LA LUNGA AGONIA DELL’ILVA. I GIUDICI DELLA CORTE DI CASSAZIONE, CON IL VERDETTO CHE HA SPAZZATO VIA I RICORSI CONTRO LO STOP DELL’AREA A CALDO DELLO STABILIMENTO DI TARANTO, HANNO FATTO PREVALERE IL DIRITTO ALLA SALUTE RISPETTO ALLA LIBERTÀ DI IMPRESA: “DIRITTO ALLA VITA E AL LAVORO NON POSSONO ESSERE CONTRAPPOSTI E NON DEVONO ENTRARE IN CONFLITTO”
IL GOVERNO NON SA CHE COSA FARE CON IL POLO SIDERURGICO PUGLIESE: A PALAZZO CHIGI BRANCOLANO NEL BUIO E NON C’È ALCUN PIANO PER SALVAGUARDARE IL FUTURO DELL’ACCIAIO ITALIANO – NELLE PROSSIME ORE VERRÀ SPENTO L’UNICO ALTOFORNO DELL’EX ILVA ANCORA IN FASE DI PRERISCALDO
L’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto deve essere spenta. La Corte di Cassazione, a sezioni unite, fa calare il sipario sulla produzione di acciaio a ciclo integrale a carbone.
Già nelle prossime ore, sarà fermato l’unico altoforno ancora in fase di preriscaldo. In teoria gli altiforni potrebbero essere riaccesi dopo l’adozione di misure a tutela della salute e dell’ambiente. Considerati i tempi lunghi e i costi altissimi degli interventi, lo stop diventa di fatto definitivo.
Resta valido, dunque, il decreto emesso il 27 luglio scorso dalla Corte d’appello di Milano, così come la disapplicazione integrale dell’autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata nel 2025.
Le sezioni unite ribadiscono che il diritto alla salute prevale sulla libertà di impresa. «Diritto alla vita e alla salute (e all’ambiente sano) e diritto al lavoro non possono essere contrapposti e non devono entrare in conflitto, poiché non sarebbe nemmeno meritevole di tutela un lavoro svolto in condizioni degradanti o pericolose».
La Cassazione riconosce che l’attività di produzione non dà alcuna garanzia sulla tutela della salute e dell’ambiente. Secondo i giudici, infatti, l’Aia del 2017 imponeva la rimozione integrale dell’amianto entro il 23 agosto 2023. Con l’Aia rilasciata nel 2025, che sul punto non prevede nulla, è stata di fatto avallata una proroga fino al 2037
Per la Suprema Corte conta anche che il rapporto Ispra citato a sostegno della non pericolosità si limitava a riportare una dichiarazione del gestore, senza documentare le rilevazioni. Pesano poi l’usura dei refrattari, ammessa dagli stessi consulenti delle aziende, e alcuni incidenti come l’esplosione di una tubiera nel maggio 2025.
Ne deriva – per i giudici – un pericolo attuale, valutato alla luce del principio di precauzione. Il provvedimento fa esultare le associazioni dei genitori tarantini, che hanno promosso i ricorsi. Per il governo, invece, si apre un percorso a tappe serrate.
Entro l’8 novembre dovranno essere presentate le offerte vincolanti di acquisto. L’obiettivo è la decarbonizzazione: costruzione di forni elettrici e impianti Dri. I tempi non saranno brevi. «L’Italia non può permettersi di perdere l’acciaio primario», avverte Simone Bettini, presidente di Federmeccanica.
(da agenzie)
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