Destra di Popolo.net

STUPRO OPERA DEI DUE MILITANTI DI CASAPOUND, LA VITTIMA RIFIUTA 40.000 EURO DI RISARCIMENTO

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

INCASTRATI DAL VIDEO DELLO STUPRO AVVENUTO A VITERBO NELLA SEDE DI CASAPOUND

Riccardo Licci e Francesco Chiriccozzi hanno offerto 20.000 euro ciascuno alla vittima della presunta violenza sessuale avvenuta nell’Old Manners Pub, che funziona da luogo di ritrovo e da sede di Casapound a Viterbo, a titolo di risarcimento.
I due giovanissimi — in carcere da aprile con l’accusa di violenza sessuale di gruppo — si sono visti da poco rifiutare gli arresti domiciliari.
Il giudice per le indagini preliminari Savina Poli ha rigettato l’attenuazione delle misure cautelari, nonostante l’assenso espresso dal pm titolare dell’inchiesta, in quanto a suo avviso non sarebbero venute meno le esigenze detentive per gli imputati.
Nella stessa occasione, tramite i loro legali, avevano avanzato l’offerta di risarcimento, rifiutata dalla 36enne che li ha denunciati.
Il gip non ha ritenuto soddisfacenti le dichiarazioni dei due coimputati nell’interrogatorio avvenuto lo scorso 12 luglio.
In particolare entrambi hanno continuato a riferirsi ai fatti avvenuti come a un rapporto consensuale, dicendosi convinti di essere stati denunciati dalla donna “solo” perchè si sarebbe sentita umiliata per le riprese fatte con i telefonini e poi inviate in diverse chat — compresa quella di Blocco Studentesco Viterbo — e anche al padre di uno dei due. Secondo gli inquirenti invece proprio quei filmati mostrerebbero una violenza brutale ed evidente, tanto da giustificare l’arresto, mentre gli accusati descrivono un rapporto consensuale pur ammettendo che la donna non volesse essere ripresa.
Le dichiarazioni degli arrestati per il giudici “non esprimono vera resipiscenza o presa d’atto del grave fatto delittuoso di cui si sono resi responsabili, apparendo, anzi, strumentali alla richiesta di alleggerimento della pena”. Insomma nessun vero pentimento sarebbe nè consapevolezza della gravità  di quanto accaduto.

(da agenzie)

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LA BOSCHI SFIDA SALVINI A UN DUELLO IN TV: “E’ OSSESSIONATO DA ME, BASTA INSULTI A DISTANZA, CORAGGIO, VENGA A DIRMI LE COSE IN FACCIA”

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

A CUOR DI LEONE LA SCELTA DELLA TRASMISSIONE

“Salvini sembra ossessionato da me. Quando ha finito di fare le bizze, lo sfido a un confronto televisivo. Scelga in quale trasmissione confrontarsi civilmente, senza comizi. Il capitano coraggioso avrà  il coraggio di confrontarsi? O continuerà  a insultare a distanza? #coraggio”.
Lo scrive in un tweet la deputata Pd Maria Elena Boschi rilanciando un’immagine social in cui Salvini attacca sia lei che Matteo Renzi.
“Essere sfiduciato da Renzi e la Boschi? Per me è una medaglia olimpica”, twitta esultante il segretario leghista, con tanto di segno di vittoria.
Tra i due è battaglia social da giorni, con l’ex ministra che incalza per una mozione di sfiducia al vicepremier sul caso dei presunti fondi russi alla Lega, e il leghista che attacca la parlamentare Pd.
Ora la sfida diretta di Maria Elena, ma Salvini scapperà  come sempre (con le donne gli sta andando male)

(da agenzie)

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L’ALLARME DI CONFESERCENTI: “UN MILIARDO DI VENDITE IN MENO NEL 2019”

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

OGNI GIORNO CHIUDONO 14 NEGOZI… UNA SU DUE CHIUDE NEI PRIMI TRE ANNI DI VITA

Sarà  un 2019 a segno meno per il commercio. È quanto indicano le stime di Confesercenti, secondo cui se non ci saranno inversioni di tendenza, l’anno si chiuderà  con una flessione del -0,4% delle vendite, per oltre un miliardo di euro in meno rispetto al 2018: il risultato peggiore degli ultimi quattro anni.
La crisi che ha colpito il settore non sembra quindi arrestarsi, stando anche al bollettino di guerra certificato dall’associazione. Oggi, rileva Confesercenti,   rispetto al 2011 ci sono 32mila negozi in meno, un’emorragia che ha portato a bruciare almeno 3 miliardi di euro di investimenti delle imprese. E quest’anno stimiamo che spariranno ancora più di 5mila attività  commerciali, al ritmo di 14 al giorno.
A pesare è il mancato recupero della spesa delle famiglie italiane, che sono oggi costrette a spendere annualmente 2.530 .euro in meno che nel 2011.
Una sofferenza non limitata alle sole aree più povere del paese: le famiglie lombarde hanno ridotto i loro consumi del 3,5%, quelle venete del 4,4%, poco meno di quanto avvenuto in Calabria, dove la contrazione è stata del 4,8%.
Lo stop della spesa ha inoltre portato ad riorientamento delle scelte di consumo verso quei canali dove più esasperata è la concorrenza di prezzo, come web e outlet. Una convergenza che ha messo in ginocchio le piccole realtà . Ormai – rileva Cnfesercenti –   quasi un’attività  commerciale indipendente su due chiude i battenti entro i tre anni di vita.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

PARADOSSO ITALIA: GIOVANI SENZA LAVORO, MA CROLLANO LE ISCRIZIONI ALLE SCUOLE PROFESSIONALI

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

IN 16 ANNI SI SONO DIMEZZATI GLI STUDENTI… GOVERNO SOTTO ACCUSA: HA ABBANDONATO ANCHE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

In sedici anni si sono dimezzati gli iscritti agli istituti professionali, e il Paese — tanto meno il ministero dell’Istruzione – non ha ancora messo a fuoco che questo è un problema primario.
Lo scorso 27 giugno il Miur ha reso pubblici i dati sulle iscrizioni scolastiche per l’anno 2019-2020: hanno certificato, i dati, come le famiglie negli ultimi cinque anni si siano aggrappate alla tradizione dei licei: su 542.654 richieste di iscrizione alla prima superiore, infatti, il 54,6 per cento si è affidato a un classico, uno scientifico, un linguistico (i licei sono in crescita di iscritti dal 2014-2015).
Le scuole tecniche (economiche, tecnologiche, turistiche) sono in lieve ripresa: le affronterà  il 31 per cento del totale che si affaccia alla secondaria superiore.
La scelta degli undici indirizzi di istruzione professionale e dei percorsi di formazione professionale (IeFp), invece, è in vistoso calo.
Gli iscritti alla prossima stagione, qui, sono al 14,4 per cento del totale contro il 15,2 dell’anno precedente. Gli istituti professionali quinquennali sono in leggera risalita (0,1 per cento), ma crollano le adesioni alle scuole regionali di tre o quattro anni.
La caduta dell’appeal delle Professionali dura da sedici anni, seguendo i dati offerti nelle successive stagioni dall’Ufficio statistica del Miur.
Nell’Anno scolastico 2003-2004 — con la scuola divisa semplicemente in cinque categorie — il 27,4 per cento dei quattordicenni entrava in istituto per imparare un lavoro: erano le scuole più richieste (tenendo conto che, allora, solo il classico e lo scientifico erano classificati licei).
Dal 2003 è iniziata una discesa continua e rapida con due accenni di risalita nel 2009 e nel 2012 che non hanno invertito la tendenza negativa: i Professionali non sono istituti cercati in un Paese che tutt’oggi poggia la sua tenuta economica sulla piccola e media impresa e quando nel resto d’Europa — in Germania, soprattutto — le scuole del fare hanno altri numeri, altra attenzione, altri risultati.
Se si entra nel dettaglio degli undici indirizzi professionali, si vede che perde (0,2 per cento) anche quello più frequentato: “Enogastronomia”. Il “Food” è questione di moda e che crea occupazione, a livello universitario crescono i corsi in Scienze alimentari, ma nella scuola anche questo segmento non tira. “Servizi per la sanità  e l’assistenza sociale” è il terzo per iscritti. Tengono “Servizi commerciali” e “Manutenzione e assistenza tecnica”.
Una ricerca della Fondazione Agnelli del febbraio 2018 ha spiegato una questione che, probabilmente, le famiglie italiane hanno introiettato da tempo: i Professionali italiani (nella ricerca anche i Tecnici, in verità ) danno minori garanzie di occupazione. Nello specifico, solo il 42,7 per cento dei diplomati tecnico-professionali trova un lavoro nei due anni successivi alla Maturità . E di questi, solo uno su cinque lo trova a tempo indeterminato.
Due riforme in sei anni (Gelmini con Berlusconi nel 2011, Toccafondi con Gentiloni nel 2017) non riescono a incidere sui destini della scuola professionale italiana. La dispersione – ovvero gli studenti che non arrivano alla Maturità  – resta alta e troppe classi sono diventate luoghi di aggressività  studentesca nei confronti di docenti lasciati in solitudine.
“La scuola è il luogo in cui i ragazzi scoprono la propria strada, il proprio talento e si orientano per il futuro”, dice Gabriele Toccafondi, oggi deputato centrista, sottosegretario all’Istruzione con Renzi e Gentiloni, “gli istituti professionali vanno sostenuti e rilanciati per il bene del Paese. Questo governo, che pure tra la piccola impresa del Nord ha molto elettorato, non lo sta facendo. La crisi delle scuole professionali è l’altra faccia dell’abbandono dell’Alternanza scuola lavoro”.
Alla Camera il ministero ha rivelato che nell’anno scolastico appena chiuso solo il 53 per cento degli studenti ha svolto l’Alternanza (nel 2017-2018 era stato l’89 per cento). Le strutture ospitanti sono passate da 208 mila a 190 mila.
Che le professionali servano lo dimostra l’iniziativa dell’azienda di Treviso Came, leader nel settore dell’automazione (cancelli, citofonia): ha selezionato 22 studenti tra 740 in tutta Italia per avviarli a uno stage teorico e pratico lungo due settimane.

(da agenzie)

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POLONIA, CRIMINALI NEONAZISTI CON MAZZE E CATENE ASSALTANO IL GAY-PRIDE DI BIALYSTOK, CACCIA ALL’UOMO NELLE STRADE, DECINE DI FERITI

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

CHIESA LOCALE E POLIZIA COMPLICI DEL CLIMA DI INTOLLERANZA… MANOVRA IL TUTTO IL PARTITO SOVRANISTA PIS, ALLEATO DI SALVINI, BENVENUTI NEL MEDIOEVO

Riesplode in Polonia la violenza di piazza nazionalsovranista e omofoba contro gli Lgbt e quindi contro i diritti umani.
Nella città  nordorientale di Bialystok il primo corteo gay pride organizzato sul posto è stato brutalmente attaccato da squadracce di ultrà  polacchi.
Molti pacifici dimostranti sono stati pestati a sangue, sotto gli occhi della polizia la quale pur disponendo a livello nazionale di molti mezzi e grande efficienza, è stata il secondo bersaglio degli ultrà  e dunque è stata incapace di garantire che il corteo si svolgesse lungo il percorso concordato con le autorità .
“Ti avevo detto una decina di giorni fa che l’atsmofera di odio e violenza omofobi peggiora di settimana in settimana, ormai devo dire che peggiora di giorno in giorno”, mi dice al telefono uno studioso ed esperto della cultura e dei movimenti Lgbt, il giovane Sebastian Maluszewski, docente alle scuole superiori e cofondatore del centro di ricerca dell’Università  di Varsavia su storia e identità  degli Lgbt.
Aggiunge: “La Chiesa cattolica locale tramite l’abate Tadeusz Wojda si era schierata da giorni contro il pacifico corteo gay pride dicendo ‘non possumus’, per chiarire che non poteva accettarlo e lanciando appelli a difendere in ogni modo valori cristiani e famiglie e bimbi che ‘alieni vogliono abusare'”.
E mercoledà­ il diffuso quotidiano filogovernativo Gazeta Polska offrirà  in omaggio con ogni copia un adesivo con la bandiera arcobaleno e la sigla Lgbt cancellate da una X”. Anche invitando a mobilitarsi contro Ikea che in una sua filiale svedese aveva licenziato secondo i suoi codici interni un omofobo che in azienda invitava a mandare ogni gay sul rogo
Gli ultrà  neonazisti hanno attaccato lanciando pietre, altri corpi contundenti, e sacchetti di plastica con urina e sterco contro i dimostranti, molti tra i quali, giovani o minorenni, sono stati inseguiti dagli estremisti fino a casa e picchiati in ogni strada, hanno trovato rifugio in negozi o farmacie per salvarsi dai pestaggi.
E si sono cambiati in corsa per non rendere visivamente evidente la loro partecipazione al gay pride.
Atmosfera da intolleranza e violenza medievale, con la polizia completamente impreparata che ha reagito solo quando i suoi agenti sono stati attaccati, ma senza riuscire a garantire lo svolgimento del corteo.
Segno dell’atmosfera creata dal partito di maggioranza sovranista PiS (Prawo i Sprawiedlywosc, Diritto e Giustizia, che ha otttimi rapporti con Matteo Salvini e la Lega) in vista delle elezioni previste per ottobre.
I leader del PiS ripetono da aprile che il movimento e la cultura Lgbt sono “una minaccia per la nazione e la famiglia”. Il corteo a Bialystok aveva cominciato a percorrere pacificamente le vie del centro. Secondo Spiegel online contava almeno 800 partecipanti, con striscioni e slogan gentili come “l’amore non è reato”. Improvvisamente gli hooligans ultrà  sono arrivati con la loro carica con bastoni, pugni di ferro e catene, pestando dimostranti e anche agenti di polizia.
Manca al momento qualsiasi reazione o commento da parte governativa. Nei giorni scorsi una trentina di municipalità  e un’assemblea regionale si erano orgogliosamente dichiarati “Lgbt-free”, liberi dalla cultura Lgbt. Concetto che evoca sinistramente il termine “Judenfrei” coniato da Goebbels nel Terzo Reich per Germania e paesi europei occupati. Un prefetto aveva anche premiato e lodato in pubblico queste autorità  locali.

(da agenzie)

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MERCOLEDI’ LA SFIDA IN AULA TRA CONTE E LA LEGA SUI RUBLI ALLA LEGA

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

IL PREMIER REPLICA A ZAIA E FONTANA: “I MINISTRI DELLA LEGA ERANO AL VERTICE SULL’AUTONOMIA, SI RIVOLGANO A LORO”… DI MAIO: “LA LEGA VUOL FARE CADERE IL GOVERNO PER TAGLIARE I PARLAMENTARI”

Mercoledì potrebbe andare in scena l’ultimo atto di questo governo. O almeno questo è l’auspicio dei leghisti che tifano per la crisi e il divorzio dal Movimento.
Giuseppe Conte prenderà  la parola in Senato per l’attesa informativa sul caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega.
Lo hanno chiesto le opposizioni, lo attende buona parte dell’opinione pubblica. Subito dopo parlerà  Matteo Salvini. A quel punto il governo potrebbe avere le ore contate.
La scena inquadrerà  il conflitto nella sua massima tensione.
Da una parte il presidente del Consiglio che ha annunciato di andare in Aula perchè il suo vice, direttamente coinvolto nell’affaire Metropol si rifiutava di farlo, dall’altra il vice che si alzerà  per rispondere.
E fa nulla se lo farà  seduto al suo fianco, tra i banchi del governo, o dall’emiciclo dei senatori della Lega, in modo da rendere ancora più plateale la distanza.
«Non so cosa dirà  Conte – confidava ieri Salvini ai collaboratori – Immagino che dirà  che non c’è nulla, come ha già  detto Di Maio. Ed è quello che dirò io: che è tutta una montatura».
Nè più nè meno della tesi che sostiene da giorni. Dirà  anche che conosce Gianluca Savoini dal 1991, che a differenza di quanto dichiarato a caldo, lo ha frequentato e lo stima, ma che non sapeva del suo incontro nell’hotel di Mosca.
Certo è che la scena si preannuncia drammatica. «La possibilità  che Salvini intervenga al Senato sul Russiagate dopo aver ascoltato il suo Presidente del Consiglio dà  l’idea del caos nel quale è precipitato il governo», ragionava ieri il leader del Pd Nicola Zingaretti. L’attesa in effetti si trascina dietro diversi interrogativi.
Conte si confronterà  prima con Salvini per avere chiarimenti sul caso Russia? «Parlo io in Aula perchè lui si era rifiutato di farlo. Lo dobbiamo ai cittadini per trasparenza», è la risposta che dà  il premier a chi gli chiede se non si rischia un pasticcio in Parlamento. Sempre che non accada qualcosa di irrimediabile prima.
E potrebbe accadere, visto il livello raggiunto dallo scontro sul dossier autonomie. Salvini da due giorni tace, ma dopo l’annuncio del compromesso che ha neutralizzato la gestione differenziata sulla scuola sono i governatori leghisti di Veneto e Lombardia a essersi scatenati: «Mi stupiscono i 5 Stelle e Conte, che ancora stimo, ad aver partecipato a questa cialtronata» attacca Attilio Fontana; «Non fare l’autonomia vuol dire che questo governo non ha più senso» si sfoga Luca Zaia.
Salvini non prende le distanze e questa per Conte è la prova che fa parlare i governatori al suo posto.
Il premier attende la fine della giornata prima di rispondere. Lo fa con una nota: «Considero inqualificabili gli attacchi di Fontana e Zaia. Ingiustificabili alla luce di tutto il lavoro fatto».
Conte è furioso, fa sapere di essere «nero» per i toni, per gli «insulti». Ma anche per i modi, perchè, fa filtrare, «a quel tavolo c’erano seduti i ministri leghisti Stefani e Bussetti e non c’è stata alcuna protesta da parte loro».
E oltretutto, aggiunge, «al vertice non c’era proprio il loro leader. Perchè Salvini non è venuto se ci tiene tanto all’autonomia?». La stessa domanda di Luigi Di Maio, che allo staff consegna questo sospetto: «Salvini sta cercando un pretesto per rompere per non arrivare a votare la legge che taglia i parlamentari».

(da “La Stampa“)

argomento: governo | Commenta »

E’ LA “OCEAN VIKING” LA NUOVA NAVE CHE A GIORNI PARTIRA’ PER SOCCORRERE I PROFUGHI AL LARGO DELLA LIBIA

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

I PATRIOTI EUROPEI DI MEDICI SENZA FRONTIERE E SOS MEDITERRANEE TORNANO IN MARE CONTRO “LA “INAZIONE CRIMINALE DEI GOVERNI EUROPEI”

Medici senza frontiere (Msf) annuncia la ripresa delle attività  di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale e condanna “l’inazione criminale dei governi europei”.
Il ritorno in mare avviene “dopo due anni di una sostenuta campagna dei governi europei per bloccare ogni tipo di azione umanitaria nel mediterraneo e dopo la normalizzazione di politiche punitive che continuano a causare morti in mare e terribili sofferenze in una libia devastata dal conflitto”, si legge in una nota.
I governi europei “vogliono far credere che la morte di centinaia di persone in mare e la sofferenza di migliaia di rifugiati e migranti intrappolati in libia siano un prezzo accettabile per le politiche di controllo della migrazione”, dichiara Sam Turner, capo missione di Msf per le attività  di ricerca e soccorso e la Libia.
“La cruda realtà  è che mentre sbandierano la fine della cosiddetta crisi migratoria in Europa, fanno consapevolmente finta di non vedere la crisi umanitaria che queste politiche perpetuano in mare e in Libia. Queste morti e sofferenze sono evitabili e finchè continueranno, non possiamo restare a guardare”, aggiunge.
La nuova nave Ocean Viking, battente bandiera norvegese, gestita in partnership da Msf e Sos Mediterranee, partirà  per il Mediterraneo centrale intorno alla fine del mese.
“Con pochissime navi umanitarie rimaste nel Mediterraneo centrale e gli ultimi residui della capacità  di ricerca e soccorso europea irresponsabilmente abbandonati, questo tratto di mare resta la rotta migratoria più pericolosa al mondo”, denuncia Msf.
“Quest’anno almeno 426 uomini, donne e bambini hanno già  perso la vita durante la traversata, 82 dei quali in un naufragio appena due settimane fa. Nei primi sei mesi del 2019, il rischio di annegare è più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo del 2018, solo considerando le morti note”, prosegue la nota.
“Come se non bastasse, le navi commerciali si trovano in una posizione insostenibile, prese tra l’obbligo di soccorrere imbarcazioni in difficoltà  e il rischio di rimanere bloccate in mare per settimane per la chiusura dei porti italiani e l’incapacità  degli stati europei di concordare un meccanismo per gli sbarchi”.
“Torniamo in mare per salvare vite. E non possiamo restare in silenzio mentre persone vulnerabili subiscono sofferenze evitabili”, dice Claudia Lodesani, presidente di Msf in Italia. “Se i leader europei condannano l’uccisione di migranti e rifugiati vulnerabili in Libia, devono anche garantire la ripresa di operazioni di ricerca e soccorso ufficiali, sbarchi in luoghi sicuri e l’immediata evacuazione e chiusura di tutti i centri di detenzione arbitraria. L’ipocrisia del crescente supporto fornito alle intercettazioni in mare e al ritorno forzato delle persone negli stessi luoghi dove vengono perpetrate le violenze, lascia intendere che quelle condanne sono solo parole vuote di finta compassione”, aggiunge Lodesani.

(da agenzie)

argomento: denuncia | Commenta »

LA FAVOLA DI BOUBA, IL PRIMO PROFUGO LAUREATO: “VORREI FARE IL PROFESSORE”

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ORIGINARIO DEL MALI, ARRIVATO A BORDO DI UN BARCONE, ORA SI E’ LAUREATO CON 110 MANTENENDOSI LAVORANDO NELLE CUCINE DI UN RISTORANTE DI ALGHERO

Bouba è il primo laureato con protezione internazionale dell’Università  di Sassari.
Bakary Coulibaly, questo il suo vero nome, viene dal Mali, ha 32 anni e da tre giorni è dottore magistrale in Pianificazione e politiche per la città , l’ambiente e il paesaggio.
Un sogno, un traguardo che mai avrebbe potuto immaginare, neanche lontanamente.
La storia di Bouba
Nel 2015 prova ad arrivare in Italia — fuggendo dalla guerra civile — e, partendo dalla Libia, si affida a uno dei barconi della morte.
Bouba è fortunato: viene salvato da una Ong e, una volta approdato nel nostro Paese, portato subito in un centro di accoglienza ad Alghero. Il “campo” come lo chiama lui.
Lì inizia a riflettere sul suo futuro: in Mali, infatti, si era laureato in Antropologia. Così ottiene la protezione internazionale e un giorno esprime un desiderio: «Vorrei continuare a studiare». E così conosce la donna, la prof Silvia Serreli, che di lì a poco sarebbe diventata il suo punto di riferimento, il suo tutor e, infine, la sua relatrice.
L’iscrizione all’università 
«A quel punto l’ho subito trascinato con me. Certo, all’inizio non è stato facile, aveva difficoltà  a integrarsi a causa della lingua. Tornava spesso al “campo” per andare a trovare i suoi amici e non parlava bene l’italiano. Poi, grazie a un progetto di inclusione e integrazione voluto fortemente dal nostro Rettore, è riuscito a laurearsi in pochi anni. Io gli sono sempre stata vicina» ci racconta Silvia Serreli, docente al Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica di Alghero, delegata del rettore per le politiche di integrazione dei migranti e rifiuti, e non a caso relatrice del dottor Coulibaly.
L’emozione di Bouba
Grazie alla borsa di studio della Conferenza dei rettori delle Università  italiane e del Ministero dell’Interno per rifugiati e titolari di protezione sussidiaria, costretti nel proprio Paese a interrompere gli studi, Bouba è tornato a sognare e ne è uscito vittorioso.
La tesi
Un 110 meritato e sudato con una tesi, intitolata La cultura maliana e gli effetti urbani delle migrazioni, in cui spiega chiaramente «come il modello d’accoglienza italiano, affiancato alla formazione e alla cultura, produca un modello virtuoso perchè “costringe” i migranti a essere autonomi, a vivere come gli italiani» ci racconta la prof.ssa Serreli.
Alla discussione della tesi — presso il Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica dell’Università  di Sassari — ha partecipato anche la comunità  maliana locale che ha festeggiato con Bouba il traguardo della laurea.
Il sogno di Bouba
«Un giorno vorrei diventare professore, continuare a studiare, fare ricerca e insegnare», rivela lui che, nel frattempo, lavora nelle cucine di un ristorante di Alghero per mantenersi.
Il messaggio di Bouba
«Avevo un sogno quando sedevo sui banchi dell’università  a Bamako: fare un master in Europa. Era un sogno irrealizzabile per diverse ragioni — ha concluso — eppure ho provato a seguire un sogno e ho camminato a lungo verso L’Europa. Questa tesi è la mia utopia e da qui ripartirò per costruirne altre». Un sogno che è divenuto realtà  grazie alla sua determinazione.

(da agenzie)

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FELTRI E I “TERRONI CHE VOGLIONO ESSERE MANTENUTI DAL NORD”

Luglio 21st, 2019 Riccardo Fucile

LUI DIMENTICA CHE E’ MANTENUTO DAI LETTORI, RINGRAZI CHE CI SONO ANCHE LETTORI DEL SUD CHE PAGANO PER LEGGERE LE SUE CAZZATE… ESILARANTE L’APPELLO A SALVINI, IL CLASSICO NORDISTA ELETTO IN CALABRIA E MANTENUTO DAI TERRONI

Mentre Giuseppe Conte inviava una lettera al Corriere della Sera nella quale chiedeva ai governatori del Nord — Luca Zaia (Veneto) e Attilio Fontana (Lombardia) — di ridimensionare il proprio linguaggio nei suoi confronti dopo gli ultimi accordi a Palazzo Chigi sull’Autonomia, Vittorio Feltri si rendeva protagonista di un discutibile editoriale pubblicato domenica 21 luglio sul suo quotidiano Libero.
Tornano vecchi insulti al Sud e si fa anche il paragone tra la situazione attuale e il brigantaggio.
Già  dal titolo scelto per l’articolo di Vittorio Feltri si capisce dove si va a parare: «Rassegnamoci, siamo la mammella di tutto il Sud». Spesso e volentieri capita che il titolo sia forzato e non rispecchi in pieno il contenuto di un articolo, ma in questo caso è la sintesi esatta dei concetti espressi dal direttore di Libero nel suo editoriale.
Anzi, il titolo e il sommario sono addirittura più morbidi rispetto al contenuto del pezzo stesso.
Si parte citando i luoghi di nascita di Giuseppe Conte (foggiano) e Luigi Di Maio (campano) e poi si parte, nel paragrafo successivo, con le allusioni neanche tanto velate. «Costoro sono costituzionalmente mantenuti da sempre dai settentrionali e non ne vogliono sapere di tagliare il cordone ombelicale per motivi alimentari, di sopravvivenza». Poi prosegue: «I terroni intendono comandare sui polentoni per motivi economici, ma senza i nostri quattrini morirebbero di fame».
Dopo il tema economico, il discorso di Vittorio Feltri si sposta su quello culturale: «Il foggiano e il napoletano (parlando di Conte e Di Maio, ndr), si oppongono e pretendono di rapinare il nostro patrimonio, lasciandoci in bolletta, onde sostenere coi proventi delle grassazioni il Mezzogiorno, a costo di tenere il livello culturale della nazione intera».
Ma questo non basta, dato che il direttore di Libero prosegue facendo un paragone discutibile: «È una forma di banditismo o almeno di brigantaggio che andrebbe combattuta non solo politicamente, ma anche socialmente».
L’editoriale di Vittorio Feltri si conclude con un appello dal sapore nostalgico a Matteo Salvini: «Cerchi di porre fine a questo scandalo intollerabile, altrimenti saremo costretti a rimpiangere Umberto Bossi che almeno puntava alla secessione. Un progetto troppo ambizioso, però molto arrapante».
Feltri si rivolge a un parlamentare che si è fatto eleggere in Calabria, tipico caso di nordista mantenuto dai terroni, insomma…

(da agenzie)

argomento: Razzismo | Commenta »

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