Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
IL CASO QUARTO HA RIDIMENSIONATO DI MAIO E LUI ORA SI SENTE IN CORSA
Nel mezzo disastro campano l’unico Cinquestelle ad aver visto accresciuto il proprio peso personale
nel Movimento è Alessandro Di Battista. Chi l’ha incrociato martedì mattina, quando il bubbone di Quarto era ormai esploso, l’ha definito carico e concentrato, quasi allegro, come se sentisse che il suo momento, lungamente atteso, fosse lì, a portata di mano.
L’esercizio della leadership, questa vicenda lo dimostra, è cosa riservata alla Casaleggio Associati. Ma per la frontmanship, cioè per un posto da candidato premier del Movimento, la partita è aperta. E lui, “Dibba”, si sente in corsa.
Era partito nel 2013 con le scarpette leggere, senza l’incarico di peso riservato ai due compagni-rivali Di Maio e Fico, benedetti subito dalla vicepresidenza della Camera e dalla presidenza della Vigilanza Rai.
S’era fatto notare e apprezzare un po’ da tutto il parlamento col primo intervento in aula. Poi tante uscite avventate, tanta teatralità , tutto piegato alla maggior gloria di quella camminata un po’ figacciona e un po’ indaffarata: trafelata, ma con garbo.
Così, quando martedì se n’è presentata l’occasione, ha preso per mano Di Maio e Fico e come due pugili suonati li ha portati davanti al pubblico per difenderli, ma dalla faccia sembrava compatirli, e per rafforzare la posizione del Movimento, ma con l’espressione voleva quasi scusarsi.
L’idea del video a tre è venuta a lui. E quando, in chiusura della performance, Di Maio e Fico già respiravano l’aria fuori dall’incubo, eccola, la perfidia.
Lui, che Rosa Capuozzo l’ha incontrata una sola volta in tutta la sua vita. Lui, che da questa vicenda non è stato toccato nè interessato neanche di striscio.
Lui, Alessandro Di Battista, fresco come una rosa ritto tra due gladioli appassiti, ha lanciato l’appello: «Mi raccomando, non vi fermate, pubblicate tutte le intercettazioni, noi siamo perchè si pubblichino, tutte, sempre».
In cauda venenum.
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
FA DISCUTERE L’ELENCO DI POLITICI SGRADITI AI CINQUESTELLE PER I CONFRONTI IN TV
Tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle è guerra aperta. Sul campo della legalità , con il Pd che giudica tardiva e contraddittoria la scomunica di Rosa Capuozzo, sindaco di Quarto. E con Beppe Grillo, che pubblica l’elenco di 84 tra consiglieri, assessori e sindaci pd indagati o arrestati nell’ultimo anno.
Ma anche il fronte mediatico è sempre più caldo.
Perchè se i 5 Stelle hanno deciso di tornare in massa in tv, dall’altra parte si denuncia la mancanza di contraddittorio. E, anzi, si denuncia la presenza di una vera black list, per evitare alcuni personaggi politici «sgraditi».
Ieri Beppe Grillo si è fatto un giro a Pitti Uomo a Firenze, con tanto di fuga rocambolesca per liberarsi dall’assedio dei giornalisti e autostop: ha chiesto e ottenuto un passaggio in auto da una sconosciuta.
Il leader dei 5 Stelle, che ha parlato di «ripresa economica sfolgorante, ma solo per la classe medio-alta», lascia cadere un commento lapidario sulla Capuozzo: «Il caso è chiuso». Decisamente no, visto che si aspettano ancora gli sviluppi giudiziari e le conseguenze politiche sono ancora sotto gli occhi di tutti. Grillo e i suoi provano a contrattaccare.
Ma c’è il caso «black list» che fa discutere.
Alcuni esponenti lamentano di essere stati esclusi dai talk show perchè invisi ai 5 Stelle. E in effetti ci sarebbero alcuni politici di fronte ai quali i grillini rifiutano di sedersi.
Tra loro Andrea Romano, Daniela Santanchè, Denis Verdini, Antonio Razzi, Domenico Scilipoti, Vincenzo D’Anna.
Michele Anzaldi, pd, giudica «gravissima» l’esistenza di una black list e invoca l’intervento dell’Ordine dei giornalisti.
In realtà , è abbastanza comune che nei talk show i partiti contrattino con la trasmissione per escludere interlocutori sgraditi. Anche se i 5 Stelle sono tra i più diffidenti ed esigenti.
Il consigliere Rai Franco Siddi spiega: «Non ho evidenza che esista una black list, ma se ci fosse sarebbe inaccettabile».
È guerra anche sui social, con i 5 Stelle che scagliano contro la deputata pd Pina Picierno l’hashtag #timandiamolapicierno. Tra i tanti: «Hanno arrestato il sindaco Pd di Brenta #timandiamolapicierno».
Ma c’è anche un effetto sondaggi, sulle vicende di questi giorni. Secondo i dati Euromedia di Alessandra Ghisleri per Ballarò, Luigi Di Maio perde il 3,7% di fiducia. Non solo: il 13,2% degli elettori M5S dice di essere indeciso sulla conferma del suo voto al Movimento.
Alessandro Trocino
(da “il Corriere della Sera”)
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Gennaio 14th, 2016 Riccardo Fucile
GRILLO PRONTO A CACCIARE I 15 ELETTI FEDELI ALLA CAPUOZZO…SENATORI M5S CONTRO IL “DIRETTORIO DI RAGAZZINI”
Quarto, Campania: per una settimana l’epicentro della politica italiana. 
Loro, i quindici consiglieri comunali di maggioranza, resistono attorno al sindaco Rosa Capuozzo come le avevano giurato nella notte tra domenica e lunedì, un’ora dopo la richiesta del M5S di rassegnare le dimissioni.
Lei entra e esce dalla casa muncipale. Ingresso laterale, labbra serrate e in tasca una lista di assessori nuovi di zecca. Ieri era in procura, per aggiungere dettagli al quadro dei magistrati. Poi di nuovo barricata nel suo studio.
Altrove i vertici del M5S aspettano; dopo aver espulso lei sono pronti a cacciare dal Movimento anche la sua maggioranza per provare a chiudere col fantasma della cittadina campana.
Grillo non ne può più. Ieri si è sostituito ai suoi ragazzi provati dai riflettori con un’uscita al Pitti Immagine Uomo, area cappotti. «Il caso è chiuso», ha ripetuto, «scrivete un po’ quel che vi pare».
In paese invece il caso è ancora aperto.
Da quando le cronache cittadine sono finite nelle pagine dei giornali nei bar del centro si vola alto, inserendo Quarto tra gli equilibri del Senato e il gradimento dei leader. Ieri l’ultima svolta: contro l’ex M5S De Robbio e l’ex Pd Ferro è arrivata la richiesta di arresto dei Carabinieri per le collusioni tra politica e camorra.
E martedì 19 alle otto di sera Rosa Capuozzo sarà a Roma. Verrà ascoltata dalla commissione parlamentare antimafia.
«Purtroppo la vicenda vissuta qui a Quarto non è stata ben compresa dai vertici nazionali del nostro movimento» dice Giorgio Fontana, uno dei quindici pretoriani. «Vogliamo proseguire l’esperienza e ci prenderemo l’espulsione, se dovesse arrivare».
Il sindaco, dal suo bunker, scrive un messaggio per ribadire il ribadito: «In merito agli ultimi eventi relativi alla pubblicazione delle conversazioni via whatsapp che ho avuto col vice presidente della Camera tengo a precisare che le stesse rappresentano unicamente la condivisione coi vertici del M5S delle difficoltà politiche che stavamo affrontando».
Non certo un assist al leader Cinquestelle che l’ha messa alla porta, quanto un tentativo di uscire definitivamente dalla questione e provare a ripartire in autonomia nel suo comune.
A Roma, intanto, sono riprese le sedute di psicoanalisi collettiva dei tempi dell’ingresso alle Camere, tra accuse reciproche e malumori generalizzati.
Tutti contro il direttorio. Ma i più arrabbiati sono i senatori.
«Ragazzini», «gestione deludente», «comunicazione dilettantistica», sono i commenti più lusinghieri.
Mentre qualcuno, ai piani alti del Movimento, sintetizza: «Maledetto il giorno che ce la siamo presa, quella città ».
Francesco Maesano
(da “La Stampa”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
BASTA ELIMINARE L’OBBLIGO DI ISCRIVERSI ALLE LISTE DI DISOCCUPAZIONE E NON FIGURERANNO PIU’ NELLE STATISTICHE
Una quota di disoccupati rischia di sparire dalle statistiche Istat.
E non perchè hanno trovato un posto, ma solo grazie a un cambio di regole nei servizi per l’impiego, deciso dal ministero del Lavoro.
La disposizione è contenuta in una circolare approvata a fine dicembre che recepisce le direttive fornite dal Jobs act. E che, segnalano gli addetti ai lavori, avrà anche l’effetto di depotenziare il ruolo dei centri per l’impiego, a vantaggio delle agenzie interinali private.
Ma andiamo con ordine.
Finora l’accesso alle prestazioni sociali era legato all’iscrizione alle liste di disoccupazione presso i centri per l’impiego. Ora, con la circolare del ministero, per ottenere i sussidi, basterà produrre un’autocertificazione per dichiarare il proprio stato di inoccupato, cioè di persona priva di impiego, ma non necessariamente in cerca di occupazione.
“Si può ipotizzare che diminuirà la quota di soggetti che cercano lavoro, non avendo più l’obbligo di dichiarare la propria disponibilità a lavorare per ottenere le prestazioni sociali”, spiega Marta Fana, dottoranda in Economia a SciencesPo Paris.
Fana, va ricordato, è colei che per prima ha segnalato l’errore del ministero del Lavoro sui numeri relativi ai contratti stabili ad agosto.
Insomma, se i senza lavoro decideranno di dribblare il sistema dei centri per l’impiego, allora l’Istat potrà registrare un calo dei disoccupati. Senza che i disoccupati siano calati veramente.
“Il questionario Istat sulla rilevazione delle forze di lavoro — aggiunge la ricercatrice — dedica un’ampia sezione ai contatti con i centri per l’impiego, non a caso. Dall’altro lato, è vero che può aumentare la ricerca informale di lavoro, che però appunto rimane informale”.
E la circolare del ministero può avere un impatto negativo anche sulle politiche attive, cioè su quelle misure pubbliche pensate per trovare un lavoro a chi non ce l’ha.
“I dati dei centri per l’impiego — spiega Fana — sono usati sia dai sindacati sia dalle Regioni per la definizione e lo sviluppo di politiche attive a livello locale. Quindi, al di là della rilevazione Istat, una distorsione nel numero di disoccupati rende questa attività molto meno efficace”
Ma al di là degli aspetti statistici, resta da capire se la circolare implichi un vantaggio concreto per quanti non hanno un lavoro.
“A mio avviso no, i disoccupati italiani perderanno un altro riferimento istituzionale che sono i centri per l’impiego — prosegue Fana — Invece di rinforzarli, questi perderanno il ruolo non solo di mediazione tra domanda e offerta, ma anche quella di monitoraggio. I disoccupati saranno quindi dirottati verso le agenzie interinali. Da decenni i centri per l’impiego vengono accusati di inefficienza e, nonostante le repentine riforme, non sono stati soggetti a veri investimenti sia infrastrutturali sia in termini di competenze”.
La ricercatrice segnala quindi il rischio di un progressivo indebolimento delle funzioni dello Stato: “I disoccupati e gli inoccupati, soprattutto quelli più vulnerabili, saranno sempre più in balìa degli attori privati che in Italia, ma non soltanto, agiscono e rafforzano clientele e rapporti di forza sempre più diseguali”.
Infine, la circolare fornisce anche una precisazione sull’assegno di ricollocazione: si tratta di una dote economica da spendere presso un’agenzia per ritrovare lavoro.
Il documento spiega che sarà riconosciuta “solo ai disoccupati percettori della Naspi, la cui durata di disoccupazione ecceda i quattro mesi”.
Questa postilla, sottolinea Fana, lascerà fuori dal recinto del beneficio tutta una serie di lavoratori in difficoltà : “Vengono esclusi tutti i percettori di Dis-coll, quindi ex collaboratori, tutti i precari che non hanno Naspi e quelli i cui requisiti maturati danno diritto a assegni di disoccupazione di durata inferiore. Insomma, qui la platea dei beneficiari si riduce”.
Stefano De Agostini
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
L’EX GOVERNATORE DEL PIEMONTE: “NON ESISTONO PIU’ IDEOLOGIE, SALVINI NON MI PIACE, IL CENTRODESTRA NON HA UN LEADER”
E’ stato tra i fondatori di Forza Italia. Nel ’94 faceva parte di Publitalia nel gruppo guidato da
Marcello Dell’Utri. “Avevamo tanto entusiasmo. Però Berlusconi si è rivelato meno decisionista di Renzi”
La transumanza azzurro-berlusconiana è ormai un’Onda perenne, con la maiuscola, che bagna l’ampia spiaggia del Pdr, il Partito democratico renziano futuro Pdn, Partito della nazione.
L’ultimo nome che allunga l’elenco degli ex forzisti iscritti al renzismo è quello di Enzo Ghigo, governatore del Piemonte dal 1995 al 2005.
Dal centrodestra di B. al centrosinistra di Renzi.
Che differenza c’è? (Ghigo ride, apre la porta di casa e posa le buste della spesa). Battute a parte, c’è un dettaglio importante: il centrosinistra finalmente adesso ha un leader, mentre il centrodestra non ce l’ha più.
A Torino lei ha detto che voterà per Fassino, il sindaco uscente.
E mi stupisco di tutto questo clamore. Non sono più un esponente di partito, sono un semplice cittadino.
Però qualche consenso ce l’ha ancora.
Evidentemente sì. Moltissimi amici miei hanno votato Renzi già alle Europee.
Fassino ha telefonato?
Sì e mi ha ringraziato.
Airaudo, il candidato di Sinistra Italiana, ha ironizzato e infierito.
Voto Fassino proprio perchè gli ex di Rifondazione non sono più con lui.
Anche Fassino era comunista, un tempo.
Se lo vedessi ancora così non lo voterei. Oggi non ci sono più le ideologie.
Il Partito della Nazione contro i grillini. È il nuovo bipolarismo.
A Torino temo una vittoria del Movimento 5 Stelle. Sono perplesso sulla loro cultura amministrativa. Fassino invece è stato un bravo sindaco
E il centrodestra?
Non ha nemmeno il candidato e dubito che possa arrivare al ballottaggio.
In più c’è la deriva populista.
Salvini non mi piace.
Berlusconi è finito?
Non rinnego il mio passato, anzi. A lui sono grato ma il processo ineluttabile del tempo colpisce tutti. Lo dico con grande affetto.
Sono tantissime le prime file berlusconiane passate con Renzi. Non è solo semplice trasformismo. È un processo politico.
Non dimentichiamo che lo stesso Berlusconi fece il patto del Nazareno.
Detto questo.
Un certo bipolarismo sta per finire e Renzi è un leader nuovo.
La mutazione genetica del Pd.
Se non ci fosse stata l’innovazione berlusconiana oggi non avremmo Renzi.
Renzi è figlio della vostra rivoluzione liberale.
È figlio di quel cambiamento senza dubbio, ne ha colto soprattutto l’elemento leaderistico.
Lei è stato tra i fondatori di Forza Italia. Nel ’94 faceva parte di Publitalia, il primo nucleo forzista guidato da Marcello Dell’Utri.
Avevamo tanto entusiasmo. Però Berlusconi si è rivelato meno decisionista di Renzi. Aspetti, me lo faccia dire in un altro modo.
Come?
Renzi non ha avuto gli avversari di Berlusconi.
Nè girotondi, nè piazze.
Esatto, la sostanza è questa.
Dell’Utri cosa le direbbe oggi?
Ha altri pensieri e me ne dispiace. Ma sono certo che il dottor Dell’Utri mi direbbe “bravo”.
Lei sconfisse Livia Turco alle Regionali nel 2000, avrebbe mai immaginato un giorno di appoggiare Piero Fassino?
Mai. Ma lei avrebbe mai immaginato uno come Renzi che sparigliava tutto?
Ghigo fassiniano. Farà effetto dalle sue parti.
Però mi faccia dire che qui ho inventato la politica della “concordia istituzionale”. A Torino, i soldi per le Olimpiadi li ho portati io con il governo Berlusconi. E sono stato il primo a credere nello Slow Food di Carlin Petrini.
Farà comizi?
Mi limiterò a qualche incontro. Aspetto di vedere le liste per muovermi.
Fabrizio d’Esposito
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
LA REAZIONE: “E’ UNO SCERIFFO, NOSTRO DIRITTO DIFFIDARE PER UN APPALTO A UNA SOCIETA’ NON IN REGOLA”
A Quarto i consiglieri 5Stelle vengono epurati, mentre a Civitavecchia i grillini epurano i consiglieri degli altri partiti.
La storia è questa. Nel Comune in provincia di Roma, il sindaco pentastellato Antonio Cozzolino ha fatto richiesta per sospendere tutti gli esponenti dell’opposizione.
Se ciò avverrà , tutto a un tratto, durante le riunioni del consiglio comunale di Civitavecchia, nel periodo della sospensione, saranno presenti solo gli esponenti 5Stelle, senza contraddittorio.
Sa di assurdo ma è così. Un’assemblea comunale monocolore.
Lunedì il sindaco Antonio Cozzolino incontrerà il Prefetto per discutere dell’eventuale sospensione dei consiglieri.
Il motivo? “Un’ingerenza di una gravità inaudita – spiega il primo cittadino – da parte dell’opposizione in una gara d’appalto non ancora chiusa: un vero e proprio atto intimidatorio”.
Il riferimento è al bando per la costituzione del fondo immobiliare. Tutti i consiglieri di opposizione hanno presentato una “diffida” all’amministrazione e alla commissione di gara “dal procedere all’aggiudicazione in favore della Namira (unica società in gara ndr) per carenza dei presupposti soggettivi stabiliti nel bando”.
Alla fine la gara non è stata aggiudicata ma rinviata per la quarta volta.
Il bando infatti, come spiega lo stesso Cozzolino, “è andato deserto. Non c’è stata alcuna aggiudicazione in quanto l’unica società che ha partecipato non ha fornito nei tempi previsti le auto certificazioni richieste. Il problema quindi non è stato quello della mancanza di requisiti, ma dell’assenza di documentazione”.
Al di là dell’esito, il primo cittadino vuol procedere alla cacciata dei consiglieri di opposizione, rei di aver presentato la diffida e sulla base dell’articolo 142 del Tuel, che prevede la sospensione dei consiglieri per atti contro la costituzione, atti ripetuti contro la legge o per motivi di ordine pubblico.
“Il loro comportamento è inqualificabile, impossibile da pensare in un paese civile. Hanno fatto sì che la diffida ad aggiudicare la gara a Namira fosse notificata venerdì scorso anche ai membri della commissione che si sarebbe riunita lunedì”.
I consiglieri sono sbalorditi.
“Il nostro è un atto politico”, spiega la consigliera del Pd Rita Stella, che aggiunge: “La diffida è un avviso che si invia quando la gara è in corso. L’abbiamo mandata per conoscenza anche al ministero dell’Interno e all’Autorità anticorruzione, come può esserci una volontà intimidatoria? Per noi ci sono delle incongruenze perchè la società in realtà non ha i requisiti richiesti. Avrebbe dovuto avere la maggioranza di capitale detenuta da un istituito bancario o assicurativo e invece questa società è formata da persone fisiche e capitali privati. La verità è che il sindaco Capuozzo si sta comportando come uno sceriffo e a noi non sembra di essere incorsi in un reato”.
Far west grillino a Civitavecchia. Una Quarto al contrario.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA ALLA GHISLERI: “IL 13,2% DI ELETTORI CINQUESTELLE IN DUBBIO SE RICONFERMARE IL VOTO”
L’effetto Quarto apre una crepa nel Movimento Cinque stelle, anche nei sondaggi. Una scossa del
grado 0,8 della scala Ghisleri, con conseguenze sul lungo periodo. Alessandra Ghisleri è l’infallibile sondaggista delle campagne elettorali di Berlusconi e ora i suoi sondaggi di Euromedia Research sono un appuntamento fisso a Ballarò: “Quarto — spiega – è un’incidente per gli elettori del movimento Cinque Stelle. Nei quattro giorni successivi al giorno in cui il caso è esploso l’M5S ha perso quasi un punto, ma i dati dicono soprattutto che Quarto ha aperto una riflessione nel loro elettorato di questo tipo: non basta l’onestà ma serve anche la competenza e meccanismi di selezione, filtri”.
Dottoressa Ghisleri, proviamo ad analizzare il caso con le sue schede. Partendo dalle intenzioni di voto.
La nostra rilevazione, dopo 4-5 giorni di fermento sul caso Quarto, dice che c’è stata la perdita di quasi un punto: lo 0,8. L’M5S passa dal 27,5 al 26,7. Però il dato più significativo non è questo. È un altro: il 13,2 per cento degli elettori del M5S, che corrispondono a circa il 3,5 del voto totale, dichiara di essere ad oggi indeciso della conferma del proprio voto al Movimento e di dover valutare in attesa che la vicenda si chiarisca definitivamente. Significa che si è insinuato un ragionevole dubbio.
Si spieghi meglio.
Il loro elettorato inizia a riflettere, perchè capisce che quando si diventa politici e stai a contatto col potere hai possibilità di incappare con le cosiddette mele marce. E servono filtri, selezioni, competenza. Mi spiego meglio: Grillo, Di Battista, Di Maio, hanno puntato tutto sull’onestà , dicendo che chi è sfiorato da qualunque macchia deve allontanarsi. Ma non basta. È passato che comunque la permeabilità alla camorra c’è stata. E allora uno si domanda: come ti proteggi la prossima volta?
Andiamo con ordine. Approfondiamo meglio la crepa che si è aperta in termini di fiducia.
E qui veniamo al secondo cartello. Luigi Di Maio perde, in termini di fiducia, il 2,4% che, tra i suoi elettori, diventa il 3,7%. La gente è rimasta stordita: mentre loro dicevano che non sapevano del ricatto al Sindaco uscivano le intercettazioni in cui emergevano i loro nomi sulle vicende di Quarto.
Se ho capito il suo ragionamento, la reazione tutta basata sull’onestà e sull’espulsione non è sufficiente.
Esatto. Il 38% dice che Quarto è solo un incidente e tra questi il 90% dei 5Stelle. Il 40,5% degli intervistati invece dichiara che il Movimento è ormai “come gli altri partiti”, di questi il 4,4% del loro elettorato. Se sommiamo questo all’8% sempre del loro elettorato che non risponde significa, anche in questo caso, che si è insinuato il dubbio che anche tra le loro fila, una volta arrivati al potere, sono come gli altri. Se andiamo all’ultima grafica, si chiarisce quale è l’oggetto della riflessione.
L’ultima tabella è la seguente: se dovesse emergere dalla intercettazioni che Fico o Di Maio erano messi al corrente del ricatto sulla Capuozzo, dovrebbero essere espulsi.
Il 40,2 % degli elettori dei Cinque stelle dice che dovrebbero essere espulsi seguendo le regole del Movimento, mentre il 35 % è contrario alla possibile espulsione. Che significa? In base alla logica stretta del Movimento 5 Stelle tutti i rappresentanti che esulano dalle regole dovrebbero essere espulsi. Tuttavia in questo caso emerge una “giustificazione” di ruolo perchè sono stati colpiti i vertici del Movimento a cui l’elettorato si sente legato. Questi infatti rappresentano per gli elettori il valore della continuità . Questo è un atteggiamento più da Partito che da Movimento, infatti crolla la diversità , nel senso che difendere i propri vertici è tipico degli elettorati di tutti i partiti. Dunque questa prova di Quarto porta i Cinque Stelle al bivio tra Movimento e Partito. La loro forza è mantenere i punti fermi sull’onestà e sulla rigidità delle regole.
Quando lei parla di effetto Quarto parla di un effetto nazionale, ovviamente, di valore politico nazionale.
Certo, come quando il caso De Luca faceva perdere voti al Pd del Nord più che della Campania. E a livello nazionale i messaggi che, laddove governano, ci sono problemi, come Livorno, Gela, Quarto, iniziano a percepirsi.
Dove vanno i voti dei delusi dei Cinque stelle?
Nel non voto. Questo è un movimento che nasce da gente scontenta di altri partiti e leggeva il cambiamento nelle parole di Grillo. Se viene delusa da Grillo si rinchiude nel suo scontento.
(da “Huffingtonpost”)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
STESSA RICHIESTA PER L’IMPRENDITORE CESARANO, RAS DELLE POMPE FUNEBRI, CHE AVREBBE SOSTENUTO PRIMA IL DEM E POI I GRILLINI
I carabinieri di Pozzuoli hanno chiesto l’arresto in carcere dell’ex consigliere grillino Giovanni De Robbio, dell’imprenditore delle pompe funebri Alfonso Cesarano, dell’ex assessore Pd di Quarto Mario Ferro e di altre otto persone, per lo più familiari e collaboratori di Cesarano.
La richiesta è contenuta in un’informativa che non rappresenta un obbligo per il pm della Dda di Napoli Henry John Woodcock.
Il magistrato sta vagliando le notizie di reato trasmesse dai militari, allegate all’inchiesta sui ricatti a Cinque Stelle e sul voto di scambio politico mafioso nascosto dietro l’elezione del consigliere più votato dell’amministrazione di Rosa Capuozzo. De Robbio è accusato anche di tentata estorsione al primo cittadino per l’ormai nota vicende delle foto aeree della villa della famiglia di Ignazio Baiano, il tipografo marito della Capuozzo.
I carabinieri sono arrivati alle collusioni tra politica e camorra a Quarto indagando sui Cesarano, ritenuti vicini al clan Polverino, e sui metodi intimidatori coi quali gli imprenditori delle onoranze funerarie intendevano ottenere il ‘monopolio’ del ramo nell’area flegrea: manifesti strappati, concorrenza presa a schiaffi pubblicamente o minacciata attraverso proposte che non si potevano rifiutare.
L’informativa riporta ampi stralci dei verbali di Angelo Tarantino, l’imprenditore ‘convocato’ dai Cesarano nei loro uffici per provare a convincerlo a stringere accordi con le buone o con le cattive.
Dall’ascolto delle intercettazioni è spuntato fuori l’impegno di Cesarano per la campagna elettorale conclusa con la vittoria del Movimento 5 Stelle.
Scrivono i carabinieri: “Alfonso Cesarano aveva rivolto la sua attenzione sul candidato del Partito democratico Mario Ferro, ma a causa di una pronuncia del Consiglio di Stato, la lista del Pd è stata esclusa al la tornata elettorale del 31 maggio 2015” (va però ricordato che Ferro non era candidato, ndr)”.
I militari definiscono Ferro “collante e strumento di comunicazione tra Cesarano e De Robbio”. In questo scenario matura la scelta dei Cesarano e dell’ex Pd di sostenere il grillino. In una intercettazione del primo giugno, citata nel primo decreto di perquisizione, Giacomo Luigi Cesarano parla con Biagio Gargiulo di un ‘tavolo’ al quale si sarebbero seduti loro, Ferro e De Robbio per stabilire l’accordo: i voti dei Cesarano sarebbero andati a De Robbio in cambio della designazione dell’assessore alle politiche cimiteriali.
L’informativa richiama i brogliacci di intercettazioni che provano il sostegno elettorale di Ferro e Cesarano a De Robbio. Ferro si sente spesso con i due.
Contatti per scambiarsi impressioni sulla campagna e per concordare consegne di materiale elettorale.
Il 13 giugno, il giorno prima del ballottaggio, l’ex Pd chiama l’imprenditore vicino al clan Polverino. Così i carabinieri riassume la conversazione: “Ferro caldeggia Cesarano affinchè “i compagni dell ‘altra volta” non cambino “parte” ·
Dalla telefonata si capisce che Cesarano si interessa anche delle elezioni in atto a Giugliano.
(da agenzie)
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Gennaio 13th, 2016 Riccardo Fucile
CRESCE IL TURISMO MONDIALE DI OLTRE IL 10%, IN ITALIA SOLO DEL 4,7%
Aumentano la presenza e la spesa dei turisti stranieri in Italia, ma del volano che Expo 2015 avrebbe
dovuto rappresentare per la Penisola c’è ben poca traccia.
A cominciare dal milione di cinesi che, stando alle previsioni dell’ex commissario Giuseppe Sala, avrebbe dovuto invadere l’Italia.
E’ questa la sintesi estrema dell’articolato aggiornamento di Bankitalia sul turismo internazionale relativo ai primi dieci mesi dell’anno.
Durante i quali, a fronte di trend di crescita dei flussi di turismo mondiale anche a doppia cifra, le spese dei viaggiatori stranieri in Italia sono solo lievemente aumentate, attestandosi a 32.135 milioni (+4,7% sul 2014).
E producendo così un avanzo di 12.970 milioni di euro (era 11.860 milioni nello stesso periodo dello scorso anno) rispetto alle spese fatte dagli italiani all’estero, ammontate a 19.164 milioni.
Nello specifico, la spesa degli stranieri arrivati nei confini nazionali per qualche giorno di villeggiatura (quindi non per affari o altri motivi) è stata pari a 21,3 miliardi di euro (+6,3% sul 2014).
Dalla classifica dei viaggiatori più ‘spendaccioni’ vengono conferme, ma anche alcune sorprese. I turisti tedeschi rimangono saldamente sul più alto gradino del podio, con 4,95 miliardi di euro spesi in Italia, seguiti da quelli statunitensi (3,91), francesi (3,18), dai sudditi della regina Elisabetta (2,72), dai viaggiatori svizzeri (2) e austriaci (1,4).
I turisti asiatici hanno speso complessivamente 2,2 miliardi di euro, ma è il Giappone a fare la parte del leone (circa 1,3 miliardi di euro), mentre la Cina non arriva a 300 milioni di spesa (292), peraltro arretrando sensibilmente rispetto al dato dell’analogo periodo dello scorso anno (389 milioni di euro).
Degno di nota è il balzo della spesa degli australiani (1 miliardo contro gli 858 milioni del 2014), mentre risulta più contenuto l’incremento sul fronte canadese (920 milioni contro 881).
Il dato dei pernottamenti conferma lo stato di buona salute del turismo italico: il numero di viaggiatori stranieri che hanno trascorso almeno una notte in albergo ha avuto un incremento (+4,5%) e i pernottamenti per vacanza sono aumentati del 5,8% (da 189,8 a 192,9 milioni).
Numeri in linea e in alcuni casi addirittura inferiori a quelli misurati sui primi otto mesi dall’ultima indagine della ‘European Travel Commission’ su un panel di paesi europei. Che però non hanno avuto il traino di una esposizione mondiale.
A ben guardare, poi, da alcune delle oltre cento tabelle presenti nell’analisi di via Nazionale emerge la certificazione, almeno parziale, del flop di Expo 2015 come elemento catalizzatore di turismo per l’Italia.
E soprattutto per la Lombardia, dove Regione e sistema camerale avevano addirittura dato vita ad una società ad hoc per favorire ‘lo sviluppo turistico della Lombardia in occasione dell’anno di Expo’.
Gli organizzatori di Expo hanno sempre parlato di una stima, mai smentita, pari a circa otto milioni di visitatori stranieri che avrebbe dovuto essere calamitati dall’evento. Milioni aggiuntivi, naturalmente, rispetto ai flussi turistici che tradizionalmente sono ospitati dall’Italia.
Ebbene, stando ai dati elaborati da Bankitalia il numero di viaggiatori stranieri in Italia è sì aumentato, ma di 1,9 milioni di unità , passando da 43,2 a 45,2 milioni.
Ma il dato più clamoroso riguarda la Lombardia, che ha visto aumentare il numero di visitatori generici di appena 736mila unità (da 17,5 a 18,2 milioni).
Mentre i viaggiatori giunti in Lombardia per passare un periodo di vacanza è aumentato di appena 583mila unità , passando da 5,5 a 6,1 milioni.
Numeri, questi, che trovano conferma nel dato sulla spesa degli stranieri approdati in Lombardia fino al 30 ottobre di quest’anno e che ha avuto, nel confronto con lo stesso arco di tempo del 2014, un incremento inferiore alle aspettative: da circa 2 a 2,25 miliardi di euro. In tutto ciò, incredibilmente, non solo non è ancora dato sapere il volume di ricavi prodotto dalla vendita dei biglietti di Expo, ma soprattutto quanti stranieri hanno visitato la manifestazione e da dove provenivano.
Elementi, questi, che, chiunque si occupi di turismo sa bene quanto siano preziosi per fare una analisi oggettiva sui flussi, tentare di profilarli e calibrare al meglio le azioni di promozione e commercializzazione del brand Italia sui mercati del turismo mondiale.
Alberto Crepaldi
(da “il Fatto Quotidiano”)
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