Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
DOPO GIORNI IN STRADA HA OTTENUTO UN COLLOQUIO DI LAVORO
Mamadou Sy ha 39 anni, viene dal Senegal e abita da un anno e mezzo a Coriano, un paesino in provincia di Rimini. Ogni giorno si piazza sul ciglio della strada non lontana da casa sua – racconta Il Resto del Carlino – e si ferma ore e ore mostrando un cartello con scritto: «Cerco lavoro, so fare tante cose. Ho esperienza come magazziniere, aiutocuoco, bracciante, muratore, cassiere… Sono una persona motivata, con impegno e passione per il lavoro». Mamadou non avrebbe mai pensato che proprio quel cartello un giorno gli avrebbe fatto trovare un lavoro grazie ai social.
L’incontro inaspettato
Mercoledì 28 ottobre, poco dopo le 9, lungo quella strada passava il direttore del San Marino green festival, Gabriele Geminiani. L’ha osservato con curiosità ed è andato oltre. Dopo un po’ però è tornato indietro, è sceso dalla sua auto e si è fermato a parlare con Mamadou. «Mi ha raccontato la sua storia – rivela al Resto del Carlino – e mi ha spiegato perché aveva deciso di cercare il lavoro in quel modo, come fosse uno che fa l’autostop. Abita lì vicino, ha solo una bicicletta elettrica per muoversi, ma mi è sembrato un ragazzo perbene e volenteroso». Proprio per questo Geminiani, prima di congedarsi da lui, gli ha fatto una promessa. «Ho assicurato a Mamadou che avrei raccontato sui social il nostro incontro e il motivo per cui se ne sta lì in strada con quel cartello, per cercare di dargli una mano a trovare lavoro».
Il colloquio grazie ai social
Nel giro di poche ore sono arrivati centinaia di commenti al post su Facebook pubblicato da Geminiani. E, tra questi, anche messaggi di persone che hanno offerto un lavoro a Mamadou. Un imprenditore incontrerà Mamadou per un colloquio di lavoro. «Ho chiamato mercoledì sera Mamadou e mi è sembrato una persona in gamba, con tanta voglia di lavorare – racconta Fatmir Osmani, 51enne albanese, proprietario di una piccola azienda specializzata in tetti a Corpolò nel Riminese – e se tutto andrà per il verso giusto, lunedì Mamadou comincerà a lavorare con noi».
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
SONO TUTTI IMPEGNATI A OPERARE FERMI PREVENTIVI E PERQUISIZIONI DI CHI INCITA ALLA VIOLENZA E POI NON TUTELANO UN SERVITORE DELLO STATO?
Sui social sono apparsi insulti sessisti e frasi minacciose contro la gip Tiziana Landoni, che non ha
convalidato il fermo per il 30enne arrestato dopo la guerriglia del 17 e 18 ottobre. L’allarme dal tribunale di Milano e i cartelli al corteo degli studenti con le frasi del ricercatore
Il presidente del Tribunale, Fabio Roia, ha scritto una lettera urgente per chiedere di verificare se la gip Tiziana Landoni, che nei giorni scorsi ha scarcerato Youssef Siher, sia esposta a un pericolo tale da rendere necessarie misure di protezione. La richiesta di valutare una scorta per la magistrata nasce da una serie di frasi minatorie comparse sui social dopo la decisione sul 30enne ideatore dei canali social sul Movimento 17 ottobre.
A prefetto e questore, innanzitutto, oltre che al procuratore Marcello Viola e alla procuratrice generale Francesca Nanni, Roia chiede di approfondire se vadano adottate misure di tutela e, in caso, quali. Alla lettera sono allegati gli screenshot di alcuni post e commenti, in almeno due casi con minacce esplicite, raccolti con il monitoraggio avviato dai vertici del Tribunale.
Le minacce e gli insulti contro la giudice
Sui social circolano da giorni insulti e frasi minacciose, secondo l’Anm di Milano. Tra quelle segnalate ci sono: «Spero per lei che sia già sotto scorta», accanto a riferimenti a buste «con proiettili». Nelle ultime ore, su alcune piattaforme è comparsa anche un’immagine della giudice creata con l’intelligenza artificiale, accompagnata da insulti. L’Anm di Milano parla di attacchi «di inaudita gravità, dai contenuti apertamente diffamatori e connotati da una evidente matrice sessista». L’associazione precisa che l’immagine di alcune magistrate, sia requirenti sia giudicanti, è stata diffusa pubblicamente insieme a commenti di questo tenore. Tra le bersagliate c’è anche la pm Francesca Crupi, scambiata per la gip Landoni in una foto. L’Anm esprime «particolare preoccupazione» per queste aggressioni personali.
Il corteo a Milano con i cartelli per Siher
Al corteo promosso da Usb contro caro vita e riarmo, a Milano, c’era anche chi ha portato cartelli in solidarietà con Siher, 30 anni, accusato di essere la mente del gruppo 17 ottobre. Su uno di questi è scritta una delle frasi contestate all’uomo: «Lo Stato ci piscia addosso e i media ci fanno credere che piove». Dai megafoni sono arrivate anche alcune parole a suo sostegno, secondo cui Siher «è stato accusato in modo ingiusto».
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
UN GIUDICE FEDERALE HA BLOCCATO LA CAMPAGNA DI PRESSIONE DEL TYCOON SUI FUNZIONARI ELETTORALI: CON LA SCUSA FARLOCCA DI IMPEDIRE IL VOTO ILLEGALE, TRUMP INTERFERISCE CON LA GESTIONE DELLE ELEZIONI E PRIVA DEL DIRITTO DI VOTO ALCUNI CITTADINI
Un giudice federale ha bloccato le varie tattiche adotatte dell’amministrazione Trump per fare pressione sui funzionari elettorali. Lo riporta Cnn.
In un misura d’urgenza, la giudice Trina Thompson ha affermato che anche se le azioni vengono dipinte come tentativi “per impedire il voto illegale da parte dei non cittadini, è probabile che tali iniziative finiscano per interferire con la gestione delle elezioni e privare del diritto di voto gli elettori che ne hanno titolo”.
Il provvedimento impedisce al Dipartimento di Giustizia di chiedere che le schede siano separate e che gli elettori vengano cancellati dai registri elettorali (ANSA)
“Se vincono i democratici avremo una depressione economica. Se vincono i repubblicani avrete 5.000 dollari in tasca, il dividendo Trump”. Lo ha detto il presidente americano nel corso di un comizio in Florida ribadendo che distribuirà 5.000 dollari a ogni americano adulto se i consevatori vinceranno alle elezioni di metà mandato.
“L’unico vincolo è che dovrete spenderli negli Stati Uniti”, ha messo in evidenza Donald Trump. I democratici “vogliono aumentare le tasse e vogliono aprire i confini”.
“Barack Obama è stato un presidente terribile. Con me siamo nell’età dell’oro”. Lo ha detto Donald Trump nel corso di un comizio in Florida, durante il quale ha attacco Fox perché concede più tempo ai democratici “che a me. Non sono contento”.
“Dovete andare a votare. Votate come se il mio nome fosse sulla scheda: per qualche motivo se c’è il mio nome, le gente va a votare. Abbiamo vinto ogni volta che il mio nome era sulla scheda”. Lo ha detto Donald Trump nel corso di un comizio in Florida, durante il quale è stato interrotto da almeno tre manifestanti.
“Sono perdenti e sono pagati, ora tornano a casa e la madre li prende a schiaffi e gli dice di non farlo più”, ha aggiunto il presidente Usa. “Sono pagati da Soros, li paga 250 dollari”, ha detto Trump paragonando i manifestanti con quanto sta accadendo in Francia con le proteste. “Succederà anche qui se vincono i democratici. Volete andare in Francia a studiare la rivoluzione?”, ha poi provocato.
I democratici vogliono “confiscare le vostre pistole e le vostre armi. Ma noi difenderemo il secondo emendamento. L’ultima volta che i democratici sono stati al potere ci hanno lasciato l’inflazione più alta di sempre”.
Il candidato democratico al Senato in Michigan, Abdul El-Sayed, è un “jihadista. Se siete ebrei e afroamericani e votate per El-Sayed non siete intelligenti”. Lo ha detto il presidente americano Donald Trump nel corso di un comizio in Florida criticando anche James Talarico, il candidato dem al Senato in Texas. “E’ vegano”, ha detto Trump attaccando i democratici per essere dei “pazzi. Vogliono mutilare i vostri figli: uno esce come Jimmy e torna come Sara. Ma voi della Florida non consentirete che questo accada”.
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL 3 NOVEMBRE AL RESA DEI CONTI… IL CASO DELL’APPUNTAMENTO CON EUROPEISTI CHE MARATTIN HA DISERTATO SENZA AVVISARE NESSUNO
Luigi Marattin guarda al centrodestra, ma nel suo partito non tutti sarebbero intenzionati a
seguirlo in una nuova avventura, anzi. E nei prossimi giorni lo scontro rischia di arrivare alla resa dei conti. La data da segnare sul calendario è quella del 3 novembre, quando si riunirà la direzione nazionale del Partito liberaldemocratico, che a quanto apprende Open sarebbe già stata convocata su richiesta di un gruppo di dirigenti, come previsto dallo statuto. Dietro l’iniziativa ci sarebbe soprattutto la spinta di Andrea Marcucci, presidente del partito ed ex capogruppo del Pd al Senato.
L’obiettivo? Il processo alla linea del segretario, che nelle ultime settimane ha aperto alla possibilità di un’alleanza con la coalizione di Giorgia Meloni, provocando più di un malumore. Il rischio è quello di una spaccatura: un aut aut per Marattin, chiamato a chiarire. Con una parte del partito determinata in ogni caso a proseguire la costruzione di un polo autonomo dagli schieramenti.
Marattin e l’apertura a destra, da Forza Italia a Cateno De Luca
A far esplodere le prime tensioni erano state le parole pronunciate dal segretario il 16 ottobre al Foglio. Alla domanda su un possibile accordo con il centrodestra, aveva risposto: «Se son rose fioriranno», mettendo però in chiaro come precondizione la distanza con Roberto Vannacci. Un’apertura arrivata dopo l’apprezzamento della premier per alcune proposte economiche del PLD e l’invito del governatore calabrese, Roberto Occhiuto, a rafforzare la componente liberale di Forza Italia. Da allora nel partito, raccontano, si moltiplicano i dubbi sulle intenzioni del segretario.
Le ipotesi su cui ci si interroga sarebbero due. Un possibile approdo di Marattin nelle liste azzurre, operazione che rischierebbe di assumere i contorni di una scelta personale più che di un progetto condiviso, sottolineano i più scettici. O una lista centrista collegata al centrodestra, magari attraverso un’intesa con Cateno De Luca e la sua nuova creatura politica, nata nell’orbita della maggioranza. Un’ipotesi tornata alla ribalta con la partecipazione dello stesso Marattin, il 27 ottobre, alla convention romana di Sud chiama Nord e dei Sindaci d’Italia di De Luca. Prospettive che incontrano resistenze nel PLD, formato da esponenti provenienti anche dal Pd e da Italia Viva. E, secondo quanto riferito a Open, le perplessità non si limiterebbero all’area più vicina a Marcucci, ma anche ad alcuni esponenti vicini al segretario.
La direzione del 3 novembre e il rischio scissione
È in questo clima che si prepara la direzione del 3 novembre. Marcucci sarebbe deciso a proseguire il percorso originario tracciato dal partito, continuando il dialogo con Carlo Calenda e Pina Picierno che ritroverà a Bologna il 7 novembre. Un evento di europeisti.eu al quale anche Marattin avrebbe inizialmente accettato di partecipare, racconta il fondatore Piercamillo Falasca, salvo poi fare marcia indietro alla vigilia della sua intervista al Foglio.
Già nei giorni scorsi da Marcucci era arrivata una presa di distanza pubblica dall’ipotesi di un accordo con il centrodestra: «Un polo alternativo alla destra e alla sinistra è un orizzonte che dobbiamo a tanti elettori», aveva scritto commentando le parole di Marattin.
E sempre sul Foglio il presidente del PLD aveva messo in guardia su un eventuale cambio di linea: si decide attraverso gli strumenti del partito, dunque «direzione, assemblea, statuto, congresso». Adesso, raccontano, ci sarebbe sul piatto anche il voto di un documento per ribadire l’impegno a costruire un’area di centro autonoma. Così da mettere Marattin «con le spalle al muro» sulla possibilità di intese a destra, a costo anche di una rottura interna.
(da agenzie)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
LA DESTRA POTREBBE VINCERE CON I VOTI DI CHI INVITA I RUSSI AL CONGRESSO, LA SINISTRA CON CHI INNEGGIA AD HAMAS
Benvenuti signori al freak show del proporzionale, dove i grandi partiti prestano parlamentari ai piccoli, piccolissimi, quasi inesistenti, pur di consentirgli di partecipare al voto e portare clienti al circo. Salta nel cerchio di fuoco Marco Rizzo, che fu comunista cossuttiano, e poi Sinistra Europea, Sinistra Arcobaleno, Lista Anticapitalista, insomma: uno come Mario Brega, comunista con doppio pugno alzato al cielo, che tuttavia correrà al voto del 2027 grazie alla sponsorizzazione del senatore meloniano Antonio Guidi, e forse aderirà pure alla coalizione di centrodestra (la destra, dice, “è più simpatica del Pd”).
Al trapezio segue Maurizio Acerbo, oggi capo di Rifondazione comunista ma già eroe di mille sigle dell’antagonismo anti-Nato, anti-europeo, anti-tutto. Lui ha superato la tagliola della nuova legge elettorale grazie alla partnership col Pd Andrea Crisanti, microbiologo e senatore dem, cattolico, ricercatore negli Usa e in Gran Bretagna, davvero poco a che spartire con l’ultimo partito italiano a fregiarsi della parola “comunista”. La prima mossa pubblica di Acerbo dopo l’accordo è stata rivendicare la liceità di inneggiare ad Hamas, tanto per chiarire che farà coalizione con il Nazareno ma lui non si imborghesisce, lui lotta, el pueblo unido, eccetera.
Lotta e stupisce pure Cateno De Luca, miracolato dal collegamento con l’ex FdI Manlio Messina e gratificato anche da un videomessaggio di incoraggiamento di Giorgia Meloni. Dc siciliana, poi Ccd, poi Movimento per le Autonomie di don Raffaele Lombardo, De Luca sarebbe un moderato per definizione che tuttavia, visti i tempi grami al centro, si è riciclato come avventuriero (“Chiamatemi Ulisse”) e refugium peccatorum dell’estremismo nordista: vorrebbe portare in Parlamento Renzo Bossi detto il Trota, celebre per la doppia bocciatura alla maturità, la laurea albanese truccata e l’icastica frase “nella vita si deve provare tutto tranne droga e culattoni”.
Benvenuti signori al freak show del proporzionale, dove anche i frammenti contano e le coalizioni davanti all’incubo del pari e patta arruolano ben volentieri la donna barbuta, il colosso, l’uomo con due teste, senza interrogarsi troppo sull’effetto che farà. Acerbo vale le 8.281 preferenze delle Europee 2024. Rizzo, da capolista, nella stessa tornata ne drenò 6.500. De Luca, sempre nel 2024, rastrellò movimentini da ogni dove – Vita, Insieme Liberi, Italexit, Sovranità, Grande Nord, Popolo Veneto, Vero Nord, popolo della Famiglia – e in Sicilia arrivò a quota 70mila voti, più altri diecimila nel resto d’Italia, 1,2 per cento: buttali via. L’ultima volta che si è votato col proporzionale con premio di maggioranza (Legge Calderoli, Porcellum, 2006), Silvio Berlusconi perse contro Romano Prodi per 24.755 voti, lo 0,06 per cento. Quel ricordo detta la linea: stavolta non si scarta niente. E se la riforma elettorale impone ai nuovi partitini del freak show quote altissime di firme (6mila per collegio), basta il “prestito” di un parlamentare in carica per beneficiare di un sostanzioso sconto, solo 1.500 firme e passa la paura.
Rizzo – si immagina – aiuterà la destra a sgonfiare il fenomeno Vannacci. Come rossobruno è più credibile del generale: al suo ultimo congresso l’ospite d’onore era l’ambasciatore russo Alexey Paramonov, con gli affettuosi saluti del ministro degli Esteri di Mosca Sergej Lavrov. Un colpaccio. E pure sull’immigrazione, l’analisi marxista sugli stranieri come esercito industriale di riserva dà un tocco intellò al generico razzismo della sporca dozzina: qualcosa Rizzo riuscirà a pescare pure dall’altra parte, tra i grillini di imprinting anticapitalista.
Acerbo, a sinistra, è l’incaricato di convogliare il voto pro-Pal e trasformare le vecchie piazze per Gaza e per la Flottilla in voti, missione ardua ma non impossibile. Anche i moderati del Pd se ne sono fatti una ragione, e persino dopo la frase in favore di Hamas hanno evitato di chiederne il bando. Dice Filippo Sensi: «è il veleno di questa legge elettorale, costringe ad allargare le coalizioni, imbarcando tutti».
De Luca ha un incarico più ad ampio spettro, ramazzare personaggi che i partiti del centrodestra non possono o non vogliono assorbire: candidati con una base minima di preferenze personali, scartati, espulsi, ambiziosi dei territori, pezzettini da convogliare nel sostegno alla coalizione sperando che aiutino a far massa. Giura che arriverà al tre per cento, e insieme agli altri conferma il paradosso di questa legge elettorale, in teoria approvata per atto di chiarezza verso gli elettori: la destra della fermezza internazionale potrebbe vincere con i voti di quello che invita i russi al suo congresso, la sinistra della Costituzione sovrana potrebbe farcela con quello che ispira battute sul Campo Hamas.
(da lastampa.it)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
IN ITALIA IL PRINCIPIO DELLA PROPORZIONALITA’ DELLE TASSE NON ESISTE PIU’: PIU’ IL REDDITO E’ ALTO E MENO TASSE PAGHI… QUESTA E’ LA DESTRA ASOCIALE, ALTRO CHE LE STRONZATE DI CUI SI RIEMPIONO LA BOCCA
Guardo ai commercialisti come a una categoria di intrepidi, che affrontano l’assurdo per conto di
chi, come me, soccomberebbe in lacrime di fronte al primo riquadro del primo modulo. Per dire che di tasse capisco pochino, se non che ne pago tante e (anche in memoria di Padoa-Schioppa) le pago volentieri.
Ma della presunta riforma fiscale di questo governo amico dei ricchi (in fin dei conti quella, da che mondo è mondo, è la funzione dei governi di destra) qualcosa perfino io riesco a capirla. La prima è che, a parità di condizioni, favorisce i lavoratori autonomi a svantaggio dei dipendenti e dei pensionati. E non se ne sentiva il bisogno.
La seconda è che adotta una tassazione indirettamente proporzionale al reddito: più il reddito aumenta, minore è l’aumento del prelievo fiscale. Lo ha spiegato bene Tito Boeri su questo giornale. Il principio della proporzionalità delle tasse (più guadagni, più restituisci alla comunità) va a farsi benedire.
In tutto il mondo, mano a mano che la ricchezza si concentra in poche mani e lascia scoperte moltitudini di persone (quelle che una volta si chiamavano ceto medio), sale il livello d’attenzione sulla politica fiscale.
Se negli Stati Uniti, incredibile ma vero, oggi qualcuno osa definirsi socialista, è perché sogna di tassare i grandi patrimoni finanziari — ormai quasi immuni da tasse — per riempire la vasca semivuota del welfare. Qui da noi la vasca è bucata: sarebbe già un miracolo mettere una toppa alla gigantesca falla dell’evasione.
(da Repubblica)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
CIRCA TRE MILIARDI DI STANZIAMENTO, MENO DELLA META’ RICHIESTA DA SCHILLACI… “VOGLIONO SMANTELLARE IL SERVIZIO PUBBLICO”
Meno della metà di quello che chiedevano le Regioni, e anche della cifra che, in due occasioni, a luglio e a settembre, il ministro alla Salute Orazio Schillaci aveva proposto al Mef. I 2,4 miliardi destinati alla sanità dalla manovra (ai quali ne va aggiunto uno stanziato nella Finanziaria 2026) creano scontento e timori nel mondo della sanità. Quella cifra, che dovrebbe fare un po’ scendere, nel 2027, il rapporto tra Fondo sanitario e Pil rispetto a quello di quest’anno, a molti non sembra sufficiente a finanziare il sistema. Del resto, proprio nel documento presentato da Schillaci al Mef, si diceva che tre miliardi erano necessari solo per i rialzi dei costi dell’energia, per l’aumento della spesa per farmaci e dispositivi. Una volta arrivati i numeri del governo, il ministro ha però detto, ieri durante un question time al Senato, che con la manovra 2027 il fondo sanitario «raggiunge i 146,3 miliardi, con attenzione soprattutto ai soggetti fragili. Non ci sono stati tagli». E ancora: «Siamo soddisfatti, ora bisogna utilizzare bene i fondi».
In attesa di capire meglio dove saranno destinate le risorse, nel sistema sanitario c’è un misto di rabbia e preoccupazione. «Che delusione la Finanziaria — dice il presidente toscano Eugenio Giani — C’è un aumento del Fondo di 3,4 miliardi rispetto ai 7,8 richiesti. E questa limitata cifra si propone come spesa vincolata». Dei 3,4 miliardi, uno servirà per i nuovi contratti di medici e infermieri. Poi ci sono risorse destinate ad aumentare le tariffe per le prestazioni ospedaliere, per l’assistenza all’Alzheimer, per le indennità di pronto soccorso e soprattutto per il payback, che dovrebbe da solo assorbire 1,5 miliardi. Non è chiaro quale sarà il meccanismo, ma lo stanziamento potrebbe essere destinato per metà all’industria, quindi non andrà tutto alle Regioni. «L’incremento del fondo sanitario non è sufficiente rispetto alla richiesta unanime delle Regioni», dice il presidente della Puglia, Antonio Decaro: «In più le risorse sono vincolate, non passano dai bilanci delle Regioni. A questo punto la sanità è una funzione che lo Stato si può riprendere». Delusione anche in Emilia-Romagna, mentre tra le Regioni governate dal centrodestra la Liguria plaude al fondo da 1,6 miliardi per le spese fuori dai Lea, principalmente per dentista e farmaci da banco, degli over 75 con pensione bassa. Per Giani la misura è una «apertura alla privatizzazione della sanità».
Piero Di Silverio, segretario di Anaao, il più grande sindacato dei medici ospedalieri, dice: «Le prime cifre non ci convincono e ci preoccupano. Aspettiamo il testo definitivo ma non è chiaro perché per ora si parla di indennità per i colleghi del pronto soccorso, contro la quale non abbiamo niente, e non dell’aumento dell’indennità di esclusività per tutti i medici. La aspettiamo da tempo, se non la danno inizierà una dura stagione di lotta sindacale». Visti i numeri, e visto che per pagare l’aumento ci vogliono 400 milioni, non è detto che la misura entri in manovra. Parla di «più soldi solo sulla carta» Cimo, altro sindacato degli ospedalieri: «Non c’è alcun intervento strutturale sul personale, né risorse per ampliare l’offerta sanitaria e ridurre le liste d’attesa». Anche dalla Cgil protestano, e ricordano lo sciopero del 20 novembre.
Per la segretaria Pd, Elly Schlein «questa destra vuole smantellare la sanità pubblica, la vuole a misura del portafoglio delle persone. Si tratta di una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che è l’ultima di questo governo». Per il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte «con il crollo dei salari reali e della produzione industriale, con una pressione fiscale record, hanno la faccia di aumentare la spesa militare di 4,5 miliardi, mentre invece l’aumento per la sanità è meno della metà».
(da Repubblica)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
SCAJOLA AVREBBE DETTO: “NON ROMPIAMO TROPPO I COGLIONI ALLA GENTE, STRAPPATE I VERBALI”
Nuovo avviso di garanzia per il sindaco di Imperia Claudio Scajola. L’ex Ministro, che ha affidato
la propria difesa all’avvocato Elisabetta Busuito del foro di Roma, è indagato per interruzione di pubblico servizio insieme ad un ispettore della polizia locale, Claudio Benvenuto.
I fatti oggetto dell’indagine, coordinata dalla locale procura della repubblica, risalgono al 6 novembre del 2023 quando, in via Del Cantiere, a Imperia, Scajola secondo l’accusa sarebbe intervenuto per interrompere la rimozione forzata di alcuni scooter cui la polizia locale stava ottemperando in virtù di un’ordinanza firmata dal comandante della polizia locale per liberare il centro cittadino in vista di Olioliva.
Scajola quel giorno si stava recando a mangiare da Braccioforte, ristorante in Calata Cuneo a Oneglia. Passando da via del Cantiere, con toni molto accesi («non rompiamo troppo i coglioni alla gente, strappate i verbali», secondo quanto riferito dalle testimonianze) avrebbe invitato i due giovani vigili in servizio, un ragazzo e una ragazza, a far scendere dal carro attrezzi dell’Autocarrozzeria Pierino, che cura il servizio di rimozione per conto del Comune di Imperia, gli scooter appena caricati.
Non solo, il primo cittadino avrebbe invitato l’addetto in servizio dell’autocarrozzeria a interrompere ogni attività per la serata in corso in quanto la manifestazione al via solo il giorno seguente, il 7 novembre.
I carabinieri, che hanno avviato gli accertamenti a seguito di una segnalazione, nelle prime fasi delle indagini hanno sentito alcuni agenti di polizia locale, l’addetto in servizio dell’autocarrozzeria e acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza.
L’ispettore Benvenuto risulta indagato in concorso perché, contattato dagli agenti in merito al da farsi dopo la sfuriata di Scajola, li avrebbe invitati a seguire le direttive del primo cittadino. Entrambi saranno sentiti dal sostituto procuratore Maria Paola Marrali. Non è la prima volta che l’ex Ministro finisce indagato per gli ordini impartiti alla polizia locale di Imperia.
Nelle scorse settimane si è chiuso, con l’assoluzione, il processo che lo vedeva imputato con l’accusa di favoreggiamento per aver ordinato all’allora comandante Aldo Bergaminelli, tramite una telefonata dai toni accesi («mandi quei vigili fuori dai coglioni») di interrompere un sopralluogo sul terreno di Antonio Maiolino, a Caramagna, dove il meccanico stava ricostruendo la propria officina dopo il trasferimento dalla storica sede di viale Matteotti per i lavori della costruenda pista ciclabile.
(da La Stampa)
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Ottobre 31st, 2026 Riccardo Fucile
IL GOVERNO NON SA CHE COSA FARE CON IL POLO SIDERURGICO PUGLIESE: A PALAZZO CHIGI BRANCOLANO NEL BUIO E NON C’È ALCUN PIANO PER SALVAGUARDARE IL FUTURO DELL’ACCIAIO ITALIANO – NELLE PROSSIME ORE VERRÀ SPENTO L’UNICO ALTOFORNO DELL’EX ILVA ANCORA IN FASE DI PRERISCALDO
L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto deve essere spenta. La Corte di Cassazione, a sezioni unite, fa calare il sipario sulla produzione di acciaio a ciclo integrale a carbone.
Già nelle prossime ore, sarà fermato l’unico altoforno ancora in fase di preriscaldo. In teoria gli altiforni potrebbero essere riaccesi dopo l’adozione di misure a tutela della salute e dell’ambiente. Considerati i tempi lunghi e i costi altissimi degli interventi, lo stop diventa di fatto definitivo.
Resta valido, dunque, il decreto emesso il 27 luglio scorso dalla Corte d’appello di Milano, così come la disapplicazione integrale dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nel 2025.
Le sezioni unite ribadiscono che il diritto alla salute prevale sulla libertà di impresa. «Diritto alla vita e alla salute (e all’ambiente sano) e diritto al lavoro non possono essere contrapposti e non devono entrare in conflitto, poiché non sarebbe nemmeno meritevole di tutela un lavoro svolto in condizioni degradanti o pericolose».
La Cassazione riconosce che l’attività di produzione non dà alcuna garanzia sulla tutela della salute e dell’ambiente. Secondo i giudici, infatti, l’Aia del 2017 imponeva la rimozione integrale dell’amianto entro il 23 agosto 2023. Con l’Aia rilasciata nel 2025, che sul punto non prevede nulla, è stata di fatto avallata una proroga fino al 2037
Per la Suprema Corte conta anche che il rapporto Ispra citato a sostegno della non pericolosità si limitava a riportare una dichiarazione del gestore, senza documentare le rilevazioni. Pesano poi l’usura dei refrattari, ammessa dagli stessi consulenti delle aziende, e alcuni incidenti come l’esplosione di una tubiera nel maggio 2025.
Ne deriva – per i giudici – un pericolo attuale, valutato alla luce del principio di precauzione. Il provvedimento fa esultare le associazioni dei genitori tarantini, che hanno promosso i ricorsi. Per il governo, invece, si apre un percorso a tappe serrate.
Entro l’8 novembre dovranno essere presentate le offerte vincolanti di acquisto. L’obiettivo è la decarbonizzazione: costruzione di forni elettrici e impianti Dri. I tempi non saranno brevi. «L’Italia non può permettersi di perdere l’acciaio primario», avverte Simone Bettini, presidente di Federmeccanica.
(da agenzie)
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