Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
TORINO, VOLANO PAROLE GROSSE, REQUISITA L’AUTO: “MAI DETTO LEI NON SA CHI SONO IO”
Chi si trovava a passare di là non ha potuto fare a meno di sentire alzare i toni, come se si stesse sfiorando il diverbio con la vigilessa che ieri sera, in piazza Solferino, ha multato la consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, Stefania Batzella. L’interessata giura di non aver mai pronunciato l’italica intimazione «Lei non sa chi sono io!», sempre sulla lingua del potente di turno: «Non mi sono assolutamente qualificata come consigliera — chiarisce — Ho solo fatto notare all’agente che avevo sul parabrezza il tagliando del Consiglio regionale che permette di entrare nel parcheggio riservato ai consiglieri».
Certo i vigili non sono stati a vedere se fosse “cittadina portavoce” o semplice cittadina, e quando poco prima delle 18, appena uscita dal Consiglio regionale, la grillina di Susa è stata trovata senza assicurazione, l’hanno multata: 800 euro (500 se pagherà entro 5 giorni) e in più il sequestro dell’Audi grigia, che potrà riprendere una volta pagata la multa e dimostrato di essere assicurata.
L’auto è stata portata in un garage custodito del Consiglio regionale, anzichè in deposito.
E, nel frattempo, a soccorrere la 5Stelle è arrivato un altro consigliere, il collega del Pd Elvio Rostagno.
«Sono giunto in un secondo momento — racconta Rostagno — ad animi quietati, dopo che la collega è venuta negli uffici del nostro gruppo per chiedere di poter usare il nostro parcheggio. La capisco, intendiamoci. Del resto chi non si arrabbierebbe per una multa? Perfino un grillino anticasta».
Batzella nega tutto: «Non ho preso nessuna multa, sono una persona onesta e non devo rispondere a nessuno di quello che faccio».
Sostiene: «Ho subito un’ingiustizia». Ma non spiega quale: «Non devo spiegare ai giornali».
E tiene a rimarcare di essere una «cittadina prestata alla politica, che combatte ogni giorno contro le ingiustizie». Non c’è ragione di dubitarne.
Chi era presente ha raccontato di averle sentito fare riferimento alla sua carica istituzionale di fronte alla vigilessa con il blocchetto dei verbali in mano, pronta a sequestrare l’auto senza assicurazione a bordo.
«Non è nel mio stile — ribatte Batzella — Tutti i giorni combatto i privilegi della casta, figuriamoci se ne adotto i vizi».
La consigliera Batzella era già balzata all’onore delle cronache la scorsa estate per aver sottoscritto la polizza vita UnipolSai riservata ai membri di Palazzo Lascaris. Ironia della sorte, il suo nome venne fuori proprio dall’elenco pubblicato dai 5Stelle per denunciare il privilegio. Si scusò: «Non ho capito cosa stessi firmando».
Sul caso, che ha fatto molto rumore negli ambienti politici torinesi, si registra il commento del segretario regionale del Pd, Davide Gariglio: “Si tratta di un incidente che può capitare a tutti, assume un tenore diverso considerato che la protagonista è tra coloro che rivendicano sempre una superiorità rispetto a tutti. Personalmente non ho mai pensato che avessero il monopolio della moralità in politica e ancora una volta sono loro che ci danno la conferma dell’inesistenza della loro tanto sbandierata diversità . Poi se è vero quanto la cronaca riferisce, che addirittura sia stata sottolineata la carica istituzionale ricoperta, in questo caso il comportamento è particolarmente condannabile”.
Gabriele Guccione
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
“SERVE ESPERIENZA E LUI E’ STATO UN BUON SINDACO”
Il partito della nazione entra anche nella partita delle elezioni amministrative a Torino. Una parte del
centrodestra è pronta a votare Pd e Piero Fassino, che cercherà la riconferma al suo ruolo da sindaco.
L’ex presidente della Regione Piemonte Enzo Ghigo, ex manager di Publitalia portato in Forza Italia da Marcello Dell’Utri e ora uscito dalla politica, ha fatto sapere che al primo turno delle elezioni voterà convinto per l’attuale primo cittadino.
Lo ha detto senza aspettare il lancio di un candidato delle forze del centro-destra e senza vedere chi andrà al ballottaggio.
“È una valutazione che ho fatto stando al di fuori della politica — spiega a ilfattoquotidiano.it l’ex governatore che ha lasciato la politica tre anni fa rifiutando la candidatura al Senato -. Non faccio più politica attiva, ma continuo a vivere in questa città e ritengo che Fassino sia il miglior candidato”.
Un altro arrivo dal centrodestra potrebbe essere quello di Silvio Magliano, consigliere comunale di Area popolare e vicinissimo a Comunione e Liberazione che potrebbe entrare nei “Moderati”, stampella dei dem.
Al momento resta a guardare invece il centrista ed ex vicepresidente del Csm Michele Vietti, in attesa di capire quali posizioni prenderà Fassino.
Ghigo vede il “suo” centrodestra in crisi.
Mentre il Partito democratico, il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana hanno già annunciato i loro candidati, a cui bisogna aggiungere anche Marco Rizzo per il Partito comunista, dall’altra parte Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia devono ancora decidere cosa fare nel grande risiko del voto delle grandi città : Roma, Milano, Napoli, Bologna e — appunto — Torino.
Quindi, di fronte all’assenza di un candidato forte, alcuni stanno già guardando le alternative e tra questi c’è chi, in un possibile ballottaggio tra Fassino e la candidata grillina Chiara Appendino, sceglierebbe la seconda, mentre Ghigo preferisce l’ex segretario dei Democratici di sinistra.
“Lo conosco da anni e si è comportato bene sia come sindaco, sia come presidente della Città metropolitana”.
Un compito — quest’ultimo — da non sottovalutare, secondo l’ex berlusconiano: “Non dimentichiamoci che è un ruolo che richiede capacità ed esperienza.
I Cinque stelle non hanno esperienze e anzi certe amministrazioni grilline stanno per saltare in aria, per questo non voglio che vincano loro”.
A Torino si ricreerebbe un partito della nazione, quindi?
“Non sono mai stato contrario a questi accordi, neanche quando Forza Italia aveva deciso di appoggiare il Pd di Matteo Renzi sull’ambito delle riforme costituzionali. Ho visto bene anche l’appoggio di Ncd al governo di Enrico Letta prima e a Renzi poi. Non faticherei a riconoscermi in queste alleanze”.
Amareggiato il coordinatore regionale di Forza Italia Gilberto Pichetto Fratin: “Sono rimasto un po’ stupito perchè Ghigo è stato dieci anni presidente della Regione e poi parlamentare. Da lui mi aspettavo un certo senso di appartenenza”.
Invece non è così. “Sta accadendo ciò che è successo a Roma con il governo Renzi, sostenuto da persone elette nella fazione opposta”.
Il riferimento è ai transfughi di Forza Italia, come Denis Verdini e altri.
“Ma qui ci troviamo di fronte a una persona sola”, conclude Pichetto Fratin.
Simile l’opinione di Giorgio Airaudo, candidato di Sinistra Italiana: “A Torino si ripropone il modello nazionale di Matteo Renzi, che si allarga a ex di Forza Italia e a uomini di Cl per paura di perdere. È un biscotto ai danni di tutti quelli che chiedono un cambiamento”.
Per l’ex segretario Fiom il ritardo della scelta dei candidati del centrodestra è sospetto: “Penso che sia una crisi quasi voluta: usare le amministrative per essere utili a Renzi. Così si producono tanti ‘nazareni’ a livello locale”.
Andrea Giambartolomei
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
PROROGA DI TRE MESI… IL GOVERNATORE CHANDY: “MODI LO FACCIA TORNARE, DEVONO RISPONDERE ALLA LEGGE INDIANA”
Massimiliano Latorre resterà in Italia fino al 30 aprile. Lo ha deciso la Corte Suprema indiana riunitasi per discutere della permanenza del fuciliere italiano nel Paese.
Il fuciliere, accusato con Salvatore Girone della morte di due pescatori, sarebbe dovuto rientrare a Nuova Delhi tra due giorni, ma i suoi legali, riferisce il giornale, hanno chiesto alla Corte un’estensione del periodo di permanenza in Italia per via delle sue condizioni di salute.
“Considerando il fatto che il governo indiano non ha obiezioni — ha detto il giudice Anil R Dave — è concessa a Latorre un’estensione di tre mesi per fare rientro in India”. Lo stesso giudice ha fatto sapere che l’ambasciatore italiano in India dovrà firmare un documento nel quale assicura che il marò tornerà in India in aprile.
Il 12 gennaio Nicola Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato aveva commentato così l’imminente scadenza del permesso accordato al marò per curarsi dai postumi dell’ictus subito a New Delhi nel 2014: “Massimiliano Latorre non tornerà in India e, anzi, si stanno approfondendo le possibilità per chiedere che anche Salvatore Girone rientri in Italia”.
Immediata la reazione del governatore del Kerala: Latorre deve tornare in India ed essere processato sotto la legge indiana.
“I marò italiani hanno commesso un crimine in territorio indiano e quindi devono rispondere alle leggi indiane” aveva spiegato Oommen Chandy, sottolineando l’intenzione di chiedere “al primo ministro Narendra Modi di far tornare in India il fuciliere di Marina nei tempi previsti dalla sua licenza”.
Per il governatore del Kerala Modi deve “prendere forti misure per portare questi colpevoli in India”.
In mattinata le dichiarazioni del presidente della Commissione Difesa oltre a provocare la reazione immediata del Kerala, hanno allarmato i pescatori della regione: il responsabile del Kerala Fisheries Coordination Committee, Charles George, ha accusato il premier Modi di “cedere alle pressioni della comunità internazionali” e di “tradire il popolo” mentre il segretario della Federazione nazionale dei pescatori ha criticato il governo di New Delhi per “aver trascurato i diritti dei pescatori ad avere giustizia” per la morte dei due colleghi.
L’incidente che ha coinvolto la petroliera italiana Enrica Lexie su cui viaggiava un team di sei fucilieri di Marina è avvenuto il 16 febbraio 2012 a 20,5 miglia nautiche al largo delle coste del Kerala.
In un primo tempo il processo nei confronti di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone era stato affidato alle autorità keralesi.
Successivamente però la Corte Suprema ha stabilito che il Kerala non aveva i poteri per farlo ed ha trasferito il procedimento a New Delhi.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA CONFESSIONE AI MAGISTRATI SUL RICATTO: “NON MI SONO RIVOLTA ALLE FORZE DELL’ORDINE SOLO PER SALVARE IL COMUNE”… “I VALORI RESTANO ANCHE SENZA GRILLO”
“Cacciata dal Movimento? Direi meglio: espulsa”. Si sente tradita? “Mi sento tranquilla. E i miei
consiglieri comunali sono uniti. Noi a Quarto porteremo avanti un grande progetto Cinque stelle, ma senza il simbolo “.
E allora come fa a chiamarlo ancora M5S? Rosa Capuozzo qui interrompe il passo svelto con cui cerca in tutti i modi di sottrarsi alle domande, offre a labbra serrate una risposta come una rasoiata: “Guardi che il Movimento sono i princìpi”.
Sottinteso, non Grillo.
È buio quando il sindaco di Quarto esce dalla Procura, dopo tre ore, la sua quinta audizione dinanzi agli inquirenti su quel ricatto in odore di camorra contestato al suo ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, collegato all’imprenditore delle pompe funebri vicino ai clan Alfonso Cesarano.
Pressioni di cui lei è vittima, ma non ha mai denunciato.
Perchè? Lei lo avrebbe spiegato così, ieri sera, al pm Henry John Woodcock coordinato dai procuratori aggiunti Filippo Beatrice e Giuseppe Borrelli: “Solo dopo me ne sono resa conto, e se non l’ho detto alle forze dell’ordine è stato per salvare il Comune”.
La sua figura tesa e stanca è l’ultima istantanea di un’altra dura giornata: una maratona durante la quale sono stati sentiti come testi anche i due consiglieri grillini, Alessandro Nicolais e Concetta Aprile.
Ques’ultima lascia la Procura e dice: “Il Movimento ci ha abbandonato. Come agnelli in mezzo ai lupi. La bomba esploderà vedrete, anche a Roma, a Napoli. Non siamo attrezzati a fronteggiare queste infiltrazioni “.
Intanto dalle carte affiorano altri elementi inquietanti.
Oltre a De Robbio, ecco il nome di un altro grillino di punta, Francesco Romano, inizialmente candidato sindaco al posto della Capuozzo (si ritirerà perchè anch’egli accostato a un abuso edilizio): non è indagato ma, secondo l’informativa dei carabinieri, “riveste un ruolo importante” ed è mediatore di rapporti opachi con Ferro e Cesarano nella vicenda dell’assegnazione dello stadio comunale ormai sottratto alla squadra antiraket.
“CAPUOZZO: DE ROBBIO HA VOTI DI CAMORRA”
Lo sospettava lei stessa. E ora lo dicono le carte. È il 25 novembre scorso, ben venti giorni prima dell’epulsione di De Robbio dal M5s. a Capuozzo viene sentita dal pm su racket delle pompe funebri a Quarto.
Le chiedono di De Robbio, lei ammette solo di “non essere in buoni rapporti”.
Poi, a domanda, risponde: “Sì, non posso nascondere che ho sentito e forse letto come insinuazione che De Robbio sia stato eletto con i voti della camorra”.
“IL COMUNE LO GESTIAMO NOI”
È emblematica la conversazione del 9 luglio 2015 tra l’imprenditore-boss, Cesarano, e l’ex consigliere comunale Pd Mario Ferro, l’uomo su cui doveva inizialmente convergere il consenso inquinato.
Ferro: “Questa sta facendo il gruppo dei “forestieri” e noi ci dobbiamo far capire a Quarto chi è Quarto.. Chi è che lo deve gestire, il Comune? Noi o loro?”.
Cesarano. “È normale”.
F: :”Perchè lei non si deve credere che gliel’ha data il nonno la sedia, la poltrona che tiene… Questa non tiene nemmeno il suo voto a Quarto…”.
Cesarano annuisce, e Ferro continua, alludendo alla Capuozzo.”Senti, mezza scema… quelli che ti possono risolvere i problemi , li tengo io a Quarto, tengo imprenditori, tengo gente con esperienza politica del passato, che tu non capisci niente”
(da “La Repubblica”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
QUEI MISERABILI CHE ESULTANO PER UN SUICIDIO
Nella civilissima Ferrara un ragazzo nigeriano si butta sotto un treno in corsa e subito sul web cominciano le olimpiadi del disumano: brindisi, evviva, uno di meno.
Chi si azzarda a commiserare il suicida viene accusato di ipocrisia: ma come, per una volta che uno di questi mangiatori a sbafo si toglie spontaneamente dai piedi?
La medaglia d’oro della desolazione va al tizio che critica quelli che gioiscono, ma solo perchè non si rendono conto che la disgrazia ha provocato disagi ai passeggeri.
Questi commenti anonimi, denunciati dal giornale online «Ferrara Italia», registrano un umore sempre più diffuso.
A dettarli sono la paura dell’immigrato non integrabile, la rabbia per i trattamenti di favore di cui godrebbe rispetto ai residenti.
Quel rancore del piccolo borghese impoverito verso i miserabili e i poteri forti che storicamente è alle origini di tutti i movimenti razzisti.
Quando la morte di un essere umano non suscita più neanche un sussulto di immedesimazione significa che la guerra di civiltà , agognata dal Califfo e non disdegnata dai lepenisti d’Europa interessati a fare cassa elettorale a qualunque costo, ha piantato il suo seme venefico nei cuori.
Resta da capire quale sia la civiltà sotto attacco che certa gente si sente in dovere di difendere: quella che esulta per un giovane depresso gettatosi sotto un treno non sembra, a occhio, troppo superiore alla visione del mondo reclamizzata dai tagliagole dell’Isis.
Massimo Gramellini
(da “La Stampa”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
IL VERTICE CON CASALEGGIO E IL BLITZ, MA RESTANO SPIAZZATI DAL SINDACO
Cento ore lunghissime. Cento ore che hanno segnato il direttorio. E che hanno visto spezzarsi e
riannodarsi fili, e passare sui volti dei cinque deputati pentastellati preoccupazione, rabbia, incertezza, delusione e orgoglio.
La pressione
È venerdì. Da un paio di giorni infuria sui media la vicenda di Quarto, ma all’inizio la soluzione al problema viene rimandata: c’è un summit a Milano alla Casaleggio associati in programma per lunedì 11. Il direttorio non è compatto: ci sono diverse posizioni sulla vicenda. I pragmatici, capeggiati da Luigi Di Maio, spingono per una soluzione politica rapida del caso: «Se ci sono dubbi meglio eliminare il problema alla radice. Non vogliamo che si creino idee distorte su di noi», è la filosofia.
D’altro avviso i garantisti, tra cui spicca Roberto Fico: «A Quarto dicono che si sono comportati correttamente, meglio rimanere compatti e difendere Rosa Capuozzo».
Il blog inizialmente sposa questa linea, ma la pressione cresce. Gli attacchi si fanno più pressanti e anche la necessità (interna) di una presa di posizione si fa sentire. Si decide di anticipare il meeting milanese a sabato.
Il leader
Il giorno successivo, di prima mattina, Di Maio, Fico, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco e Carlo Sibilia prendono un aereo dalla capitale per sbarcare all’ombra della Madonnina.
Il summit, che coinvolge il direttorio e i garanti, è delicato: oltre a cercare di ricondurre il Movimento a una sola linea si valuta anche l’idea di chiedere a Capuozzo un passo indietro. Roberto Saviano ha già lanciato il sasso chiedendo le dimissioni della sindaca via Twitter e sulla Rete se ne discute.
La prima cittadina di Quarto, però, è chiusa nel riserbo e risentita per essere stata esclusa dal vertice. Alla fine, prevale l’idea di sgombrare l’orizzonte da ogni dubbio a costo anche di un sacrificio doloroso. «Il Movimento si difende con scelte dure, che mai nessuno aveva preso prima d’ora»: è il concetto che Alessandro Di Battista sostiene e riprende poi in un suo post. Ormai è pomeriggio quando interviene Beppe Grillo in prima persona e comunica a Capuozzo la volontà dei vertici di chiedere un passo indietro alla prima cittadina. Lei prende tempo.
Agli esponenti Cinque Stelle la partita sembra chiusa. Dopo ore estenuanti di discussione, il dado è tratto. In serata risalgono sull’aereo: Di Battista e Ruocco si fermano a Roma, i tre eletti in Campania proseguono per Napoli.
Lo strappo
Domenica pomeriggio va in scena lo strappo. Ed è proprio un atto degno di una pièce teatrale. Si svolge un incontro segretissimo tra Capuozzo da un parte e Di Maio, Sibilia e Fico dall’altra. I deputati insistono: «Rosa, ti chiediamo un gesto di responsabilità nei confronti del Movimento. Eventualmente, se vorrai, sosterremo la tua ricandidatura». Sono seduti a un tavolo insieme. La sindaca non si sbilancia.
Proprio in quei minuti, però, sul suo profilo Facebook viene postato un video. «Devo essere chiarissima: non c’è nessuna intenzione di dimettermi. Ho il sostegno di tutto il Movimento, di tutti i cittadini di Quarto e le dimissioni non le ho prese in considerazione perchè non ci sono i motivi», dichiara davanti alle telecamere.
Gli esponenti del direttorio vengono avvisati all’istante. Di Maio si alza e lascia il tavolo. Con lui anche Fico e Sibilia, che commentano: «Che schifo».
Si sentono traditi e decidono di rendere pubblica – dopo essersi confrontati con i fondatori – la richiesta di dimissioni avanzata da Grillo.
Ecco allora la contromossa sul blog, per inchiodare il sindaco a una scelta di campo netta: dentro o fuori dal Movimento. Lei – che si sente abbandonata – dal flash mob in suo sostegno a Quarto rilancia ipotizzando una manifestazione anticamorra con i leader.
L’espulsione
Sono momenti di tensione: un gruppo di parlamentari che non si sente coinvolto nella scelta protesta. Sulla Rete la base si divide. La situazione precipita ulteriormente lunedì mattina con le perquisizioni relative alle indagini: si decide un ultimatum temporale per ricevere spontaneamente le dimissioni della sindaca.
L’intenzione è quella di non trascinare troppo la vicenda. «Siamo sotto assedio», ripetono nel direttorio. E proprio questa sensazione dà lo slancio per uno scatto d’orgoglio. Viene pianificata la controffensiva: si potenzia la presenza sul piccolo schermo.
Una pattuglia ristretta di fedelissimi è al centro di un mini-training per capire su quali concetti-cardine puntare. E a fine giornata scatta anche l’addio coatto per Capuozzo: le viene inviata una mail che sancisce la sua uscita dal Movimento.
La fermezza
Martedì escono nuovi stralci delle intercettazioni sul caso di Quarto e il direttorio decide di mostrarsi compatto. «Parliamo direttamente noi alla Rete, mettiamoci la faccia», dicono i Cinque Stelle. Non è un caso che in video compaiano i tre volti più noti. Fermezza è la parola che risuona nelle stanze dei pentastellati.
All’assemblea dei senatori qualcuno chiede conto di quanto accaduto nel weekend. Ma intanto suona il gong (televisivo): dopo cento ore inizia un nuovo round.
Emanuele Buzzi
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
MA SALVINI AVEVA RINUNCIATO A COSTITUIRE LA LEGA PARTE CIVILE ADDUCENDO CHE BELSITO FOSSE NULLATENENTE
La Guardia di Finanza sta sequestrando beni mobili, immobili e proprietà riconducibili a Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord.
Il provvedimento è stato disposto dalla procura di Genova.
«Si dispone il sequestro preventivo – hanno scritto i componenti del collegio, Maria Letizia Califano, Simonetta Colella e Anna Ivaldi – di somme di denaro depositate sui conti correnti intestati a Francesco Belsito, nonchè di libretti di risparmio, titoli, azioni, fondi o altri simili strumenti di investimento, di beni mobili custoditi all’interno di cassette di sicurezza di cui il Berlsito abbia la disponibilità , di beni immobili nonchè di qualsiasi altro bene avente valore economico nella disponibilità di Belsito sino alla concorrenza dell’importo di 2 milioni e 451mila euro
Secondo le indagini Belsito avrebbe sottratto al fisco importi per oltre 7,5 milioni derivanti dall’appropriazione indebita di somme sottratte dalle casse della Lega Nord.
Il provvedimento smentisce le argomentazioni con cui Salvini aveva a suo tempo rinunciato a costiture la Lega parte civile, adducendo il motivo che l’ex tesoriere era nullatenente e pertanto era inutile accanirsi.
Evidentemente erano altri i motivi di quella scelta che aveva suscitato sospetti e polemiche anche all’interno del Carroccio.
Ricordiamo che Belsito gestisce una delle più note gelaterie di Genova e risulta presente anche in quella di una nota discoteca del levante.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
TUTTO QUELLO CHE NON TORNA
Adesso Beppe Grillo dice, nel motivare l’espulsione di Rosa Capuozzo che “è dovere di un sindaco del
Movimento 5 Stelle denunciare immediatamente e senza tentennamenti alle autorità ogni ricatto o minaccia che riceve”.
Solo cinque giorni fa, nel suo post a difesa della Capuozzo, scriveva: “Perchè il Sindaco non ha denunciato l’ex consigliere? Perchè non si è mai manifestata una minaccia tale da evidenziare un reato penale nei suoi confronti ma solo pressioni e richieste di tipo politico. Pressioni e richieste politiche che sono sempre state respinte dal sindaco e l’amministrazione di Quarto, in quanto non in linea con il M5S, il suo programma ed i suoi valori”.
E ancora: “Le indagini dimostrano che il sindaco e l’amministrazione sono parte lesa e non hanno mai ceduto alle pressioni politiche avanzate dall’ex consigliere De Robbio”.
Per Grillo cinque giorni fa la Capuozzo era parte lesa, oggi è colpevole.
È solo la più eclatante delle contraddizioni di questa storia, che svela l’enorme imbarazzo e l’enorme difficoltà dei Cinque stelle.
Perchè Quarto non è più (e solo) il comune della Campania più infiltrato per mafia, tanto che è stato sciolto due volte in vent’anni, e non è più (e solo) il comune dove, secondo l’ipotesi della la procura, hanno vinto i cinque stelle grazie al voto della camorra, Quarto è un caso nazionale.
Dalle intercettazioni l’universo pentastellato appare opaco, fatto di ricatti, minacce e silenzi omertosi tra i piani alti del direttorio nazionale e la soffitta abusiva su cui veniva ricattato il sindaco Capuozzo dal più votato consigliere dei Cinque stelle, De Robbio, il presunto mediatore coi clan, secondo la procura.
Oggi Fico e Di Maio affermano: “Io e Luigi non abbiamo mai saputo di un ricatto e di uno scambio per ottenere qualcosa. Se lo avessimo saputo avremmo optato per una denuncia”. E minacciano querele come se piovesse: “Anche nel mio caso si usa strumentalmente il passaggio di una intercettazione. Quereleremo ognuno di coloro che lo farà ”.
Fico e Di Maio dicono di non sapere del ricatto. Però il 24 novembre, giorno prima che sarà sentita dalla procura e quando De Robbio ancora non è espulso, la Capuozzo accenna già al fatto che le sue scelte potrebbero essere commissariate.
Al telefono con la consigliera Concetta Aprile parla delle pressioni di De Robbio: “L’urbanistica, i lavori pubblici, il piano urbanistico. Queste sono le tre cose a cui mira e sta sclerando perchè scalcia, scalcia, ma non sta ottenendo niente”. Il sindaco parla del capogruppo Nicolais come di uno “schifoso”.
E aggiunge: “Io ho già parlato con Di Maio anche per l’eventuale espulsione”.
Il nome di Di Maio torna nella stessa conversazione: “Io gli ho detto a Luigi che qualche sera ci dobbiamo vedere perchè qualsiasi cosa loro ci devono commissariare”. Qualcosa non torna: il sindaco è sotto ricatto per la sua casa abusiva e perchè la procura stava indagando su De Robbio (la prima volta era stata sentita dai pm il 25 novembre), e per questo la Capuozzo al telefono è provata, si sfoga, parla di contatti con i vertici nazionali, definisce De Robbio uno che sta “impazzendo” e il capogruppo “uno schifoso”, a fronte di tutto questo di Maio nega e parla d’altro: “Ero stato messo a conoscenza del fatto che Nicolais intendeva cambiare il regolamento del consiglio comunale per aumentare i gettoni di presenza dei consiglieri, ma come ben sapete noi ci tagliamo gli stipendi e siamo fermamente contrari. Non sapevo di un ricatto”.
Se così fosse, su Fico e Di Maio varrebbe il teorema che loro applicavano ad altri casi: sono politicamente così incapaci che, parlando e andando a Quarto, non hanno sentito l’olezzo dei ricatti che avvolgevano la giunta o sono complici nel senso che sapevano, tacevano e provavano a gestirla, tenendo sotto silenzio il caso e provando a chiuderlo con l’espulsione di De Robbio?
Per la serie: caccio il ricattatore così mi libero del ricatto senza andare in procura.
E ancora: è possibile che nessuno dei vertici dei Cinque stelle, con una inchiesta in corso e una faida di questo tipo, abbia sentito il bisogno di andare il procura così, tanto per farsi un’idea?
Parlando al telefono con la consigliera comunale Daniela Monfregola, il sindaco ammette che l’azione della procura da quelle parti è di dominio pubblico: “Penso che Tina ti abbia raccontato che siamo sotto inchiesta”.
Però, sempre nella stessa intercettazione del 17 dicembre, aggiunge la Capuozzo: “Bisogna gestire mediaticamente… Più in silenzio possibile, senza mettere i manifesti”.
Gestione mediatica e assenza di manifesti cui, evidentemente, partecipano Di Maio, Fico e Beppe Grillo, il quale non scarica la Capuozzo nel suo primo blog sul caso, cinque giorni fa, ovvero due mesi dopo l’apertura dell’inchiesta che a Quarto ormai è di dominio pubblico.
Due mesi. In questi due mesi il sindaco nelle conversazioni ripeteva che non si sarebbe piegata alle richieste di De Robbio, ammette di essere sotto scacco per la vicenda dell’abusivismo edilizio, ne parlava anche con l’ultimo dei consiglieri, ma Fico e Di Maio affermano di non sapere, anche se il loro nome compare in più di una intercettazione: “Digli a Fico — dice la consigliera Monfrecola alla Capuozzo — di non arrivare tra una settimana. Perchè non ci arriviamo, lui dovrebbe arrivare subito per darci indicazioni”.
E la sindaca: “Sì, spero che venga anche Luigi che è molto più duro”.
E il morbido e il duro (Fico e Di Maio) chiamati in causa dai locali con frequenza, non sapevano del ricatto, dell’inchiesta, del contesto opaco di Quarto?
Sono complici, nel senso che sapevano, ma hanno provato a tenere basso il caso o sono incapaci e hanno scaricato la Capuozzo ora che è indifendibile e da testimone potrebbe cambiare posizione nel processo?
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 12th, 2016 Riccardo Fucile
I VERTICI M5S ALLA FINE NE ESCONO PERSINO PEGGIO DEL SINDACO
Nessun sistema sarà mai perfetto. Un minimo di equilibrio, però, si conserva comunque come necessita’ indispensabile.
La ‪Capuozzo‬ ha commesso errori e leggerezze molto gravi. Ciò non di meno, spingerla alle dimissioni espellendola dal Partito e’ errore politicamente ed eticamente grave.
In un sistema di legalità , la “cultura del sospetto” non può porsi a base di “scelte collettive” prive di contraddittorio e di possibilità di revisione: spetta alla coscienza del singolo adeguarvisi ed agli elettori tenerne conto.
Caso contrario, la questione diventa di corretta gestione politica sino alla revoca di una fiducia da consumarsi nelle sedi istituzionalmente competenti.
Con la decisione del M5S, invece, si è avallata una “regola contraria” e contrapposta sottovalutando che la “sotto-cultura del sospetto”, non soltanto offende il comune senso di giustizia, ma si presta alle potenziali convenienze proprio dalla Mafia e dalla camorra che non hanno mai avuto problemi ad utilizzarla per liberarsi di eventuali personaggi scomodi.
La Capuozzo ha gestito malissimo una questione molto delicata e sulla quale avrebbe dovuto dimostrare competenza e capacità . Il suo movimento, però, ha fatto molto peggio!
Cosa accadrà quando un un suo membro riceverà un avviso di garanzia?
Il sospetto non è una condanna legalmente rilevante. Anzi configge con principi e garanzie giuridicamente date, e basare su esso una decisione legalmente e moralmente definitiva e’ errore ancora più grave del male che si ipotizza di combattere.
Ancora più ridicolo chi, a ‪#destra‬, plaude all”iniziativa “del direttorio” qualificandola come “cosa” di destra.
La “destra forcaiola” sicuramene sara’ in sintonia: quella legalitaria, invece…
Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale
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