazioni».
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Gennaio 6th, 2011 Riccardo Fucile
IL PREZZO SPESSO NON E’ AFFATTO TRASPARENTE, ANTICIPATO DA LIQUIDAZIONI E PRESALDI IN VIOLAZIONE DELLE NORME…CRESCE LA PRATICA DEI CLIENTI FIDELIZZATI CON TESSERA…MENTRE SI DOVREBBE LASCIARE LIBERO IL NEGOZIANTE DI DECIDERE DI AVVIARE I SALDI QUANDO GLI PARE
Secondo Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione dei consumatori, le svendite di fine stagione sono anacronistiche e ostacolano la liberalizzazione del mercato.
Così a perderci sono sia i negozianti che i clienti.
Arrivano i saldi di fine stagione. Un’occasione per rifare il guardaroba.
Ma la corsa al prezzo più basso è trasparente? Non proprio.
Infatti il countdown è anticipato da liquidazioni e “stagioni sommerse di pre-saldi”, in violazione delle normative regionali che vorrebbero una data unica per l’inizio delle svendite.
“Circa il 50-60% dei piccoli commercianti, incluse le boutique, forniscono tessere sconto o promozionali ai propri clienti più affezionati — spiega Pietro Giordano, segretario nazionale dell’associazione a difesa dei consumatori Adiconsum — oppure li fidelizzano attraverso telefonate, sms e email con i quali anticipano soltanto per loro la data di apertura dei saldi che, quindi, sono ‘taroccati’”.
Una pratica scorretta su cui le associazioni dei commercianti Confcommercio e Confesergenti non intervengono.
E su cui nemmeno chi compra fa segnalazioni, visto che è impegnato a cercare l’offerta migliore.
“I saldi ormai, oltre che essere anacronistici, non esistono più”, prosegue Giordano.
“Ostacolano la liberalizzazione del mercato e avvantaggiano alcuni consumatori a scapito di altri. E’ necessario applicare il sistema dell’e-commerce e il meccanismo delle low cost aeree anche ai negozi, ovvero lasciare al venditore la possibilità di ribassare la propria merce e svuotare il magazzino. Solo così si favoriscono imprenditorialità e concorrenza leale. Ciascun negoziante, insomma, dovrebbe essere libero di avviare i ‘saldi’ durante l’anno a seconda delle proprie esigenze. Senza dover rispettare a forza, e ormai soltanto formalmente, la data imposta dalla legge regionale”.
Al momento le associazioni dei consumatori non possono contare sull’appoggio di Confcommercio e Confesercenti, “anche se qualche iniziativa l’hanno intrapresa — ammette Giordano —. Stanno pensando di stabilire un’unica data nazionale per i saldi, in un mercato in cui le catene in franchising e la grande distribuzione comprano a prezzi assai più ridotti di boutique e piccoli negozi che, specie in tempi di crisi, faticano a sopravvivere”.
Il primo passo di avvicinamento tra le due associazioni dei commercianti e i consumatori consiste quindi nel tentativo di fissare in tutta Italia la stessa data per i saldi estivi e invernali e di incentivare promozioni e liquidazioni durante l’anno.
Secondo il segretario Adiconsum, i saldi stabiliti da leggi regionali si trasformano in un boomerang anche a causa della della globalizzazione:
“Se dal 6 gennaio, come accadrà a Roma e Milano, si aprono i saldi, i consumatori non avranno motivo di acquistare prima. E se lo facessero, soprattutto nelle zone più arretrate, comprerebbero prodotti cinesi, sempre a basso costo. Il sistema così strutturato non può più funzionare: chiudono i negozi, si abbassa la qualità e aumenta la concorrenza online. Oggi, se desidero liquidare tutto ciò che ho in magazzino, non lo posso fare. Per questo il temporary shop o la vendita online sono l’unica via per liberarsi della merce ‘vecchia’ e, di conseguenza, aggirare la legge”.
I saldi poi nascondono delle insidie per chi fa shopping in questo periodo. “Alcuni negozianti tendono a rifiutare il pagamento elettronico, per evitare la trattenuta prevista dalla banca — spiega Giordano —. In questo caso, se il negozio è provvisto di pos, è bene chiamare sul posto un vigile urbano e segnalare l’episodio. E anche quando i negozi espongono la scritta ‘La merce non si cambia’ invitiamo a controllare che non sia difettosa. Se il commerciante si rifiuta di sostituirla o non vuole restituirvi i soldi rivolgetevi alla polizia municipale o alle associazioni dei consumatori”.
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Gennaio 1st, 2011 Riccardo Fucile
A CRESCERE DI PIU’ IN DUE ANNI LE VOCI DI COMPETENZA DEGLI ENTI LOCALI… PARTICOLARMENTE COLPITE LE PICCOLE IMPRESE E I LAVORATORI AUTONOMI
La crisi economica non frena la corsa agli aumenti, soprattutto per le tariffe pubbliche
che, dal 2008 a novembre 2010, hanno registrato un vero e proprio boom.
In vetta agli aumenti i pedaggi autostradali (+10,8%), il gas (+8,9%), i trasporti ferroviari (+8,7%) e i servizi postali (+7,3%).
A rilevarlo la Cgia di Mestre, secondo cui i rincari maggiori si sono registrati sulle tariffe di competenza delle regioni e degli enti locali.
Tutto questo, prosegue la Cgia, malgrado l’inflazione, nel periodo tra il 2008 e il novembre di quest’anno, sia stata solo del 2,2%.
A registrare variazioni negative invece l’energia elettrica (-0,4%) e l’acqua potabile (-1,2%).
Le tariffe di competenza delle regioni e degli enti locali hanno registrato un aumento del 7,4%, mentre quelle controllate dal governo centrale hanno segnato un +6,3%.
“A dimostrazione – attacca l’associazione degli artigiani – che sia gli uni, sia gli altri, a fronte della grave situazione economica, hanno fatto cassa a spese dei cittadini e delle piccolissime imprese”.
Particolarmente vessate, queste ultime, poichè “i lavoratori autonomi, vale a dire gli artigiani e i piccoli commercianti” pagano le tariffe “due volte.
Una come cittadini, in riferimento alle utenze relative alla propria abitazione, la seconda come gestori di piccoli negozi o botteghe artigiane”.
Ma qualcuno non sosteneva che “non abbiamo messo le mani nelle tasche degli italiani”?
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