Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
DALL’ASSENZA DI UNITA’ DI CRISI AGLI ACCORDI DI DUBLINO: TUTTI GLI OSTACOLI PER UNA RISPOSTA COMUNE DEI 28 PAESI
L’emergenza è scattata non appena è giunta la terribile notizia che nessuno ha accolto con sorpresa. 
L’alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, ha attivato una sorta di gabinetto di crisi col suo stato maggiore e i tecnici/diplomatici che seguono il dossier Mediterraneo.
«Ciò che è successo è inaccettabile. E’ il momento per l’Ue di affrontare queste tragedie senza indugio», ha detto l’ex ministro degli Esteri. «Serve – ha aggiunto – la condivisione della responsabilità tra tutti i 28 i Paesi Ue che per troppo tempo è stata lasciata solo ai Paesi del sud».
Il tema delle migrazioni sarà all’ordine del giorno del consiglio Esteri Ue: «Presenterò una serie di proposte per la Libia», ha concluso la Mogherini.
Le voci che si raccolgono nelle istituzioni europee trasmettono un senso di rabbia e frustrazione.
La Commissione Ue ha fatto tutto quello che era nei suoi mezzi, ha versato i fondi resi disponibili dal bilancio (dunque dai governi che lo scorso anno lo hanno tagliato) e sostenuto la cooperazione con l’Italia e gli altri paesi frontalieri in prima linea.
Questo non ha fermato le tragedie, non poteva farlo, e ora si rafforza la consapevolezza che pure il massimo possibile (per adesso) non basti.
Cioè che non si può fare ciò che si dovrebbe sino a che i ventotto non saranno d’accordo. E i ventotto non sono d’accordo.
L’immigrazione non è una politica comune europea. Lo sono il controllo delle frontiere comuni e il rispetto delle regole per la libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori.
Quando si scatena una marea di disperati che fuggono da guerre e massacri si crea una situazione che le regole esistenti non hanno modo di affrontare.
Bisognerebbe andare oltre, essere davvero un’Europa solidale e forte davanti alle sfide internazionali. Invece una buona parte degli stati – soprattutto a nord e est – ha sinora sottovalutato il problema riducendolo a una questione “italiana” o poco più.
Il commissario Avramoupoulos (Interni) e la Mogherini lavorano sin dall’inizio alla ricerca di una soluzione miracolosa che in realtà assomiglia a una missione impossibile.
Hanno scritto agli stati membri il mese scorso, hanno portato il dossier migrazioni nel cuore del Consiglio esteri, cosa che non era successa prima.
«Non abbiamo nè i mezzi nè il consenso politico per rafforzare il “search and rescue”», ha ammesso giovedì la portavoce del greco, non senza stizza per un contesto che vede Bruxelles capro espiatorio di colpe che al contrario appartengono a quelle tante, troppo, capitali disattente.
Non c’è una risposta unica, forse però un insieme di risposte può funzionare. Comunque, bisognerebbe provarci.
Uno. Le frontiere dell’Unione devono essere considerate un problema comune e non nazionale. Chi arriva in Italia, arriva in Europa. Chi muore a Lampedusa, muore a Bruxelles. Vanno gestite, difese e protette, garantite tutti insieme con fondi comuni. Tenendo fermo il principio che l’immigrazione deve essere soggetta a regole precise che tutti devono rispettare.
Due. Sarebbe auspicabile la creazione di una unità di crisi di pronto intervento fra il Servizio Esteri europeo e la Commissione. Uno sforzo di coordinamento che potrebbe diventare un sistema di guardia costiera e di frontiera europea se gli stati decidessero finalmente che è il caso di impegnarsi. Tutti.
Tre. L’asilo ha bisogno di funzionare meglio con principi più efficaci. Opportuna anche la revisione degli accordi di Dublino. Non tiene il principio secondo cui chi raccoglie i disperati in mare deve tenerseli. Vanno ridistribuiti di comune accordo. Questa non è gente che viene a cercare un lavoro. Sono disperati che mettono alla prova la volontà dell’Europa di credere nei propri valori e di difendere la propria dignità .
Quattro. Cooperare con i paesi terzi. Negoziare accordi con paesi come il Chad e la Nigeria, oltre che col Corno d’Africa. Inviare missioni civili in Tunisia e Egitto, ad esempio, in attesa che ci sia un accordo politico in Libia, oggi la porta aperta del Mediterraneo. Avramopoulos e Mogherini hanno proposto di allargare Triton a Tunisi e Cairo. Ottima idea, salvo che a Varsavia, Helsinki e Stoccolma pensano che sia una stranezza.
Cinque. Seguire i flussi. Usare le tecnologie, i satelliti e droni, se possibile. Insediare campi di accoglienza lungo le vie della migrazione, con l’aiuto dell’Onu e delle organizzazioni non governative.
Bisognerebbe cambiare la Storia, costruire una vera politica comune per l’Immigrazione con cui i ventotto governi dell’Europa dimostrino di avere gli attributi per affrontare responsabilmente un disastro umanitario con pochi precedenti.
«Grave e destinato ad aggravarsi», riconoscono i portavoce della Commissione, non senza amarezza.
Come il capitano che naviga in alto mare e deve avere l’accordo di ventotto persone con tradizioni e idee diverse per mettere benzina nel motore e andare avanti a fare quello che vorrebbe.
Proprio così.
Marco Zatterin
(da “La Stampa”)
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
NON DA MENO LA LEGA: “TOTI CI DARA’ LA VICEPRESIDENZA PER SONIA VIALE”
Come resoconta “il Secolo XIX”, ieri a Genova l’ex ministro Ignazio La Russa è sceso in campo per sostenere la candidatura di Giovanni Toti a governatore della Liguria, circondato dallo stato maggiore del locale centrodestra e da qualche indagato.
Non avendo ancora visionato l’ultimo sondaggio che non dà speranze alla premiata ditta Toti-Rixi-Rosso (due su tre indagati per le spese pazze in Regione), La Russa ha reso noto i motivi per cui è stata mandata all’aria, a differenza della Puglia, la trattativa con Liguria Libera di Enrico Musso, per scegliere infine Toti come governatore.
Scrive il Secolo XIX:
“La Russa chiarisce il prezzo dell’alleanza: “abbiamo chiesto un assesorato pesante, quello al turismo e all’ambiente e siamo stati accontentati”.
Altrettanti motivi ideali hanno indotto allo stesso passo la Lega:
“Toti ha invece promesso alla Lega la carica di vicepresidente per la segretaria della Lega Liguria Sonia Viale”.
Peccato che gli assessorati resteranno un sogno, ma almeno per qualche indagato la carica da consigliere regionale a 8.800 euro netti al mese verrà garantita fino alla fine del processo. E magari qualche modifica ad hoc alla Severino permetterà di concludere tutti i cinque anni di mandato prima di arrivare alla sentenza di terzo grado.
Cinque anni in Regione Liguria equivalgono a oltre 500.000 euro, un altro “motivo ideale” per superare le incomprensioni.
Glli unici che hanno mantenuto il punto e la dignità sono gli amici di Enrico Musso raccolti in Liguria Libera, quelli che Toti liquida come “i soci occulti della sinistra”.
Fingendo di dimenticare che al tavolo del Nazareno con Renzi si è seduto lui, non Musso.
Ma pretendere onestà intellettuale da Toti sarebbe come richiedere sobrietà alla Santanchè o di non ricandidare gli inquisiti per peculato.
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Aprile 19th, 2015 Riccardo Fucile
LA COALIZIONE DI CENTROSINISTRA AL 35,5%, DI CENTRODESTRA AL 27,5%… IN CALO PD E LEGA, SALGONO M5S, FORZA ITALIA E LIGURIA LIBERA DI ENRICO MUSSO
Non andrà veloce come vorrebbe il suo slogan, ma tiene botta, Raffaella Paita . Almeno secondo lo
“stress test”, il sondaggio ordinato dal Pd nazionale proprio nel giorno in cui le è stato notificato l’avviso di garanzia, lo scorso mercoledì.
Il risultato, che Il Secolo XIX è in grado di anticipare, la vede mantenere una forbice di cinque punti percentuali nei confronti del principale contendente, Giovanni Toti candidato di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.
Secondo l’elaborazione di Swg, infatti, negli orientamenti di voto ai candidati, Paita è prima con una stima di consensi dal 32 al 36%, Toti insegue a 27-31% quindi cinque punti sotto.
Poi c’è la candidata del M5s Alice Salvatore, stabile intorno al 18-22%, Luca Pastorino della Rete a sinistra con un 10-14% di consensi e chiudono Enrico Musso di Liguria Libera (2-4%) e Antonio Bruno di Altra Liguria (1-3%).
Un altro dato interessante è che il totale dei consensi dei singoli partiti nelle coalizioni non si discosta molto dalle percentuali assegnate ai candidati che sostengono anche se la coalizione di centrosinistra raccoglie un 1,5% in più rispetto alla Paita.
Certo, siamo lontani dal 41,7% fatto segnare in Liguria dal Pd alle ultime europee del 2014.
Ma da allora ne è passata di acqua sotto (e purtroppo anche sopra) i ponti. Il Pd, da Ventimiglia a Sarzana, ha perso un pezzo dei suoi consensi con lo strappo delle primarie.
E soprattutto si temeva un contraccolpo brutale della notizia dell’avviso di garanzia a Lella Paita per omicidio e disastro colposo, per non aver dato l’allerta in quanto assessore regionale alla protezione civile nell’alluvione del 9-10 ottobre.
Rispetto alle rilevazioni di un mese fa comunque il Pd scende dal 34% al 30%, Forza Italia sale dal 10.5% al 12%, la Lega cala dal 14% al 12,5%, salgono i Cinquestelle dal 18% al 20%.
Successo personale notevole per il candidato di sinistra Pastorino che porta la sua coalizione al 9%.
Positivo anche l’avvio di Liguria Libera con Enrico Musso che, appena ufficializzata la sua candidatura, viene già gratificato di un 3% di consensi, con tendenza in crescita.
(da “il Secolo XIX”)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
PREZZI DOPPIO DELLA NORMA E COSI’ GLI ALBERGHI NON SI RIEMPONO… I DATI DEL PORTALE TRIVAGO SONO TRAGICI
Turista dove sei? Dove sono le valigie? Ancora chiuse, a quanto pare. 
Niente viaggi per l’Esposizione Universale. Dei 20 milioni di visitatori prospettati dalla società dell’Expo, ancora non si vedono segnali all’orizzonte.
A confermarlo è l’ osservatorio di Trivago , il portale web per le prenotazioni di alberghi e di hotel che vanta 75 milioni di visitatori al mese.
E che ha confrontato ricerche, prezzi e prenotazioni per il maggio 2015, inaugurazione del grande evento, con quelli dello stesso mese, un anno fa
I risultati non sono molto positivi, per ora. Anzi.
Ad oggi Milano registra il 60 per cento di stanze disponibili online nella prima settimana di Expo. Vuote.
E i letti liberi stanno aumentando di corsa: a febbraio erano solo il 45.
Succede perchè gli albergatori, che tentavano di vendere direttamente le camere, in modo da guadagnare di più, non hanno trovato clienti. E allora accettano di cercarli online.
Il confronto con la settimana del salone del mobile, attualmente in corso, può sembrare sconfortante: per mettere un piede nel design il 70 per cento delle stanze è andato in sold out.
Percentuali ribaltate rispetto al grande evento.
Che succede? È solo disinteresse o poca fiducia in ciò che offrirà la città nei giorni hot dell’apertura dei padiglioni?
No: succede anche che i prezzi sono alti.
Troppo alti, per un turista italiano o straniero: il costo medio di una camera doppia a Milano, per il maggio del 2015, è di 225 euro, in questo momento.
Ovvero il 68 per cento in più rispetto al maggio del 2014.
Di più, quasi il doppio, considerando solo la settimana d’apertura. Ed è una spesa non indifferente, se si aggiungono poi i ticket per l’Esposizione, i pranzi, le cene, e tutti gli extra …
Che il caro-prezzi-per-l’Expo stia soffocando le prenotazioni devono averlo capito però gli stessi padroni di hotel.
Perchè ora le tariffe stanno scendendo velocemente. «Siamo passati dai 266 euro rilevati a febbraio ai 238 attuali: sono circa 10 euro in meno al mese», spiega Giulia Eremita, marketing manager di trivago.it: «A pochi giorni dall’apertura, i prezzi si stanno abbassando di un euro al giorno».
Questi alti e bassi riguardano solo la grande città : dormire in provincia resta molto più economico. Come a Bergamo, dove una doppia a maggio costerà mediamente 91 euro, meno della metà che al Duomo.
Un po’ di ottimismo, però, è necessario. E si può fondare sui buoni risultati che sta ottenendo Milano come meta turistica, guardando sempre dalla lente di Trivago.
Le ricerche infatti sono aumentate, globalmente, del 19 per cento, rispetto all’anno scorso. Ci sono più curiosi, insomma.
L’entusiasmo riguarda soprattutto il resto d’Italia, da cui i click sono stati il 78 per cento in più.
E grande appassionata sembra anche la Francia, da cui domande sono addirittura raddoppiate.
I parigini sembrano convinti di partire non solo per la Milano dell’Expo, ma anche per un possibile piccolo gran tour fra Piemonte, Lombardia e Liguria: Alassio e le Cinque Terre raccimolano i maggiori consensi.
L’ottimismo però finisce qui.
Complessivamente infatti le richieste degli stranieri su Milano, per il maggio del grande evento Expo, stanno andando maluccio. Se non malissimo, in alcuni casi.
La Germania, ad esempio, principale mercato per il turismo italiano, è molto fredda sull’Esposizione: le ricerche sul portale per una stanza d’hotel sono stabili, se non in leggera diminuzione.
Scoraggiati dai prezzi alti o dalle polemiche sui cantieri, i tedeschi non sembrano aver intenzione di venire in Lombardia, per ora.
Tra i più pessimisti ci sono però gli olandesi (-21 per cento di ricerche), gli spagnoli (-19) e anche i vicinissimi austriaci: le richieste su Milano, per questo maggio, sono diminuite dell’undici per cento rispetto al maggio scorso.
Ora la sfida non è solo di Giuseppe Sala e della città però.
Ma anche degli albergatori: che dovranno decidere se preferire tariffe d’oro o stanze piene.
Francesca Sironi
(da “L’Espresso”)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
DATI EUROSTAT: BATTIAMO TUTTI PER NUMERO DI GIOVANI DISOCCUPATI CHE NON VANNO A SCUOLA NE’ IMPARANO UN MESTIERE… DAL 2008 SONO AUMENTATI DI SETTE PUNTI PERCENTUALI
Finalmente c’è una classifica in cui l’Italia batte tutti, nell’Unione europea. Purtroppo, però, è una di quelle gare in cui vince il peggiore.
Ieri il nostro Paese si è visto infatti aggiudicare da Eurostat il primo posto dell’Unione Europea per giovani Neets, acronimo che sta per “Neither in employment nor in education or training”: persone che non lavorano, non studiano e non imparano alcun lavoro, neppure in modo informale.
La percentuale di Neets italiani tra i 15 e i 24 anni supera infatti il 22 per cento: oltre un ragazzo su 5 si trova in questa condizione.
Battiamo, in questa classifica, perfino la Bulgaria, la Grecia e Cipro; ultimi arrivati — cioè quelli che stanno meglio — Germania, Danimarca, Olanda e Lussemburgo.
La media europea è del 13.
La Repubblica federale tedesca e il Granducato sono anche gli unici due paesi in cui dal 2008 al 2013 il numero di Neets under 25 è in discesa; spaventoso invece l’aumento che si è verificato nello stesso periodo in Italia (più sette punti).
Non meglio vanno le cose nella fascia di età successiva, quella tra i 25 e i 29 anni: qui il Paese maglia nera è la Grecia, ma noi veniamo subito dopo con una percentuale di Neets pari al 33 per cento: un terzo esatto.
Un quadro in cui a pagare di più sono le donne, che in questa classifica raggiungono addirittura il 39 per cento (i maschi invece sono al 28).
Secondo Eurostat, la percentuale di Neets «rappresenta un indice dello scollegamento tra le persone e il mondo del lavoro» ed è «strettamente collegata con il rischio di esclusione sociale».
Il fenomeno dei Neets infatti, spiega la letteratura sociologica che negli ultimi anni si è sviluppata sul tema, non indica soltanto un problema di disoccupazione e di abbandono scolastico, ma anche una condizione psicologica di “distacco sfiduciato”: il Neet, non formandosi in vista di alcun lavoro, ha rinunciato di fatto anche alla speranza di un inserimento sociale.
In termini assoluti, questa condizione riguarda in Italia oltre due milioni di persone. Ciò nonostante la questione non è al centro del dibattito politico, mentre in altri Paesi europei che pure soffrono di meno il fenomeno, il confronto pubblico in merito è ampio: in Gran Bretagna, ad esempio, è uno dei temi su cui si confrontano il leader dell’opposizione laburista Ed Milliband e il primo ministro uscente conservatore David Cameron, che ha appena lanciato un progetto per affrontare la questione.
A livello Ue, la Commissione ha dato il via da tempo a diversi programmi per coinvolgere aziende, scuole e parti sociali per favorire il ritorno dei Neet a scuola e creare contatti con il mercato del lavoro: finora con scarsi risultati, peraltro, visto che i Neets sono in aumento in quasi tutta l’Unione.
Alessandro Gilioli
(da “L’Espresso“)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
DA UN INDAGATO A UN ALTRO: IERI A POMPEI CON DE LUCA, OGGI A SANREMO A SOSTENERE LA CANDIDATA GOVERNATRICE PD IN LIGURIA
Mateo Renzi lancia la campagna elettorale per le elezioni regionali e lo fa nella maniera più
nazionalpopolare possibile.
Il premier domenica sarà a Sanremo per sostenere Raffaella Paita, la candidata (indagata) alla presidenza della Regione Liguria, e lo farà dal Teatro Ariston, palcoscenico del Festival della canzone italiana.
Il primo ministro sarà anche a Venezia per la campagna elettorale di Felice Casson candidato sindaco del Pd e Alessandra Moretti, candidata alla presidenza della regione Veneto.
Intanto sabato Renzi ha fatto pace con Vincenzo De Luca.
Una stretta di mano, poi l’abbraccio davanti alla “Villa dei Misteri” di Pompei.
De Luca, il candidato del Pd alla presidenza della Campania, e il premier sembrano un tandem perfetto. Obbligato, ma all’apparenza perfetto.
Hanno parlato e passeggiato insieme in mezzo alle rovine, forse per scongiurare il pericolo delle rovine dem.
Alla fine, il segretario del Pd – nonostante i dubbi iniziali per il rischio che De Luca una volta eletto possa decadere per effetto della legge Severino – in Campania ci sarà .
Probabilmente per quello che potrebbe essere lo sprint finale, per quel comizio che sarà intorno al 16 maggio, o subito dopo, e che servirà a convincere gli indecisi.
De Luca vede la vittoria a portata di mano, vede i sondaggi andare sempre meglio e anche Renzi inizia a crederci.
Questa è l’aria che tira oggi, secondo quanto raccontano in ambienti Pd.
Mentre prima la Regione guidata da Stefano Caldoro sembrava dovesse essere riconsegnata al centrodestra, adesso il vento sembra essere cambiato.
Anche di questo Renzi e De Luca hanno parlato nel corso di un colloquio che il candidato alla presidenza della Regione definisce “molto cordiale”, anzi “cordialissimo” con tanto di foto su Twitter.
L’incontro era stato chiesto da De Luca, che si era detto pronto “a prendere un caffè” con il premier, e poi, ieri sera, dallo staff di Palazzo Chigi è arrivata la conferma.
Così, davanti alla Villa dei Misteri, i due mettono in scena l’abbraccio plateale che elimina una volta per tutte i dubbi sulla candidatura di De Luca. Parlano da soli, fitto fitto.
È il riconoscimento ufficiale e adesso il candidato dem può contare sull’appoggio di Renzi. Tuttavia il segretario sta alla larga, per il momento, dai fatti del Pd campano.
Nessuna visita a Ercolano o a Giugliano, nei due circoli Pd recentemente commissariati dalle segreterie metropolitane, regionali e da quella nazionali. Nessun incontro con lo stato maggiore dem locale.
La visita è stata istituzionale e legata al tema dell’Expo.
Agli Scavi di Pompei, il premier ha visto anche i due poliziotti che hanno salvato la vita alla piccola Emanuela, la neonata abbandonata lo scorso 13 aprile, e poi ha incontrato una rappresentanza dei dipendenti dello stabilimento Whirlpool-Indesit di Carinaro (Caserta) in protesta per la decisione della multinazionale di chiudere uno dei due siti produttivi campani, dichiarando un esubero di oltre 800 persone.
Di questa emergenza occupazionale Renzi ha discusso con Caldoro, sul quale invece, in campagna elettorale, pesano i dissidi interni a Forza Italia e pur partendo da favorito vede la sua percentuale assottigliarsi nei sondaggi.
Fino al rischio di essere lo sconfitto ed è così che Renzi è portato a credere nel “cappotto” delle regionali, quindi nel 7 a 0.
Crede anche nella vittoria in Veneto, dove lo sfidante del Pd è il leghista Luca Zaia.
Domenica infatti il segretario dem sarà a Mestre a sostegno anche del candidato sindaco Casson. Sempre in questo week end parte la campagna elettorale in Liguria.
Il premier dunque ha deciso di metterci le faccia, anche se per avere una data certa del comizio in Campania bisogna aspettare.
Aspettare, tra l’altro, i sondaggi più freschi.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
“OGNI GIORNO UNA BARZELLETTA, CON VITALI SEMBRA DI ESSERE SU “SCHERZI A PARTE””… “LA POLI BORTONE LA VEDO MEGLIO A “CHI L’HA VISTO”, IN CERCA DI IDENTITA'”
Ogni volta che leggo o sento le dichiarazioni del commissario di Forza Italia in Puglia, on. Luigi Vitali, mi chiedo se sono su Scherzi a parte o se, invece, Vitali sta vivendo un momento di grande confusione che gli fa dire cose che non direbbe mai.
Oggi dal ticket siamo passati al trio: rispolvera la candidatura dell’on. Raffaele Fitto e propone la vice presidenza a me e alla senatrice Adriana Poli Bortone.
Domani mi attendo che faccia anche il nome degli assessori della giunta regionale.
L’on. Vitali non ha capito che così facendo rende questa brutta pagina della politica pugliese una barzelletta che però fa ridere solo il centrosinistra.
Una barzelletta che, però, mi viene il timore sia stata confezionata da tempo e in altre sedi e fatta ripetere all’on. Vitali che si presta a compiere il delitto perfetto del centrodestra pugliese.
Ormai il sospetto che Forza Italia abbia offerto la Regione Puglia su un piatto d’argento a Matteo Renzi diventa sempre più una certezza a scapito del cambiamento della Puglia e del bene dei pugliesi.
Ma se Vitali mi fa sentire su Scherzi a parte, la Poli Bortone mi far venir voglia di chiedere aiuto a Federica Sciarelli perchè aiuti la signora a ritrovare la sua vera identità politica nel programma Chi l’ha visto”.
Francesco Schittulli
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
PER LA SERIE “FACCIAMOCI CONOSCERE ANCHE ALL’ESTERO”
Che l’inglese per Matteo Renzi non sia proprio una lingua con cui abbia dimestichezza è cosa nota.
Confermata peraltro dal suo addetto stampa che ogni volta che Matteo esce dal copione e vuole parlare in inglese si mette letteralmente le mani nei capelli, consapevole dei rischi mediatici cui va incontro.
E anche durante la sua visita negli States Renzi ha lasciato il segno, anzi in questo caso sarebbe il caso di dire la dedica
Come tutti gli ospiti d’onore della Casa Bianca, anche Matteo ha lasciato firma e dedica sul guest book.
Peccato che la frase che resterà per sempre sul libro contenga un errore.
Il premier italiano ha scritto «goverment» anzichè «government», come sarebbe stato corretto.
E sui social quella «n» che manca è stata notata con alcuni ironici post, come in passato era peraltro accaduto ad alcuni suoi grossolani errori di pronuncia.
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Aprile 18th, 2015 Riccardo Fucile
A DESTRA POTREBBE SEMBRARE UNA VITTORIA DI TESI ANTICHE, MA NON E’ COSI’: MANCA, COME IN GERMANIA, LA PRESENZA GESTIONALE DEI LAVORATORI NEI CDA E LA DIVISIONE DI UNA QUOTA ACCERTATA DEGLI UTILI TRA I DIPENDENTI… QUESTA E’ UNA ELEMOSINA PER AUMENTARE I PROFITTI AZIENDALI CON UNA MAGGIORE PRODUTTIVITA’
L’annuncio a senso unico di Marchionne, fatto veicolare sui media come esempio di “partecipazione dei lavoratori agli utili dell’azienda”, rappresenta una mera finzione e rivela tre componenti della rappresentazione: un’azienda che decide unilateralmente, alcuni sindacati compiacenti che prendono atto della elargizione per poter dimostrare ai propri iscritti che contano ancora qualcosa e un altro sindacato conflittuale che viene emarginato dalla “informativa”.
Poichè a destra qualcuno sarà andato in sollucchero ricordando le battaglie teoriche della destra missina sulla partecipazione agli utili e sulla cogestione, sarà opportuno meglio precisare i termini della questione prima di ritrovarci pure Marchionne come padre della patria dopo tante altre patacche.
Primo elemento: la partecipazione reale dei lavoratori alla gestione dell’azienda o quanto meno il loro coinvolgimento nella stessa, necessita della loro effettiva presenza negli organismi direzionali, vedi Germania, dove vi sono rappresentanti sindacali nei Consigli di Amministrazione aziendali.
In questo caso Marchionne, di sua iniziativa, ha solo informato della necessità della Fiat di incrementare la produzione e ha fissato un semplice premio di produzione agganciadolo a un traguardo peraltro indefinito.
Non c’è stato alcun coinvolgimento dei sindacati, solo una presa d’atto di decisione aziendale.
Secondo elemento: per chi non lo sapesse, i lavoratori Fca e Cnh hanno una paga base inferiore ai lavoratori cui si applica il contratto Federmeccanica.
Un operaio di terzo livello Fca-Cnh guadagna mediamente 750 euro lordi annui di meno di un suo pari livello di un’altra fabbrica metalmeccanica.
Lo stipendio base fermo dal 2011 del contratto specifico Fiat ha determinato una perdita salariale già realizzata di 90 euro mensili rispetto al contratto Federmeccanica, quindi l’eventuale bonus non farebbe altro che compensare quanto è stato sottratto a questa categoria di lavoratori del settore auto.
Terzo elemento: secondo quanto annunciato, sono previsti due addizionali al salario base, un bonus annuale e un elemento variabile in caso di performance aziendali .
Si parla di un premio del 5% di aumento rispetto alla paga base, in caso di aumento della produttività e degli utili, ma con un piccolo dettaglio.
Il bonus ai lavoratori non viene calcolato in una percentuale definita sui maggiori utili (e poi ripartita tra i dipendenti), ma con una percentuale del 5% sul salario, quindi diventa una quota fissa e un mero premio di produzione, non una partecipazione agli utili.
E chi decide se gli affari vanno bene? L’azienda ovvio, a sua descrizione.
E chi conosce quanto “utile aggiuntivo” può dare luogo alla elargizione ai lavoratori? Solo l’azienda ovvio, a sua valutazione.
Ecco perchè di tutto si può parlare salvo che di “svolta epocale”: l’unica svolta di questo genere sarebbe quella che Fiat, quando le cose non andassero bene, non socializzasse le perdite sui contribuenti italiani, come ha fatto per decenni.
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