Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
ECCO LA LETTERA CON CUI LA GIORNALISTA MOTIVA LA QUERELA… “E’ COME I VECCHI POLITICI CHE DICE DI COMBATTERE, VUOLE UNA STAMPA ASSERVITA”
“Beppe Grillo continua la sua personalissima campagna di demonizzazione dei giornalisti
confondendo e sovrapponendo — non so quanto non volutamente — informazioni che non stanno insieme tra loro.
Per quanto riguarda il mio caso personale ha sostenuto cose non vere: che io sia stata contemporaneamente direttore del Tg3 e collaboratrice dell’Eni.
Sono stata direttore del Tg3 dal 1996 al 1998 mentre la mia collaborazione con l’Eni è cominciata nel 2008 e finita nel maggio del 2012.
Se non mi crede prenda pure le mie dichiarazioni dei redditi e verifichi.
Quanto alla mia collaborazione con l’Eni, è vero sono colpevole: colpevole di aver partecipato alla stesura di un testo teatrale per il Piccolo di Milano andato in scena nell’anniversario della morte di Enrico Mattei.
Il mio coinvolgimento nel testo riguardava l’anlisi della cèlèbre polemica Montanelli=Mattei avvenuta sulle pagine del Corriere della sera.
Sono poi anche colpevole di aver coordinato il comitato scientifico di Oil, una “rivista clandestina sovversiva” su politica estera e petrolio, in collaborazione con due società carbonare, rivoluzionare e sconosciute come Foreign Policy e The Washington Post. La mia attività è stata ufficiale, e dichiarata alle tasse.
In quel periodo non avevo nessun incarico dirigente in nessun altro media.
Se questo significa che sono “pagata dall’Eni” — pratica di corruzione e come tale infamante — Grillo dovra’ dimostrarlo con molto più di queste insinuazioni.
E dovrà dimostrarlo davanti a un giudice.
La triste verità è che l’unica libertà che Grillo sta dimostrando di poter rivendicare a pieno titolo è quella all’insulto e alla diffamazione.
E, che gli piaccia o no, somiglia sempre di più a quei “vecchi politici” che dice di combattere, quelli a cui non piacciono i giornalisti che dicono quello che pensano.”
Lucia Annunziata
argomento: Grillo, Stampa | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
LE MOTIVAZIONI DELLA SENTENZA UNIPOL: “LA PUBBLICAZIONE PUNTAVA A DANNEGGIARE L’EX LEADER DEI DS”
Senza «l’apporto» di Silvio Berlusconi «in termini di concorso morale, non si sarebbe realizzata la pubblicazione» della intercettazione telefonica tra Piero Fassino e Giovanni Consorte («Abbiamo una banca»), durante la tentata scalata di Unipol a Bnl nel 2005.
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza del tribunale di Milano, che ha condannato Berlusconi a un anno di reclusione per il reato di concorso in rivelazione del segreto d’ufficio.
In particolare, per il collegio giudicante, è stato fondamentale la valutazione della posizione del Cavaliere: «la sua qualità di capo della parte politica avversa a quella di Fassino – si legge nel testo -, rende logicamente necessario il suo benestare alla pubblicazione della famosa telefonata, non potendosi ritenere che, senza il suo assenso, quella telefonata, che era stata fatta peraltro ascoltare a casa sua (alla vigilia di Natale del 2005, ndr), fosse poi pubblicata» sul quotidiano “Il Giornale”.
A Berlusconi non sono state riconosciute le attenuanti generiche nel processo sulla pubblicazione della telefonata Fassino-Consorte («Abbiamo una banca») «tenuto conto della qualità di pubblico ufficiale» dell’ex premier e «della lesività della condotta nei confronti della Pubblica amministrazione, gravemente danneggiata dalla plateale violazione del dovere di fedeltà dell’incaricato di pubblico servizio», ovvero Roberto Raffaelli, il titolare della società che aveva incarico di effettuare le intercettazioni telefoniche da parte della procura di Milano.
Inoltre, i giudici hanno tenuto conto anche della «gravità del reato» e del fatto che c’è «insufficienza della condizione di incensuratezza dell’imputato, peraltro gravato da altre condanne, sia pur non definitive».
Nella ricostruzione dei giudici la telefonata tra Fassino e Consorte, pubblicata in un delicato momento politico, rappresentò «un regalo di Natale» per l’allora premier. «Ritiene il tribunale – è scritto nelle motivazioni -. Che la vicenda in esame si sia rivelata quale emblematica espressione della spregiudicatezza con cui un incaricato di pubblico servizio, Raffaelli, si sia reso disponibile a piegare il dovere di lealtà nei confronti della Pubblica Amministrazione».
(da “La Stampa“)
argomento: Giustizia | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
LA SCADENZA PER LA PRIMA RATA È VICINA, MA MANCANO CONTROLLI E MODULI, NESSUNO VUOLE DISTURBARE I VESCOVI… IL GETTITO NON ARRIVERà€ A 100 MILIONI DI EURO
È un mistero. Da un lato è normale, visto che si tratta in larga parte di materia “religiosa”,
dall’altro non tanto perchè parliamo di fisco.
Parliamo dell’Imu per il non profit — soprattutto per gli immobili appartenenti ad enti religiosi — che da quest’anno pagano l’imposta per la parte dei loro immobili utilizzata per attività commerciali.
Si promettevano meraviglie: l’associazione di ricerca Ares stimò in oltre 2 miliardi il gettito potenziale per le sole proprietà della Chiesa, l’Anci parlava invece di 500-700 milioni, la commissione del Tesoro sull’erosione fiscale guidata da Vieri Ceriani nel 2011 stimò prudenzialmente 100 milioni di euro.
Il governo Monti, modificando la legge per non incorrere in una multa europea per aiuti di Stato, si guardò bene dal fare previsioni, ma coi soldi promise di abbassarci le tasse: “Le maggiori entrate saranno accertate a consuntivo e potranno essere destinate all’alleggerimento della pressione fiscale”.
Anche l’Europa ha gettato la spugna: nel dicembre scorso ha detto che la nuova legge sanava una situazione illecita, ma che quantificare il danno era impossibile.
Risultato: un bel condono per gli illeciti 2006-2012.
E ora? Ora che tutto è a posto, quanto incasserà l’erario?
Ufficialmente è un mistero, ufficiosamente non molto di più rispetto agli anni scorsi.
Lo sostiene, anonimamente, una fonte dell’associazione dei Comuni e ne è convinto l’uomo che ha iniziato la battaglia a Bruxelles contro i privilegi fiscali della Chiesa, l’ex parlamentare radicale Maurizio Turco: “Il gettito non subirà variazioni sostanziali rispetto al passato. Il regolamento bizantino varato dal governo Monti non ha fatto altro che posticipare il momento della verità . Non è con l’autocertificazione che si risolve il problema: senza controlli non sapremo mai chi e quanto dovrà pagare”.
Ma i Comuni non sono interessati a incassare.
“I sindaci — è la risposta — non fanno i controlli per la semplice ragione che sono nelle condizioni tecniche e politiche per farli”. Tradotto: non hanno il personale, nè la volontà di mettersi contro un apparato che i governi d’ogni colore hanno dimostrato di non voler infastidire.
I futuri magri risultati dell’operazione di maquillage del governo Monti, infatti, stanno tutti nelle norme stesse.
Bene il principio: sono esenti solo le attività non commerciali.
Come individuarle? C’è un apposito “regolamento” emanato a novembre dal ministero dell’Economia (curiosamente in contrasto con quanto sostenuto dal Consiglio di Stato): sono quelle “svolte a titolo gratuito ovvero dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico e, comunque, non superiore alla metà dei corrispettivi medi previsti per analoghe attività svolte con modalità concorrenziali nello stesso ambito territoriale”. Bisogna, insomma, essere non profit almeno a metà .
Chi stabilisce la media territoriale e come la calcola? Chissà .
Alberghi e ostelli, asili e scuole, società sportive e circoli culturali che sarebbe meglio chiamare pub dovranno, per essere Imu-esenti, dimostrare solo che offrono i loro servizi a “metà dei corrispettivi medi” dei loro concorrenti profit.
Per gli alberghi è previsto addirittura — qualunque cosa significhi — che possano pagare l’Imu solo per i periodi dell’anno in cui effettivamente svolgono attività commerciale.
Per contestare un’eventuale dichiarazione infedele, infine, i comuni hanno cinque anni di tempo.
Nota ancora Maurizio Turco: “In Campania ci sono migliaia di case abusive costruite sotto il naso di chi dovrebbe vigilare: come si può immaginare che i Comuni siano in grado di fare controlli su cosa avviene dentro edifici in regola?”
La verita è che l’oscurità fiscale in cui si trovano gli edifici del non profit — enti ecclesiastici in testa — è contemporaneamente la garanzia e il mezzo con cui si preserva lo statu quo.
Entro il 4 febbraio chi aveva beneficiato di esenzioni Imu nel 2012 ha dovuto consegnare un modulo in cui dichiarava la sua posizione (o anche una semplice variazione rispetto all’anno prima).
In sostanza, una sorta di primo censimento di chi non paga l’imposta sugli immobili, che però non ha per ora riguardato enti senza fini di lucro e ecclesiastici: li ha esentati una circolare del ministero a gennaio.
Motivo? Mancava il modulo o, nel loro linguaggio, “la successiva emanazione del decreto di approvazione dell’apposito modello di dichiarazione in cui verrà indicato anche il termine di presentazione della stessa”.
Marco Palombo
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Chiesa | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA: “”SENTENZE POLITICHE, MOBILITEREMO I CITTADINI”
«Ho fatto tanto per pacificare questo Paese e ridargli un governo dopo lo stallo e ora assistono tutti in silenzio al tentativo di farmi fuori, non una reazione dalla Consulta nè dal Colle».
Nube nera come una cappa, su Arcore, e non è solo affare di meteo.
Il clima è assai cupo, anche al pranzo di Silvio Berlusconi con i figli e i vertici Mediaset, al rientro dalla Sardegna
Il dibattito politico sulle riforme e il presidenzialismo, visto dalla Brianza, appare lunare, lontanissimo.
La settimana di relax è già cancellata, sul Cavaliere ha il sopravvento la preoccupazione che diventa ansia, in vista del pronunciamento «decisivo» della Corte Costituzionale del 19 giugno sul legittimo impedimento al processo Mediaset.
L’esito negativo potrebbe aprire alla conferma della condanna in Cassazione e all’interdizione. Ecco perchè quella decisione è attesa ben più che la sentenza Ruby di primo grado del 24 giugno.
A Villa San Martino nel pomeriggio arriva Nicolò Ghedini, dopo l’arringa difensiva tenuta in mattinata in aula.
Sia lui che Longo gli hanno spiegato che con molta probabilità la Corte negherà la sussistenza del legittimo impedimento o al più la riconoscerà , ma non tale da vanificare il processo Mediaset ormai approdato in Cassazione.
Allora l’esasperazione avrà varcato il segno.
Berlusconi confessa tutta la sua delusione, chiamando in causa «gli arbitri che restano a guardare».
Non si attende certo un intervento del capo dello Stato o di chicchessia per bloccare sentenze ormai imminenti, spiega chi gli ha parlato nelle ultime 24 ore.
«Ma se c’è la volontà e si riconosce l’accanimento, il modo per impedirlo si trova» è il suo ragionamento.
«Napolitano è un grande presidente, siamo felici di averlo rieletto, ma il suo silenzio e l’immobilismo della Consulta pesano».
Il leader Pdl nei lunghi e amari sfoghi ne fa una questione anche politica.
«Mi sono battuto per ridare un governo al Paese, a fronte di tanti sacrifici nessuna forza politica ha nulla da ridire sul tentativo di farmi fuori?»
E poi, ci sono i tentennamenti sulla cancellazione dell’Imu a mal disporre l’ex premier nei confronti del governo.
Delusione e rabbia.
E in questo clima agisce da detonatore l’ultimo report consegnato ieri dalla sondaggista Alessandra Ghisleri, che riconosce al Pdl oltre il 28 per cento dei consensi e al centrodestra (prima coalizione) il 36, con Grillo in calo e tutti i partiti di governo in crescita.
Cosa accadrà dunque dopo il pronunciamento della Corte del 19 sul legittimo impedimento? Berlusconi continua a dire ai suoi figli e ai vertici Mediaset che tenere in vita questo governo è una polizza per le aziende, basta scorrere i titoli in Borsa dalla fiducia del 29 aprile ad oggi. Detto questo, nessuno dei dirigenti di Via dell’Umiltà si sente ora di scommettere un euro sul fatto che le decisioni giudiziarie non avranno ricadute sugli equilibri politici e di governo.
Cosa accadrà a fine mese, dicono un po’ tutti i pidiellini, non è dato sapere.
In realtà , neanche al capo è chiarissimo. Mario Mantovani, coordinatore lombardo ieri dimessosi da senatore, è tranchant: «Un’eventuale condanna sarebbe totalmente politica e di fronte a sentenze politiche mobiliteremo i cittadini contro i magistrati politicizzati».
Al partito sperano tutti di sapere qualcosa in più questa sera.
Dopo dieci giorni di black-out, Berlusconi rientra oggi a Roma e potrebbe riunire il partito a Grazioli in serata.
Anche se il restyling del Pdl in versione Usa, sponsorizzata dai falchi, resta in stand by.
«Spero che le indiscrezioni sulla rinascita di Forza Italia siano vere» dice la sottosegretaria Michaela Biancofiore.
Di certo, il leader non terrà il comizio di chiusura nè comparirà in strada al fianco del candidato sindaco di Roma Gianni Alemanno.
Per lui, registrerà oggi uno spot e delle interviste con tv locali.
Carmelo Lopapa
(da “La Repubblica”)
argomento: Berlusconi, Giustizia | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
“TRA PDL E PD SIAMO IN PIENA LUNA DI MIELE, UN MATRIMONIO CON COMUNIONE DEI BENI”….”LA PAROLA D’ORDINE E’ CONDIVISIONE IN ARMONIA, SI SOCIALIZZA ANCHE FUORI DEL PARLAMENTO”
Cenette, cortesie e occhiolini: la quotidianità degli onorevoli Pd e Pdl, ora che l’inciucio si è
consolidato, è fatta di piccoli gesti e premure reciproche.
Sia fuori che dentro il Parlamento.
“Vanno d’amore e d’accordo — racconta il deputato a Cinque Stelle Ivan della Valle — per esempio, durante le votazioni, si fanno segnali con le dita.
‘Siete favorevoli? ‘, sussurrano. Pollice alzato e nessuna polemica”.
L’episodio più esplicito, racconta l’esponente pantastellato, c’è stato quando il Pdl ha dovuto votare un emendamento proposto da Fratelli d’Italia: “Hanno avuto un attimo di crisi, non sapevano che fare. Poi il capogruppo Pdl ha telefonato a quello del Pd, e trenta secondi dopo si è alzato urlando: “Siamo contrari anche noi! ”.
E a lodare la serenità nata dalle larghe intese c’è anche una sostenitrice inaspettata, la senatrice Alessandra Mussolini.
Che non rimpiange affatto i tempi in cui i due partiti erano su fronti opposti, “anche perchè io critico comunque chi mi pare. Adesso si sta benissimo, non c’è più il clima di sospetto di prima, nessun sorvegliato speciale”.
Onorevole Mussolini, si sente la differenza da quando c’è il governissimo?
Eccome! Sembra che non siamo mai nemmeno stati avversari, siamo in piena luna di miele.
Addirittura.
Certo, si scambiano tutti sorrisetti, occhiolini, pacche. Ammiccano…Non solo è un matrimonio: è pure in comunione dei beni. Fiducia totale.
Niente più dispetti?
Zero! Non ci facciamo più sgambetti in commissione nè proposte di legge che in realtà sono pugnalate, per arrivare primi o per fregare qualcuno. Ora discutiamo di ogni cosa.
Al bando tutto ciò che è “divisivo”, dunque?
Esatto, la parola d’ordine è condivisione. In armonia. E ci riusciamo benissimo.
Non sembra neanche lei, a parlare.
Invece io in questa realtà sono a mio agio. Ci sono colleghi ancora un po’ disorientati, ma in fondo basta accettare il fatto che ormai stiamo insieme, noi e loro.
Per la verità sono pochi i parlamentari che si lamentano: ai più l’inciucio viene naturale.
Tra di noi infatti, in linea di massima, è tutto chiaro. Mi trovo in imbarazzo solo davanti ai giornalisti.
E perchè?
Vi ostinate a far finta che non sia cambiato nulla, volete metterci gli uni contro gli altri, senza capire che è finita l’epoca in cui ci si criticava solo perchè si militava dall’altra parte. Lo volete accettare o no? E poi, se dobbiamo prendercela con qualcuno, ci focalizziamo sui Tre Stelle.
Intende M5S?
Sì, quelli lì. Almeno due stelle ormai le hanno perse per strada. Adesso si sono pure uniti con Sel: sono tremendi. Hanno totalmente perso l’imparzialità .
E voi, invece, l’avete ritrovata.
Certo, noi e il Pd siamo come l’anima e il corpo.
Socializzate anche nel tempo libero?
Per forza. Le cene sono inevitabili. Se devi trattare temi alti finisci per frequentarti, per stringere rapporti genuini. Magari ancora non sono diventate vere amicizie, ma capiterà .
Intanto sbocciano sempre più amori bipartisan.
Quello era successo durante l’ultima legislatura, con Nunzia De Girolamo e Francesco Boccia. Sa, gli opposti si attraggono. Però effettivamente ora si attraggono pure i simili… A pensarci bene è piuttosto destabilizzante.
Beatrice Borromeo
(da “il Fatto Quotidiano“)
argomento: Costume, PD, PdL | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
COSI’ IL PASTORE TEDESCO “FIGO” ESPRIME IL SUO ULTIMO ATTO D’AMORE
L’immagine ha commosso l’America.
Il fedele compagno «Figo», un pastore tedesco in forza all’unità cinofila K-9, saluta il suo padrone.
L’agente di polizia Jason Ellis, 33 anni, è stato ucciso in una sparatoria il mese scorso in Kentucky mentre era in servizio.
Ai funerali solenni nella cittadina di Chaplin hanno partecipato tutti i colleghi, gli ufficiali, i familiari e il suo partner: il fedele compagno «Figo», un pastore tedesco in forza all’unità cinofila K-9.
La foto straziante del cane che saluta per l’ultima volta il suo padrone ha commosso Internet.
Pubblicata dai media americani e cliccatissima sui social network, mostra il cane che alza la zampa e l’appoggia sulla bara dell’amico scomparso.
Lo scatto è l’ennesima testimonianza di un legame profondo, che nemmeno la morte riesce a spezzare.
«Figo e Jason erano due partner veri e propri», ha commentato all’Associated Press il capo della polizia Rick McCubbin.
Figo è stato congedato e nel frattempo affidato alla vedova e ai due figli adolescenti di Jason Ellis
Elmar Burchia
argomento: Animali | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
“A ME NON MI AMMAZZA NESSUNO, ORA MI RIPRENDO IL PARTITO”
Il vecchio guerriero medita la rivincita circondato dai suoi ritratti a olio che tappezzano le pareti
della casa di Gemonio, rievocando ben altre stagioni di gloria: Umberto adamitico con la mela in mano; crociato con l’armatura; Braveheart con lo spadone.
Poi l’orologio con lui in camicia verde assieme a Gipo Farassino, la statua lignea a figura intera, piatti di ceramica, targhe di ogni misura, la foto con papa Woytjla, il Duomo di Milano con la bandiera della Lega… perfino la porta che dà sul tinello foderato di verde reca inciso sul vetro un Sole delle Alpi.
Ma oggi è solo, Umberto Bossi, in mezzo ai suoi cimeli.
Nella penombra, accanto a lui, non resta che la moglie Manuela: “Sarei io la guardiana del cerchio magico? Mi guardi, fatico a farmi dare retta anche in casa. A inventare sono capaci tutti, ora. Ma la scuola Bosina di Varese per cui dicono che la Lega si sarebbe svenata non mi ha mai versato un centesimo, io sono sempre stata una maestra volontaria”.
E lui di rincalzo: “Sia ben chiaro, quella scuola è nata su ordine della Lega”.
Umberto Bossi indica la grande Madonna bianca dietro al divano: “Me l’ha portata da Medjugorje la moglie di Castelli, la metteremo in campagna dove Renzo alleva maiali e capre, ha imparato a fare il formaggio. La casa gliel’ha disegnata Roberto Libertà , lui s’è diplomato ragioniere. E’ bello vedere i fratelli così uniti. Ho sbagliato a portare Renzo nel consiglio regionale lombardo?…”.
Lo interrompe Manuela: “Col senno di poi, è stata un’ingenuità ”.
“Che poi s’è dimesso per motivi da niente”, ricomincia Umberto, “così come era solo una gran balla dei nostri diffamatori che Riccardo si fosse comprato una barca”.
Tempi duri, caro Bossi. Ma sulla famiglia torneremo dopo. Prima deve fare i conti con la sua rivoluzione mancata. Dopo 25 anni come fa a crederci ancora?
“Ci credo perchè la questione settentrionale non è un’invenzione e il bisogno di libertà non si può sopprimere. Certo mi fa rabbia che Maroni cancelli la Padania e si rammollisca con ‘Prima il Nord’ proprio quando era maturo il tempo di farci forza del diritto internazionale. Nell’Europa in crisi torna attuale l’indipendenza dei popoli attraverso i referendum, come in Scozia e in Catalogna. Superando la fase del federalismo. Lo faremo anche in Padania”.
Maroni dove sta portando la Lega?
“Lui non ha i nostri ideali. Quando uno tradisce una volta — e Maroni quando ruppi con Berlusconi nel 1994 gli sedeva di fianco, si opponeva- poi tradisce sempre. Si illude di diventare il plenipotenziario di Berlusconi al Nord, ma il Pdl non rinuncerà mai a presentare le sue liste in casa nostra, come fa la Cdu tedesca con la Csu in Baviera”.
Pentito di essersi sottomesso a Berlusconi?
“No perchè lui è stato un moltiplicatore di consenso per noi, ci ha fatto dei favori, e poi quando hai subìto una persecuzione che si assomiglia si genera anche una specie di affetto. Ma la destra è nazionalista, l’autodeterminazione è più facile che si realizzi con la sinistra. Perciò se per l’indipendenza si deve rompere con la destra, pazienza”.
E’ più quel che ha ricevuto o quel che ha dato a Berlusconi?
“Secondo me alla fine Berlusconi ci ha alzato i voti. E se arriveremo almeno al federalismo fiscale lo dobbiamo a quell’alleanza. Certo, me lo ricordo Bersani che mi fermava lamentandosi: ‘Ma cosa ci stai a fare tu con quel miliardario!’. Intanto però la sinistra sul federalismo fiscale non ci sentiva, l’abbiamo dovuta trascinare. Però il rapporto di Maroni con Berlusconi è un’altra storia. Lui all’indipendenza non ci crede e quindi rimane sottomesso”.
In effetti sull’indipendenza Maroni non la segue di certo.
“Maroni sta distruggendo la Lega, butta fuori la gente. Quel mio colpo di genio con cui avevamo preso la guida di Veneto e Piemonte, con Zaia e Cota, di questo passo al prossimo giro ce lo sogniamo. Tosi in Veneto porta via i voti alla Lega e fa accordi con i fascisti: il suo progetto Verona non mi è mai piaciuto. In Piemonte vogliono mettere a capo del partito Gianna Gancia, la moglie di Calderoli, brava amministratrice, ma io dubito che abbia le doti per guidare il movimento”.
Calderoli a che gioco gioca?
“E’ un gran lavoratore ma ora si barcamena un po’, cosa vuole”.
A 72 anni, malato, forse dovrebbe arrendersi. Tanto più dopo quella sera delle ramazze alla Fiera di Bergamo, il 10 aprile 2012, quando si era appena dimesso da segretario e in lacrime ha chiesto scusa per i danni provocati “da chi porta il mio cognome”.
Guarda la moglie Manuela che scuote la testa: “No, quella umiliazione è stata troppo, un’ingiustizia troppo grande…”.
Umberto si rianima: “Non lo rifarei mai, non ripeterei quelle parole. A Bergamo mi ci avevano trascinato in manette. E ora mi hanno tolto gli autisti e le guardie del corpo per cercare di impedirmi di andare in giro a parlare con i militanti, a dire la verità . Espulsioni, espulsioni, mandano a rotoli la mia Lega!”.
Però quando i suoi fedelissimi l’hanno implorata di fondare un partito alternativo, lei s’è rifiutato.
“Io sarei stato dell’idea di non fare nessuna battaglia, ma a furia di buttare fuori gente e tradire gli ideali della Lega la pressione su di me s’è fatta irresistibile. Devo per forza rimettermi alla guida del partito”.
Il congresso è fra un anno, Maroni ha in mano il consiglio federale. E nel frattempo?
“Venga qui tra dieci giorni e le dò la prima copia del nuovo giornale che stiamo preparando. Titolo: La lingua padana. Ricominciamo dalla nostra identità , ce n’è un bisogno enorme, e allora le assicuro che il traditore dovrà fare i conti con noi”.
Intanto però le tagliano i fondi, dicono che la Lega non può più permettersi di passarle 800 mila euro l’anno.
“Sono tutte balle, difatti nessuno è venuto ancora a dirmi nulla. La Lega a me e alla mia famiglia non ha mai dato dei soldi che non servissero per la militanza”.
La sua segretaria Nicoletta Maggi a Roma non prende lo stipendio da marzo.
“Tranquillo che la Nicoletta la pagherò io, con i miei soldi”.
Dicono che il partito si è sobbarcato le sue spese sanitarie.
Guarda di nuovo Manuela, lei allarga le braccia: “Facciamo i controlli, le analisi, e li paghiamo come tutti i cristiani”.
Lui precisa: “Ho la mia mutua come tutti i parlamentari. Non ne posso più di tutte queste menzogne”.
Ci faccia capire, lo scandalo… Forse lei considerava il partito talmente una sua creatura da non fare troppe distinzioni fra bilancio della Lega e bilancio familiare. Li identificava…
“La smetta, semmai è vero il contrario. Quando la Lega è nata e magari c’era da comprare un’automobile, i soldi ce li mettevo io di tasca mia. A questo partito ho dato tutto, nessuno osi dire il contrario. Le sembra una casa di lusso, questa? Ha le pareti che vanno in rovina, ci ho anche dovuto fare dei lavori. I disonesti stanno altrove”.
Quel suo tesoriere Belsito, per esempio. Dice che lei voleva costituire una riserva di denaro all’estero nell’eventualità di fondare un nuovo partito.
“Ma va là … A Belsito i magistrati gli fanno dire quello che vogliono, ha paura. Io avevo in mano la Lega, mica avevo bisogno di un’altra cassa. Glielo ripeto, i ladri sono altrove, non si permettano”.
Personaggio ambiguo, però, Belsito.
“Si era messo al fianco di Maurizio Balocchi, il nostro tesoriere, finchè è morto nel 2010 e così me lo sono ritrovato. Belsito aveva lavorato prima per quell’avvocato del Pdl… Alfredo Biondi. Chissà che giri aveva, mica era un mio uomo”.
Scusi se insisto, Bossi, ma lei ce l’ha la salute e l’energia per rimettersi a battagliare?
“Ce l’ho, ce l’ho la forza io. A me non mi ammazza nessuno, e stavolta mi hanno fatto davvero incazzare. Il capo della Lega resto io”.
Butta il toscano nel camino, si alza scuro in volto e se ne va con quei suoi piccoli passi incerti. Resto in imbarazzo ad aspettare qualche minuto il guerriero di 72 anni che fatica a parlare ma non si rassegna al tramonto.
Torna indietro accompagnato da Manuela e dal figlio Roberto Libertà : “L’importante è che i miei ragazzi restano uniti, si aiutano l’un l’altro”.
Scende a fatica gli scalini per uscire con me sulla via di Gemonio, stretta e in discesa. Ricorda i bei tempi delle serate in tv, quanto si divertiva.
Ricorda il nostro comune amico Guido Passalacqua.
Si rivolge ancora a Manuela: “A Gipo Farassino è morta la moglie, non sta bene, devo andarlo a trovare”.
Accarezza gli ornamenti floreali della casa: “Una volta qui fuori c’era sempre qualcuno a vigilare, ora può passare un pazzo e buttare una bomba in giardino. Ma se pensano di mollarmi così…”.
Gad Lerner
(da “La Repubblica”)
argomento: Bossi, LegaNord | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
LE SOCIETA’ OFFRONO I LORO SERVIZI DI RISCOSSIONE CHIEDENDO UN AGGIO A DUE CIFRE
Venti euro per ogni appuntamento con il contribuente, novanta centesimi per ogni comunicazione inviata ai cittadini (più 20 centesimi a foglio aggiuntivo), un aggio del 23% sulle somme incassate a seguito di accertamento e del 9% sulle riscossioni, che però scatta dopo appena un mese dall’ingiunzione (e non due come nel caso di Equitalia).
E poi, ancora, l’1% sull’Imu pagata con bollettino postale, 1 euro per ogni versamento Imu con l’F24, il 9% per la riscossione spontanea delle multe stradali, che può arrivare al 21% se il debitore è straniero, il 23% più 20 euro a pratica per ogni ravvedimento operoso.
Un tariffario “pesante” quello della società che incassa le tasse locali e le contravvenzioni per i comuni della Provincia di Trento.
E Trentino Riscossioni è un’impresa a capitale interamente pubblico, anche se la società lavora esattamente come un privato.
I privati veri, gli imprenditori della riscossione a caccia degli appalti dei comuni che hanno deciso di abbandonare Equitalia, «il mostro pubblico», praticano tariffe ancor più onerose.
Qualche caso?
Il comune di Sperlonga, in provincia di Latina, ha fissato l’aggio per la riscossione coattiva al 18%, a Sora, in provincia di Frosinone, la base d’asta per l’appalto della riscossione fissata dal comune è del 15%. Più il rimborso delle spese.
A Sannicandro, provincia di Napoli, la riscossione dei tributi costa il 15% se è volontaria, il 30% se avviene dopo un atto ingiuntivo. In altre città più grandi, dove il servizio di riscossione è gestito da privati, l’aggio è più basso.
A Prato ed in alcuni comuni della Sicilia dove opera la Serit la percentuale è del 10%. Equitalia pratica un aggio del 9% sull’incasso dei vecchi ruoli e dell’8% su quelli emessi a partire da quest’anno, un costo che va interamente a carico del contribuente se il ritardo del pagamento supera i 60 giorni, altrimenti viene diviso con l’ente creditore.
Ridurre ancora le tariffe della riscossione pubblica, come ha intenzione di fare il governo, si può.
C’è già una legge che consentirebbe la progressiva riduzione dell’aggio fino al 4%. Ma questo non risolve il problema dei privati, per i quali la tariffa è libera. E la normativa in vigore non offre grandi garanzie ai contribuenti.
Passare da Equitalia al privato, alla «riscossione dal volto umano» come promettono i sindaci, non significa automaticamente pagare meno.
C’è una legge del 2011 che trasforma l’aggio in un «rimborso» commisurato ai costi. Si dice che questo non dovrà comportare oneri aggiuntivi per i contribuenti, ma rispetto a che cosa, nella legge, ovviamente non c’è scritto.
In ogni caso mancano i regolamenti ministeriali di attuazione, sicchè il decreto 201 non è mai stato applicato.
È dunque il mercato che determina il costo del servizio: come in passato, saranno gli enti locali a stabilire le condizioni, quando metteranno il servizio di riscossione all’asta, e la concorrenza a fare il «prezzo».
Alcuni comuni della provincia di Napoli hanno appena spuntato un 7,17% (lo stesso praticato dalla Soris a Torino) dai tre concorrenti che si sono qualificati per l’appalto, e attendono ulteriori ribassi. Dove c’è concorrenza ci può essere un vantaggio, ma non è detto neanche questo.
A Tortona, comune dell’alessandrino di 30 mila abitanti, la gestione, dopo una gara pubblica, è passata da una municipalizzata a una società privata, e gli incassi si sono impennati del 62%.
Il privato ha vinto la gara offrendo un aggio del 30% sul coattivo, del 3% sull’ordinario.
«In media il 25%. Certo, non è poco, ma il Comune – dice il sindaco Massimo Berutti – non ha più avuto un problema con le tasse». Tanto che al privato presto darà anche l’esattoria delle multe stradali. E ci mancherebbe.
L’Aipa, il privato, gli ha assunto 9 dipendenti dell’ex municipalizzata che gestiva la riscossione, e che è stata liquidata.
E in attesa di gestire le multe hanno dato al Comune, pagandoli loro, due ausiliari del traffico. Intanto cominciassero a fare le contravvenzioni. E non è mica finita qui. «Stiamo valutando anche l’affidamento della riscossione dei canoni ricognitori» dice Berutti. La maggior parte dei sindaci non sa neanche cosa sono. I diritti sul suolo pubblico, cavi sotterranei compresi, che quasi nessuno finora ha riscosso, e che gli esattori privati, in queste settimane, reclamizzano con le brochure inviate ai sindaci di mezza Italia. «Ci darebbero il 70%. degli incassi..» dice Berutti.
Mario Sensini
(da “il Corriere della Sera“)
argomento: denuncia | Commenta »
Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
PER LE COMUNALI DI ROMA FRANCESCO DE SALAZAR SI E’ CANDIDATO CON FRATELLI D’ITALIA (PER ALEMANNO) E CON LA LISTA MARCHINI (PER MARCHINI), RISULTANDO ELETTO IN DUE MUNICIPI DIVERSI… IN PASSATO AVEVA ADERITO AD ALTRI DUE PARTITI
Il politico eletto contemporaneamente in due partiti diversi non l’aveva previsto nessuno, va
oltre la fantasia di Pirandello, ridicolizza il teatro dell’assurdo, travalica le peggiori invettive di Grillo. Eppure è successo davvero.
Due poltrone per uno.
La vita supera l’arte, la politica si fa beffe dell’antipolitica.
Francesco De Salazar ha avuto un colpo di genio mai venuto in mente neppure al quasi omonimo dittatore del Portogallo, autocrate ma poco attento al culto della personalità .
Si è candidato in due liste: con Fratelli d’Italia, per Alemanno; e con la lista Marchini, per Marchini.
Al II Municipio (Parioli-Nomentano), e al XII (Monteverde-Portuense).
Con un notevole exploit, è stato eletto in entrambi i consigli.
L’hanno votato sia i sostenitori del sindaco di destra, sia gli elettori di «Arfio», rampollo di una storica famiglia della sinistra romana.
Ma in campagna elettorale come avrà fatto?
Il mattino era a Villa Borghese con i volantini di Alemanno e la sera dall’altra parte della città a Villa Pamphili con quelli di Marchini?
Al ballottaggio voterà il sindaco uscente o seguirà le indicazioni di «Arfio», che si è pronunciato per la discontinuità , quindi per Marino?
E di quale municipio sarà consigliere?
Intervistato da Francesco Di Frischia sulla cronaca romana del Corriere, De Salazar, che deve essere anche un tipo simpatico oltre che ingegnoso, ha sdrammatizzato: «È stata una leggerezza. Prima ho avuto contatti con la lista di Marchini, poi molti cittadini del II Municipio mi hanno chiesto di candidarmi con Fratelli d’Italia… Ho fatto la campagna solo lì, e solo lì siederò. Ho scoperto della doppia candidatura quand’era troppo tardi. Io ho sbagliato, ma c’è un vuoto normativo evidente…».
È quindi una storia esemplare di come funziona la politica, non solo a Roma: regole astruse che consentono un simile pasticcio, controllori disattenti, elettori tratti in inganno, eletti bulimici, si spera soltanto di voti.
E comunque De Salazar (che a 33 anni è riuscito già a cambiare quattro partiti: An, La Destra, adesso contemporaneamente Fratelli d’Italia e lista Marchini) spalanca orizzonti finora imprevedibili: tifare al derby sia Roma sia Lazio (quando si candidò al Campidoglio per il Ppi, il prefetto Caruso si disse in effetti tifoso di entrambe le squadre), sedere sia sulla panchina del Milan che su quella della Roma (Allegri ci è andato vicino), vivere insomma molte vite insieme: una sola vita, e una sola poltrona, è troppo poco.
Aldo Cazzullo
(da “il Corriere della Sera)
argomento: Costume | Commenta »