Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
I MAGISTRATI RILEVANO IL RADDOPPIO DEI COSTI DELLA TORINO-LIONE E CITANO STUDI SECONDO I QUALI L’OPERA NON PRODURRA’ PROFITTI
I costi sono aumentati troppo, da 12 a 26 miliardi di euro, e il flusso delle merci è diminuito.
Sono alcune delle critiche al progetto dell’Alta velocità Torino-Lione espresse dalla Corte dei Conti francese. I magistrati contabili di Parigi hanno pubblicato il parere, fornito al primo ministro Jean-Marc Ayrault a inizio agosto, in cui vengono elencati i dubbi sul progetto.
Si tratta di un documento importante in vista del vertice sul Tav tra Mario Monti e Franà§ois Hollande a Lione il prossimo 3 dicembre.
“Il carattere internazionale del progetto, la sua anzianità e la sua complessità rendono difficile esprimere delle raccomandazioni”, scrive il presidente della Corte Didier Migaud, che chiede di non trascurare soluzioni alternative, cioè i miglioramenti della linea esistente, e di considerare delle misure per spostare il traffico transalpino dalla strada alla ferrovia.
I costi del progetto vanno considerati in maniera sistematica, consiglia, tenendo conto della situazione finanziaria del Paese, della rendita dell’opera e della sua capacità di far crescere l’economia.
Il documento della Corte ripercorre diverse obiezioni sollevate dai No Tav sul versante italiano.
I costi.
Nel documento di quattro pagine, la Corte rivede l’aumento del budget del programma di studio e dei lavori preliminari, “stimato inizialmente a 320 milioni, poi a 371, è stato portato a 534,5 a partire dal marzo 2002, in seguito a 628,8 milioni nel programma del 2006. Le stime presentate alla conferenza intergovernativa del 2 dicembre 2010 l’hanno portato a 901 milioni”.
Questo costo, quasi triplicato è dovuto alla realizzazione delle discenderie (gallerie), ai problemi geologici e, sul versante italiano, alle proteste e alla variazione del tracciato (da Venaus a Chiomonte), ricorda il presidente Migaud.
Per la parte comune del progetto, i dati del giugno 2010 prevedevano 10,259 miliardi di euro “senza spese finanziarie, manodopera e studi preliminari”, quasi due miliardi in più rispetto al 2003.
Nel complesso, la stima del costo globale del progetto è passato da 12 miliardi nel 2002 a venti miliardi nel 2009 e poi a 26 miliardi “secondo gli ultimi dati comunicati dalla direzione generale del Tesoro”.
C’è poi la questione: chi pagherà ?
Se l’accordo del 30 gennaio scorso prevede una ripartizione dei costi della prima fase (42 per cento alla Francia, il resto all’Italia), mentre la seconda fase (acquisti dei terreni, reti deviate) pesa tutta sull’Italia, non si sa di preciso quanto sborserà l’Unione europea per i lavori.
I flussi.
Il progetto è stato “concepito in un contesto di forte crescita dei traffici attraverso l’arco alpino”, scrive Migaud, per questo ora bisognerebbe rivalutare i flussi.
Nel 1991, negli anni in cui venne lanciata l’idea della Torino-Lione, il rapporto Legrand prevedeva che i passaggi di merci sarebbero più che raddoppiati tra il 1987 e il 2010, ma già nel 1993 uno studio riteneva che quel rapporto sovrastimasse i passaggi e la crescita.
Poi, dal 1999, i traffici sono diminuiti: da una parte la chiusura temporanea del Monte Bianco, dall’altra l’apertura di nuove vie in Svizzera, la fine dei transiti notturni e la crisi.
Tutti i passaggi tra Francia e Italia ne hanno risentito, fatta eccezione di Ventimiglia su cui arrivano i flussi dalla Spagna. Solo nel 2035, ricorda la Corte citando uno studio dei flussi voluto da Ltf (Lyon-Turin ferroviaire, società che gestisce l’opera), è prevista la saturazione della linea storica.
Per queste ragioni, tra costi eccessivi e dubbi incassi dei pedaggi, la Corte dei conti ritiene che il progetto abbia una rendita poco certa.
Anzi, sottolinea Migaud, “secondo gli studi economici voluti nel febbraio 2011 da Ltf sul progetto preliminare modificato, il valore attuale netto è negativo in tutti gli scenari”, che siano di crisi o di ripresa.
Tuttavia la politica non sembra turbata dal documento.
Nella sua risposta a Migaud, il premier Ayrault ribadisce le intenzioni politiche del governo, gli impegni internazionali e in particolare gli accordi con l’Italia.
Andrea Giambartolomei
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
IL CAPOGRUPPO DIMISSIONARIO DELL’IDV:”SIAMO ALLA FINE DEI PARTITI PERSONALI”…”NELL’IDV NON SI COMPRA NEANCHE LA CARTA IGIENICA SENZA CHE LUI LO SAPPIA”
«A me Di Pietro e Grillo sembrano Pancho Villa e Emiliano Zapata». Massimo Donadi, il
giorno dopo le dimissioni da capogruppo dell’Italia dei Valori, allarga la frattura con l’uomo con cui ha condiviso le sue battaglie negli ultimi dodici anni.
«Io credevo in Antonio, conoscevo i suoi difetti, è stato l’unico che ha combattuto seriamente Berlusconi ma ora la vedo dura poter proseguire insieme».
Quali sono i difetti di Antonio Di Pietro?
Di Pietro è uno che mentre dipinge un muro di nero, ti dice che è bianco. Se tu gli contesti che si era deciso di farlo bianco, ti dice: “si vabbè ora lo vedi così, ma poi lo aggiusto, è un bianco tendente al grigio”. Ma è nero…
E lo nota soltanto adesso?
No, la mia critica a Di Pietro è iniziata un anno fa. A Vasto, per la prima volta dopo 12 anni, non ho partecipato, dissi che avevo un impegno. Sono stato lì solo nel primo giorno di lavori e me ne sono andato via subito. Solo tre mesi fa ho iniziato a esporre pubblicamente le mie critiche e ho fatto da parafulmine per tutti quelli che condividono la mia linea.
Ma esiste la possibilità che l’Italia dei Valori sopravviva?
A Di Pietro l’ho spiegato più volte, siamo a un bivio. Siamo vicini alla fine dei partiti personali. Lui ha due alternative: o si arrocca nella strenua difesa dell’esistente come Silvio Berlusconi o segue il cambiamento e si rinnova introducendo la democrazia dentro il partito. L’ufficio di presidenza non può essere composto da persone nominate da lui, i suoi membri devono essere eletti.
Quindi conferma che nel partito non esiste democrazia interna?
Da tempo chiedo un Congresso. Ora Antonio ci ha concesso un’assemblea nazionale, una sorta di kermesse, di passerella, che non ha nessun valore, non si deciderà nulla. L’unico organo decisionale è l’esecutivo nazionale. L’assemblea è soltanto un qualcosa che si è inventato Di Pietro dicendo ai suoi: “così si sfogano… ” Alla fine è sempre lui a decidere tutto, dentro l’Idv non si compra nemmeno la carta genica senza che lui lo sappia.
Questo vuol dire che lui aveva già deciso di andare con Grillo?
Report gli ha rovinato i piani, lui pensava di tentennare fino all’ultimo. Faceva finta di volersi riavvicinarsi al centrosinistra ma già pensava di allearsi con Grillo e fare una sorta di predellino mettendoci davanti al fatto compiuto senza lasciarci il tempo di opporci.
Ma se al Pd non lo vogliono non può fare altro…
Ora alcune cose non le posso dire perchè riguardano altri partiti ma so per certo che questo non è vero. È lui che ha iniziato ad attaccare il Capo dello Stato. Napolitano può piacere o non piacere, si può anche criticare ma per la sinistra è un simbolo. Ed è anche il simbolo della nazione. Poi c’è stato anche il video in cui definisce Bersani come uno zombie…
Secondo lei, invece, la lista “Basta” di Grillo-Di Pietro può avere successo?
Sì, magari può anche essere che Di Pietro abbia ragione e probabilmente l’unico suo modo per sopravvivere è allearsi con Grillo e cercare di raggiungere il 7% ma l’ho già detto: per me Di Pietro e Grillo sembrano Pancho Villa e Zapata.
Eppure Grillo viene visto come la grande novità della Terza Repubblica…
Grillo invece è l’ultimo cadavere della Seconda Repubblica e il suo è l’ultimo partito personale. Solo dopo le Politiche, con la fine dello scontro tra berlusconiani e antiberlusconiani, si aprirà una nuova fase e si potranno fare le riforme. D’altronde con l’uscita di scena di Berlusconi, pian piano tutti spariscono. Prima Veltroni e D’Alema, ora Di Pietro. Come si ritira il nemico (Berlusconi), finisce anche l’era di Di Pietro.
Ma perchè si è dimesso?
All’assemblea dei gruppi di sicuro non avrei avuto la maggioranza, sarei stato sicuramente sfiduciato. Rota, parente di Cimadoro, ha chiamato tutti i parlamentari e li minacciati con parole molto forti.
Non crede di poter ancora vincere la sua battaglia dentro l’Idv?
La vedo dura ma è possibile che riesca a coagulare la maggioranza del partito attorno a me. Se non ci riesco me ne vado e mi alleo col centrosinistra.
Squilla il telefono con la musica di Morricone in versione westner. ( Ride)
In questi giorni mi stanno chiamando tutti, ricarico il telefono tre volte al giorno ma io no, non ho chiamato nessuno.
Crede di farcela?
A me piace molto il detto: quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare…
Francesco Curridori
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
PRESENTATO IN SENATO IL DOSSIER 2012 SULL’EMERGENZA INFANZIA: IN MEDIA ARRIVANO 4 RICHIESTE DI AIUTO AL GIORNO
I casi di abuso fisico nei confronti dei minori sono più che triplicati dal 2006 a oggi.
A lanciare l’allarme è Telefono Azzuro, che ha presentato in Senato il «Dossier 2012 sull’Emergenza infanzia in Italia e nel mondo».
In media arrivano al 114 quattro richieste d’aiuto al giorno, di cui il 17% è per maltrattamenti o percosse.
Nel 2006 le segnalazioni di questo tipo erano solo il 5,2% del totale denunce.
CRESCITA
In pochi anni le segnalazioni di violenze sono quindi cresciute in modo esponenziale, passando all’11,3% nel 2010 e al 13,2% nel 2011, e solo nei primi otto mesi del 2012 sono aumentate del 3,9% rispetto all’anno scorso.
Dal 2006 al 2012 è inoltre raddoppiato il numero di denunce per casi di grave trascuratezza, passando dal 5,7% al 10,4%.
«Non si possono tagliare dai bilanci dello Stato risorse destinate ai bambini. Occorrono strumenti adatti e risorse adeguate: se non ci sono i servizi, i bambini non possono chiedere aiuto e nelle situazioni di emarginazione, violenza e devianza si interviene con difficoltà e in ritardo – ha dichiarato Ernesto Caffo, presidente di Sos Telefono Azzurro Onlus – È indispensabile cogliere immediatamente i segnali di sofferenza dei minori e unire le forze all’interno della comunità di riferimento tra servizi pubblici e privato sociale. L’aumento dei casi di abuso fisico – ha concluso Caffo – nasce dalla fragilità delle famiglie, ora accentuata dalla crisi economica e dall’assenza dei servizi di sostegno».
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
ACCOLTA LA RICHIESTA DI RITO ABBREVIATO AVANZATA DAL GOVERNATORE DELL’EMILIA
Un anno per i due dirigenti della Regione, Valtiero Mazzotti e Filomena Terzini. Dieci mesi
e venti giorni per il governatore dell’Emilia Romagna Vasco Errani. Queste sono state le richieste del pubblico ministero Antonella Scandellari a conclusione della requisitoria all’udienza del rito abbreviato per la vicenda Terremerse.
Prima di lei aveva parlato il procuratore capo Roberto Alfonso. «La legalità non si predica si pratica», ha detto.
L’UDIENZA
Contrariamente a quanto previsto, questa mattina intorno alle 9, il presidente Errani, si è presentato in tribunale per prendere parte all’udienza preliminare del processo che lo vede imputato per falso ideologico.
L’avvocato del presidente, Alessandro Gamberini, ha chiesto il rito abbreviato, con la conseguenza di una sentenza immediata, sulla base degli atti finora acquisiti.
Errani non attenderà dunque la sospensione del processo fino a gennaio che sarà disposta per suo fratello Giovanni, a suo tempo presidente della cooperativa Terremerse e accusato di aver ottenuto indebitamente, nel 2006, un finanziamento della Regione di un milione per uno stabilimento vitivinicolo a Imola che doveva essere già costruito ma non lo era: uno dei suoi avvocati ha lo studio a Ferrara e ha diritto alla sospensione in virtù della legge sul sisma.
IL FALSO IDEOLOGICO
A carico del governatore non ci sono accuse relative al finanziamento: è imputato di falso ideologico, in concorso con i dirigenti regionali per una relazione inviata in Procura nel 2009, dopo l’uscita di un articolo sul Giornale di Berlusconi.
Nella relazione si diceva che la procedura era stata regolare e si negava che il permesso di costruire risalisse solo a una settimana prima della scadenza: quella per i vertici regionali era solo una variante.
Nella copia depositata in Regione, peraltro, mancava la parola «sostanziale» aggiunta a penna, che invece figura in altre copie e avrebbe dovuto chiarirne la natura di nuovo permesso.
LA PROCURA
La Procura si è opposta alla possibilità di stralcio del processo (conseguenza dell’abbreviato per una parte di imputati).
Ha parlato lo stesso procuratore capo Roberto Alfonso, chiedendo al giudice di non dividere il processo.
Il gup, però, ha accolto le richieste di rito abbreviato di Errani, e per i dirigenti regionali Filomena Terzini e Valtiero Mazzotti che sono imputati anche per favoreggiamento.
Respinta invece la richiesta di abbreviato condizionato (all’audizione di due testimoni) avanzata dall’altro funzionario regionale Aurelio Selva Casadei.
Per lui e per gli altri imputati il processo è rimandato: le loro posizioni si discuteranno nelle prossime udienze, fissate all’1 e 8 febbraio (due date perchè la vicenda è molto complessa): se ne occuperà un nuovo giudice, Alberto Gamberini, perchè Giangiacomo decidendo subito sugli altri diventa incompatibile.
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Novembre 8th, 2012 Riccardo Fucile
RIPARTONO LE CALDAIE, SCHIZZA L’IMPORT DI LEGNAME: + 26% IN DIECI ANNI
La lunga estate calda è finita e, nelle case italiane, è di nuovo tempo di riscaldamenti. Le famiglie cominciano così a fare i conti con prezzi che, sia per il gas che per il gasolio, pongono l’Italia al top d’Europa e qualcuno riscopre allora la più economica legna, rimettendo in funzione camini e vecchie stufe.
Stando al calendario diffuso da Confedilizia, entro la fine di novembre i condomini di tutte le città potranno far ripartire le caldaie: la fascia dei centri più freddi (che comprende anche Milano) è già ripartita il 15 ottobre, un’altra consistente fetta (con Roma) il primo novembre, tutte le altre città potranno rimettere la manopola su `on’ tra il 15 novembre e il primo dicembre.
Il regolamento prevede che si possa accendere il riscaldamento al di fuori di questi periodi solo in presenza di situazioni climatiche eccezionali: in caso contrario, è prevista una multa da 500 a 3mila euro.
Ma, a giudicare dalle spese a cui vanno incontro le famiglie per riscaldare le abitazioni, difficilmente ci sarà qualcuno che infrangera’ la legge accendendo i termosifoni al di fuori del periodo prestabilito. Indipendentemente dalla fonte energetica scelta, il vecchio gasolio da riscaldamento o il più moderno metano, le bollette sono a molti zeri.
Nella classifica europea dei prezzi del gas, stando all’ultima Relazione dell’Autorità per l’energia, l’Italia è sensibilmente al di sopra della media europea: il costo al lordo delle tasse, nella fascia di consumo più bassa, è pari a oltre 98 euro al metro cubo (contro 90 dell’Unione europea), in quella media è di quasi 83 euro (contro 64) e in quella alta di 76 euro (in Europa se ne pagano 59).
Anche le case che hanno scelto di non affidarsi al metano non hanno di che sorridere: stando elle statistiche presenti sul sito del ministero dello Sviluppo economico (che prendono in considerazione solo il prezzo industriale, a cui vanno quindi aggiunti i margini delle imprese e le tasse), l’Italia è nelle posizioni di testa con 797 euro per ogni mille litri, superata solo da Malta (827) e Danimarca (815).
Sarà quindi anche per questo che le famiglie, come annuncia la Coldiretti, riscoprono stufe e camini, facendo impennare l’import di legname.
L’organizzazione agricola ricorda infatti che nei primi sette mesi dell’anno, stando ai dati Istat, le importazioni sono aumentate del 26% rispetto a 10 anni fa: e, in tutto il 2012, l’attesa è per un import pari a 3 miliardi di chili.
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