Destra di Popolo.net

EMMA BONINO VEDE LONTANO: “LEGA E M5S HANNO UN PIANO EVERSIVO”

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

ATTACCHI ALLA COSTITUZIONE, EURO E MIGRANTI, UNA FOLLIA

Per Emma Bonino Lega e M5s hanno un “disegno eversivo”, a partire da migranti ed euro.
Lo dice in un’intervista pubblicata oggi su Repubblica. “Abbiamo vissuto in questi giorni e ho paura non sia finito, il più grave attacco nella storia della nostra Repubblica, alla democrazia rappresentativa, alla Costituzione, all’ordinamento liberale”, ha affermato la leader di +Europa.
“Questo è un disegno eversivo che contempla inoltre lo smantellamento delle norme che garantiscono alle componenti del Parlamento libertà  di espressione assoluta ed è l’affermazione di un nuovo regime dei partiti. Le forze politiche maggioritarie alle ultime elezioni hanno ventilato, al di là  delle convulsioni di vocabolario, un’uscita dell’Italia dalla Ue e dall’euro, le cui conseguenze sarebbero una perdita catastrofica del valore dei risparmi delle famiglie e del loro potere d’acquisto, insieme a un aumento drammatico della povertà  e dell’insicurezza tra la maggioranza della popolazione”.
Bonino sul tema migranti dice: “Rimandiamoli tutti indietro è una delle cose più mpraticabili. Ma ve lo immaginate il più grande ponte aereo della storia per 500 mila persone?. Oltre al fatto che dovremmo avere decine di trattati bilaterali e invece ne abbiamo solo 4 e ci vogliono anni per negoziarli. Con la Tunisia ad esempio, sono previsti 30 rimpatri al mese con il diritto delle autorità  unisine a dire questo sì, questo no”.

(da “NextQuotidiano”)

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L’HUMOR DI FABRIZIO CORONA: “SALVINI MINISTRO DELL’INTERNO? ALLORA IO POSSO FARE QUELLO DELLA GIUSTIZIA”

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

REAZIONE STIZZITA DELLA ZECCA PADANA: “CI MANCAVA LUI”… SIAMO L’UNICO PAESE AL MONDO CON UN MINISTRO DEGLI INTERNI CHE TRA POCO REPLICA ALLE BATTUTE ANCHE DI UN PAPPAGALLO

Dopo aver trovato il tempo per un botta e risposta con Mario Balotelli, il neo ministro dell’Interno Matteo Salvini ha risposto anche a Fabrizio Corona e lo ha fatto con un tweet.
A lanciare il “guanto di sfida” è stato l’ex re dei paparazzi che poco prima di entrare in aula per il processo d’appello per gli 1,7 milioni trovati nel controsoffitto in Svizzera, ai giornalisti ha detto: “Io non mi sento rappresentato da Di Maio e da Salvini. Se Salvini può fare il ministro dell’Interno, è come se io diventassi ministro della Giustizia, uguale“.
E ancora: “Con i ministri e i presidenti del Consiglio che ci sono adesso potrei fare il premier anche io”.
Matteo Salvini non deve avere di meglio da fare vistoche in un tweet ha subito scritto: “Ci mancava pure Corona…”.

(da agenzie)

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CONTE, FIDUCIA “A SCATOLA CHIUSA”: NESSUN CAMBIAMENTO, SOLO BOLSA RETORICA

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

NEL DISCORSO PROGRAMMATICO TROPPE COSE NON DETTE E NASCOSTE… IL GOVERNO CHE NESSUNO HA VOTATO E’ DIVENTATO “GOVERNO DEI CITTADINI”, COME IL CONDONO ORA SI CHIAMA PACE FISCALE

In tutta onestà , il discorso programmatico del Presidente Conte (propedeutico al dibattito, prima, ed al voto di fiducia, poi) al Senato — ed alludo sia a quello iniziale, che alla successiva replica — l’ho trovato “molto, poco” entusiasmante.
Vecchia retorica. Linguaggio “antico”. Atavico finanche il metodo, peraltro sapientemente utilizzato anche allorchè sviscerato nei “rivoli del nulla”.
Forse “sarò fatto male io” (chissà !), ma reputo piuttosto grottesco, sia da parte del Premier, che dalle forze politiche di maggioranza, propugnare un “cambiamento” quando, a ben vedere, non si hanno ancora le idee chiare, e su tante questioni.
Sull’Euro, sul superamento della Legge Fornero, sulla Flat Tax, sul tema dell’Università , della Ricerca e del Sud, ma anche su quello delle “Opere Pubbliche”, il Premier non ha detto proprio nulla.
Ha lasciato tutto in sospeso. Le “idee”, almeno per ora, non ci sono o sono poco chiare.
Su queste questioni, in sostanza, e fatto salvo “l’orpello” del rinvio, per relationem, al famigerato “contratto di governo”, si è chiesta la fiducia a scatola chiusa: metodica e sostanza “vecchia”.
Nessuna “rivoluzione”. Nessun “cambiamento”. Il solito “politichese”, sia di forma che di contenuto…
Altre cose sono state dette, invece, e le perplessità  suscitate, non sono state poche, comunque.
Qualche punto l’ho voluto annotare. Una sorta di promemoria per il futuro. Note da verificare (e comprendere meglio) ex post, “alla prova dei fatti”.
Nella specie:
1) Giustizia più veloce. Processi più rapidi. Stranamente, però, si è immaginato di allungare i tempi della prescrizione.
2) Lotta al “conflitto di interessi”, anche con riferimento agli “interessi indiretti”. Chissà  come si farà  con la Casaleggio & Associati.
3) Lotta alla corruzione che si vorrebbe effettuata anche sulla scorta di “agenti sotto copertura”, di “colleghi delatori”, di persone da premiare allorchè denuncianti eventuali intrallazzi commessi negli uffici pubblici. Chissà  se durante le ore di servizio, sarà  comunque possibile andare ogni tanto in bagno per l’espletamento delle normali funzioni fisiologiche: temo “falce e martello” anche su quello!
4) Più Stato, sia negli aiuti che può elargire, che nei controlli a cui può sottoporci.
5) Rispetto dell’alleanza Atlantica, ma “occhiolino strizzato” alla Russia.
L’impianto complessivo non mi piace. Ma siamo giusto all’inizio, comunque.
In ogni caso, diciamoci la verità : la “terza Repubblica”, e sempre ammesso che davvero sia tale la fase che stiamo vivendo, non è iniziata benissimo.
La retorica può quasi sempre tutto. Essa diventa una cosa davvero indegna, però, sia allorchè propugni aberranti alterazioni formali pur di sovvertire concetti ed idee per asservirli a sedicenti “moti rivoluzionari”, sia nel caso in cui determini gli uomini (finanche) ad odiarsi, gli uni con gli altri, pur di “servire” specifiche “fedi politiche”.
Così, negli ultimi novanta giorni:
a) il “governo dei non eletti” è diventato il “governo dei cittadini”;
b) “l’inciucio” è diventato un “contratto”;
c) il “trionfo della partitocrazia” è stato elevato a rango di “democrazia parlamentare”;
d) il “condono” è diventato “pace fiscale”;
e) l’eletto che tradisce il mandato ricevuto si è trasformato nell’eroe, “nell’uomo che aiuta il governo”.
La presa per i fondelli è stata consumata, e per intero.
Qualcuno continuerà  a chiamarla “rivoluzione”, e lo farà  ostinatamente, perchè, a volte, pur di sentirsi meglio, c’è chi ha bisogno di mentire, anche spudoratamente, e finanche a se stesso.

Salvatore Castello
Right BLU – La Destra Liberale

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IL GOVERNO CONTE ALLA RICERCA DEI SOLDI PERDUTI

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

IL SOLE24ORE EVIDENZIA IL LIBRO DEI SOGNI SENZA COPERTURE

Il discorso con cui Giuseppe Conte ha ottenuto ieri la fiducia in Senato e il bis di oggi alla Camera chiude definitivamente il percorso della crisi più orribile della nostra Repubblica, con il suo codazzo di accuse di tradimento della Costituzione al presidente poi rapidamente rientrate quando un intervento divino (o diabolico) ha fatto scoppiare la pace su Savona.
Oggi però va segnalato che le parole di Conte hanno creato un elenco di cose da fare e nessuna copertura economica per il prezzo da pagare per ciascuna delle cose.
Una circostanza su cui Dino Pesole sul Sole 24 Ore invita a fare una riflessione:
Si va dal «salario minimo orario» al reddito e alla pensione di cittadinanza, al debito pubblico che va ridotto azionando la leva della crescita. Obiettivo condivisibile a patto che si chiarisca in che modo si intende spingere sul pedale dello sviluppo per creare occupazione e lavoro stabile, con quali politiche economiche, industriali e fiscali.
Sulla flat tax a due aliquote, pare doveroso indicare entro quale arco temporale e con quali priorità  saranno adottati i diversi “moduli”, e con quali risorse si finanzierà  una riforma che a regime può costare fino a 50 miliardi.
Cui andrebbero ad aggiungersi i 17 miliardi del reddito di cittadinanza e i 5 miliardi l’anno del “superamento” della legge Fornero. Un imponente volume di risorse che richiede coperture certe e strutturali.
Al momento non si va oltre la “lotta agli sprechi e ai privilegi”, il taglio dei vitalizi e delle pensioni oltre i 5mila euro al mese, che hanno un valore simbolico ma con impatto minimo sui conti pubblici.
In realtà  solo un’attenta spending review da avviare proprio ora, a inizio legislatura, può garantire l’auspicata razionalizzazione della spesa aprendo gli spazi per la riduzione della pressione fiscale.
Conte parla di “alleanza finanziaria” tra fisco e contribuenti, ma occorre chiarire se tra le coperture che si vanno immaginando compaia anche la “pace fiscale” evocata nel “contratto” (un vero e proprio condono).
Entrate in ogni caso una tantum che non potranno coprire riduzioni permanenti delle tasse o aumenti di spesa corrente.
Il MoVimento 5 Stelle e la Lega hanno aperto un libro dei sogni e non è certo una sorpresa la virata in negativo dei mercati: mentre l’elettore ascolta le promesse, il ragioniere guarda la borsa vuota e piange per i soldi perduti (o meglio: ancora da recuperare): ben consapevole che poi toccherà  a lui risolvere l’imbroglio.
Mica a chi promette.

(da “NextQuotidiano“)

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LO STATO SONO LORO, ROBA DA RE SOLA

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

DI MAIO CITA CALAMANDREI SENZA AVERLO LETTO, ALTRIMENTI AVREBBE CAPITO CHE HA DETTO L’OPPOSTO… TIPICO DI CHI DI UN LIBRO LEGGE SOLO LA COPERTINA

Nei giorni scorsi era nata una polemica per la frase “Lo Stato siamo noi adesso” pronunciata da Luigi Di Maio durante la manifestazione del 2 giugno mentre sul palco c’era Sergio Bramini, imprenditore fallito a causa dei crediti non incassati da aziende municipalizzate: non appena Di Maio ha cominciato a raccontare la storia è partito qualche fischio, che il ministro dello Sviluppo e del Lavoro (assente sul caso Sacko) ha rintuzzato con la frase “Non fischiate, adesso lo Stato siamo noi”.
Mattia Feltri sulla Stampa era partito all’attacco della frase infelice, spiegando che ” Lo Stato non siamo noi che abbiamo vinto le elezioni, noi al governo: lo Stato siamo noi tutti quanti.
Lo Stato siamo noi, come la intende Di Maio, declinata al plurale, è roba da Re Sole, che la declinò al singolare”.
Ma anche altri avevano stigmatizzato le parole di Di Maio.
A quel punto però è scesa in campo la sempre molto acuta Carla Ruocco, che da solita grande esperta come ai bei tempi dei litigi in Campidoglio ha tenuto a segnare un punto in favore di Di Maio: ““Lo Stato siamo noi” è una citazione in onore di Piero #Calamandrei, uno dei nostri Padri Costituenti, e non un riferimento a Luigi XIV”, spiegava piccata su Twitter.
Oggi è arrivata la controreplica di Mattia Feltri, che ha chiarito il punto di Calamandrei:
Dei libri non bisogna leggere la copertina e basta, sennò si rischia di cadere in equivoco. Bisogna leggere anche tutte quelle parole fitte fitte che vengono dopo, sebbene occupino tante tante pagine. Se la nostra Carla lo avesse fatto, avrebbe scoperto due cose.
Prima: Calamandrei non ha mai detto nè scritto «lo Stato siamo noi», quello è il titolo applicato a una raccolta definitiva e postuma dalla editrice Chiarelettere.
Seconda: l’idea di Calamandrei, ben spiegata nell’introduzione del professore Giovanni De Luna, era l’opposto di quella di Di Maio, inclusiva e non esclusiva: nessuno è lo Stato, tutti devono essere lo Stato, un caposaldo della religione civile repubblicana.
Ma c’è un punto che Feltri non coglie: quello di estrapolare temi, frasi, piccole citazioni da un contesto per farle oggetto di una decodifica aberrante non è una casualità  in cui è incappata la Ruocco ieri, ma un metodo di governo del MoVimento 5 Stelle, come dimostrano innumerevoli esempi.
E quindi più che l’inquietudine per “Lo stato siamo noi” sarebbe meglio considerare con la giusta dose di sarcasmo che lo Stato adesso sono loro, raga.

(da “NextQuotidiano“)

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LA DELAZIONE E’ LA BASE DEI REGIMI AUTORITARI: PREPARATEVI AL MODELLO PUTIN

Giugno 6th, 2018 Riccardo Fucile

LA GIUSTIZIA VENDICATIVA COME COMPENSAZIONE PER QUELLO CHE NON SI FARA’ ECONOMICAMENTE… IL PROBLEMA NON SONO GLI AGENTI SOTTO COPERTURA, MA I CAZZARI BEN VISIBILI

Molto opportunamente il discorso del nuovo premier Giuseppe Conte, nelle prime battute (pagina 4), scomoda Dostoyevsky e Pushkin, evocando una definizione del populismo come “attitudine della classe dirigente ad ascoltare i bisogni della gente”. Si tratta di un celebre discorso fatto nel 1880 per l’inaugurazione del monumento a Pushkin a Mosca in cui Fyodor Dostoyevsky, dice dello scrittore (per altro, un sanguemisto di pelle scura e capelli ricci) “prima o dopo di lui nessun scrittore russo si è mai unito, così intimamente e fraternamente, con il suo popolo”.
Opportunamente, dicevo, perchè c’è molta Russia in questo discorso di 24 pagine con cui si inaugura la nuova legislatura.
E non parlo della ovvia simpatia per la Russia attuale, nazione cui va l’unico vero, affettuoso, riconoscimento della nostra azione di politica estera.
Sotto il capitolo Scenari Internazionali, a pagina 9, dopo il paio di righe iniziale in cui si ribadisce “la convinta appartenenza del nostro paese all’Alleanza Atlantica e agli Usa come alleato privilegiato” è proprio nei confronti del paese di Putin che si delinea la priorità  della nostra politica estera: “Saremo fautori di una apertura alla Russia, che ha consolidato negli anni il suo ruolo nelle varie crisi geopolitiche. Ci faremo promotori di una revisione del sistema delle sanzioni a partire da quelle che rischiano di mortificare la società  civile russa” .
C’è molta Russia in questo discorso, dicevo, soprattutto come struttura intellettuale di lettura del potere e del suo cambiamento.
Una visione pessimista e trionfante insieme, nella definizione dell’umiltà  del cambiamento che arriva come “la fine dei vecchi privilegi e incrostazioni di potere” (pagina 5), nella sua rottura con le prassi dei Satrapi del passato, e l’umiltà  del presente potere che nasce: “Abbiamo apportato un cambiamento radicale rispetto a prassi che prevedevano valutazioni scambiate nel chiuso di conciliaboli tra leader politici, per lo più incentrate sulla ripartizione dei ruoli personali, noi inauguriamo una stagione nuova, non nascondendo le difficoltà  e le rinunce reciproche nel segno della trasparenza e della chiarezza nei confronti degli elettori” (pagina 3).
È una lettura consapevole, quella del premier, della rottura con gli schemi passata (destra e sinistra che siano, dice) per mettere al centro il cittadino, “il riconoscimento dei diritti e delle libertà  fondamentali della persona” .
Le soluzioni per questi torti subiti sono, nel discorso, un lungo elenco di cose a venire: redditi di cittadinanza, pensioni minime, e tutto il repertorio delle promesse.
Ma dal momento che le coperture di tutto questo sono incerte, o, forse, non è il caso di parlare di economica in dettaglio in un discorso di investitura, alla fine l’unico strumento effettivo, l’unica azione, l’unico grimaldello che viene offerto alla realizzazione del cambiamento è l’applicazione di un vigoroso uso della giustizia.
E qui si c’è molta Russia — nell’idea che una nuova era (o anche questa di ora, se dobbiamo guardare all’attuale Mosca) nasce sotto l’egida della retorica della punizione come trionfo del diritto degli umili.
La parte sulla giustizia è in effetti la più articolata delle 24 pagine, definita in una lunga lista di interventi la cui drasticità , tipo il Daspo ai corrotti, la chiusura del business della solidarietà  (sic!), gli agenti sotto copertura, sono lo strumento della mano dello Stato (e forse di Dio) non solo per riequilibrare i torti (come giustizia vuole) ma anche per infliggere punizioni finali a chi ha sbagliato.
Il cambiamento, si legge a pagina 6, è “una giustizia rapida ed efficiente e dalla parte dei cittadini, con nuovi strumenti come la class action, l’equo indennizzo per le vittime di reati violenti, il potenziamento della legittima difesa. Metteremo fine al business dell’immigrazione, cresciuto a dismisura sotto il mantello di una finta solidarietà , combatteremo la corruzione con metodi innovativi come il “Daspo” ai corrotti e l’introduzione dell’agente sotto copertura”.
Continua il premier in merito agli strumenti con cui saranno risarciti i torti ai cittadini: “la semplificazione e la riduzione dei processi, l’abbassamento dei costi di accesso alla giustizia, il rafforzamento delle garanzie di tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini. Inaspriremo le pene per il reato di violenza sessuale. Assicureremo la certezza della pena onde evitare che i cittadini onesti perdano fiducia nella giustizia. Aumenteremo il numero degli istituti penitenziari. Riformeremo anche la prescrizione che deve essere restituita alla sua funzione originaria, non più ridotta a espediente per sottrarsi al processo” (pagina 12).
Il reato si espande, sotto questo anelito di giustizia. Ad esempio sul conflitto di interessi: “È un tarlo che mina il nostro sistema economico e sociale fin nelle sue radici, e impedisce che il suo sviluppo avvenga nel rispetto della legalità  e secondo le regole della libera competizione. Soggetti che sono istituzionalmente investiti dall’obiettivo di perseguire interessi collettivi e che dovrebbero improntare le loro iniziative a una logica imparziale, in realtà  vengono sovente sorpresi a perseguire il proprio tornaconto personale. Rafforzeremo la normativa attuale in modo da estendere le ipotesi di conflitto fino a ricomprendervi qualsiasi utilità , anche indiretta, che l’agente possa ricavare dalla propria posizione o dalla propria iniziativa. Occorre rafforzare inoltre le garanzie e i presidi utili a prevenire l’insorgenza di potenziali conflitti di interessi”. Insomma, mi pare si possa dire che la definizione di interesse personale è talmente ampia e vaga che ognuno di noi ne sarà  portatore (e dunque denunciabile) anche senza saperlo. All’elenco manca solo “the Walk of shame”. La punizione pubblica dei peccatori.
Persino la flat tax viene inquadrata in una questione di peccato e punizione.
“Le grandi società  che operano nello spazio transazionale riescono a nascondere le loro ricchezze nei paradisi artificiali (sic), mentre le piccole aziende e i piccoli contribuenti rimangono schiacciati da un’elevata pressione fiscale” (pagina 16).
E la stessa flat tax diviene il modo per evitare il reato: “Solo così si potrà  pervenire a una drastica riduzione dell’elusione e dell’evasione fiscale”…mentre per i grandi evasori occorre inasprire l’esistente quadro sanzionatorio amministrativo e penale al fine di assicurare il carcere vero per I grandi evasori”, (pagina 16).
Di tutto il discorso, questa parte è la più rilevante.
Costa niente e sembra fatta apposta per lanciare nelle fauci degli scontenti lo spettacolo delle esemplari punizioni.
La parte che più lascia perplessi è una delle proposte buttate lì: la riproposizione di quella che non si può definire altrimenti che “delazione”.
Il mezzo più antico, ma anche il più efficace, e il più pericoloso: “Saranno maggiormente tutelati coloro che dal proprio luogo di lavoro, sia esso pubblico o privato, denunceranno comportamenti criminosi compiuti all’interno dei propri uffici”(pagina 12).
Come altro chiamarla se non delazione, un atto di disgustosa incitazione alla divisione proprio fra quei cittadini della cui integrità  ci si vuole occupare. La delazione è nella storia del Novecento (per non andare troppo lontano) la pietra angolare della costruzione di tutti i regimi autoritari. In Russia, appunto, ma anche in Germania, e in Italia tanto per limitarci agli esempi peggiori.
Posso qui fare una citazione visto che il nostro premier non vi si sottrae: in merito al rapporto fra autoritarismo e regimi violenti andrebbero riletti i romanzi dello sfortunato scrittore Tedesco Hans Fallada in cui si racconta spesso come la povera vita dei tedeschi venisse sventrata da odi e invidie private che diventavano nella delazione un modo per sopravvivere ma anche per accettare un sistema di controllo.
È troppo scomodare la Russia, la delazione, la punizione, la Giustizia con la maiuscola?
È questa citazione un altro dei già  ampiamente denunciati bizantinismi in cui si sta rifugiando la sinistra (alla cui sfera culturale appartengo)?
Ma si pensi quello che si vuole, rimane importante capire l’ispirazione culturale del nuovo governo, che si vanta di essere appunto così nuovo da non avere precedenti.
Conte racconta un paese totalmente spaccato in una maggioranza destituita di diritti, rovinata negli anni da abusi e privilegi dei poteri dei pochi contro i molti. Un paese di ingiustizia e oppressione.
Ed è questa una fotografia di chi siamo su cui è difficile essere in disaccordo. Una narrazione che ha chiaramente portato a un consenso di voti e di emozioni forte come poche volte nella storia della Repubblica. Un voto che bisogna assolutamente rispettare. E esigenze cui bisogna assolutamente rispondere.
Ma lo strumento di una vigorosa giustizia, contiene il forte rischio di un vigoroso esercizio del controllo e della pena: la punizione come trionfo finale della rettitudine. Che poi spesso nella storia abbiamo visto trasmutarsi in un sistema di controllo e di paura, che in nome dei Molti ha dato il potere supremo di nuovo ai Pochi.
La storia non nasce oggi, con Conte o con M5s o con la Lega. Quel che rimane nelle nostre memorie costituisce la differenza, almeno per quel che mi riguarda, con questo nuovo potere che nasce.
Differenza non negoziabile.

(da “Huffingtonpost”)

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