Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
ECCO COME LE METROPOLI AFFRONTANO LO SMALTIMENTO E IL RICICLO DALLA SPAZZATURA
PARIGI, LA META’ DEL SERVIZIO AI PRIVATI, LA DIFFERENZIATA E’ IN RITARDO
A Parigi inizierà , sperimentalmente, solo alla fine di quest’anno o all’inizio del prossimo e in due arrondissement la raccolta differenziata dell’«umido», da trasformare in biogas o destinare al compostaggio.
Eppure i resti di cucina rappresentano un buon terzo dei 270 chili di pattume che, in media, ogni francese accumula ogni anno.
La Francia è più indietro dell’Italia nella selezione degli scarti organici, ma Parigi dispone di quattro grossi centri, nei suoi dintorni, per lo smaltimento.
Il Comune si occupa della raccolta in dieci arrondissement, mentre per gli altri dieci il servizio è appaltato ad aziende private.
Circa l’80 per cento dei rifiuti viene incenerito, per ricavarne energia, il 16 per cento è materiale riciclabile, il 4 per cento finisce sotterrato.
Syctom, l’agenzia metropolitana per i rifiuti domestici, serve 5 milioni e 777 mila abitanti della regione parigina, con una dozzina di stabilimenti: tre inceneritori, sei centri di raccolta differenziata, due discariche, mentre è in costruzione un’installazione che dovrebbe assorbire (dal 2019) 45 mila tonnellate di rifiuti. Il più importante, in àŽle-de-France, è il Centro di Ivry-Paris XIII.
LONDRA: LA PRODUZIONE E’ IN CALO, IL MODELLO E’ UN ECOPAR
I rifiuti a Londra sono gestiti a livello comunale dalle 32 boroughs. La raccolta differenziata è attiva in tutta la città .
La percentuale di rifiuti riciclabili varia da zona a zona : dal 17% a Newham al 55,4% a Bexley. Il totale per la città è del 31,1%, in calo rispetto all’anno scorso del 2,3%.
La media nazionale è del 46%. Negli ultimi dieci anni la quantità di rifiuti generati dalle singole abitazioni è diminuita da 1117 kg a 887 kg l’anno.
La gestione dei rifiuti costa all’amministrazione 600 milioni di sterline l’anno.
Nelle discariche – localizzate fuori Londra, dove i rifiuti arrivano in treno – finisce il 25% dei rifiuti, tassato dal governo a 85 sterline a tonnellata.
L’obiettivo del sindaco Sadiq Khan è di eliminare l’uso delle discariche entro il 2030. Inceneritori ecologici smaltiscono la maggioranza dei rifiuti non riciclabili.
Degno di nota l’EcoPark del Brent, nel nord della città , che gestisce 800.000 tonnellate di rifiuti l’anno. «Tutto è riutilizzabile» è il motto.
L’energia prodotta dall’inceneritore genera elettricità per 70.000 abitazioni – le emissioni sono filtrate e pulite – mentre dai rifiuti biologici vengono ricavate nove tonnellate di concime, usate nei parchi e nei giardini comunali.
BERLINO: NELLA CITTA’ DELLE DISCARICHE SI RICAVANO ENERGIA E PELLET
Non sono solo i numeri della raccolta differenziata, a fare di Berlino una delle città più efficienti nella gestione dei rifiuti.
Certo, si parte da lì: nel 2015 l’azienda locale, Bsr, ha raccolto, in un territorio con 3,5 milioni di abitanti, 1,2 milioni di tonnellate di spazzatura, di cui 358 mila tra vetro, carta, plastica e « organico».
Ma il punto nodale è la «seconda vita» dei rifiuti. «Le discariche sono chiuse dal 2005», spiega al Corriere Thomas Klockner, portavoce di Bsr, «ma nulla che non sia stato trattato viene spedito fuori Berlino». Anzi.
Oltre metà dei rifiuti indifferenziati sono inviati al termovalorizzatore di Ruhleben: 61 mila famiglie ne traggono elettricità , e 35 mila riscaldamento. Altre 300 mila tonnellate vanno in due impianti di stabilizzazione fisico-meccanica, da cui escono dei pellet venduti poi a cementifici e centrali termoelettriche.
Dal 2013, poi, è cambiata la gestione della frazione organica: da una prima fase di fermentazione si ricava il biogas che alimenta 150 camion della raccolta dei rifiuti, evitando il consumo di 2,5 milioni di litri di diesel. Quel che resta è usato come concime o compostato. L’obiettivo «rifiuti zero» è ormai a un passo.
MADRID: TUTTO E’ GESTITO “IN CASA”. IL 20% NEL MAXI-INCENERITORE
La capitale spagnola è in anticipo sugli obbiettivi di trattamento dei rifiuti decisi dall’Ue per il 2020.
Ogni madrileno produce 1,2 chili di spazzatura al giorno per un totale annuo cittadino di 1.400.000 tonnellate. Eppure Madrid non invia neanche un grammo di spazzatura fuori provincia.
Gli impianti di smaltimento e riciclaggio sono mezza dozzina, tutti gestiti da privati in convenzione con il Comune per periodi che vanno dai 20 ai 25 anni. I più rilevanti sono l’inceneritore di Valdemingà³mez (18 miliardi di investimento per trattare il 20% del totale dei rifiuti) e la discarica de Las Dehesas (2mila tonnellate al giorno, circa il 30% del totale).
Entrambi gli impianti dividono e trattano in modo diverso i rifiuti a seconda che siano plastici, metallici o organici. In più l’inceneritore produce e vende elettricità , la discarica fertilizzante per agricoltura.
Risolto così con soddisfazione delle forze politiche il problema smaltimento, resta la fase di raccolta a far discutere. Manuela Carmena, la nuova sindaca targata Podemos, aveva promesso in campagna elettorale di cancellare i contratti con le imprese private. Una volta eletta, però, Carmena ha fatto marcia indietro per non mettere a rischio 1.900 posti di lavoro.
(da “il Corriere della Sera”)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
CON PARISI SQUADRA DI 5-6 PERSONE… NON PIU’ TOP PLAYER MA ALLENATORE… SPAZIO A TOTI E AGLI ALTRI, MA CON ALTRI COMPITI
Il dibattito estivo che infiamma il suo partito non lo appassiona, anzi.
Nella calma di Villa Certosa Silvio Berlusconi pensa a riposarsi, riprendere le forze, godersi gli affetti familiari, con occhio attento a quello che si muove attorno alle sue aziende più che alla politica.
Ma con i fedelissimi che gli filtrano i rapporti con il mondo esterno – Letta, Ghedini, l’amico Confalonieri, Valentini, Giacomoni –, con gli amici più intimi, con qualche azzurro che riesce a intercettarlo, Berlusconi ha tracciato la linea sulla quale intende muoversi nelle prossime settimane.
E l’idea che si sta facendo di quello che dovrà essere il nuovo corso del centrodestra.
Il punto di partenza dei suoi ragionamenti è un dato di fatto: nè in Forza Italia nè nel centrodestra potrà mai più esserci un nuovo Berlusconi, un top player – dicono i suoi – «alla Pelè» che domina la scena, vince praticamente da solo le partite, rappresenta con la sua stessa immagine un’intera politica.
Oggi – a meno di colpi di scena che possano arrivare dalla Corte europea di Strasburgo con un’eventuale sentenza sulla legge Severino – Berlusconi è incandidabile.
Ma il suo ruolo – ne è convinto – non può limitarsi a quello di padre nobile. Piuttosto, l’ex premier – ormai non più presidente, almeno del suo Milan – si vede come «un allenatore», che dà gli schemi vincenti alla squadra, che mette in campo nei ruoli giusti i migliori giocatori che ha. Questo servirà per competere davvero
Se poi ad indossare la fascia di capitano della squadra sarà Stefano Parisi lo si capirà nei prossimi mesi.
All’ex candidato sindaco di Milano, è una certezza, il leader azzurro ha oggi affidato un mandato pieno: recuperare «i milioni di voti che abbiamo perduto» rivolgendosi a quel mondo che guarda ormai con diffidenza ai politici di professione.
Un uomo come Parisi – apparentemente esterno alla politica, capace di mettere assieme l’intera coalizione a Milano e ottenere un buon risultato – gli è sembrato la persona più adatta per «allargare il nostro consenso» anche a quella società civile che «ci ha voltato le spalle».
E l’unico che, non essendo nemmeno iscritto a FI, non avrebbe scatenato una guerra tra correnti se fosse stato nominato ad un alto incarico.
Ora, per Berlusconi, Parisi dovrà dimostrare il suo valore. Poi si vedrà .
Ma – è il messaggio che manda l’ex premier ai suoi per rassicurarli, e che qualcuno come Brunetta pare aver già colto («Se tiene unita FI ben venga, ma non sia strumento dei poteri forti») – non si muoverà da solo.
Servirà «una squadra di almeno 5-6 persone» con lui, facce nuove e non solo, che incarnino visivamente il nuovo progetto di FI.
Secondo i suoi, insomma, serviranno «da Parisi a Toti», non ci sono veti.
«Non voglio rottamare nessuno – ripete l’ex premier – ma è chiaro che chi fa politica da tanti anni dovrà avere un ruolo diverso ormai».
Svecchiare, rinnovare, aprirsi sono le parole d’ordine, con l’obiettivo di tornare ad essere una forza del 20% perchè «se rimaniamo a questi numeri, che ci facciamo in Parlamento con 50 deputati? Non conteremmo nulla».
E perchè, se FI tornerà ad essere dominante nella coalizione, la leadership sarà espressa dagli azzurri e non ci sarebbe nemmeno bisogno di ricorrere a primarie che continuano a non piacergli e che (di coalizione) potrebbero diventare una necessità solo se i partiti del centrodestra restassero di pari forza.
In questo quadro, si capisce come Berlusconi condivida pienamente il tentativo di Parisi di dare un’immagine «rassicurante» di FI: il No al referendum deve restare fermo, ma la proposta di Costituente va benissimo perchè «non possiamo apparire come quelli che dicono solo no».
E ben venga la convention che Parisi terrà settembre, che nasce e dovrà rimanere come un evento dal quale la politica resta fuori, proprio perchè servirà per aprirsi a nuovi mondi.
C’è però un dubbio che pervade gli azzurri: Parisi non sarà tentato di giocare in proprio, superando il berlusconismo, sfruttando FI come un trampolino per farsi un suo movimento, che secondo alcuni ha già un nome, «L’altra Italia»?
Berlusconi – giurano – non se ne preoccupa: senza di lui, ne è convinto, non si va lontano, e il caso Passera insegna.
Paola Di Caro
(da “Il Corriere della Sera”)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
“LE PROMESSE SONO SMENTITE DAI COMPORTAMENTI, NESSUNA DISCONTINUITA’ CON IL PASSATO”
“Finora ho sentito solo parlare male del passato. Mi auguro abbiano un piano da rivelare nelle
prossime ore”.
Intervistato da Repubblica, l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino si dice “molto stupito da questo avvio di sindacatura: molte affermazioni fatte in campagna elettorale sono smentite da comportamenti che, se è vero quanto raccontano i giornali, sono dettati da un sistema correntizio. Lo stesso che io rifiutai e per il quale divenni inviso ai partiti”.
“Io scelsi di circondarmi di persone sulla base di formazione professionale, obiettivi da raggiungere e discontinuità col passato. Sono rimasto colpito dal fatto che, tra le prime indicazioni dell’assessora Muraro, ci sia stata quella di riaprire l’impianto di Rocca Cencia, di proprietà di un privato, che fruttava 175 mila euro al giorno alla stessa persona”, sottolinea Marino.
“Questa la chiamo un’esemplare continuità con i 50 anni trascorsi tra il 1963 e il 2013, quando il sistema dei rifiuti di Roma era organizzato intorno all’idea di una grande buca che ha favorito il privato rispetto al pubblico”.
“A Roma stanno tornando quei salotti e quei poteri forti che in questo momento paiono felici di poter riprendere a gestire in maniera sterile il patrimonio pubblico”, dichiara l’ex sindaco.
“Ai Mercati generali, ad esempio, c’è un buco di ettari abbandonato, affidato dal Comune a un gruppo di imprenditori nel 2006. Non si vede una gru lavorare. Inoltre non vedo un impegno di sostanza sulle povertà “.
“Le piazze della capitale sono piene di venditori abusivi, dopo la mia amministrazione i tavolini si stanno allungando ben oltre i limiti consentiti”, prosegue Marino.
Lo stadio della Roma, su cui la giunta sembra intenzionata a frenare, “porterà solo nella fase di costruzione tra 5 e 10mila nuovi posti di lavoro e un finanziamento straniero di 1.300 milioni di euro”,
Quanto alle Olimpiadi, “da portavoce dei cittadini, come si definiscono, i 5stelle dovrebbero presentare un piano sostenibile che come il nostro lasci una eredità utile a Roma e interrogare la città “.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 15th, 2016 Riccardo Fucile
IL NEW YORK TIMES PUBBLICA I COMPENSI PER CONSULENZE VERSATI DAL PARTITO DELL’EX PRESIDENTE UCRAINO A PAUL MANAFORT
Quello delle ‘relazioni pericolose’ fra Donald Trump e la Russia resta un tema caldo campagna per le elezioni presidenziali americane.
Oggi il New York Times ha aggiunto benzina sul fuoco delle polemiche, svelando che Paul Manafort, il capo dello staff per la campagna del candidato repubblicano, ha ricevuto in qualità di consulente 12,7 milioni di dollari (circa 11,4 milioni di euro) dal partito filorusso dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych.
I compensi sarebbero stati pagati dal 2007 al 2012 e sono probabilmente relativi alle prestazioni di Manafort quale consulente per l’organizzazione delle campagne elettorali, la creazione e l’organizzazione della macchina del consenso nel partito dell’ex presidente.
Un tipo di lavoro, almeno in apparenza, molto simile a quello che Manafort ha svolto nella sua carriera per i candidati repubblicani alla Casa Bianca, da Gerald Ford a Reagan, da Bush senjor a Bob Dole fino all’oggi e a Trump.
Il Nyt scrive che la cifra è contenuta in alcuni nuovi documenti segreti resi pubblici dal neo costituito Ufficio nazionale anti-corruzione ucraino.
I legami e il passato di Manafort in Ucraina non sono una novità , ma è la prima volta che emerge l’ammontare dei compensi ricevuti per i suoi servizi.
E, alla luce della notizia, la campagna di Hillary Clinton – scrive l’agenzia di stampa Ap – ha già criticato Manafort per i suoi legami con la Russia e con interessi filo-Cremlino.
Da parte sua, il New York Times non manca di ricordare i commenti positivi di Trump sul presidente russo, Vladimir Putin e l’annessione della Crimea, così come i presunti attacchi di hacker russi contro email di democratici.
La pubblicazione dell’articolo aggiungerà argomenti al rancore di Trump che in tutti gli ultimi discorsi pubblici ha attaccato spessissimo i media americani, accusandoli di omettere nei loro resoconti ogni riferimento ai suoi programmi e alle dimensioni delle folle presenti ai suoi comizi e di parlare invece solo delle polemiche e degli aspetti di colore.
Tesissimi i rapporti proprio con il New York Times al quale il candidato del Gop ha persino minacciato di ritirare l’accredito per tutta la campagna elettorale: “Non corro contro Hillary – ha dichiarato due giorni fa – , corro contro la stampa corrotta”.
(da “La Repubblica“)
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Agosto 14th, 2016 Riccardo Fucile
“ALCUNI TERRITORI SONO SPECIALI”… MA C’E’ CHI LI ACCUSA: “IPOCRITI RADICAL CHIC”
Tutti i territori sono uguali, ma alcuni territori sono più uguali degli altri. 
Non è la citazione storpiata di Orwell, ma il concetto espresso dal sindaco di Capalbio e da diversi ospiti della località turistica della Maremma, storica meta delle vacanze di intellettuali ed esponenti di sinistra, a proposito dell’arrivo nel piccolo comune toscano di 50 rifugiati.
“Bisogna essere prudenti, comprendere i problemi del territorio e capire che ci sono territori un po’ speciali” ha detto in un’intervista al Corriere della Sera, Nicola Caracciolo, nobile e ambientalista, nonchè principe di Capalbio.
“Bisogna accogliere, per carità . Ma queste so’ ville . E di gran lusso. Con giardino. Finemente arredate. Nel centro storico” ha dichiarato, sempre al Corriere, il primo cittadino Luigi Bellumori.
A queste affermazioni ha risposto il segretario Psi e viceministro Riccardo Nencini che ha criticato l’incoerenza della “sinistra al caviale“.
La dislocazione dei 50 migranti a Capalbio, a partire da settembre, è stata decisa dalla Prefettura di Grosseto in esecuzione di un bando di gara del Ministero degli Interni, pubblicato il 15 dicembre 2015, per gli operatori economici chiamati a provvedere all’accoglienza dei migranti.
Il prefetto ha semplicemente fatto rispettare le disposizioni in materia di accoglienza che, per un comune tra i 3.000 e i 5.000 abitanti, prevedono un contingente massimo di 50 persone. Capalbio ne ha 4.139.
Gli ‘ospiti’ sono stati allocati in una struttura vicino al borgo medievale in zona Poggio del Leccio, un condominio residenziale di lusso costruito tra il 2006 ed il 2010 e circondato da olivi secolari.
I vip della sinistra, tirati in ballo perchè ospiti abituali nella “piccola Atene” maremmana, si sono difesi sulla questione che tira in ballo la loro presunta ipocrisia .Claudio Petruccioli, già presidente della Rai, attacca il Corriere per aver “costruito un pezzo con tanto di foto mia e di altri lasciando intuire una presunta ostilità dei coloni all’arrivo dei migranti” e dice di essere “perfettamente d’accordo con la linea governativa”.
Lo scrittore Alberto Asor Rosa, sentito dal quotidiano di via Solferino, sostiene invece che “non può esserci un’opposizione di principio nel nome del turismo. Se così fosse tutti i migranti dovrebbero essere espulsi dall’Italia. La loro presenza va metabolizzata. Molto dipende dai criteri di collocazione. Non so dire se i cinquanta in arrivo siano troppi, ma sono fiducioso nell’autorevolezza delle istituzioni e della loro valutazione”.
Le critiche arrivano anche da sinistra, il segretario del Psi e viceministro ai Trasporti Riccardo Nencini, toscano di Barberino del Mugello, ha notato che ci sono “due Italie su tutto, anche sui profughi: a Capalbio meglio non averne, la sinistra al caviale potrebbe indignarsi; e all’Abetone si viaggi su bus separati, come neri e bianchi cinquant’anni fa in Alabama, prima di Kennedy. La coerenza non ha nove vite come i gatti” (il riferimento è alla decisione del sindaco di Abetone di riservare alcune corse degli autobus pubblici agli studenti preoccupati da comportamenti ‘poco consoni’ dei profughi).
Ad essere preoccupati sono però i ristoratori e gli operatori turistici della zona, che temono un calo delle prenotazioni
Questo è il motivo che ha spinto il sindaco Bellumori, eletto con una lista civica ma di area Pd, a fare una richiesta di accesso agli atti al Viminale, al momento negata in attesa dell’approvazione di Alfano.
Alcuni cittadini, tra cui il docente di storia e autore Rai Mauro Canali che abita nel comprensorio, hanno avanzato inoltre dubbi sull’appalto che ha disposto la collocazione dei migranti proprio lì: “L’appalto è stato assegnato con una gara alla quale ha partecipato solo l’Ati Senis Hospes-Rti Tre Fontane, cooperativa comparsa in Mafia Capitale e ora commissariata. Abbiamo chiesto un accesso agli atti e ci è stato negato. Lo ha chiesto il sindaco e il prefetto si è rivolto ad Alfano. Perchè?”
“Che i migranti arrivino a Capalbio non è un problema — aveva invece dichiarato in occasione della serata finale del festival Capalbio libri -, ma occorre capire la quantità e la localizzazione. E’ la prima volta che un Comune, attraverso il proprio Sindaco, fa richiesta di accesso agli atti di gara. Saranno svolte, anche attraverso la petizione dei cittadini, tutte le azioni di confronto con le Istituzioni e con il Ministero. Questo per far sì che questa sia un’opportunità e non occasione di scontro o di protesta”.
“La politica si deve fare delle domande. E anche il Pd dovrebbe riflettere” aggiunge il sindaco, che rivendica inoltre per il suo comune una sorta di status speciale come Cortina, Capri o Portofino, luoghi che “possono promuovere l’accoglienza e l’integrazione senza ledere quell’immagine e quel brand che ne ha determinato la fortuna”.
Bellumori dice che 50 profughi per il suo paese di 4mila persone sono troppe, considerando che a Grosseto con “100 mila abitanti hanno dato 160 migranti”. E poi, come ha detto invece il principe Nicola Caracciolo: “I residenti, quelli che restano d’inverno, sono pochi, per lo più anziani e un centro di raccolta di profughi genererebbe soltanto insicurezza“.
Pare di sentire parlare la becerodestra.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2016 Riccardo Fucile
“LA SUA FRASE IN DIFESA DEGLI STIPENDI DEI DEPUTATI CHI HA INDIGNATO”
Pubblichiamo la lettera del lettore Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico di Firenze, ad Arcangelo Sannicandro, il deputato di Sinistra Italiana che intervenendo alla Camera dei Deputati si era scagliato contro la proposta di ridurre l’indennità di carica dei parlamentari.
“Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici”, aveva detto a Montecitorio. E intervistato dal Fatto Quotidiano aveva confermato: “Non guadagniamo: siamo rimborsati”.
Egregio On. Sannicandro, chi le scrive è un operaio metalmeccanico e rappresentante sindacale (sono iscritto alla Fiom Cgil dall’Aprile 2001).
Lavoro in fabbrica da quando avevo 20 anni, adesso ne ho 42. Dopo aver ascoltato la frase del suo intervento alla Camera “Non siamo lavoratori subordinati dell’ultima categoria dei metalmeccanici”, mi sono sentito in dovere di risponderle
Lei pensa di non aver offeso nessuno con la sua frase, ma le posso assicurare invece, che mi ha indignato e sconcertato molto, e come me ha indignato tantissimi lavoratori metalmeccanici (e non solo loro).
Il paragone che ha fatto lo trovo completamente fuoriluogo, visto e considerato che la paga media di un lavoratore metalmeccanico e lontana anni luce dallo paga di un deputato.
Molto spesso lo stipendio medio di un metalmeccanico non arriva neanche a 1.000 euro netti, quando va bene (per i lavoratori con un anzianità contributiva maggiore) sfiora i 1400-1500 euro netti al mese.
Sul sito della Camera dei Deputati, è spiegato molto bene quanto è la paga di un deputato, che se ci sommiamo indennità parlamentare, diaria, rimborso delle spese (comprese anche le spese telefoniche), si arriva a circa 12 mila euro al mese.
Senza contare il rimborso delle spese di trasporto e viaggio, se no si va anche oltre.
Mi pare che tra lo stipendio medio di un metalmeccanico e quello di un deputato ci sia una bella differenza, anzi c’è una lontananza anni luce tra il vostro e il nostro stipendio, ecco perchè sono profondamente indignato per le sue parole.
Inoltre, non solo lei non si è scusato con i lavoratori metalmeccanici, ma è arrivato a dire che ” chi mi attacca fa demagogia”.
Inoltre, in un’intervista al Fatto Quotidiano uscita il 13 Agosto, alla domanda del giornalista “Non chiede scusa ai metalmeccanici?”, Lei ha risposto: “Mica li ho offesi”. Infatti, “mica ci ha offeso, ci ha fatto solo un complimento”.
Ma per favore On. Sannicandro, ma si rende conto della gravità della sua frase?
Quando si fanno queste gaffe, bisognerebbe quanto meno chiedere scusa, ma lei purtroppo non l’ha mai fatto, anzi ha perfino provato a dare delle spiegazioni sul perchè di quella frase, che sinceramente non mi ha convinto per nulla.
Una gaffe del genere non me la sarei mai aspettata da un partito come Sinistra Italiana, che Voglio ricordarle lei rappresenta!
E poi vi chiedete ancora, come mai molti operai non Vi votano più!
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Agosto 14th, 2016 Riccardo Fucile
LA SOLIDARIETA’ NON HA CONFINI E PARTE LA STAFFETTA
Una staffetta della solidarietà tra Italia e Svizzera. 
Perchè, mentre i governi chiudono le frontiere, sono i volontari a occuparsi delle emergenze.
A Como, nei giardinetti davanti alla stazione, ci sono ogni giorno alcune centinaia di migranti in attesa di riuscire a prendere un treno che li porti oltre confine.
Un’attesa spesso vana, visto che le frontiere sono chiuse, per loro. Ma c’è una associazione di volontariato Svizzera, Firdaus, che ogni giorno fa il viaggio in senso contrario per aiutarli.
Ogni giorno, alle 11.30, i volontari svizzeri arrivano da Chiasso a Como con i loro pentoloni di riso o pasta per il pranzo dei profughi: per la maggior parte giovani uomini, ma ci sono anche donne e bambini.
A loro distribuiscono il cibo in piatti di plastica, mentre una fontanella nei giardini serve per bere.
A sera, invece, arrivano gli italiani: è la Caritas locale, infatti, a distribuire la cena per chi è ancora lì, da giorni, aspettando l’occasione per partire.
Una staffetta spontanea, raccontata da una volontaria della Stazione Centrale di Milano, Serafina Valente: “Abbiamo portato dodici cassette di frutta comprate grazie alle donazioni dei milanesi”.
Anche questa è una staffetta della solidarietà , dall’ormai rodato hub milanese di via Sammartini a Como. Dove “la solidarietà dei comaschi non manca, manca ancora un intervento coordinato per evitare che centinaia di persone restino fuori dalla stazione appesi a una speranza spesso vana”.
(da “La Repubblica”)
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Agosto 14th, 2016 Riccardo Fucile
L’ECONOMISTA AMARTYA SEN SCRIVE AL “CORRIERE” PER RINGRAZIARE
Un malore, il ricovero al Policlinico Gemelli di Roma, un intervento chirurgico d’emergenza. Un’operazione di routine che spinge l’economista premio Nobel Amartya Sen a elogiare il servizio sanitario nazionale in una lettera pubblicata sul Corriere della Sera
Sen si trovava nella Capitale con la moglie che improvvisamente si è sentita poco bene.
“Ricoverata al Gemelli di Roma, ha ricevuto immediatamente le cure professionali del caso e poichè i medici hanno deciso di sottoporla a intervento chirurgico di emergenza, questo è stato eseguito nel corso della notte (alle 4 del mattino, il chirurgo in persona mi ha rassicurato che il complesso intervento era andato a buon fine). Le cure e l’assistenza ricevute da mia moglie al Pronto Soccorso e in reparto presso l’ospedale Agostino Gemelli sono state eccellenti.
L’economista è rimasta così impressionato dalla qualità e dall’efficienza del nosocomio – di proprietà vaticana ma convenzionato con il pubblico – da paragonarlo alle migliori cliniche private di Boston dove risiede.
“L’intervento è stato eseguito dal dottor Armando Antinori, un chirurgo di grandissime capacità , che era di turno quella notte. Non esagero nell’affermare che un professionista medico del suo calibro non si sarebbe certamente trovato ad eseguire un intervento di emergenza di notte in un grande ospedale privato in nessuna parte del mondo.”
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 14th, 2016 Riccardo Fucile
“ROMA E’ SEMPRE LADRONA”: UN RITORNO ALL’ANTICA PER I REDUCI ANTI-SALVINI
Censurato sui manifesti
Salvini, certo. Poi Caparini, Martinazzoli, Consiglio, Lena, Rolfi, Bordonali, Fanetti, Grimoldi e Galli. Forse manca un nome sul manifesto che presenta la kermesse leghista.
Proviamo a indovinare: Bossi?
Il Gran Ritorno, alla fine, ha un sapore un po’ malinconico, da guerriero indomito ma stanco.
Rieccolo, Umberto Bossi a Ponte di Legno: non succedeva dal 2011. Sono stati cinque anni terribili, in cui è cambiato il mondo e figuriamoci la Lega, anni di scandali familiari e politici, durante i quali «a Ponte» il Bossi non si era più visto.
Addio monti, addio lunghi soggiorni per ricaricare batterie personali e strategie politiche, con l’albergo della Mirella assediato dai giornalisti come una sede di partito rustica ma «pesante» e talvolta perfino pensante.
Stavolta il Senatùr non ci ha nemmeno dormito. È arrivato, ha avuto un lungo e, giurano in casa leghista, «sereno» colloquio con Matteo Salvini, già in paese perchè ci comizierà domani, si è fatto intervistare dall’ex direttore di Telepadania, Max Ferrari, e se n’è tornato a casa.
Sta bene, però, insolitamente elegante, in completo grigio, buona forma e molta voglia di dire la sua. Che di recente non sempre, anzi diciamo pure quasi mai, coincide con quella di Matteo Salvini. Da qui una certa freddezza preventiva leghista.
Oscurato sui manifesti
La tradizionale festa di Ponte di Legno è annunciata da manifesti con il faccione di Salvini e i nomi di tutti i leader che partecipano, anche minori e minimi: quello di Bossi non c’è.
E infatti ad aspettarlo nel megalomane palasport locale non sono in tanti: duecento, duecentocinquanta persone a voler essere ottimisti. Tutti in fila per assaggiare i «gnoc da la cà¼a», specialità locale (sei euro e 50, e come qualità tanti saluti alle feste dell’Unità ) e poi per il liscio. In maggioranza, sembrano leghisti della prima ora, per i quali Roma è ancora ladrona, madame Le Pen una fascista, l’indipendenza della Padania un obiettivo.
Prima di salire sul palco fra gli strumenti degli Outsiders (non è Parisi, è proprio la band che si chiama così) e sotto uno striscione «Mai molà¡ – Tegn dà¼r» che fa molto Lega antica, Bossi parla con i giornalisti.
E si capisce subito che prima ha visto Salvini e non vuole polemizzare, pur non rinunciando a mettere i puntini sulle «i». In comune, almeno, c’è il nemico, l’altro Matteo, quello di Palazzo Chigi.
«Al referendum sulla riforma costituzionale – dice Bossi – bisogna votare no, perchè neppure Mussolini aveva osato tanto. Se vince il sì, per il Paese è finita».
E se vince il no, Renzi se ne deve andare? «Sì. Ma deve farlo per l’economia, perchè da fanfarone era venuto in Parlamento a dirci che l’avrebbe rilanciata. Con tre milioni di disoccupati e tre di lavoratori in nero, il suo bilancio è disastroso».
Mano tesa agli (ex) alleati
Su Parisi, che a Salvini non piace, Bossi è possibilista. «La sua convention del centrodestra? Se mi invita, ci vado. Però è chiaro che il suo compito è quello di sistemare un po’ Forza Italia». Però si è già autocandidato a premier, esattamente come Salvini… «Prima si fanno i programmi e poi si sceglie il candidato».
Ma la Lega nel nuovo centrodestra ci sarà ? «Per forza! Dove vuole che vadano, senza Lega…».
Le idee del Senatùr non cambiano nè sulla Bossi-Fini («faceva un ragionamento serio, entra solo chi ha un lavoro, perchè senza lavoro non c’è integrazione») nè sulla secessione: «Roma toglie al Nord 100 miliardi di euro all’anno. In nessuna parte del mondo succede qualcosa del genere».
Fuori linea anche su #sgonfialaboldrini e relative polemiche: è stata «una caduta di stile». E qui la battuta è molto bossiana: «Il Papa e le donne vanno trattati bene».
La “pax” con il segretario
Nell’intervista, Ferrari è attentissimo a evitare temi passibili di politica interna al partito. E’ tutto un riconoscere al «presidente» la sua preveggenza su immigrazione, Turchia, guerre nei Balcani. Rimembranze, insomma.
Il tono è quello dei ricordi, quasi da storico, un’attualità a misura di archivio. Bossi parla della battaglia di Pavia quasi più di quella del referendum, cita Marco d’Aviano e la Regina Elisabetta (l’attuale, occorre precisare) più di Parisi o Salvini.
Digressioni sulla geopolitica, perfino: «Tutto sommato, spero che vinca la Clinton», dice il Senatùr, e questa è forse l’unica notizia.
Diciamolo: Bossi sembra un «revenant», come Vittorio Emanuele III chiamava i vecchi politici liberali riemersi dalle catacombe dopo vent’anni di fascismo.
In platea, qualcuno torna alle salamelle, gli altri applaudono stancamente, per simpatia, per affetto, per riconoscenza.
O forse in memoria delle proprie illusioni perdute.
Alberto Mattioli
(da “La Stampa”)
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