LO SCHEMA DI SCHLEIN: IN CORSA ANCHE I “PICCOLI” SERVIRÀ IL DOPPIO TURNO
COME COMPLICARSI LA VITA CON LE PRIMARIE
“Non la vedranno arrivare neanche stavolta». Al Nazareno si respira grande ottimismo dopo «la
svolta» impressa sulla costruzione dell’alternativa. I quattro storici alleati si sono riuniti e insieme hanno stabilito una road map che per la prima volta detta tempi e formato dello schieramento progressista.
«Il processo unitario è ormai irreversibile», esultano ai piani alti del Pd. Fiduciosi di poter centrare, come mai prima, l’obiettivo al quale hanno mirato sin dall’inizio: battere Giorgia Meloni, andare al governo, cambiare il Paese. E a farlo, da quelle parti nessuno ne dubita, sarà Elly Schlein
L’intenzione, adesso, è non lasciare nulla al caso. Perché se sulle tre P un accordo di massima è stato raggiunto, restano ancora da definire un’infinità di dettagli, dove spesso si nasconde il diavolo. È il motivo per cui il lavoro sul programma andrà di pari passo con la stesura del regolamento per i gazebo. Da aprire, come d’intesa, entro il secondo mese del 2027: data che Schlein ha accettato di buon grado, sebbene tuttora convinta che un candidato premier designato con troppo anticipo rispetto alle Politiche — specie se non verranno fissate a maggio, ma andranno alla scadenza naturale di settembre — potrebbe subire un lento logoramento. E c’è di più.
Con le feste natalizie di mezzo, la campagna per le primarie sarebbe brevissima, con ripercussioni potenzialmente negative sull’affluenza. Tutte circostanze che avrebbero dovuto consigliare minor fretta.
Dopodiché, per un problema ormai alle spalle, altri sembrano di più difficile soluzione. Riguardano il numero dei candidati e le modalità della sfida ai gazebo. Poiché appare complicato impedire ai “piccoli” di correre, l’opzione che avanza è il doppio turno. Come già si fece nel 2012, quando a cimentarsi furono tre del Pd, uno di Sel, uno dell’Api: due domeniche più tardi, la gara fra i due più votati — Bersani e Renzi — la vinse il segretario dem. Uno schema che Schlein considera quasi inevitabile, avendo maturato l’idea che ciascuna forza dell’alleanza vorrà competere per contarsi.
Perciò nelle scorse settimane si è spesa personalmente per far convergere le varie sigle centriste in un unico soggetto, così da avere un solo sfidante di quell’area alle primarie e una lista unica alle urne. Il modo, anche, per superare l’ostilità di Conte nei confronti del suo predecessore a Chigi: «Iv in coalizione non è un problema nostro, ma dell’Italia», ha ribadito l’avvocato nell’ultimo libro di Bruno Vespa. «Se una parte dell’elettorato del M5S non andasse a votare per la presenza di Renzi, noi non manderemmo mai a casa Meloni».
Resta infine il nodo più intricato di tutti: il programma. Per il Pd dovrà essere definito in ogni suo punto. A partire dalla politica estera. A Conte non sarà consentito un accordo monco, di fare le primarie sulle armi all’Ucraina. Tutto andrà deciso prima.
(da Repubblica)
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