Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
L’ANALISI DELLA CANTANTE SULLO SFRUTTAMENTO DEL CONTINENTE AFRICANO E LE RESPONSABILITA’ DELL’OCCIDENTE
Ieri notte Fiorella Mannoia ha pubblicato un lungo intervento sulla sua pagina Facebook ufficiale nel
quale ha espresso la propria posizione riguardo all’esodo di immigranti disperati sulle nostre coste ricordando lo sfruttamento perpetrato dalle multinazionali, dall’Europa e dagli Stati Uniti a danno dei Paesi africani.
Ha inoltre puntato il dito contro coloro che sfruttano demagogicamente i viaggi della disperazione degli immigrati, in particolare Matteo Salvini e Daniela Santanchè.
La cantante esordisce parlando dello sfruttamento subito dai Paesi africani in epoche recenti e lontane, puntando il dito contro le grandi compagnie internazionali: “Dovrebbero rispondere gli Stati dove risiedono le multinazionali che lucrano su quei paesi, dovrebbero rispondere tutti gli Stati che hanno bombardato stati sovrani, uccidendo migliaia di civili e portando caos in ogni posto dove sono andati. Chiediamo giustamente all’Europa di prendersi le sue responsabilità , allora chiediamo anche agli Stati Uniti di prendersi le sue responsabilità , anche loro dovrebbero prendersene carico. In questo casino in cui ci troviamo, soprattutto noi Italiani che siamo la porta d’ingresso del Meditarraneo, loro hanno la loro parte di responsabilità , tanto quanto noi. Tutti lucrano in Africa, TUTTI.”
Lo sfogo di Fiorella Mannoia va avanti, elencando le ingiustizie subite dalle popolazioni africane e i danni economici e ambientali che lo sfruttamento indiscriminato ha causato: “Aiutiamoli a casa loro dite, certo, si vede come li aiutiamo a casa loro! Riducendoli alla fame, distruggendo interi ecosistemi come stanno facendo multinazionali del petrolio, comprese le nostre, sul Delta del Niger, o come davanti alle coste del Senegal, dove le multinazionali hanno monopolizzato il mare mettendo sul lastrico i pescatori locali, o in paesi dove le le multinazionali del cibo requisiscono con la forzai terreni ai contadini per le loro coltivazioni di monocoltura transgenica, li usiamo come discarica di rifiuti tossici, di medicinali scaduti, li sfruttiamo per un pugno di riso nelle miniere di diamanti, di oro, di coltan”.
L’artista passa poi a valutare l’impatto degli Stati occidentali sui Paesi del continente africano dal punto di vista politico, accennando a governi fantoccio e alla “stranezza” del fatto che piccoli gruppi armati siano in grado di tenere sotto scacco forze politiche dal peso specifico molto più alto: “Assassiniamo i loro leader migliori (vedi Sankara, ma non il solo) che si sono battuti per l’indipendenza Africana, con la complicità di questa Europa ipocrita degli altrettanto ipocriti Stati Uniti, finanziando e appoggiando al loro posto, dittatori senza scrupoli che gli hanno permesso in questi decenni di depredare in pace (ora anche la Cina) destabilizzando antichi equilibri, vendendogli armi (Russia compresa) perchè si ammazzassero meglio tra di loro.
Abbiamo creato, armato, finanziato pazzi sanguinari che sgozzano e ammazzano senza pietà altri poveri esseri umani e ora, fuori controllo dicono che non sanno come fermarli.
Ora voi mi venite a dire che riescono a leggere la scritta di un pacchetto di sigarette dallo spazio, hanno eserciti con la più avanzata delle tecnologie e non riescono a fermare quattro pazzi cialtroni incappucciati?
Ma a chi la raccontano? Hanno bombardato migliaia di civili, povera gente incolpevole, donne, bambini, distrutto intere città per colpire un solo uomo e ora ci vengono a raccontare che non sanno fermare un piccolo esercito di pazzi sanguinari? Io non so che cosa ci sia dietro tutta questa storia, ma di sicuro non credo a una sola parola di quello che ci raccontano”.
La Mannoia, dopo aver elencato i criteri attraverso i quali secondo lei andrebbe inquadrato il problema degli esodi di disperati, fornisce quella che secondo lei è la soluzione: la “scrittura di regole”, l’imposizione alle multinazionali di “un comportamento etico”, la “distribuzione delle risorse” e un “investimento sulla crescita della popolazione africana”.
Poco prima di concludere il suo intervento, la cantante lancia una provocazione a Matteo Salvini e Daniela Santanchè: “A Salvini non resterà che andare personalmente e sparare sui barconi, insieme alla Santanchè, ma non mandando l’esercito, troppo comodo, ci devono andare loro, fisicamente, in diretta televisiva”.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
SE ESCONO 50 DEPUTATI PD SALTA IL NUMERO LEGALE E RENZI VA A CASA: ORA VEDREMO DA CHE PARTE STANNO I “DIFENSORI DELLA DEMOCRAZIA”
È l’ora della grande “cacciata” della minoranza (dalla commissione).
Per preparare l’ultimo strappo, ovvero il voto di fiducia finale sulla legge elettorale in Aula. Tempi rapidissimi. Nessuna trattativa: “Siamo a un passo — dice Renzi a Rtl 102.5 – vediamo il traguardo dell’ultimo chilometro. Faremo lo sprint finale sui pedali e a testa alta”.
La “mossa” è stata preparata nel week end, con i fedelissimi Emanuele Fiano e Ettore Rosato, “reggente” del gruppo dopo le dimissioni di Speranza.
Sono stati loro a chiamare, ad uno ad uno, i membri della commissione Affari costituzionali della Camera, dove la sinistra dem è maggioranza: “Che hai intenzione di fare — questa la domanda — in commissione sulla legge elettorale? La posizione del gruppo, stabilita e votata nell’ultima riunione è che l’Italicum non si cambia. La segui o vuoi essere sostituito?”. “Nè l’uno nè l’altro” è stato il coro di risposte.
Ecco allora il passaggio successivo.
Da palazzo Chigi parte l’ordine di sostituire i dieci membri della minoranza, all’ufficio di presidenza che si terrà stasera. Via Pier Luigi Bersani, Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca, Alfredo D’Attorre, Barbara Pollastrini, Marilena Fabbri, Roberta Agostini, Marco Meloni. Resterà invece Giuseppe Lauricella che pur essendo critico verso l’Italicum ha dischiarato che seguirà le indicazioni del gruppo.
Dentro un plotone di fedelissimi tra renziani di ferro, turchi e franceschiani. Chiamati a portare a termine una missione. Approvare il testo, come è uscito dal Senato. Senza cambiare una virgola.
Dietro la mossa non è difficile intravedere quale sia la paura e quale sia il passaggio successivo.
La paura, spiegano a microfoni spenti i renziani di rango, si chiama Aula: “Se lasci in commissione Bersani e compagnia, quelli cambiano la legge elettorale. Per tornare al testo che vuole Renzi, occorre votare in Parlamento. Ma in Parlamento il voto è segreto e a quel punto diventa un pastrocchio”.
Un ragionamento che porta dritti a scoprire il passaggio successivo che ormai appare scontato. E che si chiama voto di fiducia: “Renzi — prosegue la fonte – vuole avere la possibilità di mettere la fiducia sul suo testo, quello licenziato dal Senato. Quindi ha bisogno che la commissione non lo cambi. Altrimenti non può più usare l’arma atomica”.
E non è un caso che dentro il Pd già si discuta delle grandi manovre attorno al voto di fiducia. Dice Gianni Cuperlo: “La fiducia sarebbe uno strappo serio che metterebbe seriamente a rischio la prosecuzione della legislatura, perchè ci sarebbe da parte delle opposizioni tutte una reazione molto molto severa”.
I contatti tra l’ala dura della minoranza e gli altri gruppi ci sono già stati.
Scelta Civica e M5S hanno dichiarato che diserteranno la commissione se Renzi dovesse procedere con le sostituzioni.
Ma la grande manovra riguarda l’Aula. L’idea è un Aventino per mettere a rischio il numero legale.
Con Forza Italia, Lega, Cinque stelle fuori, se escono una cinquantina del Pd il numero legale salta.
Il premier pare però non temere l’ipotesi. Nella sua narrazione decisionista, la fiducia toglie dall’imbarazzo anche la minoranza: “Gli diamo l’alibi — dice uno dei suoi — così diranno che anche se il provvedimento gli fa schifo, non si può far cadere il governo”. Chissà . Da regolamento alla Camera, quando metti il voto di fiducia prima si vota la fiducia, poi il provvedimento. Si potrebbe anche votare sì al primo e affossare il secondo.
(da Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
UN’OPERAZIONE DI POLIZIA INTERNAZIONALE AUTORIZZATA DA UE E ONU NON ELIMINA IL PROBLEMA DELL’ACCOGLIENZA DI UNA PARTE DEI PROFUGHI… ANCHE SE ELIMINI QUALCHE SCAFISTA, CE NE SAREBBERO ALTRI
Un’operazione di polizia internazionale per mettere sotto controllo le spiagge e i porti della Libia. 
Un contingente militare autorizzato dall’Unione Europea – possibilmente anche dalle Nazioni Unite – per fermare l’attività criminale degli scafisti e così cercare di stroncare il traffico di esseri umani.
È questa la proposta che l’Italia potrebbe mettere già oggi sul tavolo dei ministri degli Esteri riuniti in Lussemburgo e del Consiglio europeo.
È l’opzione più efficace, diventata oggetto di trattativa con gli altri Stati membri, per arrivare a un intervento comune e così tentare di bloccare il flusso delle partenze che rischia di avere dimensioni sempre più grandi, dunque di diventare sempre più rischioso
I tempi non possono essere brevissimi, ma quanto accaduto ieri mostra la necessità di fare in fretta a trovare una soluzione che consenta di assistere le migliaia di disperati che cercano di salvarsi fuggendo dalla Libia.
Non a caso si tornerà ad insistere con le organizzazioni umanitarie e naturalmente con l’Unione Europea, per la creazione urgente di campi profughi in nord Africa in modo da smistare le istanze per il riconoscimento dello status di rifugiato politico.
Guerra agli scafisti
Tutte le opzioni vengono analizzate prima della riunione convocata a Palazzo Chigi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi.
E quella subito scartata riguarda il possibile blocco navale da attuare a poche decine di miglia dalla Libia. Un dispositivo del genere funziona infatti soltanto se accompagnato dai respingimenti.
Vuol dire che ogni imbarcazione viene fermata e scortata fino all’imbocco di uno dei porti di partenza in Libia. Ma questo comporta pericoli altissimi e soprattutto non servirebbe affatto a fermare i trafficanti, disposti a tutto pur di lucrare sulla disperazione di chi paga centinaia di dinari pur di salire a bordo di un’imbarcazione.
Impossibile anche il ripristino di una missione umanitaria sul modello di «Mare Nostrum» proprio perchè agevolerebbe l’attività criminale di chi sa che alle persone imbarcate anche su mezzi di fortuna basterà lanciare un sos poco dopo la partenza per essere soccorse e salvate. «Se questa fosse la volontà – spiegano gli esperti – sarebbe più efficace creare un corridoio umanitario e portare i profughi direttamente sulle nostre coste ».
L’unica strada ritenuta percorribile in questo momento è quella di un intervento che miri a stroncare le organizzazioni criminali.
La situazione attuale non consente di avviare alcuna trattativa con le autorità libiche, anche perchè ci sono due governi che rivendicano la propria titolarità e soprattutto bisogna tenere conto dei miliziani che tentano di impedire qualsiasi negoziato.
Qualcosa potrebbe cambiare se davvero, come sostiene da un paio di giorni il mediatore dell’Onu Bernardino Leà³n si riuscirà , «entro breve a creare un governo di unità nazionale».
Ed è proprio questa la «cornice» entro la quale ci si vuole muovere
L’intervento
Già nel febbraio scorso, di fronte all’avanzata dei terroristi dell’Isis, il ministro della Difesa Roberta Pinotti aveva dichiarato come l’Italia fosse pronta «a fare la propria parte guidando una coalizione internazionale per un intervento militare».
A questo adesso si pensa, avendo come obiettivo quelli che Renzi ha definito «gli schiavisti del XXI secolo», evidenziando poi come il controllo del mare non possa essere la soluzione per impedire i naufragi e quindi la morte di migliaia di persone.
L’ipotesi esplorata in queste ore prevede un intervento nella parte settentrionale della Libia, coinvolgendo, se possibile, anche gli altri Stati africani.
Il via libera dell’Unione Europea, ancora meglio dell’Onu, si rende necessario perchè altrimenti si tratterebbe di un vero e proprio atto di guerra, impensabile anche nei confronti di uno Stato che attualmente ha una situazione totalmente fuori controllo.
Una missione di terra alla quale l’Italia parteciperebbe con l’Esercito, con la Marina Militare e con l’Aeronautica seguendo uno schema che ricalca in parte quello applicato in Libano nel 2006.
Le condizioni in quel caso erano completamente diverse sia per quanto riguarda la realtà territoriale, sia per la presenza di interlocutori validi con i quali avviare un confronto diplomatico. Ma gli aspetti tecnici sarebbero comunque molti simili.
I campi profughi
L’opzione militare prevede comunque l’avvio di un intervento umanitario per garantire alle migliaia di persone in fuga di avere assistenza in Africa e accoglienza in Europa.
Per questo si è deciso di accelerare quel progetto seguito dal ministero dell’Interno che prevede la creazione di almeno tre campi profughi. Veri e propri punti di raccolta in Niger, Tunisia e Sudan dove esaminare le istanze di asilo in modo da poter avviare la procedura con i Paesi indicati dai richiedenti
L’organizzazione dovrebbe essere affidata all’Alto commissariato per i rifugiati e all’Oim, l’Organizzazione di assistenza ai migranti che proprio in Africa – ma anche in Libia – vanta un’esperienza decennale e ha già seguito numerosi progetti, compreso il rimpatrio assistito. In questo caso ogni Paese metterebbe a disposizione personale che possa lavorare in collaborazione con le autorità locali.
Tutto in una corsa contro il tempo per salvare migliaia di persone.
(da “Il Corriere della Sera”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
E’ UNO DEI 137 COMUNI SU 8000 CHE HANNO BENEFICIATO DEI FONDI
Chi l’ha detto che il patto del Nazareno è finito?
Qua e la’ qualche segnale dell’accordo tra il premier Renzi e Silvio Berlusconi (non tanto lui, quanto il suo fedelissimo Denis Verdini) emerge ancora.
E uno di questi segnali porta dritto a Napoli. Anzi, ad Ottaviano, cuore del Parco Vesuvio.
Qui c’è uno dei pochi sindaci partenopei che può vantare un’amicizia diretta con Verdini, di quelle fatte di telefonate ed sms continui.
Proprio come lo stesso Verdini la può vantare con Renzi (e viceversa, ovviamente). Ebbene, sarebbe frutto di questo legame l’arrivo ad Ottaviano di ben tre milioni di euro per realizzare un polo scolastico tutto nuovo al posto di un rudere abbandonato a se stesso da ormai venti anni.
Chi ha mandato i tre milioni? Ma il governo, naturalmente: la presidenza del consiglio dei ministri nell’ambito del progetto “Cantieri in Comune”, che mira a finanziare una serie di opere pubblica in tutta Italia.
Su circa 8000 Comuni italiani, sono 137 i Comuni che hanno beneficiato dei fondi. Un imbuto piccolo piccolo, all’interno del quale è passato anche Ottaviano, saldamente in mano al centrodestra.
Luca Capasso è stato sicuramente bravo a lavorare al progetto, ma il Nazareno ci ha messo la mano sua.
Pasquale Napolitano
(da Rete news24)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
“SE RENZI PORRA’ LA FIDUCIA VOTERO’ CONTRO”
Lei è in commissione, si farà sostituire in quanto espressione della minoranza Pd, dunque contrario
all’Italicum, onorevole Alfredo D’Attore?
«No, non intendo farmi sostituire volontariamente. Ho presentato alcuni emendamenti e, come ho chiarito al vice-capogruppo vicario, intendo sostenerli in commissione. E come me altri colleghi»
Pensa che alla fine il governo metterà davvero la fiducia?
«Io considero grave il solo fatto che faccia aleggiare questa ipotesi: già questo mi pare una forma di pressione del tutto impropria sul Parlamento. L’esasperazione di un ruolo invasivo ed esorbitante che il governo ha esercitato nell’iter delle riforme. La fiducia segnerebbe una lacerazione politica e istituzionale dalle conseguenze imprevedibili»
Non temete di essere additati come vetero conservatori?
Credo che questo giochino mediatico sia abbastanza logoro e non funzioni più. Lo dimostra la confusione apertasi nel governo a proposito della possibilità di modificare l’articolo 2 della riforma costituzionale, relativo alla composizione del Senato. Oggi Renzi e la Boschi dovrebbero riconoscere che avevano ragione quanti nel Pd si sono battuti alla Camera per cambiare quell’articolo e migliorare la riforma».
Lei come voterà in caso di fiducia?
«Do per scontato che non si arrivi a un atto che ha pochissimi e oscuri precedenti. In linea di principio, personalmente, non darei la fiducia neppure a un governo che la ponesse su una legge elettorale da me condivisa ».
(da “La Repubblica”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
TRA I DEPUTATI A RISCHIO ANCHE BINDI, BERSANI E CUPERLO, CHE AVVERTE: “CON LA FIDUCIA, LEGISLATURA A RISCHIO”
La telefonata è arrivata nei giorni scorsi: «Come pensi di orientarti nei voti in Commissione?».
A un capo del filo, a porre la domanda, il vicepresidente vicario del gruppo del Pd, Ettore Rosato, reggente della numerosa truppa dei dem dopo le dimissioni del capogruppo Roberto Speranza; dall’altro, uno per uno ognuno dei membri «dissidenti» del Pd in Commissione affari costituzionali della Camera, lì dove oggi si comincia a discutere la riforma elettorale.
E dove il Pd, su 50 membri, ne conta 23, ma di questi ben 11 della minoranza critica con l’Italicum: abbastanza per mandare sotto il governo se decidessero di non votare secondo le indicazioni del partito
Per questo, la telefonata di Rosato: per verificare chi proprio non è disponibile a votare la riforma e procedere, stasera in una riunione dell’Ufficio di presidenza del partito, a sostituirlo con altri deputati.
Scelta che venne fatta già sulla legge costituzionale in Senato, quando a essere sostituito fu Mineo.
Stavolta, però, dalle risposte che Rosato ha ricevuto, si tratta di ben altre proporzioni: sette-otto deputati da rimuovere, forse addirittura dieci, quasi la metà del gruppo Pd. Tra i candidati più accreditati a perdere (temporaneamente) il posto in Commissione sono Gianni Cuperlo, Rosy Bindi, Barbara Pollastrini, Alfredo D’Attorre, Andrea Giorgis, Enzo Lattuca; buone probabilità , ma verrà deciso oggi coi diretti interessati, anche per Roberta Agostini, Marilena Fabbri e Marco Meloni.
E poi c’è Pierluigi Bersani, così critico con la legge che, anticipò, forse avrebbe fatto lui richiesta in questo senso.
«È una scelta politicamente pesantissima, che deriva dalla drammatizzazione che Renzi ha voluto dare alla vicenda», commenta Pippo Civati.
«Ma diciamo la verità — scherza — se potesse, Renzi li sostituirebbe anche in Aula: e non è detto che non lo farà , quando ci saranno da fare le liste…».
Altrettanto critico Stefano Fassina, che lo definisce un «atto politico estremamente rilevante», la cui gravità «si misurerà dalla possibilità di presentare o meno emendamenti in Aula».
Tra i diretti interessati, invece, c’è grande cautela. O rassegnata consapevolezza: «Sapevo di andare incontro alla sostituzione quando ho presentato due emendamenti e non faccio resistenza», sospira la Bindi, anche se certo, sottolinea, «non esistono precedenti» di una sostituzione di massa. La linea che si sono dati è il basso profilo: riconoscere che è nelle prerogative del gruppo fare sostituzioni, non fare polemiche, poi «le valutazioni politiche le faremo dopo», si limita a dire D’Attorre.
Quando, da lunedì 27, la battaglia sarà in Aula.
«Antidemocratico» è chi non rispetta «espressioni di volontà come le primarie o le decisioni degli organi del partito», dice Renzi.
Che non esclude il voto di fiducia: «Uno strappo grave», gli ha ripetuto in un incontro a Palazzo Chigi, mercoledì scorso, Gianni Cuperlo.
Prima di aggiungere ieri in tv che la fiducia rischierebbe nientemeno che di «instradare la legislatura sul binario di un suo esaurimento».
E portare dritti alle urne.
Nel mirino Anche Pier Luigi Bersani, tra i «big» della dissidenza del Partito Democratico, potrebbe essere sostituito in commissione Affari Costituzionali a causa della sua opposizione all’Italicum.
Francesca Schianchi
(da “La Stampa”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
SONDAGGIO IPR: CRESCE IL CONSENSO MEDIO DEI SINDACI
A livello generale emerge che dopo anni di flessione, torna a crescere il consenso medio dei sindaci
(53,4%).
Nel dettaglio colpisce particolarmente vedere in fondo alla classifica sul gradimento le prime città italiane, Bologna, Napoli, Milano e Roma.
È una debacle per gli amministratori dei principali Comuni: ad eccezione di Dario Nardella, sindaco di Firenze che addirittura vince la classifica del sondaggio Ipr Marketing per il Sole 24 Ore, e di Piero Fassino, che guadagna consensi e resta nella top ten, per Virginio Merola, Luigi De Magistris, Giuliano Pisapia e Ignazio Marino sono dolori.
Il Sole 24 Ore segnala come rilevante quel punto in più di crescita di consenso medio per i primi cittadini d’Italia.
Una conquista piccola, ma non trascurabile, perchè avviene in tempo di crisi economica e mareggiate di antipolitica, perchè è tempo di tagli e tasse.
A crescere sono i sindaci dei capoluoghi di Provincia, le città medie, spesso del nord, ma anche del sud.
L’inversione di rotta avviene anche perchè unidici mesi fa hanno cambiato giunte e consigli oltre 4 mila Comuni, con un’informata di giovani amministratori, dal punto di vista anagrafico o politico, che ancora godono della loro luna di miele con gli elettori. “La nuova graduatoria – conferma Antonio Noto di Ipr Marketing – è figlia del sentimento politico che ha guidato gli italiani nell’ultimo anno, dominato dalla richiesta di cambiamento”.
Un volto nuovo guida la classifica.
È Dario Nardella, successore di Matteo Renzi a Palazzo Vecchio: il sindaco di Firenze ottiene il 65% dei consensi, quasi 6 punti in più rispetto all’elezione.
Appena più sotto Antonio Decaro, primo cittadino di Bari, che ha tuttavia visto già erodere parte del gradimento, cedendo quasi un punto e mezzo rispetto all’elezione al 64%.
Al terzo gradino del podio l’ex renziano di ferro Giorgio Gori, che in undici mesi da sindaco di Bergamo ha visto il suo gradimento crescere di quasi 10 punti al 63%.
Da sottolineare anche la quarta posizione, di Giorgio Falcomatà , sindaco di Reggio Calabria, che ottiene il 62%.
Nella Top Ten c’è anche Piero Fassino, primo cittadino torinese, eletto nel 2011, ma forte di un gradimento in crescita, che supera il 60%.
Per gli amministratori delle altre grandi città , mala tempora currunt.
Leoluca Orlando, primo cittadino di Palermo, è al 43° posto: se il consenso al momento della sua elezione, nel 2012, era pari al 72,4%, nell’ultima rilevazione di Ipr Marketing il dato è 17 punti inferiore, al 55%.
A Napoli Luigi De Magistris registra un gradimento del 52,5% e si piazza al posto numero 58, con un consenso in calo di quasi 13 punti rispetto al momento dell’elezione nel 2011.
Stessa posizione per Marco Doria, amministratore di Genova, che cede 7 punti al 52,5%.
Bisogna scendere fino alla posizione 67 per trovare Giuliano Pisapia, sindaco della Milano dell’Expo, che dal momento della sua elezione ha visto erodersi il proprio consenso di oltre 4 punti al 51%.
Meno di un romano su due, per l’esattezza il 49,5% esprime gradimento invece per Ignazio Marino, addirittura all’82° posto, ben 14 punti e mezzo in meno rispetto al consenso registrato nel giorno della sua elezione.
Infine, al quartultimo posto, posizione numero 98, si trova Virginio Merola, sindaco di Bologna, ex fiore all’occhiello dell’amministrazione di sinistra, con sei punti di consenso persi e un gradimento fermo al 44%.
Da evidenziare infine la performance dei primi cittadini a 5 Stelle.
Sono al 43° posto sia Federico Pizzarotti, sindaco di Parma (-5 punti dall’elezione al 55%), sia Federico Piccitto, primo cittadino di Ragusa (-14,4 punti al 55%), mentre il livornese Filippo Nogarin è al 76° posto, con 3 punti in meno al 50%.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
UOMINI, DONNE E BAMBINI INGHIOTTITI DALL’INDIFFERENZA… IL DOLORE BOLLATO COME BUONISMO MENTRE I RIMEDI SONO SOLO BLOCCHI E RESPINGIMENTI
Il Mediterraneo trasformato in una fossa comune. Oltre novecento morti. Morti senza storia, morti di nessuno.
Scomparsi nel nostro mare e presto cancellati dalle nostre coscienze. È successo ieri, un barcone che si rovescia, i migranti – cioè persone, uomini, donne, bambini – che vengono inghiottiti e diventano fantasmi.
Ma sappiamo già che succederà anche domani. E tra una settimana. E tra un mese. Spostando la nostra emozione fino all’indifferenza.
Ripeti una notizia tutti i giorni, con le stesse parole, gli stessi toni, anche accorati e dolenti, e avrai ottenuto lo scopo di non farla ascoltare più. Quella storia non avrà attenzione, sembrerà sempre la stessa. Sarà sempre la stessa. “Morti sui barconi”.
Qualcosa che conta per gli addetti ai lavori, storia per le associazioni, disperazione invisibile
Adesso, proprio adesso, ne stiamo parlando solo perchè i morti sono 900 o forse più: cifra smisurata, disumana. Se ha ancora senso questa parola. Continuiamo a non sapere nulla di loro, ma siamo obbligati a fare i conti con la tragedia.
Fare i conti: perchè sempre e solo di numeri parliamo.
Fossero mancati due zeri al bollettino di morte non l’avremmo neppure “sentita”. Perchè ormai è solo una questione di numeri (o dettagli drammatici come “migranti cristiani spinti in mare da musulmani”) che fa la differenza.
Non per i singoli individui, non per le sensibilità private, ma per la comunità che dovremmo rappresentare, che dovrebbe rappresentarci. Perchè all’indifferenza personale, persino comprensibile, si affianca sul piano politico una gazzarra di dichiarazioni: litigi, accuse, toni violentissimi.
Nessuno riesce a fare ciò di cui abbiamo più bisogno: far capire.
Pochi si impegnano: Medici senza frontiere con la campagna #milionidipassi cerca di raccontare, evitando di ridurre queste persone al loro problema. Cioè a «profughi, clandestini, extracomunitari »: parole che lasciano diluire la specificità umana per farci sentire meno lo spreco infinito dinanzi alla tragedia.
Molti politici, anche in questo momento, gridano. Salvini parla di «invasione», quando invece la maggior parte di chi arriva non resta affatto in Italia ma va in Francia, in Germania o nei paesi dell’est.
Il M5S che nelle sue proposte aveva aperto un dibattito interessante, purtroppo si è lasciato tentare dallo spostare il baricentro della questione dal «salvare vite » a «l’espulsione», assumendo quella falsa logica per cui più si rende difficile l’entrata clandestina in Italia meno tentativi di raggiungere le nostre coste ci saranno.
Non è così, non si salvano vite irrigidendo le frontiere e non solo l’esperienza italiana l’ha mostrato, ma anche quella americana.
Basta leggere il libro “La Bestia” di Martinez per comprendere come i flussi clandestini dal Messico agli Usa sono raramente gestibili e non fermabili.
Il punto è che il primo obiettivo dovrebbe essere quello: salvare delle vite, prendersene cura. Invece si è riusciti a far diventare questa volontà come ridicola, romantica, naif.
Qualunque riflessione sul dolore degli altri, di chi arriva da un “sottomondo”, deve essere contenuta. C’è un’economia nella sofferenza. Chi valuta il dolore, chi misura la tragedia umana, chi cerca di svegliare il torpore della conta degli affogati è iscritto di diritto al movimento “buonista”.
“Buonista” è l’accusa di chi non vuol spender tempo a capire e ha già la soluzione: respingimenti, arresti, blocchi.
Un miscuglio di frustrazione personale che cerca il responsabile del proprio disagio, una voglia di considerare realistica e vincente solo la soluzione più autoritaria. La bontà considerata come sentimento ipocrita per definizione.
E, cosa assai peggiore, una qualità morale che può avere solo l’uomo perfetto, candido, puro: quindi nessuno se non i morti, la cui vita è trasfigurata e le cui azioni sono già spese.
Chiunque cerchi, nella sua umana imperfezione, di agire diversamente è marchiato con un giudizio unico: falso. La bontà diviene quindi sentimento senza cittadinanza, ridicolo, proprio perchè non può essere compiuto se non nella rotonda perfezione.
Questo è il cinismo miope, che liquida tutto con solerte sarcasmo
Ovvio che razionalmente non è immaginabile una smisurata accoglienza universale, senza regole, ma la strada intrapresa delle mezze concessioni e dai mezzi respingimenti non regge più.
Il peso politico che avremmo dovuto avere essendo Stato-cerniera non c’è stato riconosciuto. Dovevamo pretendere di scontrarci sul tema immigrazione con il resto dell’Europa. Dovevamo pretendere di essere ascoltati, senza che “il problema” venisse scaricato su di noi, delegato a noi.
La perenne campagna elettorale di Renzi, che sul piano internazionale sembra più voler acquistare una credibilità diplomatica piuttosto che porre e imporre temi, non ci sta aiutando ma ci sembra ingeneroso dare a questo governo ogni responsabilità .
L’Europa colpevolmente tace, possiamo però tentare di cambiare le cose. Possiamo impegnarci a interpretare, a raccontare, a non permettere che queste vite siano schiacciate e sprecate in questo modo. Che siano lasciate indietro, tanto indietro da sparire dalla nostra vista. Diventando un fantasma, uno stereotipo, un fastidio.
Inventarci percorsi laterali, chiamare a raccolta tutta la creatività possibile.
Parlarne in tv e sul web ma in modo diverso: come dicevamo “profugo” o “clandestino” sono termini che diluiscono la specificità umana costruendo una distanza irreale che abbassa il volume all’empatia.
Dobbiamo chiedere ai partiti di candidare donne e uomini che vengono da quest’esperienza, aprire loro le università .
Tutto questo diminuirà il consenso politico con la solfa del «prima noi e poi loro»? Probabilmente sì, accadrà questo. Ma solo nella prima fase ben presto ci si accorgerà dell’enorme beneficio che avremmo.
La storia degli sbarchi e dei flussi di migranti deve diventare un tema che il governo sentirà fondamentale per il suo consenso.
Renzi e il suo governo sono solleciti a rispondere quando un tema diventa mediatico e popolare: se percepiscono che il giudizio su di loro sarà determinato dal problema migrazione inizieranno a sparigliare, a trovare nuova strategia ad avere nuovi sguardi.
Il semestre italiano in Europa è stato una profonda delusione, in termini di proposte sui flussi dei capitali criminali (era l’occasione per porre il tema del riciclaggio) e in termini di emigrazione. Ma in questo momento inutile rimpiangere il non fatto è necessario che l’Europa decida in maniera diversa. Dare spazio non episodico alle vicende dei migranti. La tv li accolga, cominciando a pronunciare bene i loro nomi e quelli delle loro nazioni, raccontando il loro quotidiano e la loro resistenza.
Gli unici che in queste ore rappresentano ciò che l’Europa dovrebbe essere sono gli italiani, i molti italiani che salvano vite tutti i giorni rischiando di violare leggi.
La figura che sintetizza questi italiani colmi di onore è descritta dal pescatore Ernesto nel bellissimo film “Terraferma” di Crialese che viola l’ordine della Capitaneria di tenersi con il suo peschereccio lontano da un gommone rispondendo con un semplice , umano e potente: «Io gente in mare non ne ho lassata mai».
Roberto Saviano
(da “La Repubblica”)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
IN GERMANIA E IN SVIZZERA NOI SIAMO COME I TURCHI E I MAROCCHINI
Oltre novecento persone morte in un barcone, in viaggio dalla Libia verso la Sicilia. Sparite in fondo al
mare. Insieme ad altre migliaia, vittime di molti altri naufragi. Accomunate e travolte dalla stessa disperazione. Che spinge ad affrontare il mare “nemico” per sfuggire alla fame, alla miseria, alla violenza.
Oggi: alla guerra. Più che di “migrazione”, si tratta di “fuga”. Anche se noi percepiamo la “misura” della tragedia solo quando i numeri sono “smisurati”.
Salvo assuefarci anche ad essi. Ed è questo, come ho già scritto, che mi fa più paura. L’abitudine. La distanza da una tragedia che, invece, è a due passi da noi.
La tentazione di “piegarla” e di “spiegarla” in chiave politica. Per guadagnare voti. Eppure le migrazioni sono un fenomeno ricorrente. Tanto più e soprattutto in fasi di cambiamento e di trasformazione violenta (in ogni senso), come questa. Allora, le popolazioni si “mobilitano”, alla ricerca di nuove e diverse condizioni di vita.
È capitato a noi italiani, lo sappiamo bene. In passato, ma anche oggi. Soprattutto ai più giovani.
D’altronde, due italiani su tre pensano che i loro figli, per fare carriera, se ne debbano andare all’estero (Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, curato da Demos e Osservatorio di Pavia per Fondazione Unipolis). Come, puntualmente, avviene. Infatti, l’Italia è al quinto posto in Europa, come Paese di immigrazione.
Dopo Gran Bretagna, Germania, Spagna e Francia.
Ma – il fenomeno è meno noto – è al quarto posto come Paese di “emigrazione”.
Gli stranieri che vivono – e lavorano – in un Paese dell’Ue sono infatti soprattutto turchi, marocchini, rumeni e, appunto, italiani.
In Germania, Svizzera e Francia, dunque, noi siamo come i marocchini e i turchi. Proprio per questo, peraltro, le paure sono, al proposito, comprensibili.
La xenofobia, letteralmente: paura dello straniero, riflette l’impatto con un fenomeno nuovo. Che si è sviluppato in modo rapido e violento.
Secondo il Centro Studi e Ricerche Idos, gli stranieri in posizione regolare, alla fine del 2013, erano circa 5 milioni e 440 mila. Cioè, l’8% della popolazione.
Con un aumento rispetto all’anno precedente di circa il 4%.
In confronto al 2004, quando gli immigrati erano meno di 2 milioni, significa un aumento di quasi tre volte. E di 4, rispetto al 2001.
Il nostro paesaggio sociale e demografico, dunque, è cambiato profondamente e molto in fretta. Difficile che questo avvenga senza fratture, senza reazioni.
Tuttavia, nonostante tutto, la società italiana si è adattata. Per necessità , ovviamente, visto che gli occupati stranieri sono 2,4 milioni, oltre il 10% del totale, mentre nel 2001 erano solo il 3,2%.
Ma anche perchè ha cominciato ad abituarsi alle diversità , alle differenze etniche e culturali. Come altrove si sono abituati a noi, in passato.
Anche se la recente Indagine dell’Osservatorio sulla sicurezza in Europa (febbraio 2015), condotta da Demos (insieme all’Osservatorio di Pavia e alla Fondazione Unipolis), rileva un deterioramento degli atteggiamenti verso i migranti, in Italia.
Più di un italiano su tre percepisce, infatti, gli immigrati come un “pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza delle persone” (33%).
Tuttavia, occorre rammentare che, fra il 2007 e il 2009, questo indice aveva proporzioni ben diverse: fra il 45 e il 50%.
Da allora l’immigrazione non ha smesso di crescere. Ma è cambiato l’approccio. Da parte della società , anzitutto. Perchè, come si è detto, ci siamo abituati agli “altri intorno a noi”.
E abbiamo cominciato, per questo, a percepirli come “altri noi”. Così, la diffidenza ha cominciato a declinare.
Per altro verso, è cambiata la narrazione del fenomeno da parte dei media.
Come ha sottolineato l’Osservatorio di Pavia, negli ultimi anni le notizie sull’immigrazione, sui notiziari di prima serata delle principali reti nazionali, continuano ad essere numerose: 1007 notizie nel 2013 e 901 nel 2014.
Ma, soprattutto dopo la visita di papa Francesco a Lampedusa, nel 2013, i sopravvissuti al mare diventano “migranti” e non più “clandestini”.
E le ordinarie storie di intolleranza, raccontate in precedenza, lasciano il passo a storie di solidarietà , altrettanto ordinarie. Dai luoghi dei naufragi. Lo stesso avverrà , sicuramente, anche questa volta.
Vale la pena di aggiungere, ancora, che l’immigrazione è vissuta come un problema anche altrove. In Europa.
L’immigrazione è, infatti, considerata una delle due principali emergenze dal 13% degli italiani (Pragma per l’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza in Europa), ma da quasi il 50% in Gran Bretagna e in Germania.
D’altronde, da noi l’immigrazione è sempre più di “passaggio”. Verso altri Paesi che offrono prospettive di lavoro migliori.
Perchè l’immigrazione, non dobbiamo dimenticarlo, può essere fonte di preoccupazione, ma è, comunque, un indice di sviluppo.
Quando gli immigrati cominciano ad andarsene, come effettivamente avviene da qualche tempo, è perchè il nostro mercato del lavoro non è più in grado di attrarli e di assorbirli.
Tuttavia, ieri come oggi, in Italia come altrove, gli immigrati possono essere una risorsa politica. Soprattutto in tempo di campagna elettorale.
Un argomento agitato da imprenditori politici della paura, per tradurre l’insicurezza – e le vittime degli scafisti – in voti.
Il Front National, in Francia. Ukip di Farage, in Gran Bretagna. La Lega di Salvini, in Italia. Così diversi eppure così vicini. Nel segno dell’Anti-europeismo e della paura degli altri. Ma invocare blocchi navali e respingimenti, di fronte a tragedie immense, come quella avvenuta ieri nel mare di Sicilia, non è in-umano. È semplicemente ir-reale.
Come se fosse possibile – oltre che giusto – fermare la fuga dalla guerra e dal terrore che ci assediano. A pochi chilometri da noi. Ma l’unico modo per fermare i disperati che, a migliaia, si dirigono verso le nostre coste – e, a migliaia, muoiono nel viaggio. Ostaggi di mercanti di morte.
L’unico modo possibile per respingerli, per tenerli lontani da noi: è chiudere gli occhi. Fingere che non esistano. Rinunciare alla compassione verso gli altri.
Non avere pietà di noi stessi.
Ilvo Diamanti
(da “La Repubblica”)
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