Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA RABBIA DEI VILLEGGIANTI… POLEMICHE SUI SOCIAL PER LA MANCANZA DI UN PIANO DI EVACUAZIONE
Evacuati a pagamento. Repubblica riporta le proteste di alcuni cittadini infuriati: hanno dovuto
pagare il biglietto delle navi per lasciare l’isola dopo il terremoto. Già nella notte c’erano state code e attese nel tentativo di tornare sulle coste campane da parte di residenti e villeggianti.
“Vergogna ad Ischia. Stanotte la gente, a migliaia, nel panico più totale, è stata costretta a pagare prima il biglietto e poi ci si poteva imbarcare dopo ore e ore di attesa” scrive ad esempio sui social il produttore cinematografico Gaetano Di Vaio.
“Molte persone hanno fatto a botte per accaparrarsi un biglietto – aggiunge il regista – quello che andava fatto era invadere le navi e buttare a mare chiunque si permetteva di chiedere il titolo di viaggio. E’ uno schifo, spero ci siano avvocati pronti a intervenire per fare causa alle compagnie di navigazione, al Comune di Ischia, allo Stato italiano. In una situazione di altissimo stato di emergenza, questa cosa è imperdonabile”.
“Questo è un piano di evacuazione…fare la fila per due ore e pagare il biglietto…senza parole!” scrive invece Mariano Bonky, mentre pubblica la foto del biglietto da 18 euro da Ischia a Pozzuoli.
(da “Huffingtonpost“)
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Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
IL COMMOVENTE RACCONTO DEI SOCCORRITORI, TUTTI IN SALVO I BAMBINI
Anche Ciro, 11 anni, è stato finalmente estratto dalle macerie.
Un lungo applauso dei vicini di casa ha incoraggiato i vigili del fuoco che lo hanno tirato fuori dopo 16 ore di lavoro ininterrotto sulla palazzina crollata nella serata di ieri a Casamicciola (Napoli) per un terremoto di magnitudo 4.0.
“È stato Ciro a salvare il fratellino di 7 anni Mattias. Dopo la scossa lo ha preso e lo ha spinto con lui sotto al letto, un gesto che sicuramente ha salvato la vita a entrambi. Poi con un manico di scopa ha battuto contro le macerie e si è fatto sentire dai soccorritori”.
È commosso il comandante della Tenenza di Ischia della Gdf, Andrea Gentile, nel riferire il racconto di uno dei soccorritori dei vigili del fuoco entrato in azione per salvare i bimbi dalle macerie.
Nella notte era stato estratto vivo dalle macerie Pasquale, di 7 mesi, il più piccolo dei tre fratelli. Stanno bene anche il papà e la mamma, che aspetta un altro bambino.
Il bilancio provvisorio della scossa è di due donne morte e 39 feriti.
La prima vittima è un’anziana, Lina Cutaneo, colpita da calcinacci durante il crollo della chiesa Santa Maria del Suffragio a Casamicciola.
La seconda vittima è una donna non ancora identificata: non è chiaro se sia rimasta travolta da un crollo o colta da malore.
Il bilancio dei feriti è stato confermato al Giornale Radio Rai dal direttore dell’Ospedale Rizzoli di Lacco Ameno. Sono almeno un trentina gli edifici crollati, ma potrebbero essere molti di più, mentre con le prime luci del giorno sta progressivamente emergendo la reale entità dei danni.
Sono circa 2.600 gli sfollati, in base a una prima quantificazione dei sindaci dell’isola. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, che si trova sul posto. Per gli sfollati l’ipotesi tendopoli è remota: “Speriamo proprio di no – scandisce Borrelli – ci sono diverse strutture ricettive sull’isola, speriamo possano essere utilizzate”.
La Cancelliera tedesca Angela Merkel, che ha trascorso più volte periodi di vacanza a Ischia, ha espresso, a quanto si apprende, in un messaggio al governo italiano “la più profonda vicinanza” ai cittadini colpiti dal sisma e “ai soccorritori che stanno facendo il loro meglio per aiutare”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
NEL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI, SENZA CHE LE PRESUNTE MASCELLE VOLITIVE DEL VIMINALE MUOVANO UN DITO, IN ITALIA E’ PERMESSO TUTTO: ANCHE L’ISTIGAZIONE QUOTIDANA ALL’ODIO
La clamorosa intelligenza degli italiani “identitari” nell’uso dei social network si vede nel
momento delle emergenze: proprio per questo già ieri sera, mentre circolava la notizia del terremoto a Ischia, un discreto numero di pendagli da forca ha cominciato a esultare per il sisma e ad augurarsi in seconda battuta il risveglio del Vesuvio. Tra questi c’è ad esempio l’account twitter @duraveritas1, che ieri ha avuto la brillante idea di uscirsene così: “buon terremoto a Ischia, attendiamo con ansia che si risvegli il Vesuvio”
Ovviamente il tweet non ha mancato di scatenare una (giusta e spiegabilissima) reazione, che l’account ha deciso di fronteggiare facendo un altro tweet in cui virgolettava la frase precedente e sostenendo che questo fosse il pensiero del 90% degli italiani (forse di quelli che frequenta lui).
Chissà perchè, però, cercando su Twitter, si trovano reaction anche a un altro tweet dello stesso autore in cui diceva più o meno le stesse cose.
Il quale alla fine ha deciso di cancellare (o sospendere) il suo account, dimostrando che il coraggio uno non se lo può certo dare.
Ma siccome quelli come lui vanno sempre in coppia, tra i simpaticoni che inneggiano al Vesuvio c’è anche quella numerosa fetta di frequentatori di social network che ha studiato humour nero all’Università della Strada: “Speravamo nel Vesuvio, ma il terremoto va bene lo stesso”
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
“CROLLI, EVACUAZIONI E VITTIME A CAUSA DELLE COSTRUZIONI ABUSIVE”
L’Italia continua a risvegliarsi tra le macerie, scoprendosi ogni volta sorpresa del suo essere in cronica emergenza per il rischio sismico.
Ma sapere che in un Paese membro del G8 si possa morire per una scossa di magnitudo 4, quindi di moderata entità al di là della necessaria contestualizzazione del caso Ischia, è tema che apre inevitabilmente un nuovo fronte nel dibattito e nelle polemiche.
Sulla sicurezza, sulla consapevolezza dei cittadini, sulle responsabilità della politica, dalle autorità locali a quelle nazionali, rispetto a una condizione di precarietà esistenziale inaccettabile. Che imporrebbe una riflessione, finalmente seria, su come fare davvero prevenzione. Parola, prevenzione, evocata e ripetuta come un mantra nei “day after” dell’Italia dei terremoti, spesso guardando dritto in camera, per poi scivolare sempre più giù nell’agenda del da farsi.
Ad aprire il fronte è Enzo Boschi, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che di fronte alle prime immagini della distruzione di Ischia, su Twitter esprime le sue perplessità rispetto a una prima stima della magnitudo – ancor più bassa, 3,6, – poco credibile.
“Pur senza accesso ai dati, penso sia una sottovalutazione”.
L’attuale presidente dell’Ingv, Carlo Doglioni, chiarisce successivamente come il primo comunicato diffuso dall’istituto, che indicava una magnitudo 3.6 e a 10 km di profondità , fosse stato stilato in base a informazioni redatte in automatico dal sistema informatico.
Quel sistema, spiega Doglioni, spesso indica una profondità di 10 km, ma dalle analisi successive si è accertato che il sisma era avvenuto a soli 5 chilometri di profondità , per una magnitudo innalzata a livello 4.
Può bastare, simile correzione, a considerare normali gli effetti del terremoto sull’isola? La risposta, secondo un altro tecnico, il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi Francesco Peduto, è una sola: no.
“A un anno dal sisma dell’Italia centrale – afferma Peduto – riviviamo di nuovo il dramma del terremoto, che stavolta ha colpito l’isola d’Ischia. Lascia perplesso come un terremoto di tale magnitudo possa provocare danni e vittime nel nostro Paese, è francamente allucinante che si continui a morire per terremoti di questa entità . Il nostro Paese si conferma estremamente vulnerabile. Ora sarebbe facile parlare dei ritardi della ricostruzione in Italia centrale, della necessità di accelerare interventi e azioni, ma quello che lascia più interdetti è la mancanza di atti concreti per la prevenzione”.
Eccola ritornare, dunque, la parola chiave. E qui il presidente del Consiglio nazionale dei Geologi chiama in causa senza troppi giri il governo e il post-Amatrice, da Renzi a Gentiloni.
“Si è parlato di tante cose – ricorda Pedulo -, dall’informativa alle popolazioni alle lezioni nelle scuole, dal fascicolo del fabbricato alle assicurazioni sui fabbricati, dal rifinanziamento della carta geologica a quello per la microzonazione sismica fino alla necessità di abbattere le case abusive, come ribadito ieri anche dal ministro Delrio. Tante chiacchiere, ma un anno dopo (dal terremoto in Italia centrale, ndr) non è stato fatto quasi nulla”.
“Il governo e il Parlamento – è l’invito conclusivo di Peduto – si assumano la responsabilità di decidere in proposito senza farsi distogliere da interessi e lobby varie, come a proposito del fascicolo del fabbricato: ma veramente qualcuno crede ancora alla favola dei tecnici che si arricchirebbero con il fascicolo del fabbricato? Far conoscere lo stato di sicurezza delle case dove un cittadino abita o lavora è un fatto di etica innanzitutto, un principio morale prima ancora che una misura di salvaguardia e di prevenzione civile. Le misure per la prevenzione non possono non essere al centro dell’agenda del prossimo governo”.
Conoscere lo stato di sicurezza delle case. A Ischia, ad esempio.
Dove, secondo Egidio Grasso, presidente dell’Ordine dei Geologi della Campania, le cause di crolli, evacuazioni e vittime “potrebbero essere ricercate nei fenomeni di amplificazione sismica locale o attribuite alle costruzioni fatiscenti, abusive e realizzate senza alcuna verifica sismica”.
Perchè, ribadisce Grasso, non è normale tanta distruzione per un terremoto di magnitudo 4: “Giusto per far capire, l’energia liberata da un terremoto di magnitudo 6, paragonabile a quelli registrati di recente in Italia centrale, è circa 1000 volte più forte di quella liberata dal terremoto registrato a Ischia”.
Anche l’ingegner Sandro Simoncini, docente a contratto di Urbanistica e Legislazione Ambientale presso l’università Sapienza di Roma e presidente di Sogeea SpA, pur considerando le peculiarità geologiche di un territorio dal sottosuolo “particolarmente fragile”, punta il dito contro un abusivismo colpevolmente tollerato, denunciato con durezza anche da Legambiente.
“In Italia si muore per un terremoto che in altre parti del mondo non desterebbe la minima preoccupazione. Ischia nel corso dei decenni è stata sottoposta a una sistematica speculazione edilizia: si è costruito anche là dove leggi e buon senso non lo avrebbero permesso e, in molti casi, lo si è fatto di fretta, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e senza prevedere alcun accorgimento antisismico”.
Per dare un’idea della portata del fenomeno sull’isola, all’ingegnere basta tirare fuori un solo dato: “Solo per il Comune di Ischia sono state presentate 7.235 domande di condono in 30 anni, 4.408 delle quali risultavano ancora da evadere ad aprile dello scorso anno”.
Numeri che raccontano di un patto sottotraccia, una contiguità malata tra interesse pubblico e privato. “Non si vuole combattere seriamente certi fenomeni – sottolinea infatti Simoncini -.
Lo testimoniano anche la recente legge varata proprio dalla regione Campania, il disegno di legge Falanga o la clamorosa defenestrazione del sindaco di Licata da parte del Consiglio comunale. Va necessariamente rovesciata la logica perversa che subordina l’agire politico e amministrativo alla ricerca di consenso. Allo stesso tempo, c’è bisogno di un salto di qualità culturale da parte dei cittadini: la legalità e il rispetto delle regole vanno visti come valori da cui non si può prescindere”.
I sei sindaci dei comuni dell’isola di Ischia non ci stanno. E, in una nota congiunta, “deplorano le notizie false relative a presunti danni e crolli in tutta l’isola e alle inesistenti connessioni tra l’evento sismico e i fenomeni legati all’abusivismo edilizio”. Perchè, ribattono gli amministratori locali, i crolli “hanno interessato per lo più strutture antiche, tra le quali finanche una chiesa già distrutta dal terremoto del 1883 e poi riedificata”.
Ma le responsabilità dell’abusivismo nel rendere devastante a Ischia un terremoto che non lo era, sono rilanciate da Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, che considera inaccettabili “atteggiamenti tolleranti e ambigui” nei confronti del fenomeno.
Quella di Realacci è anche una voce in risposta al richiamo dei geologi alle istanze politiche nazionali, governo e Parlamento, a fare sul serio.
Il presidente della Commissione ricorda una misura adottata con l’ultima legge di bilancio, che, accompagnata da un’attenta comunicazione, potrebbe sostenere anche quel “salto di qualità culturale” evocato dall’ingegner Simoncini. “Il Sismabonus, che garantisce fino all’85% di rimborso entro 5 anni per le spese sostenute dai privati per le proprie abitazioni. E’ effettivamente entrato in vigore da poco – ammette Realacci – il suo utilizzo va monitorato e l’estensione ed efficacia potenziata nella prossima legge di bilancio. Ma è un passaggio necessario per evitare lutti e favorire anche con risorse private un’edilizia legata alla sicurezza e alla qualità “.
La cultura della prevenzione, dunque, passa innanzitutto dal sostegno pubblico all’iniziativa privata.
Per il governo, lo chiarisce Graziano Delrio. “Il patrimonio italiano è fragile – sentenzia il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture su Radiouno Rai -, fragilità che dipende sì dall’abusivismo ma anche dalle sue peculiarità . Bisogna essere in grado di mettere in sicurezza sismica il nostro Paese perchè spendiamo più di 3 miliardi all’anno per riparare i danni del terremoto, quindi vale la pena investire in prevenzione. Abbiamo 10 milioni di abitazioni che nelle zone sismiche 1 e 2, abitazioni che hanno davvero bisogno di essere messe in sicurezza e in fretta. Lo Stato ha messo a disposizione risorse per questi incentivi fiscali e io spero che cresca al più presto la cultura della prevenzione, noi ci puntiamo molto”.
(da Agenzie)
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Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
NELLA NOTTE ESTRATTO VIVO BIMBO DI 7 MESI
Mattia, il fratellino più grande, è stato estratto dalla macerie di Casamicciola. Lo rendono noto i
vigili del fuoco.
Sotto le macerie resta ancora Ciro, 4 anni, coinvolto insieme alla sua famiglia nel crollo di una palazzina in località La Rita, comune di Casamicciola, dopo la scossa di terremoto che ieri sera ha colpito Ischia. A quanto si apprende, i vigili sono sempre più vicini a Ciro, che è cosciente e sta bene.
Nella notte era stato estratto vivo dalle macerie Pasquale, di 7 mesi, il più piccolo dei tre fratelli. Stanno bene anche il papà e la mamma, che aspetta un altro bambino.
Il bilancio provvisorio della scossa è di due donne morte e 39 feriti.
La prima vittima è un’anziana, Lina Cutaneo, colpita da calcinacci durante il crollo della chiesa Santa Maria del Suffragio a Casamicciola.
La seconda vittima è una donna non ancora identificata: non è chiaro se sia rimasta travolta da un crollo o colta da malore.
Il bilancio dei feriti è stato confermato al Giornale Radio Rai dal direttore dell’Ospedale Rizzoli di Lacco Ameno. Sono almeno un trentina gli edifici crollati, ma potrebbero essere molti di più, mentre con le prime luci del giorno sta progressivamente emergendo la reale entità dei danni.
Sono circa 2.600 gli sfollati, in base a una prima quantificazione dei sindaci dell’isola. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Angelo Borrelli, che si trova sul posto. Per gli sfollati l’ipotesi tendopoli è remota: “Speriamo proprio di no – scandisce Borrelli – ci sono diverse strutture ricettive sull’isola, speriamo possano essere utilizzate”.
(da agenzie)
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Agosto 22nd, 2017 Riccardo Fucile
ALMENO 35 FERITI, 2.600 SFOLLATI
Due vittime, 25 ferite, 2.600 sfollati e centinaia di persone in fila agli scali portuali per lasciare l’isola d’Ischia dopo la scossa di terremoto di magnitudo 4 che alle 20,57 del 21 agosto ha colpito le acque a largo dell’isola di Ischia.
L’epicentro e l’ipocentro restano identici: a un km da Punta Imperatore, sul lato occidentale dell’isola, il primo e ad una profondità di soli dieci km, elemento, che come in tutti i terremoti, aumenta le ripercussioni: più è vicino alla superficie l’ipocentro (il punto nella crosta terrestre in cui avviene materialmente la frattura) maggiori sono gli effetti in superficie a parità di potenza.
Circa 2.600 gli sfollati, 2.000 a Casamicciola, 600 a Lacco Ameno, mentre 1.051 persone hanno lasciato l’isola.
Questo un primo bilancio del post terremoto che ha colpito ischia nella serata di ieri, fatto dal capo del dipartimento della protezione Angelo Borrelli, giunto sull’isola in mattinata.
“Abbiamo fatto partire più di mille persone che volevano andare via – ha spiegato Borrelli – oggi abbiamo organizzato una struttutra di assistenza alla popolazione. Ci sarà una struttura che ne coordinerà due a livello comunale che saranno quella su Casamicciola e quella su Lacco Ameno. Nel pomeriggio squadre di tecnici andranno a fare verifiche specifiche sugli alberghi per vedere il livello di stabilità , per ospitare la popolazione appunto negli alberghi da questa sera”.
Tornando ai numeri degli sfollati, Borrelli ha spiegato che ufficialmente risulta una vittima accertata, mentre un’altra persona, presumibilmente una donna, è ancora sotto le macerie, “è stata individuata ma non recuperata”. I feriti, invece, “sono 25”.
A proposito dei bambini che sono ancora sotto le macerie, “rispondono, sono vigili e dicono di avere dolore- fanno sapere ancora dalla Protezione civile- hanno molta sofferenza, sono a vista, li stanno alimentando. Più passano le ore e più la situazione può diventare delicata, speriamo con tempo e pazienza di portarli via”.
Al lavoro, fanno sapere, ci sono tutte le squadre Usar, quelle della ricerca sotto maceria, arrivate da Lazio e Toscana.
Nelle prossime ore “saremo qui per organizzare la macchina dell’assistenza alla popolazione- continua Borrelli – poi con la regione organizzeremo strutture operative per gestire l’emergenza. Tendopoli? speriamo di poter usare strutture recettive”.
La macchina dell’assistenza alla popolazione è già partita, l’obiettivo è di evitare tendopoli e utilizzare le strutture ricettive dell’isola.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile
IL REGISTA MICHELE CINQUE HA REALIZZATO UN DOCUMENTARIO A BORDO DELLA NAVE DELLA ONG TEDESCA: “COLPITI PERCHE’ NON STRUTTURATI”… L’ACCUSA RIDICOLA DI NON AVER DISTRUTTO DUE GOMMONI, MANDATECI SALVINI A RECUPERARLI DAGLI SCAFISTI
“Sono molto abbattuti, ma allo stesso tempo, cercano un un modo per continuare il proprio
attivismo. Qualcuno di loro tornerà a studiare, ma altri sono pronti a prendere il loro posto”.
A parlare con Huffpost è Michele Cinque, regista di 33 anni romano che nell’ultimo anno ha documentato, per un totale di oltre 500 ore di girato, l’operato dell’imbarcazione Iuventa e del suo equipaggio.
Il risultato sarà un film (“Proveremo a presentarlo alla prossima Berlinale”) il cui finale è ancora aperto.
Non a caso Michele Cinque è a Berlino dove lo incontriamo poco dopo essersi recato presso la sede della Jugend Rettet, un ufficio in zona Mitte “di cui è meglio non rivelare l’indirizzo, hanno ricevuto tante minacce. Hanno accusato il colpo iniziale, non erano preparati. Sono la Ong più fragile ad operare in quelle acque, è stata attaccata lei invece di altre proprio perchè si sapeva che non sarebbe stata in grado di reagire in tempi rapidi. Sono un gruppo di ragazzi idealisti che inizialmente neanche pensava che la loro attività nel Mediterraneo sarebbe durata così a lungo. Avevano iniziato a causa della fine dell’operazione Mare nostrum, volevano dare l’esempio, con la speranza che l’Unione europea li seguisse e si facesse carico della questione. Non erano strutturati, chiunque abbia fatto parte dell’equipaggio ha seguito un addestramento che però è rapido e non ha una risposta per ognuna delle migliaia di situazioni diverse con cui si avrà a che fare. Ciò che conta è che questi ragazzi abbiano salvato in un anno di operazioni 14000 persone”.
La procura di Trapani contesta alla Iuventa solo di non aver distrutto in almeno un paio di circostanze le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti tratti in salvo, ma di aver permesso ai trafficanti di riprenderle. (Loro, disarmati, avrebbero dovuto insistere per trattanerle e prendersi una raffica di mitra, tanto per capirci).
“Ciò che non è ancora chiaro ai mass media è che in quelle acque, oltre alle ONG, le guardie costiere e i barconi con i migranti c’è un altro soggetto con cui fare i conti: i cosiddetti Engine-Fisher. Si tratta di imbarcazioni che scortano i gommoni fino a quando non vengono recuperati dalle Ong di turno per poi rubarne o il motore o addirittura tutto lo scafo. Del resto non ci sono più gli scafisti, a guidare sono normalmente gli stessi migranti a cui è stato offerto un biglietto scontato. Fino all’estate del 2016 gli Enigine-Fisher rimanevano a parecchia distanza e si avvicinavano solo a trasbordo finito, ma l’operato delle ONG li ha resi più aggressivi. A volte rubano il motore del barcone ancora prima che quest’ultimo sia recuperato da qualcuno, lasciandolo andare in mare aperto senza alcuna guida, altre volte si avvicinano durante l’operazione del trasbordo minacciando in vari modi gli stessi equipaggi delle ONG. Spesso sono armati, a volte fanno solo finta di esserlo. A quel punto cosa fai? La tua priorità è salvare vite e, logicamente, non mettere neanche la tua o quella degli altri operatori a repentaglio. E questo per non parlare della Guardia costiera libica che non si comporta, spesso, come dovrebbe. Lei si che, come mostrerà un servizio della Rai il prossimo tre settembre, conosce, e non solo, i trafficanti di migranti”.
È mai stato testimone di un errore comportamentale?
“No, non durante le riprese della loro prima missione, quando a luglio 2016 dopo mesi di corteggiamento mi accettarono a bordo solo 15 minuti prima di salpare da Malta, nè nelle centinaia di ore girate dagli altri miei operatori successivamente sia sulla Iuventa che su altre imbarcazioni di Ong. Solo il primo giorno di missione hanno salvato 455 persone, se si parla delle prime due settimane allora il numero sale a oltre 2mila, a cui purtroppo vanno aggiunte due ragazze morte durante le operazioni di recupero. Non è facile avere a che fare con la morte, ancora di più se hai vent’anni e poco più”.
Cosa rimane di questa avventura della Iuventa?
“L’aver fatto qualcosa di importante e di giusto. Forse è la fine di un’epoca per le Ong, forse no. Certo è che finchè l’Europa farà finta di non vedere, qualcuno con il senso del giusto proverà a dare il proprio contributo anche al costo sacrificare i propri sogni”.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile
I SOLITI INFAMI NON DICONO CHE DA OLTRE UN ANNO NON CI SONO PIU’ PERCHE’ LA POLIZIA AVEVA INTERDETTO L’AREA AGLI AMBULANTI… MA PUR DI AVALLARE CHE I MUSULMANI SONO TUTTI TERRORISTI, POSTANO LA FOTO DI DUE ANNI FA
I messaggi sono sempre uguali, cambia solo la data e il luogo. 
In genere c’è un buon samaritano che aiuta una persona di origine straniera la quale per sdebitarsi lo avvisa di tenersi a debita distanza dalla metropolitana, dal centro commerciale o da un altro luogo molto frequentato perchè il tal giorno ci sarà un attentato terroristico.
Ovviamente si tratta di bufale che fanno leva sui pregiudizi di chi ritiene che tutti gli stranieri siano potenziali terroristi e che esista un network che avvisa i cittadini immigrati degli attentati per evitare che vengano coinvolti
Come mai i venditori ambulanti non erano sulla Rambla il 17 agosto?
Non fa eccezione la storia secondo la quale i manteros, ovvero i venditori ambulanti di Barcellona, sapessero che il 17 agosto sulla Rambla ci sarebbe stato un attentato. E così invece che affollare la Rambla con la propria merce se ne sarebbero stati a casa, al sicuro. In modo da consentire ai terroristi di trucidare solo i cittadini di Barcellona e i turisti.
Come mai il giorno dell’attentato non c’erano “vu cumprà ” sulla Rambla? «Erano in sciopero o sapevano qualcosa?».
La tesi del messaggio è che i venditori ambulanti in realtà sapessero e fossero stati informati che qualcosa stava per succedere e quindi hanno deciso di non andare a lavoro, per evitare di essere investiti dal furgone del terrorista.
Quindi, è la conclusione, qualcuno li ha avvertiti. E dal momento che i manteros sono per la maggior parte di origine straniera questo significa che tutti gli immigrati stanno cospirando contro i popoli europei, per ucciderci tutti.
La spiegazione è semplice e la fornisce lo spagnolo El Diario che spiega che sulla Rambla i venditori ambulanti non c’erano perchè da qualche tempo la polizia ha intensificato i controlli contro gli abusivi mettendo in atto quella che secondo alcuni è una vera e propria repressione nei confronti degli ambulanti.
Insomma, i cosiddetti “vu cumprà ” non erano sulla Rambla perchè — per motivi di ordine pubblico e di decoro cittadini — dall’estate 2016 sono stati fatti allontanare dalla zona.
A dimostrarlo ci sono le ordinanze dell’amministrazione comunale e numerosi articoli che parlano dei manteros e di uno “stato d’assedio” della polizia in alcune zone di Barcellona maggiormente soggette alle attività di vendita ambulante.
Cose che i taroccatori razzisti sapevano peraltro molto bene.
(da agenzie)
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Agosto 21st, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO GONGOLA: SOLO TRA GIUGNO E LUGLIO I FORZISTI HANNO GUADAGNATO 300.000 EURO
I conti di Forza Italia sorridono, quelli di chi ha abbandonato Silvio Berlusconi un po’ meno.
Come a dire che la lontananza dall’ex Cavaliere ha tutt’ora conseguenze importanti, anche economiche. In Parlamento di sicuro.
Per quel che riguarda Forza Italia, con l’appressarsi delle elezioni, il noto effetto-calamita del Caro Leader ha prodotto cospicui ritorni a casa, con giovamento della cassa azzurra. Poichè infatti ogni deputato vale 49 mila euro annui di contributi da parte di Montecitorio, l’adesione a Fi di sette transfughi solo tra giugno e luglio significa all’incirca un guadagno di 300 mila euro fino a fine legislatura per il gruppo guidato da Renato Brunetta, che adesso in totale vale quasi tre milioni di euro (2 milioni e 793 mila secondo un preciso calcolo realizzato dall’agenzia Adnkronos).
Va ancora meglio a Palazzo Madama: ogni senatore vale 59 mila euro di contributi annui in favore del gruppo d’appartenenza, dunque l’innesto di sei eletti negli ultimi dodici mesi porta un incremento di 350 mila euro al gruppo forzista, per un totale di 2,5 milioni di euro.
Più o meno le stesse cifre vanno invece sottratte ai gruppi di Area Popolare – Nuovo Centrodestra, che negli ultimi tempi hanno subito forzosi dimagramenti.
In generale, il divorzio da Silvio appare economicamente nefasto. Vedasi ad esempio Direzione Italia di Raffaele Fitto: pur contando undici deputati, non è titolare di un gruppo parlamentare (sta nel Misto) e già solo per questo incassa la metà del gruppo di Fratelli d’Italia, che pure ha lo stesso numero di deputati.
(da “L’Espresso”)
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