Destra di Popolo.net

SI SCATENA L’IRONIA SOCIAL SU DON DIEGO DELLA LEGA

Maggio 15th, 2019 Riccardo Fucile

IL LIBRO ELEGIACO SU SALVINI E IL PUPAZZETTO DI ZORRO CHE HANNO RUBATO A SALVINI ALL’ASILO

Nel testo di Chiara Giannini ha colpito soprattutto una citazione: “D’ingiustizie nella vita ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all’asilo gli rubarono il pupazzetto di Zorro”. E l’hashtag #Zorro è stato subito tra i primi della giornata su Twitter
“Io sono Matteo Salvini” –   poco più di 150 pagine a 17 euro – è infatti pubblicato dalla casa editrice Altaforte
Ora però la fotografia di una delle prime pagine del libro sta circolando sui social che ironizzano per la sua devozione al caro leader, testualmente “l’uomo più desiderato dalle donne dello Stivale, anche, di nascosto, da quelle di sinistra, malgrado non abbia propriamente la faccia del latin lover”.
Oltre a quella frase vengono sottolineati altri passi dal tono moderatamente elegiaco: “c’è chi pagherebbe oro per vederlo nella quotidianità  della vita privata o solo per prenderci un caffè”.
Cosa per altro non difficile visti i post su instagram e il concorso “vinci Salvini”, non proprio nascosti al grande pubblico.
Ma la citazione più apprezzata è questa: “D’ingiustizie nella vita ne ha subite anche lui, sin da piccolo, quando racconta ironicamente che all’asilo gli rubarono il pupazzetto di Zorro”.
Lo stile è un po’ quello delle poesie del primo Bondi dedicate a Berlusconi, scrive qualcuno sui social. Ma soprattutto l’hashtag #Zorro ieri è stato tra i primi della giornata su Twitter.

(da agenzie)

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SALVINI STRAPARLA E LO SPREAD SCHIZZA A 288: PAGHERANNO GLI ITALIANI

Maggio 15th, 2019 Riccardo Fucile

DOPO CHE CAPITAN NUTELLA HA DETTO CHE BISOGNA SFORARE IL 3%, EFFETTO DISASTROSO SUI MERCATI

Vergognoso e irresponsabile. Con le sue sparate contro l’Europa e sul non rispetto del debito porterà  l’Italia allo sfacelo. Lui e i suoi complici grillini che non staccano la spina
Prosegue il trend di allargamento dello spread Btp/Bund iniziato ieri dopo che il vicepremier Matteo Salvini si è detto pronto a sforare le regole europee sul deficit/Pil per dimezzare il tasso di disoccupazione in Italia.
Il differenziale tra il decennale italiano e quello tedesco si sta avvicinando a quota 290 punti base e viaggia ora a 288,883 pb rispetto ai 282,902 della chiusura di ieri.
“La vicenda Salvini impedisce allo spread di beneficiare del sentiment positivo”, afferma Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners, avvertendo che “se la campagna elettorale per le europee continuerà  toccare questi temi, gli asset italiani avranno un ostacolo in più. Nel frattempo l’economia della Germania è rimbalzata in primo trimestre dell’anno, dopo essere scampata per un pelo alla recessione a fine 2018. Sull’outlook di Berlino continua però a pesare l’escalation delle tensioni commerciali tra Cina e Stati Uniti.
Entrando nel dettaglio di numeri, secondo quanto emerge dalle stime pubblicate dall’agenzia nazionale Destatis, il prodotto interno lordo di Berlino si è espanso dello 0,4% t/t e dello 0,7% a/a nei primi tre mesi del 2019, trainato da un robusto aumento dei consumi privati e delle costruzioni di case.
La lettura è in linea al consenso. Tuttavia il clima di cautela tra le imprese tedesche suggerisce che qualsiasi recupero della crescita economica potrebbe essere temporaneo, soprattutto perchè il settore delle esportazioni si trova ad affrontare nuovi ostacoli dovuti all’aumento delle tariffe tra Washington e Pechino e ai timori riguardo possibili dazi americani sulle importazioni di prodotti europei. Sul primario infine gli investitori restano in attesa dell’asta di Bund trentennali da 1 miliardo di euro

(da Globalist)

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SALVINI E IL BOOMERANG DEGLI STRISCIONI: “MATTEO TOGLI ANCHE QUESTO”, DILAGA LA PROTESTA

Maggio 15th, 2019 Riccardo Fucile

A CAMPOBASSO 200 STRISCIONI AI BALCONI PER CONTESTARLO, MENTRE A MILANO SI PREPARA LA PROTESTA PER IL SUO COMIZIO IN PIAZZA DUOMO DI SABATO… STRISCIONI IN ALTRE CITTA’

Dopo gli interventi della Digos e il caso di Brembate, sui social si scatena una pioggia di critiche condite da molta ironia. Milano si prepara ad accogliere il leader leghista domenica con una campagna di “lenzuoli” di protesta.
Mentre sui social, si scatena una pioggia di critiche, spesso ironiche, contro la guerra del ministro dell’Interno contro le scritte di protesta, è tutto pronto nel capoluogo milanese per la grande risposta all’episodio di Brembate.
Domenica 18 maggio, infatti, Milano si prepara ad accogliere Matteo Salvini con una protesta di lenzuoli appesi alle finestre dai milanesi che vorranno partecipare. L’iniziativa è organizzata dai Sentinelli di Luca Paladini, che per l’occasione ha lanciato l’hashtag #salvinitoglianchequesti, e da Insieme senza Muri, il cartello delle grandi manifestazioni antirazziste nel capoluogo lombardo. Numerose le adesioni in arrivo anche da cittadini di altri luoghi – Roma, Bologna, Rimini, Cagliari, Perugia – per quella che potrebbe diventare la giornata nazionale di “mobilitazione dei balconi”.
Il gesto di Brembate ha destato molte polemiche e ha aperto un dibattito sulla libertà  di espressione sancita dalla Costituzione. Il Viminale sembra essere tornato sui suoi passi, richiamando i questori e disponendo la rimozione degli striscioni solo quando c’è un reale pericolo per la sicurezza pubblica.
Già  oggi Campobasso accoglie il leader della Lega con 200 striscioni che campeggiano sui balconi della città , da “Campobasso schifa la Lega” a “Restiamo Umani”.
Anche a Verona, dove ieri era atteso il vicepremier leghista, uno striscione è stato esposto alla finestra di un palazzo all’ultimo piano a pochi metri da Giardini Giusti dove era previsto il comizio.

(da agenzie)

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ORA DI MAIO CHIEDA SCUSA PER AVER DEFINITO LE ONG “TAXI DEL MARE

Maggio 15th, 2019 Riccardo Fucile

INVECE CHE SPARARE FREGNACCE, RINGRAZI CHI SALVA VITE UMANE

Luigi Di Maio ha una sola parola, anzi tre. Ieri infatti il vicepremier e bisministro ha rilasciato un’intervista ad Annalisa Cuzzocrea di Repubblica nella quale è tornato a parlare a vanvera di cose che non ricorda di aver detto. Segnatamente, delle Ong definite come taxi del mare.
Si è pentito della definizione “Ong taxi del mare”?
«Diverse procure hanno appurato il comportamento illecito di alcune ong. Non ho mai generalizzato»
Inchieste in corso, alcune archiviate, nessuna condanna.
«Sono state aperte quando le procure hanno avuto prove di contatti. Se le forze dell’ordine hanno sequestrato alcune navi, è perchè secondo i giudici ci sono delle evidenze».
Il 29 gennaio 2018, parlando con l’agenzia tedesca DPA, Di Maio negò di aver mai definito le ONG taxi del mare:
“Non ho mai detto che le Ong siano taxi del mare”. “Ho detto, sulla base di argomentazioni e indagini di alcuni pm italiani, che alcune Ong difettano di trasparenza. Dovremmo verificare se stiano salvando o trasportando migranti, il che è molto diverso”.
Quindi, se Di Maio avesse una faccia o almeno si ricordasse di quello che dice, dovrebbe negare di aver detto che le Ong siano taxi del mare anche a Repubblica.
Invece non ce l’ha, perchè in realtà  Di Maio ha davvero definito le ONG come taxi del mare.
In uno status pubblicato sulla sua pagina Facebook il 21 aprile Luigi Di Maio affermava: “Chi paga questi taxi del Mediterraneo?”. Il Mediterraneo è un mare: magari questo va ricordato a Di Maio.
Due giorni dopo, il 23 aprile, Di Maio ribadiva rispondendo alla polemica di Roberto Saviano che le ONG “fanno da taxi del Mediterraneo”. Esattamente quello che a gennaio di un anno fa negava di aver detto.
Ma le fregnacce di Di Maio non finiscono qui. Perchè è interessante la seconda risposta: “Se le forze dell’ordine hanno sequestrato alcune navi, è perchè secondo i giudici ci sono delle evidenze”, dice Di Maio, dimostrando in un colpo solo di conoscere poco la giurisprudenza e il diritto (e questo si sapeva) ma anche di avere una concezione interessante della polizia e della legge, una cosa del tipo: se ti arrestano qualcosa avrai fatto.
Una frase che sarebbe piaciuta a Enzo Tortora, probabilmente. In ogni caso la risposta migliore alle fregnacce di Di Maio è arrivata ieri dalla procura di Catania, che ieri ha chiesto l’archiviazione della posizione del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della nave dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms.
I due erano indagati per associazione per delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo (Ragusa), il 17 marzo 2018, di 218 migranti soccorsi al largo della Libia.
La notizia è stata resa nota dai legali della Ong, gli avvocati Alessandro Gamberini e Rosa Emanuela Lo Faro, che hanno avuto risposta dalla Procura distrettuale di Catania alla loro richiesta di conoscere lo “stato del procedimento”.
Non è la prima volta che arrivano archiviazioni per le inchieste sulle ONG come taxi del mare. Ma di certo questa è stata la più tempestiva

(da “NexQuotidiano”)

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OPEN ARMS, IL GIP DI CATANIA ARCHIVIA L’INCHIESTA CHE VEDEVA INDAGATI COMANDANTE E CAPO MISSIONE: UN ALTRO SCHIAFFO AGLI INFAMI DIFFAMATORI

Maggio 15th, 2019 Riccardo Fucile

ERANO STATI   INGIUSTAMENTE ACCUSATI DI ASSOCIAZIONE PER DELINQUERE FINALIZZATA ALL’IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Il Gip di Catania, accogliendo la richiesta della Procura, ha archiviato l’inchiesta aperta nei confronti del comandante Marc Reig Creus e del capo missione Ana Isabel Montes Mier della nave dell’Ong spagnola ProActiva Open Arms.
Erano indagati per associazione a delinquere finalizzata all’immigrazione clandestina per lo sbarco a Pozzallo (Ragusa), il 17 marzo 2018, di 218 migranti soccorsi al largo della Libia.
L’inchiesta è coordinata dal procuratore distrettuale Carmelo Zuccaro e dai sostituti Fabio Regolo e Andrea Bonomo che dispose il sequestro della nave perchè, sosteneva l’accusa, “l’obiettivo primario è salvare migranti e portarli in Italia, senza rispettare le norme, anzi violandole scientemente”.
Veniva contestato a Open Arms il “rifiuto di consegnare i profughi salvati a una motovedetta libica” e che, “nonostante la vicinanza con l’isola di Malta, la nave proseguì la navigazione verso le coste italiane, come era sua prima intenzione”.
L’Ong si è sempre difesa sostenendo di avere agito “in stato di necessità  per salvare vite umane”. Il sequestro della nave fu convalidato dal Gip di Catania, ma soltanto per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il fascicolo, per competenza, fu trasferito alla Procura di Ragusa che reiterò la richiesta di sequestro della Open Arms, rigettata il 16 aprile scorso dal Gip Giovanni Giampiccolo.

(da agenzie)

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SOLDI PUBBLICI DEL SENATO PER PAGARE LA PROPAGANDA PERSONALE SOCIAL DI SALVINI

Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile

LA RIVELAZIONE DE “L’ESPRESSO”: UNA SOCIETA’ AD HOC, SOLDI PUBBLICI DIROTTATI PER PAGARE LO STAFF COMUNICAZIONE DI SALVINI (MENTRE DOVREBBERO PER LEGGE ESSERE DESTINATI A CHI LAVORA PER IL GRUPPO IN SENATO)

Matteo Renzi intervistato domenica da Repubblica ha accusato Matteo Salvini di aver usato parte dei famosi 49 milioni per pagare l’ufficio propaganda della Lega.
Nicola Zingaretti oggi chiede chiarezza sullo stesso malloppo che viene dal passato, ossia dalla truffa ai danni dello Stato per la quale sono stati condannati Umberto Bossi e Francesco Belsito.
«Vedo che Salvini non ha problemi di soldi o finanziamenti. Vedo che alle inchieste della magistratura e dei giornalisti risponde con il silenzio. Non so dove siano finiti i 49 milioni, ma so che c’è bisogno di maggiore trasparenza», ha dichiarato il segretario del Pd.
L’Espresso ha scoperto il metodo usato dalla Lega per pagare lo staff comunicazione di Matteo Salvini.
I nostri documenti non provano che Morisi & co sono pagati coi 49 milioni, ma di sicuro che soldi pubblici vengono usati per seguire la propaganda personale del leader della Lega.
Anche quando lo stesso staff era stato assunto al Viminale e quindi pagato con altri denari della collettività  .
Il gruppo di esperti ingaggiato dal Capitano è guidato da Luca Morisi, l’eminenza grigia dei social sovranisti. Da chi è stato pagato Morisi e il suo cerchio magico, tra cui Leonardo Foa, il figlio del presidente della Rai, Marcello
Dai documenti in nostro possesso risulta che per retribuire il gruppo è stata creata una società  ad hoc che ha firmato un contratto con il gruppo Lega al Senato.
Soldi pubblici usati per pagare gente che non lavora per il Senato ma per il ministro.
La società  si chiama Vadolive srl.
Nata a maggio 2018, due mesi dopo il trionfo elettorale del 4 marzo. Vadolive è stata costituita da una parente di Alberto Di Rubba, il commercialista bergamasco che è anche il revisore dei conti del gruppo Lega al Senato.
Vadolive ha sede allo stesso indirizzio di uno degli uffici dello Studio Dea. Non solo, questa società  è solo apparentemente slegata dal Carroccio.
Apparentemente, perchè il loro capitale sociale di 10mila euro è stato versato con un assegno circolare intestato allo studio Dea.
Poi, nei venti giorni che seguono l’addebito dell’assegno circolare sul conto della Dea, lo stesso studio di Di Rubba riceve poco più di 40mila euro dalla Lega Nord. Causale: saldo fatture.
Una di queste reca la data del 2 maggio 2018. Esattamente il giorno di costituzione della Vadolive. Perchè? Due settimane fa avevamo rivolto questa domanda, insieme a molte altre, a tutti i protagonisti di queste vicende, ma nessuno ci ha mai risposto.
Alla donna imparentata con il professionista leghista dopo pochi mesi subentra Davide Franzini: diventa socio unico e amministratore. Lo stesso è presidente del consiglio di amministrazione di Radio Padania.
Nel suo primo anno di attività  Valdolive ha ricevuto circa 200 mila euro dal Gruppo parlamentare Lega – Salvini Premier, l’unico modo rimasto a partiti per percepire denaro pubblico.
In realtà  ne avrebbe dovuti percepire molti di più in virtù di un contratto stipulato con il gruppo del Senato da 480 mila euro l’anno fino alla fine della legislatura.
Poi, però, a novembre si interrompe la fatturazione e il contratto con Vadolive termina anticipatamente. I soldi ricevuti fino ad allora li ha usati per pagare, oltre che lo Studio Dea Consulting di Di Rubba, anche la squadra di Luca Morisi, il dio dei social salviniani
In tre mesi la società  ha speso quasi 90mila euro per pagare Andrea Paganella, socio storico di Morisi, e tutti i giovani della propaganda salviniana, in molti casi assunti nel frattempo direttamente anche al ministero.
Da Matteo Pandini, capo ufficio stampa del Viminale, a Leonardo Foa, figlio del presidente della Rai (Marcello) e collaboratore del ministro insieme a Fabio Visconti, Andrea Zanelli e Daniele Bertana, pure loro retribuiti dalla Vadolive.
E per un periodo contemporaneamente pagati dal Viminale dato che risultano nell’elenco dei collaboratori a partire dai primi di giugno 2018.

(da “L’Espresso”)

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I FURBETTI DEL QUARTIERINO DI CASAPOUND E I 330.000 EURO DI BOLLETTE NON PAGATE

Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile

DI STEFANO FAREBBE BENE A METTERE MANO AL PORTAFOGLIO E A LASCIARE GLI APPARTAMENTI OCCUPATI A POVERI SENZATETTO ITALIANI… LE CASE SI OCCUPANO PER FAVORIRE GLI INDIGENTI, NON PER SISTEMARE SE STESSI

Non ci stanno quelli di CasaPound per passare per i furbetti del quartierino, quelli che occupano abusivamente un bene pubblico e poi non pagano le bollette.
Sostengono che il palazzo in via Napoleone III lo hanno dato a famiglie italiane mica agli stranieri. Certo, loro   dicono però che quelle famiglie sono di parenti e amici, in particolare i vertici del movimento.
Ad esempio come rivelato dall’inchiesta dell’Espresso il Segretario di CasaPound Simone Di Stefano nel 2013 «al momento della presentazione delle liste per le politiche del 2013 ha dichiarato come residenza anagrafica proprio via Napoleone III, civico 8».
A vederlo nei salotti televisivi dove lo invitano l’ex candidato premier di CasaPound non sembra certo un abusivo.
Anche Gianluca Iannone, fondatore e presidente di CPI risulta — dagli atti di notifica del Tribunale — residente nell’immobile, insieme al altri esponenti del Movimento
Poi dentro al palazzo hanno sede diverse associazioni e oltre alle soluzioni “per le famiglie” si svolgono incontri e conferenze. Difficile sostenere che pure quelle abbiano la finalità  sociale di combattere la povertà .
I partiti normali le sedi le pagano, e quando non pagano l’affitto scoppiano gli scandali. Per CasaPound è tutto diverso.
Ieri su Twitter proprio Simone Di Stefano ha spiegato a modo suo invece un’altra faccenda, quella delle bollette della luce non pagate.
Anche in questo caso — non ci crederete — CasaPound non   è come gli altri abusivi e occupanti. La situazione è questa: a carico degli occupanti del palazzo c’è un conto da 330mila euro con pignoramento che risale al 14 settembre 2018.
Si tratta di una storia nota. Scriveva l’Espresso nel marzo del 2018 che il primo distacco — per disattivare le vecchie utenze Acea e Telecom intestate al ministero che aveva sede nel palazzo — risale al 2004: i«l 10 febbraio del 2016 la Polizia di Stato ha fornito il supporto per il taglio delle forniture, poi però misteriosamente riallacciate».
Scrive Di Stefano che si tratta di un “caso politico” e che gli occupanti   «hanno smesso di pagare, ma quei soldi li hanno messi da parte ogni mese per sanare in futuro».
Quello che Di Stefano non scrive è che il decreto Lupi del 2014 richiede l’esistenza di un titolo abitativo valido per l’allaccio delle utenze.
Come spiega Alessandro Gilioli si tratta di un decreto che stabilisce che gli occupanti non possono pagare le bollette, nemmeno volendo. Il che è il contrario di quello che sostiene Di Stefano che vuole far credere che il problema sia semplicemente il fatto che c’era un unico contatore invece che diciotto.
Non è così: secondo quanto stabilito dall’art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo 2014, «chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza nè l’allacciamento a pubblici servizi in relazione all’immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge».
Ad esempio in base al Decreto Lupi (varato sotto il governo Renzi) Di Stefano non avrebbe potuto dichiarare la residenza in Via Napoleone III per potersi candidare, anzi il decreto lo ha trasformato — così come tutti gli occupanti di CasaPound — in un senza fissa dimora.
Nessun caso politico semplicemente la legge dice che i fascisti del Terzo Millennio non possono pagare le bollette perchè sono occupanti abusivi.
Altra cosa interessante, sempre per la serie quello che i fascisti del Terzo Millennio non dicono è la differenza con l’occupazione dello stabile ex-Inpdap di via Santa Croce in Gerusalemme. Secondo quanto dichiarato all’AdnKronos da Paolo Maddalena, presidente emerito della Corte Costituzionale, «questa gente non è abusiva, perchè quando c’è lo stato di necessità  uno cerca di salvarsi. Che deve fa’? Deve mori’ sta gente? L’obbligo dello Stato, articolo 38 della Costituzione, è quello di dare un sostegno a chi è senza possibilità  di lavoro. Per Casapound no, il discorso non vale: non ha alcun diritto a occupare perchè non sono poveri ma politici, si pagassero le loro cose e non usufruissero dei beni di tutti gli italiani. Quelli di Casapound hanno torto marcio, non si possono paragonare ai poveracci senza un tetto».

(da “NextQuotidiano“)

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ZINGARETTI IN APNEA PER L’ULTIMO MIGLIO: DUE CHILI IN MENO, SETTE INIZIATIVE E UNA PASTICCA DI PROPOLI AL GIORNO

Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile

PUNTA TUTTO SULLA DENUNCIA DEL GOVERNO DELL’INCIUCIO: “SALVINI E DI MAIO PARI SONO”… TONI MODERATI, SEGNALI POSITIVI NEL TOUR, AL SORPASSO CI CREDE

Due parole antiche, ma che danno il senso della posta in gioco: “Mobilitazione straordinaria”.
È questo che ha chiesto il segretario del pd Nicola Zingaretti ai suoi per l’ultima settimana di campagna elettorale: tv, comizi, ma anche il porta a porta, “casa per casa”.
Per dare il senso di una campagna reale, non racchiusa solo nella dimensione della politica spettacolo. “Inciucio” è la parola chiave, da far passare: “Ma quale svolta a sinistra di Cinque Stelle, tutte chiacchiere. Se questa dinamica conflittuale fosse vera, allora uno dei due chiederebbe di andare al voto, o no? E invece perchè non ci vanno? Per il potere, questa è la verità ”.
Questa è la linea, per l’ultima settimana: “Il governo dell’inciucio, senza neanche più la dignità  che poteva avere il contratto. Litigano ma non rompono per mantenere il potere”.
Non prendere sul serio questo gioco di un governo che cerca di rinchiudere al suo interno il ruolo di maggioranza e opposizione, nè accreditare i Cinque Stelle come forza realmente anti-Salvini.
È la partita della vita, per il neo-segretario che si è insediato meno di due mesi fa. Consapevole che c’è ancora un pezzo del suo partito che lo aspetta al varco. Quell’asticella al 25 per cento messa da Renzi qualche giorno fa, lascia già  intendere come l’ex segretario si prepari al fuoco amico, per la serie “il problema non ero io”: “Mi hanno insegnato che i conti si fanno alla fine. Questo è il momento di menare. Al fischio finale si vede chi è rimasto in piedi”.
Lunedì a Casal Bruciato per riaprire la sezione del Pd, poi Pozzuoli, Napoli, Genova, chiusura in Piazza a Milano: l’agenda prevede 7 appuntamenti al giorno.
Al momento la sensazione è che il clima sia buono. Difficile ma buono, rispetto alle politiche.
Indicativo che in varie città , come Torino, le iniziative più larghe siano andate meglio di quelle di partito in senso stretto, con i notabili impegnati in giro a raccogliere preferenze:
“Questo litigio di Lega e Cinque Stelle — è la sua analisi – sta mobilitando più chi vota contro che chi vota a favore. Guardate i giovani: quelli alla Sapienza che cantano Bella ciao o quelli che prendono in giro Salvini sui selfie. È un segnale di risveglio e di rifiuto della cultura dell’odio”.
La bilancia segna due chili in meno, persi nelle prime settimane di campagna elettorale. Per tenere una voce decente il rimedio è una pasticca di propoli al giorno. Zingaretti, il mite, ha distribuito un paio di cartelle per fissare i punti di attacco degli ultimi giorni. In una c’è l’elenco dei cento decreti che sono stati decadere dal governo, a causa dei continui litigi.
Nell’altra invece l’elenco dei provvedimenti votati assieme in questo anno, che attesta una “complicità ” di fondo: “Di Maio ha votato tutti i provvedimenti più odiosi di Salvini, a partire da quelli sulla sicurezza. Chi vota Cinque Stelle vota per far rimanere Salvini ministro dell’Interno. Del resto lo dice anche lui che il governo deve andare avanti altri quattro anni, o no?”.
Al voto ci crede poco, anche se il conflitto sta diventando reale.
Le antenne sul territorio segnalano che, ormai, ai comizi di Salvini, la base mostra striscioni che lo invitano a rompere con Di Maio. È accaduto ad Ascoli, a Novara, un po’ ovunque. E anche il gruppo dirigente diffuso lo spinge in tal senso.
Semmai dovesse accadere, non c’è spazio per manovre di Palazzo. La posizione del Pd è stata già  recapitata in via informale al Quirinale: “Se il governo cade, come sarebbe auspicabile, si vota. Non è uno slogan. Hanno prodotto un buco economico così drammatico che è giusto che siano i cittadini a scegliere tra soluzioni diverse. Solo così se ne esce”.
Salvini e Di Maio, Di Maio e Salvini, l’uno e l’altro pari sono per Zingaretti. Anche per non polarizzare sono con uno, il che accrediterebbe l’altro come un oppositore ha lasciato cadere l’idea di un confronto tv.
Perchè anche se non si possono considerare due volti della stessa destra, cosa che il segretario del Pd non pensa, devono essere trattati come due protagonisti dello stesso sfascio: “Siamo noi l’unica alternativa. Lo spread ha toccato quota 281. E se continua a bruciare miliardi, non avremo soldi per la sanità . Altro che spostamento a sinistra, se per gestire il potere rendi più deboli le fasce più deboli. C’è poco da fare: o saranno costretti ai tagli o aumenteranno l’Iva. Questa è la verità ”.
A chi gli consiglia una comunicazione più ad effetto, rumorosa, che li sfidi sul loro stesso terreno, risponde: “Noi, anche nella comunicazione, dobbiamo rappresentare una alternativa. Hanno imprigionato il paese nella realtà  virtuale degli insulti. Noi dobbiamo essere quelli che parlano di una agenda reale”. È convinto che funzioni. Salvini è nervoso. Per ora Di Maio non ha riempito piazze limitandosi a parecchi incontri con le categorie.
Sembrano segnali “buoni”. Nel “sorpasso” ci crede.

(da “Huffingtonpost”)

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GRILLO NON CI SARA’ NEANCHE PER LA CONCLUSIONE DELLA CAMPAGNA ELETTORALE

Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile

TUTTO NELLE MANI DI DI MAIO CHE NON SCEGLIE MAI LE PIAZZE MA POSTI CHIUSI… E IL GRUPPO IN EUROPA ANCORA NON C’E’

Tra i parlamentari del Movimento 5 stelle gira una foto. Si vede piazza Salotto a Pescara, a due passi dal mare. C’è un fiume di gente, le strade sembrano affluenti che esondano verso un lago di persone, tutte che premono sotto un palco.
È il palco di Beppe Grillo, è lo Tsunami tour, è il 2013. La foto gira perchè domenica scorsa Luigi Di Maio anche lui è stato a Pescara, anche lui a piazza Salotto, anche lui ha radunato gente. Ma forse un decimo, per essere generosi, di quanta nello stesso identico punto spingeva i 5 stelle al boom elettorale delle politiche.
La calma e il sangue freddo provano a calmierare la preoccupazione. “Ma tu hai i sondaggi?”, chiede un deputato, “Ma secondo te quanto prendiamo?”.
C’è realismo: “Siamo cambiati rispetto a quello che eravamo — dice un uomo vicino al capo politico — lo sappiamo. E cinque anni dopo abbiamo preso più voti con Luigi a farsi solo i palazzetti dello sport, sempre al chiuso. E le piazze di Di Battista erano gremite, ma di certo non di folle oceaniche”.
Sì, tutto è cambiato. La prima campagna elettorale con Grillo totalmente eclissato, non prevista al momento una sua presenza nemmeno al gran finale. “Speriamo anzi che non ci faccia campagna elettorale contro”, ironizza sorridendo un onorevole di lungo corso.
Ma lo schema è lo stesso, anche se in tono minore.
Fano, auditorium Masetti, Ascoli, centro congressi della Camera di commercio, Milano, Garden gate, Cosenza, cinema teatro Italia. Il capo politico batterà  lo stivale nelle ultime due settimane, prediligendo gli spazi chiusi, che comunicativamente avevano così ben funzionato appena un anno fa. Ma li alternerà  ad alcune piazze, come San Prospero a Reggio Emilia, Matteotti ad Avellino, Bocca della verità  a Roma.
Già , proprio quella Bocca della verità  che evoca ricordi agrodolci, dove fu convocato prima l’impeachment day contro Sergio Mattarella, “reo” di aver fatto saltare il banco del governo per il suo niet a Paolo Savona quale ministro dell’Economia, e che poi divenne con un triplo carpiato il luogo della prima festa di governo quando, qualche ora dopo, le cose si incardinarono per il verso giusto.
La scaramanzia c’entra poco. Scotta ancora troppo il ricordo di piazza del Popolo per un’ampia fetta vuota in occasione della chiusura del Rally per le politiche, e lo spazio a due passi dal tempio di Vesta è funzionale per regalare un colpo d’occhio formidabile: l’area è relativamente piccola, e strutturata in modo tale che bastano circa diecimila persone per farla sembrare quel che non è.
Di Maio nel suo girovagare si porterà  dietro i candidati delle circoscrizioni elettorali, impegnati di par loro in banchetti e micro eventi sul territorio.
Non tutti dovrebbero avere il loro spazio di parola davanti agli astanti, e si dovrebbero privilegiare le cinque capolista, scelta che ha già  creato più di qualche mugugno e che anche per questo ha margini di derogabilità .
E in parallelo il territorio sarà  battuto da Gianluigi Paragone, con il suo Avanti tutti tour, una serie di eventi sul territorio non necessariamente legati alle europee ma che per la loro concezione — presentare e diffondere i risultati di governo — naturalmente si salderà  alla corsa verso Bruxelles.
Laddove aspetta un compito tutt’altro che semplice i futuri europarlamentari. Ad oggi mancherebbe un paese per formare il gruppo a Strasburgo, e dei cinque che si sono affiancati ai 5 stelle la war room di Di Maio ha serie preoccupazioni che almeno due non superino la soglia di sbarramento.
Una bella gatta da pelare, da risolvere con trattative spicciole post voto che poco avrebbero del “cambiamento” di cui si fregia lo storytelling stellato.
Ma se si pensa che David Borrelli – fondatore di Rousseau e ancor prima testa d’ariete in Europa quando M5s era robustamente euroscettico – è candidato tra le fila di Più Europa, forse quella del dover mercanteggiare con qualche eletto senza gruppo la propria sopravvivenza politica nell’emiciclo comunitario è l’ultima delle contraddizioni che preoccupa in queste ore l’orizzonte degli eventi stellato.

(da “Huffingtonpost”)

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