Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
E A RENZI ARRIVA L’ABBRACCIO DELLA MORTE DI BERLUSCONI
“Perchè la chiarezza e la verità superino le strumentalizzazioni e la demagogia su temi di una gravità inaudita, è bene ricordare che durante l’operazione Mare Nostrum i morti in mare sono stati circa 3.500”.
Per una dichiarazione pubblica del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, bisogna aspettare fino a sera.
E il titolare del Viminale, il responsabile formalmente delle politiche dell’immigrazione sembra avere un solo scopo: l’autodifesa.
Nessun brivido di pietà umana, e tanto meno una strategia presente o futura.
Solo la rivendicazione del passaggio da Mare Nostrum a Triton. In due anni di vita, Alfano ha superato indenne il passaggio da Letta a Renzi, varie mozioni di sfiducia e diverse dimostrazioni di impotenza/ incompetenza. E anche questa volta potrebbe non smentirsi.
La questione è complessa, la tragedia è ovviamente troppo grande per cercare un unico responsabile (come tutto il Pd compatto si affretta a ribadire dando degli “sciacalli” a chi invoca dimissioni). Ma di certo le politiche del governo in tema di immigrazione sono state quanto meno fallimentari. I fatti parlano.
“Il problema non è il controllo del mare, ma distruggere i trafficanti di uomini, i nuovi schiavisti del XXI secolo”. Dopo la conferenza stampa che segue il vertice convocato d’urgenza a Palazzo Chigi, Matteo Renzi consegna a una serie di Tweet il suo accorato appello contro gli scafisti.
Con un improvviso cambio di priorità , il problema non è più il controllo del mare, ma quello che succede prima.
Peccato che Alfano quasi solo su questo abbia messo la faccia. Dal governo trasuda impotenza. Le soluzioni non ci sono. E Renzi lo sa.
L’Europa non si fa carico della situazione e con la Libia esplosa non c’è modo di gestire i migranti, sono i ragionamenti che fa con i fedelissimi.
In particolare sulla Libia, il premier, a parte un appoggio tanto pronto quanto generico da parte di Obama, non ha incassato nulla.
Quanto meno nessuna disponibilità ad un eventuale intervento armato (ammesso che sarebbe la soluzione giusta).
Alfano ha fortemente rivendicato la scelta di Triton. “In un anno la missione Mare Nostrum è costata agli italiani 114 milioni di euro, centomila euro al giorno — diceva non più tardi dell’ottobre scorso —Da ora in poi però la missione non costerà un solo euro agli italiani”. Trionfalismi: con la missione Triton succede che “per la prima volta l’Europa scende in mare e lo presidia”.
Insomma, nonostante il semestre a guida italiana, Alfano non è riuscito a ottenere dalla Ue quasi nulla per garantire l’accoglienza dei profughi.
L’unico risultato conquistato è stato quello di risparmiare sui fondi, perchè Triton è a carico soprattutto delle casse di Bruxelles.
Anche per questo l’ex delfino condannava Berlusconi che “nel 2011 trasformò Lampedusa in un disastro colossale”.
Un’altra prova per un ministro chebrilla per assenza: dal caso Shalabayeva, moglie del dissidente kazako Mukhtar Ablyazov, accusata di essere entrata illegalmente in Italia ed espulsa insieme alla figlia di 6 anni senza che il Viminale ne venisse informato, alle cariche della polizia al corteo degli operai Ast di ottobre.
Lo stesso Alfano aveva suggerito l’ipotesi di far fare domanda d’asilo ai migranti direttamente nei campi profughi africani.
Ipotesi che in un’intervista a Vita tre giorni fa il Direttore dell’uf — ficio OIM (organizzazione internazionale per le migrazioni) per l’Unione Europea bollava come non praticabile.
Ieri Renzi ha parlato anche con Lady Pesc, Federica Mogherini.
Così scriveva un “padre nobile” della politica italiana, Pier Luigi Castagnetti, in un tweet: “@FedericaMog utilizzi anche le sue dimissioni per scuotere quest’Europa e aprire crisi formale Commissione nel caso inerzia”.
A proposito di ministri invisibili. Mentre ci sono politici che ci tengono a essere visibili.
Come Silvio Berlusconi, che al premier ha mandato un remo.
Un simbolo: “Di fronte a quest’ultima tragedia basta con le accuse e le contrapposizioni. Occorre costituire immediatamente un tavolo tra tutti i protagonisti dei governi passati e presenti dove ciascuno possa mettere a disposizione le proprie esperienze per porre fine a queste sciagure”.
Eccolo, nero su bianco, l’abbraccio della morte: la rivendicazione della continuità delle politiche migratorie.
Wanda Marra
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 20th, 2015 Riccardo Fucile
AVANTI TUTTA, GUAI AD AMMETTERE DI AVER SBAGLIATO A SOSPENDERE MARE NOSTRUM
Quaranta minuti, giusto il tempo per guardare in faccia i suoi ministri Alfano, Pinotti, Delrio e
Gentiloni, e il capo degli 007 Massolo e quello della Polizia Pansa, e poi giù di corsa ad affrontare i giornalisti.
Renzi non perde tempo, dopo che ha annullato tutti gli impegni elettorali, perchè tanto quello che ha da dire non cambia di una virgola la linea del governo sull’immigrazione.
Anche se ci sono 700 morti in fondo al mare, anche se “li andremo a prendere, per dare loro almeno una degna sepoltura”. Il premier è chiaro: Triton non si tocca, Mare Nostrum era solo un provvedimento “tampone, provvisorio” e la tragedia è avvenuta “in presenza, non in assenza di una nave di soccorso”.
Quindi bando alle polemiche: “Chi ora dice ‘se ci fosse stato Mare Nostrum…’ dice una cosa che non sta nè in cielo nè in terra”. Posizione di difesa, posizione prevedibile.
Ancora una volta, e non senza ragione, si rimanda all’Europa: “L’Italia chiede che si svolga il prima possibile un Consiglio europeo straordinario, perchè non può non esserci quella solidarietà e quella vicinanza che l’Europa ha mostrato in altre occasioni”.
Quali non si sa, visto che l’accusa mossa all’Unione, da sempre, è di essersi voltata dall’altra parte rispetto a un fenomeno che chiamare “emergenza” è diventato ridicolo. Ma Renzi, forte dell’eco mediatica positiva che la visita negli Usa gli ha garantito, deve tentare di portare a casa il risultato e già oggi sarà a Malta per incontrare il suo omologo dell’isola.
Il premier sa bene che il blocco navale invocato da alcuni esponenti della destra non è una soluzione. “Va capito come lo si fa — ha detto —, se fatto in certi modi può fare un favore a scafisti, perchè sei costretto a prendere i profughi, e finirebbe per essere un servizio taxi”.
Se invece ci si riferisce a un blocco delle partenze dalla terraferma, “stante alla situazione attuale sarebbe impossibile farlo in Libia”.
Abbiamo già provato una volta a respingere le persone e non ci è andata troppo bene. E dunque, almeno per quelli che riescono ad arrivare, potrebbero essere allestite tensostrutture nei porti o adattate caserme dismesse.
Il punto politico, però, è un altro. Il punto è difendere la scelta di aver fatto morire Mare Nostrum dopo un anno di vite salvate.
Mare Nostrum era nato sull’onda emotiva della strage del 3 ottobre 2013 di Lampedusa: l’immagine delle 366 bare sistemate una accanto all’altra aveva fatto il giro del mondo e l’allora premier Letta aveva optato per una misura imponente.
Il provvedimento “tampone” — come lo chiamato Renzi —, operativo da ottobre 2013 a novembre 2014, secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati ha consentito di far arrivare in Italia, sane e salve, 150 mila persone, molte delle quali richiedenti asilo. Nello stesso periodo le vittime sono state 3.500, un numero che sembra contenuto se si pensa che solo nei primi mesi di quest’anno, con la tragedia di ieri, siamo già arrivati a quota 1.600 morti.
Ma a guidare la decisione della coppia Renzi-Alfano, sono stati altri numeri. Quando tutti gli indicatori socio-economici dicevano che il fenomeno migratorio era lungi dal considerarsi in diminuzione, le casse vuote dello Stato hanno fatto la differenza.
Mare Nostrum costava nove milioni e mezzo di euro al mese, Triton ne costa tre e viene finanziata con fondi europei.
I conti della serva, fatti sulla vita — e sulla morte — di chi scappa dalla guerra e dalla fame.
“La strada è occuparsene in Europa sempre meglio e di più — pontificava il governo —. L’Italia ha già fatto quello che era possibile”.
Mare Nostrum doveva chiudere, lo voleva Salvini “Così si finanziano gli scafisti e l’invasione delle nostre case”), lo voleva Gasparri (“La Marina si è trasformata in un traghetto per clandestini”).
Ecco perchè Renzi ieri non poteva che proseguire sulla stessa rotta. Perchè dopo aver sostenuto sei mesi fa che “il problema non è Mare Nostrum o Triton, il punto politico è risolvere il problema in Libia”, non poteva mostrare di aver cambiato idea.
Ora proverà a battere i pugni in Europa, che come sempre piangerà i morti e il giorno dopo fingerà di non aver visto.
Forse, quando a fine ottobre 2014, per giustificare il passaggio a Triton, il ministro Alfano sosteneva che “l’Europa per la prima volta scende in mare” si riferiva davvero al fondo del Mediterraneo.
Silvia D’Onghia
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
ALMENO DIECI ANNI DI CARCERE DURO, PERDITA DEI DIRITTI CIVILI E DELLA PATRIA POTESTA’ E SEQUESTRO DEI BENI: COSI’ L’ITALIA SI LIBERA DELLA FECCIA RAZZISTA
La tragedia dei 900 immigrati annegati nel canale di Sicilia riporta alla luce le solite polemiche: la assurda cancellazione dell’operazione Mare Nostrum, voluta dalla Lega e subita dal vile Afano per risparmiare quattro soldi (meno delle tangenti di Expo) e fare contenti i razzisti nostrani, ha generato migliaia di altre vittime innocenti.
A nulla servono ora le accuse di “sciacallo” rivolte da destra e da sinistra a Salvini che, come tutti i killer professionisti, accusa sempre le vittime di essersi sparate da sole.
A nulla servono le accuse al’Europa quando non si ha il coraggio e la dignità di fare da soli.
A nulla serve l’ipocrisia dell’ “aiutamoli a casa loro”, quando l’Italia è tra i Paesi che non caccia un euro per creare strutture umanitarie e operare interventi concreti come un cordone umanitario che consenta di selezionare e filtrare gli arrivi agendo nei luoghi di origine dei flussi.
Basterebbe installare in Libia una zona di accoglienza sotto il controllo militare europeo, gestito dai centri umanitari dove sia garantito il rispetto dei diritti umani e una quota di imbarchi sicuri per l’Europa.
Ma questo non interessa: rende di più speculare sulla vita altrui, diffondere sui social notizie false allo scopo di far aumentare la “sensazione di insicurezza” degli italiani e alimentarne così l’odio verso i “diversi”.
Peccato che nessuno abbia le palle di applicare la legge e di potenziarne le misure: chi istiga all’odio razziale già ora dovrebbe essere perseguito penalmente, ma ciò non avviene.
Basterebbe un’operazione seria di accertamento sul web e qualche migliaio di persone che amano istigare odio sui social finirebbero a Pianosa, ristrutturata per l’occasione.
Il reato dovrebbe essere equiparato a quello di attentato alla sicurezza nazionale e prevedere almeno dieci anni di carcere duro come per i mafiosi, perdita della patria potestà e sequestro totale dei beni.
Per questo genere di reato dovrebbe venir meno qualsiasi immunità parlamentare e se un partito politico predica odio razziale viene sciolto e i suoi dirigenti arrestati immediatamente, come avviene nei Paesi civili.
E dato che siamo di fronte a rivoluzionari in pantofole in meno di 24 ore tutti si spenderebbero in parole d’amore verso i diritti umanitari e i social tornerebbero vivibili .
Questo dovrebbe dire e fare una destra vera che non distingue in base alla razza, che non cerca consensi sull’odio, che non vive di egoismi ma di solidarietà verso i più deboli.
E non ci vengano a dire che costerebbe troppo: basterebbe che molti di quelli che vogliono affogare i profughi pagassero le tasse e non incassassero mazzette e avremmo i soldi per aiutare sia gli italiani indigenti che diverse migliaia di profughi.
Ma questa sarebbe un’altra Italia e un’altra destra.
Quella della legalità , dei diritti e dei doveri.
Un giorno sorgerà una destra che regolerà i conti anche con questa feccia.
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
NO AL BLOCCO NAVALE: “E’ UN TAXI PER GLI SCAFISTI”
“Settecento non sono un numero ma sono vite e altrettante storie. Questa tragedia — sottolinea il
premier Renzi – è avvenuta in presenza di soccorsi non in assenza. È un punto importante: i soccorsi c’erano. Ecco perchè dobbiamo fare di tutto per non farli partire e impedire che diventino merce per i trafficanti di uomini”.
Il premier ha cancellato tutti gli impegni della campagna elettorale, ha indossato una cravatta nera e ha convocato mezzo governo — il ministro della Difesa Roberta Pinotti, degli Esteri Gentiloni, dell’Interno Angelino Alfano e il sottosegretario con delega all’intelligence Marco Minniti — per stendere la lista delle priorità .
Cosa andare a chiedere e a pretendere in Europa. Sul tavolo convocato oggi con urgenza a palazzo Chigi, a cui hanno partecipato anche il capo della polizia Alessandro Pansa e i vertici dello Stato maggiore della Difesa, ci sono interventi immediati “nel breve periodo”. E altri, “che richiedono più tempo”.
Nessuno dei presenti ha avuto dubbi: “Solo con l’impegno di Bruxelles e del resto del mondo si può cercare di mettere fine a quella che è una vera e propria ecatombe nel canale di Sicilia”.
Sono 1.500 morti dall’inizio dell’anno a cui si aggiungono i 700 di stanotte e i 400 di cui ancora non c’è certezza di quattro giorni fa. Quasi mille (976) gli scafisti arrestati.
Centri sorvegliati vicini alle zone di arrivo.
È una delle misure da prendere nell’immediato “per evitare che gli immigrati vadano in giro senza controllo, soprattutto i minori, e cercare di dare un po’ di ordine agli arrivi”.
Allo studio l’ipotesi di “allestire strutture nei pressi dei porti di arrivo dei flussi”.
Si parla di “tensostrutture o altre strutture mobili nella disponibilità della Protezione civile”. Ma anche l’utilizzo di “edifici abbandonati, caserme e impianti sportivi dove poter fare tutti i controlli sanitari necessari e garantire una adeguata sorveglianza con i militari”.
Il rischio infiltrazione dei flussi clandestini da parte di terroristi o militanti non può più essere esclusa quando gli arrivi diventano praticamente incontrollati.
E incontrollata sta diventando la loro gestione.
Di circa 190 mila arrivi da gennaio 2014 a oggi, nelle strutture di accoglienza risultano assistite 70 mila persone. Che fine hanno fatto gli altri?
Il Viminale precisa che è “sbagliato e non corretto fare la sottrazione e dire che 120 mila clandestini sono andati alla macchia poichè molti di loro arrivano in Italia ma partono subito per gli altri paesi europei dove poi chiedono lo status di rifugiato”. Sono 20 mila gli arrivi dall’inizio dell’anno, undicimila negli ultimi dieci giorni.
Gli osservatori dicono che ci sono “almeno 250 mila persone pronte a partire stipate nei lager libici in mano ai trafficanti”.
Con una media di 2.500 euro a persona, si tratta di un giro d’affari milionario concesso ai criminali.
Peggio ancora, forse, ai terroristi dell’Isis. E questa è certamente l’altra emergenza. Non più umanitaria ma di sicurezza.
No a nuove emergenze.
Qualcuno ci proverà in queste ore di tragedia a mettere sul tavolo nuove ed ulteriori stati di emergenza.
Ma il premier non ha alcuna intenzione di cedere su questo punto. “L’emergenza — suggeriscono i tecnici dell’immigrazione – va gestita con strumenti ordinari e nessuna deroga”. Le inchieste giudiziarie raccontano, purtroppo, i meccanismi corruttivi che si scatenano davanti alle emergenze.
Il muro navale? “Un equivoco”.
Al tavolo di palazzo Chigi trova posto il tanto novellato “muro navale”, il sogno di Salvini, una soluzione anche per Forza Italia a cui oggi si sono aggiunte le voci di Casini e del sottosegretario alla Difesa Gioachino Alfano.
Renzi è stato categorico: “Non se ne parla, può diventare persino un favore agli schiavisti”.
Per chi si occupa in prima fila di immigrazione, ed era oggi al tavolo, il muro è “un’ipotesi del terzo tipo, cioè impossibile finchè non c’è il via libera dell’Europa su come e dove ripartire i profughi”.
Non solo, infatti, il Muro navale diventerebbe “una calamita” per gli scafisti ma, soprattutto, dove vengono dislocati gli immigrati una volta sulle navi?
“E’ impossibile riportarli in Libia – dove manca interlocuzione politica e da dove parte il 91% dei flussi – e Tunisia e Egitto non hanno intenzione di diventare il ripiego dell’emergenza”. Se non si hanno chiare queste premesse, verrebbe quasi da pensare che chi sta sventolando ai quattro venti la soluzione del muro “non sappia di cosa parla”.
Cos’è dunque il “muro navale”? Nelle intenzioni di chi lo propone sarebbe una barriera di navi, ciascuna e anche più d’una per ciascuno dei 28 paesi membri, che raccoglie in acque internazionali i barconi con i disperati. Fin qui, si dice, nulla da eccepire: il Muro sarebbe il primo attracco per gli immigrati, il luogo dell’identificazione e delle prime cure.
Ma poi — chiedono retoricamente al Viminale — “cosa succede subito dopo?”.
Nessuno ha la risposta. A meno che Bruxelles, oggi chiamata in causa da Hollande e da lady Pesc Mogherini, non decida di sbloccare il passaggio decisivo di tutta la faccenda: “Superare gli accordi di Dublino (l’immigrato è in carica al primo paese dove richiede asilo, ndr) e passare a criteri di equa distribuzione tra tutti i paesi”.
Se non c’è questo ribaltamento, è stato detto nella riunione di governo, “il muro navale diventa solo una tombola utile a sotterfugi meschini”.
I campi in Africa: via libera dal Niger.
È la soluzione a cui sta lavorando l’Italia. Si tratta di allestire campi nei paesi africani lungo le rotte della tratta prima che i flussi arrivino in Libia, in questo caso Niger e Sudan, dove gli immigrati e i profughi possono ricevere un programma di formazione e rimpatrio nel caso non abbiano diritto all’asilo e dove invece possano sbrigare le procedure di asilo qualora ne abbiano i requisiti.
Il sottosegretario all’Interno Domenico Manzione ha già avuto il via libera degli organismi internazionali di Ginevra (Unhcr, OIEM e Croce Rossa) che dovrebbero gestire i campi.
Nelle scorse settimane è stato in Niger dove ha ottenuto un via libera di massima. Manca il Sudan ma solo perchè ci sono state da poco le elezioni e non è stato ancora insediato il governo.
Anche qui, però, e ancora una volta, “è necessario che l’Europa si faccia carico secondo criteri di equa ripartizione dei profughi che hanno diritto all’asilo”.
Questo il quadro dell’emergenza.
Al cui tavolo europeo e internazionale, però, per ora siede solo l’Italia. Che da sola non può più prendere iniziative. Renzi ha parlato oggi con Hollande, Merkel, il commissario Jean Claude Juncker, in serata con Cameron, tutti consapevoli — assicura — “della tragedia”.
L’Italia punta ad un Consiglio europeo “entro la settimana”. Alla “propaganda” di Salvini & c., Renzi dedica le parole finali del suo intervento: “Questa è una faccenda drammaticamente seria, le speculazioni politiche sono inaccettabili”.
(da “Huffingtonpost“)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DI MEDICI SENZA FRONTIERE, TERRE DES HOMMES, CROCE ROSSA, CONSIGLIO ITALIANO DEI RIFUGIATI, UNHCR, AMREF, SANT’EGIDIO, FONDAZIONE MIGRANTES, CARITAS
Un’operazione tipo Mare Nostrum ma europea: a chiederla sono le principali organizzazioni umanitarie, che, sollecitano l’Europa a intervenire subito e in maniera incisiva per evitare che tragedie come quella di oggi nel Canale di Sicilia, ma che ormai si verificano quasi quotidianamente nelle ultime settimane, si ripetano. “Contro le tragedie di migranti in mare serve un’operazione Mare Nostrum europea. La chiediamo da oltre un anno e non c’è stata risposta” ha detto Carlotta Sami, portavoce dell’Unhcr.
“Ci troviamo in un momento epocale per numero di persone in fuga dalle guerre. Per questo è necessaria una strategia di intervento condivisa da tutti i Paesi europei” ha aggiunto Sami, secondo la quale bisogna anche aprire “canali legali di ingresso per i rifugiati che riguardino tutti i paesi europei”.
“Non ci si può fermare ad un’operazione Triton, che da subito abbiamo considerato e contestato come insufficiente a salvare le persone in mare, occorre fare uno sforzo unitario in Europa, per un’operazione che abbia le stesse caratteristiche di ‘Mare Nostrum’ e non sia quindi un semplice controllo di frontiere, ma diventi veramente un presidio umanitario del Mediterraneo, che possa salvaguardare la vita delle persone” afferma ai microfoni della Radio Vaticana monsignor Giancarlo Perego, il direttore della Fondazione Migrantes che fa capo alla Cei.
Anche secondo il direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, “l’idea di un’Europa inespugnabile sta barcollando sotto i colpi di una umanità disperata che in fuga dai propri paesi sta mostrando il volto peggiore degli effetti della globalizzazione. Iniquità , conflitti, ideologie sono i fattori che determinano il costante aumento dei flussi di profughi verso il continente europeo”.
Olivero Forti, responsabile per l’immigrazione della Caritas Italiana aggiunge: “Ormai noi siamo stufi e indignati nel contare morti in mare. C’è bisogno di un’operazione – italiana, europea o per mano dell’Onu – che salvi queste vite, perchè se continuiamo a discutere su chi dovrà fare questa operazione, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi si ripeteranno tragedie di questo tipo, e noi non vogliamo più che questo accada”. “La situazione – infatti – è preoccupante, perchè chiaramente i flussi aumentano”.
“Lo sapevamo, lo abbiamo urlato e oggi assistiamo impotenti a questa nuova carneficina. L’Europa non può più tacere. Mare nostrum deve diventare un programma europeo”.
Così la Croce Rossa Italiana a proposito del nuovo naufragio avvenuto al largo delle coste libiche.
Con l’Europa se la prende anche Medici senza Frontiere: l’Ue fa “proclami sull’accoglienza” ma poi “erige muri” contro l’immigrazione e così “scava una fossa comune di dimensioni pazzesche nel Mediterraneo” dice Loris De Filippi di Msf Italia.
“Avevamo chiesto a Renzi di impegnarsi in Europa perchè l’operazione Mare Nostrum fosse ripresa integralmente dall’Ue; avevamo avuto rassicurazioni, in realtà quello che vediamo è un continuo stillicidio giornaliero”.
Anche il Consiglio Italiano dei Rifugiati attende che l’Europa batta un colpo. “Questa vergognosa indifferenza deve finire – dice il direttore Christopher Hein – deve essere subito convocata una riunione straordinaria del Consiglio Europeo, perchè l’Ue si assuma finalmente la responsabilità di dare risposte politiche e operative”.
“L’Europa, inerme, non riesce a dare una risposta adeguata” è l’accusa anche di Amref, ong che lavora in Africa, mentre Mare Nostrum europea ma anche apertura di canali umanitari sono le richieste di cui il Governo italiano, secondo Terre des Hommes, deve farsi portavoce in Europa.
E una “improrogabile intesa europea” è invocata anche da Emma Cavallaro, presidente della Convol (Conferenza delle associazioni di volontariato).
Va oltre l’Europa la Comunità di Sant’Egidio: se l’Ue non è all’altezza di fermare le inaccettabili stragi del mare, dicono, è l’Onu che deve scendere in campo utilizzando tutti gli strumenti possibili, fino alla convocazione urgente di una riunione del Consiglio di sicurezza, perchè “si è di fronte a un numero di vittime che assomiglia a quello di una guerra”.
(da “la Repubblica”)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
NOVE MILIONI DI ITALIANI FANNO FATICA A CURARSI
La crisi economica erode il diritto alla salute. 
Tra migranti e italiani poveri cresce, infatti, il numero di persone con difficoltà nell’accesso alle cure mediche.
Per loro è pensato il “Programma Italia” di Emergency che attraverso una serie di poliambulatori opera in diverse aree del Paese, da Mestre a Palermo.
“Le condizioni di vita di tanti migranti nelle campagne del Sud sono di incredibile degrado e — racconta il dottor Mimmo Risica, cardiologo veneziano, per molti anni tra i volontari di Emergency in Africa e ora a capo degli ambulatori sociali in Italia — di fronte a ciò abbiamo deciso di intervenire con un piano di assistenza medica specifico per l’Italia”.
Ai migranti si aggiunge un’ampia fascia di popolazione italiana che, impoverita dalla crisi, ha rinunciato a curarsi.
“Il ticket è diventato una spesa non sostenibile anche per molti italiani, alcune stime parlano di nove milioni di nostri connazionali che fanno fatica a curarsi”, prosegue Risica.
Gli ambulatori di Emergency, attivi anche con strutture mobili, hanno già curato 80mila pazienti, operando “con un prontuario farmaceutico estremamente ridotto ed evitando di chiedere analisi cliniche che non siano davvero utili”
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
“NON MI DIMETTO DALLA POLITICA, MA DA QUESTO PARLAMENTO”…”VOGLIO VIVERE DEL MIO LAVORO”
“Dal 1 settembre mi dimetto dal Parlamento. Sono parlamentare da 15 anni, non mi dimetto dalla politica ma da questo parlamento”.
Così Enrico Letta ha annunciato alla trasmissione di Fazio “Che tempo che fa” la rinuncia al suo posto da deputato.
E anche alla pensione che ne verrà . “Voglio vivere del mio lavoro”.
Che sarà anche quello di guidare la scuola di Affari Internazionali, facoltà di Scienze Politiche a di Parigi.
Letta, assente da un anno e tornato per presentare il suo libro “Andare insieme, andare lontani” ha spiegato anche i passaggi delle dimissioni da parlamentare.
Ha spiegato di averne parlato con il Presidente della Repubblica, non con Matteo Renzi. “Lo saprà stasera, come molti nel PD, ma non sarà un problema, #siamosereni nel nostro rapporto”.
Letta previene anche le facili contestazioni della scelta: “Qualcuno dice che prenderò la pensione, non ne prenderò alcuna. Io vivrò del mio lavoro. Sarà un’avventura professionale avvincente, nuova.”.
Infine ha precisato : “Ho fatto il ministro, il capo di un governo nato in circostanze straoridnarie. Penso che essendo stato in quella funzione sia utile che mi rigeneri in altre attività , che sia più utile “fuori”.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
SARANNO COSTRETTI AD AUMENTARE I TRIBUTI LOCALI COME TASI, IMU E TARI, MA RENZI POTRA’ DIRE CHE LUI NON AUMENTA LE TASSE
Un miliardo e mezzo di tagli piomberanno a breve nei bilanci dei Comuni italiani. 
Il decreto di Palazzo Chigi ha spalmato i sacrifici tra i campanili. E dopo la pubblicazione delle tabelle qualche giorno fa sul sito del Viminale, le prime proiezioni confermano che piove decisamente sul bagnato
I dieci Comuni che da gennaio sono anche Città metropolitane, ad esempio, raddoppiano e arrivano da soli in totale a mezzo miliardo di spending review : 259 milioni come ex Province e 244 milioni in qualità di municipi.
Se Roma, Napoli e Firenze sommano il 70% dei 259 milioni di tagli (il governo è disponibile a riequilibrare i pesi, ma a saldi invariati, quindi le Città metropolitane devono mettersi d’accordo tra loro), gli altri 244 milioni si scaricano per oltre la metà sulle città di Napoli (51 milioni), Roma (47 milioni) e Milano (36 milioni).
«Il contributo chiesto per quest’anno ai Comuni è senza dubbio esagerato e fuori linea», reagisce Guido Castelli, sindaco di Ascoli Piceno e presidente Ifel, la fondazione dell’Anci per la finanza e l’economia locale.
I dati del Viminale, rielaborati dalla Cgia di Mestre, mettono in allarme cittadini e imprese. «Con meno soldi a disposizione è quasi certo che i sindaci saranno costretti ad aumentare i tributi locali, come Tasi, Imu, Tari, addizionali», osserva il segretario Cgia, Giuseppe Bortolussi.
Il punto è che il miliardo e mezzo, di cui ora si conosce la distribuzione, si somma al miliardo di tagli richiesti a Province e appunto Città metropolitane e quelli pretesi dalle Regioni (2,3 miliardi solo sulla sanità , 5 in tutto). Per i territori è un momento critico.
Ma non basta.
Venerdì scorso è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto ministeriale sul ripiano del deficit degli enti locali.
Di cosa si tratta? Da quest’anno, il nuovo sistema di contabilità impone a Regioni, Comuni e Province un’operazione verità sui propri bilanci.
E cioè individuare, tra i cosiddetti residui attivi, quei crediti oramai a rischio esigibilità da sterilizzare con un fondo apposito.
In pratica, entrate dubbie, probabili future perdite e dunque attuali minori spese che gli enti non possono fare. A livello nazionale, si parla di almeno 3 miliardi da individuare entro il 30 aprile e poi riporre in frigorifero. Altre ristrettezze.
Ma non finisce qui.
Fonte di ansia per i Comuni è pure quella posta da 625 milioni che lo Stato ha garantito a 1.800 municipi lo scorso anno (come compensazione per le perdite di gettito nel passaggio da Imu a Tasi) e che ancora non spunta fuori.
Solo Milano attende 90 milioni.
Senza parlare dello spettro finale, i tagli della mega spending review da 10 miliardi previsti dal governo per il 2016.
«Se nel paragrafo 100 della bozza del Def, poi sparito, si diceva che 6 miliardi su 10 sarebbero stati a carico delle autonomie, è lecito aspettarsi il peggio», insiste Castelli. L’incontro tra i sindaci e il premier Renzi di mercoledì scorso, d’altro canto, non è andato benissimo.
«Molto duro e difficile, sebbene franco», raccontano i partecipanti. «Se l’economia reggerà , a settembre non ci saranno nuovi tagli nella legge di Stabilità per il 2016», insiste Renzi. In pochi ci credono.
Anche perchè della madre di tutte le battaglie, quella Local Tax così sbandierata, non si parla ancora. E da lì si capirà quante risorse restano davvero ai territori.
Valentina Conte
(da “La Repubblica”)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
RENZI, UN AMEREGANO DEL KANSAS CITY
Era il 29 marzo 2014 e i giornali e i tg italiani (all’insaputa di quelli americani) si stupirono molto per gli elogi di Obama, in visita a Roma, a Renzi e Napolitano, ma anche agli altri monumenti della Capitale, tipo il Colosseo.
Corriere della sera: “L’incoraggiamento di Obama all’Italia. Elogio di Napolitano”, “Matteo, ti aiuto io”, “La fiducia sulle riforme di Renzi. E a Napolitano: con te Italia fortunata”.
Repubblica : “L’intesa tra Obama e Renzi: ‘Giusto cambiare l’Eu — ropa’. ‘Che roccia Napolitano’”.
La Stampa: “Obama scommette su Renzi. ‘Sangue fresco, farà bene all’Europa’”. “Barack-Mat — teo: ‘Yes we can’”. “L’energia del premier conquista il leader Usa”. Messaggero : “Obama a Roma: mi fido di Renzi”. Unità : “Cresci — ta e lavoro: yes we can. Obama promuove Renzi”.
Forse si aspettavano che Obama prendesse per i fondelli Renzi per la sua somiglianza con Mister Bean e Jerry Lewis, e magari Napolitano per la sua età giurassica.
Quella di scambiare qualche sorriso, qualche pacca sulle spalle, qualche convenevole, qualche parola di circostanza, cioè l’ordinaria amministrazione dell’arte della diplomazia, per formidabili aperture di credito non è una novità , per la stampa più servile e provinciale del mondo.
Basta cercare su Google le parole chiave “Obama”e“premier italiano” per scoprire che, da quando è presidente, secondo i giornali italiani Obama s’è innamorato di tutti i nostri premier.
19 gennaio e 9 febbraio 2012: “Obama promuove Monti”. 18 ottobre 2013: “Obama promuove Letta”.
Pure Merkel, Hollande e tutti gli altri capataz mondiali non fanno che “promuovere” gli ometti che si succedono a Palazzo Chigi, immancabilmente “colpiti” e “impressionati” dalle loro “riforme”, ovviamente “strutturali” e all’insegna della “crescita”.
Appena vide Monti, Obama proruppe: “Ho piena fiducia nella leadership di Monti e voglio solo dire quanto noi apprezziamo la poderosa partenza e le misure molto efficaci che sta promuovendo il suo governo”.
Un anno e mezzo dopo, al cospetto di Letta, non riuscì a trattenersi: “Non potrei essere più colpito dall’integrità , dalla profondità di pensiero e dalla leadership di Enrico Letta”.
L’altroieri toccava a Renzi, ultimo leader europeo ricevuto alla Casa Bianca dopo 14 mesi di anticamera punitiva per la sua politica estera filorussa, in perfetta continuità col putinismo berlusconiano.
E Obama ha reinserito il pilota automatico: “Sono molto colpito dall’energia di Renzi e impressionato dalle sue riforme”, ovviamente per la “crescita”.
Ancora una volta i giornali perdono la memoria, i freni inibitori e soprattutto le bave. La Stampa, pagina 1: Paolo Mastrolilli sottolinea “la chimica personale nata tra Barack e Matteo”. Anche perchè Matteo Zelig ha detto a Obama che “l’America è il mio modello”, esattamente come aveva detto alla Merkel “la Germania è il mio modello”. E meno male che non è ancora andato in Grecia.
La Stampa, pagina 3: riecco “la buona ‘chimica’ emersa tra i due”, stavolta a firma di Paolo Baroni e Fabio Martini.
Nel giornale della Fiat si gioca tutti al Piccolo Chimico, senza neppure sincronizzare i sostantivi e le lingue.
E poi via, una profluvie di Renzi “Obama italiano”, anzi “Matteo l’Amerikano”: “usa lo stesso acronimo, Jobs Act, per restituire lavoro e spazio ai giovani” e pure “la deregulation” che cancella l’articolo 18, “un passo avanti verso la modernità , molto americana”.
Con la differenza che Obama ha creato milioni di nuovi posti di lavoro, mentre il Jobs Act all’italiana solo 13 (non milioni: unità ). Ma questo non si dice.
Si va di turibolo, tra “il sogno americano”,“la forza di sfidare il futuro puntando sulla crescita”: pure il Quantitative Easing di Draghi e il Piano Junker li ha inventati Renzi. Su Repubblica , poi, Francesco Bei si bea: “’Caro Matteo’, ‘Caro Barack’.
Era dai tempi dell’idillio Bush-Berlusconi che non si vedeva tanto calore.
La chimica è scattata”. E te pareva. Renzi scopre che Obama lo copia: “Ha usato le stesse parole che ripeto io a ogni Consiglio europeo”.
Sarà l’Nsa che spia tutti? Ah saperlo. Poi c’è la perfetta “sintonia sulla crescita, quasi un atto di accusa alla Germania. Mentre a casa i Fassina e i Landini lo dipingono come servo della Merkel, Renzi viene apprezzato dagli americani come l’antagonista europeo del rigore”.
Non dite a Bei che, sopra il suo articolo, c’è quello di Rampini che riporta le parole esatte di Obama: “Io non critico la Merkel, grande alleata. Renzi è sulla strada giusta avendo avviato le riforme che vi chiedeva la Merkel”.
Quindi è Obama, non Landini e Fassina, a dargli del servo della Merkel. Bei però è troppo beato per accorgersene: “Il body language della conferenza stampa, i segni del linguaggio del corpo, il ‘tu’ confidenziale (you equivale anche a ‘lei’, ma lui non lo sa, ndr), puntano tutti nella stessa direzione”.E “la stretta di mano”? È“una presa amichevole, come fanno i ragazzi tra di loro, con l’avambraccio in verticale”.
E la lingua in orizzontale, supportata da foto e didascalie: “Alcuni gesti con le mani di Obama e Renzi sono apparsi curiosamente simili”. “Kerry fa un gesto di approvazione alla delegazione italiana”. Poi “Obama cinge le spalle di Renzi”, finale chapliniano. Matteo ringrazia Barack nel suo impeccabile inglese oxfordiano: “Sei stato molto ispirational”.
E Obama — gli legge nel pensiero Bei — si sente “un europeo travestito”, anzi un “italiano onorario” in America, come l’Alberto Sordi di Uozzameregaboys!, grazie ai vini che Renzi ha donato, “il top dei vitigni toscani”, e han fatto subito effetto. Soprattutto sul cronista: “Renzi ha trascorso le sue 36 ore washingtoniane a vivere per intero il film in cui il protagonista era lui stesso. Come una puntata di House of cards, la sua serie preferita. Non a caso, come Frank Underwood, la giornata di Renzi inizia con una corsa di un’ora lungo i prati che portano da Capitol Hill, passando sotto il grande obelisco, fino al Lincoln Memorial”.
Praticamente, un ameregano del Kansas Sity.
Marco Travaglio
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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