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I GIOVANI IN ITALIA NON HANNO FUTURO: “TRA 10 ANNI SARETE IN ITALIA? NO”

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL FALLIMENTO DEL PAESE: FORMARE I GIOVANI PER POI PERDERLI

Questa è la domanda che ho posto ieri a un gruppo di studenti e studentesse del liceo Mamiani durante l’occupazione. Ero lì perché mi avevano chiesto di parlare di repressione in Italia.
La loro risposta mi ha gelato: alcuni sono rimasti in silenzio, ma molti hanno risposto con grande serenità: “No”.
Non c’è stato neanche un sì. In qualche modo li capisco, perché fino a quel momento avevamo parlato di libertà collettive e individuali, della repressione nelle piazze. Avevamo parlato di quanto vale una vetrina e di quanto vale, invece, il futuro della loro generazione, ma anche della nostra.
La chiacchierata, il dibattito, era andato ben oltre il tema che mi avevano proposto. Il confronto è stato molto interessante, perché è emersa in maniera chiarissima la sensazione di non essere ascoltati e, soprattutto, quella di non percepire un futuro qui, a casa propria.
Il fallimento del Paese: formare i giovani per poi perderli
“Questo è il fallimento definitivo del nostro Paese”: questa è stata la mia risposta. Ho provato a fare con loro un ragionamento puramente economico, spiegando che un’istruzione pubblica di qualità, come la nostra, porta a un livello di istruzione e formazione che ha un costo importante per il Paese. Un costo che deve essere sostenuto dallo Stato per creare la nuova classe dirigente e produttiva. Ma se a un certo punto questa catena si blocca, il danno è irreparabile: se non investiamo sui giovani e a un certo punto diciamo loro “Scusate, per voi non c’è più posto, andate fuori”, non possiamo raccogliere i frutti di questi investimenti. Di fatto, tutto questo diventa solo una spesa, e il fallimento è davanti agli occhi di tutti.
A maggior ragione, ho continuato a parlare di libertà individuali e collettive: della libertà di manifestare, di dissentire, di protestare contro governi (e non solo questo) che non fanno altro che tagliare la spesa pubblica e non investono in ricerca ed economia, cioè in ciò che garantirebbe un futuro al Paese e alle prossime generazioni.
Un Paese per vecchi
L’Italia è un Paese per vecchi. Un Paese il cui dibattito politico insegue l’età pensionabile e l’innalzamento delle pensioni minime. Un Paese dove si parla di inverno demografico e della necessità di tornare a fare figli, senza capire che la precarietà del lavoro e della vita ha ucciso questa possibilità. Un Paese basato sul welfare familiare e sull’eredità delle case, perché non c’è più la possibilità di accedere ai mutui. E così quella ricchezza che era stata redistribuita negli anni ‘60, ‘70 e ‘80, negli ultimi trent’anni sta tornando indietro, oggi con un’accelerazione senza precedenti.
Oggi lo sciopero generale contro il carovita
Oggi le scuole saranno in piazza insieme ai lavoratori per lo sciopero generale indetto dall’USB, l’Unione Sindacale di Base: uno sciopero contro il carovita, che racchiude molto più di questa semplice parola e parla dell’impossibilità di immaginare un futuro. Il dibattito, ancora una volta, è tutto sull’ordine pubblico e sui rischi di scontri in piazza, ignorando completamente i temi della protesta.
E allora approfitto di questo editoriale per girare a voi una domanda che mi ha fatto ieri una studentessa: “Se scendiamo in piazza pacificamente, nessuno ci ascolta. Se rompiamo una vetrina, tutti ci accusano di essere violenti. Cosa possiamo fare per farci ascoltare?”

(da Fanpage)

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BOLSONARO METTE TUTTO NEL CONTO DI TRUMP. L’AEREO CON CUI FLAVIO, IL FIGLIO DELL’EX PRESIDENTE BRASILIANO, È SCAPPATO NEGLI STATI UNITI, È STATO PAGATO DA UN INTERMEDIARIO TRAMITE UN CONTO BANCARIO AMERICANO

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL VOLO SAREBBE STATO ORGANIZZATO DA JASON MILLER, CONSIGLIERE DI DONALD TRUMP

L’aereo a bordo del quale Flavio Bolsonaro è fuggito dal Brasile verso gli Stati Uniti è stato pagato da un intermediario tramite un conto bancario statunitense.
Lo ha dichiarato all’Afp Luis Grande, titolare della compagnia Baires Fly, al telefono dalla Florida.
“Sono stato ingaggiato da un broker che conosco da dieci anni che vive negli Stati Uniti” ha detto. Il senatore conservatore di 45 anni è arrivato in Florida con la sua famiglia mercoledì a bordo di un jet privato.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal e dal New York Times, il volo è stato organizzato da Jason Miller, consigliere di Donald Trump. La Casa Bianca non ha rilasciato nessun commenti in merito. Dopo il suo arrivo a Miami, Bolsonaro ha denunciato sui social media una “frode elettorale” – smentita dal suo stesso schieramento e dalla giustizia elettorale brasiliana – e ha dichiarato di voler “guidare” l’opposizione brasiliana dal suo esilio.

(da agenzie)

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NEGLI STATI UNITI, COME IN EUROPA, LO STIPENDIO NON BASTA PER VIVERE UNA VITA DECENTE. NEGLI ULTIMI CINQUE ANNI, IL PREZZO DEI BENI DI PRIMA NECESSITÀ È AUMENTATO DEL 30%. LA BENZINA, INVECE, DALLO SCOPPIO DELLA GUERRA IN IRAN, È PIÙ CARA DEL 50%

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

IN NORD CAROLINA, PER TIRARE A CAMPARE, LA META’ DELLE OPERATRICI SANITARIE DIPENDE DAGLI AIUTI PUBBLICI: “IL COSTO DELLA VITA È DIVENTATO UNA FOLLIA” – MENTRE GLI AMERICANI ARRANCANO, TRUMP HA SPESO 47.1 MILIARDI DI DOLLARI PER LA SUA FOLLE GUERRA IN MEDIO ORIENTE

«L’America a prezzi esorbitanti». Le lavoratrici del settore sanitario, un settore che contribuisce al dinamismo del mercato del lavoro, sono diventate il simbolo del crescente divario di reddito nel Paese, mentre si avvicinano le elezioni di medio termine, martedì 3 novembre. Reportage dalla Carolina del Nord di Le Monde.
Sonya Hall non ne va molto fiera, ma ha deciso di saltare la messa domenica 25 ottobre. Per prendersi una pausa. Oh, non molta, solo un’ora o due. Poi dovrà andare a lavorare. Il giorno del Signore è sacro in Carolina del Nord, ma le sue pazienti lo sono ancora di più.
Questa assistente domiciliare si prende cura ogni fine settimana di due donne, di 78 e 80 anni. Fa la spesa per loro, il bucato, le pulizie, le aiuta a muoversi, a lavarsi… Il tutto per 18,75 dollari l’ora (16,60 euro), ovvero circa la metà della paga oraria media negli Stati Uniti, dove il costo della vita è salito alle stelle negli ultimi anni.
Le settimane di questa donna afroamericana di 60 anni, che vive nella zona di Raleigh-Durham, non sono certo più tranquille. Il martedì e il giovedì sono dedicati ad Amazon, il suo secondo lavoro, quello di cui si guadagna da vivere, sul quale non si dilunga. Il lunedì, il mercoledì e il venerdì sono dedicati alle sedute di dialisi. […]L’elenco delle sue priorità si riassume in poche parole. «Avrei bisogno di una migliore copertura sanitaria, di uno stipendio più alto, ma soprattutto di qualche giorno di ferie», dice mentre si sistema la fascia rosa che nasconde i suoi apparecchi acustici. Andiamo a casa delle persone per prenderci cura dei loro cari, ma nessuno si rende conto che anche noi abbiamo bisogno che qualcuno si prenda cura di noi.»
Sabato 24 ottobre, Sonya Hall ha dedicato alcune delle sue rare ore di tempo libero per unirsi a una cinquantina di operatrici sanitarie in un’iniziativa porta a porta organizzata da Care in Action.
L’organizzazione cerca di riunire queste figure professionali per rivendicare salari migliori e sostiene i democratici in vista delle elezioni di medio termine. La Carolina del Nord, dove la legislazione è ostile al sindacalismo, è a maggioranza repubblicana, ma il seggio al Senato che sarà in palio martedì 3 novembre potrebbe benissimo passare alla sinistra.
Le operatrici sanitarie a domicilio hanno argomenti validi da far valere. I loro lavori sono essenziali, ma gli stipendi sono bassi, gli orari irregolari, i vincoli pesanti… Costituiscono di fatto la nuova classe operaia americana. E sono diventate il simbolo di questa economia detta «a K», secondo l’espressione di alcuni economisti: mentre la fascia delle famiglie più abbienti si arricchisce, grazie ai propri portafogli azionari alimentati dai titoli legati all’intelligenza artificiale, quella dei più poveri sprofonda sotto il peso di un’inflazione galoppante.
Senza l’esplosione del settore dell’assistenza, e in particolare dell’assistenza domiciliare, le statistiche americane sull’occupazione presenterebbero un quadro desolante da due anni a questa parte. Il mantenimento di un basso tasso di disoccupazione, al 4,2%, lo deve in gran parte a questo settore.
Il presidente americano, Donald Trump, è stato eletto con la promessa di rilanciare l’occupazione industriale per gli uomini, in particolare negli Stati del Midwest. La realtà è un po’ diversa: la stabilità del mercato del lavoro si basa su lavori precari, destinati alle donne, spesso di colore o immigrate.
«Questi lavori sono caratterizzati da discriminazioni razziali e di genere; storicamente, in questo Paese, erano le donne di colore ridotte in schiavitù a svolgere gratuitamente il lavoro di assistenza», spiega Jenn Stowe, direttrice generale dell’Alleanza Nazionale dei Lavoratori Domestici. Le grandi leggi sociali approvate negli anni ’30 avevano specificatamente escluso due categorie, i lavoratori agricoli e i collaboratori domestici, per lo più neri, per non turbare gli Stati segregazionisti del Sud.
La retribuzione delle lavoratrici del settore assistenziale dipende direttamente da due fattori: dal massimale di rimborso fissato da Medicaid, il programma federale di assicurazione sanitaria per le persone indigenti o con disabilità, e dall’importo della commissione prelevata dalle agenzie di assistenza domiciliare, gli intermediari che mettono in contatto i clienti e gli assistenti domiciliari.
Roxie Burns, 53 anni, ha scoperto le sottigliezze di questo sistema quando è arrivata a Charlotte tredici anni fa, proveniente da Akron, nell’Ohio. […] Questo sabato, Roxie Burns è venuta a fare porta a porta accompagnata dal suo assistito, Robert, 58 anni. Lui sorride molto, la segue ovunque. A volte lei gli pulisce il naso, gli asciuga gli occhiali. I due non si separano mai.
«Ha la mente di un bambino di 9 anni», spiega lei. Robert vive a casa sua, una soluzione speciale negli Stati Uniti che evita alle persone non autosufficienti di ricorrere a centri specializzati. In cambio, Roxie Burns riceve 976 dollari al mese. Lo Stato ritiene che lei lavori poche ore al giorno, mentre lei stima di fare a volte turni di venti ore:
«Medicaid non ti paga per le ore di sonno. Ma se il tuo assistito è il tipo che cerca di uscire di casa nel cuore della notte, sei obbligata a vegliare su di lui.» È il caso di Robert, incallito vagabondo notturno. Ha attaccato dei campanellini alle porte, per evitare che se la svigni.
La maggior parte degli assistenti domiciliari non riesce a vivere solo con il proprio stipendio e deve integrarlo con quello di un altro lavoro. L’America dei doppi lavori. «A volte sono addirittura tre», precisa Amanda Wilson. Questa assistente sanitaria certificata si occupa principalmente di anziani allettati. I turni vanno da due a otto ore al giorno, a seconda delle esigenze – e soprattutto delle disponibilità economiche – della persona, e vengono retribuiti con 13 dollari l’ora.
Al momento ha un solo cliente: il secondo è deceduto a marzo. Per colmare la perdita di reddito, questa assistente sanitaria di 35 anni ha quindi seguito dei corsi di contabilità. Attualmente si occupa della fatturazione per un’organizzazione di cure palliative.
Per quanto Amanda Wilson aumenti le ore di lavoro, i soldi sembrano svanire sempre più in fretta, erosi dall’insaziabile inflazione, quel male che sta divorando gli Stati Uniti sin dalla pandemia di Covid-19. Dopo un picco del 9% nel 2022, si era registrato un rallentamento verso la fine del mandato del presidente democratico Joe Biden (2021-2025). Ma le politiche di Donald Trump, in primo luogo la guerra commerciale e il conflitto in Iran, iniziato alla fine di febbraio, hanno rimesso in moto la macchina.
L’aumento generale dei prezzi si attesta attualmente al 3,7% su base annua e supera il 20% dal 2021. L’inflazione sui beni di prima necessità, che colpisce in modo più specifico le famiglie più povere, sfiora il 30% negli ultimi cinque anni. E alcune voci di spesa sono esplose negli ultimi mesi. È il caso della benzina, che è aumentata del 50% dal blocco dello stretto di Ormuz e dallo scoppio della crisi energetica. È tuttavia impossibile fare a meno dell’auto nella Carolina del Nord.
Nella Carolina del Nord, quasi il 50% delle operatrici sanitarie dipende dagli aiuti pubblici, di cui il 24% da Medicaid e quasi la stessa percentuale dai buoni alimentari, secondo Chanelle Croxton, che coordina la campagna di volantinaggio per Care in Action:
«Queste donne svolgono un lavoro fondamentale, ma non riescono né a provvedere al proprio sostentamento né a sfamare le loro famiglie; sono intrappolate in un circolo vizioso a causa della mancanza di investimenti pubblici. Eppure, senza l’assistenza domiciliare, il Paese semplicemente non potrebbe funzionare. È il fondamento della società: senza di essa, tutto crolla.»
Così Sonya Hall, Roxie Burns, Amanda Wilson e le altre bussano alle porte per perorare la loro causa. Per rendere le operazioni più efficaci, Care in Action utilizza un’applicazione sviluppata da un’azienda vicina al Partito Democratico, che si basa sui dati elettorali, numerosi e precisi negli Stati Uniti.
L’organizzazione punta così sui quartieri a maggioranza nera e democratica, dove i tassi di affluenza alle urne sono bassi, per incoraggiare gli abitanti ad andare a votare. In questa America divisa, fare campagna elettorale significa meno convincere gli altri e più mobilitare i propri sostenitori.

(da agenzie)

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IL REGNO UNITO SI PREPARA ALLA GUERRA. LONDRA HA INNALZATO DA 55 A 65 ANNI IL LIMITE D’ETÀ DELLA COSIDDETTA RISERVA STRATEGICA, CHE COMPRENDE GLI EX MILITARI CHE POTREBBE ESSERE RICHIAMATI ALLE ARMI IN CASO DI UN CONFLITTO SU LARGA SCALA

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

LA MISURA ARRIVA SULLO SFONDO DEI RIPETUTI ALLARMI DA PARTE DEL GOVERNO LABURISTA DI ANDY BURNHAM, IN PARTICOLARE PER LE MINACCE IMPUTATE ALLA RUSSIA – L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’ESERCITO, LORD DANNATT: “È GIÀ PRONTO UN PIANO D’EMERGENZA”

Anche chi ha superato i sessant’anni nel Regno Unito potrebbe essere richiamato alle armi in caso di un conflitto su larga scala. È stato infatti innalzato da 55 a 65 anni il limite d’età della cosiddetta riserva strategica, che comprende gli ex militari ancora vincolati all’obbligo di richiamo: potrebbero quindi essere mobilitati quelli nati tra il 1961 e il 1971.
La misura arriva sullo sfondo dei ripetuti allarmi da parte del governo laburista di Andy Burnham, in particolare per le minacce imputate alla Russia e a fronte delle tensioni internazionali.
Intanto negli ambienti militari continua a circolare l’ipotesi di un ripristino almeno parziale della leva obbligatoria, abolita nel Regno dal 1960 e al momento non prevista dall’esecutivo. Uno scenario che potrebbe però cambiare, secondo i media britannici, se le tensioni globali dovessero precipitare.
L’ex capo di stato maggiore dell’esercito, Lord Dannatt, ha affermato che esiste già un piano d’emergenza per la difesa del Paese: in caso di guerra, il Regno si rivolgerebbe prima ai riservisti e agli ex militari richiamati in servizio, e solo in seguito al resto della popolazione civile.

(da agenzie)

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GLI UNICI GIORNALISTI CHE PIACCIONO A PUTIN SONO QUELLI IMBAVAGLIATI O MORTI. “NOVAYA GAZETA”, PERIODICO RUSSO INDIPENDENTE CRITICO VERSO PUTIN, È STATO CHIUSO

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL COMUNICATO: “SIAMO STATI UCCISI. 9 NOVEMBRE SPEGNEREMO LE LUCI DEL NOSTRO EDIFICIO, DOVE ABBIAMO VISSUTO PER 30 ANNI, SPEGNEREMO I SERVER E CE NE ANDREMO. IL GIORNALE NON ESISTE PIÙ. LE AUTORITÀ E I SERVIZI SEGRETI RUSSI HANNO COSTRETTO LA REDAZIONE A CESSARE LE ATTIVITÀ”

Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre.
“Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività”, si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.

(da agenzie)
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STIAMO LASCIANDO L’AFRICA A PUTIN E XI JINPING. SOMALIA, ETIOPIA, ERITREA, GIBUTI E KENYA SONO TRA I PUNTI GEOGRAFICI PIÙ STRATEGICI DEL MONDO: AFFACCIATI SULLO STRETTO DI BAB EL-MANDEB, ATTRAVERSO CUI TRANSITA IL 30 PER CENTO DEL PETROLIO GLOBALE, SI TROVANO ALL’INCROCIO FRA INDO-PACIFICO, OCEANO INDIANO E AFRICA ORIENTALE

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

GIBUTI OSPITA LA PRIMA BASE MILITARE CINESE ALL’ESTERO INAUGURATA NEL 2017. È UN SALTO QUALITATIVO NELLA PROIEZIONE DI POTENZA DI PECHINO: PER LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA, LA CINA HA LA CAPACITÀ DI DIFENDERE O MINACCIARE ROTTE COMMERCIALI OCEANICHE LONTANE DALLE SUE COSTE

Il Corno d’Africa – Somalia, Etiopia, Eritrea, Gibuti, Kenya – è uno dei punti geografici più strategici: affacciato sullo stretto di Bab el-Mandeb, attraverso cui transita il 12 per cento del commercio mondiale e il 30 per cento del petrolio globale, si trova all’incrocio fra Indo-Pacifico, Oceano Indiano e Africa orientale.
Gibuti ospita la prima base militare cinese all’estero inaugurata nel 2017: la Struttura di supporto logistico (Ssl) della marina dell’Esercito popolare di liberazione, con capacità di ormeggio per navi da guerra e sommergibili, depositi di carburante e munizioni, e infrastrutture per proiezione di forza.
Nella stessa città si trovano la base americana Camp Lemonnier (con circa quattromila militari), una base francese, una giapponese e una italiana. La Somalia è tornata nell’orbita dell’instabilità con il rilancio del movimento Al-Shabaab, ma anche come teatro di competizione per basi e influenza.
Il traffico marittimo nello stretto di Bab-el-Mandeb nel Mar Rosso, dove sono attivi gli Houthi
L’Etiopia – la seconda nazione più popolosa dell’Africa con centoventi milioni di abitanti – è al centro di progetti infrastrutturali cinesi colossali, inclusa la ferrovia Gibuti-Addis Abeba da quattro miliardi di dollari e diversi parchi industriali.
La guerra degli Houthi yemeniti filo Teheran – che hanno attaccato dal 2023 le navi commerciali nel Mar Rosso per sostenere Hamas nella guerra a Gaza – ha avuto un impatto immediato sulle rotte commerciali mondiali: il transito nel canale di Suez è calato del 50 per cento con ripercussioni su tempi e costi di consegna a livello globale.
La risposta militare americana (operazione Prosperity Guardian) non ha risolto il problema, e la Cina – che di fatto non è stata colpita dagli Houthi, a dimostrazione di un accordo tacito – ha tratto vantaggio dalla situazione.
Il viceammiraglio Brad Cooper, comandante delle forze navali Usa in Medio Oriente, lo spiega così: «La presenza cinese nel Corno d’Africa rappresenta un salto qualitativo nella proiezione di potenza di Pechino: per la prima volta nella Storia, la Cina ha la capacità di difendere o minacciare rotte commerciali oceaniche lontane dalle sue coste».

Estratto da “Le mappe per capire il potere”,
di Maurizio Molinari (ed. Rizzoli)

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QUANTO CI VORRA’ AFFINCHE’ I “GALLETTI” DEI PARTITINI DI CENTRO CAPISCANO CHE SONO DAVANTI A UN BIVIO: UNIRSI O SPARIRE. I SONDAGGISTI FATICANO PERSINO A RILEVARE IL CONSENSO DI “PROGETTO CIVICO” DI ALESSANDRO ONORATO, DI “PIU’ UNO” DI RUFFINI & GABRIELLI, DI “PRIMAVERA” DI SPADAFORA: GALLEGGIANO SULLA SOGLIA DELLO “ZERO VIRGOLA”…IL PARTITO SOCIALISTA DI MARAIO E’ ALL’1%, ITALIA VIVA AL 2,3%, +EUROPA ALL’1,4%: NESSUNO SUPERA LA SOGLIA DI SBARRAMENTO DEL 3%

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

MA DOVE PENSANO DI ANDARE DIVISI? “L’ESPRESSO”: “CHI RITIENE DI CONTROLLARE UN BACINO ANCHE MINUSCOLO DI VOTI PENSA DI AVERE LA CHIAVE PER SOVVERTIRE IL SOTTILE EQUILIBRIO FRA DESTRA E SINISTRA. CONVINTO CHE POCHI MA DECISIVI VOTI SI DOVREBBERO PAGARE A PESO D’ORO. IL CHE DICE TUTTO SUL DEGRADO DEL NOSTRO SISTEMA POLITICO. LA COSA PIÙ SENSATA SAREBBE METTERE TUTTE QUESTE SCHEGGE CENTRISTE SOTTO UNA SIGLA UNICA. MA CON TROPPI GALLI A CANTARE NON SI FA MAI GIORNO E, DI QUESTO PASSO, CI SARANNO PIÙ PARTITI CHE ELETTORI…”

Il mercato dei partitini, perché di mercato si tratta, è da mesi in piena frenesia. Chi ritiene dicontrollare un bacino anche minuscolo di voti pensa di avere la chiave per sovvertire il sottile equilibrio fra destra e sinistra. Convinto che pochi ma decisivi voti si dovrebbero pagare a peso d’oro. Il che dice tutto sul degrado del nostro sistema politico.
I precedenti sono formidabili. Il caso più clamoroso, quello dell’Unione: la coalizione guidata da Romano Prodi nel 2006, composta da 15 partiti. Una marmellata informe che comprendeva anche due partiti comunisti, due liste dei consumatori e il marchio Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio (passato poi con Silvio Berlusconi per 3 milioni di euro).
Oltre al partito pensionati di Carlo Fatuzzo reduce dal centro destra, che dopo le elezioni rivendicò di essere stato l’artefice della vittoria di misura di Prodi. E per questo si aspettava un posto al governo. Quando il posto non arrivò, dichiarò guerra a Prodi e tornò nelle braccia di Berlusconi.
Uno schema, con qualche variazione sul tema, che continua a ripetersi. A destra il laboratorio di Noi con l’Italia di Maurizio Lupi ha messo in mostra una effervescenza senza precedenti. Dentro c’era Direzione Italia di Raffaele Fitto, poi folgorato da Fratelli d’Italia. E Cantiere popolare di Francesco Saverio Romano, ex ministro nell’ultimo governo del Cavaliere. E Alternativa popolare di Enrico Costa, figlio di Raffaele Costa. E Fare! dell’ex sindaco di Verona Flavio Tosi. E l’Udc di Lorenzo Cesa. E Identità e Azione di Gaetano Quagliarello. E quel che restava di Scelta Civica, con Enrico Zanetti. E Italia al Centro di Giovanni Toti, federato con Europeisti e Noi di Centro di Clemente Mastella. E Coraggio Italia dell’ex sindaco di Genova Luigi Brugnaro. Un cartello sterminato, che nel 2022 ha prodotto 254 mila voti.
Adesso, nella continua peregrinazione per le vie del Parlamento, al gruppone di Noi Moderati si è agganciato anche Italia dei Valori. Il partito fondato da Antonio Di Pietro […]
Il bello è che nella coalizione vincente alle elezioni del 2022 adesso c’è anche una Democrazia cristiana con il nome del suo leader nell’intestazione: Democrazia cristiana con Rotondi, DcR. Roba da far rivoltare nella tomba i padri dello Scudo crociato. […] La DcR è stata ammessa a beneficiare dei versamenti volontari del 2 per mille dell’Irpef. Nel 2025 ha incassato 36.022 euro. Il triplo dei 12.487 euro spettanti a Italia C’è (al Centro), partito promosso dall’ex deputato Gianfranco Librandi. […]
Dal centrodestra al centrosinistra. Dove esiste una minuscola formazione politica fondata nel 2023 che si chiama Campobase ed esprime un senatore dell’opposizione. È il trentino Paolo Patton. Quanti poi sanno che il deputato del centrosinistra Paolo Ciani è alla Camera in rappresentanza di DemoS, o Democrazia Solidale? È un partito nato dalla scissione di Popolari per l’Italia di Mario Mauro, già ministro della Difesa del governo di Mario Monti. Presidente è Mario Giro
Ma è niente in confronto all’ondata che si prepara per l’anno prossimo. C’è Progetto civico dell’assessore di Roma Capitale Alessandro Onorato con sostegno di Goffredo Bettini. […] Senza contare il centro del centrodestra e il centro del centro, ovvero quello fuori dai poli con Azione di Carlo Calenda e il Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin. Nuovo di zecca.
Potrebbe fare massa critica, per modo di dire, con il Partito socialista di Enzo Maraio, proprietario dell’Avanti! Online. Ignoto, invece, il destino del Partito repubblicano, che in vent’anni ha subito due scissioni e altrettante riunificazioni con il Movimento repubblicano europeo di Luciana Sbarbati, ostile all’alleanza con il centrodestra. L’ultima pace è stata siglata a giugno 2026.
Più uno dell’ex direttore del Fisco Ernesto Maria Ruffini e dell’ex capo della polizia Franco Gabrielli per evitare anche loro il calvario della raccolta firme si appoggeranno al Centro Democratico di Bruno Tabacci. […] La cosa più sensata sarebbe mettere tutte queste schegge centriste (Progetto civico, Più uno, socialisti, forse i repubblicani, Italia viva e magari altri pezzettini) sotto una sigla unica. Impresa impossibile. Dice il proverbio: Con troppi galli a w cantare non si fa mai giorno. Ma di questo passo ci saranno un giorno più partiti che elettori.

(da Espresso)

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ELISA FORNERO: “LA NUOVA QUOTA CENTO? UNA MISURA INGANNEVOLE DI SALVINI”

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

“E’ L’ENNESIMA TROVATA DI BREVE PERIODO DI UN SIGNORE A PERENNE CACCIA DI VOTI”

Nella Legge di Bilancio il governo Meloni ha deciso di rilanciare Quota 100. Con un fondo da 850 milioni che dovrebbe finanziare l’uscita dal lavoro a 64 anni. Ma secondo Elsa Fornero, autrice della riforma delle pensioni che il centrodestra contesta, si tratta di «una misura sfacciata e ingannevole». «Perché non è una riforma strutturale, ma si fa credere che lo sia. È l’ennesima trovata di breve periodo di un signore a caccia di voti, il quale non si è neppure accorto che i tanti che in passato l’avevano votato credendo alle sue promesse non vedono più nel pensionamento anticipato né un beneficio per loro stessi, né un vantaggio per i giovani. Hanno semmai capito che con l’allungamento della vita è importante andare in pensione un po’ più tardi, e con un assegno adeguato», dice oggi a La Stampa riferendosi a Matteo Salvini.
Quota 100 e la legge di bilancio
Fornero dice che quella di Salvini «è una questione personale, un fatto di tigna. Così può dire di aver smontato la Legge Fornero, anche solo per un anno. Non ha ancora capito come funziona un sistema previdenziale. Non ha ancora trovato nemmeno una persona competente che glielo spieghi in maniera chiara». E spiega: «La norma introduce un fondo per il finanziamento, pare triennale, per il pensionamento anticipato di persone ancora al lavoro. E preciso: chiunque, non specifiche categorie in difficoltà. Il governo si è guardato bene dal dire che, se il calcolo sarà interamente contributivo, la pensione sarà inevitabilmente e significativamente più bassa di quella che si avrebbe lavorando ancora qualche anno».
La flessibilità
E conclude: «Questo perché per gli attuali pensionandi il calcolo contributivo non comporta solo la riduzione dovuta alla più bassa età di pensionamento, ma anche quella che deriva dalla perdita della quota retributiva della pensione». Secondo Fornero la cosiddetta flessibilità «è parte dell’inganno. Non si può chiamare questo anticipo “flessibilità” senza specificare che verrà finanziato con una nuova imposta a carico dei pensionati, peraltro persone che ricevono assegni tutt’altro che ricchi, e che in passato hanno già subito perdite reali per effetto delle de-indicizzazioni. Per capirci: è stato calcolato che fra il 2016 e il 2025 la perdita per una pensione di 2500 euro è stata di circa un quarto».
Le priorità del paese
La conclusione: «Questa proposta ignora completamente le priorità del Paese e il futuro dei giovani. Siamo sicuri ad esempio che non sarebbe stato più equo tassare in forma trasparente le successioni e aumentare così i fondi alla scuola?». Beh, qualcosa per i giovani nella manovra c’è. O no? «C’è un pacchettino, buono forse per un anno. Senta, io di ragazzi ne incontro tanti, e il punto non sono le mancette per vincere le elezioni. I giovani di oggi lamentano l’assenza di una direzione, la percezione reale di una opportunità. Lei crede che questi fondi bastino?».

(da agenzie)

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TAGLIO IRPEF? NIENTE A CHI GUADAGNA MENO DI 50.000 EURO E A CHI STA SOPRA DETERMINA AL MASSIMO SOLO 40 EURO AL MESE DI ALLEGGERIMENTO

Ottobre 30th, 2026 Riccardo Fucile

IL 92% DI LAVORATORI E PENSIONATI SONO SOTTO QUELLA SOGLIA… LA SIMULAZIONE SU “LA STAMPA”: LA SOLITA PRESA PER I FONDELLI

L’estensione del secondo scaglione Irpef a 55 mila euro regala un alleggerimento fiscale massimodi 500 euro annui, come calcolato dal Sole 24 Ore. La simulazione del Servizio politiche fiscali della Uil, i cui calcoli sono al netto di detrazioni, deduzioni, addizionali regionali e comunali, stima un guadagno nullo fino a 50 mila euro annui.
Le aliquote ordinarie restano il 23% fino a 28 mila euro, il 33% sulla quota oltre 28 mila e fino a 50 mila. L’esempio è quello di un dipendente di un ristorante con reddito imponibile annuo di 32 mila euro. Oggi versa un importo di Irpef pari a 7.760 euro e, nel 2027, non avrà alcun beneficio.
Lo stesso vale per un funzionario che ne guadagna 40 mila e continuerà a vedersi applicate le stesse due aliquote progressive.
Le soglie di reddito
Quando il reddito arriva a 51 mila euro la quota di imponibile fiscale è pari a mille euro. Il beneficio fiscale è di 100 euro annui.
Un impiegato di un’azienda informatica con 53 mila euro di reddito annuo passerà a versare dai 14.990 euro odierni a 14.690 euro: 300 euro in meno. Chi ha invece 55 mila euro arriva a 500. Su 13 mensilità il risparmio è di 7,7 euro al mese fino a 51 mila euro annui. 23,10 euro per chi arriva a 53 mila. E 38,50 euro per chi arriva a 55 mila euro. Su dodici mensilità, il guadagno maggiore sfiora i 42 euro al mese. I redditi superiori invece continueranno ad avere l’aliquota al 43%. Quindi si dovranno accontentare dei 500 euro.
La Cgil
«Al 92% di lavoratori e pensionati questa Manovra non dà alcuna risposta», dice il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. E fa un esempio: «Un professionista benestante con un reddito lordo da 100 mila euro pagherà, nel 2027, 8.658 euro di Irpef. Un lavoratore dipendente con un reddito da 51 mila euro lordi ne pagherà 14.030. Pur percependo la metà, avrà un’imposta quasi doppia. Il primo risparmierà circa 10 mila euro l‘anno, il secondo 100 euro. L’autonomo sarà completamente esentato dalle addizionali locali, il dipendente continuerà a pagare in media 1.428 euro per finanziare i servizi pubblici regionali e comunali. Questo sarà l’effetto dell’estensione della flat tax e dell’abbattimento Irpef, che costerà circa 1,3 miliardi a fronte di un drenaggio fiscale che nel 2026 sta costando 4,5 miliardi a lavoratori e pensionati».
22 milioni senza sostegno
Secondo i dati del Mef 22,2 milioni di lavoratori su un totale di 24,1 e 13,4 milioni di pensionati su un totale di 14,5 sono sotto la soglia dei 50 mila euro di reddito. In entrambi i casi oltre il 92% del totale. «Per questa enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta), la Manovra non prevede alcun sostegno sostanziale», afferma Ferrari.
Le pensioni
«Se dovessero essere confermate le indiscrezioni sull’ennesimo taglio alla perequazione delle pensioni, il quadro sarebbe completo: una Manovra di bilancio che impoverisce ancora di più le persone che rappresentiamo.

(da agenzie)

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