Destra di Popolo.net

MANOVRA DA 25 MILIARDI SE SI TAGLIA ANCHE IL CUNEO

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

GOVERNO ALLA RICERCA DEI FONDI PER ABOLIRE L’IMU ED EVITARE AUMENTI SU IVA E TICKET

Confindustria e sindacati fanno pressing per il taglio del cuneo fiscale, il ministro per lo Sviluppo economico Zanonato ricorda che è una questione complicata, sottolinea la necessità  di una «compatibilità  » con i conti pubblici e mette sul piatto anche la necessità  di scongiurare l’aumento dell’Iva.
A circa un mese dalla data ultima per il varo delle legge di Stabilità  (entro il 15 ottobre deve essere presentata al Parlamento e a Bruxelles), mentre il paese è appeso all’affaire Berlusconi, la questione dei conti pubblici torna in primo piano.
Molte le spese: dagli interventi per rilanciare l’economia a quelli per evitare l’aumento delle tasse. Gli uni più cari al Pd, gli altri più in sintonia con il Pdl.
I primi conteggi dei tecnici (tornati ormai tutti al lavoro dopo le brevi vacanze estive) parlano di una cifra boom: al governo servono circa 25 miliardi (di cui 3,8 per il solo 2013).
Risorse sono infatti necessarie per accantonare definitivamente l’ingorgo fiscale del 2013 ed evitare di riproporlo nel 2014; per scongiurare l’aumento dei ticket sugli esami specialistici dal 1° gennaio del 2014; per intervenire sul cuneo fiscale (per imprese e lavoratori), la cassa in deroga e dare corso alle spese obbligatorie.
Un menù molto pesante, anche in vista della possibile ripresa, da giocare entro in vincoli europei.
Una conferma delle intenzione dell’esecutivo è giunta ieri dal premier Enrico Letta: ieri ha detto in Senato che il taglio del costo del lavoro è «il cuore delle politiche di crescita».
Sul lato del «dare» i conti sono presto fatti: ci vogliono 4,6 miliardi per l’Imu prima casa (2,3 per chiudere la partita 2013 e altrettanti per il prossimo anno in attesa dell’introduzione della nuova tassa sui servizi).
Senza considerare che occorrono anche 600 milioni per alleggerire l’Imu sui capannoni industriali come chiedono con forza le associazioni imprenditoriali.
La partita tasse, eredità  del 2013, si completa con l’Iva: 950 milioni per quest’anno e 3,8 per il prossimo.
Senza dimenticare i 2 miliardi per evitare l’aumento dei ticket nell’ambito della ridefinizione del «patto per la salute» per il triennio 2014-2016.
Inoltre ci sono le solite spese obbligatorie: dalle missioni militari internazionali, alla cassa integrazione in deroga (300 milioni per quest’anno e 2 miliardi per il 2014)
A queste somme, già  ingenti, vanno aggiunti i 4-5 miliardi per l’operazione cuneo fiscale agendo semplicemente sull’Irap delle imprese e, naturalmente, altri 4-5 miliardi per rimpinguare le buste-paga di lavoratori e pensionati attraverso un aumento delle detrazioni Irpef
Si arriva così i 20,7 miliardi per il 2014 e si raggiungono i 3,8 per l’anno in corso.
Non significa che la manovra 2014 peserà  tanto, perchè molto si potrà  giocare sul piano delle risorse: nuova spending review, cessione patrimonio immobiliare e soprattutto risparmio della spesa per interessi dovuta allo spread notevolmente raffreddato quest’anno.
Sperando anche nell’aiuto della possibile ripresa che porterebbe un maggior gettito nelle casse dello Stato.

Roberto Petrini
(da “La Repubblica“)

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GAETANO, DARIO, RENATO E LUCIANO: CHIAMALI SE VUOI…INCIUCIONI

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

A FRASCATI, ALLA SCUOLA DELLA FONDAZIONE MAGNA CHARTA: MINISTRI ED ESPONENTI DEL PD E DEL PDL CELEBRANO LE LARGHE INTESE

Sono loro i nuovi padri costituenti, almeno così dicono di sentirsi: “Se tornassero in vita benedirebbero ciò che stiamo facendo: rendere la Costituzione più snella, più moderna, al passo con i tempi”.
Quattro le voci del dibattito della Fondazione Magna Charta, “Le riforme per una Carta sempre giovane”: Dario Franceschini e Luciano Violante del Pd, Gaetano Quagliariello e Renato Schifani del Pdl. Un solo afflato: “Cambiare la Costituzione è la madre di tutte le battaglie”.
Ma per vincerla Violante non smette di invocare la pacificazione: “Fare politica è sforzarsi di capire le ragioni degli altri. Occorre superare le divisibilità , recuperare il valore positivo dell’eresia perchè l’affermazione di un principio diverso da quello che si combatte non è sintomo di subalternità , dobbiamo fare lo sforzo di capire cosa pensa l’altro. Questo Governo che molti elettori del Pd e del Pdl considerano una sciagura è la sola occasione per uscire dall’immobilismo e mettere in campo una grande riforma”.
E prima di terminare, riferendosi alle firme raccolte dal Fatto, si toglie un sassolino dalla scarpa: “Chi ha firmato contro, anche intellettuali di tutto rispetto, lo ha fatto per mettersi in mostra”.
E aggiunge: “Da molti anni le legislature durano in media non piu di 18 mesi ed è una sciagura”. Raccoglie Quagliariello che assicura con una battuta: “Noi dureremo fino alla fine”. Applauso corale dei laureandi, dottorandi della Summer school della fondazione — costo 300 euro per 4 giorni vitto, alloggio al Grand Hotel Villa Tuscolana, claque compresa.
Per Violante, “i partiti vivono un rapporto difficile con la società  mentre all’interno ci sono persone che hanno coraggio, capacità  e respiro nazionale. Occorre liberarsi del fantasma del tradimento: se parlo con Renato (Schifani, ndr) sono un traditore e viceversa, invece con l’avversario si parla perchè chi mi impedisce di farlo è debole, non ha la forza di sostenere la propria idea”.
E Violante per Quagliariello “è un uomo con idee forti e principi profondi, diversi dai miei che rispetto ed è anche un amico personale”.
Tant’è che i due prima del dibattito si concedono una passeggiata solitaria nel parco. “Ho appena deciso con l’amico Gaetano (Quagliariello, ndr)”, rivela a chiusura del suo intervento Violante, che “sul frontespizio del testo di riforma della Costituzione scriveremo una frase di Machiavelli: ‘In ogni nostra deliberazione si debba considerare dove sono meno inconvenienti e pigliare quello per miglior partito perchè tutto netto, tutto senza sospetto non si trova mai’”.
Ecco il manifesto delle larghe intese: secondo Dario Franceschini “è l’amore per il Paese a tenere insieme. Usciremo con più cicatrici che medaglie — prosegue — ognuno delle due parti pagherà  i suoi prezzi con il proprio elettorato ma alla fine la missione (tiene a sottolineare Schifani: “Ci è stata affidata da Napolitano sceso in campo a richiamare tutti all’equilibrio”) sarà  compiuta”.
“Questa che molti lettori del Pd e del Pdl vedono come una sciagura è un’occasione da non perdere. C’è grande rispetto tra noi” dice Schifani. E quando gli chiediamo di commentare le parole di Mara Carfagna intervenuta nel dibattito precedente, che ha definito Massimo D’Alema e Rosy Bindi “due vecchi tromboni”, risponde: “Ma queste sono solo parole”, dice, come a sottintendere che invece i fatti li vedono uniti: cambiare la Costituzione, seppure “l’attuale struttura dei partiti non sia la situazione migliore” ammette Violante perchè “c’è un partito carismatico (il Pdl) in crisi e un altro (il Pd) confuso per motivi interni ed esterni e il M5S a sfasciare il telaio”. Grillini che la Carfagna definisce “mediocri” mentre sbirciando da un foglietto declama Einstein: “I grandi spiriti hanno sempre incontrato l’opposizione dei mediocri”.

Sandra Amurri

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LE SUITE VATICANE IN AFFITTO CON PROPAGANDA FIDE

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

LA DENUNCIA DEL PAPA SUI CONVENTI DI LUSSO …”IL BUCARDO” GESTISCE DELLE STANZE A 5 STELLE IN SETTE PALAZZI DEL CENTRO DI ROMA… A CAPO DELLA SOCIETA’ UN IMPRENDITORE FINITO IN MANETTE AD APRILE

Un pizzico di generosità  c’è comunque, basta coglierla.
Volete scoprire, vivere, dormire, svegliarvi in alcuni dei più lussuosi e affascinanti palazzi di Roma, dentro stanze storiche?
Non c’è problema, ci pensa Propaganda Fide, e per lei l’agenzia che ha ricevuto il mandato per affittare le suite in sette strutture, tutte centrali, appena ristrutturate, belle e infiocchettate e soprattutto a prezzi fuori-mercato: per due notti, a metà  settembre, la richiesta è di appena 350 euro complessivi, quando in zona, per un pari livello, la cifra può anche quadruplicare, quintuplicare e salire ancora. Miracolo della Fide
Ma la generosità  non si esaurisce solo nell’offerta al pubblico, tocca anche la gestione degli immobili, affidata a “il Burcardo srl”, società  fondata nel 2008, con amministratore tal Maurizio Stornelli, fratello di Sabatino, ex dirigente di Finmeccanica, ed ex amministratore delegato della Selex Service Management.
I due, nell’aprile scorso, sono stati coinvolti nell’inchiesta napoletana riguardo l’appalto Sistri, la tracciabilità  dei rifiuti e “la violazione della normativa sui contratti pubblici”.
Il bilancio: 22 arresti, tra i quali i fratelli Stornelli, nati ad Avezzano, paese celebre per aver dato i natali a Gianni Letta, ma è un dettaglio.
Non lo è l’ultimo contratto stipulato da Propaganda Fide con il Burcardo, datato 28 aprile, quindi successivo allo scandalo, all’arresto e dopo l’insediamento di papa Francesco e il nuovo corso imposto in Vaticano.
Sobrietà , solidarietà , niente sfarzi, accoglienza ai poveri sono concetti lontani dalle stanze proposte, resta solo il concetto di “disponibilità ”, a secondo dei giorni.
“Mi dispiace, siamo pieni”. È sicura? “Sì, tutto occupato fino al mese prossimo”. Ma neanche una stanza libera? Non importa in quale delle sette strutture. “Forse ne abbiamo una e per sole due notti”. È bella? È all’altezza di quelle pubblicate sul sito? “Guardi, le nostre suite sono una meraviglia, una più bella dell’altra”.
Così pare. Affreschi, letti a baldacchino, frutta fresca, drappi, quadri, storia dai Borgia ai più romanzati cardinali della città  santa: “Sarete in una dimora secentesca di grande fascino ed eleganza affacciata su una piccola corte dove, secondo cronache vaticane, sembra che Caravaggio abbia ucciso Ranuccio Tommasoni”, recita la pubblicità .
Il Burcardo non ha conosciuto fermate o flessione. Anno dopo anno, nonostante i cambi ai vertici di Propaganda Fide: ora c’è il cardinale pugliese Fernando Filoni, Maurizio Stornelli ha ricevuto in gestione questi vantaggi antichi che godono di agevolazioni fiscali come se fossero un convento di suore di clausura.
E quindi pazienza per le parole di papa Francesco rispetto Chiesa troppo terrena: “Non trasformate i conventi in alberghi, dateli ai rifugiati”.
Propaganda Fide è il dicastero che coordina le attività  missionarie, incluso un patrimonio immobiliare che invade l’intera capitale, in gran parte ricevuti come donazioni.
Le residenze gestite dal Burcardo sono state donate negli anni Trenta.
A Roma, molti palazzi di questo tipo venivano affittati ai ristoratori dei Castelli con canoni di cortesia e carità  o ai più poveri del quartiere.
Negli ultimi vent’anni, soprattutto con il mandato del cardinale Sepe, si sono ripetuti gli sfratti e le conversioni in albergo o camere di pregio.
Altro che missionari. Con scandali su scandali, smentite e nuove rivelazioni
In attesa di un seguito alle parole di papa Francesco, chi vuole fare una passeggiata dentro la storia romana sa dove andare.
Sempre se ha la fortuna di trovare una stanza libera.

Alessandro Ferrucci e Carlo Tecce
(da “il Fatto Quotidiano“)

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CONTRORDINE DI GRILLO: “ANDATE IN TV”. E CASALEGGIO SI FA FOTOGRAFARE SU “CHI”, IL SETTIMANALE DELLA FAMIGLIA BERLUSCONI

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

I CINQUESTELLE CAMBIANO LA STRATEGIA MEDIATICA, LA TV NON E’ PIU’ IL NEMICO: DIPENDE DA CHI CI VA

Qualche sera fa se ne erano accorti solo i nottambuli.
Nella nuova striscia notturna de La 7 -Nightline — il capogruppo al Senato Nicola Morra sedeva e discuteva accanto al pdl Lucio Malan.
Ma come? Niente intervento esterno? Niente angolino separato?
Ebbene no, indietro tutta.
La strategia comunicativa del Movimento è cambiata. La tv era il nemico, un tempo (una scusa buona per cacciare Favia, Salsi, Mastrangeli).
Adesso la tv serve, eccome.
Così, scesi dal tetto sabato scorso, i 12 deputati in difesa della Costituzione, sebbene accolti da appena cento persone in piazza, ripetevano: «È stato un successo, siamo andati su tutti i tg».
E ieri l’argine è definitivamente franato nel momento incui Luigi Di Maio dibatteva con Debora Serracchiani a 8 e 1/2 a suon di «però se non mi fa parlare».
Precedendo di poco le performance di Nicola Morra a Virus e Vito Crimi a La gabbia.
Non c’è niente di casuale, in questa invasione di 5 stelle sul piccolo schermo. «Evitiamo i pollai e il plasticume di certe trasmissioni — dice il consulente della Comunicazione Claudio Messora all’Adnkronos — ma non rifuggiamo il confronto». Poi rivela: «Anche Grillo e Casaleggio incontreranno presto i giornalisti. Tra due settimane ci sarà  la prima conferenza stampa a Milano. Ne prevediamo due al mese».
Nel frattempo, domani, i parlamentari già  prescelti andranno al terzo “corso di comunicazione” alla Casaleggio Associati.
Sono 12, numero apostolico che da quelle parti sembra piacere.
In teoria dovrebbero turnare, ma non si è ben capito quando, nè per scelta di chi.
E che importa se il regolamento dice: «Evitare i talk show», e se sul suo altare si sia consumata più di una espulsione.
Se lo decidono Grillo e Casaleggio, le deroghe sono ammesse, salvo poi brandire le “tavole della legge” davanti ai pericolosi “dissidenti”.
Anche ieri, alla Camera, mentre in aula Paolo Bernini rammentava — ahinoi al mondo che «sull’11 settembre non ci sono prove», e che fu «un lavoro interno » agli Stati Uniti, uno scorato Tancredi Turco attaccava Casaleggio: «Noi non possiamo confonderci col Pd e lui può confondersi con Cernobbio?».
Poi la tesi, ormai diffusa: «Quel che serve è un governo di scopo su legge elettorale e di stabilità . A decidere dev’essere la Rete».
Il “guru” è furioso, con chi lo attacca.
«Li voglio fuori», è la frase risuonata nel quartier generale dopo le critiche degli ultimi giorni. Intanto, però, gioca una sua strana partita.
E in una pausa dei lavori di Cernobbio posa senza cravatta, in esclusiva per il settimanale della famiglia Berlusconi Chi.

Annalisa Cuzzocrea
(da “La Repubblica“)

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LA REPUBBLICA DEI VIDEO-CORTIGIANI

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

CINQUE TALK SHOW UN UNA SERA, ROBA DA MASOCHISTI

“Non se ne può più di sentire questa gente!» sbotta Daniela Santanchè quando la mezzanotte è scoccata già  da un pezzo, interpretando senza saperlo il sentimento dell’eroico telespettatore che voleva capire cosa sta succedendo.
E dunque s’è pazientemente sorbito uno dopo l’altro tutti i talk show che hanno riaperto i battenti, ovvero – in ordine di apparizione – Otto e mezzo, Quinta Colonna, Ballarò, Porta a Porta e Matrix.
A quell’ora, proprio quella che Marzullo presidiava per avvertirci che «un giorno è appena finito e un nuovo giorno è appena iniziato», davvero nessuno ne può più di sentire la solita compagnia di giro – a cominciare proprio dalla Santanchè – che ci ripete sempre le stesse argomentazioni, sull’ineluttabile necessità  di far decadere Berlusconi «perchè la legge è uguale per tutti» o sull’insopprimibile suo diritto di restare al suo posto «perchè la legge Severino è incostituzionale»
D’accordo, è il fatto del giorno, il caso della settimana e forse anche l’avvenimento dell’anno, ma il non-processo a Berlusconi davanti alla giunta delle Immunità  – organo di cui il telespettatore medio sconosceva finora l’esistenza – ha investito le scalette dei talk-show come un tornado caraibico, risucchiandoli tutti contemporaneamente in un triangolo delle Bermude che ha come angoli vivi l’aula della giunta, la villa di Arcore e il palazzaccio della Cassazione.
E certo il sogno di tutti i conduttori sarebbe stato quello di portare in studio il Caimano ferito, ma devono purtroppo accontentarsi dei suoi portavoce in servizio permanente effettivo e dei suoi avvocati di complemento.
Guidati per l’appunto dalla “pitonessa” Santanchè, che una sera veste di rosa e la sera dopo passa al rosso, ma dalla borsetta tira fuori sempre le stesse argomentazioni, aguzze e roventi ma ormai così prevedibili che le conosciamo a memoria, parabole di iperboli che arrivano tutte nello stesso punto: «Quella condanna non è valida perchè quei giudici appartengono tutti a una setta segreta che vuole lo scalpo di Berlusconi».
Due talk show sulla Rai – Ballarò su RaiTre e Porta a porta su RaiUno – altri due sulle reti del Cavaliere – Quinta Colonna su Rete4 e Matrix su Canale 5 – più Otto e mezzo su La7, e fare zapping era inutile perchè ci si imbatteva sempre in Berlusconi (o meglio: nel suo non-processo al Senato), con i suoi difensori d’ufficio sparpagliati qua e là , Sallusti dalla Gruber, Capezzone e Feltri da Del Debbio, Nunzia De Girolamo da Floris, Brunetta da Vespa e addirittura una coppia (Cicchitto e Santanchè) a Matrix, forse per rispettare la par condicio tra falchi e colombe di Palazzo Grazioli.
Nemmeno il nuovo conduttore di Matrix – l’esordiente Luca Telese con i suoi baffetti alla Peppino – è riuscito a sottrarsi al menu di giornata, e dopo averci promesso di consegnarci a ogni puntata «un dubbio in più e una cosa che non abbiamo visto prima » è atterrato sul terreno morbido di un’intervista senza pepe a Guglielmo Epifani («Alla Cgil lo chiamavano Harrison Ford»), ha tirato fuori solo all’una di notte, sprecandolo, un servizio sulle pensioni d’oro e quando è approdato all’immancabile dibattito pro e contro Berlusconi s’è beccato persino una ramanzina dalla solita Santanchè, che ovviamente lì si sente a casa sua: «Non le venga l’idea di fare a Mediaset peggio di quello che fate sulle altre reti!».
Non avendo il ritmo e la grinta di Mentana, ma neppure la prontezza di riflessi di Alessio Vinci, Telese è bravo ad accendere lo scontro in studio ma purtroppo non altrettanto a dominarlo, e dunque bisogna amare la caciara per goderselo.
Tranquillizzante, come al solito, Paolo Del Debbio, che con la sua aria da buon padre di famiglia ha spiegato ai suoi telespettatori di cosa sta discutendo il Senato: «Se oggi fanno una legge che vieta di portare i baffi, possono condannarmi perchè li portavo dieci anni fa?».
Ci vuol poco a farsi capire, basta aggiustare un po’ la realt�
A Ballarò, Floris è riuscito a non partire con Berlusconi intervistando in diretta Domenico Quirico, finalmente senza la Bonino, dopodichè ha scelto di evitare la rissa invitando sul casus belli due contendenti senza la bava alla bocca (Nunzia De Girolamo e Gianni Cuperlo).
Illuminante, in compenso, la battuta di un Crozza in gran forma: «Se non si può condannare chi ha preso dieci milioni di voti, io che ho 300 mila “mi piace” su Facebook ho diritto all’abbuono delle multe? ».
Chiudeva Vespa, sempre uguale a se stesso, con un Brunetta caricato a molla e disposto persino a negare che la legge Severino sia una vera legge («No, è una legge delega!»), e il candido capogruppo del Pd Roberto Speranza, senza scrivanie di ciliegio e senza plastici del luogo del delitto.
Al loro posto, solo un barometro che Vespa – prudentemente – aveva messo su “pioggia”. Divisi su tutto, Brunetta e Speranza gli hanno intimato all’unisono di spostare la lancetta: «Lo metta su tempesta».
E questa previsione è stata l’unica vera notizia della serata.

Sebastiano Messina
(da “La Repubblica“)

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MANIFESTO VERGOGNA DEL PDL A RAVENNA: “LA GIUSTIZIA PIU’ STUPRATA DELLE DONNE”

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

PER DIFENDERE UN CONDANNATO SI ARRIVA A SMINUIRE LA PIAGA DEL FEMMINICIDIO E DELLE VIOLENZE SESSUALI… IL COORDINATORE PDL: “LO HANNO AFFISSO LE DONNE, NON LO TOGLIEREMO”, COME SE FOSSE UNA GIUSTIFICAZIONE AL CATTIVO GUSTO

“La giustizia è più stuprata delle donne e il suo stupro il più impunito dei delitti”: questo il cartello che si vede nella sede del Pdl provinciale, e ripreso da Giovanni Paglia (Sel) che parla di un fatto che “lascia senza parole”.
Secondo il deputato, si tratta di un “farneticante manifesto” in un Paese che “vive ogni giorno la tragedia del femminicidio, che non riesce a trovare le risorse per finanziare provvedimenti a favore delle donne vittime di violenza, che è ricattato quotidianamente da un pregiudicato per frode fiscale, Silvio Berlusconi. Quel manifesto va rimosso immediatamente, ma soprattutto va rimosso dal paese il delirio di un partito che quotidianamente ne avvelena la vita pubblica. Vergognatevi signori del Pdl, ammesso che ne siate ancora capaci”.
Nel coordinamento provinciale del partito berlusconiano, tuttavia, non ci si scompone: “Quel manifesto – spiega Alberto Ancarani, coordinatore del Pdl – lo hanno attaccato le nostre donne, volontarie. Non ne ho la paternità , ma non mi dissocio nemmeno. E sicuramente non lo toglieremo perchè ce lo dice Paglia, anzi”.
Il responsabile azzurro avrebbe sicuramente acquistato più consensi e credibilità  se si fosse limitato a scusarsi, ma l’intelligenza e la sensibilità  non sono notoriamente merce che si acquista a peso.
A quando la difesa dei violentatori   e dei corruttori di minorenni?

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“DELINQUENTE”, “DATELE LA CAMICIA DI FORZA”: VOLANO INSULTI IN TV TRA TRAVAGLIO E SANTANCHE’

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

DURANTE “LA GABBIA”, IL NUOVO PROGRAMMA DI PARAGONE SU LA 7, SCAMBI AL VELENO TRA IL GIORNALISTA E LA PITONESSA CHE PERDE LA TESTA E   FINISCE QUERELATA

Baruffa infuocata durante la prima puntata de “La Gabbia”, il nuovo programma di approfondimento condotto da Gianluigi Paragone su La7.
Protagonisti della rovente polemica: Marco Travaglio e Daniela Santanchè.
E’ la “pitonessa” a esordire, appellando “delinquente” il vicedirettore de “Il Fatto Quotidiano”, per via di una condanna in sede civile per diffamazione a mezzo stampa.
“Devo parlare della mia decadenza da senatore?”, commenta ironicamente Travaglio.
Ma la pasionaria del Pdl prosegue la sua crociata, lanciando strali contro “Il Fatto Quotidiano”, millantando la vittoria del Pdl alle ultime elezioni e buttando nel calderone delle accuse anche Antonio Ingroia.
E nega l’alleanza col Pd: “Gli Italiani non pagano l’Imu perchè c’è Silvio Berlusconi, non perchè c’è Letta. Noi del Pdl però non odiamo il Pd, l’invidia e l’odio non ci appartengono. Non c’è una dichiarazione di Berlusconi di odio contro nessun avversario politico”.
Travaglio prende la parola, ma viene reiteratamente interrotto dalla deputata Pdl. “Chiama un esorcista” — dichiara, rivolgendosi a Paragone. E spiega la differenza tra i reati d’opinione e i reati fiscali, definendo “poveracciata” il tentativo di mettere sullo stesso piano le due infrazioni: “Se la signora Santanchè vuole sapere qualcosa sui giornalisti delinquenti, si rivolga in famiglia. Quella condanna mi è costata 1000 euro di multa, c’è chi è finito agli arresti domiciliari e poi ha dovuto far chiedere la grazia per uscire di casa”.
La Santanchè, dal canto suo, smentisce i 300 milioni di evasione fiscale operata da Berlusconi: “Sono solo balle. Quella sentenza per noi non è definitiva. Il primo agosto alle 18.45 con la condanna di Berlusconi c’è stato un colpo di stato. Noi” — continua — “a differenza del delinquente e dei suoi amici, non vogliamo il partito delle manette e delle tasse. Grazie a noi, col presidente della Commissione Finanze Daniele Capezzone, è stata fatta la riforma di Equitalia”. “Volete il partito dell’evasione e della frode fiscale“, ribatte il giornalista.
“E’ noto che a me i delinquenti piacciono” — ammette la pitonessa — “mi piace da bestia chiamare “delinquente” il diffamatore Travaglio”.
Non mancano le invettive contro i giudici e i consueti moniti femministi della Santanchè, che all’appello di Travaglio (“Qui ci vuole il TSO, mettetele la camicia di forza“), reagisce stizzita: “Lei e Paragone, che mi ha definito “padroncina”, non rispettate le donne. Imparate da Berlusconi su come si trattano
E qui è iniziato l’inedito siparietto a sfondo sessuale.
La Santanchè si è lamentata della mancanza di galanteria di Travaglio, che ha addirittura osato rispondere ai suoi insulti, e dunque lo ha accusato di “non voler bene” alle donne.
E poi, facendosi prendere la mano, ha espresso alcuni dubbi sull’orientamento sessuale dell’interlocutore.
Ecco lo scambio di battute, anzi battutacce, “hot”.
“Ma a Travaglio piacciono le donne? Non lo so, secondo me no…. Visto come tratta le donne. Travaglio e godimento non sono due parole che vanno d’accordo”.
“Cara Santanchè, non avrà  mai modo di verificarlo”.
E’ lampante quale sia il vincitore di questo diverbio.
Giusto per non avere dubbi, comunque, il vincitore verrà  decretato da una giuria d’eccezione: un Tribunale: Travaglio ha dichiarato in trasmissione di voler querelare la Santanchè.

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IPOTESI DI UN LETTA BIS SOLO SE IL PDL SI SPACCA

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

STOP DI LETTA A UN ALTRO GOVERNO: “ESCLUDO ACCORDI AL RIBASSO E NON ACCETTERO’ APPOGGI ESTERNI”

Il Letta bis, per lo stesso premier, è un’ipotesi lontana e condizionata da molti paletti. Lo si capisce dalle parole pronunciate alla Camera per riferire degli esiti del G20: «Il riconoscimento positivo possiamo gettarlo via in un attimo: se buttiamo la fiducia e la stabilità  che abbiamo raggiunto, torniamo in grandissima difficoltà ».
Letta parla dei costi di una crisi.
«Pesanti per lo Stato e per i cittadini. L’instabilità  ci potrebbe sottrarre un miliardo, un miliardo e mezzo» solo per l’aumento dei tassi di interesse sul debito.
Ma nei colloqui privati, il premier affronta anche le strade alternative, nel caso di uno strappo di Berlusconi. «Non accetterò accordi al ribasso o peggio ancora accordicchi. A me interessa la stabilità  del Paese, non quella della mia poltrona».
Il premier sta esaminando gli scenari possibili.
«Sarebbe inaccettabile una crisi pilotata con i ministri del Pdl che escono e poi rientrano. Nessuno la capirebbe e il governo ne uscirebbe più debole. Non è questa la via».
Tantomeno un Letta bis non potrebbe nascere sulla base di un nuovo “contratto” con il Pdl che preveda l’appoggio esterno: niente ministri nella squadra ma un sostegno alla maggioranza delle larghe intese.
«Non avrebbe alcun senso e soprattutto alcun futuro. Non riusciremmo a combinare nulla. L’Italia ha bisogno di riforme ed è già  molto difficile governare così. Figuriamoci con l’appoggio esterno».
L’idea che alcuni transfughi del Pdl e un pugno di grillini siano in grado di dare vita a unesecutivo ancora più provvisorio di quello attuale viene scartata dal premier.
E dal Pd. Letta e il suo partito, in questo caso, parlano la stessa lingua.
«Un altro governo potrebbe vedere la luce solo in presenza di un fatto politico – è il ragionamento comune –. Cioè se nel Pdl si crea uno smottamento, una spaccatura concreta e nasce una cosa diversa dalla creatura berlusconiana che è oggi. Se l’operazione è fatta in grande con l’obiettivo di far nascere la costola del Ppe in Italia, allora…».
Ma è uno scenario realistico? È immaginabile che in pochi giorni possano saldarsi Scelta civica, l’Udc di Casini e la scissione pidiellina in un fantomatico centro?
I dubbi superano di gran lunga le certezze.
Berlusconi resta il capo indiscusso del centrodestra, difficile pensare che si possa avviare una diversa stagione politica in quel campo senza di lui o sulla sua pelle di condannato.
Ecco perchè il discorso di ieri alla Camera illumina la vera strada maestra perseguita da Letta e da Giorgio Napolitano, con il sostegno di Gugliemo Epifani: continuare lalegislatura con il governo in carica, senza toccare alcuna casella.
Salvare le larghe intese così come sono: l’unico modo per raggiungere i traguardi che Letta ha in mente. Ieri ne ha indicato uno fondamentale, ridurre il cuneo fiscale: «Con il piano d’azione l’Italia ha assunto impegni netti per tagliare il costo del lavoro. È il cuore della politica di crescita».
Ma la partita si gioca sul corto respiro, sul giorno per giorno, sugli umori del Cavaliere per la sua sorte nella giunta del Senato.
Lo scontro “tecnico” del voto per la decadenza e del suoi tempi ha di nuovo allargato il solco tra i due principali alleati di governo.
Ieri Luigi Zanda, con un certo allarme, ha fatto sapere a Largo del Nazareno e Palazzo Chigi che il Pd non può più accettare la tattica dilatoria del Pdl.
Anche se fosse di uno o due giorni.
«Basta vedere la reazione della nostra gente – ha spiegato il capogruppo al Senato – dopo l’accelerazione di lunedì notte e quella successiva alla tregua e al rinvio che pure rientra nella normalità . È andata molto meglio lunedì. Non accettano l’idea che noi si faccia da sponda alle paturnie di Berlusconi. È vero che non dobbiamo forzare e non possiamo offrire pretesti. Ma è inaccettabile tirarla per le lunghe».
Letta da giorni è convinto che dilazionare il voto della giunta sia un falso problema: «Prima o poi la resa dei conti arriva».
Nessun patema dunque a Palazzo Chigi per la scelta di domani sulla data del voto nella commissione. Non si andrà  oltre lunedì o martedì e al premier va bene così. Anche se nel giro stretto dei collaboratori di Letta sanno che è cominciato il count down, che il voto, a meno di dimissioni di Berlusconi, sarà  lo spartiacque della legislatura.
Perchè quel giorno Pd e Pdl, i due pilastri della maggioranza, voteranno in maniera opposta.
E lo faranno sul destino del protagonista della Seconda repubblica.

Goffredo De Marchis
(da “La Repubblica”)

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GIORGIO E SILVIO, TRATTATIVA CONTINUA

Settembre 12th, 2013 Riccardo Fucile

TELEFONATE, AGENZIE DI STAMPA E MINACCE: COSàŒ LA MACCHINA DEL QUIRINALE HA FERMATO L’AFFONDO DEI DEMOCRATICI IN GIUNTA

La Grande Trattativa, secondo il racconto di alcuni ministri, sia del Pd, sia del Pdl.
A taccuini chiusi, ovviamente, lontani da occhi e orecchie indiscrete.
Due protagonisti assoluti, Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, e un’avvertenza, di provenienza democratica: “Da qui alla prossima settimana, Berlusconi cambierà  mille volte idea e userà  falchi e colombe per fare i suoi giochi”.
O i suoi ricatti, per dirla più schiettamente.
Del resto, il lunedì nero che ha fatto tremare l’esecutivo di Enrico Letta origina proprio da un doppio gioco del Cavaliere.
Alle colombe di governo del Pdl, Alfano e Quagliariello tanto per intenderci, era stato infatti consegnato il mandato di concordare con il Pd un avvio soft della giunta del Senato, in base alla “strategia dei tempi lunghi”.
Subito dopo, però, al fatidico relatore Andrea Augello, ex An con fama di fine mediatore (era soprannominato il Bettini di Alemanno), i falchi berlusconiani hanno imposto una nuova direttiva di Arcore, dove B. si trova ancora rinchiuso: “Nella relazione metti dentro le pregiudiziali di costituzionalità  e vediamo cosa succede”.
Cosa è successo si è poi visto. A caldo, le colombe hanno rivelato che “il Pd ha tradito i patti” e B. ha affidato a una di loro, Renato Schifani, l’incarico di minacciare la rottura: “Se il Pd vota contro, il governo cade”.
Era lunedì notte e a quel punto è ripresa l’opera di ricucitura.
Una gigantesca tela di Penelope già  tessuta e disfatta per tutto il mese di agosto.
Ed è qui che s’innesta l’ennesimo intervento del Colle, grande protettore del governo di Enrico Letta.
Alla vigilia della riunione di martedì della giunta, il lavorìo di Napolitano è stato incessante.
Il capo dello Stato sarebbe stato “spiazzato” dal Pd. “Sorpresa e tanta irritazione”. Di qui la nota sulla necessità  della “convivenza nazionale” altrimenti è “tutto a rischio”.
A detta del Pdl, un messaggio indirizzato unicamente al Pd e peraltro capito “tardi” dalle agenzie di stampa.
La frase, pronunciata a ora di pranzo, è stata rilanciata con enfasi nella fase cruciale delle trattative, tra le 18 e le 20 di martedì.
Quando, cioè, Napolitano, secondo le versioni accreditate da alcuni ministri, avrebbe telefonato a Luigi Zanda e Anna Finocchiaro, l’inossidabile coppia che “governa” il Pd di Palazzo Madama da più di un lustro.
Il primo, Zanda, è capogruppo. La seconda, Finocchiaro, è a capo della commissione Affari Costituzionali.
Napolitano, con loro, sarebbe stato durissimo: “Se nel Pd vincono i falchi come nel Pdl io vado davanti al Paese a dire che avete tradito il patto sottoscritto quando mi avete chiesto di rimanere al Quirinale”.
Meno dura, ma altrettanto decisa, la telefonata di Enrico Letta a Guglielmo Epifani: “La decadenza è nell’ordine delle cose, è naturale, non forziamo i tempi per fargli fare la vittima”.
Il compito di riferire a B. l’esito delle convulse telefonate è stato del solito ambasciatore Gianni Letta, Zio del premier.
Il risultato positivo è stato lampante e pubblico quando i giornalisti hanno avvicinato una commissaria del Pd prima di entrare in giunta: l’abruzzese Stefania Pezzopane, ritenuta più falco di Casson sia nel suo partito sia nel Pdl.
Sorridente, neanche la Pezzopane ha fatto problemi: “Le pregiudiziali derubricate a preliminari vanno bene”. Obiettivo raggiunto. Voto slittato e falchi e colombe che chiamano Arcore. “Il Pd si è genuflesso”.
Guadagnata la fatidica settimana in più di tempo, nella “riflessione silenziosa” del Cavaliere quella di ieri sarebbe stata però “una giornata da falco”, in perenne consultazione con familiari e amici delle sue aziende.
B. vuole un segnale forte dal Colle e anche in questo caso sta giocando al rialzo.
Ad Alfano, alla festa del Giornale a Sanremo, è toccato smentire una delle presunte condizioni poste dal Quirinale per ottenere la grazia: “Non credo Berlusconi si dimetterà  da senatore”.
Altro che passo indietro dalla politica. E poi: “Il caso Berlusconi non è chiuso, l’ordinamento giuridico offre altre possibilità , lui avrà  ancora tanta voce per riaffermare le sue buone ragioni”.
La Grande Trattativa è entrata in una nuova fase tattica.
I falchi sbandierano “un colpo di genio imminente” per contrastare le colombe che vogliono arrivare a metà  ottobre con “la strategia dei tempi lunghi”.
Come chiosa un ministro, “ogni giorno avrà  la sua pena”.

Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano“)

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