Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
ISTAT: SE NON AUMENTANO I CONSUMI E NON CALA LA DISOCCUPAZIONE A COSA SERVE IL REDDITO DI CITTADINANZA?
Il Reddito di Cittadinanza è stato presentato in due modi.
Da un lato come una misura utile per far uscire cinque milioni di persone dalla povertà e aiutare gli italiani a trovare lavoro.
Dall’altra, per giustificare il costo del sussidio voluto dal MoVimento 5 Stelle, gli esperti di economia pentastellati ci hanno spiegato che in questo modo si sarebbero rilanciati i consumi e che quindi grazie all’aiuto ai poveri sarebbe ripartito l’intero Paese.
Questo concetto è ben riassunto nella nota vignetta di Marione e del fornaio che dopo aver venduto tantissimo pane grazie al Reddito di Cittadinanza decide di assumere uno dei percettori.
Gli affari andranno a gonfie vele con il Reddito di Cittadinanza, solo un idiota non lo capirebbe.
Ebbene, siamo al secondo mese di erogazione della misura che ha abolito la povertà ma il governo non ha ancora avviato la riforma dei centri per l’impiego nè sono partiti i famosi corsi per l’inserimento lavorativo.
Ma almeno arrivano i soldi, si dirà . E con i soldi le famiglie potranno fare acquisti e di conseguenza mettere in moto l’economia. La risposta però è no.
Perchè l’Istat oggi ha diffuso il report con le prospettive di crescita per l’Italia nel 2019 e l’impatto del RdC è, di fatto, risibile.
Scrive infatti l’Istituto di statistica che «per l’anno corrente si prevede un moderato incremento dei consumi delle famiglie e delle ISP [le Istituzioni sociali private al servizio delle famiglie Ndr] sostenuto dall’aumento del monte salari e, in misura limitata, dalle misure sul reddito di cittadinanza».
Qualcuno potrebbe dire che non è certo colpa del governo. Ma non è così, perchè come abbiamo spiegato qui i ritardi nell’emanazione del decreto attuativo sul RdC — quello che dovrebbe dire cosa è consentito acquistare con la card — provocano una notevole incertezza. E sicuramente non è l’unico fattore di cui ha tenuto conto l’Istat.
Continua l’Istat: « Nel 2019, in Italia la spesa delle famiglie e delle ISP in termini reali è prevista crescere a un tasso simile a quello del 2018 (+0,5% rispetto a +0,6%)».
Per quelli che stanno per dire che “è cresciuto dello 0,1% grazie al RdC” quella frase significa che anche senza il Reddito di Cittadinanza la spesa delle famiglie sarebbe cresciuta ugualmente di quello 0,1% perchè il tasso di crescita previsto per il 2019 è lo stesso.
Ma almeno diminuirà la disoccupazione. No, perchè l’Istat dice che per il 2019 «si prevede il proseguimento dell’attuale fase di moderazione dell’occupazione.
In media d’anno le unità di lavoro sono attese rimanere vicino ai livelli dell’anno precedente (+0,1%)».
Ieri a Di Martedì la ministra del Sud Barbara Lezzi ha detto che «le previsioni sono sempre state smentite» ma come ha ricordato Floris «sì ma in peggio».
E questo infatti è nulla, immaginate questa stessa situazione ma con l’Iva al 25,2%, secondo voi quanto potranno decollare i consumi nel 2020?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
IL VIDEO CHE SMASCHERA LE IMMAGINI TAROCCO DI SALVINI CONTESTATO A PUTIGNANO “DA QUATTRO GATTI” (MA ERANO EQUIVALENTI A QUELLI SOTTO IL SUO PALCO)
Il viaggio di Matteo Salvini in Puglia non sta andando bene. Più che una cavalcata trionfale
del liberatore dei terroni oppressi sembra la versione alternativa della sceneggiatura di Benvenuti al Sud dove in realtà il ministro dell’Interno non sembra essere proprio il benvenuto.
È successo ieri a Lecce e a Bari con due comizi per pochi intimi ed è successo oggi a Putignano.
Questa volta però lo staff della comunicazione del vicepremier non si è fatto trovare impreparato. E così ha voluto mostrare ai rosiconi e ai professoroni che alla fine sì, c’è qualche contestatore ma mica tanti.
Avrebbe voluto dire quante cose belle sta facendo per il Paese ma purtroppo non è possibile. Non perchè abbia fatto cose brutte ma perchè non ha fatto nulla.
Oppure Salvini avrebbe potuto semplicemente limitarsi ricordare che alla fine quello che conta non sono quanti vanno ai comizi ma quanti lo voteranno domenica. Ma questo però finirebbe per rendere inutile il suo tour elettorale. E che ci va a fare Salvini tutto il giorno al Viminale?
Ma ecco che a Putignano Salvini ha avuto l’idea geniale: mandare uno del suo staff a filmare i quattro gatti che lo contestavano.
Un applauso per il coraggioso che si è infilato in mezzo a facinorosi e violenti per scoprire che in realtà nessuno era lì per menare le mani. C’è un problema però. Guardando il video di Salvini sembra che di gente “contro” ce ne sia pochina.
Ma al solito il trucco c’è. E sul gruppo Facebook San Michele News è spuntato il video che riprende tutta la scena.
E la realtà è molto diversa da come la racconta il Capitano. Perchè non c’è “una marea di gente” o meglio c’è ma sono quelli che fischiettano. «Qualcuno ha bigiato e non è andato a scuola, son contento, tanto l’insegnante è di sinistra» dice quello che vuole reintrodurre grembiulini e l’ora di educazione civica a scuola per insegnare il senso del dovere.
Il video della diretta ricorre al solito espediente delle inquadrature strette che mostrano solo le prime file.
Il video girato “tra i manifestanti” vorrebbe mostrare che i contestatori sono pochissimi. Ma basta davvero poco per svelare questi trucchetti da propaganda dei regimi comunisti. Salvini dice che parlare di comunismo nel 2019 non ha senso.
Usare i metodi della propaganda comunista invece pare vada ancora di moda.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
“HANNO TRASFORMATO IL RICORDO DEL GIUDICE FALCONE NEL FESTINO DI SANTA ROSALIA: AL POSTO DEI TURIBOLANTI MINISTRI ROMANI CHE DI MAFIA NON SANNO NULLA”
Il presidente della Regione Nello Musumeci e quello dell’Antimafia Claudio Fava disertano l’aula bunker. Dopo l’invito rivolto al ministro degli Interni Matteo Salvini il fronte dell’antimafia si spacca: il primo ad annunciare il ritiro dalle manifestazioni è Fava, che nei giorni scorsi aveva invece detto di voler partecipare.
“Il ministro dell’Interno — aveva specificato – ha il dovere di venire a Palermo per ricordare Falcone, non vorrei però che Salvini trasformasse la sua partecipazione nell’ennesimo comizio. Sono curioso di vedere come il ministro sempre assente dal Viminale, luogo dal quale si coordina la lotta alla mafia, spiegherà quello che ha fatto per contrastarla”
Adesso l’annuncio della sua non partecipazione.
Alla spicciolata, così, le disdette fioccano. Da “Casa Minutella” arriva anche la presa di posizione del presidente della Regione Nello Musumeci: “Domani, dolorosamente, non sarò all’aula bunker per la prima volta — dice – Non andrò e mi dispiace per la signora Falcone. Le polemiche sono tante, c’è troppo veleno e tutto questo non suona a rispetto della memoria del giudice Falcone e dei poveri agenti della scorta”. Musumeci — il cui entourage fa filtrare la voce che la decisione era già stata presa ieri — annuncia l’intenzione di ricordare Falcone andando “alla caserma Lungaro per la deposizione della corona d’alloro da parte del capo della polizia. Poi tornerò nel mio ufficio a lavorare per tentare di tirar fuori i ragazzi dal condizionamento da parte della criminalità organizzata che si nutre e alimenta della disperazione dei giovani soprattutto nelle periferie dove lo Stato ha difficoltà ad arrivare”
Alla base della non presenza di Fava è stata la scaletta degli interventi “imposta da Roma”: “Domani non andrò a ricordare Giovanni Falcone nell’aula bunker di Palermo. Preferisco andare a Capaci, nel luogo in cui tutto accadde, preferisco stare assieme a chi non ama le messe cantate sui morti. Hanno trasformato il ricordo del giudice Falcone nel Festino di Santa Rosalia. Al posto dei vescovi e dei turibolanti che spargono incenso, domani ci saranno i ministri romani, gli unici che avranno titolo per parlare (con la loro brava diretta televisiva) e per spiegarci come si combatte Cosa nostra. Cioè verranno loro, da Roma, per spiegarlo a noi siciliani, a chi da mezzo secolo si scortica l’anima e si piaga le ginocchia nel tentativo di liberarsi dalle mafie”.
“La scaletta degli interventi – attacca Fava – è stata elaborata dai collaboratori del ministro dell’istruzione, che finanzia il Festino, dunque viene e parla assieme ai suoi colleghi di governo: gli altri in sala ad applaudire, come si fa a scuola col direttore. Una cerimonia patriottica grottesca. Il mio problema non è che invitino Salvini. Il mio problema è che chiedano a lui di dire e a noi di ascoltare. Fossi io la sorella di Giovanni Falcone, avrei chiesto a Salvini di venire e di tacere. Di ascoltare e di prendere appunti. Di avere l’umiltà , per un giorno, un solo giorno, di capire che nella vita ci sono cose più grandi delle campagne elettorali e delle dirette televisive. Se fossi io la Fondazione Falcone, avrei invitato i signori ministri nell’aula bunker di Palermo per ascoltare il procuratore generale di Palermo, il direttore del centro Impastato, il presidente della Fondazione La Torre, il procuratore della Repubblica di Agrigento (quello che Salvini vuole denunziare), il sindaco di Palermo, il portavoce della cooperativa Placido Rizzotto che si occupa da 20 anni dei beni confiscati ai corleonesi, un paio di giornalisti che di mafia ne scrivono ogni giorno da un quarto di secolo, il presidente di Libera, quello di Addiopizzo e magari anche il sottoscritto, per spiegare alle autorità romane quello che abbiamo imparato sulle antimafie di latta, sugli amici innominabili del cavaliere Montante a Roma e altrove, sul codazzo di senatori, nani, false vittime e ballerine che agitano la scena siciliana da molto tempo. Ma così non sarà . Verrà Salvini, e parlerà . Gli altri, muti. Pazienza. Io domani vado a Capaci”.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
LE MOTIVAZIONI CON LE QUALI LA PROCURA DI CATANIA (LEGGERE BENE CATANIA) HA CHIESTO L’ARCHIVIAZIONE DELL’INDAGINE A CARICO DEL COMANDANTE E DEL CAPOMISSIONE… MA NESSUNO DEI POLITICI INFAMI CHIEDERA’ SCUSA
“Nessuna prova dell’esistenza di un programma criminoso da parte dei vertici della Ong
volto ad effettuare plurimi salvataggi di migranti in modo illegale per favorirne il successivo ingresso illegale in Italia”.
Nette e inequivocabili le motivazioni con le quali è finita in archivio l’inchiesta per associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a carico della Ong spagnola e segnatamente di Marc Reig Creus e Ana Montes, comandante e capomissione della nave che il 15 marzo del 2018 soccorse 218 migranti in zona Sar libica in una giornata di molteplici eventi Sar.
La Open Arms, poi approdata nel porto di Pozzallo, fu posta sotto sequestro dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che ravvisò nella condotta della Ong gli estremi per aprire un procedimento con la pesante accusa di associazione per delinquere, poi cassata dal presidente dei gip di Catania Nunzio Sarpietro, lo stesso giudice che ha ora accolto la richiesta di archiviazione formulata, ad un anno di distanza dalla Procura.
Alla Open Arms venivano contestate non solo le modalità del soccorso ma soprattutto la decisione di non rispettare le indicazioni delle sale operative di Tripoli e di Roma e del governo spagnolo e di non chiedere il porto sicuro neanche a Malta puntando verso l’Italia.
Il procuratore Zuccaro, il magistrato che ha sempre detto di avere le prove di contatti diretti tra le Ong e i trafficabti libici, alla fine ha chiuso l’inchiesta con un nulla di fatto.
Anche dopo il primo intervento del gip Sarpietro, la Procura di Catania ha continuato ad indagare sui due esponenti della Open Arms disponendo l’analisi e l’estrapolazione dei dati dei telefoni cellulati sequestrati al comandante e alla capomissione della nave. “Tuttavia – scrivono i sostituti procuratori Fabio Regolo e Andrea Bonomo – dall’analisi non emergevano ulteriori elementi di prova”
Da qui la richiesta di archiviazione integralmente accolta dal gip Sarpietro che ha definitivamente mandato in archivia l’inchiesta che per oltre un anno ha adombrato pesantissimi sospetti sulla Open Arms.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
POTREBBE ESSERE DECISIVO L’ELETTORATO GRILLINO CHE VUOLE DARE UNA LEZIONE A SALVINI… E IL CAPITANO NON CI METTE LA FACCIA, NEL TIMORE DI UNA SCONFITTA
A Torino lo chiamano “Chiappendino”. È quell’asse che si è creato tra la sindaca cinquestelle Chiara Appendino e il governatore del Pd Sergio Chiamparino.
Normale collaborazione istituzionale, nessun intrigo politico o accordo sottobanco, ma tra i due è maturata in questi anni una certa sintonia, che sarebbe difficile da riprodurre se a presiedere la Regione Piemonte arrivasse il candidato del centrodestra Alberto Cirio.
Ecco allora che a cinque giorni dal voto per le elezioni regionali (oltre che per le europee e circa 800 comuni piemontesi), il “Chiappendino” potrebbe essere uno dei fattori in grado di decidere una competizione che appare sempre di più come un testa a testa tra il candidato del centrodestra e quello del centrosinistra.
I Cinquestelle e la stessa sindaca ovviamente smentiscono questa possibilità , ma a Palazzo Civico circolano insistentemente voci che vedrebbero l’ala sinistra del Movimento, quella più vicina alla Appendino, orientata a optare per il voto disgiunto sulla scheda per le regionali: lista M5S e Chiamparino presidente.
Una scelta dettata dal fatto che il loro candidato Governatore, Giorgio Bertola, appare decisamente staccato dai primi due.
Mentre invece il Presidente uscente del Pd è rientrato giorno dopo giorno sempre più in corsa per la riconferma, a dispetto di quella che fino a poche settimane fa appariva come una marcia trionfale per Cirio.
Pare che quest’ultimo sia stato avvisato per tempo dalla sondaggista Alessandra Ghisleri: “Per il momento sei ancora in testa, ma se cambia il quadro nazionale può succedere di tutto”.
E il quadro nazionale, in effetti, si è particolarmente intorbidito, con lo scontro aperto tra i due alleati di governo, un Salvini che assume posizioni sempre più radicali, Forza Italia (partito di cui Cirio è espressione) praticamente dissolta, mentre per contro il Pd di Zingaretti sembra riacquistare pian piano fiducia.
I fattori che possono contribuire a realizzare quello che lo stesso Chiamparino fino a qualche tempo fa definiva “il miracolo di Gianduja”, cioè la sua riconferma alla presidenza della Regione, sono diversi.
Innanzitutto, il suo consenso personale, misurato da tutti i sondaggi (prima del black-out imposto per legge) ben al di sopra di quello delle liste che lo sostengono. Per Cirio vale invece il discorso inverso, con la coalizione che appare più forte di lui.
Non è un dato trascurabile, in una regione in cui nelle precedenti tornate trecentomila voti, se non di più, sono stati attribuiti ai soli candidati a Presidente, senza indicazione per i simboli di partito.
Quindi, le scelte degli elettori cinquestelle: in una fase di radicalizzazione dello scontro con la Lega, non appare strano che essi possano voler punire lo scomodo alleato a Roma, mantenendo un tutto sommato accomodante status quo in Regione.
Anzi, se Chiamparino — come appare probabile, in caso di vittoria — non avesse la maggioranza in Consiglio, potrebbe a quel punto intraprendere la strada del dialogo con i grillini, sulla scia di quanto sta già in parte facendo Nicola Zingaretti nel Lazio.
I Cinquestelle assumerebbero così un ruolo centrale, che non possono aspettarsi invece dalle urne.
Infine, i voti dati ormai definitivamente in uscita dal M5S. Quelli cioè che avevano consentito l’elezione della Appendino e oggi sono delusi dalla sua amministrazione e dalle mosse del Movimento a livello nazionale, non ultima proprio l’alleanza con la Lega.
Un assaggio di ciò si è avuto ieri, all’assemblea dei movimenti e comitati vicini alla sinistra radicale, che in buon parte avevano visto nel Movimento un interlocutore. Il clima nei confronti della sindaca e dei suoi è adesso totalmente cambiato e negli interventi di ieri più volte si è affacciato il confronto tra l’attuale gestione e quella precedente del Pd.
Un giudizio non certo lusinghiero per entrambi. Alcuni di quei movimenti, che a Torino sono tradizionalmente radicati, si mostrano possibilisti di fronte a un sostegno diretto per Chiamparino, rafforzando il fronte sinistro della sua coalizione.
Di fronte a questa situazione, crescono le voci di malcontento in casa leghista.
Prima fra tutte, quella del sottosegretario Giancarlo Giorgetti. È noto che Cirio non fosse la sua prima scelta, avendo lavorato invece a suo tempo alla candidatura dell’imprenditore Paolo Damilano, e oggi rimprovera a Salvini di aver sacrificato la casella del Piemonte a favore di Forza Italia, pur di mantenere unita la coalizione a sostegno dei candidati leghisti in molti comuni.
Lo stesso vicepremier è rimasto molto contrariato dalla piazza semivuota che lo ha accolto a Torino il 27 aprile scorso, quando ancora l’eco delle contestazioni nei suoi confronti non era così forte. Tanto che medita di chiudere la campagna a Novi Ligure (dove è candidato sindaco un leghista), anzichè nel capoluogo.
E lì dovrebbe raggiungerlo Cirio, che sulle card che pubblicizzano l’evento allestiti dalla sezione locale del Carroccio non è nemmeno menzionato.
A risultare determinante per la vittoria finale sarà la tenuta della Lega nelle valli. Se qui gli elettori trasferiranno il proprio voto alle europee per il “Capitano” (che si preannuncia fortissimo) automaticamente anche su Cirio, il candidato del centrodestra potrà riuscire ad affermarsi, anche a discapito di un risultato che si preannuncia più complicato nel capoluogo. Ma se la periferia dovesse tradire, per Chiamparino le chances di vittoria diventerebbero sorprendentemente alte.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
BOCCIA PROSPETTA UNA MANOVRA DA ALMENO 32 MILIARDI: “STOP A PROMESSE IRREALIZZABILI”
Parlare di meno, allentare lo spread, non dividersi su promesse irrealizzabili, non cavalcare
le ansie, stringere un patto per la crescita che parta dal taglio del costo del lavoro e da un piano shock sulle infrastrutture. Perchè il Paese non sta ripartendo come dovrebbe. Perchè nell’agenda di Governo arriverà una manovra pesantissima “almeno 32 miliardi”, per cui “non esistono scelte indolori”.
Vincenzo Boccia parla davanti alla platea di Confindustria e traccia una strada durissima da percorrere per l’Italia. Parla al Governo, direttamente. Critica chi vuole sforare il deficit, così come chi pensa di chiudere le frontiere ai migranti. Sottinteso, Matteo Salvini. Chiede soprattutto di allentare lo spread, che minaccia l’economia e le imprese.
“Le parole che producono sfiducia sono contro l’interesse nazionale” e le parole di chi governa “non sono mai neutre: influenzano le decisioni di investitori, imprenditori e famiglie” afferma il presidente di Confindustria, di fronte alla platea dell’assemblea annuale.
Non usa mezzi termini: “Abbassare lo spread e rilanciare la crescita. Non dobbiamo nasconderci i problemi, ma neppure cavalcare le ansie” afferma, perchè “il paese non riparte con lo slancio dovuto, necessario, che è alla nostra portata, che ci meritiamo”. Quindi, secondo Boccia, che chiude il suo mandato da presidente, “per rimetterci a correre sarà utile liberarci dal peso di parole che inducono alla sfiducia. Che evocano negatività , che peggiorano il clima”.
Arriva una manovra durissima. “Dobbiamo dirci con franchezza che non ci sono scelte semplici o indolori con la prossima legge di bilancio” perchè “se l’Italia volesse rispettare alla lettera le regole europee previste dal patto di stabilità e crescita, dovrebbe fare una manovra strutturale per il 2020 da almeno 32 miliardi di euro: una manovra imponente, con effetti recessivi”.
Servono “responsabilità e ragionevolezza” per “costruire insieme un piano triennale – credibile e ambizioso allo stesso tempo – che ci permetta di trattare con i partner europei un aggiustamento graduale, serio e strutturale, affiancato a misure per sostenere la difficile fase congiunturale. Affrontiamo in modo non ideologico il nodo risorse, mettiamo il debito pubblico su un sentiero discendente e la crescita su un sentiero ascendente”.
In un altro passaggio della sua relazione all’assemblea, Boccia ricorda che Confindustria ha già “detto chiaramente che aumentare il deficit per la spesa corrente – non per gli investimenti – e, di conseguenza, aggravare il debito pubblico, è l’esatto opposto di quello che serve al paese”. Poi l’appello: “oggi Confindustria propone al Governo del paese e alle opposizioni di collaborare tutti insieme per impostare una politica economica basata su realismo e pragmatismo, guidata dalla visione. Pragmatismo nelle scelte – non ideologiche, ma di buon senso- e visione prospettica”.
Confindustria chiede ad esempio “un piano shock per grandi infrastrutture e piccole opere destinate a mettere in sicurezza suolo, ponti, scuole e ammodernare strade. Con modalità di erogazione snelle e tempi rapidi”.
Boccia fissa alcuni obiettivi per la P.A. – “valorizzare i nostri talenti, con un piano straordinario di 10 mila assunzioni di giovani qualificati. Più ingegneri, economisti, architetti, geologi. Questo, ne siamo certi, aiuterebbe l’efficacia delle decisioni pubbliche e, quindi, chi produce” – per la giustizia – “tagliamo i tempi investendo sulle persone, sulle tecnologie, sull’organizzazione” – per l’ambiente. Invita a “scrivere meno leggi, monitoriamone gli effetti, valutiamo l’impatto e poi correggiamo le criticità ”, chiede una collaborazione Stato-Cdp per “pagare i debiti verso le imprese: il ritardo è inaccettabile e provoca sofferenze che non hanno nulla a che vedere con i rischi tipici del mercato”.
Per quanto riguarda l’immigrazione, “abbiamo bisogno per gestire le sfide dell’immigrazione di un’Europa forte e coesa”. “L’Africa che oggi ha 1,2 miliardi di abitanti, ne avrà il doppio tra 30 anni: davvero pensiamo che la soluzione sia chiudere le frontiere? Noi no” dice il presidente degli industriali. “La soluzione passa per una gestione condivisa, ma anche dal contributo che le nostre imprese possono dare”.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
NEANCHE UN EURO PER PUBBLICIZZARE I PRESUNTI RISULTATI DEL SUO GOVERNO, ANCHE PERCHE’ NON CI SONO
Da quando la campagna elettorale per le europee entrata nel vivo Matteo Salvini ha speso 96.370 euro per post sponsorizzati si Facebook (94mila negli ultimi trenta giorni).
Nell’ultima settimana il ministro dell’Interno e leader della Lega ha speso 33.698 euro. Di fatto Salvini è il politico italiano che spende di più sul social network di Zuckerberg. Perchè la “Bestia” — che secondo Renzi è stata finanziata con i famosi 49 milioni di euro — e il Vinci Salvini non bastano: c’è bisogno di diffondere certi contenuti. Ma quali?
La Ad Library (la libreria delle inserzioni) della pagina Facebook di Salvini ci rivela nel dettaglio quali e quante sponsorizzate siano al momento attive. Abbiamo imparato a dire che Salvini è un mago della comunicazione, uno che è talmente “naturale” sui social da annullare la distanza tra politica e cittadini.
Ma questo fa parte della narrazione sul potere magico dell’uomo un tempo noto con il nome di Ruspa.
La verità è che come ogni bravo comunicatore Salvini studia a fondo le sue mosse. Quando posta foto di fiori, di santini, di pranzi e cene o storie strappalacrime di animali abbandonati lo fa con un obiettivo ben preciso. Che può essere quello di presentarsi come ministro ma anche papà , come uomo attento ai bisogno dei più deboli (gli animali ovviamente) o come persona che è davvero come noi.
Come ogni politico a Salvini non basta affidarsi alla comunicazione “virale” e “spontanea”. Per questo ha inventato il Vinci Salvini, che spinge gli utenti a cliccare il più rapidamente possibile “mi piace” sui post del Capitano per aumentarne la visibilità . Ma quando Salvini vuole che un messaggio “arrivi” allora paga.
Facebook non fornisce un dato preciso sulle spese, nè è possibile sapere se il ritorno pubblicitario è stato efficace ma ci fornisce in ogni caso una panoramica di come funziona un pezzo della macchina della comunicazione leghista.
Ad esempio scopriamo che il video promozionale per il lancio della seconda edizione del Vinci Salvini è stato rimosso da Facebook perchè violava i termini del social network sulle inserzioni pubblicitarie.
Di nuovo: Facebook non ci dice quale sia la violazione ma sappiamo che c’era qualcosa che non andava.
Lo stesso vale per la sponsorizzata con il video del venditore abusivo (ovviamente straniero) che a Roma “si permette pure di minacciare i vigili urbani”. Anche questo post sponsorizzato è stato rimosso (non il post in sè, ma la diffusione a pagamento) perchè violava le regole di Facebook.
Ma su quali contenuti punta la propaganda politica della Lega tramite la pagina di Salvini? Tra gli ads attivi in questi giorni e in queste settimane spiccano quelli sul tema immigrazione.
L’aspetto interessante è che non si tratta di post che promuovono il lavoro del Ministero, ad esempio elencando i successi del vicepremier con dati e numeri.
Non si parla nemmeno del numero di espulsioni, del numero di barconi respinti o dei criminali arrestati o dei clan mafiosi sgominati.
Tutte cose che vengono comunemente associate al concetto di “sicurezza”. Lo sai perchè Salvini ha tutti contro? chiede un post. La risposta: perchè ha fermato la mangiatoia dell’immigrazione. Ma l’ha fatto davvero? Il decreto sicurezza non è mai divenuto pienamente operativo e i dati dicono altro.
Salvini è al governo per garantire la sicurezza del Paese. Lo fa da un anno ormai. Ma su Facebook sembra che stia all’opposizione.
Perchè il Paese che racconta è un paese continuamente aggredito dagli stranieri. Ieri ad esempio il ministro ha lanciato due campagne pubblicitarie sull’incendio di Mirandola, nel quale sono morte due persone. Il presunto colpevole è un ragazzo di origine marocchina. Doveva essere espulso, ma questo Salvini evita accuratamente di dirlo, visto che sarebbe stato compito suo.
Il 10 maggio Salvini ha lanciato una sponsorizzata sull’episodio di un immigrato “senza biglietto (ma con cappellino)” che prende a pugni un capotreno “e scappa (a pagarci la pensione)”.
Di nuovo si alimenta la paura degli immigrati violenti e si fa ironia sul fatto che sono “ricchi” perchè hanno il cappellino e che sono “risorse” perchè ci pagheranno la pensione. Chissà se Salvini si è accorto che nel DEF del suo governo prevede un flusso di immigrati pari a 190mila unità l’anno fino al 2040.
Per questo post, che serve solo ad alimentare la rabbia nei confronti degli stranieri sono stati spesi tra i diecimila e i cinquantamila euro.
Decisamente meno (un range tra i mille e i cinquemila euro) sono stati spesi per un altro video con protagonisti gli immigrati in corteo a Napoli nel quale il vicepremier sfotte il “modello di integrazione della sinistra” e promette che con il Decreto Sicurezza bis (la vendetta del Capitano) i porti saranno ancora più chiusi (anche se sono già “chiusi”).
La strategia delineata dalle sponsorizzate è chiara e riflette del resto quella di tutti i post salviniani. Su undici campagne pubblicitarie attualmente attive cinque sono a tema immigrazione, una è contro i cosiddetti “delinquenti antagonisti” che picchiano i poliziotti, una è per la performance di Salvini a Otto e Mezzo e le altre promuovono invece manifestazioni e iniziative della Lega. Qualcuno si potrebbe fare una domanda molto semplice: perchè Salvini non pubblicizza i risultati del suo governo?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
IN AUSTRIA I SOVRANISTI CORROTTI AL SERVIZIO DEI RUSSI TRAVOLTI DALLO SCANDALO
Tonia Mastrobuoni su Repubblica fa oggi il punto sul video che ha incastrato Heinz-
Christian Strache, il sovranista che voleva vendere il suo paese alla Russia, e ci spiega che alcune scene sono state tagliate dall’ormai famoso video in cui l’ex vicecancelliere austriaco viene beccato a garantire alla sedicente nipotina di un oligarca russo (in realtà mai esistita senza che nessuno del FPOE abbia controllato) appalti nelle costruzioni in cambio dell’acquisto di un giornale ostile:
Ad esempio, una scena in cui Strache blatera di “droghe” e «orge con minorenni a Città del Capo».
Forse Strache teme che Philippa – e non solo lei – possa vedere qualcosa di molto più pesante di quel “bona” (e dell’orrenda t-shirt). Intanto quei frammenti di desolazione umana e politica sono talmente devastanti che i primi sondaggi già mostravano il partito di ultradestra in serio affanno.
Nel giro di un fine settimana la Fpoe è crollata dal 23 al 18%. Ed è tornata ad essere il partito degli Intoccabili. A rinvigorire il clima da complotto internazionale è intervenuto ieri l’altro protagonista della vicenda.
Quel Johann Gudenus appassionato di Russia e di teorie naziste e negazioniste, insomma grande simpatizzante di regimi sterminatori, divenuto poi capogruppo Fpoe in Parlamento. Nel video è l’agitato ragazzo che a un certo punto fa il gesto della pistola per spiegare che uno dei finanziatori occulti del partito è il signor Glock, quello dei revolver.
Ieri Gudenus ha fatto la sua prima, imperdibile intervista. . «Ero annebbiato e naif, – che combinazione micidiale», ha confessato al quotidiano Die Presse. E ancora: «troppo poco sonno, troppo alcol, troppi drink energetici e sostanze psicotrope», ha sussurrato.
Intanto, Gudenus esprime apertamente il timore che pezzi ancora non usciti del video più devastante della storia austriaca gli rinfreschino presto la memoria.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 22nd, 2019 Riccardo Fucile
PIAZZA MEZZA VUOTA… LA DIGOS SEQUESTRA STRISCIONI
Matteo Salvini trova una forte contestazione anche a Putignano, ultima tappa del suo tour elettorale dopo i comizi a Lecce, Ostuni, Gioia del Colle e Bari, dove ha ricevuto lo stesso trattamento.
Via dei Cappuccini a due passi dal comune commissariato di Putignano è blindata dalle forze dell’ordine. La piazza però è piena neanche per metà . Qualche centinaio i partecipanti al comizio.
Sul palco affiancano il vicepremier gli esponenti regionali del partito e il candidato sindaco di Putignano, Marco Galluzzi, sostenuto dalla Lega. C’è chi segue lo spettacolo anche dai balconi delle palazzine che circondano la piazza.
A poche decine di metri dal palco c’è però la protesta. Un centinaio soprattutto giovani, studenti del Polo liceale e di scuole di paesi vicini, ma anche docenti, medici, avvocati di Putignano e studenti universitari, dietro le transenne fischiano il leader della Lega. Anche qui striscioni, lenzuoli (qualcuno sequestrato dalla polizia).
“I terroni non dimenticano” e “Salvini 71”, “Siamo tutti sullo stesso barcone” sono solo alcuni dei manifesti tenuti in alto da chi protesta. “Matteo vai a schiacciare i ricci col culo”. “buffone, via dal meridione”. Non manca qualcuno mascherato da Zorro.
Salvini li provoca: “Figli di papà , è il papà che gli dà la paghetta ogni mese, mi state simpatici compagni” (forse vedeva se stesso da giovane, visto che non ha mai lavorato)
La risposta è un coro di fischi e proteste. Poi via al lungo rito dei selfie e delle battute: “Qualcuno vuole fare una foto? A destra meglio perchè a sinistra non c’è niente di interessante”. Dai manifestanti ancora fischi.
(da agenzie)
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