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“LA SVEZIA BLEFFA, VUOLE SOLO FAR FUGGIRE GLI IRREGOLARI NEI PAESI CONFINANTI”

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

IL PROF. CHERUBINI DELLA LUISS E’ UN ESPERTO DEL DIRITTO DI ASILO: “IMPOSSIBILE RIMPATRIARE SIRIANI, IRACHENI E AFGHANI”. PER GLI ALTRI PAESI CI VUOLE UN ACCORDO SUI RIMPATRI, IN LIBIA UN GOVERNO”

“Rimpatriare 80 mila persone? Ѐ difficile e molto costoso. Ho l’impressione che l’idea del governo svedese sia più una manovra politica che una possibilità  concreta”.
Francesco Cherubini, docente di Diritto dell’Unione Europea all’Università  Luiss “Guido Carli” di Roma e autore di numerose pubblicazioni sul diritto d’asilo, spiega a IlFattoQuotidiano.it le difficoltà  di un provvedimento come quello annunciato dal governo di Stoccolma sul rimpatrio degli immigrati che non hanno ottenuto il diritto d’asilo.
Le percentuali dicono che solo il 35% degli irregolari identificati vengono rimpatriati. Numeri che non tengono conto di quelli non ancora registrati.
“Ma dichiarazioni del genere — aggiunge Cherubini — possono provocare una fuga degli irregolari dalla Svezia verso i Paesi Ue confinanti. È questa la vera minaccia di Stoccolma nei giorni in cui si stanno ridiscutendo le politiche europee sull’immigrazione”.
Dal punto di vista legislativo, la proposta del ministro degli Interni, Anders Ygeman, è applicabile. Ciò che la rende inverosimile, però, sono le procedure necessarie perchè questa possa diventare esecutiva.
“La prima cosa da verificare — spiega il docente — sono le garanzie sull’incolumità  di ogni singolo immigrato irregolare che viene rimpatriato nel Paese di provenienza, sempre che si sia riusciti a stabilire quale questo sia. Se esiste la possibilità  che dopo il ritorno la persona possa veder violati i propri diritti fondamentali o messa in pericolo la sua sicurezza, allora il rimpatrio è vietato per legge”.
Criteri che già  limitano il numero di rimpatri, visto che molti dei migranti provengono da Paesi come Siria, Iraq, Afghanistan o Libia.
Inoltre, per poter organizzare un rimpatrio è necessario che esistano già  degli accordi tra il Paese membro dell’Ue e quello di provenienza.
“Queste intese formalmente esistono — continua Cherubini — ma la loro applicazione non è sempre automatica. Quando vengono firmate, i Paesi europei stanziano dei fondi agli Stati da cui provengono gli immigrati per far fronte all’emergenza. In cambio ottengono un accordo sui rimpatri. Il problema è che, quando si arriva al momento di rispedire le persone nel proprio Paese, i governi stranieri cercano sempre di limitare il ritorno dei propri connazionali. Anche così si spiegano le percentuali di irregolari identificati e rimpatriati che non superano il 35%. Ci sono poi casi come quello della Libia: con quale istituzione ti relazioni per organizzare un rimpatrio?”.
Un’altra possibilità  è quella di trovare un accordo non con i Paesi di provenienza, ma con l’ultimo da cui i migranti passano prima di entrare in Europa.
Nella maggior parte de casi, soprattutto dal 2015, quando è esplosa la rotta balcanica, si tratta della Turchia. È così che l’Olanda, nel suo semestre di presidenza dell’Unione Europea, sta discutendo con Ankara e i principali Paesi dell’unione i seguente piano: Bruxelles si impegna ad accogliere 250 mila rifugiati attualmente nel Paese del presidente Recep Tayyip ErdoÄŸan in cambio della possibilità  di respingere in Turchia ogni migrante che sbarcherà  in Grecia.
Un’opzione che, nonostante i 3,2 miliardi di euro stanziati dall’Ue a favore della Turchia per gestire i flussi migratori, non può prescindere da un adeguamento delle leggi turche che devono garantire un’accoglienza dignitosa ai migranti respinti dall’Ue.
“Se questo accordo venisse stipulato — continua Cherubini — Ankara dovrebbe garantire il rispetto dei diritti fondamentali e l’incolumità  di queste persone”.
Con il Paese che ospita già  2,2 milioni di rifugiati siriani, una politica di rimpatri di questo tipo, affiancata dai respingimenti pensati dall’Olanda, rischierebbe di trasformare la Turchia in un enorme campo profughi impossibile da gestire.
Le prevedibili difficoltà  nell’applicazione dei piani di Svezia e Olanda fanno pensare a dichiarazioni con un intento politico, nei giorni in cui si stanno ridiscutendo le politiche europee in materia di immigrazione.
“Il clima che si respira negli ultimi giorni — conclude Cherubini — è proprio quello di un tira e molla dovuto alla ridiscussione delle politiche europee. Dichiarazioni come quelle del governo svedese sono intese a dar vita a una fuga in massa degli irregolari dalla Svezia che, così, si rifugerebbero nei Paesi Ue vicini. Una minaccia simile a quella del blocco per due anni di Schengen, opzione che provocherebbe gravi danni economici al commercio di tutti i Paesi dell’Unione”.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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LUTTAZZI ATTACCA GRILLO: “VUOLE FARE SATIRA? LA SUA E’ PROPAGANDA”

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

“CEDA PROPRIETA’ DEL MARCHIO M5S”

Quella di Grillo? Non è più satira, è propaganda. E il leader dei 5 Stelle ha ceduto alla lusinga del potere.
E’ quanto scrive sul suo blog Daniele Luttazzi, uno che di satira se ne intende: “Quella che Grillo porterà  sul palco non sarà  più satira”, scrive riferendosi al ritorno di Grillo a teatro.
“La satira nasce politica con Aristofane: esprime un punto di vista. Un punto di vista è sempre opinabile, ma non per questo pregiudiziale: lo diventa, però, se il comico fa attività  partitica. Dal momento in cui il comico decide di compiere questo passo, la sua satira diventa, inevitabilmente, propaganda”.
Scrive Luttazzi:
Il comico che fa propaganda ne ricava vento in poppa: è la lusinga del potere. E prima che gli influencer del PD mi strumentalizzino per l’ennesima volta (non mi illudo, lo faranno comunque), aggiungo questo: il problema riguarda tutti i satirici che pubblicano su giornali di partito; e quelli che, in periodo elettorale, invitano un segretario di partito in un loro programma tv per fargli da spalla comica; e quelli che salgono su palchi identitari senza fare satira sull’identità  ospite.
Secondo Luttazzi, “con la scelta di fare attività  partitica, Grillo ha ceduto alla lusinga del potere, che è nemico della satira”: questa decisione, benchè ottima per il marketing, ha cambiato la natura della sua comicità  per sempre. Grillo adesso vorrebbe tornare quello di prima, dice che si fa da parte. Troppo tardi. Ed è falso: ha forse rinunciato alla proprietà  del marchio Movimento 5 Stelle? Ci rinunci, dunque, e potremo giudicare fino a che punto è credibile la sua satira contro Casaleggio, Fico, Di Battista e Di Maio (ooops!).”

(da “Huffingtonpost”)

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“PUTIN CORROTTO”: GIALLO SU UN TESORO DA 40 MILIARDI

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

LE ACCUSE DEGLI USA… LO YACHT DONATO DA ABRAMOVIC

L’argomento sembra destinato ad aprire un nuovo fronte nelle difficili relazioni tra Russia e Stati Uniti: il Tesoro americano ha ufficialmente dichiarato per bocca di un suo sottosegretario di ritenere il presidente russo Vladimir Putin «un corrotto» e di aver saputo dei suoi traffici «per molti anni».
L’accusa, contenuta in un programma della Bbc sul supposto tesoro segreto di Putin, ha scatenato l’ira del Cremlino che ha sfidato gli Stati Uniti a provare queste affermazioni: «Ora è compito del dipartimento sottoporre elementi in grado di dimostrare che le affermazioni del loro rappresentante ufficiale non sono semplice diffamazione», ha dichiarato stizzito il portavoce del presidente Dmitrij Peskov.
Il palazzo nel Caucaso
Gli Stati Uniti confermano, dunque, una voce che circola da molti anni e che fu diffusa originariamente nel 2007 da un discusso giornalista russo con entrature al Cremlino, Stanislav Belkovskij: Vladimir Vladimirovich avrebbe ammassato un patrimonio segreto di quaranta miliardi di dollari.
Da allora le rivelazioni si sono arricchite di nuovi elementi, nonostante le continue smentite e l’oggettiva mancanza di qualsiasi prova.
Roman Abramovich, il patron del Chelsea che mantiene stretti legami con la madrepatria, avrebbe contribuito con più di 200 milioni di dollari alla costruzione di un colossale palazzo da un miliardo nel Caucaso. Poi c’è uno yacht da 35 milioni, oltre a tutto il resto, naturalmente.
Le quote azionarie
Si è parlato di quote azionarie di alcune delle grandi società  russe «riferibili a Putin»: il 37 per cento della compagnia petrolifera Surgutneftegaz; il 4,5 per cento di Gazprom, il gigante del gas.
Inoltre c’è il capitolo Gunvor, una delle più grandi società  di brokeraggio petrolifero. Si è detto che la Gunvor otteneva greggio russo a prezzi di favore, facendo affari d’oro. Ma tutto questo è stato smentito più volte e nella maniera più decisa.
La Gunvor ha sostenuto che «il presidente Putin non ha mai avuto alcuna quota di proprietà , non è un beneficiario della Gunvor o delle sue attività . Qualsiasi illazione contraria è fondamentalmente frutto di disinformazione ed è inaccettabile».
Di certo si sa solo che uno dei principali soci della società  di trading era Gennadij Timchenko, un uomo che Putin conosce da molti anni. Ma quando è scoppiata la guerra delle sanzioni con Stati Uniti ed Europa, Timchenko ha venduto le sue quote.
Orologi di lusso
In varie occasioni i mass media hanno fatto notare come Putin indossi orologi di gran lusso e perfino tute sportive molto costose. Il suo stipendio è di poco superiore ai centomila dollari l’anno.Va però detto che oramai da più di 16 anni Vladimir Vladimirovich vive, a causa dei suoi ruoli ufficiali (primo ministro – presidente — primo ministro — presidente), in più di 20 residenze ufficiali ed è spesato di tutto.
Ha palazzi di rappresentanza in montagna e al mare; a Sochi e sul golfo di Finlandia a San Pietroburgo.
Dispone di elicotteri, di 43 aerei (Ilyushin, Airbus, Falcon) e di 4 yacht.
E ieri, mentre il Cremlino rispondeva al Tesoro americano, Putin ha presieduto una riunione del Consiglio anti-corruzione: «Dobbiamo migliorare i meccanismi contro questo fenomeno come la confisca delle proprietà  acquisite illegalmente».
Per il presidente russo, i fondi recuperati fino ad oggi «rappresentano una somma decisamente troppo modesta»

Fabrizio Dragosei
(da “il Corriere della Sera”)

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I NUOVI OLOCAUSTI E GLI EGOISMI DELL’EUROPA

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

L’INDIFFERENZA E’ PIU’ SANGUINARIA DEL MACHETE E DEI MITRA

Ieri sono stati molteplici i programmi televisivi che, tra film e reportage di ogni tipo, hanno “parlato” dell’Olocausto.
Molto interessante un documentario trasmesso da Rete4, in seconda serata, sulla storia della giovanissima Anna Frank e della sua famiglia. Una storia fatta di reiterate e continuate richieste di “visti ed asilo”, sistematicamente negati.
Storia, ferocemente ampia, di un dramma collettivo che cresceva a dismisura e di una residua parte del mondo chiuso in se stesso, tra paura e finta circoscrizione “del problema”, quasi come se non esistesse.
La storia ha dimostrato che quelle paure erano infondate e che il dramma umano che vi si riferiva era, invece, enorme.
L’uomo non imparerà  mai dai propri errori. e la cosa non riguarda soltanto i singoli, ma gli stessi popoli.
L’attualità  ci ripropone nuovi “olocausti”, nuovi drammi, nuovi sistemi illiberali e schiaccianti, eppure la reazione dei popoli è quasi sempre la stessa.
E’ vero che ogni problema va affrontato con doverosa serietà  e che involgere al populismo fa male all’anima ” e finanche alla salute”, perchè della serietà  non possono far parte i meri spot.
E’ altresì vero, però, che di fronte ad una parte del mondo che soffre, “l’indifferenza di concetto” è molto più sanguinaria dei macete, dei forni crematori e dei mitra.
Ogni volta che una civiltà  crea “ghetti”, “fisici o virtuali”, in varie parti del mondo ma anche al proprio interno, costringendo gli uomini a contrapporsi in una rediviva, drammatica e indegna comparsata tra “guelfi” e “ghibellini”, rinnega se stessa, la storia dell’umanità  e quell’umanesimo liberale, fervente ed illuminato, che dovrebbe, invece, scuotere le coscienze e diventare futuro.
Non è questa l’Europa che avevamo sognato ed immaginato.
Non è questa l’Europa da fare e non è questa l’Italia da costruire.

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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IL ” NEOCAMERATA” BELSITO SARA’ VICE DI COSIMO PROIETTI, GRAZIATO DAL PARLAMENTO PER BANCAROTTA E FALSE FATTURAZIONI

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

A LUNGO SEGRETARIO DI FINI, EX PARLAMENTARE AN E IN RAPPORTI CON CORALLO, IL RE DELLE SLOT MACHINE, A DICEMBRE HA FONDATO L’ENNESIMO MSI

Francesco Cosimi Proietti, 62 anni, originario di Subiaco, piccolo centro della provincia di Roma dove San Benedetto da Norcia fondò i suoi monasteri, è stato affascinato dalla politica sin da giovane.
“Checchino”, come lo chiamano gli amici, si è ben presto legato a Gianfranco Fini, ne è diventato collaboratore, segretario particolare e infine ha ottenuto un posto alla Camera con An e, nella scorsa legislatura, nuovamente con il Pdl.
Aver seguito il capo in Fli ha poi fatto cadere in disgrazia anche Cosimi Proietti, rimasto fuori dal Parlamento.
Francesco Cosimi Proietti, come il collega Amedeo Laboccetta, all’impegno politico ha inoltre unito rapporti stretti con Francesco Corallo, il “re delle slot machine”, al timone della “Bplus Giocolegale Ltd”, un colosso del settore, con un giro d’affari da 30 miliardi di euro annui.
Nel mirino della Procura di Roma sono finiti i rapporti tra la “Bplus” e l’ex braccio destro di Fini, tra fatture considerate false e utilizzate da Corallo per evadere il Fisco e ingenti finanziamenti di quest’ultimo al parlamentare.
Il pm romano Giuseppe Cascini, chiuse le indagini, ha accusato Francesco Cosimi Proietti di bancarotta, fatture false per operazioni inesistenti e finanziamento illecito ai partiti.
Per gli inquirenti, il politico, insieme alla figlia e al nipote, sarebbe responsabile di bancarotta, avendo distratto oltre due milioni di euro dalla “Ke.Is Media Comunicazione srl”, società  di comunicazione e spettacolo dichiarata fallita il 22 luglio 2010, e di emissione di fatture false per operazioni inesistenti, utili alla “Bplus”, alla “Sisal”, e alla “Ldm Comunicazioni” per evadere il Fisco.
Da tali società , per gli inquirenti, l’ex deputato avrebbe ottenuto 468mila euro. Determinanti, secondo l’accusa, alcune conversazioni telefoniche, intercettate dai finanzieri lo scorso anno, mentre controllavano i telefoni della figlia e del nipote del parlamentare, e dalle quali emergerebbe il diretto coinvolgimento del politico nei fatti contestati.
L’intesa bipartisan
A fine maggio 2013 il gip romano Luciano Imperiali ha chiesto alla Camera l’autorizzazione a utilizzare le intercettazioni telefoniche incriminate.
Niente da fare. La Giunta, esaminata a fondo la vicenda, ha trovato un’intesa bipartisan sul salvataggio di Proietti Cosimi. I parlamentari sono stati d’accordo nel non ritenere necessaria l’utilizzazione delle conversazioni intercettate: con undici voti favorevoli e quattro contrari, senza troppo clamore vista la pausa estiva dei lavori parlamentari, è stato stabilito di proporre all’assemblea di non concedere l’autorizzazione chiesta dal gip.

(da “La Notizia”)

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POVERO ALMIRANTE: MANICOMIO DESTRA, BELSITO E’ IL NUOVO VICEPRESIDENTE DEL MSI

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

A DARE L’ANNUNCIO E’ IL SITO DEL NEO-PARTITO GUIDATO DA PROIETTI COSIMI CHE DEFINISCE “FANTASIOSE” LE ACCUSE MOSSE NEI CONFRONTI DEL POLITICO GENOVESE… SARA’ ANCHE TESORIERE (UNA GARANZIA)

Al peggio non c’è mai fin: Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega Nord espulso nel 2012 per lo scandalo sui rimborsi elettorali che ha colpito la segreteria di Umberto Bossi, è il nuovo tesoriere e vicepresidente del nuovo Movimento Sociale Italiano, di cui è coordinatore nazionale Francesco Proietti Cosimi.
Ad annunciarlo è il sito del partito risorto sulle basi lasciate da quello fondato da Giorgio Almirante: Francesco Belsito “dopo una lunga riflessione ha accettato con entusiasmo l’incarico che i vertici del MSI — Destra Nazionale gli hanno proposto”.
Il comunicato esilarante sottolinea le resistenze espresse da Belsito riguardo la sua nomima, una titubanza legata alla volontà  di “non strumentalizzare” la vicenda che lo vede “suo malgrado innocentemente coinvolto.
“Infatti tutte le fantasiose accuse che gli vengono mosse” sono, per il movimento, “surrealmente inventate di sana pianta” mentre altre sarebbero state “precostituite da chi voleva colpire Bossi passando per il tesoriere”.
Belsito, precisano, nella vicenda “non ha incassato il becco di un quattrino illegalmente”.
Intanto la Procura di Genova il 13 gennaio di quest’anno ha disposto il sequestro di beni mobili e immobili di sua proprietà .
Secondo le indagini il neovicepresidente dell’Msi, ha sottratto al fisco importi per oltre 7,5 milioni derivanti dall’appropriazione indebita, nel biennio 2011-2012, di somme prese dalle casse del partito.
Questo, secondo la denuncia dell’Agenzia delle Entrate, avrebbe portato un sostanziale incremento del patrimonio di Belsito che doveva essere sottoposto a tassazione.
Un anno dopo la fine della sua parabola politica, invece, l’ex tesoriere genovese era stato arrestato dai pm di Reggio Calabria con l’accusa di appropriazione indebita, riciclaggio, truffa e false fatturazioni.
“Con la politica ho chiuso” aveva dichiarato a marzo dello scorso anno e a ilfattoquotidiano.it aveva detto: “Quel passato per me è chiuso. A me interessa che i giudici facciano chiarezza e accertino la verità . Il mio presente è qui, alla cassa o al banco di questo bar”.
Accantonata la carriera politica Belsito si era infatti dedicato alla gestione del cafè Balilla di Genova, di cui è uno dei titolari.
Prima del ritorno annunciato oggi.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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UNA REGGIA PER LA GIUNTA DELLA REGIONE CALABRIA

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

LA NUOVA SEDE DI CATANZARO: 65.000 METRI QUADRI, COME VERSAILLES…14 EDIFICI PER 2.141 PERSONE, COSTI TRIPLICATI FINO A 160 MILIONI…MA RESTA ANCHE LA SEDE DI REGGIO CALABRIA

Dicono che con i 46 anni di affitti pagati finora per alloggiare gli uffici della Regione Calabria si sarebbe costruita la reggia di Versailles. Ma non è esatto. Perchè – invece – l’hanno costruita davvero.
Si trova a Catanzaro, località  Germaneto: dove la grandeur calabrese ha potuto avere pieno sfogo, come avrà  modo di verificare anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che venerdì 29 gennaio andrà  a inaugurarla.
La nuova sede della giunta regionale oggi presieduta dal democratico Mario Oliverio è un immenso complesso edilizio che raggiunge un’altezza di 39 metri, come un palazzo di 13 piani, per una superficie coperta di 65 mila metri quadrati.
Appena duemila in meno rispetto ai 67.121 della reggia del re Sole.
In compenso, però, la reggia regionale progettata dall’architetto Paolo Portoghesi ha 2.400 metri quadrati di garage e più 2 mila posti auto scoperti: ma ai tempi di Luigi XIV non era stato ancora inventato il motore a scoppio.
E come per costruire il palazzo reale di Versailles ci vollero più di vent’anni e i costi lievitarono in modo astronomico, così è accaduto anche per la «Cittadella», come l’hanno battezzata, di Germaneto.
Il primo bando per costruirla risale addirittura al 1987, e quando dieci anni fa iniziarono i lavori il costo preventivato era di 53 milioni: alla fine siamo arrivati a 160,5. Il triplo, e se basta.
Con il risultato di avere oggi una specie di astronave a forma di C in grado di ospitare comodamente in 14 edifici da 3.500 a 5.500 mila persone, in base alle specifiche dell’agenzia del Demanio secondo cui la superficie ottimale per ogni dipendente pubblico varia da un minimo di 12 a un massimo di 20 metri quadrati.
Peccato che gli occupati della giunta regionale calabrese, pur non essendo un numero propriamente esiguo, non siano che 2.141: compresi, si badi bene, quei 481 trasferiti dalle Province dopo l’entrata in vigore della legge che porta il nome del ministro Graziano Delrio. Così da far meravigliare l’implacabile Antonio Ricchio sul Corriere della Calabria che «in una superficie tanto sterminata non siano stati previsti spazi per ospitare gli archivi».
Dicono pure che grazie alla «Cittadella» si risparmieranno 5 milioni e mezzo l’anno, il che consentirebbe di ammortizzare il costo dell’enorme manufatto in vent’anni.
Ma anche questo non è esatto: perchè di anni ne servirebbero una trentina almeno. Non bastasse, restano aperti gli uffici di palazzo Alemanni, declassata a semplice sede di rappresentanza della Regione nel centro di Catanzaro e che ora ospita la struttura del commissario ad acta per la Sanità : circostanza, questa, che fa sorgere almeno un paio di domande.
La prima, è a che cosa serva una sede di rappresentanza a tre chilometri e mezzo in linea d’aria dal nuovo gigantesco quartier generale regionale. La seconda, è come mai gli uffici del commissario non abbiano trovato posto nella Cittadella, dove i metri quadrati davvero non mancano.
Di domande, però, ce n’è una terza ben più seria. È accettabile che ancora nel 2016 la giunta regionale abbia sede a Catanzaro e il Consiglio si trovi invece a Reggio Calabria?
Soprattutto con la valanga di soldi spesi per la reggia di Germaneto e dopo il taglio del numero dei consiglieri regionali, ridotti per legge da 50 a 30?
Questa assurda situazione, capace di superare nella realtà  perfino le suggestioni immaginifiche delle Città  Invisibili di Italo Calvino, è figlia della rivolta del 1970 a Reggio, quando con la nascita delle Regioni si decise che il capoluogo calabrese non fosse la città  dello Stretto bensì Catanzaro.
Al grido di «Boia chi molla» i neofascisti reggini scatenarono per mesi un inferno: dovette intervenire l’esercito, e i moti si conclusero con la garanzia che una fetta del potere sarebbe comunque rimasta a Reggio. Il Consiglio regionale, appunto.
Mentre la giunta veniva invece insediata 157 chilometri più a Nord, nella città  di Catanzaro. Restava però sempre con un pugno di mosche in mano il terzo capoluogo provinciale: la Cosenza del potentissimo leader socialista calabrese Giacomo Mancini. Così, visto che i pezzi della Regione erano esauriti, ci piazzarono la sede della Rai: a 91 chilometri da Catanzaro e a 180 da Reggio Calabria.
Dodici dipendenti per ogni consigliere
Impossibile dire quanti denari sia costata a tutti noi questa folle dicotomia geografica fra giunta e Consiglio, in una Regione con meno di due milioni di abitanti.
Può dare tuttavia un’idea il rimborso chilometrico concesso cinque anni fa a un ex presidente del Consiglio regionale (il diessino Giuseppe Bova) per 1.340 giorni di uso dell’auto propria: 211.842 euro e 42 centesimi.
Anche se toccare questo tasto equivale sicuramente in Calabria a provocare una feroce guerra fra campanili, non c’è dubbio che l’unificazione delle sedi sarebbe stata per i contribuenti una mano santa: considerato che il Consiglio regionale costa 58 milioni l’anno.
Nei 65 mila metri quadrati della reggia di Germaneto avrebbero potuto trovare facilmente collocazione non soltanto i 30 consiglieri con i loro staff di quattro persone ciascuno, per un totale di 120. Ma anche i dipendenti dell’assemblea regionale, che sono 362.
Ben 12 per ogni consigliere, a ulteriore riprova delle generose opportunità  occupazionali offerte dalla politica regionale.
Per capirci, i dipendenti di Camera e Senato non arrivano a duemila unità , con un rapporto di poco superiore a due dipendenti per ogni onorevole. Sei volte inferiore.
E poi parlano di risparmi…

Sergio Rizzo
(da “il Corriere della Sera”)

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LA NUOVA BUGIA DI SALA: “NESSUN ALTRO FORNITORE DI EXPO HA LAVORATO PER ME”, MA NON E’ VERO

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

OLTRE ALL’ARCHITETTO CI SONO UN NOTAIO E UNA SOCIETA’ DI COMUNICAZIONE VICINA A CL

Se non bastavano le mezze verità  sull’architetto che ha lavorato per Expo e per la sua villa al mare, ora Giuseppe Sala casca su una bugia vera e propria.
“Non ci sono altri casi di aziende, persone e professionisti che hanno lavorato per Expo e per me”, ha detto l’aspirante sindaco di Milano lunedì scorso a Palazzo Marino, mentre nel corso dell’audizione sui conti di Expo rispondeva a una domanda del consigliere comunale Manfredi Palmeri.
“Aziende, persone e professionisti”, ha scandito l’amministratore delegato di Expo. Ma le cose non stanno così.
Oltre all’architetto Michele De Lucchi, ad avere lavorato sia per l’esposizione che per il Sala privato ci sono un professionista, ovvero un notaio e un’azienda, la Sec, società  di comunicazione vicina a Cl, guidata da Fiorenzo Tagliabue, un tempo portavoce di Roberto Formigoni.
Partiamo dal professionista. Filippo Zabban è il notaio davanti al quale il 23 dicembre 2015 Sala ha firmato l’atto di costituzione di una nuova società  di consulenza, la Finalter spa, di cui è socio al 20% con un versamento di capitale di 10mila euro. L’atto è stato scritto sulla carta intestata dello studio Zabban-Notari-Rampolla, lo stesso studio che, come ha notato Altreconomia, ha avuto in affidamento da Expo una serie di incarichi per servizi notarili il cui valore complessivo supera i 120mila euro. Alcuni di tali incarichi, per di più, sono stati firmati dallo stesso Sala.
Ma i motivi di imbarazzo non finiscono qui.
Perchè l’atto di costituzione di Finalter è stato siglato in via Rovello 2 a Milano, proprio dove ha sede Expo.
Un nuovo caso dunque di utilizzo degli spazi della società , che è pubblica, per fini privati. Come accaduto con la riunione elettorale che si è svolta qualche giorno fa in quegli stessi uffici, alla presenza di rappresentanti della comunità  ebraica milanese e dell’ex vice sindaco Ada Lucia De Cesaris, con tanto di foto pubblicata su Facebook dal consigliere comunale Ruggero Gabbai e ripresa poi dalla stampa.
E non basta. Perchè tra i soci e i consiglieri di amministrazione di Finalter c’è Pietro Galli, non una figura qualsiasi all’interno di Expo.
Ma il direttore della divisione Sales & entertainment finito sotto i riflettori quando il presidente dall’autorità  Anticorruzione Raffaele Cantone ha scoperto che nel 2005 è stato condannato in via definitiva per bancarotta, particolare taciuto nel curriculum consegnato a Expo.
Una volta avvisato, Sala, ha deciso di riconfermarlo. E oggi si è associato a lui nella nuova impresa, che tra le altre cose si occuperà  anche del settore già  sperimentato con Expo, ovvero “l’organizzazione e la promozione di eventi”.
Un intreccio tra le vicende pubbliche di Expo e quelle private di Sala che va avanti con la Sec, altro fornitore di Expo finito a fornire servizi anche a Sala.
La società  di comunicazione ha infatti vinto in associazione temporanea d’impresa con Hill&Knowlton e Digital PR la gara da oltre un milione di euro per le attività  di media relations internazionali dell’esposizione.
E si è inoltre aggiudicata l’attività  di “comunicazione globale di cantiere” in associazione d’impresa con Plotini Allestimenti srl e, da sola, altri incarichi di comunicazione per svariate decine di migliaia di euro.
Ed è proprio Sec la società  scelta da Sala per essere seguito nella campagna elettorale per le primarie. “Sec ha gestito il Media center di Expo avendo vinto una gara (in Ati con altre società ) con il criterio del massimo ribasso, una formula che non consente a chi la assegna nessuna discrezionalità  — sottolinea la società  contattata da ilfattoquotidiano.it -.
La successiva scelta di Sec da parte del candidato Sala non ha nulla a che fare con quella gara, semmai con la competenza maturata da Sec nella gestione della comunicazione di campagne elettorali (vedi primarie di Pisapia)”.
Ma il punto non è questo. Sala si stava giustificando davanti ai consiglieri comunali riguardo ai lavori nella villa al mare affidati a De Lucchi, che ha lavorato anche al Padiglione Zero, incassando oltre 100mila euro direttamente da Expo e 500mila da Fiera Milano per gli allestimenti.
E cos’è che diceva l’aspirante sindaco? “Non ci sono altri casi di aziende, persone e professionisti che hanno lavorato per Expo e per me”.
Già .

Luigi Franco
(da “il Fatto Quotidiano“)

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EURISPES: “EVASIONE FENOMENO DI MASSA, SOMMERSO PER 540 MILIARDI”

Gennaio 28th, 2016 Riccardo Fucile

UN TERZO DEL PIL SOTTRATTO AL FISCO… ALTRI 200 MILIARDI DI ECONOMIA CRIMINALE

Al Pil ufficiale di circa 1.500 miliardi di euro, si affianca un Pil sommerso equivalente a circa un terzo, ovvero ad almeno 540 miliardi.
E’ la stima contenuta nel rapporto 2016 dell’Eurispes, che alle due cifre aggiunge anche oltre 200 miliardi di economia criminale.
Ai circa 540 miliardi di sommerso corrisponderebbero, considerando una tassazione del 50%, 270 miliardi di evasione. “Siamo tutti evasori? Probabilmente sì” scrive l’Eurispes.
L’istituto di ricerca parla di sommerso ed evasione fiscale come veri e propri fenomeni di massa, in cui trova terreno fertile il lavoro nero.
Secondo gli italiani, rileva il rapporto, le categorie che più spesso lavorano senza contratto sono le baby sitter (indicate nell’80% dei casi), gli insegnanti di ripetizione (78,7%) e i collaboratori domestici (72,5%).
Seguono badanti, giardinieri, muratori, idraulici, elettricisti, falegnami e, con una percentuale del 50%, i medici specialisti.
Nel corso del 2015, secondo l’Eurispes, ha accettato un lavoro senza contratto il 28,1% degli intervistati, contro il 18,6% dell’anno precedente.
Importanti segnali di miglioramento nell’ultimo anno per la situazione economica delle famiglie.
Secondo Eurispes, nel 2016 raddoppia la percentuale di quanti ritengono la situazione economica dell’Italia sia rimasta stabile nell’ultimo anno (dal 14,6% al 30,3%) e si dimezza quella di chi pensa ci sia stato un netto peggioramento (dal 58,4% al 23,3%). In aumento gli ottimisti: dall’1,5% del 2015 al 16,2% del 2016. Il 14,7% (+10,1% rispetto al 2015), è convinto che la situazione per il paese andrà  migliorando nel 2016, mentre chi prevede un peggioramento scende dal 55,7% del 2015 al 27,3% del 2016. La gestione della quotidianità  diventa meno critica: il 27,3% non riesce con le proprie entrate ad arrivare alla fine del mese (-19,9% rispetto al 2015). Il 44,5% (-18,3% rispetto al 2015) riferisce che la propria famiglia è costretta a utilizzare i risparmi per arrivare a fine mese.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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