Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
INTERVISTA A GIUSEPPE PRETE, FONDATORE DEL NUOVO MOVIMENTO: “POLITICA E’ SERVIZIO, PASSIONE E LAVORO”….”RIDURRE L’IVA PER I PRODOTTI INTERAMENTE ITALIANI AIUTEREBBE ANCHE L’OCCUPAZIONE”… “LA CORRUZIONE E’ TRIPLICATA, TUTTI I PARTITI PROMETTONO L’IMPOSSIBILE E POI NON MANTENGONO”…”SI RITORNI ALLE PREFERENZE, BASTA COI NOMINATI”
E’ sempre più frequente in Italia l’aggregarsi di cittadini in associazioni, embrioni di liste civiche e
piccoli ma ambiziosi movimenti.
Certo il bipolarismo e gli sbarramenti creati dai grandi partiti egemoni non favoriscono l’affermarsi di tale realtà , ma la loro capacità di intercettare le istanze degli italiani più delle classiche strutture partitocratiche sta diventando oggetto di studi e di analisi politica.
Riteniamo giusto dedicare ad esse uno spazio per farsi conoscere al di là degli steccati ideologici, essendo la loro politica molto pragmatica e fondata sul dare risposte concrete ai problemi degli italiani.
Quella che segue è l’intervista rilasciataci dal dott. Giuseppe Prete, fondatore e presidente dei “Movimento Gente Onesta”, partito nato da pochi mesi, ma combattivo e presente sia sul web che sul territorio.
E non si può dire che il suo fondatore non rappresenti , al di là del programma che emerge dalle sue risposte, uno stacco con la vecchia concezione della politica intesa come casta ristretta e autoreferenziale.
Presidente, il Movimento che lei presiede ha scelto un nome ambizioso, “gente onesta”: pensa sia ancora possibile in Italia conciliare politica e valori?
“Se non lo pensassi non avrei certo dato un nome così importante al Movimento. La politica e’ servizio, passione, lavoro. Purtroppo da molti anni essa e’ cambiata in peggio e parlare di “valori” è come parlare di ricordi, bei ricordi. Dall’avvento di Craxi in poi la politica ha perso la sua dignita’, soffre, e ha perso di vista il vero obiettivo: al bene comune sono stati anteposti gli interessi personali. La corruzione in Italia, dopo Tangentopoli, e’ cresciuta di oltre il 250%: facciamo un piccolo salto indietro, alle precedenti legislature, esaminiamo quanti deputati (e leader) collezionano reati, processi, arresti, inchieste, ecc….
Io non solo penso che politica e valori si debbano ritrovare, ma bisogna cambiare, svoltare. Noi ci proviamo. Il nome del Movimento? Non lascia spazio ad equivoci. Tutto vero!
Cosa l’ha indotta a creare pochi mesi fa l’ennesimo “movimento” in Italia? Non basta Grillo?
La mia idea di creare il Movimento risale a molti anni fa e prima di Grillo. Sono una persona che studia molto gli eventi e per non bruciare un progetto che non e’ di “passaggio” non intendo andare di fretta. Grillo? Per favore, non scherziamo.
Il programma di “Movimento Gente Onesta” propone diverse misure anti-casta, dalla riduzione dei parlamentari alle incompatibilità , dall’abolizione dei rimborsi elettorali al limite di due mandati: pensa che questo parlamento riuscirà mai ad approvarle?
No, nè questo Parlamento, nè altri che verranno. Se Grillo avesse avuto le capacita’ e non si fosse confinato da solo all’opposizione, forse avrebbe potuto tentare di realizzare parte del suo programma, che in alcuni punti e’ come il nostro: ambizioso, raggiungibile.
Diciamocela tutta: se Grillo avesse avuto una visione strategica e non avesse avuto paura di andare al governo con il Pd, avrebbe potuto scalzare la destra filoberlusconiana e in seguito trattare ad armi pari con la Sinistra.
Ma ha prevalso la vecchia ‘nauseabonda’ politica: non avranno, interesse a ridursi lo stipendio, a dimezzare il numero dei Parlamentari, a rinunciare realmente ai rimborsi elettorali che per loro sono di “vitale” importanza. Ora fanno intendere agli italiani che daranno un taglio ai costi della politica, ma son tutte balle mediatiche. La verita’ e’ che i soldi piacciono e sono questi quasi sempre la causa di tutti i problemi. Quando si entra in Parlamento numerosi, occorre procedere nei primi 100 giorni di legislatura. Dopo diventa troppo tardi, cominciano a farti gli ‘sgambetti’. Certo non sara’ facile entrarci, non sara’ facile imporsi, ma bisogna provarci. Sta al cittadino scegliere se mantenere la peggiore politica o avere il coraggio di cambiare. Ci hanno provato con Grillo e già sono rimasti delusi. Sta a noi riprendere la fiducia di milioni di cittadini onesti.
Quale sistema elettorale proponete? Siete favorevoli alle preferenze?
Il sistema elettorale che proponiamo? Quello con le preferenze e mantenere lo sbarramento alto. Troppi partiti, troppa confusione. Noi vogliamo che sia il cittadino a scegliere chi inviare in Parlamento e che ci sia piu’ presenza femminile.
Parliamo di giustizia: va riformata e come?
Questo e’ un tema molto delicato, io credo molto nella legge, e prima di riformarla vorrei semplificarla. Troppe leggi, troppi comma e sotto-leggi, determinano un caos giuridico dove i furbi riescono a farla franca, mentre i poveri disgraziati non possono usufruire dei “comma/bis”, tris, ecc..
Poi la Magistratura deve essere indipendente e chiudere i processi in breve tempo. Ma, una riforma la desidero ardentemente: i giudici non possono entrare in politica, e se lo fanno, una volta usciti non potranno piu’ riavere il posto di magistrato, semmai andranno agli uffici interni. Ma preferirei che un giudice non facesse politica, come che all’interno della Magistratura non ci fossero associazioni o correnti di pensiero. Sono imparziali e tali devono rimanere.
E sui conflitti di interessi come la pensate?
E’ uno dei punti principali del nostro programma. Qui rispondo brevemente: il conflitto di interessi in politica e’ la causa di tutti i mali, quindi chi ha conflitti non puo’ essere eleggibile. Neanche se facesse mille Trust.
Nello scacchiere politico diviso in centro- destra e sinistra dove vi collocate?
Noi non ci collochiamo da nessuna parte. Ci collochiamo come ‘indipendenti’ e al servizio del cittadino. Gli interessi del cittadino non sono nè di destra, nè di sinistra: i problemi vanno affrontati nel modo giusto. Punto. Una domanda provocatoria la faccio io: esiste ancora una destra e una sinistra?
Imu, patrimoniale o recupero somme sottratte dall’evasione, cosa sceglie?
Non mi piacciono le tasse, lasciamo stare l’IMU, ma è innegabile che abbiamo la percentuale di imposizione fiscale piu’ alta d’Europa. Se l’Italia continua a far debiti, non risolve il problema del mercato del lavoro e non aiuta le imprese. Piu’ aumenta il debito pubblico, piu’ tasse arriveranno. L’evasione? Questa si combatte semplicemente con misure e normative ad hoc, ma occorre la volontà politica di farlo.
Scuola pubblica o scuola privata?
Scuola pubblica di livello per tutti, scuola privata per chi se lo puo’ permettere. L’importante e’ parificare gli insegnanti con eguali punteggi e con criteri di reclutamento trasparenti
Che misure proponete per ridare una speranza di lavoro ai giovani?
Dovrei rispondere scegliendo la stessa strada dei nostri politici:? Promettere e poi non mantenere? No, grazie. Il mercato del lavoro si puo’ riaprire, ma bisogna intervenire immediatamente poiche’ la disoccupazione in Italia e’ in forte aumento, le nostre imprese chiudono, molte altre scappano all’estero. E se i nostri giovani fossro costretti ad abbandonare il nostro Paese, che futuro ci aspetta? Il Governo deve avere come obiettivo la riforma del mercato del lavoro e della Previdenza, le due cose sono collegate: se non le fanno, avremo lavoratori che non andranno piu’ in pensione e giovani in eterna attesa di prendere il loro posto. La politica ha solo creato debito per pagare altro debito
Un’idea secca da attuare subito?
Un’Iva più bassa per merci interamente prodotte in Italia, un buon volano per l’occupazione
Siete un Movimento appena nato ma avete uno Statuto: è previsto che un domani i vostri militanti possano parlare con i giornalisti ?
I nostri militanti possono, anzi devono parlare con chiunque. Nel nostro Statuto non c’e’ nessun riferimento alla censura. Ognuno e’ libero di esprimere la sua idea e se puo’ portare valore aggiunto, ben venga. Non sono Grillo, sono Giuseppe Prete, un umile ‘manager di strada’ (come il testo del suo libro autobiografico… n.d.r.) che dalla strada ha imparato a vivere e a saper ascoltare. Basta vedere sui Social…i nostri attivisti hanno piena liberta’ e si muovono nel proprio territorio con assoluta autonomia e potere decisionale nel proprio ambito territoriale. Devono tutti pero’, io per primo, rispettare lo Statuto e le linee programmatiche. Tutto qua.
A quando la prima lista del Movimento gente onesta?
Quando saremo pronti. Non amo bruciare un progetto che mi e’ costato anni di duro lavoro, di ricerca, e che punta a crescere per rimanere soggetto politico nel tempo. Noi abbiamo scelto di autofinanziarci con il solo tesseramento, con una quota minima di 5 euro e massima di 200, un suicidio praticamente. Fare una campagna elettorale costa, occorre avere basi economiche certe, molti chiedono soldi a chi li ha per poi restituirli in favori. Noi no, quando saremo pronti presenteremo le liste: ovvio che siamo nati per esserci, per presentarci, non per chiaccherare sui Social o al bar di politica…degli altri. Su questo stiamo lavorando. Abbiamo un direttivo…noi.
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
“IL PDL DOVRA’ ADEGUARSI AL PREDELLINO BIS”…PROGETTO VERDINI: COORDINATORI “A BUDGET”, CONFERMATI SOLO SE RACCOLGONO FONDI
È il piano B del Cavaliere per tornare al voto a ottobre. 
I segnali si moltiplicano di giorno in giorno, non c’è altro tempo da perdere, le motivazioni Unipol si sommano a tutto il resto.
“Ormai è un cerchio che si stringe e il Pdl deve adeguarsi alla svolta, a quel che ci attende” dice un Silvio Berlusconi assai cupo al cospetto di falchi e colombe tornate a sedere allo stesso tavolo.
Il suo: primo vertice notturno a Palazzo Grazioli dopo dieci giorni di blackout del capo, rientrato solo ieri a Roma.
Trascorre il pomeriggio a registrare spot e interviste alle tv locali per sostenere Alemanno al ballottaggio.
Ma la testa dell’ex premier corre altrove. Al giudizio del prossimo 19 giugno alla Consulta sul legittimo impedimento nel processo Mediaset, alla sentenza Ruby del 24. “È evidente che la tregua non sta reggendo” ripete ai suoi interlocutori.
Al vertice ci sono il coordinatore Verdini, il segretario Alfano, i capogruppo Brunetta e Schifani, compare Gasparri.
Ma non Sandro Bondi, a sorpresa, benchè invitato e in odor di rientro nei panni di coordinatore (dismessi un anno fa). “Non vado per evitare che la mia presenza venga strumentalizzata” fa sapere il dirigente che Alfano e altri “governativi” rivorrebbero ai vertici per compensare lo strapotere di Verdini in via dell’Umiltà .
Anche di queste frizioni interne il Cavaliere si cura poco o nulla.
“Avete letto le motivazioni Unipol? Io, l’uomo più intercettato d’Italia, divento l’unico condannato per la pubblicazione di intercettazioni” è il solo sfogo che si concede sulla vicenda.
Per il resto, lascia che per tutto il giorno siano i parlamentari Pdl a menare fendenti con toni sempre più pesanti.
Per Berlusconi, “è l’ennesima prova dell’accanimento per eliminarmi dalla scena politica”. E siccome i vertici istituzionali dai quali si attenderebbe un segnale, Quirinale in testa, tacciono, ecco che il Cavaliere non fa più mistero di prendere in considerazione l’ipotesi di un ritorno alle urne entro l’anno, in autunno.
Gli consentirebbe, spiega, di affrontare la sentenza di Cassazione e l’eventuale interdizione dai pubblici uffici da presidente del Consiglio.
E, a quel punto, innescare un conflitto di attribuzioni. Scenario da Armageddon, scontro aperto tra poteri dello Stato.
Scenario da brividi, visto dal Colle. Tant’è che il leader Pdl a tutti spiega come l’unico ostacolo al suo “Piano B” sia proprio in cima al Quirinale, convinto com’è che difficilmente Napolitano scioglierebbe le Camere anche in caso di crisi del governo Letta.
“L’esecutivo per ora va avanti, ma fatevi sentire su Iva, Imu e quant’altro” dice in serata al vicepremier Alfano. Ma tutto resta più che mai sospeso.
Tant’è che nella testa di Berlusconi – e nella macchina organizzativa che fa capo a Verdini – si lavora già a un nuovo partito, leggero, movimentista.
È stato proprio Denis Verdini a illustrare ai commensali in serata il progetto del quale lui, la Santanchè e Capezzone hanno parlato nel week end in Sardegna col leader.
È il modello di partito “a farfalla”, che riapre le ali giusto alla vigilia del voto.
Ma la vera novità , che ha lasciato di stucco a Palazzo Grazioli e fuori, è la creazione dei “coordinatori regionali a budget”.
Partiti senza più finanziamenti pubblici e allora – è il piano Verdini che piace al capo – ecco che i responsabili regionali d’ora in poi avranno una missione: racimolare un tot di finanziamenti privati.
E saranno riconfermati al loro posto solo se il budget sarà centrato.
Segretari-lobbisti, quasi. Una svolta senza precedenti per un partito italiano.
Per il resto, partito leggero che punterà molto sul web per le campagne e dirigenti locali e nazionali ridotti al minimo (come sedi e dipendenti, del resto).
Il Pdl è schierato a testuggine in difesa del presidente.
Daniela Santanchè ieri sera a Otto e mezzo è arrivata a ipotizzare lo “sciopero delle tasse degli otto milioni che hanno votato per Silvio” come possibile reazione alle condanne.
Ma ormai anche una moderata come la Gelmini va dichiarando che “la responsabilità ha un limite”.
Carmelo Lopapa
(da “la Repubblica”)
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
SECONDO IL REGOLAMENTO 5 STELLE, IN DATA 4-12-2012 FICO AVREBBE DOVUTO ESSERE RESIDENTE IN CAMPANIA PER POTERSI CANDIDARE NELLA STESSA REGIONE… MA ERA RESIDENTE A LATINA E HA SPOSTATO LA RESIDENZA SOLO IL 26-12-2012 DOPO CHE ERA STATO SOLLEVATO IL CASO DAI SUOI COLLEGHI CINQUESTELLE
Fico non avrebbe potuto candidarsi in Campania, ma al figlioccio prediletto di Grillo è permesso violare quegli stessi regolamenti che quando vengono “violati” da altri vengono cacciati a calci nel culo, vedi Tavolazzi, Favia, la Salsi, Mastrangeli, Venturino etc.
Roberto Fico dice al programma di Lucia Annunziata: “5 Stelle ha delle regole, ad esempio per candidarsi bisogna essere residenti nel luogo dove ci si candida”.
Ebbene, Roberto Fico per candidarsi alle elezioni in quella circoscrizione ha presentato al Movimento 5 Stelle un’autocertificazione di residenza.
Le regole di candidatura di 5 Stelle sono chiare, per potersi candidare in Campania doveva essere residente li in data 04/11/2012.
Fico ha spostato la sua residenza in Campania in data 26/11/2012 dopo che persone del Meet Up l’avevano scoperto.
Il 04/11/2012 ha quindi autocertificato il falso.
Tutto questo non è stato dimostrato chissà da quale complottisto del Piddìmenoelle ma da gli stessi grillini sull Meet Up di Grillo.
Ecco cosa c’è scritto sul forum ufficiale di 5 Stelle:
“Flaggando le 4 caselle e cliccando su “Confermo di volermi presentare al Parlamento”, proprio nel preciso istante del click, hai dichiarato (con valore legale) che in quel momento specifico possedevi i requisiti richiesti per la candidatura (tra i quali la residenza nella Circoscrizione Campania 1).
Non hai assolutamente autocertificato di essere residente dov’eri residente all’epoca delle passate elezioni amministrative, requisito questo assolutamente non richiesto.
Infatti se Marco avesse voluto candidarsi nella Circoscrizione Marche, se come ho capito è attualmente lì residente, nessuno avrebbe potuto impedirglielo, candidandosi semplicemente (così come previsto dalle regole) nella Circoscrizione in cui risiede.
La regola ripeto non prevede l’obbligo di essere residente nella stessa Circoscrizione dove si era residente al tempo delle passate amministrative, ma quella di essere ora residente nella stessa Circoscrizione in cui ora ci si candida.
Se invece non eri in quel momento residente nella Circoscrizione Campania 1 caro Roberto, hai dichiarato il falso.
Poichè risulta dal certificato di residenza Storico che hai cambiato residenza dopo che ti è stata fatto notare l’anomalia ovvero il giorno 23/11/2012 guarda caso il giorno 26/11/2012 risulti immigrato da san Felice Circeo a Posillipo Napoli.
Questo modo di fare non credo sia da MoVimentista ma credimi avresti fatto più bella figura a dire la verità e rimetterti alla Caselaggio, come ha fatto Marco Savarese e devo dire la verità tanto di cappello, ha avuto il coraggio di dirlo pubblicamente.”
Qualche giorno fa abbiamo pubblicato una lettera ricevuta alla nostra redazione :
Ciao Gaetano,
a Napoli purtroppo il M5S locale riproduce microscopicamente quello Nazionale.
Ti spiego in breve: una delle tassative regole interne di candidatura per queste “parlamentarie” appena concluse, prevede che i candidabili siano residenti nella stessa Circoscrizione elettorale in cui ci si candida. Condivisibile o meno è una regola e, moralmente ed eticamente, va rispettata da chiunque intenda proporsi per un incarico così importante come quello di Deputato del Parlamento Italiano in un momento, come questo, di enorme degrado etico/morale e di assoluta assenza di ogni valore sano nel nostro Paese.
Per autocertificare di possedere questo e gli altri requisiti richiesti per potersi candidare, obbligatoriamente entro il 04/11/2012 ogni candidato ha compilato un form di autocertificazione visualizzato nel proprio profilo sul Blog di Grillo.
Bene, anzi male, perchè a Napoli è successo che il candidato Roberto Fico, poi risultato il più votato della Circoscrizione Campania 1, il volto storico del M5S nonchè “figlioccio” preferito di Grillo, ha autocertificato il falso, essendo nel momento dell’autocertificazione residente nel Lazio e violando così sia la regola interna di candidatura che commettendo un vero e proprio reato di falsa autocertificazione, perseguibile per vie legali.
La storia è venuta a galla quando sul Meetup Napoli un anonimo ha postato la copia del certificato di residenza storico di Fico da cui si evince che, avendo il Fico sentito puzza di bruciato, ha effettuato il cambio di residenza dal Lazio a Napoli ben 3 settimane dopo l’autocertificazione, cioè il giorno 26/11/2012.
Ritengo che prima che un personaggio del genere sieda in Parlamento dove gli avversari politici distruggendo e delegittimando facilmente lui su questo argomento demolirebbero anche il lavoro di centinaia di seri attivisti che da anni operano sul territorio, sia cosa sì dolorosa ma anche saggia denunziare l’accaduto ai mezzi di informazione.
E’ una medicina al momento amara ma che spero servirà a salvare la vita al maliticcio M5S.
Grazie per l’attenzione.
Qui trovate i cambi di residenti fatti ad hoc per la candidatura :
link Meetup Napoli:
http://www.meetup.com/Gli-amici-di-Beppe-Grillo-di-Napoli/messages/boards/thread/28931522/200#89253802
link Meetup Salerno:
http://www.meetup.com/amicidibeppegrillosalerno/messages/boards/thread/29317982
Parliamo da tempo dei problemi del Movimento 5 stelle , si replicano gli stessi meccanismi dei tradizionali Partiti .
Amicizia, parantela funzionano molto più dell’onesta.
Molte le persone vittime da questo meccanismo,spesso i grillini trovano risposta nel complotto .
La maggior parte degli attacchi al Movimento 5 stelle arriva dai grillini stessi non da altri Leader Politici .
Abbiamo già dichiarato chi sono i favoriti di Beppe Grillo , Roberto Fico del gruppo di Napoli sarà candidato al Parlamento sicuramente , Fico è stato candidato a tutto, purtroppo non hai mai vinto nulla per ora .
Noi stessi siamo stati messi alla porta per gli stessi motivi , amici di amici che parlano con il “padrone Grillo” e lui ti sbatte fuori .
Beppe Grillo come per magia dirà che non sa nulla , dirà che è l’ennesimo complotto di qualche alieno, con una battuta chiuderà la questione.
Non vi arrendete ,basta con questi “nuovi politici” vestiti da comici , fate girare l’informazione, forza ragazzi , siamo in tanti, riuniti Beppe Grillo non può nulla ,non fatevi confondere per l’ennesima volta da una battua facile o dal complotto immediato .
Gaetano Vilnò
(da “Movimento Revolution”)
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
CASSA INTEGRAZIONE DECUPLICATA IN 5 ANNI, IL 25% DELLA POPOLAZIONE A RISCHIO ESCLUSIONE, MA IL FONDO POLITICHE SOCIALI E’ AZZERATO: MENO 90% IN TRE ANNI
L’Italia? E’ un Paese ferito in profondità . 
E’ questa l’impietosa analisi del report “Il mondo al tempo dell’austerity — rapporto sui diritti globali 2013″, curato dall’Associazione Società Informazione Onlus e dalla Cgil in collaborazione con diverse organizzazioni del Terzo settore.
Calano i consumi, le famiglie non riescono più a far fronte ai costi delle cure del medico e degli esami, non ce la fanno a pagare le bollette e il riscaldamento di casa. Cresce la povertà , mentre il rischio di esclusione riguarda ormai un quarto della popolazione.
Tra il 2012 e i primi tre mesi del 2013, 121 persone si sono tolte la vita per cause direttamente legate al peggioramento delle loro condizioni economiche.
Tale situazione è la conseguenza della crisi della finanza mondiale. Ma non solo. Perchè dove i governi hanno cercato di metterci una pezza all’insegna dell’austerity hanno fallito e hanno finito per aggravare la situazione.
Secondo il rapporto questo è successo nell’Unione Europea, come in Italia, dove i tagli del governo Berlusconi prima e del governo Monti poi hanno avuto una vittima sacrificale: il welfare.
Mentre la situazione economica non ha visto alcuna conseguenza positiva: oggi un terzo dei giovani non ha lavoro, sono in atto oltre 160 crisi industriali, tra cui quelle di Ilva e Fiat, il potere d’acquisto è tornato ai valori di dieci anni fa e oltre cinquanta comuni di media grandezza si trovano sull’orlo del dissesto finanziario.
Intanto la variazione del Pil (diminuito nel 2012 del 2,4%), secondo le previsioni manterrà il segno negativo anche nel 2013.
Il lungo declino italiano
Secondo il rapporto le radici del declino italiano risalgono a prima della crisi globale, che sei anni fa si è inserita in un contesto il cui modello produttivo è da sempre caratterizzato da limiti e carenze.
Il report individua almeno tre fattori che hanno contribuito a rendere la situazione economica più grave.
Innanzitutto la struttura produttiva italiana è centrata su settori tradizionali come alimentare e tessile, anzichè su quelli avanzati.
Le dimensioni delle imprese, troppo piccole, non favoriscono la creazione di economie di scala e l’ingresso in settori avanzati: solo 1.400 aziende in Italia hanno più di 250 addetti (in Germania sono 1.400). In terzo luogo, in Italia coesistono alti profitti e bassi investimenti, soprattutto in ricerca e sviluppo (1,26% del Pil contro una media Ue a 27 dell’1,9%, dato riferito al 2009).
La ripercussione sul mercato del lavoro e la piaga del precariato
A fare le spese della situazione italiana è soprattutto il mercato del lavoro, in un orizzonte di precarietà e incertezza che la recente riforma Fornero non ha per nulla contribuito a correggere.
Il tasso di occupazione, che misura il numero di lavoratori occupati sul totale della popolazione fra i 15 e i 64 anni, è uno dei più bassi d’Europa (56,9% nel terzo trimestre 2012), di poco superiore alla Spagna (55,6%) e ben al di sotto di Germania (73,2%) e Francia (64,4%).
Altrettanto critici, peraltro, sono i dati sulla disoccupazione, il cui tasso, a dicembre 2012, si è attestato all’11,2%, con un aumento dell’1,8% in un anno: in valori assoluti si tratta di 2 milioni 875 mila persone, 474 mila in più rispetto a dicembre 2011.
A pagare il conto della crisi sono soprattutto i giovani (tasso di disoccupazione del 35,5% nel 2012) e le donne (tasso di occupazione del 47,1%, contro il 66,1% degli uomini).
Come se non bastasse, la cassaintegrazione lo scorso anno ha sfondato nuovamente — dopo il picco del 2010 — il tetto del miliardo di ore, passando da 183,7 milioni di ore nel 2007 (alla vigilia della crisi) a 227,7 milioni nel 2008, 913,6 milioni nel 2009, 1.197,8 milioni nel 2010, 973,2 milioni nel 2011 e, infine, 1.090,7 milioni nel 2012.
La piaga rimane poi il precariato.
In numero assoluto i precari italiani sono 3.315.580 unità : lo stipendio è mediamente di 836 euro netti al mese (927 euro mensili per i maschi e 759 euro per le donne). Solo il 15% di loro è laureato, il che smentisce un luogo comune che identifica il precario in un giovane con un elevato livello di studio.
I tagli al welfare e la macelleria sociale
Secondo il rapporto, le politiche di austerity imposte a livello europeo hanno innescato un dispositivo recessivo che ha una vittima sacrificale per eccellenza, il welfare.
“È così nell’Unione — si legge nel report — ed è così in Italia, dove emblema di questo passaggio, insieme alla falcidia dei Fondi sociali e alla lenta, ma costante privatizzazione della sanità , è il passaggio del fiscal compact in Costituzione: la legge fondamentale della Repubblica relegata a ragioneria. Che costerà 45 miliardi di debito pubblico da far rientrare all’anno per 20 anni. Dunque, si sancisce un taglio di 45 miliardi di debito pubblico all’anno per 20 anni, un’ipoteca che peserà su qualsiasi governo futuro di qualsiasi colore”.
I tagli compiuti dai governi Berlusconi e Monti hanno portato a una vera e propria “macelleria sociale”, sostiene il report.
Il Fondo nazionale per le politiche sociali, per esempio, ha perso in un triennio il 90% delle risorse, passando dallo stanziamento di 435 milioni di euro nel 2010 a quello di soli 43 milioni nel 2012.
Nel complesso, i finanziamenti per tutti i fondi dell’area sociale (oltre al Fnps, si tratta dei fondi infanzia, immigrazione, famiglia, non autosufficienza) sono stati ridotti nel 2011 rispetto al 2010 del 30% e di un ulteriore 20% nel 2012 rispetto al 2011, e da 2,5 miliardi di euro complessivi nel 2008 sono precipitati a 230 milioni nel 2012.
Colpiti i fondi per il settore sociale e colpita la sanità pubblica.
“I tagli al Servizio sanitario nazionale — si legge — continuano all’insegna della spending review, e intanto sale la percentuale di denaro che gli italiani devono sborsare dalle proprie tasche: nel 2011 raggiunge i 2,8 miliardi, l’1,76% del Pil e il 17,8% di tutta la spesa sanitaria, l’84,6% degli italiani ha pagato per la salute in media 1.156 euro in un anno, e si capisce come mai aumentino coloro che rinunciano alle cure e ai farmaci a causa del loro costo”.
L’emergenza casa
Tra i fattori che più danno la percezione dell’aumento della povertà degli italiani, c’è la casa: “Un diritto negato — sostiene il report — Ne fanno le spese homeless di lunga data, nuovi poveri, famiglie sotto sfratto, lavoratori poveri. Con tante sfaccettature, la casa è una emergenza nazionale”.
In forte aumento è il numero delle persone che subiscono uno sfratto: “Si può capire come un Paese che investe in diritto alla casa lo 0,1% della spesa sociale (media dell’Ue a 27 del 2%) e abbia tagliato in 10 anni del 95% il fondo che sostiene l’affitto (passato da 360 milioni di euro a 9,8 milioni) non sia in grado di garantire alcunchè anche a persone che lavorano e hanno un reddito ma non ce la fanno”.
Così dei 290mila sfratti emessi negli ultimi cinque anni, ben 240mila sono per morosità , con la previsione di un incremento di 150mila nel prossimo triennio.
Per il 21% gli sfrattati sono giovani precari under 35, che nell’ultimo biennio non hanno lavorato, per il 26% sono famiglie numerose migranti a reddito basso e per il 38% anziani, per lo più che vivono da soli.
Ma anche chi la casa ce l’ha, deve affrontare diverse difficoltà .
Secondo l’Istat, infatti, le famiglie in condizioni di disagio abitativo in Italia sono molto numerose: il 52,7% considera le spese per l’abitazione un carico eccessivo, il 20,3% vive in abitazioni degradate o danneggiate, l’11,5% non può riscaldare la casa in modo sufficiente e l’11% si è trovata almeno una volta in ritardo sul pagamento di affitto o mutuo, e l’8,9% delle bollette.
Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
COSTITUITA L’ENNESIMA COMMISSIONE DEI SAGGI: 35 NOMI PER LE RIFORME
Ecco la commissione dei “saggi” sulle riforme costituzionali. Il governo procede a tappe forzate per mantenere entro la settimana l’impegno assunto con il capo dello Stato a farsi motore di propulsione delle modifiche alla Carta.
E mentre si lavora al testo del ddl sull’iter delle riforme, con l’obiettivo di vararlo nel Consiglio dei ministri di venerdì, il premier Enrico Letta firma la nomina dei 35 esperti del diritto (10 donne) con funzione consultiva rispetto al governo.
Il primo organo a entrare in campo nella nuova partita per le riforme, è dunque la commissione di teorici e pratici del diritto incaricata di fornire i suoi input nel merito delle modifiche da apportare alla Costituzione.
Gli esperti, che saranno ricevuti giovedì al Quirinale, lavoreranno nel tempo necessario al Parlamento per approvare il ddl costituzionale che definirà l’iter delle riforme. Fino a quando, insomma, saranno le Camere a entrare nel merito. Probabilmente dopo l’estate.
Dai nomi appare evidente lo sforzo di rappresentare tutti gli orientamenti e le anime politiche.
Si va da Lorenza Carlassare, nota costituzionalista vicina agli ambienti di sinistra, a Nicolo’ Zanon, che nel Csm è un laico espressione del Pdl.
Ci sono poi i “saggi” Valerio Onida e Giovanni Pitruzzella. C’è Luciano Violante, ma anche l’ex ministro di Berlusconi Franco Frattini e l’Udc Francesco D’Onofrio.
E ancora: l’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini, il costituzionalista Michele Ainis e il politologo Angelo Panebianco.
Stavolta niente gaffe: le donne sono 10 su 35, da Nadia Urbinati a Elisabetta Catelani.
Intanto, i tecnici limano il testo del ddl costituzionale che disegnerà il percorso delle riforme.
I contenuti saranno quelli indicati nella mozione di maggioranza approvata in Parlamento. A partire dal `Comitato dei 40′ (20 deputati, 20 senatori), che elaborerà i testi. In queste ore, raccontano, si sta cercando `l’algoritmo’ che dovrà definire la presenza dei partiti nel Comitato. Si cercherà un equilibrio tra consistenza dei gruppi e voti alle elezioni, per evitare uno sbilanciamento in favore dei dem, causa premio di maggioranza. Ma l’equazione starebbe creando qualche problema.
Il Comitato avrà in ogni caso solo poteri referenti: i testi saranno insomma emendabili in Aula.
Ma per evitare che le leggi restino impantanate nel dibattito parlamentare, è probabile che nel ddl del governo sia indicato uno scansionamento preciso e serrato dei lavori, che garantisca di raggiungere il traguardo entro 18 mesi.
A partire da una riduzione da tre a due mesi dei tempi che devono passare tra le letture delle due Camere. Di sicuro, ci sarà la possibilità di svolgere in ogni caso un referendum confermativo al termine del percorso.
Non si entrerà nel merito delle riforme, se non per indicare – ipotizzano fonti parlamentari – i confini dell’intervento: l’esame di progetti di legge di revisione della seconda parte della Costituzione, nonchè di una legge elettorale che sia coerente con il nuovo assetto istituzionale.
Un riferimento, secondo qualche deputato, potrebbe essere fatto però anche alla necessità di garantire un bilanciamento dei poteri ove si mettesse mano alla forma di Stato e di governo.
Ed è ancora il semipresidenzialismo ad accendere il dibattito tra i partiti.
Mentre Silvio Berlusconi e i suoi continuano a premere in questa direzione, il segretario del Pd Guglielmo Epifani non chiude la porta al modello francese e invita tutti a «non piantare muri», ma sottolinea la necessità di «fermarsi un attimo e discutere seriamente nelle sedi competenti con gli argomenti giusti, con tempi giusti e nell’ordine giusto».
In particolare, il segretario Pd ricorda la necessità di riforme «pesi ed equilibri», a partire da una «moderna legge sul conflitto d’interesse». E incassa la piena disponibilità da parte del capogruppo Pdl Renato Brunetta.
Il dibattito entrerà nel vivo in Parlamento: «governo e presidente della Repubblica – ammonisce Epifani – devono essere lasciati fuori dalla mischia».
I nomi
Michele Ainis — Università Roma 3
Augusto Barbera — Università di Bologna
Beniamino Caravita di Toritto — Università la Sapienza Roma
Lorenza Carlassare — Università di Padova
Elisabetta Catelani — Università di Pisa
Stefano Ceccanti — Università Roma 3
Ginevra Cerrina Feroni — Università di Firenze
Enzo Cheli — Presidente Emerito Corte Costituzionale
Mario Chiti — Università di Firenze
Pietro Ciarlo — Università di Cagliari
Francesco Clementi — Università di Perugia
Francesco D’Onofrio — Università La Sapienza Roma
Giuseppe de Vergottini — Università di Bologna
Giuseppe Di Federico — Università di Bologna
Mario Dogliani — Università di Torino
Giandomenico Falcon — Università di Trento
Franco Frattini — Presidente Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale
Maria Cristina Grisolia — Università di Firenze
Massimo Luciani — Università La Sapienza Roma
Stefano Mannoni — Università di Firenze
Cesare Mirabelli – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Anna Moscarini — Università della Tuscia
Ida Nicotra — Università di Catania
Marco Olivetti — Università di Foggia
Valerio Onida – Presidente Emerito Corte Costituzionale
Angelo Panebianco — Università di Bologna
Giovanni Pitruzzella — Università di Palermo
Anna Maria Poggi — Università di Torino
Carmela Salazar —Università di Reggio Calabria
Guido Tabellini — Università Bocconi di Milano
Nadia Urbinati — Columbia University
Luciano Vandelli — Università di Bologna
Luciano Violante — Università di Camerino
Lorenza Violini — Università di Milano
Nicolò Zanon — Università di Milano
(da “La Stampa”)
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Giugno 5th, 2013 Riccardo Fucile
“SONO ESTRANEO ALLA VICENDA”… SECONDO I PM AVREBBE RICEVUTO TRA IL 2002 E IL 2007 ASSEGNI LIBERI PER UN TOTALE DI 437.408 EURO
Ora il senatore Aldo Di Biagio giura di non sapere nulla «nè dei 437 mila euro che avrei ricevuto,
nè del mio nome in calce ai documenti per riscuotere l’adeguamento delle pensioni di chissà chi. I miei rapporti con gli avvocati arrestati risalgono a 15 anni fa». Nelle 172 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Paola Della Monica emerge un’altra verità . Che lo vede indagato con la pesante accusa di associazione a delinquere in compagni di tre complici finiti in carcere o ai domiciliari perchè – «semplici» avvocati o consulenti – non godono dell’immunità parlamentare.
Nel complesso sono 16 le persone iscritte, a vario titolo, nel registro degli indagati: associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità e riciclaggio. L’inchiesta della procura e del Nucleo Valutario della Guardia di Finanza ha scoperto una maxi truffa i danni dell’Inps e del ministero della Giustizia che, negli ultimi 5 anni, ha fruttato oltre 22 milioni di euro.
Tutti indebitamente ottenuti con pratiche per ricorsi contro l’Inps per avere l’adeguamento delle pensioni relative a centinaia di pensionati all’oscuro della pratica. Alcuni addirittura morti, altri residenti all’estero, tra «Argentina, Brasile, Venezuela e Croazia».
E croata è la moglie del senatore Di Biagio, appena rieletto nella circoscrizione Estero, ripartizione Europa nella fila della lista civica di Monti in quota Fli, mentre prima, molto vicino a Fini. era diventato deputato per il Pdl in quota An.
Sua moglie, dermatologa, Nevena Skroza, è «anche lei destinataria di assegni circolari liberi».
Il senatore ha ricevuto tra «il 2002 e il 2007 assegni liberi per 437.408 euro».
Soldi che l’Inps o il Ministero della Giustizia (al quale venivano chiesti gli interessi per il ritardo dell’adeguamento pensionistico per effetto della legge Pinto) emetteva con assegni non trasferibili ma che diventano liquidità grazie alla compiacenza di un ex dipendente di banca Intesa Sanpaolo, Vincenzo Palazzo, indagato per riciclaggio.
In carcere, su disposizione del gip che ha esaminato le richieste dei pm Corrado Fasanelli e Giorgio Orano, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, sono finiti gli avvocati Nicola Staniscia e la moglie Gina Tralicci, nonchè un’impiegata dell’Ente Nazionale Assistenza Sociale (Enas) in Croazia, Adriana Mezzoli.
Ai domiciliari la collaboratrice dei due avvocati, Barbara Conti.
Tra le intercettazioni della Finanza, agli ordini del generale Giuseppe Bottillo, riportate nell’ordinanza, l’avvocato Gina Talicci definisce il senatore e la moglie «gente a noi stretta, sotto tutti i punti di vista, ehhh, anche diciamo nella condizione di guai e di quattrini».
Il nome del politico risulta inoltre «in diversi casi nelle procure allegate a ciascun assegno in cui si fa riferimento a cause civili contro l’Inps».
I soldi ottenuti illecitamente dalla coppia di avvocati, secondo la procura, venivano investiti anche in immobili di lusso come una villa a Cortina d’Ampezzo, un appartamento a Londra e altri due alloggi nel centro di Roma.
Il patrimonio è sotto sequestro, compresi i 2,5 milioni di euro trovati sui conti di Staniscia e Tralicci.
L’inchiesta va anche indietro nel tempo, riguarda pratiche di 18 anni fa.
Non basta, le indagini proseguono anche su altri studi legali della capitale.
Grazia Longo
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Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
“LE VICENDE LEGATE ALL’ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO NON FURONO COLPA DELLA COSTITUZIONE MA DEGLI ERRORI DEL PD”… “AL PRIMO PUNTO METTIAMO IL CONFLITTO DI INTERESSI, VEDIAMO CHI CI STA”
«Io non scambio il governo Letta e la sua tenuta con la Costituzione, che deve durare ben oltre le larghe intese».
Rosy Bindi, ha ricominciato a dare battaglia?
«Se la coerenza in politica è ancora un valore, faccio la battaglia che considero giusta per la Costituzione e che ho sempre fatto quando qualcuno ha cercato di indebolire e stravolgere la Carta. Ora, se vogliamo, ci sono le condizioni per le riforme di revisione costituzionale indispensabili perchè funzioni la nostra democrazia».
Però lei è contraria sia al presidenzialismo che al semi presidenzialismo?
«Premetto che noi come Parlamento non abbiamo un potere costituente, ma solo di revisione della Costituzione, cioè non possiamo dare alla Carta un impianto completamente nuovo rispetto alla Costituente del 1946. Possiamo invece intervenire per rendere funzionante quell’impianto, le scelte che sono state compiute. E la nostra è una democrazia parlamentare».
Che però funziona male?
«Con il bicameralismo perfetto e mille parlamentari, con una riforma federalista incompleta, con il cambiamento delle leggi elettorali in senso maggioritario, senza pesi e contrappesi, il nostro assetto democratico non funziona. Cambiamenti quindi sì, ma per rendere efficiente la forma di governo e di Stato nella cornice costituzionale. Il Pd è stato in prima linea in questi anni contro i tentativi di stravolgere la Costituzione e ha vinto un referendum contro la destra. L’Assemblea del partito nel 2011 ha detto “no” a ogni forma di presidenzialismo e ha avanzato la proposta del modello tedesco con il cancellierato e la sfiducia costruttiva per rafforzare il capo del governo e rendere più funzionante il Parlamento».
Ma adesso il Pd ha cambiato opinione?
«Vedo prese di posizione anche molto autorevoli, che sembrano andare in senso opposto».
Come quella di Prodi?
«Penso al segretario Epifani; al presidente del Consiglio Enrico Letta che si è lasciato scappare che mai più eleggeremo in parlamento un presidente della Repubblica. Penso a Veltroni. C’è stata anche la presa di posizione di Prodi, che mi addolora in modo particolare. Ma non cambio idea».
Perchè?
«La scelta del semi presidenzialismo è quella più innaturale per la nostra Costituzione e per il nostro paese».
Per via di Berlusconi e del rischio “caudillo”?
«Se diventa un’altra battaglia anti berlusconiana punto e basta, è più difficile vincerla. Il nostro è un paese che in questi anni ha visto crescere spinte populiste e tentazioni plebiscitarie, nel quale manca la legge sul conflitto d’interessi. Con il semi presidenzialismo alla francese, indeboliremmo la figura di garanzia del capo dello Stato, che non avrebbe più quel profilo di garante che è un capolavoro della nostra Carta. Renderemmo marginali il Parlamento e il capo del governo. Proporrei di fare come prima riforma il conflitto d’interessi in Costituzione. Vediamo se il centrodestra ci sta, e mettiamo poi mano al resto».
Sempre senza introdurre il semi presidenzialismo?
«In un paese così diviso, con una corruzione così forte, con un rischio di criminalità invasiva abbiamo bisogno di rafforzare la democrazia parlamentare e partecipativa, non di prendere la scorciatoia del presidenzialismo. Invocando questo tipo di riforma istituzionale, rischiamo – è l’errore dell’affermazione di Letta – di pensare che la settimana di calvario per l’ultima elezione del capo dello Stato sia dipesa dalla mancata riforma della Costituzione. No. La responsabilità è stata dell’inadeguatezza delle forze politiche e degli errori del Pd».
I partiti sono deboli?
«Vanno rafforzati e riformati profondamente».
È favorevole all’abrogazione del finanziamento pubblico?
«Ritengo sia una sferzata utile. Però dobbiamo stare in Europa dove ovunque ci sono forme di finanziamento pubblico».
Giovanna Casadio
(da “La Repubblica”)
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Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
SE NON CI FOSSERO STATE LE INCHIESTE DEI GIORNALISTI, GRILLO NEPPURE SAPREBBE I COSTI DELLA CASTA… SIAMO TANTO SERVI DEI POLITICI CHE HANNO FATTO UNA LEGGE CHE PREVEDE IL CARCERE PER LA DIFFAMAZIONE
C’è qualcosa di surreale in Beppe Grillo che dà degli «spregevoli» ai giornalisti, come ha fatto nel
suo ultimo comizio a Piazza Armerina.
Spregevoli lo saremo senz’altro, e per tanti motivi, ma tra tutti questi motivi l’unico che manca è proprio quello indicato da Grillo: e cioè che siamo i silenziatori delle sue battaglie.
Anzi. Di che cosa si alimenta, il grillismo? Della convinzione che tutto fa schifo, che i politici sono tutti ladri, che l’Italia è sull’orlo del baratro, che per trovare lavoro ci vuole sempre la raccomandazione, che ci hanno rubato il futuro e i figli è meglio mandarli all’estero.
E chi è che più di ogni altro contribuisce, da anni, a diffondere tra la gente queste convinzioni?
Chi, se non noi giornalisti, pensa che faccia notizia solo quello che non va, che non funziona, che è corrotto?
Perfino nelle previsioni del tempo siamo catastrofisti: il caldo è sempre record e quando piove non è mai piovuto così tanto. Se c’è un terremoto, la colpa non è della Natura crudele matrigna ma dei politici che non hanno previsto, pianificato, prevenuto.
Beppe Grillo vuol far credere che giornalisti e politici siano tutto un pappa e ciccia, ma a Montecitorio e a Palazzo Madama non esiste una categoria più detestata della nostra.
E infatti solo pochi mesi fa, quando s’è trattato di modificare la legge che prevede il carcere per la diffamazione a mezzo stampa, con quale godimento i nostri amici politici ci hanno affossati.
Vendetta comprensibile: non siamo stati forse noi a chiamarli «casta»?
Grillo gioca molto sull’ignoranza, e così può anche ripetere all’infinito la balla del finanziamento pubblico ai giornali, ma se c’è qualcuno che dovrebbe pagarci, se non altro per gratitudine, è proprio lui.
Grillo che chiama spregevoli i giornalisti è come il contadino che insulta le sue galline dalle uova d’oro.
Michele Brambilla
(da “La Stampa”)
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Giugno 4th, 2013 Riccardo Fucile
UNA SERIE DEVASTANTE DI BUFALE SMASCHERATE DAL GIORNALISTA… EMERGE LA VERITA’: GRILLO NON SA NEANCHE DI COSA PARLA, RECITA PER CONTO TERZI
Giovedì, in un video da Santoro, Beppe Grillo diceva che la doppia sede del Parlamento Europeo costa 400 milioni l’anno: ma a essere precisi sono 200.
Poi ha detto che un terzo del bilancio europeo è speso per traduzioni: ma il bilancio del 2012, a essere precisi, è di 147 miliardi, e le traduzioni sono costate 330 milioni.
Poi ha detto che l’Italia fornisce un terzo del bilancio dell’Unione Europea: a essere precisi è il terzo paese per contributi, che è diverso, perchè significa che versa 14 miliardi su circa 140, cioè un decimo.
Poi ha detto che i soldi del bilancio vanno in ipermercati e strade e petrolio: la metà dei fondi europei, a essere precisi, vanno in sovvenzioni per l’agricoltura.
Poi ha citato alcuni grattacieli in bambù che Renzo Piano avrebbe progettato in Australia: a essere precisi in Australia non esistono grattacieli in bambù progettati da Renzo Piano, a Melbourne semmai esiste un palazzo di legno (non in bambù, e progettato da altri) che comunque è costosissimo.
Poi ha detto che la Francia ha un bilancio di 17 miliardi di euro inferiore al nostro: a essere precisi è di 300 miliardi superiore.
Sinchè, domenica, Beppe Grillo ha detto che «L’Italia è come un cammello, nelle gobbe non ha più acqua». Ma i cammelli, a essere precisi, nelle gobbe non hanno acqua, hanno grasso: l’acqua la conservano nel corpo e nel flusso sanguigno.
E comunque, sul suo blog, ha messo la foto di un dromedario.
(da “Libero“)
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