Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
FUTURO E LIBERTA’ NON ESCLUDE ELEZIONI: SI DELINEA LA STRATEGIA CONTRO IL VOTO ANTICIPATO…FINI SFIDA BERLUSCONI: “MI E’ TORNATA LA PASSIONE POLITICA DEI VENT’ANNI”… IL CORSIVO E L’ANALISI DI MASSIMO FRANCO SUL “CORRIERE DELLA SERA”
S i nota un crescendo di aggressività nella minoranza finiana; ed una reazione difensiva,
quasi intimorita da parte del Pdl.
La riforma della giustizia ed il «lodo Alfano» si stanno rivelando fronti di oggettiva debolezza per Silvio Berlusconi.
E Gianfranco Fini non fa nulla per non sottolinearlo.
Il fatto che ieri, proprio da Milano, abbia avvertito che sulla giustizia si potrebbe aprire la crisi di governo, conferma una situazione patologicamente sull’orlo della rottura.
Ma soprattutto dice che il presidente della Camera sembra deciso a sfidare Berlusconi, nella convinzione di avere di fronte un leader in difficoltà : tanto più dopo l’altolà arrivato da Giorgio Napolitano.
È come se il conflitto con Palazzo Chigi gli avesse restituito energia e grinta; e reso il ruolo di terza carica dello Stato un orpello residuale.
«Mi è tornata la passione politica dei vent’anni», ha detto ieri a Milano.
Il «no» di Fini alla possibilità di reiterare la legge che dovrebbe fare da scudo al presidente del Consiglio nei processi è netto.
«Non siamo disponibili a garantire la persona, è la funzione che va tutelata», ripete.
E la cautela del Guardasigilli, Angelino Alfano, per il quale la reiterabilità non sarebbe «vitale», conferma l’inquietudine di Palazzo Chigi.
Berlusconi sa di potersi ritrovare costretto a trattare anche al ribasso.
E comunque si rifiuta di reagire a quella che considera una strategia di provocazioni.
Qualche finiano piccona il «lodo» costituzionale in quanto tale, nella convinzione che il presidente del Consiglio non possa nè voglia una crisi.
Ma più la situazione va avanti, più i margini si assottigliano.
Il Fli parla di un governo per cambiare la legge elettorale. E, pur rimanendo nel centrodestra, lascia che alcuni dei suoi esponenti disegnino scenari di «terzo polo» con l’Udc di Pier Ferdinando Casini; ed evochi un’alleanza contro il voto anticipato.
Fini ritiene che un mancato accordo sulla giustizia non potrebbe essere usato come «pretesto» al premier per tornare alle urne.
Il messaggio è trasparente: il Fli non avallerà quello che Casini chiama «autoribaltone» della maggioranza; e dunque non darà il via libera alle elezioni.
Il progetto, sempre più trasparente, è quello di scaricare sul premier e la Lega l’eventuale fine della legislatura; e di fare di tutto per scongiurare le elezioni con l’attuale sistema.
Pur di evitare una nuova vittoria dell’«asse del nord», sarebbe lecito allearsi con tutti: anche con il centrosinistra.
Per quanto ci si sforzi di esorcizzare la «sindrome siciliana», dove un Pdl lacerato al suo interno è stato mandato all’opposizione da un’alleanza fra Mpa, Fli e Pd, quell’anomalia pesa.
Ed ingigantisce le ombre sulla tenuta del governo nazionale; e sulle capacità del premier di amalgamare gli interessi di Nord e Sud.
È il sintomo di una situazione locale fuori controllo; e la metafora di sviluppi imprevedibili.
Prudente, la Lega finge di credere al traguardo del 2013.
Ma si prepara al peggio.
E l’assenza fisica di Berlusconi ed il suo silenzio alimentano la sensazione di un vuoto di potere ormai troppo vistoso.
Massimo Franco
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
“UN DOLORE VEDERE IL TRICOLORE BRUCIATO, NESSUNO DEVE SENTIRSI LASCIATO SOLO DALLE ISTITUZIONI”…”SENTIRSI NAZIONE E’ UN PLEBISCITO CHE SI RINNOVA OGNI GIORNO, OCCORRE UNA CONCRETA VICINANZA AGLI ITALIANI, ALLE LORO ANSIE E AI LORO TIMORI”…”L’UNITA’ NAZIONALE E’ UN BENE INTANGIBILE”
“L’immagine del tricolore bruciato nei giorni scorsi durante gli scontri a Terzigno, non può che costituire motivo di dolore e preoccupazione”.
Lo afferma il presidente della Camera, Gianfranco Fini, intervenendo questa mattina a Montecitorio alla presentazione del volume ‘Garibaldi: due secoli di interpretazioni’.
“Occorre – ha aggiunto – un impegno corale e convinto affinchè nessuna comunità locale, o ceto, o categoria possano sentirsi abbandonati, anche quando non lo sono, dalle istituzioni e della comunità nazionale”.
Per la terza carica dello Stato, “è dovere delle Istituzioni – sottolinea – impegnarsi per rafforzare nel nostro popolo il senso di appartenenza a una ‘comunità di destino, sentirsi nazione nel senso di Joseph Ernest Renan, in un plebiscito che si rinnova ogni giorno.
E’ un obiettivo che può e deve essere raggiunto – sostiene ancora Fini – non solo attraverso la memoria comune, ma anche e soprattutto attraverso la vicinanza effettiva alla vita concreta degli italiani, alle loro ansie, ai loro timori”.
Fini punta il discorso sulla coesione nazionale: “uno dei beni più preziosi e intangibili dell’Italia di oggi”.
Così nelle parole del presidente della Camera il mito di Garibaldi “coincide per molti aspetti con il mito stesso del Risorgimento, quel mito che siamo oggi chiamati, nell’imminenza del centocinquantenario, a rinnovare. Soprattutto nella coesione nazionale, che rappresenta uno dei beni più preziosi e intangibili dell’Italia di oggi”.
“Con l’odierna ricorrenza – ha aggiunto riferendosi all’anniversario dell’incontro di Teano tra Giuseppe Garibaldi e re Vittorio Emanuele II – ci avviciniamo in modo significativo al grande appuntamento del 2011, centocinquantesimo anniversario dell’unità della Patria. Questa giornata deve costituire un ulteriore richiamo alla necessità di difendere e rilanciare il valore dell’unità nazionale, è essenziale farlo nel momento in cui la coesione tra italiani di ogni ceto, di ogni appartenenza geografica, di ogni ispirazione politico-culturale si rivela decisiva per vincere le grandi sfide che riguardano il futuro del nostro Paese”.
L’anniversario per il presidente della Camera è “uno dei momenti simbolicamente più forti del processo di unificazione nazionale”.
“Il simbolo “dell’unificazione politica – dice la terza carica dello Stato – tra l’Italia meridionale, appena liberata da Garibaldi, e l’Italia centrosettentrionale”.
L’idea di presentare la figura di Garibaldi attraverso il racconto, la testimonianza e l’analisi dei suoi numerosi interpreti, come fa appunto il volume presentato oggi, è secondo Fini “di grande originalità “.
E anche “l’ulteriore dimostrazione – conclude – della centralità della figura dell’eroe nella tradizione, nell’iconografia e nell’immaginario dell’Italia unita”.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
PER TRANSPARENCY INTERNATIONAL, NELLA CLASSIFICA DEI PAESI ONESTI, NEL 2009 PERDIAMO ALTRE 4 POSIZIONI: SIAMO FINITI DIETRO RUANDA E SAMOA, STATI UNITI AL 22° POSTO… PER LA CORTE DEI CONTI, LA CORRUZIONE NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE CI COSTA 50 MILIARDI DI EURO L’ANNO
Brutte notizie per il Bel Paese in tema corruzione. 
Secondo la classifica stilata dall’ong Transparency International, elaborata analizzando 178 Paesi e presentata stamane, l’Italia scivola al 67esimo posto nell’indice sulla corruzione.
Il nostro Paese è arretrato di quattro posizioni rispetto al 2009 e di ben 12 sul 2008.
Il Corruption Perceptions Index (CPI) è considerato la misura più credibile al mondo per misurare la corruzione nel settore pubblico.
Oltre ai casi di corruzione in senso stretto, influiscono sul CPI tutte le questioni di malgoverno della cosa pubblica in senso lato che si manifestano nel Paese, in larghissima misura a livello locale.
Infatti, la sanità (gestita dalle Regioni) appare il settore dove tale malgoverno più si manifesta.
E proprio il CPI registra che la credibilità esterna dell’Italia riguardo la corruzione è in calo e che l’allarme sociale interno sul tema è in crescita.
I Paesi ottengono un punteggio da zero a 10 (con zero che indica livelli elevati di corruzione).
L’Italia è al 67esimo posto, con un punteggio di 3,9 peggiorato rispetto al 2009 (quando era al 63esimo posto, con punteggio di 4,3) e al 2008 (alla 55esima posizione, con 4,8).
Meglio di noi fanno il Ruanda e Samoa.
I Paesi più onesti sono quelli più pacifici: Danimarca e Nuova Zelanda.
In fondo alla classifica, Paesi devastati dalla guerra (Iraq, Afghanistan e Somalia) o governati da una giunta militare come la Birmania.
Gli Stati Uniti sono usciti dalla top 20 dei meno corrotti, collocandosi al 22esimo posto.
I dati corrispondono peraltro alle ripetute denunce ed analisi della Corte dei Conti che ha valutato in 50 miliardi di euro il costo annuale della corruzione nella Pubblica Amministrazione in Italia.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
L’ATTIVITA’ PARLAMENTARE E’ RIDOTTA AL MINIMO: POCHI SOLDI, PRIORITA’ E TEMPI DETTATI DAL GOVERNO… DAL 1° GENNAIO APPENA 126 RIUNIONI ALLA CAMERA E 92 AL SENATO: ORMAI I DEPUTATI LAVORICCHIANO SOLO DUE GIORNI LA SETTIMANA, MA DA 117 GIORNI SI ATTENDE LA NOMINA DEL PRESIDENTE DELLA CONSOB
Alla Camera dicono che succede, qualche volta.
Succede quando arriva la Finanziaria, che adesso si chiama «legge di stabilità ».
Allora si ferma tutto, in religiosa attesa che la commissione Bilancio partorisca.
Ecco spiegato perchè almeno per tutta la prossima settimana le luci dell’Aula di Montecitorio resteranno spente.
Con il risultato che molti deputati, come ha sottolineato ieri sul “Messaggero” Marco Conti, potranno godersi un periodo di ferie supplementari.
Quella spiegazione «ufficiale», tuttavia, non spiega perchè da tempo, ormai, i parlamentari non si ammazzano di lavoro.
La verità è che non c’è il becco di un quattrino.
Ma soprattutto che è il governo a dettare tempi, modi e priorità .
Eppure, nonostante le difficoltà economiche, gli argomenti non mancherebbero.
La commissione Giustizia della Camera, per esempio, ha praticamente concluso l’esame di un provvedimento antiusura già approvato dal Senato. Che però, senza apparenti motivazioni, procede lentissimo.
Come anche il disegno di legge anticorruzione, approvato dal Consiglio dei ministri otto mesi or sono, e ora parcheggiato nelle commissioni di Palazzo Madama. A motori spenti.
In questo caso però una ragione c’è.
Si deve assicurare una corsia preferenziale al Lodo Alfano.
Per rendersi conto dell’apatia nella quale sono immerse le Camere è sufficiente dare uno sguardo ai calendari.
Il Senato sarà impegnato nella discussione di mozioni sulla politica agricola comune, poi di risoluzioni, interrogazioni e interpellanze.
Invece la Camera, quando la vacanzina sarà finita, dovrà fare i conti con le norme di «sostegno agli agrumeti caratteristici».
Senza contare il trasferimento della Consob da Roma a Milano, preteso dalla Lega.
Tutto questo, naturalmente, sempre che l’esecutivo non decida di sconvolgere il ruolino di marcia.
Ma nemmeno il governo «del fare» di Silvio Berlusconi, che pure ha appena ripromesso una raffica di riforme, sembra percorso da un frenetico attivismo. Per dirne una, è da 117 giorni che aspettiamo la nomina del presidente Consob.
Se non si riesce a fare quella, figuriamoci la riforma fiscale…
Cinque mesi sono passati da quando il presidente della Camera Gianfranco Fini sbottò pubblicamente («a meno che il governo non presenti qualche decreto c’è il rischio di una paralisi dell’attività legislativa della Camera!»), scandalizzato per il fatto che il lavoro dei parlamentari era ormai limitato a due giorni la settimana, e nulla è cambiato.
Nei 298 giorni trascorsi dal primo gennaio l’assemblea di Montecitorio si è riunita 126 volte.
Quella di Palazzo Madama ancora meno: 92.
Il 18 ottobre la Gazzetta Ufficiale ha pubblicato una legge approvata l’8 ottobre scorso, l’ultimo dei 74 provvedimenti entrati e usciti dal Parlamento quest’anno.
In quel numero sono compresi 18 decreti legge del governo e altri tre provvedimenti di routine, sempre di fonte governativa, come la legge comunitaria.
Poi ci sono le 17 leggi di conversione di altrettanti decreti.
Quindi 22 ratifiche di trattati internazionali: atti dovuti.
Ne restano dunque 14, fra cui ci sono però anche provvedimenti nati da disegni di legge governativi.
Delle dodici leggi «superstiti» fanno poi parte provvedimenti a uso e consumo dei partiti e della politica, come la legge sul legittimo impedimento che ha consentito al premier di non partecipare per motivi istituzionali ai processi che lo vedono imputato, o come la sanatoria delle liste elettorali per le Regionali. Ne restano dunque una decina.
Una pattuglia sparuta, nella quale, oltre a provvedimenti di indubbio spessore sociale, come le disposizioni a favore dei malati terminali, dei sordociechi, o degli alunni dislessici, troviamo per esempio una legge che consente di nominare un finanziere comandante delle Fiamme Gialle, una norma sul personale dell’agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie…
La carestia legislativa farà senza dubbio contento il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, immortalato mentre inceneriva con un lanciafiamme migliaia di provvedimenti inutili.
Eppure anche nel suo partito, la Lega Nord, qualcuno ha masticato amaro. L’avvocato messinese Matteo Brigandì, fiero delle 199 cause vinte in difesa del suo leader Umberto Bossi, con coraggio leonino ha annunciato un giorno il gesto clamoroso: «Mi dimetto perchè non ha più alcun senso fare il parlamentare. Le Camere sono state svuotate di ogni loro funzione. Non hanno più alcun potere di iniziativa legislativa e sono state messe nella condizione di fare solo il notaio del governo».
È decaduto dall’incarico il 30 luglio 2010.
Giusto poche ore dopo essere stato eletto nel Csm dal Parlamento.
Per inciso, Brigandì era stato uno dei proponenti del legittimo impedimento.
Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
L’IMPIANTO SI BLOCCA PERCHE’ DOVREBBE BRUCIARE CDR E INVECE E’ ALIMENTATO CON SPAZZATURA NON TRATTATA… DAL 1999 AL 2009: 10 ANNI PER COSTRUIRLO, POCO PER ROVINARLO…ORA LA REGIONE DOVREBBE PAGARE 355 MILIONI PER RILEVARE UN IMPIANTO PER IL QUALE RIUSCIAMO A PAGARE 60.000 EURO AL GIORNO DI AFFITTO
Secondo Bertolaso l’inceneritore di Acerra “funziona e funzionerà sempre meglio”, ma in
realtà ha sempre funzionato poco e male., visto che brucia immondizia “tal quale”, quando invece è stato progettato per il cosiddetto cdr, il combustibile da rifiuti trattati.
La storia dell’impianto è il simbolo dell’emergenza rifiuti in Campania, una storia che inizia nel 1999, quando l’appalto è assegnato alla Fibe, nonostante non ci sia ancora la disponibilità dell’area su cui costruire l’impianto, riservandosi di individuarla suiccessivamente proprio ad Acerra.
Per l’acquisizione di quei suoli trascorrono ben 4 anni e poi, a rallentare ancora l’opera, ci si mettono i comitati locali che non lo vogliono.
Dopo un anno iniziano i lavori e in località Pantano, appena si scava, si trova l’acqua.
Alltri mesi, altre proteste, altre varianti.
La Fibe è esposta con le banche che hanno finanziato l’impresa in virtù del cfr stoccato da contratto: nel 2006 interviene in suo soccorso il governatore Bassolino con una ordinanza che autorizza lo stoccaggio in ecoballe.
Se ne producono tra 5 e 8 milioni: sono ancora ammucchiate nel guglianese e ci vorranno 20 anni a smaltirle.
Per ora sono intoccabili perchè sono l’unica garanzia in mano alle banche.
Nel 2007 la magistratura indaga l’impresa per frode in appalto pubblico e le sequestra, in via cautelativa, 250 milioni di euro.
Nel frattempo l’inceneritore non va avanti e le ecoballe si accumulano.
Prodi autorizza l’uso del “tal quale” e si arriva all’emergenza 2008 con il piano delle nuove discariche.
L’inceneritore alla fine viene inaugurato il 26 marzo 2009: la prima linea entra in funzione, le altre due entro maggio.
Dovrebbe bruciare 250 tonn di rifiuti al giorno, ma funziona a singhiozzo: il sistema di espulsione delle scorie s’intasa e le linee si fermano perchè non reggono le temperature elevate necessarie a bruciare il “tal quale”.
Ora si aspetta che un ente pubblico (Regione o Protezione civile) acquisti l’impianto valutato dall’Enea 355 milioni, per il quale attualmente vengono versati alla Fipe la bellezza di 60.000 euro al giorno di affitto.
L’inceneritore si è rivelato un affare, ma non certo per i cittadini campani.
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Ottobre 26th, 2010 Riccardo Fucile
DICEVA ALLA MOGLIE CHE ANDAVA IN OSPEDALE, MA QUANDO LA CONSORTE SCOPRI’ CHE NON ERA VERO CHIESE LA SEPARAZIONE…TRE FESTE PER UNA TESI MAI DATA E LA MADRE IN ATTESA… UNA PROFESSIONE MEDICA DICHIARATA ANCHE SULLA TESSERA DEL PCI
Ebbene sì, prima della camicia verde, il senatur aveva anche indossato il camice bianco!
Mancherebbe solo il rosso (che peraltro deriva dalle sue prime scelte politiche) per formare quel tricolore “che si dovrebbe riporre nel cesso”, secondo le sue esternazioni.
Diciamo subito che Bossi non ha mai avuto accertate competenze mediche, i suoi studi non lo hanno mai condotto a una laurea.
Eppure… era riuscito a entrare in un ospedale, indossando il camice bianco.
Quella di Umberto Bossi è una vita da chiacchierone spericolato.
Era riuscito persino a ingannare la moglie, raccontandole che si era finalmente laureato in medicina, ma non era vero.
La mattina usciva notoriamente di casa sostenendo che andava in ospedale (lo dichiarerà la prima moglie in un’intervista).
Quando però lei scoprì che raccontava balle lo mollò.
Sempre a causa di questa storia della presunta laurea, anche la mamma del senatur era stata gabbata dal figlio.
Un giorno Bossi volle accompagnare sua mamma all’Università di Pavia, in occasione della presunta discussione della sua tesi, ma la genitrice – poverina – non ebbe modo di ascoltare la performance oratoria del figlio.
Perchè fu proprio Umbertino a non farla assistere (chissà con quale scusa) alla presunta discussione della tesi.
Umberto organizzò poi ben tre feste di laurea, naturalmente per altrettante lauree inesistenti.
Nonostante tutto ciò, Umberto Bossi riuscì per due anni a frequentare un ospedale (la professione di medico risulta anche dalla scheda di iscrizione al PCI da lui debitamente compilata).
Dopo la sua militanza nel Movimento studentesco, Bossi aveva infatti preso la tessera del Pci.
In seguito tenterà anche la via canora al festival delle “voci nuove” di Castrocaro, ma con scarso successo.
Alla fine ripiegherà sulla tutela più che della salute, degli interessi suoi (e del sedicente popolo padagno).
(da “Informare Per Resistere”)
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
“E’ PARADOSSALE CHE PARLI COSI’ L’A.D. DI UNA AZIENDA CHE SI CHIAMA FABBRICA ITALIANA AUTOMOBILI TORINO”…” E’ UN PARADOSSO CHE DICA A NOI CHE FIAT NON HA LA CAPACITA’ DI COMPETERE”.. IERI L’AD AVEVA SOSTENUTO CHE NEMMENO UN EURO DI UTILE DEL 2010 ARRIVA DAGLI STABILIMENTI FIAT IN ITALIA
Dopo le critiche di quasi tutto il mondo della politica, ora una vera e propria
«bocciatura» arriva anche dalla terza carica dello Stato.
«Marchionne mi sembra che domenica abbia dimostrato, pur essendo italo-canadese, di essere più canadese che italiano» ha sottolineato il presidente della Camera Gianfranco Fini, censurando le parole pronunciate domenica dall’amministratore delegato della Fiat al programma di Fabio Fazio su Rai3. Fini ha parlato ad un incontro con gli studenti delle scuole superiori di Rovigo.
«Ha detto una cosa naturale per un top manager canadese. Ma è un po’ paradossale che lo dica l’amministratore delegato della Fiat, Fabbrica Italiana Automobili Torino, perchè se la Fiat è un grande colosso lo deve al fatto che è stato per grandissimo tempo il contribuente italiano, lo Stato, a impedire alla Fiat di affondare», ha aggiunto Fini.
Certo, ha aggiunto Fini, «il nostro è un Paese che per mille ragioni ha una scarsa capacità di attrarre capitali, e competitività del lavoro».
«A parte questa puntura di spillo ha aggiunto: “non è un paradosso che dica a noi, alla classe dirigente, “attenzione perchè non abbiamo più la capacità di competere, di stare sul mercato con una concorrenza molto marcata?”.
Fini, che ha parlato della competizione data dalla globalizzazione, ha concluso dicendo che «l’Italia deve sapere che non riuscirà a vincere la competizione puntando sulla quantità , deve farlo puntando sulla qualità ».
«Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia»: era stata questa la frase di Sergio Marchionne, ospite della trasmissione Che tempo che fa condotta da Fabio Fazio e in onda domenica sera, a suscitare molte polemiche politiche.
In particolare, l’amministratore delegato del Lingotto ieri aveva sottolineato il fatto che «nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010» arriva dal nostro Paese.
«Fiat – aveva aggiunto – non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre».
«Gli incentivi – aveva proseguito Marchionne – sono soldi che vanno ai consumatori: aiutano parzialmente anche me, ma in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere”.
Marchionne aveva dovuto anche ammettere però che «se la Fiat dovesse smettere di fare auto in Campania, avremmo un problema sociale immenso, specialmente in una zona dove la camorra è molto attiva».
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
SUL “CORRIERE DELLA SERA” ON LINE UN VIDEO E UN REPORTAGE SU L’AQUILA PER CAPIRE A CHE PUNTO SIAMO…MACERIE MAI RIMOSSE, RICOSTRUZIONE FERMA, EFFETTI DEVASTANTI SULLA PSICHE, UN DRAMMA UMANO CHE SI VUOLE NASCONDERE PER INTERESSI POLITICI
Domenico ti fulmina con lo sguardo mentre cammina sul cumulo di macerie in cui un tempo c’era Tempera, il suo paese.
Non si è ancora rassegnato, ma l’esperienza di questi ultimi diciotto mesi gli ha fatto perdere ogni fiducia nello stato italiano.
Don Giovanni Gatto, parroco di Tempera, mentre racconta come sia riuscito a salvarsi per miracolo, indica con tristezza la montagna di pietre ed erbacce che ha presso il posto della sua chiesa.
Lungo le statali che avvolgono l’Aquila, i cartelli con i nomi di paesi e borghi fantasmi sono tanti.
Basta abbandonare l’asfalto e inoltrarsi lungo strade sterrate per assistere ad uno spettacolo agghiacciante, diventato ormai normale.
Poltrone, televisori, resti di bagni e cucine, spuntano tra i detriti per raccontare come un tempo in questi luoghi c’era la vita.
Il signor Maurizi, orgoglioso proprietario del albergo ristorante “La cabina” di Castelnuovo, si è dovuto costruire a spese sue una baracca di legno sul bordo della strada.
Il nuovo e precario bar si chiama «La cabina 2» e dista pochi passi dai resti della struttura precedente. Ora Maurizi tira a campare immerso nei debiti: il sisma ha raso al suolo i sacrifici di tre generazioni d’emigranti in America e in Germania.
Benvenuti ad un Aquila di cui tanto si è parlato e poco si è visto, diventata drammatico bottino della politica.
Nel centro storico della città abruzzese, ci si aspetta di vedere o sentire l’assordante rumore di ruspe o il movimento di camion e gru.
Invece niente, un silenzio innaturale ti accompagna mentre cammini nei vicoli di quello che rimane del bellissimo centro storico.
Le new town, piccoli quartieri di case nuove, costruite a peso d’oro, stonano con il paesaggio circostante.
Chi ha avuto la fortuna di finire in questi quartieri inizia a intuire che ci dovrà rimanere, se tutto va bene, almeno 30 anni.
Le case consegnate personalmente dal premier Berlusconi, appena ci si entra, appaiono molto diverse da come le abbiamo viste in televisione.
Sono piccole e di mura sottili.
Come spiega un terremotato «dopo mesi in tenda pure una baracca ti sarebbe sembrata una regia».
L’Aquila appare molto diversa da quella mostrata fin ora.
Le macerie non sono state rimosse, la gente vive in un clima d’angoscia crescente.
Il numero dei morti, dei suicidi, dei divorzi e dell’uso di psicofarmaci è aumentato nel silenzio generale.
Il dottor Alessandro Sirolli, direttore del centro psichiatrico diurno dell’Asl 1 dell’Aquila non ha dubbi: «Ci nascondono le cifre del disastro umano» racconta.
Gli effetti distruttivi sulla psiche umana, dopo il sisma e lo stato di crisi, sono stati devastanti.
Di ricostruzione non se ne parla più nè in consiglio regionale nè tra la gente. La speranza è ridotta al lumicino mentre un secondo inverno è alle porte.
Un dramma umano che si svolge lontano anni luce dalle aule parlamentari e dalle sedi dei partiti.
La sensazione è che l’Aquila, questo pezzo d’Italia, sia stata rimossa dall’immaginario collettivo e che il cartello posto all’ingresso di una delle centinaia di baracche di legno in cui trascorrere quel poco di vita sociale che ancora rimane – dove si legge «questa è l’Italia del si salvi chi può» – non sia frutto del qualunquismo quanto piuttosto la fotografia di una realtà con cui dovremmo fare i conti per molti decenni.
(da “il Corriere della Sera“)
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Ottobre 25th, 2010 Riccardo Fucile
GIOVEDI SCORSO AD “ANNO ZERO”, GIANLUIGI PARAGONE, EX DIRETTORE DELLA “PADANIA” E CONDUTTORE IN RAI DE “L’ULTIMA PAROLA”, SI LAMENTAVA DI GUADAGNARE POCO: “SOLO 1.000 EURO LORDI A PUNTATA”… STAVAMO PER FARE UNA COLLETTA, POI ABBIAMO SCOPERTO CHE SI ERA DIMENTICATO I 7.000 EURO AL MESE CHE PRENDE COME VICEDIRETTORE DI RAI2 IN QUOTA LEGA
L’aveva data come notizia in diretta ad Anno Zero, la contestata trasmissione di
Santoro, di cui era ospite: tra i sei milioni di telespettatori a qualcuno era scappata pure una lacrimuccia di solidarietà .
Ma come: di fronte a qualche centinaia di migliaia di euro che percepiscono Santoro e Vespa, agli emolumenti (50.000 euro) che si dovevano elargire a Saviano, la Rai mantiene a pane e acqua il povero Gianluigi Paragone?
Giovedi scorso l’ex direttore della “Padania”, di fronte alle cifre sentiva girare, non ci ha visto più e, afferrato il microfono, si è lamentato in diretta: “io prendo a puntata per “l’Ultima parola” 1.000 euro lordi, vi rendete conto? Se mi permettete, mi girano le scatole”.
A nulla sono valse le parole rassicuranti di Santoro: “E’ tanto, quando ho cominciato non prendevo quella cifra”.
A nulla sono serviti i ragionamenti di altri che gli ricordavano che gli stipendi sono proporzionati alla pubblicità che richiamano, quindi all’audience.
Nessuno ha voluto infierire, ma è stato come dirgli: “Con gli ascolti che fai, ti pagano fin troppo”.
Nulla, non c’è paragone, continuava a sostenere l’omonimo Paragone Gianluigi, vittima della Rai che lo sfrutta e lo sottopaga, insomma.
Tutta l’Italia è andata a letto col pensiero a quel poveretto che si doveva accontentare (per 4 puntate al mese) di 4.000 euro lordi di stipendio.
Peccato che il paragone non regga, anche quando bleffa.
Il realtà il Gianluigi percepisce dalla Rai oltre 10.000 euro nette al mese perchè somma due stipendi: quello della trasmissione (4.000 euro lordi) e quello da vice direttore di Raidue (7.000 euro al mese), per un totale di 160.000 euro lordi annui, per fare il vice di Massimo Liofredi, responsabile di Raidue.
Non solo: Paragone in realtà guadagna il 20% in più di un suo pari grado ed è arrivato a quel posto in quota Lega, non certo per aver vinto un concorso.
Lui si vanta di “presidiare la Rai milanese”: lo faccia pure, ma la sua, più che una guardia armata, è una guardia molto, molto ben remunerata.
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